Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī

Saggi sul Vedānta

In questo testo di introduzione alla dottrina e ai metodi usati nel Vedānta vicāra culminanti nell’avasthātraya prakriyāSvāmī Sachidānandendra Sarasvatī Mahārāja conduce il lettore dai primi passi elementari alle più raffinate tecniche di contemplazione. Tale pubblicazione è di attuale utilità a causa di recenti contraffazioni dell’Advaita Vedānta apparse su organi che si pretendono ‘tradizionali’, che riciclano una interpretazione dualistica in contraddizione con la śruti, con le opere di Śaṃkara e con l’insegnamento dei successori del grande Ācārya.

0. Introduzione

Le Upaniṣad, a una lettura superficiale, sembrano essere finalizzate a insegnare su quello che si chiama Brahman o Ātman, sull’universo (jagat) e sull’anima individuale (jīva). Ma, le varie espressioni e lo stile d’esposizione impiegati spesso sconcertano il lettore, tanto da far dubitare che rappresentino un pensiero unico, che espongano una dottrina omogenea e un metodo razionale per condurre il cercatore alla meta che si propongono d’insegnare.

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1. Saggi sul Vedānta

In sanscrito la parola Vedānta può essere usata anche con sensi diversi. All'abbondanza lessicale del sanscrito si aggiunge che ogni singola parola, a seconda del contesto, può assumere significati diversi. Per questa ragione, per la traduzione in altra lingua, è del tutto deleterio voler fissare un linguaggio in cui a ogni parola debba forzatamente corrispondere un significato unico.

2. Saggi sul Vedānta

Ci sono due modi di guardare l’universo: uno è dal punto di vista dei sensi, della mente e dell’intelletto. Questa è la visione parziale dell’uomo comune, conosciuta come loka dṛṣṭi o vyāvahārika dṛṣṭi . Questa prospettiva è anche definita empirica, avendo soprattutto a che fare con l’osservazione e con le esperienze. Anche se utile per scopi pratici, è ristretta, come abbiamo visto, solo a una parte dell’universo. L’altra visione è nota come śāstra dṛṣṭi o pāramārthika dṛṣṭi , perché copre tutta la Realtà.

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3. Saggi sul Vedānta

Abbiamo visto che l’insegnamento unico delle Upaniṣad è che la Realtà è il Tutto, l’Uno senza secondo, e che questa Realtà è chiamata Brahman, più grande del più grande essere perché non limitata da null’altro. È anche chiamato Ātman perché è il Sé reale di ogni cosa e di ognuno di noi. Il cosiddetto universo, come la gente lo percepisce, è solo un’apparenza. Pensare altrimenti è avidyā e accertare questo così com’è, è vidyā.

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4. Saggi sul Vedānta

L’intelletto, invero, è un umile servitore nelle mani di un qualsiasi pensatore che impugni la bacchetta magica dell’intelligibilità manovrando le leggi del pensiero, e può impegnarsi a dimostrare che ogni sistema particolare presenta una visione completa, l’unica possibile, dell’universo. O può demolire qualsiasi altro sistema o tutti gli altri sistemi esponendo spietatamente la loro inconsistenza.

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5. Saggi sul Vedānta

La concezione del divenire sottintende naturalmente il concetto di causa ed effetto. Sia il divenire sia la causa hanno necessità del tempo, ed è curioso come le teorie che insistono sulla realtà del cambiamento, del divenire, ovvero del rapporto di causa ed effetto, non abbiano fornito una seria spiegazione del concetto di tempo come sarebbe stato necessario.

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6. Saggi sul Vedānta – Applicazione del Metodo

È evidente che essendo Brahman-Ātman l’unica Realtà, secondo il Vedānta, la triplice divisione di Dio (Īśvara), le creature (i jīva) e il mondo (prapañca), riconosciuta nei sistemi teologici delle religioni, non potrebbe trovare posto in questa dottrina advitīya.

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7. Saggi sul Vedānta

Dal punto di vista assoluto, perciò, non ci può essere nessuna causa manifestante, né efficiente né materiale; non ci può essere alcun universo creato come effetto; nessuna azione, strumento d’azione o frutto dell’azione; nessun tempo, spazio, causalità. Perciò non ci può essere nulla di definibile come sostanza o qualità , nulla di mutevole o di immutabile, nessuna azione né sua conseguenza, nessuna relazione di universale o di particolare.

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8. Saggi sul Vedānta

Solo l'uomo possiede la capacità richiesta dallo Śāstra; solo lui può aspirare al frutto del karma o alla conoscenza. Solo nella sua specie si trovano persone che sono qualificate per eseguire i riti vedici o per dedicarsi a un’indagine dettagliata e diretta sul significato dei testi vedici che insegnano la natura di Brahmātman.

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