Vedānta – Jñāna Kāṇḍa

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Trattati

Le cinque gemme dell’Advaita

Traduzione delle “Cinque Gemme dell’Advaita”, breve poema di Śaṃkarācārya. Il poema è corredato dal commento di Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī, uno dei massimi esponenti dell’Advaita Vedānta del XX secolo.

Il Serpente e la Corda

Il libro di Gian Giuseppe Filippi, che qui pubblichiamo, vuole essere una introduzione al concetto di conoscenza (jñāna) secondo l’Advaita Vedānta risalente direttamente alla linea tradizionale di Śaṃkarācārya.

Alcune precisazioni sul metodo dell’Advaita

I due articoli di D. K. Aśvamitra che qui appaiono sono finalizzati alla messa a punto di alcuni particolari riguardanti il metodo advitīya di più difficile comprensione per il lettore occidentale, poco avezzo alle forme dharmiche della tradizione.

Mithyā Vinaśana – La distruzione della falsa conoscenza

Serie di articoli che dimostrano come l’osservazione del mondo libera da pregiudizi offra i mezzi per rimuovere la falsa conoscenza (ajñāna).

La Via della Conoscenza e le altre Vie

Breve serie di articoli tratti dalle opere di Śrī Śrī Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārāja atta a fornire chiarimenti sui rispettivi fini ultimi delle vie del Non-Supremo e del Supremo.

L’autentica dottrina di Śaṃkara sull’avidyā

Libro di Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārāja in cui si espone la corretta dottrina advitīya sull'ignoranza.

Il post mortem dei sādhaka secondo la dottrina di Śaṃkarācārya

In questo libro Gian Giuseppe Filippi descrive la dottrina di Śaṃkara che riguarda i destini postumi degli iniziati alle vie che procedono dalla conoscenza del non-Supremo.

La dottrina Advaita dell’Avatāraṇa

Chiarimenti sulla dottrina Advaita dell’Avatāraṇa.

Commento alla Māṇḍūkya Upaniṣad e alle Kārikā di Gauḍapāda

Versione trascritta dell’insegnamento orale (upadeśa) nella forma tradizionale delle scuole advaitī, con cui il Guru si rivolge ai suoi discepoli per stimolarli all’ascolto contemplativo (śravaṇa). Questo spiega il tono colloquiale, apparentemente ripetitivo, il soffermarsi del Maestro sulla spiegazione minuziosa di passaggi testuali più propriamente dedicati alla relazione abhidhānam-abhidheyam e al suo superamento in nirviśeṣam, e l’omissione di altri passaggi non attinenti a quel metodo. Certamente la serie degli upadeśa che stiamo per pubblicare non è tra quelle di più facile comprensione; tuttavia i nostri lettori sono ormai ben consapevoli che l’Advaitavāda non è accessibile a tutti.

“Tattvamasi”. Ai piedi del Guru

Breve serie di articoli per facilitare il viveka a chi volesse approfondire il significato di ‘Quello’ (Tad) del mahāvākya “tu sei Quello” (Tattvamasi).

Qual è la causa dell’ignoranza?

Cos’è ciò che, nell’esperienza quotidiana, induce a credersi un individuo? Śaṃkara spiega che ciò accade per ignoranza. Che origine ha l’ignoranza che si sovrappone alla vera natura del jīva, impedendone l’immediata consapevolezza, e quale ne è la causa?

Saggi sul Vedānta

Introduzione alla dottrina e ai metodi usati nel Vedānta vicāra culminanti nell’avasthātraya prakriyā.

Vedānta Jijñāsa

Breve trattato in forma di dialogo, “L’attrazione per la conoscenza non duale”, una preziosa sintesi della dottrina vedāntica con cui si rettificano diversi errori tipici del Neo-Vedānta.

La Luce della Realtà

Opera di Śrī Śrī Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārāja dove si affronta il tema centrale del metodo basato sull’esame delle tre avasthā (avasthātraya mīmāṃsā prakriyā).

Avasthātraya Mīmāṃsā

La presente versione della Māṇḍūkya Upaniṣad, completata dalle Kārikā di Gauḍapāda e dal commento di Śaṃkarācārya, non intende rappresentare un ennesimo inutile approccio accademico in cui la corretta resa della dottrina è l’ultima delle preoccupazioni. Al contrario, è intenzione del curatore rendere agevole al lettore di lingua italiana, per quanto possibile, la comprensione profonda di un testo di Vedānta così complesso e di portata davvero universale…

Adhyātma Yoga

Il Brahmajñākavi (poeta conoscitore del Brahman) Śrī Deva Rao Kulakarnijī fu un celebre compositore di musica tradizionale e discepolo advaitin di Pūjya Satchidānandendra Sarasvatī Svāmījī. Oltre a questo saggio, il Brahmajñākavi ha pubblicato in kannaḍa il libro Śaṃkara Vedānta Saurabha. Il presente breve trattato Adhyātma Yoga è stato pubblicato per la prima volta in kannaḍa nel 1963 e in inglese nel 1980, seguendo la traccia dei Prasthānatraya Bhāṣya. Deva Raojī voleva così far chiarezza sul termine e sul concetto di adhyātma.

Avasthatraya Viveka

Goiello scritto una quarantina di anni fa dal Vedānta Catura Paṇḍita Deva Rao Kulakarnijī è dedicato a chi si rivolge a Veda Vyāsa Maṇḍala con adeguate capacità intellettuali, mente priva da pregiudizi e ardente desiderio di conoscenza.

Adhyāsa Bhāṣya Sugama

Introduzione che Śaṃkara Bhagavatpāda compose al suo Vedānta Sūtra Bhāṣya rappresenta la pregnante sintesi degli insegnamenti più elevati del suo insegnamento. Approfondimento dottrinale di altissima rilevanza sull’ignoranza e sul modo con cui rimuoverla tramite il metodo vedāntico sulla base delle opere di Gauḍapāda, Śaṃkara e Sūreśvara. Al giorno d’oggi, Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārāja, suo successore presso lo Śaṃkara Satchidānandendra Pīṭham, ha dedicato più di duecentocinquanta insegnamenti orali (upadeśa) a commento del Sugama. In queste incalzanti lezioni magistrali, Svāmījī ha apportato ulteriori approfondimenti sull’adhyāsa, aggiungendo numerose considerazioni circa l’aspetto metodico ed esponendo in forma chiara e definitiva gli errori d’interpretazione, assieme alle dovute correzioni.

Upadeśa sulla Bhagavad Gītā

Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārāja suole insegnare l'Advaita Vedānta ai suoi discepoli appoggiandosi ai testi della tradizione, vale a dire alla śruti, ai commenti e opere di Bhagavatpāda e a quelli di ācārya precedenti che appartengono alla medesima paramparā ericonosciuti dai pīṭha e maṭha śaṃkariani. In questo caso, ogni śloka della Bhagavad Gītā è preso a spunto per profonde riflessioni in modo da stimolare l'intuizione nel cuore di chi ode. La semplice lettura di questi upadeśa può anche portare chi soltanto li legge a considerare le cose sotto una luce diversa.

Karma e karma yoga nell’insegnamento della Bhagavad Gītā

Śrī Śrī Ātmānandendra Svāmījī è stato discepolo del grande advaitin Pūjya Svāmī Satchidānandendra Sarasvatī Mahārājajī, e il primo a succedergli al Pīṭham di Holenarasipura. Le sue rare pubblicazioni, che mettono in risalto la sua predilezione per la riflessione sullo Bhagavad Gītā Śaṃkara Bhāṣya, mettono in risalto le caratteristiche altamente intellettuali e lo stile e la forma piana e comprensibile dell’insegnamento ricevuto. Abbiamo scelto di pubblicare un estratto della sua opera sull’argomento della distinzione tra il semplice karma e l’utilizzo dello stesso al fine di compiere il karma yoga. Si è, infatti, ritenuto opportuno illustrare più approfonditamente il tema dell’uso del rituale presso la tradizione hindū, per correggere diverse e frequenti interpretazioni erronee e illusorie che riguardano la sfera dell’azione e, in particolare, del rito.

Articoli

Conoscenze empiriche e Conoscenza vedāntica

Questo articolo s’ispira agli insegnamenti trasmessi da Śrī Śrī Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārājajī per il tramite di Śrī Śrī Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārājajī. Jaya Gurudeva, Oṃ Guru Devaya Namaḥ! Le affermazioni upaniṣadiche “Brahmai vedam viśvam, Questo universo è solo Brahman” (Muṇḍaka Upaniṣad, II.2.11) e “Ātmai vedam sarvam, Tutto questo è solo Ātman” (Nṛsiṃhottaratāpanīya Upaniṣad, VII) dichiarano che il mondo che percepiamo con i sensi è solo il Brahman-Paramātman.

Il metodo adhyāropāpavāda dell’Advaita Vedānta

Brahman, ossia la Realtà assoluta priva di qualsiasi attributo che possa determinarla, non può essere espresso come se fosse un oggetto né con parole né con pensieri della mente. Infatti tutte le relazioni che riguardano soggetto e oggetto (grāhagrāhakbhāva) e quelle che si riferiscono a qualsiasi azione, agente e risultato dell’azione (kriyākārakaphalabhāva), sono essenzialmente l’unico Ātman.

Meditazione sul simbolo e Contemplazione dell’Assoluto

A richiesta di diversi lettori, pubblichiamo un articolo che chiarisce quali siano le somilianze e le differenze tra la meditazione sul simbolo e la contemplazione dell'Ātman, nella pratica, nella portata e nei fini da raggiungere.

Why do the avatāras manifest themselves exclusively in India?

We are pleased to publish an article of the paramguru of Vedānta and Śrī Vidyā, Śrī Śrī Svāmī Hariharānanda Sarasvatī “Karapātrījī”, known as "Dharma Samrāṭ", Emperor of the Dharma. ​ Herein the following reflexion arises: doeth the Lord descends into the world to protect the dharma only in India or likewise in other parts of the world? And if He descends only in India, how can He be the Lord of everything? He is the controller and the fulcrum of the whole universe. His function is to eliminate from the entire universe the filth of perversion and re-establish virtue. That is, stopping the decadence of dharma and the rise of adharma, the principles of the universal law are restored, the sages are protected and the evil destroyed.

Perché gli Avatāra si manifestano solo in India?

Siamo compiaciuti di pubblicare un articolo del paramguru di Vedānta e Śrī Vidyā, Śrī Śrī Svāmī Hariharānanda Sarasvatī “Karapātrījī”, conosciuto come "Dharma Samrāṭ", Imperatore del Dharma. ​ Qui sorge la seguente riflessione: il Signore discende nel mondo per la protezione del dharma, solamente in India oppure anche in altre parti del mondo? E se egli scende solo in India, come può essere il Signore di tutto? Egli è il controllore e il fulcro di tutto l’universo. La sua funzione è quella di estrarre l’universo intero dalla lordura della perversione e ristabilire la virtù. Cioè, fermando la decadenza del dharma e l’incremento dell’adharma, è necessario che i principi della legge universale siano ristabiliti, che i saggi siano protetti e le malvagità annullate.

Il Principio Gaṇapati

Gaṇapati Tattva è il Principio supremo, nella sua totalità (pūrṇa paramatattva), che governa l’intero universo (jagat). Infatti Gaṇapati è il signore dei gaṇa. La parola gaṇa indica un gruppo, un insieme, una molteplicità: “La parola gaṇa è detta avere il significato di gruppo/insieme.” Si definisce Gaṇapati come l’Ātman supremo che sostiene la molteplicità [delle cose esistenti]. Si definisce Gaṇapati anche come il Signore degli dèi, ecc.

Avidyā e Māyā

Si sa che l’unico insegnamento delle Upaniṣad è che la Realtà è il Tutto unico senza secondo e che quella Realtà è chiamata Brahman, Principio più grande di qualsiasi grandezza, non essendo limitato da nulla. Esso è anche chiamato Ātman, perché è il vero Sé di ogni cosa e di ognuno di noi. Il così detto Universo, com’è inteso dalla gente, è solo un’apparenza. In altre parole, l’Universo è ignoranza (avidyā) e la verifica che esso è proprio così è conoscenza (vidyā).

Discriminazione tra Kāma e Mumukṣā

Śrī Śrī​​ Prakāśānandendra Sarasvatī Svāmījī, ha tenuto questa upadeśa a tre discepoli in Bengaluru il 27.11.2017. L'insegnamento a scopo di śrāvaṇa ha l'andamento tradizionale: le ripetizioni sono intenzionali e metodiche. ​ In ogni jīva c’è il desiderio naturale di essere felice. Infatti i desideri del jīva da realizzare in questa vita o nell’aldilà non sono motivati da nulla di diverso dal desiderio di mokṣa. Istintivamente il jīva non vuole rimanere così com’è, perché si sente limitato dal fatto d’essere un agente (kartā) e un fruitore (bhoktā): vuole liberarsi da questi attributi per essere felice, ma non riconosce la vera natura di questo desiderio istintivo. Però il desiderio vero è l’aspirazione alla Liberazione.

Vedānta vicāra sullo stato di sogno

Per il soggetto (viṣayin), il mondo (prapañca) è oggetto (viṣaya) d’indagine e di esperienza. Con mondo s’intende la totalità dei cinque elementi (adhibhūta) che danno realtà al sole, alla luna, alle stelle, alla nostra terra (bhūmi), nonché a tutti gli avvenimenti che si possono osservare con i cinque sensi mentre si sviluppano nelle coordinate di tempo e spazio. Il mondo, nella descrizione che ne dà Śaṃkara commentando la Māṇḍūkya Upaniṣad (II), è dunque il dominio di Viraṭ, la proiezione grossa (sthūla) di Hiraṇyagarbha, che si identifica così all’etere (ākāśa), principio onnipervadente della manifestazione grossolana.

La Realtà cosciente oltre i tre stati

Negli śāstra sono menzionati diversi tipi e livelli di liberazione (mukti); vi si descrivono le diverse azioni rituali (karma) e le meditazioni (upāsanā), cioè il metodo (sādhana) per ottenerli. Tuttavia, riflettendo sul significato degli śāstra,si evince che l’uso della parola liberazione è metaforico, traslato (aupacārika), nei vari stati descritti come risultanti dal karma e dalle upāsanā scritturali; in realtà la Liberazione è nirupacarita,non raggiungibile [tramite karma e upāsanā], è Identificazione Assoluta (kaivalya).

Citta

Distinzione tra la mente e la Coscienza: il breve saggio è la traduzione della risposta orale fornita dal Jagatguru Śaṃkarācārya Svāmī Niścalānanda Sarasvatī Mahārāja a un pellegrino durante un pubblico darśana. La domanda concerneva il tema: "Come può la mente (citta) essere impura?"

Omnipotence of Brahman

Some readers have kindly asked for some clarifications regarding the absolute Reality of Supreme Brahman and what they call the 'relative reality' of the non-Supreme. In order to clarify the true advitīya doctrine in this regard, we publish two brief illuminating chapters of Pūjya Satcidānandendra Sarasvatī Svāmījī (Articles and Thoughts on Vedānta by Śrī Satcidānandendra Sarasvatī Svāmījī, Holenarasipura, APK, 2016, chs. 24, 17).

L’Onnipotenza di Brahman

Alcuni lettori ci hanno cortesemente richiesto alcuni chiarimenti riguardanti la Realtà assoluta del Brahman Supremo e ciò che definiscono ‘realtà relativa’ del non-Supremo. Per fare chiarezza sulla vera dottrina advitīya a questo riguardo, pubblichiamo questi due brevi illuminanti capitoli di Pūjya Satcidānandendra Sarasvatī Svāmījī (Articles and Thoughts on Vedānta by Śrī Satcidānandendra Sarasvatī Svāmījī, Holenarasipura, APK, 2016, chs. 24, 17).

La purificazione dell’antaḥkaraṇa

Svāmī Śrī Pūrṇānanda Tīrtha è stato un rinunciante dell’ordine più elevato, un paramahaṃsa; fu un saṃnyāsin saggio e distaccato dal mondo, un brahmalīna, realizzato. Era soprannominato Uṛiyā Bābā perché era nato in Orissa. Fu il jñāna guru di Svāmī Karapātriji e di Svāmī Svarūpānanda Sarasvatī. Nel corso di un anno commentò l’intera Bhagavad Gītā a beneficio di Svāmī Siddheśvarāśrama – che gli aveva espressamente chiesto l’insegnamento – e di coloro che si unirono al satsaṅga.

Qualche osservazione sul Non-nato com’è descritto nelle Kārikā di Gauḍapāda

Le seguenti osservazioni sono state stimolate da una lettura metodica della Kārikā IV.77 di Gauḍapāda, incorporata nella Māṇḍūkya Upaniṣad, riguardante l’identità tra causalità e ignoranza e dell’articolo di G.G. Filippi sul medesimo argomento apparso recentemente sulla rivista Atrium.

Distinzione tra Ātman e l’idea di ego

Jīva e jīvātman nel linguaggio del Vedānta si riferiscono all'individuo e, in particolare, a quello che, almeno apparentemente, vive nello stato di veglia e di notte sperimenta il sogno. Il pronome personale aham, l’ego, ancor più mette in evidenza la limitazione della condizione individuale. Da questo breve saggio, tuttavia, si trarrà che questa è una concessione al punto di vista vyāvahārika, perché il senso primario di jīva e jīvātman è propriamente quello di Ātman. Così il saggio, quando parla di aham, non intende il proprio ego condizionato, ma la sua vera natura cosciente che appare illusoriamente limitata. Perciò il mahāvākya “aham Brahmasmi” (io sono Brahman) significa che Ātman e Brahman sono assolutamente uno e non duale. Perciò, o lettore, quando leggi le nostre pubblicazioni, sappi che parliamo di te, del tuo vero Io, del Sé. Non di un’astrazione o di qualcosa che ti ‘trascende’. Tu sei Quello.

🇬🇧Some Notes on Avasthātraya vicāra

We publish a clear and concise contribution on Avasthātraya Vicāra by Śrī Praśānt Netijī, a new contributor and vicārin of Advaita Vedānta.

🇮🇹Alcune note sull’Avasthātraya vicāra

Pubblichiamo un contributo chiaro e sintetico sull’Avasthātraya Vicāra di Śrī Praśānt Netijī, nuovo collaboratore e vicārin di Advaita Vedānta.

Il metodo tradizionale per dibattere sulla dottrina

Per dare inizio a una discussione dottrinale è necessario che le due parti condividano semplici regole tradizionali che possano garantire se non la certezza, almeno la possibilità di un confronto corretto. Pubblichiamo qui un estratto dal libro Mūlāvidyā Nirāsa (The heart of Śrī Śaṃkara) in cui Śrī Śrī Satchidānandendra Svāmījī delinea i parametri da seguire per un confronto equilibrato sull’Advaita Vedānta, in base alle plurisecolari usanze della siddhānta mīmāṃsā. In sintesi, l’argomentazione deve fondamentalmente seguire la logica basata sull’anubhava. Le citazioni di śruti e smṛti o delle parole di maestri autorevoli devono essere apportate a posteriori a sostegno della correttezza di quanto affermato, purché tale autorevolezza sia riconosciuta da ambo le parti. In ogni caso, si deve escludere di considerare fideisticamente le citazioni apportate come prove definitive: è la verità dimostrata dalla yukti fondata sull’anubhava universale che deve garantire l’autorevolezza del loro contenuto e non, come spesso succede, che l’autorevolezza presunta dogmaticamente sia garante della loro verità. Infine, non è lecito travisare ad arte il senso delle citazioni testuali né manipolare il contenuto delle affermazioni altrui né, tanto meno, ricorrere alla diffamazione dell’oppositore. Solo in questo modo sarà possibile impostare i dibattiti in forma civile.

🇮🇹L’autentica finalità dell’insegnamento sui tre stati di coscienza

Questo breve e non facile saggio di Śrī Praśānth Neti è di particolare rilevanza perché affronta il tema della ‘realtà’ attribuita alle tre avasthā, della natura del Testimone dei tre stati e del metodo vedāntico che permette di annullare l’illusione e di fare emergere la Realtà metafisica dell’Ātman non duale. Questa indagine, basata sulla Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad, espone con rigore la dottrina di Śaṃkara Bhagavadpāda, in totale armonia con lo studio parallelo sulla Māṇḍūkya Upaniṣad di Śrī D.K. Aśvamitra, intitolato Avasthātraya Mīmāṃsā, che sta apparendo periodicamente su questo Sito.

🇬🇧The Purpose of Avasthātraya Teaching

This short and challenging essay by Śrī Praśānth Neti is of particular importance because it addresses key themes such as the ‘reality’ attributed to the three avasthās, the nature of the Witness of the three states and the Vedāntic method that allows to remove the illusion and to uncover the metaphysical Reality of the non-dual Ātman. This investigation, based on Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad, exposes with rigor the doctrine of Śaṃkara Bhagavadpāda, in complete harmony with a simultaneous study on the Māṇḍūkya Upaniṣad by Śrī D.K. Aśvamitra, titled Avasthātraya Mīmāṃsā, that is periodically appearing on this Website.

Solipsismo e Vedānta

Śrī K.A. Krishnaswami Iyer proveniva da una famiglia di brāhmaṇa di Bangalore, di tradizione advaita, legata da varie generazioni ai Pīṭhādipati di Śṛṅgeri e di Kāṅcī. Di grande cultura tradizionale, fine musicista, fu anche profondo conoscitore del pensiero filosofico dell’Occidente, che criticò aspramente a cominciare da Socrate e Platone fino ai contemporanei. Quando Śrī Śrī Svāmī Satchitānadendra Sarasvatī Mahārāja si recò a Bangalore per concludere i suoi studi universitari, fu generosamente ospitato nella casa di Śrī Iyer. Fu grazie a quest’ultimo che il futuro celebre saṃnyāsin conobbe il commento di Śaṃkara Bhagavatpāda alla Bhagavad Gītā. Ogni notte Śrī Iyer gli leggeva il Bhāṣya, glielo spiegava e induceva il giovane brāhmaṇa a compiere manana sui brani letti. In seguito discutevano insieme i risultati di quelle riflessioni a cui Śrī Iyer apportava correzioni e approfondimenti. Fu così il primo Guru di Vedānta di Svāmījī. Con l’andare dei decenni il loro sodalizio si trasformò in una stretta amicizia. Tuttavia il rispetto di Svāmī Satchitānadendra Mahārāja per il maestro non venne mai meno, cosicché, quando Śrī K.A. Krishnaswami Iyer lasciò il corpo, Svāmījī volle raccogliere i suoi scritti, li annotò, ne corresse le bozze e li volle pubblicare per conto del Adhyātma Prakāśa Kāryālaya. Pubblichiamo questo articolo, prezioso per la sottile ironia nei confronti dei falsi sapienti occidentali che accusano l’Advaitavāda di solipsismo, correggendo i loro banali errori e dimostrando l’unicità non duale dell’Ātman (il ‘solipsismo’ del Reale) con ferrea logica e profonda conoscenza del Pāramārthika Siddhānta basata sull’intuizione.

Conoscenza del Sé

Svāmī Candraśekhara Bhāratī Mahārāja è stato lo Śaṃkarācārya del Pīṭha di Śṛṅgeri dal 1912 al 1954. Il testo che pubblichiamo è tratto dal discorso di benedizione che pronunciò in pubblico il 24 febbraio 1927 a Thiruvananthapuram (oggi Trivandrum, Kerala). Sebbene non fosse rivolto a un auditorio di soli advaitin né di sādhaka di altre vie iniziatiche, il tema esposto è importante quale esortazione a non sprecare invano la vita umana dedicandola a fini profani. In modo particolare, il Jagadguru incita gli iniziati a non dedicarsi ai riti per raggiungere esperienze soddisfacenti in vita o stati di piaceri divini nell’aldilà (Brahmaloka compreso), ma di usarli all’unico scopo di purificare l’intelletto. Solamente con la purificazione dell’antaḥkaraṇa ci si libera dal dominio dell’azione e si qualifica l’intelletto in modo da potere accedere al jñāna mārga per ottenere il fine supremo dell’uomo (param puruṣārtha), la Liberazione.

Cos’è l’Advaita?

Questo breve articolo è tratto dagli insegnamenti che il sessantottesimo Jagadguru Śaṃkarācārya del Kāmakoṭi Pīṭham di Kāñci dedicava alle folle di pellegrini che si recavano a Kāñcipūram per averne il darśana. Non si tratta, perciò, dell’insegnamento per lo śravaṇa riservato ai vicārin dell’Advaita Vedānta; si noterà, infatti la semplicità del linguaggio, le frasi corte e incisive atte a essere facilmente recepite anche dai non iniziati (adīkṣita).

Capitolo XIX dell’Upadeśa Sāhasrī

Capitolo conclusivo dell’Upadeśa Sāhasrī, ennesima gradita conferma di cos’è la pura metafisica advitīya. Il testo che segue è talmente chiaro che non necessita se non di qualche nota esplicativa, senza dilungarsi in un commento śloka per śloka.

🇮🇹 La jīvanmukti secondo l’Advaita Vedānta Śāstra

Ciò che il Vedānta e l’Ācārya indicano con avidyā o adhyāsa è solo un’etichetta usata a scopo didattico per trasmettere il messaggio non duale (advaita). Śaṃkarācārya non ha mai voluto dire che un’entità chiamata avidyā-adhyāsa esista per davvero. Questa etichettatura è fatta tenendo d’acconto il comportamento umano osservabile ed esistente. Ecco perché non spieghiamo avidyā-adhyāsa come qualcosa di diverso o al di là del comportamento naturale umano basato sulle nozioni fondamentali: “Io sono questo” e “Questo è mio”. Questo è un punto molto importante da tenere sempre presente.

🇬🇧 Jīvanmukti as per Advaita Vedānta Śāstra

What Vedānta  refers to as adhyāsa or avidyā is only a label used for the sake of instruction while imparting the Non-dual message. Śaṃkarācārya never meant that an entity called avidyā/adhyāsa ever really exists. The most natural human behavior is what we call adhyāsa/avidyā. That much only. That means the idea ‘I am this,’ or a slightly refined idea that a pūrva mīmāṃsaka holds i.e. ‘I am in this’, is what is already established/observed. The idea of being a śarīri (notion of being embodied) is something we take for granted. Vedas do not teach us this idea that “you are embodied and you are bound.” However, it is a trait available naturally in all human beings. Hence, it is नैसर्गिकोयं लोकव्यवहारः, as Bhagavatpāda says in his Adhyāsa Bhāṣya. It is my own behavior and, to some extent, a behavior provisionally supported by certain portions of Veda also, that ‘I take myself to be a śarīri’ and think that ‘I am embodied and bound because of the limited upādhi (the body-mind).’ In order to remove this notion (because this notion is the hetu (cause) for all anarthas (difficulties/miseries/sorrows) and also because everyone with the idea that “I am bound” wishes for and seeks “to be free”, it is but appropriate to present/accept mokṣa  as a puruṣārtha.

🇮🇹 Considerazioni Vedantiche

Florilegio di citazioni tratte dal Libro “Keywords of Vedānta”: importante raccolta di aforismi, risposte e insegnamenti rilasciati da Śrī Ramaṇa Maharṣi ai suoi discepoli in occasioni e tempi diversi, riuniti e commentati da John Grimes nel corso dei più recenti anni.

🇬🇧 Vedāntic Thoughts

Collection of quotations from the book "Keywords of Vedānta". an important collection of aphorisms, answers and teachings given by Śrī Ramaṇa Maharṣi to his disciples on different occasions and at different times, brought together and commented on by John Grimes over the course of recent years.