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2. L’esoterismo della… colla

Due parole sul grado dei Cavalieri Kadosh senza poterne tracciare la storia completamente: qui basta ricordare che attualmente occupa il 30° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, prima occupava il 24° grado nel Rito di Perfezione e di Héredom (risalente al 1756) e il 28° nel Rito di Charleston1; in origine, intorno alla metà del XVIII secolo, in Francia era chiamato Chevalier Kados Prince Katos senza alcun riferimento templare; all’inizio si basava sull’esortazione che si legge nel primo versetto del Levitico

“Siate santi2, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo (qadōš)”

Le prescrizioni permettevano di ascendere la scala della santità, perciò aveva ispirato l’impianto simbolico e rituale del grado: da qui l’associazione del nome del grado kadosh alla «scala», tuttavia ancora nulla di templare3. Guerillot scrive:

“Un esame attento del contenuto simbolico del Grado mostra che l’elemento templare non può essere che aggiunto”4.

L’attuale simbolismo è maturato nel tempo nel corso del XVIII secolo, evidentemente sovrapposto a questo primo nucleo, grazie anche alla nascita nel 1751 della Stretta Osservanza di origine tedesca e d’ispirazione templare che ha sollecitato una certa concorrenza.

La casata degli Stuart citata più in alto fu in qualche misura legata alla vita della Stretta Osservanza creata dal barone von Hund5 che rivendicava una iniziazione templare già nel 1742 da parte di un misterioso Eques a Penna Rubra o Carlo Edoardo Stuart, Gran Maestro templare «risorto» della Stretta Osservanza fino al 17886; seguirono alla guida dell’Ordine il duca Ferdinando di Brunswick,7 e il principe Carlo di Hesse8È alla Stretta Osservanza che si deve la figura dei Superiori Incogniti,in questo caso templari, secondo alcune «testimonianze» residenti a Firenze dove allora viveva Carlo Edoardo Stuart; l’esistenza di questi Superiori Incogniti sarebbe attestata dall’Heermeister Patent, un Brevetto scritto in latino cifrato ma tuttora indecifrato che proverebbe la veridicità delle affermazioni del barone von Hund (!). Solo nel XVIII secolo altre truffe neo-templari continuarono con i singoli tentativi di Johnssen, di Starck, di Gugomos e di Rosa, ma non è possibile approfondire questa storia in questa sede9.

Il grado Kadosh non essendo peculiare al solo Rito Scozzese, ma presente un po’ in tutti gli Alti Gradi, conferma la «serietà» di tali assegnazioni dove ognuno rivendica la «vera tradizione» e filiazione10; sono stati contati più di 80 diversi rituali di Cavaliere Kadosh comparsi tra il 1750 e il 2012, tutti ovviamente unici e originali11. Nella sua formulazione moderna il 30° grado Cavaliere Kadosh si distingue per essere un grado cosiddetto di «vendetta» (tema non presente nel Levitico), particolare che si evince dalla divisa ebraica Nekam Adonaï che significa «Vendetta, oh mio Signore!» vendetta da consumarsi letteralmente nei confronti di chi ha agito e contribuito a distruggere l’Ordine del Tempio12: Re Filippo il Bello13, Papa Clemente V14 e Guillaume de Nogaret15, in alcuni rituali chiamati «i tre abominevoli», che essendo i responsabili storici, morti e sepolti, lasciano senza risposta la domanda solo apparentemente retorica (conoscendo le differenti risposte Kadosh): verso chi o cosa si consuma la vendetta? La risposta è stata tratteggiata implicitamente nel corso dei secoli successivi col nascere delle ideologie che hanno attraversato Rinascimento, Illuminismo e occultismo. Con pochi manuali a disposizione, tra i quali quelli antimassonici, per Rossetti e Aroux era difficile venire a capo di queste storie, per cui quello che sono riusciti a inventare era condannato ad essere smentito.

Rossetti fu influenzato dalla figura di John Hookham Frere16, suo mecenate e finanziatore, sempre rispettoso delle censure che gli proponeva. Rossetti pubblicò Sullo spirito antipapale che produsse la riforma nel 183217, le cui idee, per contrasto, sono ispirate da l’Abbé Barruel che nelle sue Mémoires18criticava lo spirito illuminista dei Philosophes, Rousseau, Montesquieu e la Massoneria che secondo lui avrebbero cospirato contro Dio, la Chiesa, la Monarchia e ispirato la Rivoluzione francese: ciò che per Barruel è motivo di accusa per Rossetti lo è di esaltazione. Barruel e Rossetti sono entrambi esuli in Inghilterra, uno dopo l’altro, per le loro idee seppur opposte tra loro; il francese è un contro-rivoluzionario in fuga da una Rivoluzione riuscita mentre l’italiano è un rivoluzionario in fuga da una rivoluzione fallita19. Entrambi condividevano l’idea generale che vi sia una storia segreta, celata agli occhi della maggioranza, prodotto di forze occulte ed invisibili che si sviluppano in lunghi periodi di tempo e comprensibili solo agli «iniziati», visti positivamente o negativamente da uno o dall’altro degli autori. Con Barruel, Rossetti scoprì l’origine medievale, quindi in Dante, della congiura giacobina, tesi ripresa totalmente da Aroux20. Alla base c’è l’idea di «complotto», negativo e positivo per i due autori, con tutti gli ingredienti presenti anche nei romanzi gotici di gran moda al tempo: manoscritti segreti, luoghi occulti, personaggi misteriosi, tradimenti etc., Rossetti potrebbe aver ispirato il romanzo scritto in stile gotico del 1859 The Woman in White di Wilkie Collins nel quale il Prof. Pesca è al centro degli intrighi, rifugiato politico italiano trapiantato in Inghilterra, appartiene a una società segreta chiamata The Brotherhood. Da allora il tema del complotto ha sviluppato direzioni differenti per finalità ma parallele nella sostanza, divise tra esoterismo e letteratura ma che condividono una forma contraddittoria d’espressione: manifestare un segreto equivale ad un ossimoro al tempo stesso intellettuale, logico e «psicologico», perché è proprio la narrazione palese del loro segreto che rende illusorio e falsificato il contenuto: ciò è ovvio e scontato in letteratura che ha bisogno sempre di un finale, ma contraddittorio nell’esoterismo.

Tra le fonti massoniche di Rossetti, oltre a Light on Masonry di Bernard, c’è di Marziale Reghellini Esprit du Dogme de la Franche-Maçonnerie21 e soprattutto dall’eloquente titolo La Maçonnerie considérée comme le résultat des religions Egyptienne, Juive e Chrétienne, del 1829; fonte di Reghellini sono Jean-Marie Ragon22 e Jonathan Ashe, autore del Masonic Manual del 181423. Per Reghellini i membri della Massoneria erano rivoluzionari costretti a nascondere i loro piani (lo schema di Barruel e Rossetti), ma in quanto rivoluzionari erano custodi di antiche conoscenze; così anche per lui Dante era iniziato alla Massoneria24, a questa «rivelazione» Rossetti replicò con stizza: “Reghellini dice che il poema di Dante è un poema massonico, ma c’ero già arrivato anche io”25. Un anno più tardi scrive allo stesso Charles Lyell:

“È impossibile continuare senza esporre i misteri più intimi della setta, visto che l’intero poema di Dante, tutte le liriche del Petrarca, quasi tutte le opere del Boccaccio, e, infine, tutte le antiche scritture di quella classe, non sono altro che autentica dottrina e pratica dei massoni, nell’accezione più rigorosa della parola. Tale era la gaia scienza, tale l’amore platonico, tale la setta dei Templari e quella dei Pauliciani” 26

Il figlio William commenta riguardo alla conoscenza della Massoneria del padre:

“Col progredire le sue concezioni si ampliarono e considerò Dante come membro, sia in politica che in religione, di una società occulta che aveva uno stretto rapporto con quella che oggi chiamiamo Massoneria”27.

Rossetti insiste su questo particolare non fondamentale per Reghellini: Dante era un ghibellino libero pensatore, quindi massone ed in quanto ghibellino rivoluzionario antimonarchico28 e antipapale: la figura di cavaliere Kadosh della Massoneria scozzese era ciò che meglio incarnava questo stereotipo. Nessuna prova oggettiva del coinvolgimento di Dante con la Massoneria, quindi con Kadosh, ma solo un’argomentazione induttiva e in parte autobiografica29.

Da parte sua l’autore di Light on Masonry interpreta il grado di Knight of Kadosh in chiave di «vendetta Templare», interpretazione che Rossetti fa sua trasponendola a Dante e alla sua visione socio-politica e rivoluzionaria poi ripresa da Aroux: due modi opposti, pro e contro, di usare la stessa argomentazione dei Cavalieri Kadosh. Ciò che è contestabile in questo caso non è la presenza del tema della vendetta in Dante30 ma la filiazione che si pretende esistere tra la sua esternazione e il grado massonico dei Cavalieri Kadosh della Massoneria moderna.

Rossetti completa Il Mistero dell’Amor Platonico31nel 1840, opera in cinque volumi stampata in un centinaio di copie che nella Dedica definisce “un lavoro ch’io voleva condannare alla oscurità”. Dopo averla ricevuta Frere ne comprese la pericolosità e i fini differenti dai suoi e chiese a Rossetti di fermare la distribuzione ormai avviata, ma limitata a qualche decina di copie tra Inghilterra, Italia e Germania e quindi distruggerla: dopo la morte di Rossetti, la moglie, fervente anglicana, fece bruciare tutte le altre copie rimaste32. Già nel 1833 Frere scrisse a Rossetti il seguente rimprovero in merito alle sue idee:

“Pregate, pensate bene e consultatevi con uomini coscienziosi e con la vostra stessa coscienza prima di avventurarvi sui passi irreparabili della rivelazione di uno dei due grandi misteri antagonisti”33.

I «due grandi misteri antagonisti» si riferivano all’idea che il paganesimo dei Misteri Eleusini trasformati nella Massoneria e il Cattolicesimo romano fossero una stessa cosa quando sublimati dalla gnosi che opera la coniunctio oppositorum, gnosi condensata dalla formula «Gesù abbraccerà Bélial suo fratello e lo condurrà a Dio»: Bélial34 è una figura demoniaca che appare nella Torah ebraica e nei manoscritti di Qumrān, personificazione del male ripresa da alcune scuole gnostiche e in seguito dai Grimori rinascimentali fino all’occultismo del XIX secolo. Nel 1836 Frere rimproverò nuovamente a Rossetti la sua teoria gnostica:

“Tu, mio caro Rossetti, che dimostri che quei sistemi che ai tuoi lettori avevi insegnato a considerare come rami dello stesso, erano essenzialmente le forme di due principi antagonisti. Immagina quali saranno i tuoi sentimenti di orrore, se gli eventi ai quali potresti assistere dovessero imporre quella convinzione della tua mente” 35.

Rossetti da parte sua ammise a Frere che la pubblicazione dell’Amor Platonico avrebbe potuto svelare il “Mysterium Magnum della Massoneria”.

Il testo di Rossetti si pone come continuazione alla filosofia platonica dell’Amore professata da Marsilio Ficino e dall’antica Accademia Platonica36: definiva “il pensiero di Dante, pensiero di Eleusi e Memphis, alto e profondo”37; nel Il Mistero dell’Amor Platonico usa una lettura della Divina Commedia e dell’opera di Dante in chiave antipapale e massonica, cultura ereditata dal suo periodo napoletano. Riguardo alle sue teorie universaliste scrive:

“Son rimontato all’origine del linguaggio allegorico, ho spiegato tutto il fondamento del sistema mitologico di Egitto, di Grecia, di Roma e fin dell’India, ne ho dato le chiavi, ed ho fatto vedere che quell’antica scuola non si è mai perduta, ma ha continuato con cammino sotterraneo sino al tempo di Dante e sino al nostro. Mi è riuscito di dare a sì vasto disegno un bell’insieme e quel ch’è più un aspetto di cosa edificante piuttosto, poiché ho mostrato che l’assurto Politeismo non era altro in sostanza, nella scuola sacerdotale, che il Monoteismo. Con questo nome ho velato una verità che avrebbe potuto riuscir di forte agrume a molti palati, poiché in sostanza era il Politeismo”38.

Tutto ciò è profondamente naïf, ma il vero scopo di Rossetti emerge dal “Ragionamento secondo” de La Beatrice di Dante nel quale fa risalire la «lingua misteriosa» di Dante all’Egitto, attraverso Platone e Pitagora, pur denunciando egli stesso la vaghezza delle proprie attribuzioni:

“Quali fossero le loro dottrine [dei pitagorici] non so, perché non furono mai rivelate, ma so che erano innumerevoli e che erano le più illustri, le più dotate e le più talentuose della nazione; dall’effetto illustre possiamo giudicare l’altezza della causa”.

Rossetti dedicò Il Mistero dell’Amor Platonico a un misterioso S**** K****, Esq. che nel 5° volume svela essere il barone Seymour Kirkup39, residente a Firenze dal 1820 presso «via Ponte Vecchio 2» che egli ricorda essere l’antica residenza Templare nella città; fu pittore noto per aver scoperto l’antico ritratto di Dante dipinto da Giotto e descritto da Vasari ma andato perduto perché ricoperto da un affresco. Valli descriveva Kirkup come genericamente “un erudito di esoterismo”, in realtà era soprannominato lo stregone di Firenzeinteressato allo spiritismo aveva una propria medium di nome Regina; di spirito irreligioso riacquistò la «fede» dopo la manifestazione spiritica del padre defunto di Regina. Collaborò inoltre alla rivista London Spiritual Magazine alla quale inviò relazioni in merito ai risultati delle sperimentazioni della Società Magnetica di Firenze40. Anche Rossetti ha simpatia per il mesmerismo di voga all’epoca, al quale dedica una sua poesia di cui riporto i versi iniziali:

Alto portento ch’io cantar non oso
D’un abil vate un dì fia certo il tema:
Il Mesmerismo è sì miracoloso
Ch’esser dovrà cagion d’un gran poema41.

Per Rossetti l’Amor platonico

“costituiva la ‘chiave di volta’ dell’esoterismo cristiano medievale, e non solo medievale. Non si tratta a questo riguardo di un generico platonismo, bensì di un preciso riferimento a quella che è stata la scoperta fondamentale del Rossetti fin dagli inizi della sua ricerca, ovvero alla dottrina segreta dell’Amore metafisico per la Divina Sapienza, che il Rossetti riconnette essenzialmente alla «Filosofia Pitagorica»” 42.

Riguardo storia e descrizione del grado del Cavaliere Kadosh e la loro «vendetta»Rossetti segue anche Barruel oltre a Bernardconcludendo con una improponibile proprietà transitiva:

“questo voto di vendetta si è perpetuato per più di cinque secoli, e non riguarda, senza dubbio, la persona di Filippo il Bello e Clemente quinto; questo voto di vendetta ricade sugli eredi e i successori di questo re e di questo papa”43.

La sua teoria templare è espressa nel IV volume, estratta dalla Storia dell’Inquisizione di Padre Llorente, segretario del Sant’Uffizio di Spagna (sic):

“«I cavalieri Templari che si erano ritirati in Scozia vi fondarono nel 1314 una sede particolare, sotto la protezione dei Robert Bruce. Il loro oggetto e i loro costumi erano gli stessi. Essi si erano nascosti sotto l’allegoria e la denominazione di Architetti; e questo fu il vero inizio dell’affiliazione che ha preso in seguito il nome di Libera Muratoria»”44.

Rossetti commenta concludendo categoricamente e senza nessuna prova a carico:

“Tal fu l’origine della Massoneria Scozzese, discesa immediatamente dai Templari”45

Più avanti un’altra sua conferma testimoniata e certificata da un generalissimo “udimmo parecchi altri”46:

“E udimmo parecchi altri che c’informarono essere i Muratori derivati da’ Templarj, anzi questi medesimi mutata nomine e udimmo un altro che sentenziò doversi riguardare la Franca Massoneria «come un ramo del Magismo Persiano, il quale cristianizzato ne’ suoi misteri fu portato in Europa dai Crociati» poiché «si nelle segrete cerimonie di Mitra come in quelle della Massoneria il numero de’ gradi principali si pareggia a quel de’ pianeti…”.

Dopo questo saggio di comparativismo religioso Rossetti conclude la sua ricerca sull’origine di Massoneria e di conseguenza della Divina Commedia così come riportato nella nota riferita a Bocchini:

“Dunque «in tutti i riti massonici si è conservata la formalità delle prove dei misteri egiziani: l’insegnamento è lo stesso, il risultato al quale si tende è lo stesso47» E lo stesso ripetasi della Commedia di Dante: decida il lettore qual genere di poema essa sia, se cattolico secondo la teologia di Roma, se massonico secondo la filosofia di Eleusi” 48.

Queste citazioni manualistiche servono a evidenziare la superficialità delle dimostrazioni libresche che non possono servire come referenza seria. Secondo le conclusioni di Rossetti era possibile ipotizzare una discendenza diretta tra Templari e Massoneria e la figura di Dante giocare un legame mediano e di passaggio; per l’autore dell’Amor platonico è normale che Dante diventi Kadosh perché legge sui manuali (Light on Masonry) che i Templari ormai confluiti nel ‘700 in Massoneria si chiamano Knight of Kadosh. Rossetti parla espressamente di “altissimo grado Templare, detto di Kaddosh49 lasciando ambiguamente intendere che ciò che è in realtà massonico, cioè creato nel corso del XVIII secolo, possa riferirsi al contempo come templare del XIII o XIV secolo; quale migliore occasione di conferma se non la medaglia con l’acronimo F.S.K.I.P.F.T.? Infatti, subito dopo questa affermazione Rossetti si lancia gratuitamente nell’interpretazione della medaglia e del misterioso acronimo. Sull’opera di occultamento Rossetti insiste:

“Se la Massoneria, benché con altri nomi, esistè in Europa per molti secoli trascorsi, e ad evitar le persecuzioni dovette assumere ingannevoli aspetti, e fin quello dell’Alchimia, dell’Astrologia e dell’Amor platonico, qual maraviglia che le sue logge abbian preso anche quello di accademie letterarie o scientifiche, mentre tante produzioni da esse scaturirono che trattano variamente di tali materie, e ne fanno continua testimonianza in que’ fasci di prose e poesie che ingombrano le nostre biblioteche? Non senza gran motivo il papa Paolo Secondo interdisse il nome di Accademia, e dichiarando eretici coloro che prendesser il titolo di Accademici, imprigionò e torturò quegli Accademici che gli caddero fra le unghie”50.

Queste furono le conclusioni del suo periodo di maturità; negli anni Rossetti abbandonò questa idea e dopo aver pubblicato l’Amor platonico rinunciò a commentare il Paradiso convinto dell’impossibilità di poter tracciare un parallelismo rigoroso tra i gradi massonici e il mondo celeste di Dante51. Capovolgendo totalmente le sue tesi finì per definire la Divina Commedia una «infame profanazione»52. Anche sul versante massonico Rossetti rivide le proprie posizioni: se la Massoneria prima gli era sembrata un’organizzazione dai forti valori religiosi, dopo gli apparve veicolo di messaggi laici e blasfemi53. È sempre significativo osservare che ci sono scrittori che mantengono, perseguono e sviluppano tesi, incuranti del fatto che gli autori delle stesse le abbiano nel tempo sconfessate o, come nel caso che stiamo trattando, siano state smascherate come false. Nel caso di Rossetti purtroppo il danno è fatto e le conseguenze hanno avuto ed hanno tuttora conseguenze velenose difficili da eliminare.

Dalla lettura dei testi e dalle testimonianze, appare evidente che Rossetti considerasse anacronisticamente Dante un massone e che nella figura del cavaliere Kadosh riflettesse la propria persona di esule, rivoluzionario antimonarchico e antipapale, in attesa di una rivendicazione, una «vendetta» da consumarsi contro un Re e un Papa54; in questo vediamo la sua originale attribuzione di significato all’acronimo F.S.K.I.P.F.T.

Kadosh vs. Qadoš

Valli eredita da Aroux e da Rossetti il topos che coinvolge Dante nella discendenza templare e massonica; senza ulteriori dimostrazioni cade nel tranello logico quando afferma “Kaddosh è un noto grado iniziatico”; è certamente un grado iniziatico nella Massoneria moderna (XVIII/XIX secolo) ma nulla attesta, fino alla sua soppressione del 131255, che fosse un grado iniziatico Templare, tale parallelismo della filiazione tra l’uno e l’altro non è dimostrato, ma solo ipotizzato, per cui si vanifica la sua interpretazione. Prima del 1312 non esistono documenti templari o in rapporto con i Templari (originali) che usino il titolo Kadosh, termine che appare in relazione a un grado iniziatico solo quattro secoli più tardi56. Nella Qabbalah, e ovviamente in ambienti ebraici, il termine è in ampiamente in uso essendo la loro lingua propria57, ma in ambito cristiano il termine è arrivato solo nel XV secolo con l’irrompere della Cabbala cristiana di Pico della Mirandola e seguaci58, seppur non legato a un grado iniziatico o Templare, ma come nome generico.

Kadosh è un termine ebraico tradotto con «santo» (affiancabile al greco hagios) «consacrato», a volte «purificato», termine che nella letteratura rabbinica ha preso il significato di «martire»59Il termine è composto da quattro lettere qof, daleth, vav, shin dalla radice (QDSh qadash) che significa «separare», indica colui che è separato dal mondo, per cui equivalente al latino sacer60, «sacro». La parola si ritrova nell’arabo nel nome divino Al-Quddūs «il Santo» o in quds (Al-Quds è il nome di Gerusalemme). In genere in ebraico la lettera qof (ק) è traslitterata con «q» mentre è la lettera kaf (כ) ad essere (logicamente) traslitterata con «k»61; questa ambiguità di trascrizione la troviamo spesso anche nell’uso delle lettere arabe corrispondenti kāf (ك) e qāf (ق)62. In questo caso la trascrizione corretta del nome Kadosh è Qadōsh o Qadōš63.

Johannes Reuchlin nel De arte cabbalistica64scrive traslitterando l’ebraico radice e declinazione contemporaneamente con «K» «q» “KTVRTh qtoreth” («fumigazioni»)Stessa cosa Knorr Von Rosenroth65 nella Kabbala Denudata scrive “ADM KDMVN- ’Adham Qadmon”;usa il termine kadosch ma traslittera il Trisagion, la preghiera ebraica: Qadosh, Qadosh, Qadosh, Yod He Vau He Tzabaoth (Santo, santo, santo, il Signore delle schiere), stessa lettera ebraica trascritta in due maniere differenti66. Auguste Latouche in Etudes hébraïques: Dictionnaire idio-étymologique hébreu del 1836 usa qadosh: senza che si possa stabilire un confine netto, quest’ultimo modo di traslitterazione è più diffuso nelle pubblicazioni ebraiche e cabbalistiche mentre la forma kadosh è più diffusa in ambiente massonico/occultista67; nei testi della Cabbala cristiana si usano entrambe le scritture.

La Blavatsky nel suo Glossario teosofico confonde l’iniziale di kadosh con la kaf (כ), alla quale assegna il suo corretto valore 20, mentre la qof ha valore 100, così da formulare una ghematria errata, ciò nonostante, usa Qadosh in altro lemma. Non ci sono equivoci quando Guénon traslittera Kether «corona», la cui iniziale è kaf (כ), e Qabbalah (iniziale qof ק) quando invece in molte pubblicazioni di altri autori si legge Kabbalah. Equivoco invece l’uso di kadmōn anziché qadmōn: Guénon usa i due modi, kadmōn nei primi articoli (es. Le Demiurge o nelle note a L’Archéomètre)che corregge in qadmōn successivamente; es. è kadmon nell’articolo Le symbolisme de la Croix apparso su La Gnose nel 1911 e qadmōn nel successivo libro Le symbolisme de la Croix;quindi, molto opportuna la correzione. Ma perché correggere Kabbala con Qabbalah, correggere kadmōn con qadmōn e non Kadosh con Qadosh ne L’esoterismo di Dante? Evidentemente correggendo Kadosh con Qadosh l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. da cui parte l’idea del libro perderebbe validità; sarebbe stato corretto notare la trascrizione errata, o almeno porre il dubbio della trascrizione corretta[Si è visto che sono usate le due trascrizioni, quindi non è sicura nessuna delle due; ma certamente chi proviene da un ambiente iniziatico, come nel caso della medaglia qualora si accertasse la validità della trascrizione Kadosh, dovrebbe conoscere l’importanza di una trascrizione corretta che permetta l’uso nella scienza delle lettere delle due tradizioni.].


  1. Col Supreme Council tenuto a Charleston nel 1801 il grado Knight Kadosh occupava il 28° grado, successivamente il 29° per poi posizionarsi all’attuale 30° grado su 33; da questo particolare appare evidente che ogni speculazione «simbolica» sul numero 30, in relazione al 33, è artificiosa.[]
  2. Santi è qedošim kedoshim plurale di kadosh.[]
  3. Levitico XIX, 1. Cfr. Latomia 4 6;Cfr. Claude Guerillot, La genèse du Rite écossais ancien & accepté. Trédaniel, Paris, 1993.[]
  4. Claude, Le rite de Perfection, Trédaniel, Paris, 1993.[]
  5. Barone Karl Gotthelf von Hund, signore di Altengrotkau (1722-1776).[]
  6. S.A.R. Carlo Edoardo Stuart (Eques a Sole Aureo 1720-1788). Il titolo e l’appartenenza furono smentiti dal Pretendente Stuart, dichiarazione di cui bisogna prendere atto pur nelle contraddizioni della sua vita.[]
  7. Il duca Ferdinando di Brunswick-Wolfenbüttel (1721-1792), prese il nome nel Rito di Eques a Victoria.[]
  8. Il langravio Karl von Hesse-Kassel (1744-1836), Eques a Leone Resurgente.[]
  9. Si tratta di Georg Friedrich von Johnssen (1726-1775 o Johann Samuel Leuchte), Johann August von Starck (1741-1816), Freiherr von Gugomos e Philipp Samuel Rosa. Questo argomento apre il capitolo della filiazione templare e della supposta «eredità» cui allude Guénon del capitolo Heredom (Studi sulla Massoneria e il Compagnonaggio), argomento che non è possibile trattare in questa sede ma è tratteggiato tra le righe.[]
  10. Esiste anche un grado cosiddetto «Kadosch di Cromwell» ovviamente un falso, cfr. Ragon J.-M., Tuileur general de la Franc-Maçonnerie.[]
  11. Questi semplici appunti mostrano con una certa chiarezza come questo grado (ma in fondo così sono tutti) sia il frutto di un’evoluzione e di una stratificazione di elementi aggiunti negli anni, giocando coi simboli, tanto da non poter parlare di qualcosa di carattere sovrumano o sacro.[]
  12. Si trattava di una sorta di malicidio, definizione coniata da San Bernardo di Chiaravalle nel De laude novae militiae ad Milites Templi, per giustificare l’omicidio compiuto dai Templari quando serviva per debellare il male.[]
  13. Re Filippo IV di Francia (1268-1314) detto «il Bello», della dinastia dei Capetingi.[]
  14. Papa Clemente V (1264-1314) al secolo Bertrand de Got o de Gouth eletto 195º Papa nel 1305 su pressione di Filippo il Bello, in seguito accetto il trasferimento della sede papale ad Avignone per quel periodo noto come «cattività avignonese».[]
  15. Guillaume de Nogaret (1260-1313), fu Cancelliere di Filippo il Bello e propositore del potere assoluto del Re, in autonomia dal papato.[]
  16. John Hookham Frere (1769-1846) diplomatico inglese trasferitosi a Malta e in contatto con i Cavalieri di Malta in genere ostili ai Templari, ostilità per altro ricambiata da come si legge in alcuni rituali Kadosh.[]
  17. Rossetti lo cita in parafrasi Dello Spirito Antipapale, e della segreta Influenza ch’esercitò nella Letteratura di Europa e specialmente d’Italia, come risulta da molti classici, massime da Dante, Petrarca, Boccaccio. Londra, 1832. Libro all’Index Librorum Prohibitorum del vaticano[]
  18. Augustin Barruel (1741-1820), autore delle Mémoires pour servir à l’Histoire du Jacobinisme (Memorie per la storia del giacobinismo) pubblicato a partire dal 1796.[]
  19. Cfr. Leon Surette, The Birth of Modernism. Ezra Pound, T.S. Eliot, W.B. Yeats, and the Occult. McGill-Queen’s University Press, Montreal, 1993.[]
  20. Nel 1851 Rossetti inviò ad Aroux parte del manoscritto de La Beatrice di Dante nella speranza che Aroux, traduttore di Dante in francese, ne fosse interessato; dopo l’irritazione di aver scoperto Dante politicamente avverso e antipapale, Aroux usò l’idea per scrivere il suo Dante, Hérétique Révolutionnaire Socialiste. Queste idee rivestite di nuovo spiritualismo o, meglio, occultismo, furono riprese anche da Josephin Peladan (1858-1918) nel suo La Doctrine de Dante. Peladan fu esponente di primo piano dell’occultismo fin de siècle. Nel 1887 conobbe Stanislas de Güaita che gli fece conoscere l’ambiente di Papus (Gérard Encausse) e col quale fondò l’Ordre de la Rose-Croix kabbalistique; abbandonato Papus fondò una società segreta chiamata l’Ordre de la Rose-Croix catholique et esthétique du Temple et du Graal, animatore del Salons de la Rose-Croix – Rose-Croix esthétique o Ordre du Temple de la Rose-Croix. Non è possibile soffermarsi su Peladan in quanto allontanerebbe dal tema seppur utile per lo studio delle origini dell’«esoterismo di Dante».[]
  21. Marziale Reghellini (1757-1853).[]
  22. Jean-Marie Ragon (1781-1862).[]
  23. Jonathan Ashe (1766->1813).[]
  24. Il passaggio «logico» per molti autori che hanno accettato la lezione a partire da Rossetti, Aroux e Guénon è la seguente: Dante = Kadosh ma Kadosh = Massoneria quindi Dante = Massoneria. Un noto divulgatore televisivo deforma e «abbrevia» la narrazione concludendo che “Secondo René Guénon, la medaglia di Pisanello sarebbe quindi la prova dell’appartenenza di Dante, in quanto iniziato, a una loggia massonica”, Roberto Giacobbo, Templari. Dov’è il tesoro? Mondadori, Milano, 2010. Questi sono i danni causati da una mancata correzione, rettifica e decenni di equivoci.[]
  25. Lettera a Charles Lyelldel 29 ottobre 1831. Il 1° febbraio 1842 Rossetti: “E Reghellini dice chiaramente che Dante era massone (…) e Ragon afferma lo stesso”. All’amico e confratello Charles Lyell dedica il suo La Beatrice di Dante.[]
  26. Lettera a Charles Lyelldel 1° ottobre 1832.[]
  27. Dalle sue letture Rossetti ricava questa storia della Chiesa: “Dagli scritti di quest’ultimo [Sinesio vescovo di Cirene] deduco che la scuola segreta del sacerdozio cristiano è continuata nella Massoneria; che uno dei capi della scuola al tempo di Costantino, Silvestro, assieme a quel despota, convenne di sopprimere l’interpretazione segreta, e di tenere dolo la formulazione delle forme esteriori, la quale modalità produsse il papato o il sacerdozio di Roma; ma altri capi della stessa scuola, indignati per aver osservato gli squallidi interessi degli uomini al potere secolare, si staccarono da lui e perseverarono nell’insegnamento segreto, – che proseguì fino all’età tarda (e qui si arriva a Dante), e così è continuato fino ai nostri tempi”. Protestando contro Antonio Panizzi che si opponeva alle tesi del padre, William ribadisce: “quando un uomo dice che Beatrice non è esistita, e che Dante era una specie di Massone, deve aspettarsi che persone di parere contrario si esprimano con forza”. Queste testimonianze in Gabriele Rossetti a versified autobiography. Sands & Co, London, 1901, testo commentato dal figlio Williams[]
  28. Naturalmente per Rossetti la monarchia s’incarnava nel grande nemico Ferdinando IV di Borbone poi Ferdinando I delle Due Sicilie, in un suo verso“Ferdinando di mente ferina”.[]
  29. Tali attribuzioni sono anacronistiche, la Corporazione di Mestiere medievale, antica progenitrice della successiva Massoneria, era ben lontana da concepire il sistema dell’«accettazione» di persone estranee al Mestiere.[]
  30. Purgatorio XX, 94-96[]
  31. Gabriele Rossetti, Il Mistero dell’Amor Platonico derivato da’ Misteri antichi. 5 Volumi. Taylor, London, 1840.[]
  32. Alessandro Grossato, Ibid. Sui rapporti tra Rossetti e Frere, Peter Vassallo, “John Hookham Frere,GabrieleRossetti,and Anglo-Italian Cooperation in Exile”, in Barbara Schaff, Exiles, Emigrés and Intermediaries, Brill, Leiden, 2010.[]
  33. Gabrielle Festing, John Hookham Frere and His Friends. Nisbet, London. 1899.[]
  34. Nome composto da bĕli «senza» e yaʿal «valore».[]
  35. Gabrielle Festing, Ibid.[]
  36. Così l’Incipit del Libro: “Socrate rivelò questo Sacro Mistero d’Amore a Platone; Platone filosofo tra gli altri Pio, subito un libro per comodo de’ Greci ne compose” Marsilio Ficino.[]
  37. Nel Poema autobiografico Veggente in solitudine del 1846.[]
  38. In Gabriele Rossetti, Comento… p. XXXII. Rossetti nel “Ragionamento secondo” de La Beatrice di Dante, fa risalire all’Egitto attraverso Platone e Pitagora la «lingua misteriosa» di Dante; nello stesso testo denuncia la vaghezza induttiva delle proprie attribuzioni: “Quali fossero le loro dottrine [dei pitagorici] non so, perché non furono mai rivelate, ma so che erano innumerevoli e che erano le più illustri, le più dotate e le più talentuose della nazione; dall’effetto illustre possiamo giudicare l’altezza della causa”.[]
  39. Seymour Kirkup (1788-1880).[]
  40. Cfr. The Thinker’s Garden, Baron Kirkup: The Forgotten Mage of Florence. Anche Alessandro Grossato, Ibid. Il mesmerismo era una passione condivisa con altri inglesi residenti a Firenze tra i quali lo scultore-poeta William Wetmore Story, la poetessa Browning, il musicista Boott, la signorina Annette Bracken, i signori Trollope e Isabella “Isa” Blagden. Spiritismo, Dante e Rossetti si trovano coinvolti anche nelle pratiche spiritiche della poetessa triestina Nella Doria Cambon (1872-1948). Nel suo circolo letterario durante una seduta del 1929, la cui medium fu Romana Fornis e alla quale partecipò il docente di antropologia Fabio Frassetto, autore di Dantis OssaLa forma corporea di Dante. Scheletro, ritratti, maschere e busti (1933), apparve lo spirito di Dante che Frassetto riconobbe in base agli studi da lui compiuti; alla domanda su chi fossero i più fedeli interpreti della sua opera rispose Gabriele Rossetti e Giovanni Pascoli. In una successiva seduta del 1938 Dante dettò a Nella un’invettiva contro il «mondo moderno»: “La vostra epoca di disattenzione e disamore per tutte le cose spirituali porta pure a noi disappunto e dispiacere; noi che tanto facemmo per l’umanità… E quella d’oggi ha gli occhi bendati, la volontà negletta… E perciò anche nel nostro mondo si combatte senza nessun conforto d’essere ascoltati. Purtroppo, questo dilagare di incredulità […] queste correnti che dilagano nel vostro mondo, sono emanate da spiriti che cercano di oscurare le menti di ogni vivente. Ma la vittoria sarà degli spiriti superiori. Voglia Dio conceder grazia di poteri spirituali e così dare a te, Nella, quella pace spirituale che tanti anni stai cercando. Ti benedico. Il tuo Dante Alighieri. (Fondo Nella Doria Cambon, Archivio Diplomatico in Hortis, Biblioteca di Trieste). Dante fu coinvolto in apparizioni spiritiche anche con Victor Hugo raccontate in La vision de Dante (1853). Il figlio di Rossetti, Dante Gabriele, fu il primo a sostenere che le conoscenze di Dante derivassero da pratiche spiritistiche e medianiche. Su Dante e il mondo dello spiritismo, Francesco Gallina, Citazioni Spiritiche. Dante e la cultura medianica, in “Parole Rubate. Rivista internazionale di studi sulla citazione”. Fascicolo n° 21, giugno 2020.[]
  41. Opere inedite e rare di Gabriele Rossetti. Poesie inedite e rare tratte dagli autografi, a cura di Domenico Ciampoli, vol. III, Vasto, 1931.[]
  42. Alessandro Grossato, Ibid.[]
  43. Cfr. Gabriele Rossetti, Il Mistero dell’Amor Platonico, Vol 4, cap. XVI “Cambiamento del gergo di erotico in dommatico”,[]
  44. Crediamo nell’imparzialità di Padre Llorente ma viene il dubbio che tale «storia» in merito a Templari e Massoneria possa essere condizionata dalla sua professione.[]
  45. Gabriele Rossetti, Ibid.[]
  46. La Storia umana scritta con questo criterio può e deve infine ammettere che l’origine umana proviene dalla costellazione di Vega, il rigore dimostrativo è lo stesso.[]
  47. Marziale Reghellini (1757-1853), v. supra.[]
  48. Gabriele Rossetti, Il Mistero dell’Amor Platonico, Vol 5, cap. Ultimo “Misticismo della Divina Commedia”.[]
  49. Gabriele Rossetti, Ibid., Vol 4, cap. XVI “Cambiamento del gergo di erotico in dommatico”.[]
  50. Gabriele Rossetti, Ibid., Vol 5, Conclusione “Esame delle principali Critiche fatte al Presente Sistema d’Interpretare”.[]
  51. Cfr. Gabriele Rossetti, La Divina Commedia di Dante Alighieri con comento analitico. John Murray, Londra, 1926-27. Il primo volume occupa i primi 13 canti dell’Inferno, il secondo completa la cantica.Il Purgatorio è stato commentato ma non pubblicato (sarà pubblicato solo nel 1967 nei tipi Olschki, Firenze a cura di Pompeo Giannantonio) il Paradiso non fu mai commentato.[]
  52. Cfr. Stefano Salzani, Luigi Valli e l’esoterismo di Dante. Il Cerchio, Rimini 2014.[]
  53. Si è sostenuto che questo radicale cambiamento fosse dovuto alle pressioni della moglie, fervente anglicana; il vero o non vero illustra quanto deboli fossero le sue convinzioni che infine possono ben dirsi opinioni personali e null’altro.[]
  54. Sulla «vendetta» Templare è utile leggere il testo dell’occultista Stanislas De Guaita, La vengeance des Templiers, dal quale si evince lo stato di permanenza di questa vendetta nei secoli.[]
  55. Il 1312 è la data della soppressione dell’Ordine Templare in occasione del Concilio di Vienne al termine del quale Papa Clemente V legge la Bolla Vox in excelso il 3 aprile 1312. Nella Bolla l’ordine e i cavalieri sono chiamati sempre fratres Ordinis militiae templi Hierosolymitani. Il Gran Maestro Jacques de Molay morirà sul rogo a Parigi l’11 marzo 1314.[]
  56. Si potrebbe contestare che non sono i documenti a certificare l’esistenza o meno di un titolo come questo, ma allora bisogna ammettere che ciò che è affermato senza prova, può essere negato senza prova.[]
  57. Si è visto ad esempio nell’uso del Levitico ma essendo la traduzione di «santo» è evidente che sia onnipresente nella Bibbia, nei contesti spirituali e religiosi.[]
  58. Pico della Mirandola (1463-1494) fu allievo di Yōḥānān ben Yitshaq Alemanno (1435-1504) e di Flavio Mitridate (1445-1489), ebreo siciliano, nato Shemuel ben Nissim Abul-Farag e convertito al cristianesimo (da qui uno dei suoi nomi dal padrino Guglielmo Raimondo Moncada), traduttore dall’ebraico al latino fu chiamato da Pico della Mirandola per insegnargli la lingua ebraica. Nel suo soggiorno in Germania ebbe come allievi Giovanni Agricola e Giovanni Reuchlin. Prima di questi contatti la lingua ebraica era riservata ai soli circoli ebraici. Mitridate con la sua conversione è l’anello di congiunzione a partire dal Rinascimento tra la lingua ebraica e il suo uso in ambiente cristiano. Nelle Conclusiones nongentae… Picoscrisse “Credo di essere stato il primo ad avere menzionato esplicitamente la qabbalah”.[]
  59. È questo significato che ha contribuito a sviluppare un certo «vittimismo templare», apporto sentimentale cresciuto a partire dai secoli successivi alla sua distruzione: la fine dei Templari ha diviso gli intellettuali d’Europa, posizioni che possono essere sintetizzate nelle affermazioni di due autori, da una parte Joseph de Maistre dichiarava: “Che importa all’universo la distruzione dell’Ordine dei Tempio”, dall’altra Jules Michelet dichiarava questa distruzione “il più grave cataclisma della civiltà occidentale”.[]
  60. Nella Qabbalah il termine Qadosh è ricco di significati (es Cfr. Zohar I, 18b.; Ibid. Idra Rabba Qadusha VII); molti di questi sono stati apposti in Massoneria ma nulla che possa riferirsi alla nostra medaglia. In Bernard, Light on Masonry… p. 288, il Knight of Kadosh è descritto come «solitario o separato»; attendiamo qualcuno che azzardi un parallelismo con la figura dell’afrād dell’esoterismo islamico.[]
  61. Cfr. Le Tuileur de Vuillaume del 1830 chetraslittera «k» con «ch».[]
  62. Un caso noto a tutti è la trascrizione del nome dell’Emiro ‘Abdel Kader; il nome fa riferimento al nome divino al-Qādir, spesso scritto correttamente magari nello stesso testo in cui si usa la trascrizione del nome errata[]
  63. Cfr. Giulio Busi, Raphael Ebgi, Giovanni Pico Della Mirandola. Mito, Magia, Qabbalah, Einaudi, Torino. Si trova anche qadoch, qadosch e qadochs.[]
  64. Johannes Reuchlin (1455-1522).[]
  65. Christian Knorr von Rosenroth (1636-1689).[]
  66. Sulla stessa riga riesce a scrivere radice e declinazione in modo differente.[]
  67. Per esempio, Eliphas Lévi, Saint-Yves d’Alveydre e i discepoli Papus e Stanislas de Guaita usano la scrittura Kadosch. Albert Pike (1809-1891) scrive uno specifico A The Words Kadosh & Hierodom. In Readings XXXII, 1872. Jean-Marie Ragon (1781-1862) ne scrive nel Nouveau Rituel de Kadosh. Collignon.[]