Svāmī Jñānānandendra Sarasvatī Mahārāja

Vedānta Jijñāsa

Svāmī Jñānānandendra Sarasvatī Mahārāja è stato uno degli advaitin più attivi nell’insegnamento che tenne regolarmente nel suo pīṭham di Visakhapatnam, in Andhra Pradesh. Seguì l’insegnamento di diversi guru del più puro Advaita Vedānta. Tra questi, considerava quale suo sadguru, in particolare, Svāmī Sachidānandendra Sarasvatī e per questa ragione volle assumere il saṃnyāsa proprio al samādhi di quest’ultimo. Lasciò il suo corpo nel 1983 all’età di novantadue anni. Il suo samādhi è visitabile a Visakhapatnam. Questo breve trattato in forma di dialogo, Advaita Jijñāsa, “L’attrazione per la conoscenza non duale”, è una preziosa sintesi della dottrina vedāntica con cui si rettificano diversi errori tipici del Neo-Vedānta

È stato curato e annotato da Carlo Rocchi e le traduzioni dal sanscrito sono state opera di Giulio Castagnoli.

1. Vedānta Jijñāsa

"Voglio conoscere le dottrine fondamentali dell’Advaita Vedānta di Śaṃkarācārya, l’insegnamento originario di Śaṃkara per come è esposto nei suoi commenti al Prasthānatraya e fedelmente interpretato da Svāmī Satchidānandendra Sarasvatī."

Download PDF

2. Vedānta Jijñāsa

Se il mondo non ha esistenza, che cos’è questa creazione che tu ed io vediamo? L’advaitin replica che la creazione, che è vista attraverso i condizionamenti aggiuntivi della natura di avidyā associati al jīva, è il Brahman stesso. “Tutto questo è in verità il Brahman” (Chāndogya Upaniṣad III. 14. 1).

Download PDF

3. Vedānta Jijñāsa

Domanda: è stato sostenuto nel Mūlāvidyābhāṣya Vārtikaviruddha che la teoria sulla Mūlāvidyā dei sub-commentatori post-śaṃkariani è contraria all’Advaita Vedānta di Śaṃkara. Risposta: La teoria di Mūlāvidyā, interpolata nei commentari di Śaṃkara dai sub-commentatori post-śaṃkariani come il Pañcapādikakāra, il Vivaraṇācārya, il Bhāmatīkāra etc., è contraria all’Advaita Vedānta.

Download PDF

4. Vedānta Jijñāsa

Śaṃkara ha usato il termine māyā nel senso di radice di nomi e forme (ovvero, la causa materiale del mon-do) immaginata a causa di avidyā. La definizione di māyā fatta nel Bhāṣya è: “essa è nama-rūpa in quanto seme del saṃsāra, immaginato a causa dell’ignoranza; questa māyā è considerata come eterna e se ne parla come se fosse eterna” (II.1.4). “È chiamata māyā quella che, seppur non esistente, appare come se fosse esistente (ed è definita esistente da parte dei non-discriminanti): questa è detta essere la natura di non esistenza di māyā”.

Download PDF

5. Vedānta Jijñāsa

Distinguere un triplice grado di realtà (sattā) è contrario all’insegnamento di Śaṃkara . Coloro che sono soggetti all’illusione percepiscono la realtà del mondo; in esso tuttavia non c’è realtà. Se ci fosse realtà (nel mondo), essa sarebbe vista dai Brahmajñāni. Essi, tuttavia, non scorgono affatto alcuna cosa che non sia il Brahman.

Download PDF

6. Vedānta Jijñāsa

Il conoscitore del Brahman in definitiva conosce così: «Invece di essere della natura di agente e sperimentatore dei frutti delle azioni, come credevo in precedenza, Io sono Brahman, quel Brahman che in verità nella propria natura non è né un agente né un fruitore in alcuna delle tre divisioni del tempo.

Download PDF

7. Vedānta Jijñāsa

Śaṃkara ha affermato: la condizione di sonno profondo non è altro che Brahman (Brahmaiva suṣuptisthānam. BSŚBh III. 2. 7). Ciò significa che la condizione di sonno profondo è il Brahman in quanto non-conosciuto (ajñātaṃ).

Download PDF