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Esoterismo della colla

4. L’Esoterismo della… Colla

    4. L’Esoterismo della… Colla

    La medaglia originale

    Infine, anche Guénon ricorda:

    “il Valli ha scoperto, sempre nel museo di Vienna, la medaglia originale di Dante, e il rovescio di essa presenta nuovamente una figura assai strana ed enigmatica: questa figura è un cuore posto al centro di un sistema di cerchi …”1.

    Valli quindi trova un’altra medaglia di Dante, questa volta originale, che presenta sul retro una raffigurazione “strana ed enigmatica”; raffigurazione che, va sottolineato, non ha nessuna relazione con quella «incollata» F.S.K.I.P.F.T. Di questa Valli scrive:

    “un cuore (evidentemente Amore) messo al centro di un sistema di cerchi che può sembrare a prima vista (ma non è) una sfera celeste […] La figura può e anzi deve sembrare alla «gente grossa» un sistema di cerchi astronomici, ma non è”2.

    Trovata una medaglia originale Valli si lancia in una nuova interpretazione «esoterica»; questa volta, vista decadere l’ipotesi Kadosh, interpreta questo enigmatico sistema di cerchi legato alle sette Virtù come se esistesse un filo invisibile che ancora lega la medaglia a F.S.K.I.P.F.T. che in realtà non esiste.

    Ne Il viaggio in Italia di Teodoro Hell. Sulle orme di Dante di Theodor Hell si legge:

    “Le medaglie di Dante, che si conoscono a tutto il 1750, sono riportate nel vol. I, pag. 40 del museo Mazzucchelli, e sono ripetute nelle Memorie di Dante del Pelli, [… v. Immagini a fondo testo]. Di dette medaglie infatti tre con rovescio sono di autenticità manifesta, sia pei conii che le mostrano del secolo XIV o XV tutto al più, sia per la somiglianza dell’immagine del divino Poeta sia per la qualità dei simboli, uno dei quali nella sfera armillare significa la cognizione delle cose celesti; l’altro nel tronco di quercia segnato a piramide, allude alla forza ed alla sublimità dei pensieri danteschi; l’ultimo nel monte, in cima a cui tre figure esprime il triplice viaggio di Dante…”3.

    Perciò l’unica medaglia che può corrispondere a quella descritta da Valli più in alto presenta sul retro un “sistema di cerchi” che raffigura, per la «gente grossa», uno schema approssimativo di una sfera armillare al centro della quale non c’è nessun «cuore» ma un «punto» che di norma nella sfera armillare indica la posizione geocentrica della Terra rispetto al Cosmo: saremo «gente grossa»,ma può venire il sospetto dell’ennesimo errore?4

    Figura 7: Medaglia descritta da Valli disegnata da Pelli, Memorie di Dante

    Valli, archiviato ma non troppo F.S.K.I.P.F.T., si lancia in una nuova interpretazione molto esoterica… che Guénon sembra seguire; insiste sulla divisione di 4 meridiani abbinati alle Virtù cardinali e 3 paralleli a quelle teologali. Vale la pena leggere per esteso il brano interessato; dopo aver spiegato le relazioni delle sette Virtù in Dante, scrive5:

    “Nella figura i cerchi meridiani sono tre; appaiono sei perché visti una volta al concavo e una al convesso. I cerchi paralleli sono quattro. Il loro ricollegarsi è appunto il ricollegarsi delle tre virtù teologali (quelle della Croce) con le quattro cardinali (quelle dell’Aquila), operato appunto intorno alla dottrina d’amore che è rappresentata nel cuore che sta in mezzo. Il cerchio obliquo che è, si noti bene, avvolgente ed esterno e che sembrerebbe l’eclittica, è precisamente il segno dello stretto legame, del ricollegamento, che fa la dottrina d’Amore delle quattro virtù dell’Aquila con le tre della Croce, delle quattro della vita attiva con le tre della contemplativa, stringendole in una perfetta armonia.”

    Due particolari strani e facilmente spiegabili. Perché uno dei quattro cerchi paralleli è spostato in basso? Semplicemente per lasciar vedere il cuore che sta nel mezzo del sistema. Perché uno dei quattro cerchi paralleli è molto più grosso degli altri? Perché rappresenta appunto la giustizia, quella senza la quale «non è in terra pace» secondo Dante, quella virtù che era per lui la più importante e la più agognata”6.

    Valli s’ingarbuglia7. A parte il cuore che vede solo lui, se considera come unico il parallelo disegnato più largo (Giustizia) vuol dire che in tutto sono 2 e non 3, uno largo sopra il punto e uno sotto; quindi vale anche per i meridiani (“visti una volta al concavo e una al convesso”), sulla destra della sfera uno largo e uno stretto, totale 2 e non 4 dato che quello inclinato è considerato a parte come si è letto: “Il cerchio obliquo […] avvolgente ed esterno è precisamente il segno dello stretto legame […] delle quattro della vita attiva con le tre della contemplativa, stringendole in una perfetta armonia”. Quindi conclude:

    “Tutto questo è espresso in segreto, come è espressa in segreto tutta la dottrina della Croce e dell’Aquila nella Divina Commedia, perché tale necessaria subordinazione delle virtù della vita attiva alla virtù dell’Aquila sarebbe stata ritenuta erronea e ribelle dalla Chiesa del tempo. La medaglia (che riproduce forse chi sa quale figura già precedentemente ricollegata con Dante, e perdutasi) significherebbe dunque: Dantes Florentinus, con la dottrina d’Amore (il cuore) ricongiunge e stringe in armonia (cerchio avvolgente esteriore) le quattro virtù della vita attiva che vengono dall’Aquila (quattro cerchi paralleli) con le tre della vita contemplativa (tre cerchi meridiani) che vengono dalla Croce”.

    Si dovrebbe rispondere a Valli che non c’è tutto questo, è un parto della sua fantasia, lo vede solo lui; insiste sulla larghezza dei cerchi che egli stesso descrive in modo da falsare la sua stessa interpretazione riducendo il numero di paralleli e meridiani8. Così termina:

    “Si noti che se questo è (come mi pare assai probabile) il vero senso della medaglia originale, esso non è lontano da quello delle sette lettere poste fra il lauro e l’olivo, che rappresentano le iniziali delle sette virtù e che qualcuno forse, al principio del secolo XV volle applicare a Dante costruendo la medaglia ibrida” 9.

    Perché confrontare un esemplare vero e concordarlo con uno falso? Non ha senso. Si poteva pensare che Valli si fosse rassegnato invece non si arrende; con questo ci vuol dire che, esistendo una medaglia originale di Dante con un retro raffigurante una sfera armillare che lui interpreta – erroneamente – come armonia tra le Virtù teologali e cardinali, per questo qualcuno si è preso la briga di smontare una medaglia originale di Pisanello, prendere la metà con l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. interpretato come sette Virtù, e incollarla nel retro di una medaglia di Dante per significare la stessa cosa? Ma perché? Sarebbe questa la ragione di questa “strana operazione”? Ciò che più stupisce è che Guénon lo segue, sulla fiducia dimenticando l’«incidente» F.S.K.I.P.F.T. e Kadosh, e anche in questo caso certamente sulla fiducia senza aver visto la medaglia:

    “Questa figura è un cuore posto al centro di un sistema di cerchi che ha l’apparenza di una sfera celeste ma che in realtà non lo è, e non è accompagnata da nessuna iscrizione10. Essa è costituita da tre cerchi meridiani e da quattro cerchi paralleli, cerchi che il Valli riconduce di nuovo rispettivamente alle tre virtù teologali e alle quattro virtù cardinali; quel che ci farebbe pensare che tale interpretazione debba essere esatta è soprattutto la giustezza dell’applicazione che viene fatta, in questa disposizione, del senso verticale e del senso orizzontale alle relazioni tra la vita contemplativa e la vita attiva, o tra l’autorità spirituale e il potere temporale che governano l’una e l’altra, ai quali corrispondono questi due gruppi di virtù, che un cerchio obliquo – il quale completa la figura (e forma con gli altri il numero 8, che è quello dell’equilibrio) -, lega in perfetta armonia sotto l’irradiazione della «dottrina d’amore»”11

    Bello e interessante! Le quattro Virtù cardinali in orizzontale e le tre Virtù teologali in verticale, armonizzate dall’ottava linea obliqua che rappresenta l’amore raffigurato dal cuore al centro… peccato che non ci sia nulla di tutto ciò. Anche in questo caso le conclusioni si fondano su qualcosa che non esiste. C’è solo una sfera armillare senza alcuna Virtù, teologale o cardinale, per cui non c’è nessun anello in forma di Amore che abbraccia queste Virtù; di conseguenza non c’è nessuna Aquila o Croce con le implicazioni a seguito12. Non so se tutto questo strappi una risata o stenda un velo di tristezza.

    Più in alto ho scritto che Valli – e chi lo segue – ha archiviato ma non troppo l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. e il relativo Kadosh. Ma come i lettori avranno notato e, come si dice, il Kadosh esce dalla porta e rientra dalla finestra. Valli arriva alla conclusione che “tutto questo è espresso in segreto, come è espressa in segreto tutta la dottrina della Croce e dell’Aquila”. A questo punto devo ricordare che in Massoneria il grado dei Cavalieri Kadosh e/o Cavaliere dell’Aquila bianca e nera13, oggi inserito come 30° grado negli Alti Gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato, ha come proprio emblema la Croce e l’Aquila14; da qui si alimenta il solito ragionamento falso che vedendo un’Aquila e una Croce nella Divina Commedia del XIV secolo ed essendo presente nella Massoneria del XVIII secolo, si proverebbe la continuità tra l’una e l’altra; Valli non è certo disposto a vedere questa continuità15 ma certamente altri hanno potuto sfruttare questa corrispondenza per alimentare le proprie aspirazioni neo-templari16: a cosa si vuole alludere come nuova associazione? Per forza di cose Dante dev’essere Kadosh di nome o di fatto? …errare humanum est, perseverare diabolicum.

    Figura 8: gioiello del Cavaliere Kadosh, 30° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato.

    Conclusioni

    In questo scritto non mi sono posto il problema dell’esoterismo di Dante, della sua appartenenza a una organizzazione iniziatica, non mi sono occupato dell’interpretazione della sua Opera, né di storia, letteratura o filologia; mi sono limitato a mostrare una contraddizione, mostrando semplicemente quello che Dante non è, almeno in base a testimonianze oggettive e confutando alcune fantasie pur se espresse da rinomati autori17.

    Chiudendo la parentesi dedicata alla nuova medaglia, tornando alla medaglia fasulla e a conclusione di questo breve studio viene spontaneo domandarsi perché prima di «esoterizzare» su qualsiasi cosa, cercando di cambiare discorso e insabbiare il pregresso, non si senta il bisogno di giustificare la falsità di ciò che è stato detto fino a quel momento; perché non si ha l’onestà intellettuale e il coraggio di dire che si è trattato di un errore; ci si chiede perché non si rettifica scrivendo a chiare lettere che, in base a quella medaglia, non si può associare a Dante nessun Kadosh o Templare, nessuna Fede Santa, nessuna Massoneria e che l’abbinamento a Dante di quel simbolo e di quell’acronimo F.S.K.I.P.F.T. è una pura invenzione.

    Non si tratta di una semplice differenza d’interpretazione di qualcosa che è realmente esistente per cui c’è chi interpreta l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. con «Kadosh» echi con «Virtù»; questo caso è ben differente perché non è falsa una delle due interpretazioni, bensì l’oggetto stesso su cui si basano entrambe18; è come creare teorie e dividersi in fazioni nel considerare se un tal pesce ha 2, 3 o 4 zampe… ma il pesce non ha le zampe19.

    Tutto ciò che ho riportato più in alto, Rossetti, Aroux, Valli e Guénon, cade come un castello di carte; centinaia di testi sono stati scritti ripetendo questa invenzione di Dante Kadosh, senza tener conto della rettifica sulla falsa medaglia20; eppure le occasioni si sono presentate: dopo la prima edizione de L’ésotérisme de Dante di Guénon del 1925 e la successiva rettifica di Valli, le Éditions Gallimard hanno pubblicato altre due edizioni nel 1939 e nel 1949, opportunità perse per smentire e correggere la versione del ’25, ristampate nell’ostinazione di far credere a un Dante Kadosh. Quando vien detto che un simbolo per essere tradizionale deve comportare un elemento sovrumano, la «colla» appare una burla da e per bambini.

    Immagini

    Figura 9: Nota di Apostolo Zeno, Lettere, n° 240 (estratto)
    Figura 10: Nota di Giuseppe Pelli, Memoria per servire alla vita di Dante Alighieri.
    Nella seconda trascrizione dell’acronimo al posto della «I» c’è una «L», ma pensiamo ad un errore di stampa, essendo l’unico caso.
    Figura 11: Nota di Gabriele Rossetti (1840)
    Figura 12: Nota di Eugéne Aroux (1854)
    Figura 13: Eugène Aroux, La Comédie de Dante. Le paradis… (estratto)
    Figura 14: Elder David Bernard Light on Masonry… (estratto)
    Figura 15: Le medaglie autentiche con l’effige di Dante fino al 1750, in Giuseppe Pelli, Memoria per servire alla vita di Dante Alighieri.

    Figura 16. In alto: sfera armillare con evidenza delle due fasce più larghe, la prima è l’orizzonte celeste e la seconda l’eclittica zodiacale; si nota che l’asse, a dispetto della precisazione di Valli è inclinato di 45° e non di 23° come dovrebbe. In basso: quattro sfere armillari adottata dall’araldica di Manuele I di Portogallo (1469-1521). Nelle due rappresentazioni in alto l’eclittica fuoriesce abbondantemente rispetto ai tropici dimostrando a Valli che in queste rappresentazioni non-scientifiche paralleli e meridiani sono disegnati con tratti approssimativi. In basso a destra una variante araldica in cui compare al centro un cuore, rimanendo una sfera armillare senza ulteriori interpretazioni, così come la fascia obliqua non cambia il significato per la presenza del cuore e rimane l’eclittica zodiacale.

    Figura 17: medaglia di Anton Francesco Doni realizzata da Gaspare Romanelli (XVI secolo) sul retro una sfera armillare. A destra il retro di una moneta coniata durante il regno di Manuele I del Portogallo (v. supra). Anche in questo caso si può osservare la schematicità estrema senza pretese di scientificità ma adottata solo come emblema.

    Figura 18: sfera armillare di Copernico; è possibile osservare l’atipicità della composizione, senza orizzonte celeste e senza paralleli solstiziali.

    Figura 19. In alto: grembiule massonico del 30° grado Cavaliere Kadosh. Si possono vedere i simboli del grado: la croce, l’aquila bianca e nera, la scala misteriosa, il teschio con pugnale e l’acronimo della divisa del grado: N∴A∴ Nekam Adonai, «Vendetta, oh mio Signore!» vendetta da consumarsi nei confronti di Filippo il Bello, papa Clemente V e raffigurati nel Blasone e identificabili dalla corona e dalla tiara. Il teschio coronato di alloro c’è chi lo identifica con il Gran Maestro dei Templari Jacques de Molay mentre altri Catechismi indicano il terzo teschio abbinato a Guillaume de Nogaret.

    Figura 20: due rappresentazioni della «scala misteriosa» dei Cavalieri Kadosh, a sinistra la rappresentazione tratta da Le Tuileur de Vuillaume del 1830.

    1. Cfr. René Guénon, Ibid.[↩]
    2. Valli vuole con questo indicare con sfera celeste e cerchi astronomici una sfera armillare.[↩]
    3. Hell Theodor, Il viaggio in Italia di Teodoro Hell sulle orme di Dante: per la prima volta. Treviso, Andreola, 1841. V. Immagini a fondo testo.[↩]
    4. È un’ipotesi remota ma in un’eventuale rappresentazione grafica inglese con la scritta in un circolo lo spostamento della lettera «H» confonderebbe EARTH con HEART.[↩]
    5. Luigi Valli, Il linguaggio…. Il solito sistema di porre la conclusione ad ante e la premessa ad post.[↩]
    6. Nelle sfere armillari vi sono quasi sempre due anelli più larghi degli altri che rappresentano l’eclittica zodiacale e l’orizzonte celeste (v. Immagini a fondo testo).[↩]
    7. Valli scrive: “Non si tratta di una sfera celeste o comunque di cerchi astronomici. A parte che al centro dovrebbe esserci la terra e c’è invece un cuore, a parte che i cerchi meridiani sarebbero tre, i cerchi paralleli che potrebbero essere l’equatore e i tropici celesti sono quattro invece di tre e spostati. Il cerchio obliquo che potrebbe sembrare l’eclittica è inclinato di quarantacinque gradi invece di ventitré, non solo, ma esce verso nord e verso sud fuori dai cerchi dei tropici entro i quali dovrebbe rimanere”, a fondo testo riportiamo alcune immagini di sfere armillari che contraddicono ciò che scrive Valli che non considera che la sfera armillare è perfettamente verticale, l’equatore terrestre e i paralleli solstiziali per sua stessa ammissione non sono disegnati per cui l’eclittica non vi può essere relazionata, e soprattutto non contempla il cerchio dell’orizzonte. L’uso sulla medaglia è uno schema e non ha pretese scientifiche tanto che la misura non supera il centimetro. La sfera armillare è adottata anche dall’araldica di Manuele I di Portogallo (1469-1521) e rimane nell’attuale bandiera portoghese; come è facile osservare le rappresentazioni araldiche sono molto semplificate e non hanno nessuna pretesa scientifica (v. immagini a fondo testo).[↩]
    8. Nelle sfere armillari in genere ci sono due fasce più larghe degli altri anelli, la prima è l’orizzonte celeste e la seconda l’eclittica zodiacale (v. immagini a fondo testo).[↩]
    9. Luigi Valli, Il linguaggio…. Valli alla fine deve forzare ogni interpretazione per arrivare alla sua tesi: “Comunque la medaglia dantesca con la pseudosfera si spiega con l’interpretazione della Croce e dell’Aquila da me data alla Divina Commedia e conferma a sua volta quell’interpretazione”.[↩]
    10. In nota Guénon aggiunge: “Simile «posizionamento» del cuore ci ricorda la figura, non meno interessante e misteriosa, del cuore di Saint-Denis d’Orques, rappresentato al centro dei cerchi planetario e zodiacale, figura che è stata studiata da L. Charbonneau-Lassay nella rivista «Regnabit»”. Un condizionale sarebbe stato preferibile, perché nella nostra medaglia non c’è nessun cuore.[↩]
    11. René Guénon, Sull’esoterismo cristiano. Cap. III “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» – II”.[↩]
    12. Guénon scrive che Dante identifica i cieli di Marte, Giove, e Saturno rispettivamente con la Croce, l’Aquila e la Scala aggiungendo che è impossibile non riconoscere in questi simboli quelli del Kadosch Templare (René Guénon, L’esoterismo di Dante. Cap. III “Parallelismi massonici ed ermetici”): questa uguaglianza è indubbia, ma dubbia rimane la filiazione, nulla osta a considerare che il grado massonico utilizzi gli stessi simboli di Dante (per altro generici) indipendentemente da una supposta filiazione. In più è scorretto il tentativo di inversione temporale: impossibile che gli attributi propri al grado massonico, in primis il titolo Kadosh, siano retrodatati per farli assumere da Dante.[↩]
    13. Così in Claude-André Vuillaume, Manuel Maçonnique ou Tuileur…[↩]
    14. Cfr. Luigi Valli, Il segreto della Croce e del l’Aquila nella Divina Commedia, Bologna, 1922; Luni, Milano, 2013. Il simbolo centrale della Divina Commedia, la Croce e l’Aquila, estratto dal Giornale dantesco, anno XXV, quad. I, Firenze, 1922.[↩]
    15. Così Valli: “E soprattutto questo movimento non ha nulla a che vedere secondo me (malgrado qualche lontana analogia di forma comune a quasi tutti i movimenti segreti e iniziatici), con la Massoneria modernissima di carattere laico o vagamente teista, perché, lungi dall’aspirare alla libertà e alla laicità del pensiero, culmina nel suo momento più felice nella formula dantesca della Croce e dell’Aquila, formula che santifica l’autorità assoluta della Chiesa (purificata) e dell’Impero” Luigi Valli, Il linguaggio… Cap. IV. La «Donna Sapienza» prima e fuori del dolce stil novo. “Sono probabilmente illusi da alcune forme esterne, comuni al settarismo di tutti i tempi e dicono cosa assolutamente inconsistente se pretendono di riallacciare lo spirito dei «Fedeli d’Amore» allo spirito, per esempio, della Massoneria moderna nostrana. Bisogna pensare che i riti iniziatici e il gergo segreto scendono giù giù dai vertici delle unioni mistiche fino alle più volgari associazioni a delinquere, cioè fino alla camorra, alla malavita, alla mafia, ed è altrettanto sciocco il voler nobilitare certe sette segrete dei giorni nostri ricollegando il loro formalismo esterno con quello di altre sette dei secoli passati, di diversissima natura”, cap. XIV. Obiezioni, dubbi, problemi, 4. “Il problema dell’estensione e della durata del movimento”. Ipse dixit![↩]
    16. Uso questa definizione disprezzata dagli stessi che vorrebbero che tali tentativi non fossero neo- ma realmente Templari.[↩]
    17. Oltre a Rossetti, Aroux, Valli e Guénon, altri autori si sono espressi in merito all’esoterismo di Dante in modi più o meno felici, pensiamo a Francesco Paolo Perez (1812-1892), Giovanni Pascoli (1855-1912), Gaetano Pio Scarlata (1904-1984), Alfonso Ricolfi (1889-1961), Robert L. John per la sua proposta di Dante templare, su altri versanti Arturo Reghini (1878-1946) e il tantrismo dantesco di Julius Evola (1898-1974), in più una miriade di autori che hanno strattonato Dante e fatto guelfo e ghibellino, cattolico, pagano, rivoluzionario, eretico, cataro albigese, mago e astrologo, anche spiritista ante litteram, pitagorico, ermetico, alchimista, rosacrociano, proto-massone, cabbalista e sufi: forse all’elenco manca proprio quello che è stato veramente.[↩]
    18. Ovviamente quando si riferiscono a Dante e non a Pisanello.[↩]
    19. La precisazione in questo caso, come nei casi trattati, non è pleonastica.[↩]
    20. Per poi ricadere in un altro errore come spiegato nel capitolo «La medaglia originale».[↩]

    3. L’Esoterismo della… Colla

      3. L’Esoterismo della… Colla

      Eugène Aroux

      Il libro di Aroux, che copia Rossetti senza citarlo, riporta la seguente esplicazione della medaglia: Fraternitatis Sacræ Kadosch, Imperialis Principatus, Frater Templarius1. Se da una parte Rossetti insiste sulla relazione tra Dante e Massoneria, dall’altra Aroux, nel suo commento alla Divina Commedia2, usa evidenti iperboli e anacronismi per dimostrare le proprie ossessioni rosacrociane: il «colombo»3 diventa “Innocentes colombes, les Rose-Croix…”; la «Rosa»4 del canto XXIII del Paradiso diventa la Rose-Croix e nello stesso capitolo affianca i cavalieri Rose-Croix con i Bons chrétiens albigeois; infatti subito dopo ci ricorda che Dante ha ripudiato il cattolicesimo per l’albigesimo. Più avanti commenta i versi in cui Beatrice dice:

      La Chiesa militante alcun figliuol
      non ha con più speranza, com’è scritto
      nel Sol che raggia tutto nostro stuolo.5

      Aroux commenta:

      “vediamo, in effetti, questo sole serve da sigillo ai Rosa-Croce che firmano ordinariamente  C.S.P.R.C. o K.C.P.R.C., vale a dire Kadosh, chev. prince souverain Rose-Croix…”6

      Aroux decifra K.C.P.R.C. senza però dirci dove ricava souverain che non esiste tra le iniziali; la sigla K.C.P.R.C. è preceduta dal segno che Aroux interpreta come il «sole» di Dante, uno yod ebraico all’interno di un triangolo equilatero da cui dipartono 6 raggi per ogni lato:

      Come Rossetti, anche Aroux è un lettore di Light on Masonry di Bernard per cui dovrebbe sapere che non si tratta di un Sole ma del Triangolo massonico, chiamato anche «Delta», posto all’Oriente di ogni Tempio massonico del quale Guénon ci dà la spiegazione7. Aroux trova queste sigle in Bernard8 con leggere differenze che aggiusta per i suoi scopi: C.S.P.D.R.C. e  K.C.P. of R.C., non cita la sua fonte e vediamo perché9. Bernard non decifra direttamente le sigle ma l’inizio del paragrafo esordisce con Knights of the Rose Croix, che fa comprendere che la «K» è semplicemente iniziale di Knight(s) in inglese e non Kadosh10, che Aroux, francese, sente di dover traslitterare differentemente passando disinvoltamente all’ebraico, senza pensare ad una semplice traduzione dall’inglese! Evidentemente ha altre sue tesi da dimostrare. Decifra K.C.P.R.C., Kadosh, chev. prince souverain Rose-Croix,utilizzando il francese per una sigla redatta in inglese! …infatti, omette of11.

      Ma come decifra Aroux C.S.P.R.C. dove la «K» è scomparsa? Se K.C.P. of R.C. è formata a partire dall’inglese, C.S.P.R.C. (o C.S.P.D.R.C. in Bernard) è la firma francese: Chevalier souverain prince (de) Rose-Croix, titolo massonico appartenente agli alti gradi della Massoneria Scozzese e non ai Rosa-Croce che Aroux tende a confondere. Qui la «K» è scomparsa perché il titolo di Kadosh non appartiene ai Rosa-Croce in quanto tali; anche in Massoneria nel Rito Scozzese Antico ed Accettato il titolo Kadosh è riservatoal 30° grado12 di tipo «Templare» ed è distinto dal titolo Rosa-Croce del 18° grado13. Questa confusione tra Templari e Rosa-Croce, non so se è voluta o involontaria, ma certamente è disponibile e utilizzabile per gli amanti delle fantasmagoriche filiazioni tradizionali. Aroux continua:

      “…E a questo proposito ritorniamo alle due medaglie del Museo di Vienna, una recante la testa di Dante, l’altra quella del pittore Pietro da Pisa, ed entrambe questa stessa iscrizione: FSKIPFT, cioè: Sacræ Kadosh, Impériales Principatus, Frater Templario”14.

      In questo caso è la «F» iniziale che è scomparsa! Nella sua fantasia Aroux pensa di poter interpretare ogni cosa con le lenti che vuole imporre a tutti; vuol far credere che essendoci (a suo dire) in un acronimo massonico del XVIII secolo la lettera «K» per lui traducibile come Kadosh (sbagliando come si è visto essendo Knight)anche un acronimo di tre secoli precedenti contenente la stessa «K» (F.S.K.I.P.F.T.) debba tradursi allo stesso modo. È pura fantasia! E in questo caso non serve scomodare la filologia o altra disciplina è solo una questione di buon senso.

      Fides Spes Karitas

      Luigi Valli nel 192815 per le ragioni che vedremo tra poco, propone un’altra lettura di F.S.K.I.P.F.T. che ora interpreta come iniziali delle sette virtù, tre teologali e quattro cardinali: Fides, Spes, Karitas, Iustitia, Prudentia, Fortitudo, Temperantia. Guénon ricorda questo cambiamento da parte di Valli nelle sue recensioni che ritroveremo più avanti16.

      In realtà, anche in questo caso, Valli non è il primo a dare questa interpretazione; non lo cita ma già nel 1873 M. W. Frœhner, antico curatore del museo del Louvre, propone questa lettura. Durante una sedutadella Société française de numismatique et d’archéologie veniva verbalizzato:

      “M. Frœhner mostra alla sezione una medaglia di bronzo del XV secolo che porta da una parte il busto del Pisano con la legenda Pisanus pictor, e nel retro le lettere F.S.K.I.P.F.T., ciascuna separata da un punto. Secondo lui, queste lettere sono le iniziali delle tre virtù teologali e delle quattro virtù cardinali: Fides, Spes, Karitas, Justitia, Prudentia, Fortitudo, Temperantia”17

      Valli non cita neppure Benjamin Fillon che nel 1879 sulla Gazette des Beaux-Arts pubblicata a Parigi, classificava la medaglia del Pisanus pictor proponendo la stessa spiegazione18.

      L’uso dell’acronimo non è sconosciuto all’epoca: Boccaccio scrive l’Amorosa Visione con numerosi acrostici. Lo usa Petrarca, Giuliano de’ Medici aveva creato la divisa GLOVIUS, Glauria, Laus, Honor, Virtus, Iustitia et Salus19 e comune è l’uso rinascimentale e barocco. In tema di confraternite rinascimentali la AGLA, riservata a tipografi, editori e autori è l’acronimo del versetto in ebraico ‘Atthāh Gibbōr le-‘ōlam Adonaï “Tu sei Potente per sempre Adonai (o Signore)”20. Una conferma di questa attribuzione alle Virtù teologali e cardinali viene dalla medaglia stessa, o meglio dalle medaglie; in effetti esiste un’altra medaglia rappresentante Pisanello il cui retro reca lo stesso acronimo F.S.K.I.P.F.T. ma con la composizione vegetale leggermente differente.

      Figura 4: Medaglia attribuita a Nicholaus. Si può notare immediatamente il capo scoperto del pittore. E, sul retro rispetto alla medaglia del Pisanello, le due righe dell’acronimo F.S.K.I.P.F.T. sono divise, da un ramo d’ulivo.

      Le prime tre Virtù teologali hanno un carattere divino, hanno come oggetto Dio, le seconde, le quattro Virtù cardinali definiscono qualità dell’azione umana. In entrambe sono presenti due piante, il lauro o alloro che funge da corona e circonda la scritta e l’ulivo, nella prima, più piccolo in basso, nella seconda più grande tra una riga e l’altra.

      Dante e Beatrice s’incontrano nel Paradiso terrestre; Dante proviene dal mondo, dalla condizione umana e chiede per sé l’alloro.

      O buono Appollo, a l’ultimo lavoro
      fammi del tuo valor sì fatto vaso,
      come dimandi a dar l’amato alloro21

      Nel 30° canto del Purgatorio Dante incontra Beatrice che veste i tre colori delle virtù teologali, bianco abbinato alla Fede, verde alla Speranza e rosso alla Carità, e sul capo porta una corona di ulivo.

      sovra candido vel cinta d’uliva
      donna m’apparve, sotto verde manto
      vestita di color di fiamma viva22.

      Appare allora evidente che le Virtù teologali sono rappresentate sulle medaglie dall’ulivo e le virtù cardinali e dall’alloro, le due piante rappresentate sulle medaglie che sono perciò la traduzione iconografica dell’acronimo23. In ciò non vi è alcuna traccia di Fidei Sanctæ, di Kadosh, di Imperialis Principatus o di Frater Templarius. A chi dare credito, alla tesi delle sette Virtù oppure a Rossetti, Aroux e Guénon? Forse gli «esoteristi» grideranno allo scandalo, perché così verrebbe privato a Dante l’aspetto esoterico, ma questa risposta sarebbe superficiale; forse le virtù teologali e cardinali sono meno «esoteriche» dell’interpretazione di Rossetti, Aroux e Guénon? Ciò di cui è privato Dante in questa interpretazione è solo il titolo di Kadosh (e le sue implicazioni neo-templariste) ed è ciò che per questi «esoteristi» è inammissibile.

      Inoltre, chi volesse sostenere l’interpretazione dell’acronimo F.S.K.I.P.F.T. proposta da Rossetti, Aroux e Guénon dovrebbe impegnarsi a dimostrare che anche Pisanello fu, come Dante, Kadosh, appartenente all’organizzazione della Fede Santa, ordine terziario dell’Ordine Templare: Dante nel 1307, anno della distruzione dell’ordine templare, aveva 42 anni24, Pisanello ha vissuto e operato un secolo più tardi; si dovrebbe perciò ipotizzare che la Fede Santa con il suo titolo di Kadosh assegnato a Pisanello sia proseguita dopo la soppressione dell’Ordine del Tempio25; ciò nonostante il punto debole di questa interpretazione non è questo aspetto ma quanto emergerà nel seguito.

      Tutto ciò induce a porsi qualche domanda: Guénon scrive in merito alla Fede Santa che “i suoi dignitari portavano il titolo di Kadosch”. È l’unica testimonianza? Nell’organizzazione della Fede Santa c’è posto per il termine ebraico Kadosh? Evidentemente una risposta che parte dall’evidenza che si usa in Massoneria non è sufficiente26. Se questo è attestato in Massoneria a partire dal XVIII secolo non significa che debba intervenire in una organizzazione iniziatica a lei precedente di quattro secoli, né tanto meno attestare una continuità tra una e l’altra27. La dimostrazione a posteriori di ciò che è anteriore può aver valore?28 I gradi massonici sono posteriori di secoli rispetto a Dante per cui nulla possono dimostrare in merito all’esistenza o meno del termine Kadosh al tempo di Dante e nello specifico nella Fede Santa29.

      Cercando di sottovalutare l’interpretazione delle «sette Virtù» Guénon contesta che le iniziali siano divise su due righe in gruppi anomali, 4 e 3, anziché 3 e 4 come nell’ordine delle tre virtù teologali e quattro cardinali: in realtà nell’arte sfragistica gli artisti si sono sempre presi la libertà di dividere anche i nomi di persona in maniera anomala30.

      Figura 5: v. nota 30.

      Se fosse valida l’obiezione allora si potrebbe estendere anche alla Fidei Sanctæ Kadosch, Imperialis Principatus, Frater Templarius, dato che in questo la divisione F.S.K.I. – P.F.T. è «impropria» dividendo Imperialis e Principatus, ma francamente non mi sembrano argomenti decisivi.

      Più avanti Guénon rileva “l’ortografia non normale di Karitas”31: anche in questo caso si sbaglia. Andrea Pannonio fu anch’esso miniaturista e incisore, come Pisanello visse in pieno XV secolo, scrisse nel 1467 un Libellus de regiis virtutibus nel quale scrive correntemente il termine karitas32. Nella Cappella degli Scrovegni a Padova, affrescata da Giotto intorno al 1306, tra le raffigurazioni delle virtù teologali si legge la grafia Karitas; lo stesso nella cappella di stile romanico di Ognissanti a Ratisbona l’allegoria delle tre Virtù cardinali è accompagnata dal nome Karitas.

      La versione latina del De Monarchia di Dante riporta più volte il termine karitas33. Nei manoscritti medievali l’abbreviazione KR sta per karitas34. Lo stesso nel Quoniam Homines di Alano di Lilla, nell’alchimista Arnaldo da Villanova o nel Testamento di Raimondo Lullo, in Hildegard von Bingen, solo per citarne alcuni e comunque in molti testi medievali non è raro leggere il latino comunemente trascritto Karitas. Per altro, e non per ultimo, la scrittura Karitas in ambiente cristiano può apparire assai meno strana dell’uso di Kadosh ebraico all’interno della Fede Santa quando sappiamo che è solo a partire dal XV secolo che si può registrare l’apporto ebraico e cabbalistico in ambiente cristiano.

      Figura 6: Sopra particolare della Karitas nella Cappella degli Scrovegni di Giotto (1306). Sotto particolare della Cappella di Ognissanti a Ratisbona (ca. 1150).

      Riguardo alle tre virtù teologali Guénon appunta:

      “D’altronde noi avevamo segnalato, in un altro luogo dello stesso studio, il ruolo iniziatico affidato alle tre virtù teologali, ruolo che si è conservato nel 18° grado della Massoneria scozzese […].”

      Dopo aver notato che anche in questo caso si passa dal 30° grado in cui compare il titolo Kadosh al 18°, possiamo aggiungere che non c’è bisogno di far ricorso alla Massoneria: la teologia Cristiana nei secoli è attraversata costantemente dalla descrizione dal ternario Fede, Speranza e Carità. Anche il catechismo di S. Pio X ne tratta, il che relega la Massoneria e/o altro a uno dei tanti usi. Guénon aggiunge:

      “la «Fede» (la Fede Santa) figura sempre sullo scalino più alto della «scala misteriosa» dei Kadosch”35

      La Fede nelle descrizioni, anche solo teologiche, è sempre elencata al primo posto senza ricorrere alla Massoneria o nello specifico alla scala Kadosh, anzi si può certamente affermare senza smentita che la Massoneria ha ereditato l’uso delle tre Virtù teologali dal Cristianesimo e dalla teologia, alle quali ha «sovrapposto» la propria simbologia e il proprio significato36.

      Ciò che stupisce, a volte, è la facile associazione tra simboli o elementi dottrinali per proporre legami iniziatici o esoterici inesistenti; il caso della falsa medaglia di Dante Kadosh è un’ottima lezione per chi vuole capire quante invenzioni possono essere state prodotte nell’ambito del simbolismo e delle tradizioni in senso generale.

      Last but not least

      Il termine falso riferita alla medaglia non è usato a caso e richiede una domanda: qualcuno ha mai visto la medaglia originale con l’effige di Dante dato che, prima di queste citazioni, l’ultimo che ne riporta testimonianza diretta sarebbe Apostolo Zeno nato a Venezia il 1668? A onor di cronaca è giusto ricordare che in tutto questo affaire esiste e si può ancora vedere la medaglia che raffigura Pisanello ma della seconda con l’effige di Dante non c’è traccia37; la medaglia che raffigura il Pisanello è diffusa, ne esiste un conio anche del XIX secolo, quindi contemporaneo di Aroux; nulla si dice invece della stessa con l’effige di Dante né esiste una riproduzione o disegno come d’uso scrupoloso presso i musei nel passato; senza voler fare classifiche improprie, è assai strano, data la fama di Dante, la diffusione di Pisanello e l’assenza dell’Alighieri. Bisogna perciò fidarsi della testimonianza degli autori che ne hanno scritto.

      Ne Il linguaggio segreto di Dante Valli scrive:

      “l’immagine di Dante circondata dalle lettere F.S.K.I.P.F.T. che ragionevolmente sono state interpretate: Fraternitas Sacrae Kadosh Imperialis Principatus Frater Templarius.”38

      È stato anche riferito che, più tardi, propone l’interpretazione delle sette Virtù teologali e cardinali. È evidente che quando scrive queste cose Valli non ha ancora visto né la medaglia di Dante né quella del Pisanello, le lettere infatti non circondano le effigi ma sono scritte sul retro e in riga; solo negli aggiornamenti la descriverà correttamente39. Più tardi la risposta arriva da Valli che scrive un importante passaggio che, casualmente, quasi nessuno cita. Valli anticipa: “mi affretto a correggere me stesso e gli altri”:

      “Ho voluto vedere le medaglie. Quella che porta la testa di Dante con la scritta Dantes Florentinus ha le lettere sul rovescio e la medaglia è ibrida: il recto e il verso sono stati messi insieme posteriormente con due mezze medaglie di carattere e di stile diversissimo, non sono incisi insieme: chiunque lo vede a colpo d’occhio. Quindi le lettere non si riferiscono a Dante, almeno in origine. Si tratta di una medaglia del Pisanello di cui il verso contenente le lettere fu da qualcuno posteriormente applicato al recto di una medaglia dantesca” 40.

      La conclusione imbarazzante è la seguente: la medaglia di Dante con il retro F.S.K.I.P.F.T. non esiste se non grazie ad una posticcia operazione di incollatura, si tratta perciò di un falso41. A questo punto, smascherato l’inganno Guénon scrive:

      “[Valli] riconosce però che la strana operazione non ha potuto essere eseguita senza che ci fosse una ragione”42.

      Di ragioni forse ce n’è una o più di una, ma nessuna edificante; l’operazione è disonesta, è una falsificazione indipendentemente dalle intenzioni di chi l’ha fatta. Ma quel che è più grave è che su questa s’innesta la falsificazione di assegnare a Dante un qualche «titolo» che in realtà non gli appartiene, ammesso, e non concesso, che la «K» corrisponda a Kadosh e non solo Karitas, e per costruirvi sopra, anche in questo caso «incollata», una teoria evidentemente di fantasia. L’abbinamento di Dante all’acronimo F.S.K.I.P.F.T. è frutto di una manipolazione, per cui inesistente e nessuna ragione potrebbe dimostrare questa associazione. Quanti libri e articoli sono stati scritti sulla base di un falso! …una frase innocente “Il museo di Vienna custodisce due medaglie…” ha prodotto fiumi di letteratura e un’irrefrenabile costruzione sulle nuvole43. Dopo aver scritto in merito alla prima interpretazione dell’acronimo F.S.K.I.P.F.T. Valli scrive:

      “Questo fatto dimostra che è esistita sempre la tradizione di un Dante templare, e questa tradizione ha il suo indiscutibile valore” 44

      Ma poi onestamente si rassegna quando scrive:

      “Comunque il fatto cambia completamente aspetto e per me perde il valore probativo che pareva avesse per dimostrare l’esistenza della tradizione di un Dante Templare”45.

      Si fantastica su Fidei Sanctæ Kadosch, Dante come Kadosh dell’Organizzazione Fede Santa sulla base di una medaglia che di fatto non esiste perché falsificata! In questo caso importa trovarne le conseguenze che sono, come in altri casi analoghi, devastanti perché non esistendo l’oggetto su cui si è costruita la teoria – in questo caso neppure fisicamente – vengono meno tutte le conclusioni simboliche, cabbaliste, rosacrociane, massoniche e quant’altro,che su questo acronimo F.S.K.I.P.F.T. si fondano… a meno che non si voglia trasferire il tutto in L’esoterismo di Pisanello cavaliere Kadosch, che nessuno avrà voglia di scrivere; F.S.K.I.P.F.T.46 nulla ha a che fare con Dante ma solo con Pisanello (di cui non importa a nessuno ma la cui medaglia almeno è originale). Poi, evidentemente in un periodo tardo, dopo il secolo di Pisanello, qualcuno ha «montato» il retro farlocco creando l’associazione con Dante. Non è una battuta ma sembra che questo simbolo, questa storia, questa interpretazione «esoterica» stia insieme solo, come si dice, con la… colla! È inammissibile proporre una teoria compiuta e scriverne un libro, basandosi su un oggetto che infine risulta un falso! Ricordiamo cosa scrive Valli:

      “Gli indizi per supporre i rapporti di Dante con i Templari sono moltissimi, ma questo non ha molto valore” 47

      Infatti, se esiste, non è e non sarà la medaglia ad essere la prova dell’appartenenza di Dante alla Fede Santa; questa si deduce semmai dalla sua opera non dalla falsa medaglia48. Guénon scrive che il titolo di Kadosh:

      “si è conservato fino ai nostri giorni negli alti gradi della Massoneria”49

      Dire che Kadosh si è conservato significa accettare che abbia un’origine e se questa si vuole nella medaglia sarebbe un abuso come già dimostrato: l’uso di Kadosh nasce autonomamente in Massoneria tre secoli più tardi ed è conservato a partire da questo ambiente e da questo momento. Aroux, Guénon e molti altri autori che hanno seguito le loro tracce, usano una tecnica retorica ben precisa, efficace con i disattenti: la petitio principii che inserisce la conclusione che si vuole dimostrare nella premessa50 …per cui la falsa evidenza della conclusione logica, quod erat demonstrandum51. Guénon scrive L’Esosterismo di Dante nel 1925, Valli Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d’Amore nel 1928. Nel 1932 Guénon recensisce Valli nelle parti dove affronta il tema delle medaglie52: dapprima ricorda che la medaglia di Dante è un falso, un montaggio, ma non si sente motivato a rettificare ciò che questo falso implicava scrivendo, qualche anno prima, conclusioni che non hanno più validità. Come Valli “riconosce però che la strana operazione non ha potuto essere eseguita senza che ci fosse una ragione”. Sì ma quale? Non esprimendo alcuna ragione si lascia intendere una vaga accettazione che l’interpretazione Kadosh e Fede Santa rimanga inalterata.


      1. Cfr. Eugène Aroux, Dante…, cit., pag. 253.[↩]
      2. Eugène Aroux, La Comédie de Dante. Le paradis de Dante illuminé a giorno. Denouement tout maçonnique de la Comédie Albigeoise. T. III. Renouard, Paris, 1857.[↩]
      3. Paradiso XXV, 19.[↩]
      4. Paradiso XXIII, 19.[↩]
      5. Paradiso XXV, 52-54.[↩]
      6. Eugène Aroux, La Comédie de Dante. Le paradis… (Immagine a fondo testo).[↩]
      7. René Guénon, Simboli della scienza sacra. Cap. 72 “L’occhio che vede tutto”. “Uno dei simboli comuni al cristianesimo e alla massoneria è il triangolo nel quale è inscritto il Tetragramma ebraico, o qualche volta semplicemente uno iod”, “questo triangolo è spesso designato con il nome di delta, perché la lettera greca così chiamata ha effettivamente una forma triangolare”, i raggi indicano invece l’aspetto “fiammeggiante della Divinità”, René Guénon, L’esoterismo di Dante. Cap. III “Parallelismi massonici ed ermetici”. Cfr. anche Arturo Reghini, I Numeri Sacri nella tradizione pitagorica massonica. Roma, Atanor, 1978.[↩]
      8. Light on Masonry… p. 232,[↩]
      9. Immagine a fondo testo.[↩]
      10. K.T. è l’abbreviazione ordinaria per Knight(s) Templar.[↩]
      11. Bernard nel capitolo dedicato al grado nomina espressamente il Knight of Kadosh e sparsi nel libro K. of the S. (Knight of the Sword) e Knights of… un po’ di tutto; al termine Kadosh, per distinguerlo da Knight riserva anche l’abbreviazione K-H.[↩]
      12. Cavaliere Kadosch o Grande eletto cavaliere Kadosch o Cavaliere dell’aquila bianca e nera. In ambiente anglosassone semplicemente Knight Kadosh oppure Grand Elected Knight Kadosh oppure Knight of the White and Black Eagle.[↩]
      13. Sovrano principe Rosa-Croce o Sovrano principe Rosa-Croce o cavaliere dell’aquila e del pellicano. In ambiente anglosassone Sovereign Prince Rose Croix oppure Knight Rose Croix oppure Knight of the Rose Croix de Heredom oppure Knight of the Pelican and Eagle. Sul collare del Cavaliere Kadosh è ricamata una croce teutonica con al centro un’aquila bicipite e non una rosa, Cfr. Bernard, Light on Masonry… p. 539,[↩]
      14. Aroux Eugène, Le Paradis… op. cit. Chant XXV.[↩]
      15. Luigi Valli, Il linguaggio…;e Luigi Valli, «Parte Seconda: Discussione e Note aggiunte».[↩]
      16. Cfr. René Guénon, Sull’esoterismo cristiano, cap. 3, “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» ‑ II” in origine in Voile d’Isis marzo 1932.[↩]
      17. Vicomte Ponton D’Améncourt, Comptes-rendus de la Société française de numismatique et d’archéologie, P. 180. Tome IV, Année 1873, Paris. Sottolineo, anche in questo caso, che viene mostrata la medaglia di Pisanello e non quella di Dante.[↩]
      18. Gazette des Beaux-Arts. Année XXV- Per. III, Tome II, Paris, 1893. “Nel retro, le lettere F.S.K.I.P.F.T., disposte su due linee, sono circondate da una corona. Si deve vedere nelle lettere le iniziali delle virtù teologali e cardinali: Fides, Spes, Karitas, Justitia, Prudentia, Fortitudo, Temperantia”; l’autore dell’articolo attribuiva la fattura della medaglia agli artisti Nicholaus et Marescotti. In merito all’interpretazione «templare» dell’acronimo da parte di Rossetti, M. Hill (A Corpus of Italian Medals of the Renaissance before Cellini) dichiara che gli sembra inverosimile quando è proposta un’interpretazione logica e soddisfacente (cioè quella della sette virtù, n.d.r.). Cfr. Adrien Blanchet, Les médailles de la Renaissance italienne. In Journal des savants, Février 1931. La rappresentazione delle Virtù è un topos rinascimentale: nello stesso periodo Piero della Francesca del Diptico di Urbino dipinge Federico da Montefeltro e la moglie Battista Sforza, sul retro due carri portano dalla parte di Federico le Virtù cardinali e dalla parte della moglie le Virtù teologali.[↩]
      19. Questa divisa era studiata per potersi leggere palindroma: SI VOLGI[E], Cfr. Dominique Cordellier, Le peintre aux sept vertus. In Pisanello, Editions de la Réunion des musées nationaux, Paris, 1996. L’uso dell’acronimo si estendeva a tutti i campi, basti osservare il complicato AMASIAS proposto nell’Arithmetica integra (1544) dal matematico Michael Stifel (1486-1567). Cesare della Riviera ne Il mondo magico degli eroi di (1605) applica le regole cabbalistiche; invece un caso che si avvicina al nostro per le sorti è il famoso titulus crucis I.N.R.I. nella versione latina decifrato Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum al quale l’ermetismo moderno ha voluto sovrapporre il suo significato decifrando Igne Natura Renovatur Integra. [↩]
      20. AGLA (אגלא alef, ghimel, lamed, alef). Essendo una confraternita di tipografi è ovviamente creata dopo l’invenzione di stampa da parte di Gutenberg ereditando la sigla del nome dalla Qabbalah ebraica, e subito sfruttata dalla Cabbala ebraica.[↩]
      21. Paradiso I, 13-15.[↩]
      22. Purgatorio XXX, 31-33.[↩]
      23. Un esempio dell’abbinamento tra virtù cardinali e alloro si osserva nell’Allegoria della Virtù del Correggio del 1531; la donna che la rappresenta sta per essere incoronata d’alloro e la donna che le sta accanto porta gli attributi delle virtù cardinali, un serpente tra i capelli che indica la Prudenza, una spada per la Giustizia, le redini per la Temperanza e il leone per la Forza. Lo stesso per Giambattista Tiepolo che dipinge Il trionfo della Gloria annunciato dalla Fama tra le Virtù Cardinali, nella scena centrale l’apoteosi della Gloria alla quale un angelo gli porge la corona d’alloro è circondata dalle quattro Virtù Cardinali. Nel grado massonico dei Cavalieri Kadosh, l’alloro corona il teschio identificato al Gran Maestro dei Templari Jacques de Molay morto sul rogo nel 1314, di cui gli attuali Kadosh chiedono vendetta; nel rituale l’alloro si ottiene avendo salito la scala di sette gradini corrispondenti alle sette Virtù. Altre interpretazioni assegnano lo stesso teschio a Guillaume de Nogaret come terzo tra Papa e Re.[↩]
      24. Dante nasce nel 1265 e muore nel 1321.[↩]
      25. L’obiezione che taluni vorrebbero sostenere è che la Fede Santa sarebbe continuata nell’ombra, il che autorizzerebbe chiunque a rivendicare un’antichità arcaica delle proprie iniziative pseudo-tradizionali (che è quello che accade normalmente).[↩]
      26. Le Tuileur de Vuillaume (1830)che Guénon usa come referenza, utilizza la lingua ebraica come lingua sacra per descrivere simboli e parole dei differenti Alti Gradi.[↩]
      27. Il grado massonico di Cavaliere Kadosh appare in Francia non nel XIV secolo ma intorno al 1750; è appartenuto a più sistemi di Alti Gradi tra i quali il Conseil des empereurs d’Orient et d’Occident nel quale prende il titolo di Illustre grand commandeur de l’aigle blanc et noir, Grand élu Kadosh e il Rite de perfection. Dopo il Consiglio Supremo del Rito Scozzese tenuto a Charleston (Carolina del Sud) nel 1801 è stato integrato al Rito Scozzese Antico ed Accettato. Il Cavaliere Kadosh è un grado di «vendetta» e la sua leggenda gravita intorno alla vendetta da consumare in seguito alla soppressione dell’Ordine del Tempio. Non entro nel merito della filiazione Templare della Massoneria o della questione della «vendetta Templare», perché merita più spazio e coinvolge ben altri aspetti rispetto alla sola legittimità di filiazione. Cfr. Gabriele Rossetti Il mistero… Vol. IV,p. 1372.[↩]
      28. Mutando i termini del racconto, la favola di Fedro del Lupo e l’Agnello si presta bene a illustrare questo modo di procedere.[↩]
      29. Riguardo alla supposta influenza ebraica ricordiamo che “fino al rinascimento non ci fu traccia dell’uso della lingua ebraica nelle vie iniziatiche del cattolicesimo, essendo la lingua sacra il latino o il volgare illustre. Per esempio, nel medioevo l’abbinamento del concetto latino di cavaliere (eques) all’attributo ebraico di qadoš sarebbe stato considerato una vera mostruosità”, Gian Giuseppe Filippi, Ab Ordine Chaos, cap. 63. Le infiltrazioni nella Massoneria, e ancora, “La loro influenza cominciò a esercitarsi nascostamente, come vedremo, soltanto a partire dal Rinascimento, per poi dilagare nel XIX secolo. Dante, in linea con le posizioni cristiane tradizionali che riconoscevano le responsabilità dei giudei per la condanna capitale di Gesù, di essi scriveva esortando così i cristiani: «Uomini siate, e non pecore matte, sì che ‘l giudeo di voi tra voi non rida» (Paradiso,V. 80). E, non a caso, denomina Giudecca (ghetto) il più profondo degli inferni”, Maria Chiara de’ Fenzi, Ab Ordine Chaos, cap. 45. “Dante: la Vita Nova – II”, i due articoli in Veda Vyāsa Maṇḍala.[↩]
      30. In un paio di medaglie attribuite a Pisanello almeno due nomi seguono divisioni anomale. Nella medaglia a sinistra:
        IOHANES FR-ANCISCUS
        DE GON-ZAGA

        nella medaglia a destra:

        LUDOVI-CUS DE
        GONZ-AGA[↩]

      31. La parola carità si fa derivare solitamente da charis (χαρις) e la lettera chi è spesso traslitterata con K.[↩]
      32. Nel testo pedagogico Liber manualis di Dhuoda; lo stesso per il monaco Reginaldo nel Libellus de Virtutibus del XII secolo, nel Versum de Mediolano civitate dell’VIII secolo.[↩]
      33. Dante, De Monarchia, I, 13-14: “… sic karitas seu recta dilectio illam acuit atque dilucidat. … karitas vero, spretis aliis omnibus, … et hoc operetur maxime atque potissime iustitia, karitas maxime iustitiam vigorabit et potior potius”.[↩]
      34. Adriano Cappelli, Lexicon Abbreviaturarum. Dizionario di abbreviature latine ed italiane. Hoepli, Milano, 1990. L’abbreviazione «KB» karitas bona, «KR.P» karitas pura, «KRT» karitas tua.[↩]
      35. René Guénon, Sull’esoterismo cristiano, cap. III “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» – II”. Anche ne L’esoterismo di Dante (cap. III) Guénon scrive: “Quanto alla scala dei Kadosch, […] si giunge alla base di questa scala attraverso la Giustizia (Tsedakah) e alla sua sommità attraverso la Fede (Emounah)”; in questo caso sembra che ponga la Giustizia al 1° gradino e la Fede al 7° come nell’articolo citato. Invece nel capitolo II dello stesso testo scrive: “l’Aritmetica, occupa il rango che spetta di norma a questo astro [Giove] nell’ordine astrologico dei pianeti, vale a dire il quarto, centro del settenario, mentre i Catari la ponevano al gradino più alto della loro Scala Mistica, cosa che Dante fa per l’elemento corrispondente della parte destra, la Fede (Emounah), ossia la misteriosa Fede Santa di cui egli stesso era Kadosch” (!); per esempio nel Manuel Maçonnique diVuillaume (che per altro Guénon cita in nota) o al Rito di Perfezione la «scala misteriosa» presenta al 1° gradino la «Giustizia» (tsedakah), e al 4° gradino centrale la «Fede» (emounah) così come universalmente riconosciuto (seppur i differenti Aeropaghi abbiano apportato molte arbitrarie modificazioni), in genere l’ordine è partendo dal basso: Giustizia, Purezza, Dolcezza, Fede, Lavoro, Impegno, Prudenza.[↩]
      36. Lo stesso equivoco nasce interpretando il verso in cui Beatrice dice a Dante: “Mira quanto è ‘l convento de le bianche stole!” (Paradiso, XXX, 128-129); Guénon per confermare l’accostamento Dante e Massoneria aggiunge: “Da notare, in questo passo, che la parola «convento» è rimasta in uso nella Massoneria per designare le sue grandi assemblee” (L’esoterismo di Dante, cap. III) ma non si dice che molto più banalmente il termine, dal latino conventus che significa «adunanza», è in uso nel Medioevo nelle istituzioni più disparate, da quelle religiose presso gli Ordini mendicanti o come organismo legato all’amministrazione imperiale; nella giurisprudenza ecclesiastica può significare anche «unione sessuale»; ma il termine era in uso fin dall’antichità, già in Cicerone, in Plinio, più tardi in Arduino, come termine giuridico per indicare una circoscrizione e unione di più civitates o una adunanza pubblica o giudiziaria: conventus iuridicus. La Massoneria, quindi, arriva ultima in epoca moderna ereditando un corpus linguistico generico.[↩]
      37. Sui cataloghi di monete e medaglie del periodo la medaglia di Pisanus con il retro F.S.K.I.P.F.T. è recensita immancabilmente mentre quella di Dante è sconosciuta e neppure si trova in un disegno antico. Ad es.: Catalog der reichhaltigen Sammlung von Münzen, Medaillen und Nothmünzen, sowie der numsinatischen Bibliothek des Herrn J. J. R. Whaites, aus Norwich (England), derzeit in Bonn a. R. nebst der Sammlung antiker Münzen des Herrn Theodor Rohde in Wien, (1871). Catalogue of collection Greek, Roman and English Coins and Medals, formed by the late Barron Grahame, esq. f.s.a. (1878). Alfred Armand, Les médailleurs italiens des quinzième et seizième siècles. Tome 1/2 (1883). Catalog der von dem Verstorbenem Herrn. Adol Meyer-Gedanensis Hinterlassenem. Münzen und Medaillen-Sammlung (1895). Ancienne Collection Borghesi. Monnaies antiques espagnoles [et] gauloises, monnaies romaines, testons italiens, médailles de la renaissance (1908). I. Abtheilung, Italienische und deutsche Renaissance-Medaillen (1908). Monnaies Grecques Romaines, Françaises Médailles de la Renaissance (1949). The Salton Collection Renaissance & Baroque Medals & Plaquettes, Bowdoin College Museum Of Art (1965). Un ricercatore contemporaneo afferma che la medaglia non si trova neppure tra le collezioni del Museo di Vienna, oggi Kunsthistorische Museum.[↩]
      38. Luigi Valli, Il linguaggio segreto di Dante e dei «fedeli d’Amore». Optima, Roma, 1928.[↩]
      39. A fondo testo l’estratto della lettera di Apostolo Zeno che già mostrava l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. su due righe.[↩]
      40. Luigi Valli, Il linguaggio…. Adrien Blanchet (Journal des Savants, 1931) dice che il caso dell’effige di Dante con il montaggio del retro della medaglia di Pisanello si riscontra già dall’inizio del XVI secolo.[↩]
      41. Forse per questa ragione i responsabili del Museo, una volta denunciato il falso, hanno eliminato la medaglia dall’esposizione.[↩]
      42. René Guénon, Sull’esoterismo cristiano. Cap. III “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» II”.[↩]
      43. A titolo di esempio: uno studio serio di Massimo Ciavolella intitolato Il testo moltiplicato: interpretazioni esoteriche della Divina Commedia, percorre le stesse tracce del presente studio, analizza la medaglia e i suoi differenti significati, denuncia il falso della medaglia incollata come Valli, eppure nel seguito non rinuncia a parlare della “la Divina Commedia essendo un testo iniziatico scritto da un Kadosh”…! Altri, e sono la maggioranza, si limitano a prendere solo la parte che interessa, la versione Kadosh,ignorando Karitas e la falsità della medaglia, per sostenere la tesi Dante Templare.[↩]
      44. Luigi Valli, Il linguaggio….[↩]
      45. Luigi Valli, Il linguaggio…. Pag. 678.[↩]
      46. Se Pisanello è l’artista che ha realizzato la medaglia evidentemente attribuisce a se stesso la scritta F.S.K.I.P.F.T. Ma c’è un’altra ipotesi: nei Commenti di Gaetano Milanesi alle Vite de’ più eccellenti Pittori Scultori e Architettori di Giorgio Vasari del 1550 (Sansoni, Firenze, 1906) si attribuisce la fattura della medaglia raffigurante Pisanello a lui stesso o più probabilmente a Francesco Corradini che si firma “FranciscuS KorradinI Pictor FeciT” (anche su Trésor de numismatique et de glyptique pubblicato a Parigi, 1834-1836). Certamente ne esiste una copia realizzata da Antonio Marescotti coevo a Pisanello. Per altri la medaglia del Pisanello si troverebbe in un Catalogo di bronzi e avori di origine europea presentato dal Burlington Fine Arts Club nel 1879, ma abbiamo visto che ci sono almeno tre copie della stessa. Firmare con acronimo non era una novità, anche una medaglia richiesta da Sigismondo Malatesta è firmata sul retro O.M.D.P.V. (opus Mattei de Pastis veronensis).[↩]
      47. Luigi Valli, Il linguaggio….[↩]
      48. Cfr. Ab Ordine Chaos, Gian Giuseppe Filippi, cap. 42. “Cavalieri, Trovatori e Fedeli d’Amore”; cap. 43. “I romanzi d’Amore e la Fede Santa in Italia”, cap. 44. “Dante: la Vita Nova – I”, cap. 45. “Dante: la Vita Nova – II”, cap. 46. “Dante: la Divina Commedia”, Petrus Simonet de Maisonneuve, cap. 47. “Il collasso della tradizione nell’Europa occidentale”, in Veda Vyāsa Maṇḍala, .[↩]
      49. René Guénon, L’esoterismo di Dante. Cap. II “La «Fede Santa»”.[↩]
      50. Insisto su questa particolare formulazione logica perché sta alla base di moltissime argomentazioni che vorrebbero essere tradizionali. La petitio principii, la «petizione di principio» o «risposta per mezzo della premessa» (nel Vedānta si chiama anyonyāśrayadoṣa, composto da anyonya «reciproco», āśraya «relazione» e doṣa «errore») è quella forma di argomentazione in cui le premesse dipendono dalla conclusione; consiste nell’avvalersi di una premessa che usa lo stesso argomento che ci si era proposti di dimostrare; è perciò un discorso che presuppone la verità di ciò che invece si deve dimostrare; un discorso in cui ciò che deve essere provato è implicito nella premessa. Nel caso più noto del diallele o «ragionamento reciproco o circolare» le premesse derivano dalle conclusioni e queste da quelle, creando un circolo vizioso dove la dimostrazione è solo apparente e parziale. In pratica avviene spesso nel ragionamento induttivo, anziché deduttivo, nel tentativo di dimostrare il generale partendo dal particolare, l’universale dall’individuale. Un modo semplificato assume la forma di tautologia quando la dimostrazione cambia un termine della domanda, ovvero, nel limite dell’esempio: Perché bisogna fare questa cosa? Perché è giusto farla. Questa petitio principii nell’ordinario si crea quando nei discorsi si premette ciò che riteniamo implicitamente vero ma che richiederebbe in realtà una propria dimostrazione. Il modello da manuale che vuole rispondere alla domanda Dio esiste? è il seguente: Il mondo è creato da Dio per cui Dio esiste. Aristotele dice che “Il postulare, o assumere, quello che in origine bisognava provare rientra fra i casi in cui non si dimostra quello che ci si prefigge di provare. Ciò si verifica però in molti modi, ovvero: se in generale non si traggono conclusioni; se lo si fa mediante «premesse» meno note «della conclusione», o altrettanto ignote; se si trae a conclusione ciò che sta prima mediante cose che stanno dopo (perché una dimostrazione si ha a partire da premesse più convincenti e anteriori «rispetto alla conclusione»).” Cfr. Aristotele, Analitici primi II 15-16.[↩]
      51. Un esempio di petitio principii nell’argomento qui trattato, si legge in questo passaggio già letto di Guénon (L’esoterismo di Dante, cap. La «Fede Santa»); dopo aver fornito la versione di Aroux dell’acronimo Frater Sacrae Kadosch, Imperialis Principatus, Frater Templarius, Guénon corregge con Fidei Sanctæ Kadosch Imperialis Principatus, Frater Templarius e scrive: “La società della Fede Santa, della quale Dante fu probabilmente uno dei vertici, era un Ordine Terziario di affiliazione templare, e questo giustifica l’appellativo di Frater Templarius”. Cioè vuol dimostrare la bontà della versione che propone Fede Santa con l’attestazione Frater Templarius che, invece, è anch’essa tutta da dimostrare.[↩]
      52. L’uscita del libro di Valli stimolò Guénon a scrivere tre recensioni scritte sotto forma di articoli ora pubblicate in René Guénon, Sull’esoterismo cristiano. Cap. II “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» ‑ I” (Voile d’Isis febbraio 1929). Cap. III “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» ‑ II” (Voile d’Isis marzo 1932). Cap. IV “Nuove considerazioni sul «Linguaggio segreto di Dante»” (Voile d’Isis luglio 1932). Il secondo è l’articolo da cui sono estratti i brani commentati.[↩]

      2. L’esoterismo della… colla

        2. L’esoterismo della… colla

        Due parole sul grado dei Cavalieri Kadosh senza poterne tracciare la storia completamente: qui basta ricordare che attualmente occupa il 30° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, prima occupava il 24° grado nel Rito di Perfezione e di Héredom (risalente al 1756) e il 28° nel Rito di Charleston1; in origine, intorno alla metà del XVIII secolo, in Francia era chiamato Chevalier Kados o Prince Katos senza alcun riferimento templare; all’inizio si basava sull’esortazione che si legge nel primo versetto del Levitico

        “Siate santi2, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo (qadōš)”

        Le prescrizioni permettevano di ascendere la scala della santità, perciò aveva ispirato l’impianto simbolico e rituale del grado: da qui l’associazione del nome del grado kadosh alla «scala», tuttavia ancora nulla di templare3. Guerillot scrive:

        “Un esame attento del contenuto simbolico del Grado mostra che l’elemento templare non può essere che aggiunto”4.

        L’attuale simbolismo è maturato nel tempo nel corso del XVIII secolo, evidentemente sovrapposto a questo primo nucleo, grazie anche alla nascita nel 1751 della Stretta Osservanza di origine tedesca e d’ispirazione templare che ha sollecitato una certa concorrenza.

        La casata degli Stuart citata più in alto fu in qualche misura legata alla vita della Stretta Osservanza creata dal barone von Hund5 che rivendicava una iniziazione templare già nel 1742 da parte di un misterioso Eques a Penna Rubra o Carlo Edoardo Stuart, Gran Maestro templare «risorto» della Stretta Osservanza fino al 17886; seguirono alla guida dell’Ordine il duca Ferdinando di Brunswick,7 e il principe Carlo di Hesse8. È alla Stretta Osservanza che si deve la figura dei Superiori Incogniti,in questo caso templari, secondo alcune «testimonianze» residenti a Firenze dove allora viveva Carlo Edoardo Stuart; l’esistenza di questi Superiori Incogniti sarebbe attestata dall’Heermeister Patent, un Brevetto scritto in latino cifrato ma tuttora indecifrato che proverebbe la veridicità delle affermazioni del barone von Hund (!). Solo nel XVIII secolo altre truffe neo-templari continuarono con i singoli tentativi di Johnssen, di Starck, di Gugomos e di Rosa, ma non è possibile approfondire questa storia in questa sede9.

        Il grado Kadosh non essendo peculiare al solo Rito Scozzese, ma presente un po’ in tutti gli Alti Gradi, conferma la «serietà» di tali assegnazioni dove ognuno rivendica la «vera tradizione» e filiazione10; sono stati contati più di 80 diversi rituali di Cavaliere Kadosh comparsi tra il 1750 e il 2012, tutti ovviamente unici e originali11. Nella sua formulazione moderna il 30° grado Cavaliere Kadosh si distingue per essere un grado cosiddetto di «vendetta» (tema non presente nel Levitico), particolare che si evince dalla divisa ebraica Nekam Adonaï che significa «Vendetta, oh mio Signore!» vendetta da consumarsi letteralmente nei confronti di chi ha agito e contribuito a distruggere l’Ordine del Tempio12: Re Filippo il Bello13, Papa Clemente V14 e Guillaume de Nogaret15, in alcuni rituali chiamati «i tre abominevoli», che essendo i responsabili storici, morti e sepolti, lasciano senza risposta la domanda solo apparentemente retorica (conoscendo le differenti risposte Kadosh): verso chi o cosa si consuma la vendetta? La risposta è stata tratteggiata implicitamente nel corso dei secoli successivi col nascere delle ideologie che hanno attraversato Rinascimento, Illuminismo e occultismo. Con pochi manuali a disposizione, tra i quali quelli antimassonici, per Rossetti e Aroux era difficile venire a capo di queste storie, per cui quello che sono riusciti a inventare era condannato ad essere smentito.

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        Rossetti fu influenzato dalla figura di John Hookham Frere16, suo mecenate e finanziatore, sempre rispettoso delle censure che gli proponeva. Rossetti pubblicò Sullo spirito antipapale che produsse la riforma nel 183217, le cui idee, per contrasto, sono ispirate da l’Abbé Barruel che nelle sue Mémoires18criticava lo spirito illuminista dei Philosophes, Rousseau, Montesquieu e la Massoneria che secondo lui avrebbero cospirato contro Dio, la Chiesa, la Monarchia e ispirato la Rivoluzione francese: ciò che per Barruel è motivo di accusa per Rossetti lo è di esaltazione. Barruel e Rossetti sono entrambi esuli in Inghilterra, uno dopo l’altro, per le loro idee seppur opposte tra loro; il francese è un contro-rivoluzionario in fuga da una Rivoluzione riuscita mentre l’italiano è un rivoluzionario in fuga da una rivoluzione fallita19. Entrambi condividevano l’idea generale che vi sia una storia segreta, celata agli occhi della maggioranza, prodotto di forze occulte ed invisibili che si sviluppano in lunghi periodi di tempo e comprensibili solo agli «iniziati», visti positivamente o negativamente da uno o dall’altro degli autori. Con Barruel, Rossetti scoprì l’origine medievale, quindi in Dante, della congiura giacobina, tesi ripresa totalmente da Aroux20. Alla base c’è l’idea di «complotto», negativo e positivo per i due autori, con tutti gli ingredienti presenti anche nei romanzi gotici di gran moda al tempo: manoscritti segreti, luoghi occulti, personaggi misteriosi, tradimenti etc., Rossetti potrebbe aver ispirato il romanzo scritto in stile gotico del 1859 The Woman in White di Wilkie Collins nel quale il Prof. Pesca è al centro degli intrighi, rifugiato politico italiano trapiantato in Inghilterra, appartiene a una società segreta chiamata The Brotherhood. Da allora il tema del complotto ha sviluppato direzioni differenti per finalità ma parallele nella sostanza, divise tra esoterismo e letteratura ma che condividono una forma contraddittoria d’espressione: manifestare un segreto equivale ad un ossimoro al tempo stesso intellettuale, logico e «psicologico», perché è proprio la narrazione palese del loro segreto che rende illusorio e falsificato il contenuto: ciò è ovvio e scontato in letteratura che ha bisogno sempre di un finale, ma contraddittorio nell’esoterismo.

        Tra le fonti massoniche di Rossetti, oltre a Light on Masonry di Bernard, c’è di Marziale Reghellini Esprit du Dogme de la Franche-Maçonnerie21 e soprattutto dall’eloquente titolo La Maçonnerie considérée comme le résultat des religions Egyptienne, Juive e Chrétienne, del 1829; fonte di Reghellini sono Jean-Marie Ragon22 e Jonathan Ashe, autore del Masonic Manual del 181423. Per Reghellini i membri della Massoneria erano rivoluzionari costretti a nascondere i loro piani (lo schema di Barruel e Rossetti), ma in quanto rivoluzionari erano custodi di antiche conoscenze; così anche per lui Dante era iniziato alla Massoneria24, a questa «rivelazione» Rossetti replicò con stizza: “Reghellini dice che il poema di Dante è un poema massonico, ma c’ero già arrivato anche io”25. Un anno più tardi scrive allo stesso Charles Lyell:

        “È impossibile continuare senza esporre i misteri più intimi della setta, visto che l’intero poema di Dante, tutte le liriche del Petrarca, quasi tutte le opere del Boccaccio, e, infine, tutte le antiche scritture di quella classe, non sono altro che autentica dottrina e pratica dei massoni, nell’accezione più rigorosa della parola. Tale era la gaia scienza, tale l’amore platonico, tale la setta dei Templari e quella dei Pauliciani” 26

        Il figlio William commenta riguardo alla conoscenza della Massoneria del padre:

        “Col progredire le sue concezioni si ampliarono e considerò Dante come membro, sia in politica che in religione, di una società occulta che aveva uno stretto rapporto con quella che oggi chiamiamo Massoneria”27.

        Rossetti insiste su questo particolare non fondamentale per Reghellini: Dante era un ghibellino libero pensatore, quindi massone ed in quanto ghibellino rivoluzionario antimonarchico28 e antipapale: la figura di cavaliere Kadosh della Massoneria scozzese era ciò che meglio incarnava questo stereotipo. Nessuna prova oggettiva del coinvolgimento di Dante con la Massoneria, quindi con Kadosh, ma solo un’argomentazione induttiva e in parte autobiografica29.

        Da parte sua l’autore di Light on Masonry interpreta il grado di Knight of Kadosh in chiave di «vendetta Templare», interpretazione che Rossetti fa sua trasponendola a Dante e alla sua visione socio-politica e rivoluzionaria poi ripresa da Aroux: due modi opposti, pro e contro, di usare la stessa argomentazione dei Cavalieri Kadosh. Ciò che è contestabile in questo caso non è la presenza del tema della vendetta in Dante30 ma la filiazione che si pretende esistere tra la sua esternazione e il grado massonico dei Cavalieri Kadosh della Massoneria moderna.

        Rossetti completa Il Mistero dell’Amor Platonico31nel 1840, opera in cinque volumi stampata in un centinaio di copie che nella Dedica definisce “un lavoro ch’io voleva condannare alla oscurità”. Dopo averla ricevuta Frere ne comprese la pericolosità e i fini differenti dai suoi e chiese a Rossetti di fermare la distribuzione ormai avviata, ma limitata a qualche decina di copie tra Inghilterra, Italia e Germania e quindi distruggerla: dopo la morte di Rossetti, la moglie, fervente anglicana, fece bruciare tutte le altre copie rimaste32. Già nel 1833 Frere scrisse a Rossetti il seguente rimprovero in merito alle sue idee:

        “Pregate, pensate bene e consultatevi con uomini coscienziosi e con la vostra stessa coscienza prima di avventurarvi sui passi irreparabili della rivelazione di uno dei due grandi misteri antagonisti”33.

        I «due grandi misteri antagonisti» si riferivano all’idea che il paganesimo dei Misteri Eleusini trasformati nella Massoneria e il Cattolicesimo romano fossero una stessa cosa quando sublimati dalla gnosi che opera la coniunctio oppositorum, gnosi condensata dalla formula «Gesù abbraccerà Bélial suo fratello e lo condurrà a Dio»: Bélial34 è una figura demoniaca che appare nella Torah ebraica e nei manoscritti di Qumrān, personificazione del male ripresa da alcune scuole gnostiche e in seguito dai Grimori rinascimentali fino all’occultismo del XIX secolo. Nel 1836 Frere rimproverò nuovamente a Rossetti la sua teoria gnostica:

        “Tu, mio caro Rossetti, che dimostri che quei sistemi che ai tuoi lettori avevi insegnato a considerare come rami dello stesso, erano essenzialmente le forme di due principi antagonisti. Immagina quali saranno i tuoi sentimenti di orrore, se gli eventi ai quali potresti assistere dovessero imporre quella convinzione della tua mente” 35.

        Rossetti da parte sua ammise a Frere che la pubblicazione dell’Amor Platonico avrebbe potuto svelare il “Mysterium Magnum della Massoneria”.

        Il testo di Rossetti si pone come continuazione alla filosofia platonica dell’Amore professata da Marsilio Ficino e dall’antica Accademia Platonica36: definiva “il pensiero di Dante, pensiero di Eleusi e Memphis, alto e profondo”37; nel Il Mistero dell’Amor Platonico usa una lettura della Divina Commedia e dell’opera di Dante in chiave antipapale e massonica, cultura ereditata dal suo periodo napoletano. Riguardo alle sue teorie universaliste scrive:

        “Son rimontato all’origine del linguaggio allegorico, ho spiegato tutto il fondamento del sistema mitologico di Egitto, di Grecia, di Roma e fin dell’India, ne ho dato le chiavi, ed ho fatto vedere che quell’antica scuola non si è mai perduta, ma ha continuato con cammino sotterraneo sino al tempo di Dante e sino al nostro. Mi è riuscito di dare a sì vasto disegno un bell’insieme e quel ch’è più un aspetto di cosa edificante piuttosto, poiché ho mostrato che l’assurto Politeismo non era altro in sostanza, nella scuola sacerdotale, che il Monoteismo. Con questo nome ho velato una verità che avrebbe potuto riuscir di forte agrume a molti palati, poiché in sostanza era il Politeismo”38.

        Tutto ciò è profondamente naïf, ma il vero scopo di Rossetti emerge dal “Ragionamento secondo” de La Beatrice di Dante nel quale fa risalire la «lingua misteriosa» di Dante all’Egitto, attraverso Platone e Pitagora, pur denunciando egli stesso la vaghezza delle proprie attribuzioni:

        “Quali fossero le loro dottrine [dei pitagorici] non so, perché non furono mai rivelate, ma so che erano innumerevoli e che erano le più illustri, le più dotate e le più talentuose della nazione; dall’effetto illustre possiamo giudicare l’altezza della causa”.

        Rossetti dedicò Il Mistero dell’Amor Platonico a un misterioso S**** K****, Esq. che nel 5° volume svela essere il barone Seymour Kirkup39, residente a Firenze dal 1820 presso «via Ponte Vecchio 2» che egli ricorda essere l’antica residenza Templare nella città; fu pittore noto per aver scoperto l’antico ritratto di Dante dipinto da Giotto e descritto da Vasari ma andato perduto perché ricoperto da un affresco. Valli descriveva Kirkup come genericamente “un erudito di esoterismo”, in realtà era soprannominato lo stregone di Firenze, interessato allo spiritismo aveva una propria medium di nome Regina; di spirito irreligioso riacquistò la «fede» dopo la manifestazione spiritica del padre defunto di Regina. Collaborò inoltre alla rivista London Spiritual Magazine alla quale inviò relazioni in merito ai risultati delle sperimentazioni della Società Magnetica di Firenze40. Anche Rossetti ha simpatia per il mesmerismo di voga all’epoca, al quale dedica una sua poesia di cui riporto i versi iniziali:

        Alto portento ch’io cantar non oso
        D’un abil vate un dì fia certo il tema:
        Il Mesmerismo è sì miracoloso
        Ch’esser dovrà cagion d’un gran poema41.

        Per Rossetti l’Amor platonico

        “costituiva la ‘chiave di volta’ dell’esoterismo cristiano medievale, e non solo medievale. Non si tratta a questo riguardo di un generico platonismo, bensì di un preciso riferimento a quella che è stata la scoperta fondamentale del Rossetti fin dagli inizi della sua ricerca, ovvero alla dottrina segreta dell’Amore metafisico per la Divina Sapienza, che il Rossetti riconnette essenzialmente alla «Filosofia Pitagorica»” 42.

        Riguardo storia e descrizione del grado del Cavaliere Kadosh e la loro «vendetta», Rossetti segue anche Barruel oltre a Bernardconcludendo con una improponibile proprietà transitiva:

        “questo voto di vendetta si è perpetuato per più di cinque secoli, e non riguarda, senza dubbio, la persona di Filippo il Bello e Clemente quinto; questo voto di vendetta ricade sugli eredi e i successori di questo re e di questo papa”43.

        La sua teoria templare è espressa nel IV volume, estratta dalla Storia dell’Inquisizione di Padre Llorente, segretario del Sant’Uffizio di Spagna (sic):

        “«I cavalieri Templari che si erano ritirati in Scozia vi fondarono nel 1314 una sede particolare, sotto la protezione dei Robert Bruce. Il loro oggetto e i loro costumi erano gli stessi. Essi si erano nascosti sotto l’allegoria e la denominazione di Architetti; e questo fu il vero inizio dell’affiliazione che ha preso in seguito il nome di Libera Muratoria»”44.

        Rossetti commenta concludendo categoricamente e senza nessuna prova a carico:

        “Tal fu l’origine della Massoneria Scozzese, discesa immediatamente dai Templari”45

        Più avanti un’altra sua conferma testimoniata e certificata da un generalissimo “udimmo parecchi altri”46:

        “E udimmo parecchi altri che c’informarono essere i Muratori derivati da’ Templarj, anzi questi medesimi mutata nomine e udimmo un altro che sentenziò doversi riguardare la Franca Massoneria «come un ramo del Magismo Persiano, il quale cristianizzato ne’ suoi misteri fu portato in Europa dai Crociati» poiché «si nelle segrete cerimonie di Mitra come in quelle della Massoneria il numero de’ gradi principali si pareggia a quel de’ pianeti…”.

        Dopo questo saggio di comparativismo religioso Rossetti conclude la sua ricerca sull’origine di Massoneria e di conseguenza della Divina Commedia così come riportato nella nota riferita a Bocchini:

        “Dunque «in tutti i riti massonici si è conservata la formalità delle prove dei misteri egiziani: l’insegnamento è lo stesso, il risultato al quale si tende è lo stesso47» E lo stesso ripetasi della Commedia di Dante: decida il lettore qual genere di poema essa sia, se cattolico secondo la teologia di Roma, se massonico secondo la filosofia di Eleusi” 48.

        Queste citazioni manualistiche servono a evidenziare la superficialità delle dimostrazioni libresche che non possono servire come referenza seria. Secondo le conclusioni di Rossetti era possibile ipotizzare una discendenza diretta tra Templari e Massoneria e la figura di Dante giocare un legame mediano e di passaggio; per l’autore dell’Amor platonico è normale che Dante diventi Kadosh perché legge sui manuali (Light on Masonry) che i Templari ormai confluiti nel ‘700 in Massoneria si chiamano Knight of Kadosh. Rossetti parla espressamente di “altissimo grado Templare, detto di Kaddosh” 49 lasciando ambiguamente intendere che ciò che è in realtà massonico, cioè creato nel corso del XVIII secolo, possa riferirsi al contempo come templare del XIII o XIV secolo; quale migliore occasione di conferma se non la medaglia con l’acronimo F.S.K.I.P.F.T.? Infatti, subito dopo questa affermazione Rossetti si lancia gratuitamente nell’interpretazione della medaglia e del misterioso acronimo. Sull’opera di occultamento Rossetti insiste:

        “Se la Massoneria, benché con altri nomi, esistè in Europa per molti secoli trascorsi, e ad evitar le persecuzioni dovette assumere ingannevoli aspetti, e fin quello dell’Alchimia, dell’Astrologia e dell’Amor platonico, qual maraviglia che le sue logge abbian preso anche quello di accademie letterarie o scientifiche, mentre tante produzioni da esse scaturirono che trattano variamente di tali materie, e ne fanno continua testimonianza in que’ fasci di prose e poesie che ingombrano le nostre biblioteche? Non senza gran motivo il papa Paolo Secondo interdisse il nome di Accademia, e dichiarando eretici coloro che prendesser il titolo di Accademici, imprigionò e torturò quegli Accademici che gli caddero fra le unghie”50.

        Queste furono le conclusioni del suo periodo di maturità; negli anni Rossetti abbandonò questa idea e dopo aver pubblicato l’Amor platonico rinunciò a commentare il Paradiso convinto dell’impossibilità di poter tracciare un parallelismo rigoroso tra i gradi massonici e il mondo celeste di Dante51. Capovolgendo totalmente le sue tesi finì per definire la Divina Commedia una «infame profanazione»52. Anche sul versante massonico Rossetti rivide le proprie posizioni: se la Massoneria prima gli era sembrata un’organizzazione dai forti valori religiosi, dopo gli apparve veicolo di messaggi laici e blasfemi53. È sempre significativo osservare che ci sono scrittori che mantengono, perseguono e sviluppano tesi, incuranti del fatto che gli autori delle stesse le abbiano nel tempo sconfessate o, come nel caso che stiamo trattando, siano state smascherate come false. Nel caso di Rossetti purtroppo il danno è fatto e le conseguenze hanno avuto ed hanno tuttora conseguenze velenose difficili da eliminare.

        Dalla lettura dei testi e dalle testimonianze, appare evidente che Rossetti considerasse anacronisticamente Dante un massone e che nella figura del cavaliere Kadosh riflettesse la propria persona di esule, rivoluzionario antimonarchico e antipapale, in attesa di una rivendicazione, una «vendetta» da consumarsi contro un Re e un Papa54; in questo vediamo la sua originale attribuzione di significato all’acronimo F.S.K.I.P.F.T.

        Kadosh vs. Qadoš

        Valli eredita da Aroux e da Rossetti il topos che coinvolge Dante nella discendenza templare e massonica; senza ulteriori dimostrazioni cade nel tranello logico quando afferma “Kaddosh è un noto grado iniziatico”; è certamente un grado iniziatico nella Massoneria moderna (XVIII/XIX secolo) ma nulla attesta, fino alla sua soppressione del 131255, che fosse un grado iniziatico Templare, tale parallelismo della filiazione tra l’uno e l’altro non è dimostrato, ma solo ipotizzato, per cui si vanifica la sua interpretazione. Prima del 1312 non esistono documenti templari o in rapporto con i Templari (originali) che usino il titolo Kadosh, termine che appare in relazione a un grado iniziatico solo quattro secoli più tardi56. Nella Qabbalah, e ovviamente in ambienti ebraici, il termine è in ampiamente in uso essendo la loro lingua propria57, ma in ambito cristiano il termine è arrivato solo nel XV secolo con l’irrompere della Cabbala cristiana di Pico della Mirandola e seguaci58, seppur non legato a un grado iniziatico o Templare, ma come nome generico.

        Kadosh è un termine ebraico tradotto con «santo» (affiancabile al greco hagios) «consacrato», a volte «purificato», termine che nella letteratura rabbinica ha preso il significato di «martire»59. Il termine è composto da quattro lettere qof, daleth, vav, shin dalla radice (QDSh qadash) che significa «separare», indica colui che è separato dal mondo, per cui equivalente al latino sacer60, «sacro». La parola si ritrova nell’arabo nel nome divino Al-Quddūs «il Santo» o in quds (Al-Quds è il nome di Gerusalemme). In genere in ebraico la lettera qof (ק) è traslitterata con «q» mentre è la lettera kaf (כ) ad essere (logicamente) traslitterata con «k»61; questa ambiguità di trascrizione la troviamo spesso anche nell’uso delle lettere arabe corrispondenti kāf (ك) e qāf (ق)62. In questo caso la trascrizione corretta del nome Kadosh è Qadōsh o Qadōš63.

        Johannes Reuchlin nel De arte cabbalistica64scrive traslitterando l’ebraico radice e declinazione contemporaneamente con «K» e «q» “KTVRTh qtoreth” («fumigazioni»). Stessa cosa Knorr Von Rosenroth65 nella Kabbala Denudata scrive “ADM KDMVN- ’Adham Qadmon”;usa il termine kadosch ma traslittera il Trisagion, la preghiera ebraica: Qadosh, Qadosh, Qadosh, Yod He Vau He Tzabaoth (Santo, santo, santo, il Signore delle schiere), stessa lettera ebraica trascritta in due maniere differenti66. Auguste Latouche in Etudes hébraïques: Dictionnaire idio-étymologique hébreu del 1836 usa qadosh: senza che si possa stabilire un confine netto, quest’ultimo modo di traslitterazione è più diffuso nelle pubblicazioni ebraiche e cabbalistiche mentre la forma kadosh è più diffusa in ambiente massonico/occultista67; nei testi della Cabbala cristiana si usano entrambe le scritture.

        La Blavatsky nel suo Glossario teosofico confonde l’iniziale di kadosh con la kaf (כ), alla quale assegna il suo corretto valore 20, mentre la qof ha valore 100, così da formulare una ghematria errata, ciò nonostante, usa Qadosh in altro lemma. Non ci sono equivoci quando Guénon traslittera Kether «corona», la cui iniziale è kaf (כ), e Qabbalah (iniziale qof ק) quando invece in molte pubblicazioni di altri autori si legge Kabbalah. Equivoco invece l’uso di kadmōn anziché qadmōn: Guénon usa i due modi, kadmōn nei primi articoli (es. Le Demiurge o nelle note a L’Archéomètre), che corregge in qadmōn successivamente; es. è kadmon nell’articolo Le symbolisme de la Croix apparso su La Gnose nel 1911 e qadmōn nel successivo libro Le symbolisme de la Croix;quindi, molto opportuna la correzione. Ma perché correggere Kabbala con Qabbalah, correggere kadmōn con qadmōn e non Kadosh con Qadosh ne L’esoterismo di Dante? Evidentemente correggendo Kadosh con Qadosh l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. da cui parte l’idea del libro perderebbe validità; sarebbe stato corretto notare la trascrizione errata, o almeno porre il dubbio della trascrizione corretta[Si è visto che sono usate le due trascrizioni, quindi non è sicura nessuna delle due; ma certamente chi proviene da un ambiente iniziatico, come nel caso della medaglia qualora si accertasse la validità della trascrizione Kadosh, dovrebbe conoscere l’importanza di una trascrizione corretta che permetta l’uso nella scienza delle lettere delle due tradizioni.].


        1. Col Supreme Council tenuto a Charleston nel 1801 il grado Knight Kadosh occupava il 28° grado, successivamente il 29° per poi posizionarsi all’attuale 30° grado su 33; da questo particolare appare evidente che ogni speculazione «simbolica» sul numero 30, in relazione al 33, è artificiosa.[↩]
        2. Santi è qedošim o kedoshim plurale di kadosh.[↩]
        3. Levitico XIX, 1. Cfr. Latomia 4 e 6;Cfr. Claude Guerillot, La genèse du Rite écossais ancien & accepté. Trédaniel, Paris, 1993.[↩]
        4. Claude, Le rite de Perfection, Trédaniel, Paris, 1993.[↩]
        5. Barone Karl Gotthelf von Hund, signore di Altengrotkau (1722-1776).[↩]
        6. S.A.R. Carlo Edoardo Stuart (Eques a Sole Aureo 1720-1788). Il titolo e l’appartenenza furono smentiti dal Pretendente Stuart, dichiarazione di cui bisogna prendere atto pur nelle contraddizioni della sua vita.[↩]
        7. Il duca Ferdinando di Brunswick-Wolfenbüttel (1721-1792), prese il nome nel Rito di Eques a Victoria.[↩]
        8. Il langravio Karl von Hesse-Kassel (1744-1836), Eques a Leone Resurgente.[↩]
        9. Si tratta di Georg Friedrich von Johnssen (1726-1775 o Johann Samuel Leuchte), Johann August von Starck (1741-1816), Freiherr von Gugomos e Philipp Samuel Rosa. Questo argomento apre il capitolo della filiazione templare e della supposta «eredità» cui allude Guénon del capitolo Heredom (Studi sulla Massoneria e il Compagnonaggio), argomento che non è possibile trattare in questa sede ma è tratteggiato tra le righe.[↩]
        10. Esiste anche un grado cosiddetto «Kadosch di Cromwell» ovviamente un falso, cfr. Ragon J.-M., Tuileur general de la Franc-Maçonnerie.[↩]
        11. Questi semplici appunti mostrano con una certa chiarezza come questo grado (ma in fondo così sono tutti) sia il frutto di un’evoluzione e di una stratificazione di elementi aggiunti negli anni, giocando coi simboli, tanto da non poter parlare di qualcosa di carattere sovrumano o sacro.[↩]
        12. Si trattava di una sorta di malicidio, definizione coniata da San Bernardo di Chiaravalle nel De laude novae militiae ad Milites Templi, per giustificare l’omicidio compiuto dai Templari quando serviva per debellare il male.[↩]
        13. Re Filippo IV di Francia (1268-1314) detto «il Bello», della dinastia dei Capetingi.[↩]
        14. Papa Clemente V (1264-1314) al secolo Bertrand de Got o de Gouth eletto 195º Papa nel 1305 su pressione di Filippo il Bello, in seguito accetto il trasferimento della sede papale ad Avignone per quel periodo noto come «cattività avignonese».[↩]
        15. Guillaume de Nogaret (1260-1313), fu Cancelliere di Filippo il Bello e propositore del potere assoluto del Re, in autonomia dal papato.[↩]
        16. John Hookham Frere (1769-1846) diplomatico inglese trasferitosi a Malta e in contatto con i Cavalieri di Malta in genere ostili ai Templari, ostilità per altro ricambiata da come si legge in alcuni rituali Kadosh.[↩]
        17. Rossetti lo cita in parafrasi Dello Spirito Antipapale, e della segreta Influenza ch’esercitò nella Letteratura di Europa e specialmente d’Italia, come risulta da molti classici, massime da Dante, Petrarca, Boccaccio. Londra, 1832. Libro all’Index Librorum Prohibitorum del vaticano[↩]
        18. Augustin Barruel (1741-1820), autore delle Mémoires pour servir à l’Histoire du Jacobinisme (Memorie per la storia del giacobinismo) pubblicato a partire dal 1796.[↩]
        19. Cfr. Leon Surette, The Birth of Modernism. Ezra Pound, T.S. Eliot, W.B. Yeats, and the Occult. McGill-Queen’s University Press, Montreal, 1993.[↩]
        20. Nel 1851 Rossetti inviò ad Aroux parte del manoscritto de La Beatrice di Dante nella speranza che Aroux, traduttore di Dante in francese, ne fosse interessato; dopo l’irritazione di aver scoperto Dante politicamente avverso e antipapale, Aroux usò l’idea per scrivere il suo Dante, Hérétique Révolutionnaire Socialiste. Queste idee rivestite di nuovo spiritualismo o, meglio, occultismo, furono riprese anche da Josephin Peladan (1858-1918) nel suo La Doctrine de Dante. Peladan fu esponente di primo piano dell’occultismo fin de siècle. Nel 1887 conobbe Stanislas de Güaita che gli fece conoscere l’ambiente di Papus (Gérard Encausse) e col quale fondò l’Ordre de la Rose-Croix kabbalistique; abbandonato Papus fondò una società segreta chiamata l’Ordre de la Rose-Croix catholique et esthétique du Temple et du Graal, animatore del Salons de la Rose-Croix – Rose-Croix esthétique o Ordre du Temple de la Rose-Croix. Non è possibile soffermarsi su Peladan in quanto allontanerebbe dal tema seppur utile per lo studio delle origini dell’«esoterismo di Dante».[↩]
        21. Marziale Reghellini (1757-1853).[↩]
        22. Jean-Marie Ragon (1781-1862).[↩]
        23. Jonathan Ashe (1766->1813).[↩]
        24. Il passaggio «logico» per molti autori che hanno accettato la lezione a partire da Rossetti, Aroux e Guénon è la seguente: Dante = Kadosh ma Kadosh = Massoneria quindi Dante = Massoneria. Un noto divulgatore televisivo deforma e «abbrevia» la narrazione concludendo che “Secondo René Guénon, la medaglia di Pisanello sarebbe quindi la prova dell’appartenenza di Dante, in quanto iniziato, a una loggia massonica”, Roberto Giacobbo, Templari. Dov’è il tesoro? Mondadori, Milano, 2010. Questi sono i danni causati da una mancata correzione, rettifica e decenni di equivoci.[↩]
        25. Lettera a Charles Lyelldel 29 ottobre 1831. Il 1° febbraio 1842 Rossetti: “E Reghellini dice chiaramente che Dante era massone (…) e Ragon afferma lo stesso”. All’amico e confratello Charles Lyell dedica il suo La Beatrice di Dante.[↩]
        26. Lettera a Charles Lyelldel 1° ottobre 1832.[↩]
        27. Dalle sue letture Rossetti ricava questa storia della Chiesa: “Dagli scritti di quest’ultimo [Sinesio vescovo di Cirene] deduco che la scuola segreta del sacerdozio cristiano è continuata nella Massoneria; che uno dei capi della scuola al tempo di Costantino, Silvestro, assieme a quel despota, convenne di sopprimere l’interpretazione segreta, e di tenere dolo la formulazione delle forme esteriori, la quale modalità produsse il papato o il sacerdozio di Roma; ma altri capi della stessa scuola, indignati per aver osservato gli squallidi interessi degli uomini al potere secolare, si staccarono da lui e perseverarono nell’insegnamento segreto, – che proseguì fino all’età tarda (e qui si arriva a Dante), e così è continuato fino ai nostri tempi”. Protestando contro Antonio Panizzi che si opponeva alle tesi del padre, William ribadisce: “quando un uomo dice che Beatrice non è esistita, e che Dante era una specie di Massone, deve aspettarsi che persone di parere contrario si esprimano con forza”. Queste testimonianze in Gabriele Rossetti a versified autobiography. Sands & Co, London, 1901, testo commentato dal figlio Williams. [↩]
        28. Naturalmente per Rossetti la monarchia s’incarnava nel grande nemico Ferdinando IV di Borbone poi Ferdinando I delle Due Sicilie, in un suo verso“Ferdinando di mente ferina”.[↩]
        29. Tali attribuzioni sono anacronistiche, la Corporazione di Mestiere medievale, antica progenitrice della successiva Massoneria, era ben lontana da concepire il sistema dell’«accettazione» di persone estranee al Mestiere.[↩]
        30. Purgatorio XX, 94-96[↩]
        31. Gabriele Rossetti, Il Mistero dell’Amor Platonico derivato da’ Misteri antichi. 5 Volumi. Taylor, London, 1840.[↩]
        32. Alessandro Grossato, Ibid. Sui rapporti tra Rossetti e Frere, Peter Vassallo, “John Hookham Frere,GabrieleRossetti,and Anglo-Italian Cooperation in Exile”, in Barbara Schaff, Exiles, Emigrés and Intermediaries, Brill, Leiden, 2010.[↩]
        33. Gabrielle Festing, John Hookham Frere and His Friends. Nisbet, London. 1899.[↩]
        34. Nome composto da bĕli «senza» e yaʿal «valore».[↩]
        35. Gabrielle Festing, Ibid.[↩]
        36. Così l’Incipit del Libro: “Socrate rivelò questo Sacro Mistero d’Amore a Platone; Platone filosofo tra gli altri Pio, subito un libro per comodo de’ Greci ne compose” Marsilio Ficino.[↩]
        37. Nel Poema autobiografico Veggente in solitudine del 1846.[↩]
        38. In Gabriele Rossetti, Comento… p. XXXII. Rossetti nel “Ragionamento secondo” de La Beatrice di Dante, fa risalire all’Egitto attraverso Platone e Pitagora la «lingua misteriosa» di Dante; nello stesso testo denuncia la vaghezza induttiva delle proprie attribuzioni: “Quali fossero le loro dottrine [dei pitagorici] non so, perché non furono mai rivelate, ma so che erano innumerevoli e che erano le più illustri, le più dotate e le più talentuose della nazione; dall’effetto illustre possiamo giudicare l’altezza della causa”.[↩]
        39. Seymour Kirkup (1788-1880).[↩]
        40. Cfr. The Thinker’s Garden, Baron Kirkup: The Forgotten Mage of Florence. Anche Alessandro Grossato, Ibid. Il mesmerismo era una passione condivisa con altri inglesi residenti a Firenze tra i quali lo scultore-poeta William Wetmore Story, la poetessa Browning, il musicista Boott, la signorina Annette Bracken, i signori Trollope e Isabella “Isa” Blagden. Spiritismo, Dante e Rossetti si trovano coinvolti anche nelle pratiche spiritiche della poetessa triestina Nella Doria Cambon (1872-1948). Nel suo circolo letterario durante una seduta del 1929, la cui medium fu Romana Fornis e alla quale partecipò il docente di antropologia Fabio Frassetto, autore di Dantis Ossa. La forma corporea di Dante. Scheletro, ritratti, maschere e busti (1933), apparve lo spirito di Dante che Frassetto riconobbe in base agli studi da lui compiuti; alla domanda su chi fossero i più fedeli interpreti della sua opera rispose Gabriele Rossetti e Giovanni Pascoli. In una successiva seduta del 1938 Dante dettò a Nella un’invettiva contro il «mondo moderno»: “La vostra epoca di disattenzione e disamore per tutte le cose spirituali porta pure a noi disappunto e dispiacere; noi che tanto facemmo per l’umanità… E quella d’oggi ha gli occhi bendati, la volontà negletta… E perciò anche nel nostro mondo si combatte senza nessun conforto d’essere ascoltati. Purtroppo, questo dilagare di incredulità […] queste correnti che dilagano nel vostro mondo, sono emanate da spiriti che cercano di oscurare le menti di ogni vivente. Ma la vittoria sarà degli spiriti superiori. Voglia Dio conceder grazia di poteri spirituali e così dare a te, Nella, quella pace spirituale che tanti anni stai cercando. Ti benedico. Il tuo Dante Alighieri. (Fondo Nella Doria Cambon, Archivio Diplomatico in Hortis, Biblioteca di Trieste). Dante fu coinvolto in apparizioni spiritiche anche con Victor Hugo raccontate in La vision de Dante (1853). Il figlio di Rossetti, Dante Gabriele, fu il primo a sostenere che le conoscenze di Dante derivassero da pratiche spiritistiche e medianiche. Su Dante e il mondo dello spiritismo, Francesco Gallina, Citazioni Spiritiche. Dante e la cultura medianica, in “Parole Rubate. Rivista internazionale di studi sulla citazione”. Fascicolo n° 21, giugno 2020.[↩]
        41. Opere inedite e rare di Gabriele Rossetti. Poesie inedite e rare tratte dagli autografi, a cura di Domenico Ciampoli, vol. III, Vasto, 1931.[↩]
        42. Alessandro Grossato, Ibid.[↩]
        43. Cfr. Gabriele Rossetti, Il Mistero dell’Amor Platonico, Vol 4, cap. XVI “Cambiamento del gergo di erotico in dommatico”,[↩]
        44. Crediamo nell’imparzialità di Padre Llorente ma viene il dubbio che tale «storia» in merito a Templari e Massoneria possa essere condizionata dalla sua professione.[↩]
        45. Gabriele Rossetti, Ibid.[↩]
        46. La Storia umana scritta con questo criterio può e deve infine ammettere che l’origine umana proviene dalla costellazione di Vega, il rigore dimostrativo è lo stesso.[↩]
        47. Marziale Reghellini (1757-1853), v. supra.[↩]
        48. Gabriele Rossetti, Il Mistero dell’Amor Platonico, Vol 5, cap. Ultimo “Misticismo della Divina Commedia”.[↩]
        49. Gabriele Rossetti, Ibid., Vol 4, cap. XVI “Cambiamento del gergo di erotico in dommatico”.[↩]
        50. Gabriele Rossetti, Ibid., Vol 5, Conclusione “Esame delle principali Critiche fatte al Presente Sistema d’Interpretare”.[↩]
        51. Cfr. Gabriele Rossetti, La Divina Commedia di Dante Alighieri con comento analitico. John Murray, Londra, 1926-27. Il primo volume occupa i primi 13 canti dell’Inferno, il secondo completa la cantica.Il Purgatorio è stato commentato ma non pubblicato (sarà pubblicato solo nel 1967 nei tipi Olschki, Firenze a cura di Pompeo Giannantonio) il Paradiso non fu mai commentato.[↩]
        52. Cfr. Stefano Salzani, Luigi Valli e l’esoterismo di Dante. Il Cerchio, Rimini 2014.[↩]
        53. Si è sostenuto che questo radicale cambiamento fosse dovuto alle pressioni della moglie, fervente anglicana; il vero o non vero illustra quanto deboli fossero le sue convinzioni che infine possono ben dirsi opinioni personali e null’altro.[↩]
        54. Sulla «vendetta» Templare è utile leggere il testo dell’occultista Stanislas De Guaita, La vengeance des Templiers, dal quale si evince lo stato di permanenza di questa vendetta nei secoli.[↩]
        55. Il 1312 è la data della soppressione dell’Ordine Templare in occasione del Concilio di Vienne al termine del quale Papa Clemente V legge la Bolla Vox in excelso il 3 aprile 1312. Nella Bolla l’ordine e i cavalieri sono chiamati sempre fratres Ordinis militiae templi Hierosolymitani. Il Gran Maestro Jacques de Molay morirà sul rogo a Parigi l’11 marzo 1314.[↩]
        56. Si potrebbe contestare che non sono i documenti a certificare l’esistenza o meno di un titolo come questo, ma allora bisogna ammettere che ciò che è affermato senza prova, può essere negato senza prova.[↩]
        57. Si è visto ad esempio nell’uso del Levitico ma essendo la traduzione di «santo» è evidente che sia onnipresente nella Bibbia, nei contesti spirituali e religiosi.[↩]
        58. Pico della Mirandola (1463-1494) fu allievo di Yōḥānān ben Yitshaq Alemanno (1435-1504) e di Flavio Mitridate (1445-1489), ebreo siciliano, nato Shemuel ben Nissim Abul-Farag e convertito al cristianesimo (da qui uno dei suoi nomi dal padrino Guglielmo Raimondo Moncada), traduttore dall’ebraico al latino fu chiamato da Pico della Mirandola per insegnargli la lingua ebraica. Nel suo soggiorno in Germania ebbe come allievi Giovanni Agricola e Giovanni Reuchlin. Prima di questi contatti la lingua ebraica era riservata ai soli circoli ebraici. Mitridate con la sua conversione è l’anello di congiunzione a partire dal Rinascimento tra la lingua ebraica e il suo uso in ambiente cristiano. Nelle Conclusiones nongentae… Picoscrisse “Credo di essere stato il primo ad avere menzionato esplicitamente la qabbalah”.[↩]
        59. È questo significato che ha contribuito a sviluppare un certo «vittimismo templare», apporto sentimentale cresciuto a partire dai secoli successivi alla sua distruzione: la fine dei Templari ha diviso gli intellettuali d’Europa, posizioni che possono essere sintetizzate nelle affermazioni di due autori, da una parte Joseph de Maistre dichiarava: “Che importa all’universo la distruzione dell’Ordine dei Tempio”, dall’altra Jules Michelet dichiarava questa distruzione “il più grave cataclisma della civiltà occidentale”.[↩]
        60. Nella Qabbalah il termine Qadosh è ricco di significati (es Cfr. Zohar I, 18b.; Ibid. Idra Rabba Qadusha VII); molti di questi sono stati apposti in Massoneria ma nulla che possa riferirsi alla nostra medaglia. In Bernard, Light on Masonry… p. 288, il Knight of Kadosh è descritto come «solitario o separato»; attendiamo qualcuno che azzardi un parallelismo con la figura dell’afrād dell’esoterismo islamico.[↩]
        61. Cfr. Le Tuileur de Vuillaume del 1830 chetraslittera «k» con «ch».[↩]
        62. Un caso noto a tutti è la trascrizione del nome dell’Emiro ‘Abdel Kader; il nome fa riferimento al nome divino al-Qādir, spesso scritto correttamente magari nello stesso testo in cui si usa la trascrizione del nome errata. [↩]
        63. Cfr. Giulio Busi, Raphael Ebgi, Giovanni Pico Della Mirandola. Mito, Magia, Qabbalah, Einaudi, Torino. Si trova anche qadoch, qadosch e qadochs.[↩]
        64. Johannes Reuchlin (1455-1522).[↩]
        65. Christian Knorr von Rosenroth (1636-1689).[↩]
        66. Sulla stessa riga riesce a scrivere radice e declinazione in modo differente.[↩]
        67. Per esempio, Eliphas Lévi, Saint-Yves d’Alveydre e i discepoli Papus e Stanislas de Guaita usano la scrittura Kadosch. Albert Pike (1809-1891) scrive uno specifico A The Words Kadosh & Hierodom. In Readings XXXII, 1872. Jean-Marie Ragon (1781-1862) ne scrive nel Nouveau Rituel de Kadosh. Collignon.[↩]

        1. L’Esoterismo della… Colla

          1. L’Esoterismo della… Colla

          Le medaglie 

          Al Concilio di Ferrara e Firenze che si svolse tra il 1438 e il 1439 partecipò una delegazione arrivata da Costantinopoli guidata dall’imperatore Giovanni VIII Paleologo, il patriarca Giuseppe II e al seguito molti consiglieri, tra i quali Giorgio Gemisto Pletone e il cardinal Bessarione metropolita di Nicea. In quell’occasione fu notificata l’unione delle due Chiese d’Oriente e Occidente e Pisanello coniò nel 1438 una medaglia commemorativa in onore del Paleologo1.

          Figura 1: a sinistra il ritratto di Giovanni VIII Paleologo a destra il Corteo.

          Oltre che pittore Pisanello fu un abile medaglista e cercando tra i conii di altre sue produzioni numismatiche si trova ricorrente una delle due medaglie di cui parla R. Guénon ne L’esoterismo di Dante pubblicato nel 19252:

          “Il museo di Vienna custodisce due medaglie: una raffigura Dante, l’altra il pittore Pietro da Pisa; sul rovescio di entrambe sono incise le lettere F.S.K.I.P.F.T.”3.

          Medaglia del Pisanello, Pisanus Pictor,e sul retro l’acronimo F.S.K.I.P.F.T.
          Figura 2: medaglia del Pisanello, Pisanus Pictor, e sul retro l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. 

          Il nome che riscrive Guénon non è corretto, non si tratta di Pietro da Pisa, il vero nome del Pisanus è Antonio di Puccio più tardi detto Pisanello4: l’errore non è grave, Vasari lo chiama Vittore*, ma prova come affidarsi a fonti dubbie o di seconda mano possa generare più di un’inesattezza. A discolpa di Guénon bisogna dire che la fonte della descrizione di questa medaglia è Eugène Aroux5 che cita Gabriele Rossetti6 che cita Giuseppe Pelli7 che cita Apostolo Zeno8; l’errore del primo, ma non solo questo, viene ripetuto da tutti gli altri che seguono.

          * Giorgio Vasari, Vite de’ più eccellenti Pittori Scultori e Architettori del 1550. Vasari scrive il capitolo dedicato alla vita di Pisanello assieme a quella di Gentile da Fabriano con il quale ha condiviso in parte la sua vita artistica. Il ritratto proposto da Vasari qui di seguito è certamente ispirato dalla medaglia. Nelle note di Giovanni Bottari alla Vite di Vasari da lui edite nel 1759 parla di una medaglia posseduta da un certo sig. Mariette che sul retro del ritratto di Pisanello porta l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. su due righe.

          Vale la pena riprodurre anche il disegno più chiaro in tutti i dettagli tratto da Memorie istoriche di Rimino e de’ suoi signori del conte Francesco Gaetano Battaglini che nessuno degli autori cita, riproduce Pisanello ma non Dante9.

          Figura 3: tratto da Francesco Gaetano Battaglini, Memorie istoriche di Rimino e de’ suoi signori.
          Figura 3: Tratto da Francesco Gaetano Battaglini, Memorie istoriche di Rimino e de’ suoi signori. 

          In realtà la prima fonte che tratta della Medaglia con l’acronimo F.S.K.I.P.F.T., l’attribuzione templare e l’uso del nome Kadosh non è Aroux, come scrive Guénon, ma Gabriele Rossetti ne Il mistero dell’amor platonico pubblicato nel 184010 che cita Giuseppe Pelli di ciò che avrebbe visto Apostolo Zeno al Museo di Vienna11, solo nel 1854. Aroux in Dante hérétique, révolutionnaire et socialiste12 cita le stesse fonti remote ma non Rossetti che è la fonte immediata13: non è possibile capire l’uso di Aroux del titolo di Kadosh senza farlo precedere da Rossetti. Nella Vita di Dante, scritta dal Pelli che non interpreta F.S.K.I.P.F.T. si legge14:

          “Apostolo Zeno, nel volume secondo delle sue lettere, num. 224, ci dice, che nell’Imperial Museo di Vienna vi è una medaglia con la testa di Dante e le lettere, DANTES FIORENTINUS, nel rovescio della quale, fra due lauri, si leggono le seguenti lettere iniziali: F.S.K.I.P.F.T. Il medesimo Zeno avverte nello stesso luogo, che queste note (F.S.K.I.P.F.T.), distribuite appunto nella maniera suddetta, stanno in un’altra medaglia del Museo, che nel diritto rappresenta la testa di Pietro Pisano, artefice molto eccellente, intorno alla quale si legge PISANUS PICTOR”15.

          L’interpretazione di Aroux che, si è visto, in realtà è di Rossetti:

          “Queste lettere si applicano a due uomini di merito diversi, non potendo esprimersi che con un titolo comune. Crediamo dunque poter, fino a migliore interpretazione, accettare questa: Fraternitatis Sacræ Kadosch, Imperialis Principatus, Frater Templarius”16.

          Il passaggio di Rossetti che Aroux copia è il seguente:

          “Ognun sente che quelle iniziali puntate, applicate a due persone diverse, un poeta e un pittore, debbono esprimere un titolo comune. E quale? Finché i dotti non ci dicono che vagheggiamo, io leggerò: Fraternitas Sacræ Kaddosh, Imperialis Principatus, Frater Templarius, cioè DANTE FIORENTINO (o PISANO PITTORE) Frate Templario della Sacra Fraternità Kaddosh, Imperial Principato”17

          Rossetti continua fantasticando:

          “Le citate medaglie del Museo Imperiale sono probabilmente una storica eredità di quell’Impero invisibile, che Dante chiamava in gergo, e con vezzo cinese, celeste Impero (Volg. Eloq.), regolato da «quell’Imperatore che lassù regge… ne l’aula più secreta co’ suoi conti” (Div. Com.). A un tal celeste Impero appartenevano que’ Principi celesti che son nel terzo cielo, i quali dicono: “Noi ci moviam co’ Principi celesti, Ai quali tu nel mondo già dicesti Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete (Parad.). È da notare che S∴P∴R∴☩∴, cioè, Sovrani Principi Rosa Croce si chiaman pure, nel citato libro massonico (n.d.r. Light on Masonry) questi della bicolore Aquila, caratterizzata dal bianco e dal nero”.

          Disinvoltamente Rossetti passa dall’Imperatore cinese, al dantesco Imperatore che lassù regge, al massonico Imperial Principato… Senza discriminazione si rischia di far rientrare anche l’Imperator della Golden Dawn; non basta un nome per poter associare anche le stesse idee.

          Stabilita la paternità corretta, che non è importante in sé ma fa capire la personalità di Aroux, Guénon lo corregge e aggiunge un particolare:

          “Aroux interpreta nel modo seguente: Frater Sacrae Kadosch, Imperialis Principatus, Frater Templarius. Per le prime tre lettere questa interpretazione è palesemente sbagliata e non offre un significato intelligibile; il nostro parere è che si debba leggere Fidei Sanctæ Kadosch. La società della Fede Santa, della quale Dante fu probabilmente uno dei vertici, era un Ordine Terziario di affiliazione templare, e questo giustifica l’appellativo di Frater Templarius; e i suoi dignitari portavano il titolo di Kadosch, parola ebraica che significa «santo» o «consacrato», e che si è conservata fino ai nostri giorni negli alti gradi della Massoneria” 18.

          Purtroppo, il ragionamento è debole: che sia presente negli alti gradi della Massoneria del XVIII e XIX secolo – fatto documentabile – non dimostra nulla riguardo la sua presenza in contesto medievale nel XIV secolo – fatto non documentabile –, periodo durante il quale questo termine Kadosh non è attestato in relazione a Templari o una Fede Santa. Ciò che è da capire è perché Aroux, e prima di lui Rossetti, abbiano scelto queste versioni dell’acronimo F.S.K.I.P.F.T.che Guénon eredita e modifica.

          Esiste un altro articolo intitolato Un côté peu connu de l’œuvre de Dante apparso su La France Antimaçonnique19; pur non essendo firmato è evidente che si tratta di una prima versione di ciò che Guénon ha poi pubblicato ne L’ésotérisme de Dante. Il testo presenta un’inesattezza palese in quanto esclude due lettere dell’acronimo; questo l’esordio: 

          “È noto che esiste una medaglia sulla quale l’effigie di Dante è accompagnata dalle lettere F.S.K.F.T.Si è tentato di dare varie interpretazioni di queste iniziali, ma la più probabile è la seguente, molto vicina a quella indicata da Aroux, se non del tutto identica ad essa: “Fidei Sanctæ Kadoch, Frater Templarius”. 

          Perché F.S.K.F.T.? Mancano le lettere centrali «I.P.» corrispondenti a «Imperialis Principatus», Aroux le riporta e non è neppure un errore tipografico perché la decifrazione «Fidei Sanctæ Kadoch, Frater Templarius» ignora le due parole centrali Imperialis Principatus corrispondenti alle lettere «I.P.»20. Il testo continua: 

          “l’associazione «della Fede Santa» alla quale il poeta apparteneva, era un Terz’Ordine di filiazione templare, ed era abbastanza simile, a quel tempo, a quella che fu poi la «Fraternità dei Rosacroce»”. 

          In questo passaggio l’autore segue la lezione di Aroux. La stessa versione da parte di Aroux e Rossetti pone in evidenza il fine, differente per i due autori, di sostegno per Rossetti e di accusa per Aroux; quest’ultimo fu fervente cattolico, dedica a papa Pio IX il suo testo su Dante con l’ossessione di dimostrare la sua eresia in quanto cataro21: 

          “La Chiesa ha in seno abbastanza gloria e genio da respingere anche un Dante, se è vero che Dante è stato suo costante nemico” […] “si deve riconoscere in lui un ateo, uno di quegli uomini senza fede e senza generosità, che, nel misero interesse della loro egoistica vanità, sognano e macchinano rivoluzioni, per innalzare su sanguinose rovine l’edificio della loro fortuna”22

          Legittimo chiedersi se Aroux abbia la lucidità, il distacco sufficiente per interpretare correttamente anche solo l’acronimo F.S.K.I.P.F.T., oppure forzi l’interpretazione a favore della propria idea per dimostrare l’eresia di Dante; allora anche il titolo di Kadosh che trova in Massoneria, a quel tempo più che mai contrapposta alla Chiesa, può essere la «pistola fumante», funzionale, che serve allo scopo per accostare indebitamente Dante alla Massoneria e Rossetti gli fornisce la chiave; ma la sua proposta è gratuita senza un elemento che possa provarlo. Lo stesso vale per Rossetti ma con intenzioni opposte.Per entrambi, il ragionamento è sostenuto da un sillogismo inconsistente: “dato che in Massoneria il grado Templare è associato al titolo di Kadosh, allora anche i Templari medievali devono essere Kadosh” e così di seguito.La prova dell’accusa di catarismo di Aroux è debolissima, parte dall’interpretazione del termine ebraico Kadosh che significa “santo, purificato” per affiancarlo a “cataro e puritano”23. 

          L’eredità di Rossetti e Aroux viene condivisa da Valli: 

          “Il Rossetti a p. 1383 del suo Il mistero dell’Amor platonico dette di quelle lettere la seguente interpretazione: «Fraternitatis Sacræ Kaddosh, Imperialis Principatus, Frater Templarius» e vide nella medaglia un argomento in mezzo a tanti altri per riaffermare i rapporti di Dante con i Templari (Kaddosh è un noto grado iniziatico). L’argomento fu ripreso dall’Aroux e poi dal Guénon (L’Esotérisme de Dante, p. 7), che modificò però l’interpretazione leggendo invece «Fidei Sanctae Kaddosh…»”24. 

          Gabriele Rossetti 

          Gabriele Rossetti25 visse esule a Londra, sposò Frances Polidori sorella di John William Polidori, medico personale e segretario di Byron, autore di The Vampire del 1819, la prima storia di vampiri e prototipo del Dracula di Bram Stoker; il racconto fu scritto nello stesso contesto della gara letteraria delle serate svizzere del 1814 durante la quale Mary Shelley scrisse il suo Frankenstein26. Dal matrimonio con Frances, Rossetti ebbe quattro figli, tra i quali Dante Gabriele27, pittore preraffaellita fondatore nel 1848 della Pre-Raphaelite Brotherhood (Confraternita dei Preraffaelliti) composta da sette membri su modello del gruppo tedesco dei Nazareni di poco precedente28.

          È negli scritti di Gabriele Rossetti che si deve ricercare l’origine e la ragione dell’uso del titolo di Kadosh, il primo che ha interpretato la medaglia di Dante e l’acronimo F.S.K.F.T. in chiave massonica. Rossetti fu politicamente legato alla Carboneria e iniziato in Massoneria a Napoli nel 180929; come referenza massonica, citato anche in Guénon, usa quasi sempre il testo divulgativo antimassonico Light on Masonry30 di David Bernard, ministro battista ed ex-massone, segretario del primo congresso antimassonico americano. Il testo di Bernard segue il clamore per la scomparsa e forse assassinio di William Morgan31, intenzionato a divulgare i segreti della Massoneria.

          La Massoneria napoletana fu riunita e ordinata dal duca Raimondo di Sangro, principe di San Severo32 che rivendicava la propria discendenza da Carlo Magno e dalla famiglia di san Bernardo di Chiaravalle sostenitore dell’Ordine del Tempio per il quale scrisse una sorta di Statuto «spirituale», De laude novae militiae ad Milites Templi; allo stesso modo Raimondo scrisse per la Massoneria napoletana degli Statuti Preliminari dai quali emergeva una chiara impronta templare, importando i gradi di «vendetta» templare in seno ad una massoneria scozzese ancora in formazione33; in tutti i suoi ritratti conosciuti sono presenti le insegne dell’Ordine di San Gennaro di cui era membro, la cui Croce è identica a quella Templare34; all’entrata della sua famosa Cappella è visibile la statua dell’antenato Cecco di Sangro le cui gesta sono raccontate in un grande cartiglio di marmo; narra la leggenda che durante la campagna delle Fiandre si fece rinchiudere in una cassa e grazie a questo stratagemma entrò furtivo in Amiens sotto assedio e riuscì a cogliere di sorpresa i nemici; in realtà avendo tutte le statue della Cappella un carattere allegorico e non storico anche la figura del cavaliere che esce dalla «tomba» con un pugnale ricorda i simboli della «vendetta» massonico/templare35. L’ingresso in Massoneria di Raimondo di Sangro fu sollecitato dal Principe Gaetano Carafa, a sua volta affiliato alla Loggia Zelajia, con l’intento di impiantare la Massoneria scozzese, allora sconosciuta a Napoli36; fino a quel tempo nel contesto partenopeo esistevano solo logge militari da campo austriache e logge di derivazione inglese, sotto l’influenza protestante e in soli tre gradi. È nella tipografia del Principe di San Severo che fu stampato un rituale di Maestro Scozzese, allora sconosciuto dalla Massoneria inglese, al quale presto si doppiò quello di Maestro Eletto e Sublime Filosofia37. Gli Alti Gradi scozzesi e a seguire gli altri Sistemi, furono la porta per introdurre in Massoneria ogni sorta di cultura e dottrina, magia, cabbala, templarismo, rosacrucianesimo38; Raimondo di Sangro, in particolare, diede un impulso ermetico/alchemico testimoniato dall’allestimento della sua Cappella39; tra i seguaci del Principe vi fu Henri Théodore de Tschoudy, autore de L’Etoile Flamboyante40 un rituale massonico di impronta fortemente alchemica41. Il governo e la direzione della scuola di Raimondo di Sangro passarono al primogenito Vincenzo e da questi a Paolo d’Aquino, principe di Palena, poi al nipote Pietro d’Aquino conte di Caramanico morto nel 1831. All’inizio del XIX secolo, durante il soggiorno di Rossetti a Napoli, il personaggio di spicco di questo ambiente esoterico partenopeo fu Domenico Bocchini42 erede di una Massoneria alchemica ed egizia, culla di un occultismo che di lì a poco si diffonderà in Europa; Bocchini fu affiliato alla loggia di rito scozzese I Figli della Libertà nel 1795, entrò nella Loggia La Vigilanza del Rito Egiziano di Cagliostro diretta a quel tempo del barone Lorenzo de Montemayor, ultimo Gran Cofto conosciuto nel Regno di Napoli, poi affiliato alla Loggia La Folgore di Napoli del Rito di Misraïm dei Bédarride; è da Napoli che s’irradiò una corrente di esoterismo rosacrociano che in Inghilterra faceva capo a Bulwer-Lytton43, autore di Zanoni44. Bocchini visse a Napoli, fu avvocato, letterato, classicista e massone, pubblicò il foglio Geronta Sebezio firmandosi con questo stesso nome ovvero Vecchio del Sebeto o con l’anagramma Nicodemo Occhiboni. I testi usano un linguaggio bislacco che contrasta con la grammatica profana e la filologia, Bocchini la chiama scienza palladia aporrezia45, una sorta di Trobar-clus «parlare chiuso»simile alla Cabala fonetica ed etimologica che sembra anticipare il programma dantesco di Rossetti:

          “analizzando la radice e la desinenza delle parole – o le singole sillabe – nell’ottica ermetica in cui furono scritte, e poi ascendendo dal senso letterale, a quello allegorico fino all’ermetico, era possibile ritrovare chiavi di lettura perse”46.

          Questo significato arcano va ritrovato nella lingua delle Sirene e nel 1822 scrive La Sapienza Nuova o La Sapienza Arcana ossia il Mistero delle Sirene svelato che tratta tra l’altro del mistero della Arcana Sirena Partenope e del fiume sotterraneo Sebeto del quale aveva già parlato Iacopo Sannazzaro nella sua Arcadia. Nel sonetto contenuto ne Gli arcani gentileschi svelati del 1834, stabilisce infine i tre sensi da attribuire alle opere, chiamati Demotico, Hieratico e Geroglifico. Giustiniano Lebano47, noto come lo stregone di Torre Annunziata, più tardi scriverà di questa «corrente» esoterica in Del Nilo Arcano: 

          “La Palladia è la suprema Dottrina di insegnare le Scienze. La conoscenza della Dottrina Palladia era il filo d’Arianna che portava alla conoscenza delle Syrenusie, ossia delle Usie arcane con cui si perveniva alla porta della Luce. Questa Palladia veniva insegnata con i parlari semantici, ossia con segni, e geroglifici che i greci dicevano A-Fonos cioè senza essenzia di voce. Le Supreme Dottrine racchiuse nel Palladio, o Vello d’Oro, costituivano la parte più sacra che ogni Urbe aveva, e venivano custodite nella parte più segreta dell’Olimpo Maggiore, conosciuta dai soli Palladii, ossiadagli Istituiti di Pallade Minerva, cioè l’Istitutrice arcana degli Alunni di Giove”. 

          In una recensione così si descrive la materia insegnata da Bocchini nel Geronta Sebezio: 

          “La scienza gerontica non è altro che la scienza Cabalistica, o sia quella del rabbino Akiba-ben-Joseph, o quella di Simeon-ben-Ischay, o quella di Errico Cornelio Agrippa; che la pretesa Scienza palladia non è che la Cabbala rabbinica accomodata alla teologia gentilezza; e infine che l’alfabeto cabalistico riportato è spiegato ne’ num. IV e XX del Geronta non differisce che poco o nulla da quello che l’Akiba pubblicò”48.

          Questo fu l’ambiente in cui Rossetti fu iniziato e partecipò della vita massonica nel suo periodo di permanenza a Napoli49; indice di questa comunanza fu l’appartenenza all’Accademia Sebezia di Napoli che attesta nella sua Autobiografia e tra i titoli che elenca all’inizio de Il Mistero dell’Amor Platonico50.

          ✸

          Il blasone di Raimondo di Sangro portava la divisa Unicum Militiæ Fulmen («Fulmine Unico della Cavalleria») motto che potrebbe avere un riscontro nel grado di Kadosh della Massoneria. Il simbolo principale di questo grado è la «scala misteriosa» o «scala mistica» formata da due montanti ognuno composto di sette gradini51; sul primo sono distribuite le sette arti liberali del Trivio e del Quadrivio52 mentre sul secondo sono distribuite sette virtù53. Nelle istruzioni del grado di Knight of Kadosh nel testo Light on Masonry, si leggono i nomi di questi due montanti della «scala misteriosa»; il primo si chiama O Lebur Eloe e il secondo, almeno in alcune verioni, O Leb Barabac54; il termine storpiato barabac si può riferire alla

          “enigmatica parola abrac, che […] in realtà sembra proprio dover significare la folgore o il lampo (in ebraico ha-baraq, in arabo el-barq)”55.

          In questo caso il montante «discendente» della scala si riferirebbe al fulmine che, in effetti, esprime l’immagine della discesa dal cielo di ciò che il sufismo chiama baraqah, l’influenza spirituale56. 

          Rossetti fu un lettore di Light on Masonry per cui conosceva ciò che l’autore diceva riguardo al Knight of Kadosh57e al suo simbolismo della scala a sette gradini: 

          “è chiaramente indicato nella Chiave della Massoneria58 con quelle precise parole che qui van ripetute «Le sette stelle rappresentano i sette principali e diversi gradi, pei quali dovete passare, onde conseguire la sommità della gloria»”59

          La sommità della Gloria corrisponde alla divisa Nec plus ultra, posta e associata al termine della «scala misteriosa» del 30° grado Kadosh che Guénon così commenta:

          “Il 30º grado, che è considerato come nec plus ultra, deve logicamente sottolineare, proprio per questa ragione, il termine della «salita», di modo che i gradi successivi non possono se non riferirsi propriamente ad una «ridiscesa», in virtù della quale vengono apportate a tutta l’organizzazione iniziatica le influenze destinate a «vivificarla»”60. 

          A Rossetti basta poco per associare Dante a Kadosh leggendo questi versi del Paradiso:

          Col viso ritornai per tutte quante
          le sette spere, e vidi questo globo
          tal, ch’io sorrisi del suo vil sembiante61 

          Interpreta ritornai come una ricapitolazione del percorso celeste compiuto fino a quel momento per cui associa a questo particolare ciò che legge in Light on Masonry dove l’iniziando Kadosh

          “ascende la scala [di sette gradini] e riconsidera tutti’ i gradi precedenti, ecc.; e così Dante, pervenuto al segno de’ Gemelli”. 

          Nel testo Rossetti propone inoltre una frettolosa corrispondenza tra le Corti d’Amore medievali e la Massoneria d’Adozione, le cui Logge, come le prime, sono rette da sette donne, figurate entrambe dalle le sette ninfe descritte nel Purgatorio di Dante62. Abbiamo qui l’esempio classico: ci si trova, come al solito, con una dimostrazione di ciò che è anteriore per mezzo di ciò che è posteriore.

          1. Antonio di Puccio Pisano detto Pisanello (ca. 1390-1455). Bartolomeo Facio suo contemporaneo riferisce che ha realizzato medaglie per la maggior parte dei sovrani d’Italia del suo tempo.[↩]
          2. René Guénon, L’esoterismo di Dante. Cap. 2 “La «Fede Santa»”. Per le medaglie v. G.F. Hill, Pisanello. Duckworth, London, 1905.[↩]
          3. René Guénon, Ibid. Esistono numerose copie della stessa medaglia, tra le quali una attribuita a Antonio Marescotti; esiste un’altra medaglia attribuita Nicholaus che ritrae Pisanus pictor ora al Petit Palais, Musée des Beaux-arts de la Ville de Paris; rispetto alla medaglia già vista e più diffusa sul retro le due righe dell’acronimo F.S.K.I.P.F.T. sono divise, da un ramo d’ulivo (v. figura 4 del prossimo capitolo).[↩]
          4. Pittore nato a Pisa o a Verona nel 1390 e morto a Napoli il 1455. Pietro da Pisa fu un religioso di epoca carolingia.[↩]
          5. Eugène Aroux (1793-1859).[↩]
          6. Gabriele Rossetti (1783-1854).[↩]
          7. Giuseppe Pelli (1729-1808), il testo di cui si tratta è Memoria per servire alla vita di Dante Alighieri, Guglielmo Piatti, Venezia, 1823.[↩]
          8. Apostolo Zeno (1668-1750) poeta, librettista, giornalista e letterato italiano.[↩]
          9. Francesco Gaetano Battaglini, Memorie istoriche di Rimino e de’ suoi signori. Artatamente scritte ad illustrare la Zecca e la Moneta riminese. Lelio dalla Volpe, Bologna, 1789. Anche in questo caso c’è la medaglia di Pisanello ma non quella di Dante.[↩]
          10. Gabriele Rossetti (1783-1854), Il mistero dell’amor platonico nel Medio Evo, v. IV, p. 1383, Taylor, London, 1840[↩]
          11. Apostolo Zeno, Lettere di Apostolo Zeno cittadino veneziano. Vol. II, n° 224, p. 446. Valvasense, Venezia, 1752.[↩]
          12. Eugéne Aroux, Dante, Hérétique Révolutionnaire Socialiste, p. 253, Renouard, Paris, 1854 (si dà un’edizione del 1853 che non cambierebbe la sostanza).[↩]
          13. In queste parti dell’argomentazione Aroux copia spudoratamente Rossetti senza citarlo. Al quarto capitolo le immagini delle due note interessate.[↩]
          14. Pag. 125, ediz. di Zatta.[↩]
          15. Nella versione di Aroux: “Pelli si esprime così nella sua vita dantesca: «Apostolo ci dice (volume II delle sue Lettere n° 224) che vi sono al Museo Imperiale di Vienna due medaglie, una delle quali reca la testa di Dante, con l’iscrizione Dantes Fiorentinus; l’altra l’effigie del pittore Pietro da Pisa, con l’esergo Pisanus pictor; e che ciascuna delle sue medaglie presenta sul rovescio le stesse iniziali punteggiate nel seguente ordine: FSKIPFT (p. 125, ed. Zatta.)»”.[↩]
          16. Eugéne Aroux, Ibid.[↩]
          17. Gabriele Rossetti, Il mistero dell’amor platonico, p. 1383.[↩]
          18. René Guénon, Ibid. Ricordiamo che oltre che negli alti gradi della Massoneria il grado di Kadosh Templare è il 6° di sette nell’Ordre du Temple Renové diretto da Guénon dal 1908 al 1911.[↩]
          19. La France Antimaçonnique, 25e année, n° 40, 5 octobre 1911.[↩]
          20. Inoltre, non è identica, come dice l’autore, in quanto qui si dice Fidei Sanctæ Kadoch…mentre Aroux scrive Fraternitatis Sacræ Kadosch…[↩]
          21. “C’è una corrente letteraria di ieri e di oggi che si ostina a identificare i Fedeli d’Amore con i catari. Si confonde così una via iniziatica élitaria, di alto profilo intellettuale, con un movimento religioso plebeo, gravemente inquinato da concezioni antitradizionali (Eugène Aroux, Dante hérétique, révolutionnaire et socialiste, Paris, Jules Renouard et C.ie, Lib. Éd, 1854; Otto Rahn, Kreuzzug gegen den Gral. Die Geschichte der Albigenser, Freiburg, Urban Verlag, 1933; Maria Soresina, Libertà vo cercando. Il catarismo nella «Commedia» di Dante, Bergamo, Moretti & Vitali, 2009)”. Ab Ordine Chaos, Gian Giuseppe Filippi, cap. 42. Cavalieri, Trovatori e Fedeli d’Amore; in Veda Vyāsa Maṇḍala[↩]
          22. Eugéne Aroux, Dante… p. 454. Aroux scrive anche Clef de la Comédie anti-Catholique de Dante Alighieri (Renouard, Paris, 1856), il solo titolo non lascia dubbi a riguardo, si tratta di un opuscolo sotto forma di dizionario nel quale ogni parola è interpretata in veste albigese; ad esempio alla voce Rose scrive che corrisponde alla “chiesa albigese e la sua dottrina, il Santo Graal, il Vaso perfetto o il Tempio, trasformato in fiore mistico”; associazioni gratuite che però permettono di intuire l’interpretazione che affianca Rosa-Croce e albigesi.[↩]
          23. Eugéne Aroux, Dante… p. 252. Dal greco καθάρoi, cathàroi, «puri». Eugéne Aroux, Dante… p. 252. Mentre in realtà Kadosh significa «santo», «consacrato». Aroux sviluppa i significati del nome Kadosh in La Comédie de Dante. Le paradis de Dante illuminé a giorno. Denouement tout maçonnique de sa commédie albigeoise (Enfer-Purgatoire-Paradis). Renouard, Paris, 1857. Quante volte si parla di «purificazione» in teologia, nelle vie iniziatiche senza che con ciò ci si riferisca ai Catari. Forse la forma grottesca del ragionamento potrà far comprendere la logica di Aroux: “dato che i mafiosi sono devoti a Gesù, allora anche gli Apostoli, in quanto devoti a Gesù, sono mafiosi”.[↩]
          24. Luigi Valli, Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore». Pag. 677. Luni, Milano, 2004.[↩]
          25. Gabriele Rossetti (1783-1854).[↩]
          26. Mary Shelley, nata Mary Wollstonecraft Godwin (1797-1851), fu ‘compagna’ (come si dice oggi per amante) di Percy Bysshe Shelley; i due si sposarono dopo la morte della moglie di Percy Bysshe.[↩]
          27. Dante Gabriele Rossetti (1829-1882).[↩]
          28. In un certo periodo per rinsaldare l’idea di fratellanza, gli artisti non firmavano le proprie tele con il proprio nome ma con la sigla P.R.B.[↩]
          29. “Vero è che il Rossetti si era iscritto alla Massoneria a Napoli”, Gabriele Rossetti, Comento analitico al «Purgatorio» di Dante Alighieri, Olschki, Firenze, 1967, in Alessandro Grossato, Gabriele Rossetti, autore della prima storia dell’esoterismo occidentale. In Archivi di Studi Indo-Mediterranei V (2015).[↩]
          30. Elder David Bernard, Light on Masonry: a Collection of All the Most Important Documents of the Subject of Speculative Free Masonry (W. Williams, Utica (N.Y.), 1929).[↩]
          31. William Morgan (1774-1826?). Il ritratto di Morgan si trova sul frontespizio di Light on Masonry.[↩]
          32. Don Raimondo Maria di Sangro, duca di Castelfranco, settimo principe di San Severo, marchese di Castronovo, grande di Spagna (1710-1771).[↩]
          33. Gli ultimi anni fondò una Loggia degli Eletti che teneva le proprie riunioni nella sua famosa Cappella e alla quale potevano essere iniziate persone di particolare dignità intellettuale e morale.[↩]
          34. Membro anche del Toson d’Oro.[↩]
          35. La «vendetta» templare ricalca la leggenda del 3° grado che illustra l’uccisione del maestro Hiram da parte dei «cattivi compagni» mentre nei gradi successivi è richiesta la «vendetta» del suo assassinio. Il rituale per descrivere ingiustificati salti temporali di secoli della trasmissione della conoscenza parla di «letargo», lethargy fino alla creazione dell’Ordine del Tempio.[↩]
          36. Don Gennaro Maria Carafa Cantelmo Stuart, settimo principe di Roccella (1715-1767), affiliato alla Loggia Villeroy di Parigi, Loggia Madre dello scozzesismo francese cattolico dipendente dalla casata Stuart opposta alla Casa d’Orange protestante; il titolo «Stuart» del Principe Carafa è l’indice di questa appartenenza.[↩]
          37. Questo era un grado espressamente ermetico, cfr. L’Acacia, Notiziario del Rito Simbolico, Anno 1981, n° 7. Tra le pubblicazioni uscite dalla sua tipografia, Il conte di Gabalis, ovvero ragionamento sulle scienze segrete (1670) dell’abate Montfaucon de Villars (1638-1673) e I viaggi di Ciro (1727) del «baronetto» (titolo acquisito, in realtà figlio di un fornaio), scozzese Andrew Michael Ramsay (1686-1743), e cavaliere (nominato nel 1723 nell’Ordine crociato di San Lazzaro) membro della Royal Society dal 1729; a lui si deve il famoso controverso e ambiguo discorso relativo all’origine cavalleresca della Massoneria e la nascita di un sistema di Alti Gradi di ambizione templare (1737). Ramsay volle rivestire la Massoneria di immaginarie origini antiche e mitiche arrivando a dire che “Orazio fu a suo tempo oratore d’una gran loggia di Roma fondata da Augusto, mentre Mecenate ed Agrippa ricoprivano il ruolo di sorveglianti […] Noè deve essere considerato (…) il primo gran maestro del nostro Ordine (!)”.[↩]
          38. Tra le molte istituzioni anche l’apporto di Cagliostro con la nascita della Massoneria Egiziana, eredità della Loggia maltese Discrezione ed Armonia da cui proveniva (Cagliostro fu amico di Manuel Pinto de Fonseca, Gran Maestro dal 1743 al 1773 dell’Ordine di Malta dal 1743 al 1773). Questo fu possibile con l’apporto del Cavaliere Luigi d’Acquino, fratello del Principe di Caramanico, cugino di Raimondo di Sangro, fusione che permise la nascita dei gradi della Scala di Napoli o Arcana Arcanorum poi confluiti nel Rito di Misraïm.[↩]
          39. Lo scultore delle statue presenti fu Antonio Corradini.[↩]
          40. Henri Théodore de Tschoudy (1727-1769), noto anche come Chevalier de Lussy. L’Etoile Flamboyante fu pubblicata nel 1766, mentre nel 1752 pubblicò Étrenne au Pape ou Les Francs-maçons vangés (Strenna al Papa o I Massoni vendicati), che è un’invettiva contro la bolla di Papa Benedetto XIV di scomunica della Massoneria (1751) impegnata così a «vendicarsi».[↩]
          41. Dopo la messa al bando delle Logge da parte di Carlo III la fine massonica di Raimondo fu ingloriosa, spergiurando il segreto massonico, chiedendo sottomissione al Papa per evitare la scomunica, infine estromesso da tutte le Logge. Da alcuni questo gesto è stato interpretato come una finta abiura allo scopo di salvare la fratellanza da sanzioni gravi.[↩]
          42. Domenico Bocchini (1775-1840).[↩]
          43. Edward Bulwer-Lytton (1803-1873).[↩]
          44. Sir Edward Bulwer-Lytton, poi primo barone di Lytton, fu l’autore anche di The Last Days of Pompeii (Gli ultimi giorni di Pompei) ambientato in un ideale mondo debitore di una cultura pseudo-egizia dedita al culto di Iside.[↩]
          45. Con scienza palladia aporrezia Bocchini, così come gli autori che seguirono le sue orme, intendono una certa ermeneutica occulta, arcana e iniziatica secondo la personale interpretazione che gli autori di quell’ambiente «iniziatico partenopeo-nilense» pseudo-egizio-ermetica, danno a queste parole. Questo particolare linguaggio non è estraneo al significato occulto che Bocchini assegnava a Partenope in quanto «sirena», tema ripreso anche da Rossetti nel Commento alla Divina Commedia, Vol. II.[↩]
          46. Geronta Sebeto, in Biografia di Domenico Bocchini a cura di Luigi Braco, www.iniziazioneantica.altervista.org.[↩]
          47. Giustiniano Lebano (1832-1910). Giustiniano Lebano in occasione di un suo viaggio a Londra incontrò Bulwer-Lytton.[↩]
          48. Giacinto Felzani ne Il Globo del 5 gennaio 1837, in Scritti vari di Emmanuele Rocco, Stabilimento Tipografico, Napoli, 1859, dall’archivio del dott. Luigi Braco. Sul linguaggio di Domenico Bocchini Cfr. Giuseppe Maddalena, Cristian Guzzo, Gaetano Lo Monaco, Niccodemo Occhiboni, anagrammi e arcani nel linguaggio di Domenico Bocchini pitagorico. La scuola ermetica di Bocchini continuò con Pasquale de Servis (1818-1893) Filippo Lebano (1802-1852), poi col figlio Giuliano Lebano (1832-1910), teosofista e conoscente di Eliphas Lévi, fino ad arrivare all’elaborazione di Giuliano Kremmerz (Ciro Formisano 1861-1930).[↩]
          49. Rossetti rimase a Napoli fino ai moti del 1820/21, si rifugiò a Malta dal 1821 e definitivamente a Londra dal 1824.[↩]
          50. “Laureato nella Regia Università di Napoli; Membro di varie Accademie letterarie e scientifiche della Tiberina di Roma, della Sebezia di Napoli, dell’Orezia di Palermo, degli Ardenti di Viterbo, della Società Pontaniana, ecc.”, cfr. anche A versified autobiography di Rossetti dove la chiama Sebezia Academy;il nome dell’Accademia deriva da quello del fiume Sebeto al quale questo occultismo napoletano assegnava grande importanza simbolica. Una successiva Accademia Sebezia fu fondata sempre a Napoli da Giuliano Kremmerz nei primi del ‘900 e riconosciuta dal Grande Ordine Egiziano o Egizio il 3 maggio 1911.[↩]
          51. V. immagini nel quarto capitolo.[↩]
          52. Al Trivio appartengono le artes sermocinales, grammatica, retorica e dialettica mentre il Quadrivio, o artes reales, aritmetica, geometria, astronomia, musica; altri ordini sono stati proposti in realzione alle applicazioni.[↩]
          53. Si deve porre attenzione al fatto che non si tratta delle sette Virtù teologali e cardinali del Cristianesimo (Fede, Speranza, Carità, Prudenza Giustizia, Fortezza e Temperanza), ma di una sintesi estratta dal Levitico XIX dove solo tre di queste, Fede, Giustizia e Prudenza sono comuni ai i due elenchi: le sette Virtù della scala Kadosh sono secondo il Manuale di Vuillaume: 1) Tsedakah (Juistitia, elemosina, Giustizia); 2) Schor-laban (Bon albus, Purezza); 3) Mathoc (Dulcis, Dolcezza); 4) Emounah (Fides, firmitas, Fede); 5) Amal sagghi (Labor magni, Lavoro); 6) Sabbal (Onus, Impegno); 7) Ghemul, Binah, Thebounah (Retributio, intelligentia, prudentia, Retribuzione, Intelligenza e Prudenza). Questa differenza tra i due elenchi è importante considerata in merito alle origini di cui si accennerà. (V. Immagini nel quarto capitolo)[↩]
          54. Del secondo esistono anche altre versioni; cito Light on Masonry perché è la fonte preferenziale di Rossetti; Cfr. Claude Guérillot, Le rite de Perfection, Guy Trédaniel, Paris, 1993. In Vuillaume e nelle divulgazioni italiane è ripetuto Oheb-Elohem e Oheb-Kerobotradotti come Deum amans (Amore per Dio) e Propinquum ei amans (Amore per l’umanità o prossimo); malgrado voglia apparire scrupoloso con l’uso dell’ebraico Vuillaume è molto impreciso nel riportare le parole sacre e di passo. Cfr. Claude-André Vuillaume, Manuel Maçonnique ou Tuileur de tous le rites de Maçonnerie pratiqué en France. Hubert, Paris, 1820.[↩]
          55. René Guénon, La Grande Triade. Cap. VI “«Solve» et «Coagula»”.[↩]
          56. Se il fulmine rappresenta l’aspetto luminoso, l’aspetto sonoro del tuono dello stesso simbolo è rappresentato dal colpo di maglietto che i differenti Dignitari battono nei diversi momenti rituali.[↩]
          57. Cfr. Gabriele Rossetti, Il Mistero dell’Amor Platonico, Vol 4, cap. XVI “Cambiamento del gergo di erotico in dommatico”, passim. Rossetti in merito agli Alti Gradi Scozzesi legge anche un Manuale Massoneria Scozzese stampato a Napoli, 5820 (cioè 1820). In una lettera indirizzata a Sir Charles Lyell del 18 marzo 1830 scrive che “non passai mai oltre il terzo grado, in cui nulla o quasi nulla si svela”; nulla però esclude che abbia proseguito successivamente la sua carriera anche se è marginale viste le letture sufficienti a conoscere nomi e simbolismo degli Alti Gradi.[↩]
          58. Si tratta del testo Light on Masonry di Bernard.[↩]
          59. Gabriele Rossetti, Il Mistero dell’Amor Platonico, Vol 5, cap. Ultimo “Misticismo della Divina Commedia”. Chiave della Massoneriaè Light on Masonry: “The seven stars represent the seven principal and different degrees to which you must come, to attain the height of glory” (“Le sette stelle rappresentano i sette gradi principali e diversi a cui devi arrivare, per raggiungere l’apice della gloria”).[↩]
          60. René Guénon, Iniziazione e realizzazione spirituale. Cap. XXXII “Realizzazione ascendente e realizzazione discendente”. Guénon ritiene quindi che il 30° grado è il Nec plus ultra della realizzazione spirituale dopo il quale è possibile solo una «ridiscesa», indicata dai tre gradi successivi, il 31°, 32° e 33°, “in virtù della quale vengono apportate a tutta l’organizzazione iniziatica le influenze destinate a «vivificarla»”; sarebbe interessante precisare fino a quale punto giunge questa «salita» per capire da dove parta la «ridiscesa»; da questo si può solo intendere che si riferisca al grado che il sufismo chiama «Identità Suprema» il che farebbe intendere che la Massoneria degli Alti Gradi appartiene a ciò che comunemente si definisce come Grandi Misteri. Michel Vâlsan che tratta questo argomento in un articolo intitolato Les derniers hauts grades de l’écossaise et la Réalisation descendente, prova ad aggirare l’impaccio di questo imbarazzo dicendo che “René Guénon parla testualmente solo di un «riferimento» di questi gradi a una «ridiscesa», senza affermare in nessun modo che l’attribuzione dei gradi in questione conferisca l’iniziazione necessaria per questa fase iniziatica”, questa naturalmente è un’interpretazione di Vâlsan perché in realtà Guénon dice espressamente «référer proprement» (riferirsi propriamente)e quel «propriamente»non lascia molti dubbi.[↩]
          61. Paradiso XXII, 133-135.[↩]
          62. Purgatorio XXXII, 98, XXXIII 13 e 109; le sette ninfe rappresentano le sette Virtù teologali e cardinali. Gabriele Rossetti, Il Mistero dell’Amor Platonico, Vol. 1, cap. III “Breve cenno sulle Corti d’Amore”.[↩]