Devadatta Kīrtideva Aśvamitra

Mithyā Vinaśana
La distruzione della falsa conoscenza

1. Presunte prove dell’esistenza di Dio e reale esperienza dell’Esistenza

La dottrina dell’Advaita, è il caso di ricordarlo in questa premessa, non è affatto una semplice speculazione teorica, poiché chi ne segue gli insegnamenti da un guru qualificato, usufruisce di essa come metodo (sādhana). È incredibile come orientalisti, esoteristi teorici e perfino iniziati a vari rami di karma khaṇḍa non riescano a comprendere questa semplice assunto. Con questo studio cercheremo, quindi, di illustrare al meglio questo fatto evidente. Il fondamento della dottrina advitīya consiste nella constatazione dell’inconfutabile esistenza del Brahmātman.

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1. Presumed proofs of God’s existence and real experience of Being

We must remember in this premise that Advaita doctrine is not at all a mere theoretical speculation, since those who follow the teachings from a qualified guru, utilize it as a method of realization (sādhana). It is incredible how Orientalists, theoretical esoterists and even initiates into various branches of karma khaṇḍa cannot understand such a simple assumption. Therefore, with this study we shall try to illustrate this evident fact in the best way possible. The basis of the advitīya doctrine consists in the ascertainment of the irrefutable existence of the Brahmātman.

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2. La comune intuizione o esperienza d’esistere e di essere cosciente

L’argomento di questo secondo capitolo riprende certi concetti precedentemente espressi in alcuni contributi già apparsi su questo Sito. Quello che cambia è l’ordine delle argomentazioni, nell’intento di spiegare nel dettaglio la dottrina dell’intuizione primordiale di esistere com’è sperimentata da tutti gli esseri viventi, in particolare quelli umani. Inoltre è finalizzato a far comprendere come, pur essendo un’intuizione universalmente condivisa, essa non conduca “automaticamente” alla Liberazione dall’ignoranza.

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2. The common intuition or experience of existing and being conscious

The subject of this second chapter takes up some concepts previously presented in some contributions already published in this site. It is simply the order of the arguments that has been changed with the aim of explaining in detail the doctrine of the primordial intuition of existing as it is experienced by all living things, especially human beings. The aim is also to explain how such intuition does not “automatically” lead to the Liberation from ignorance despite being a universally shared intuition.

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3. L’applicazione dell’adhyāropāpavāda sulla conoscenza e l’ignoranza: vidyāvidyā vicāra

Il capitolo che qui ha inizio si basa essenzialmente sugli insegnamenti di Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārājajī e sulle loro spiegazioni da parte di Śrī Śrī Prakaśānandendra Sarasvatī Svāmījī. Sarà utile al lettore tenere ben presente l’articolo “Il metodo adhyāropāpavāda dell’Advaita Vedānta” di Svāmī Satcidānandendra Mahārājajī, già pubblicato su questo Sito, da cui si sviluppa la nostra argomentazione.

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3. The adhyāropāpavāda application on knowledge and ignorance: vidyāvidyā vicāra

The present chapter is essentially based on the teachings of Svāmī Satcidānandendra Sarasvatī Mahārājajī and their explanations by Śrī Śrī Prakaśānandendra Sarasvatī Svāmījī. It will be useful for the reader to keep in his mind the article “The adhyāropāpavāda method of Advaita Vedānta” by Svāmī Satcidānandendra Mahārājajī, already published in this Site, from which our discussion begins.

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4. L’applicazione dell’adhyāropāpavāda alla manifestazione, mantenimento e dissoluzione del Mondo: sṛṣṭi-sthiti-saṃhāra vicāra

In passi diversi le Upaniṣad raccomandano l’indagine sul Brahman come se l’individuo fosse il conoscitore e Brahman l’oggetto della conoscenza. Così, sempre presumendo che il jīvātman sia qualcos’altro dal Brahman, affermano sia che il Brahman è causa della manifestazione, mantenimento e dissoluzione del mondo, sia che esso penetra nel mondo manifestato come jīva. Alla fine di questo suo peregrinare cosmico, il jīva dovrà immergersi nuovamente nel Brahman.

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4. The application of adhyāropāpavāda to the manifestation, maintenance and dissolution of the World: sṛṣṭi sthiti saṃhāra vicāra

In several passages, the Upaniṣads exhort the inquiring on Brahman, as if the individual were the knower and Brahman the object of knowledge. Thus, assuming that jīvātman is other from Brahman, they assert that Brahman is the cause of manifestation, maintenance and dissolution of the world, and that It penetrates the manifested world as jīva. At the end of its cosmic journey, the jīva should merge again with Brahman.

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5. The adhyāropāpavāda in the exam of the three states of Consciousness: avasthātraya mīmāṃsā

The avasthātraya mīmāṃsā is the highest among the Vedāntic methods so far described. It is identified with the advaita vicāra itself and, therefore, leads to the final Liberation from ignorance. The profane and even the initiates of the Non-supreme knowledge, only take into consideration the waking state of human life. Therefore, they think that the dream is a mere mental imagination and that deep sleep is simply a state of mental rest, more so when even fantasy is put to silence.

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5. L’adhyāropāpavāda nell’esame dei tre stati di Coscienza: avasthātraya mīmāṃsā

L’avasthātraya mīmāṃsā rappresenta il metodo più elevato tra quelli vedāntici finora descritti, che s’identifica all’advaita vicāra stesso e che, perciò conduce alla Liberazione finale dall’ignoranza. I profani e persino gli iniziati della conoscenza non-suprema, considerano della vita umana soltanto lo stato di veglia. Pensano, quindi, che il sogno sia una immaginazione mentale e che il sonno profondo sia semplicemente uno stato di riposo della mente, quando anche la fantasia è messa a tacere.

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