Śrī Śrī Satcidānandendra Sarasvatī Svāmīgal

La Via della Conoscenza e le altre Vie

Traduzione e annotazioni di G.G. Filippi

L’articolo Meditazione sul simbolo e Contemplazione dell’Assoluto di Gian Giuseppe Filippi, apparso su questo sito il 29 Agosto 2018, ha stimolato diverse richieste di chiarimenti da parte di alcuni lettori. Ciò che li ha sorpresi particolarmente è l’affermazione per cui le vie iniziatiche della conoscenza non suprema (aparavidyā) non siano abilitate a condurre alla Liberazione in vita, ma che esse, come loro fine ultimo, possano al massimo condurre i jīva fino al Brahma loka durante la permanenza nei prolungamenti postumi dell’attuale individualità. Da ciò ne deriva la necessità, per coloro che presentano qualifiche superiori, di ricercare un maestro adepto della via della Conoscenza suprema, al fine di realizzare la Libertà assoluta. Ciò nonostante, il percorso attraverso una via del non-Supremo, compiuto nella presente vita o in esistenze precedenti, deve essere considerato ineludibile per ottenere quella purificazione mentale necessaria alla comprensione della conoscenza suprema. Per fornire i chiarimenti richiesti sull’argomento, pubblichiamo una breve serie di articoli tratti dalle opere di Śrī Śrī Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārāja.

1. La Via della Conoscenza e le altre Vie

Nello śāstra si stabilisce che Brahman è di due tipi: il primo è il Nirupādhika Brahman (Brahman privo di upādhi), libero da qualunque attribuzione e che è jñeya, ossia ciò che si deve conoscere per intuizione; il secondo è il Sūpādhika Brahman (Brahman dotato di upādhi), che è associato con attributi e perciò è upāsya, ossia è tale da poter essere meditato. Ora, è opportuno chiedersi perché le meditazioni mentali (upāsanā), che sono ingiunzioni (vidhi), siano prese in considerazione nel jñāna khaṇḍa. Upāsana nei passaggi scritturali significa la meditazione su un oggetto menzionato nello śastra compiuta in modo tale da farsene una singola idea, così da impedire a qualsiasi altro concetto od oggetto di interferire o confondersi con esso.

2. La Via della Conoscenza e le altre Vie

Sebbene l’Ātman sia il nocciolo del nostro Essere, la gente ordinaria abitualmente non lo intuisce a causa dell’ajñāna (assenza di auto-conoscenza). Vi è tuttavia l’indispensabile necessità di conoscerlo. Questa conoscenza intuitiva del Sé, nella śruti è detta darśana, vijñāna, lābha (realizzazione) ecc. Sebbene spesso sia chiamata con il medesimo termine, tuttavia esiste una differenza tra quel particolare vijñāna che si ottiene per mezzo delle varie meditazioni, e che è una conoscenza solamente speculativa.

3. La Via della Conoscenza e le altre Vie

A questo punto risulta piuttosto evidente che non c’è alcun senso in questa affermazione: “Dato che dopo śrāvaṇa, manana e nididhyāsana s’impongono le seguenti ingiunzioni: a) L’intuizione (Brahma jñāna) è solo una prescrizione da seguire obbligatoriamente (vihita); b) Jīva è destinato a sforzarsi (niyukta) continuamente al fine di raggiungere la conoscenza di Brahman, unicamente per imposizione scritturale.” Al contrario, i Veda semplicemente affermano la vera natura dell’Assoluto (Brahma svarūpa) diventando così validi mezzi e fonti autentiche che indirizzano al Brahma jñāna.

4. La Via della Conoscenza e le altre Vie

Nell’attimo stesso in cui un Brahma jñāni raggiunge la conoscenza del Sé, egli ottiene la jñāna prāpti (realizzazione della conoscenza intuitiva); perciò riaffermiamo che per costui non c’è alcuna partenza (utkrānti) né alcun cammino (gati) da percorrere né tappe intermedie né meta a cui giungere. Invece, per il meditante (upāsaka) ci sono tutte le tappe comprese tra la partenza, il percorso e il traguardo, dato che per lui il risultato finale da raggiungere con la meditazione è il Brahman-effetto (kārya Brahman), il quale è situato in un luogo determinato, quello svarga chiamato Brahma loka.