63. Le infiltrazioni nella Massoneria

Come è stato abbondantemente dimostrato in alcuni capitoli precedenti, nel Medioevo la trasmissione iniziatica conservata nel seno della religione cattolica esteriore si era progressivamente ritirata. Già nel X e XI secolo, la riforma delle regole monastiche aveva fatto scomparire la scientia sacerdotalis. Quel poco che rimaneva era stato riversato da San Bernardo nell’Ordine del Tempio. Tuttavia, non si trattava più della conoscenza contemplativa che nel cristianesimo greco continuava a chiamarsi Hesykía, bensì di una forma di iniziazione devozionale, seppure molto raffinata intellettualmente, tipica della Fede Santa, dei troubadours e dei minnesänger. Essendo espressione dell’aristocrazia guerriera, quella conoscenza fu definita ars regia1. L’ars regia costituiva dunque il metodo cavalleresco basato sull’azione bellica e sulle virtù della lealtà e della giustizia. Ogni altro tipo di azione, pur rimanendo sotto il controllo imperiale, era delegato per la sua attuazione a mercanti e artigiani.

La distruzione dell’Ordine del Tempio e le susseguenti persecuzioni inflitte a ogni organizzazione esoterica cavalleresca segnarono la rapida scomparsa delle vie devozionali aristocratiche. L’unica trasmissione iniziatica che rimaneva ancora vivente nell’Europa occidentale era quella legata alle gilde ovvero alle vie di mestiere delle classi popolari. Le corporazioni riconosciute dai sovrani e dalle città libere potevano raccogliere diverse gilde di questo tipo. Vuole il caso che nel periodo successivo alla distruzione del Tempio i prodotti manuali delle gilde raggiunsero il massimo dello splendore con il tardo gotico. Tale splendore risultò sfortunatamente fatale. L’improvviso arricchimento di alcuni settori corporativi comportò uno squilibrio sociale. S’iniziarono a distinguere le ‘arti maggiori’, economicamente più emancipate, dalle ‘arti minori’. Nelle città libere e nei comuni l’amministrazione pubblica passò completamente nelle mani degli appartenenti alle ‘arti maggiori’, stabilendo un regime controllato da quello che si denominò ‘popolo grasso’, travolgendo perfino le famiglie dell’antico patriziato cittadino. La nuova borghesia abbandonò completamente ogni legame con il mestiere produttivo che tradizionalmente era trasmesso per linea familiare, trasformandosi in un ceto arricchito dallo scambio mercantile2. I rampolli del ‘popolo grasso’ poterono quindi dedicarsi a studi alla moda indirizzandosi indifferentemente a tutte le professioni cui conducevano le lauree universitarie. Gli aderenti alle ‘arti minori’, economicamente sempre più depresse, furono esclusi dalla conduzione politica e furono considerati a livello servile e operaio. Così l’umanesimo preparava la rivoluzione rinascimentale.

Per la verità i primi prodotti dell’imitazione tutta esteriore della civiltà classica furono chiaramente meno eleganti e raffinati delle opere d’arte tardo gotiche. Ma la mentalità era cambiata e tutto ciò che continuava nel solco della tradizione medievale fu criticato come rozzo e incolto. Giorgio Vasari3 fu il primo a interpretare il termine ‘gotico’ in senso spregiativo, intendendo con esso uno stile barbaro, brutto, sgraziato, degno di quei goti che avevano travolto la luminosa civiltà greco-romana4. L’arte fu considerata frutto della cultura, del ‘genio’ individuale, diventando un’attività laica e per questo architetti, pittori e scultori tralasciarono di affiliarsi alle antiche corporazioni. Mentre i grandi artisti ricercavano ispirazione nella loro interpretazione occultistica del paganesimo fatto rivivere attraverso libri e manoscritti, le corporazioni decaddero; e il fatto che anche i papi rinascimentali smettessero di incaricare le gilde dell’esecuzione di edifici e paramenti sacri diede il colpo di grazia alle antiche arti e mestieri5. Gli artigiani furono declassati a produttori di manufatti di uso pratico e privi di valore estetico, mentre gli artisti poterono dedicarsi alla creazione di opere sempre più complesse dal punto di vista simbolico. Con il supporto ‘esteriore’ delle diverse correnti eretiche, ermetisti, qabbalisti e maghi, i geni del rinascimento si dedicavano a rivoluzionare l’ordine tradizionale dell’Europa e a realizzare le utopie più estreme. Questo piano eversivo descritto dai cosiddetti manifesti rosacrociani6 sembrava fosse sul punto di realizzarsi, quando la sconfitta della Montagna Bianca costrinse l’Europa ad affrontare la realtà. La vittoria della controriforma fu solo parziale, ma fu sufficiente affinché coloro che si sentivano già vincitori cercassero vie di fuga e di nascondimento. Il rifugio che i rosacrociani identificarono rapidamente furono proprio le gilde di scalpellini e tagliapietre (muratori) che essi avevano fino a quel momento disprezzato ed emarginato. Fu recuperata la leggenda dei cavalieri templari che si erano travestiti da artigiani per sfuggire all’arresto quando l’Ordine del Tempio era stato sciolto. Fin dal medioevo, i cantieri artigiani accoglievano due categorie di estranei al mestiere: il primo era il prete, assunto della gilda come cappellano7 per l’assistenza spirituale delle maestranze e per il compimento dei riti religiosi che scandivano il corso della costruzione; il secondo era il medico per l’intervento in caso di incidenti. Cappellano e medico furono considerati muratori accettati; ciò permetteva loro di assistere ai rituali e ai lavori iniziatici dell’arte di riferimento, ma certamente non di partecipare agli stessi, non essendo del mestiere8. Ciò pone in evidenza che gli accettati non erano iniziati ai misteri dell’arte.

Come si diceva, all’epoca in cui il rinascimento stava declinando assieme alle sue utopie e fantasie magiche, molti occultisti bussarono alle porte dei cantieri degli scalpellini e dei tagliapietre, consapevoli che le corporazioni, con la loro struttura, li avrebbero protetti, difendendone contemporaneamente i loro segreti occulti. Soprattutto in Inghilterra, diverse gilde furono onorate di accogliere come accettati personaggi di cultura riconosciuta e di un livello sociale superiore. A differenza delle accettazioni medievali, questa volta tali personaggi venivano accolti come fossero stati già iniziati9. La prima accettazione di questo tipo storicamente provata sarebbe stata quella di tale John Boswell, nell’anno 160010. Tuttavia, molti storici della Massoneria hanno dato per certo che già in precedenza erano stati accettati personaggi di ben maggiore spessore, quali Thomas Moore, Rabelais, Andreæ, Maier, Fludd, Bacon, Inigo Jones, Comenius, Ashmole, Robert Moray, William Lilly11. Come è stato detto nei capitoli precedenti, nessuno di questi occultisti era davvero un iniziato, poiché tutti avevano tratto le loro scienze e arti da letture libresche di autori classici, di testi ermetico-alchimistici e qabbalistici, senza alcuna trasmissione spirituale autentica. “Tuttavia una tradizione molto radicata pretende che Elìas Ashmole fosse un rosacroce e che per suo mezzo la corrente della Rosa Croce si introdusse nella massoneria12. Gli artigiani delle gilde, a causa del decadimento che avevano subito, accolsero tra loro con onore e rispetto degli autentici millantatori13! Costoro convogliarono nelle corporazioni la mentalità e le mode tardo rinascimentali, con la ripulsa per il gotico e l’assunzione dell’estetica palladiana14. L’entrata massiva di borghesi colti e dediti alle scienze occulte prima e poi di grandi nomi dell’aristocrazia, tuttavia, non frenò l’indebolimento delle corporazioni: lo stesso Wren fu accusato di aver trascurato di ravvivare e potenziare le gilde dei costruttori di cui era gran Maestro. Nel 1717 le ultime quattro logge presenti nel circondario di Londra s’unirono in una Gran Loggia, allo scopo di trovare una soluzione all’inarrestabile declino. Solamente dal 1721 quell’iniziativa fu assunta con impegno da due massoni accettati, due pastori: il presbiteriano James Anderson e il calvinista Jean-Théophile Désaguliers15. Il primo fu incaricato di raccogliere tutti i documenti della muratoria antica e, sulla loro base, redigere un nuovo regolamento, le Costituzioni. Il vero ispiratore delle nuove Costituzioni che condussero la massoneria a perdere l’operatività16 e a commutarsi in un’istituzione speculativa, fu invece Désaguliers17. Non si deve trascurare il fatto che costui era stato allievo e pupillo prediletto di Newton, per cui la sua azione fu senza dubbio ricalcata sugli ideali rosacrociani18. Sta di fatto che la massoneria speculativa si basava ormai solamente sui simboli dell’antica arte, avulsi da qualsiasi messa in pratica lavorativa: per questa ragione è definita anche massoneria simbolica. Ma la riforma dell’Istituzione seguì lo schema protestanico già noto, ossia quello di renderla genericamente ‘cristiana’, con la volontà di unificare in un’unica fratellanza le diverse confessioni riformate isolando nel contempo il cattolicesimo19. A questo fine fu azzerato ogni riferimento simbolico al Nuovo Testamento, sostituito dall’Antico Testamento del filosemitismo protestantico. Così il simbolo muratorio fu applicato esclusivamente al Tempio di Salomone, sostituendo l’autentica simbologia cristocentrica medievale. Per la precedente Massoneria operativa il tempio era in realtà il corpo di Cristo e non il Tempio di Salomone, di Zorobabele o di Erode20: “Gesù disse: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo ricostruirò.» Replicarono i giudei: «Si sono impiegati quarantasei anni per edificare questo Tempio, e tu lo ricostruirai in tre giorni?» Ma egli parlava del tempio del suo corpo.” (Vangelo di S. Giovanni, II.19-21). “Onorio di Autun, nel suo Speculum mundi, stabilisce le seguenti corrispondenze: l’abside rappresenta la testa del Cristo; la navata, il corpo propriamente detto, il transetto, le braccia e l’altare maggiore, il cuore, vale a dire il centro dell’essere.”21

L’artificiosa semitizzazione iniziò pochi anni dopo la prima pubblicazione delle Costituzioni (1725), quando i membri della Gran Loggia si posero il problema del grado di maestro, assente nella massoneria operativa, ma richiesto dalla teoria rosacrociana22. Nella massoneria antica ‘maestro’ era la funzione che veniva assunta dal compagno più esperto a dirigere la gilda. Come in tutte le vie iniziatiche regolari il maestro era unico e la sua funzione consisteva nella trasmissione dell’iniziazione di mestiere e nell’insegnamento dell’arte a compagni e apprendisti. Poiché i riformatori della massoneria erano compagni accettati, avevano poca dimestichezza con la distinzione tra gradi e funzioni iniziatiche23. Essi fecero della maestria un grado, creando una situazione confusa, in cui nella stessa loggia non c’era più soltanto un maestro, ma spesso una vera folla che raggiungeva quel grado per ‘anzianità’. Fu così necessario inventare la figura del maestro venerabile elettivo a sostituzione dell’antico maestro dell’arte. Perciò la domanda tecnica: «Chi conferisce l’iniziazione massonica a un recipendario?» rimane ancora di fatto senza risposta.

Fu anche inventato un rituale di ‘iniziazione’ adattato al nuovo grado di maestro che mescolava il mito di Osiride a una narrazione riguardante l’assassinio di Hiram, del tutto assente nella Bibbia24.

L’organizzazione più moderna ed efficiente rese la Gran Loggia d’Inghilterra un vero esempio per tutte le altre organizzazioni della stessa natura, non soltanto nelle isole britanniche, ma anche nel continente. Di fatto, la generale decadenza della massoneria e del compagnonaggio25 coincideva con l’allontanamento dall’esercizio del mestiere. Un po’ ovunque le logge si erano sempre più aperte ad accettati estranei al mestiere, per cui anche le logge più conservatrici e ostili a Londra26, com’erano quelle di Scozia, in breve seguirono il cammino della massoneria speculativa. Paradossalmente fu proprio la massoneria cattolica irlandese che non soltanto consacrò il grado di maestro, ma persino aggiunse a questo un quarto grado, il Royal Arch, per maestri particolarmente competenti. Questo grado fu estrapolato dalla Qabbalah27 e ben presto fu assunto anche dalla rivale Gran Loggia d’Inghilterra. In questo modo nella massoneria speculativa la semitizzazione prese sempre più piede. Ben presto comparvero parole sacre e di passo giudaiche, nonché l’uso misteriosofico di simboli e di lettere dell’alfabeto ebraico28.

La massoneria scozzese divenne di moda in Francia quando il pretendente Stuart scelse quel paese come terra d’esilio e trampolino di lancio per un’agognata restaurazione. L’aristocrazia francese, soprattutto, trovò nelle logge dei centri di diversione, di cultura e di socializzazione. “I Fratelli francesi non si limitarono a soffocare il cerimoniale rudimentale dei tre gradi venuti dall’Inghilterra, ma a loro volta ne vollero creare di nuovi. Il segreto massonico, manipolato da ingegnosi inventori, con la nascita di nuove leggende, provocò una esuberante e anarchica proliferazione di «alti gradi»29. Per la verità questa nuova massoneria fu un prodotto del tutto francese e fu denominata scozzese per due semplici motivi: per prima cosa perché politicamente era favorevole agli Stuart; inoltre, perché fu anche sostenuta dall’azione tenace del cavaliere scozzese Ramsay (che in realtà non era affatto un cavaliere). Egli convinse gli aristocratici fratelli francesi che la massoneria, lungi dall’essere ciò che rimaneva delle umili arti e mestieri medievali, era un Ordine cavalleresco d’origine templare, ancora dotato di conoscenze segrete e missionato a vendicare la propria distruzione30.

È impossibile in poche righe delineare un quadro sufficientemente chiaro di questi regimi di alti gradi, che in pochi decenni superarono il centinaio. Tuttavia, è certo che accanto a protagonisti di grande dirittura morale e di sincere intenzioni, che agirono come degli antiquarians, salvando documenti e simboli del passato, si mossero ben altri figuri di cui la massoneria rimase vittima. Quando andò bene si trattò di semplici scrocconi, ciarlatani, illusionisti, ipnotizzatori e truffatori, certamente incaricati da altri di infiltrare l’organizzazione, di mistificarne i fini e, in generale, di cambiare la mentalità dei massoni. Tutti i fondatori di sistemi di alti gradi si presentarono nelle logge affermando di essere stati incaricati da non meglio identificati Superiori Incogniti31 per riportare la massoneria agli antichi misteri. Spesso questi incaricati dai SI davano in loggia dimostrazioni di operazioni magiche come prova dell’autenticità del loro mandato32: nella maggior parte dei casi questi misteriosi Superiori Incogniti erano frutto delle fantasie truffaldine di chi si diceva da essi missionato.

Tuttavia, in altri casi vi furono dei mandanti in carne ed ossa che ispirarono l’azione dei fondatori degli alti gradi. Erano personaggi chiaramente appartenenti ad ambienti occultistici che si richiamavano alla leggenda rosacrociana33, all’ermetismo, all’alchimia e alla Qabbalah, soprattutto quella di matrice protestante34. Qualcuno ha definito questo ambiente ‘Potere Occulto’, attribuendo una importanza persino esagerata alla componente giudaica, senza specificare che si trattava della Qabbalah deviata. Poiché i ‘Rosa Croce’ prima, e i ‘Superiori Incogniti’ poi sarebbero stati i mandanti di una infiltrazione finalizzata a fomentare la confusione mentale di cui la massoneria è stata vittima, è del tutto fuori luogo affermare che essi siano stati qualcosa di paragonabile ai siddha o perfino dei jīvanmukta. Il solo accostamento tra un liberato in vita e una nullità intellettuale, quale fu il conte di Saint-Germain35, è semplicemente grottesco. È invece evidente che lasciare intendere d’essere inviati da personaggi o da ambienti misteriosi, al di fuori della portata di qualsiasi indagine, è il vecchio espediente di chi si è detto ispirato dai mahātma della Gran Loggia Bianca, dai pontefici del Centro Supremo, dagli invisibili bābājī himalayani, tutte fantasie ricalcate su quelle dei Superiori Incogniti settecenteschi, per la felicità degli immarcescibili creduli ammiratori di ‘funzioni straordinarie’36. La tradizione, quella vera, si basa sui testi sacri insegnati da autentici maestri, su cui è d’obbligo riflettere alla luce della logica basata sull’intuizione.

Gian Giuseppe Filippi


  1. Similmente nella tradizione hindū la conoscenza (jñāna) è trasmessa esclusivamente tramite il sacerdozio (brāhma), mentre tutte le arti dell’azione (karma) fanno parte del dominio regale (kșatra). Ovviamente, tutte le azioni di minore importanza, pur rimanendo sempre sotto il controllo dello kșatra, per il loro compimento sono delegate alle caste più umili.
  2. Luc Benoist, Le Compagnonnge et les Métiers, Paris, Presses Universitaires de France, 1966, pp. 20-25.
  3. Nel suo Vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architetti, III cap., Firenze, 1568.
  4. In realtà il termine derivava da goetia, arte evocativa, intesa sia in senso positivo di ‘prodigiosa’, sia per condannarla in quanto ‘magica’ a causa dell’uso spesso incontrollato di simboli estranei alla religione.
  5. Se l’attitudine ecclesiastica rinascimentale fu di spregio nei loro confronti, la “riforma di Lutero distrusse alla base l’autorità papale e diede un colpo mortale alle associazioni massoniche.” (F.T.B. Clavel, Historia de la Francmasoneria, Madrid, El Museo Universal, 1984, p. 14). Anche sotto la dittatura di Cromwell le gilde dovettero disperdersi. Riuscirono a sopravvivere solamente quelle che assunsero atteggiamenti anticattolici in modo più o meno sincero.
  6. Come si è letto nelle pagine precedenti, non esistette alcuna organizzazione detta Rosa Croce né alcuno che potesse essere identificato come rosacroce. Tuttavia, molti degli occultisti del tardo rinascimento si dichiararono ammiratori di tali entità e individualità inesistenti, e da esse ispirati nelle loro opere. Tali rosacrociani erano prevalentemente lettori di opere ermetiche, alchemiche, magiche e qabbalistiche.
  7. Quando iniziò la riforma, nei paesi protestanti il prete fu sostituito dal pastore per un malinteso senso di continuità. Tuttavia, il pastore non aveva alcun potere carismatico né rituale, essendo un semplice laico.
  8. Etimologicamente [accettazione] significa il fatto d’essere ricevuto (accettato) nella confraternita operativa senza appartenere al mestiere.” Daniel Ligou, Dictionnaire de la Franc-Maçonnerie, Paris, PUF, 1987,p. 7.
  9. Elias Ashmole fu accettato come fosse già iniziato a qualche misteriosa fratellanza segreta e addirittura elevato direttamente al grado di compagno-maestro. Elder David Bernard, Light on Masonry, Utica, W Williams printer, 1829, p. 550. È sorprendente che sia stato il primo a essere designato con la qualifica di ‘massone speculativo’. Nella narrazione ch’egli ha ci lasciato, afferma che nessuno dei presenti al suo rito d’accettazione era un massone operativo. Daniel Ligou, Dictionnaire, cit., pp. 83-84.
  10. Auguste Vibert, Freemasonry before the Existence of the Grand Lodges, Whitefish, Montana, Kessinger Publishing, 2010.
  11. Paul Naudon, Les origines de la franc-maçonnerie. Paris, Éd. Dervy Livres. 1991; Robert Freke Gould, History of Freemasonry: Its Antiquities, Symbols, Constitutions, Customs, Etc, London, Jack Pbls, 1883; Joannis Corneloup, Universalisme et Franc-Maçonnerie, Paris, Vitiano Compiègne, 1963. Si noti quanti tra costoro compaiano sia nella lista degli accettati sia in quella dei fondatori della Royal Society.
  12. Jean Palou, La Franc-masoneria, Buenos Aires, Dedalo, 1975, p. 63. De Quincey arriva persino a supporre che la massoneria sia stata creata ex novo da Robert Fludd. Thomas P. De Quincey, “Historico-Critical Inquiry into the Origins of the Rosicrucians and the Freemasons”, in Collected Writings, Edimburgh, D. Masson, 1890, p. 386. C’è da notare che è in questo clima occultistico che per la prima volta si descrive la ‘collaborazione’ in ambito crociato tra templari, muratori e sufi. Alludiamo al libro di Pierre Dupuy Histoire de la condemnation des Templiers, apparso nel 1713. In realtà in questo testo pseudostorico non si parlava nemmeno di sufi, ma della setta ismaelita degli Assassini, ma ciò era sufficiente per dare origine alla leggenda dei ‘Rosa Croce islamici’.
  13. Un “documento inglese del 1676 descrive come la Cabbala del Nastro Verde pranzasse con la Confraternita della Rosa Croce, gli Adepti Ermetici e i Massoni Accettati, e come tutte queste società avessero in comune l’«invisibilità»”. Francis A. Yates, L’Illuminismo dei Rosa-Croce, Torino, Einaudi, 1976, p. 256.
  14. Sebbene tale stile fosse già stato adottato da Inigo Jones, esso divenne canonico grazie all’architetto della cattedrale di St. Paul di Londra, Christopher Wren (1632-1723), membro della Royal Society, amico e collaboratore di Isaac Newton. Laureato in matematica, fu accettato massone per ordine del duca di Richmond, Gran Maestro della Massoneria, al quale, in seguito, successe nella maestria. C’è da aggiungere che per decreto regio, dal 1691 fu permessa l’accettazione in massoneria anche dei membri dell’aristocrazia (Clavel, Historia,cit, p. 21). Da quel momento fu formalizzata la carica onorifica di Gran Maestro, Le diverse logge fecero a gara per avere come capi onorari e protettori politici degli accettati illustri per nascita (il conte Bennet d’Arligton, il duca di Buckingham e lo stesso Richmond) o per meriti culturali (Cibber, Newton e lo stesso Wren).
  15. Per la verità i membri delle quattro logge originali erano in grande maggioranza massoni operativi. Non si comprende perciò per quale ragione l’intera vicenda fu condotta solamente da accettati.
  16. L’operatività, ovviamente, consisteva nell’uso rituale metodico delle funzioni del mestiere. La costruzione esteriore del manufatto coincideva interiormente con la elevazione spirituale dell’iniziato alla gilda.
  17. Di fatto Anderson si limitò a svolgere la funzione di segretario, sotto la direzione dei Gran Maestri Payne e Désaguliers. Quasi tutti i documenti originali furono poi dati alle fiamme ‘per proteggere’ le nuove Costituzioni (Palou, La Franc-masoneria, cit., p. 80). Di fatto i primi Gran Maestri della Gran Loggia d’Inghilterra, Sayer, Payne e Désaguliers, furono dei piccoli borghesi, massoni accettati, abilissimi però a investire il denaro della confraternita. Fu loro cura, in seguito, scegliere i loro successori tra i membri dell’alta nobiltà. Uno spregiudicato libertino, il duca di Wharton, accettò l’incarico e da quel momento i capi della Gran Loggia d’Inghilterra furono tutti pari del regno o principi del sangue (Clavel, Historia, cit. pp. 27-31).
  18. Lusol, L’Età massonica, Milano, Mondadori, 1944, pp. 64-80.
  19. Nel 1738 papa Clemente XII scomunicò la massoneria, allarmato dal suo anticlericalismo, ma, soprattutto, dal dilagare di logge in tutti i regni d’Europa.
  20. Per la verità, sebbene cristianesimo, giudaismo e massoneria evitino di menzionare il Tempio di Erode il Grande, personaggio storico inviso a tutti, sta di fatto che i resti archeologici riguardano solo ed esclusivamente quest’ultimo santuario. Dei templi di Salomone e Zorobabele non rimane alcuna traccia, al punto che molti storici si sono chiesti se essi fossero stati costruiti davvero a Gerusalemme o in altra località ignota della penisola arabica, con grande imbarazzo del sionismo contemporaneo. Adolfo Roitman, Envisioning the Temple, Jerusalem, The Israel Museum, 2003, pp. 151-154; Kamal Salibi, The Bible came from Arabia, Beirut, 2007, pp. 110-123; Keith W. Whaitelam, The invention of Ancient Israel, London & New York, Routledge, 1996, pp. 71-121.
  21. Jean Hani, El simbolismo del templo cristiano, Barcelona, Sophia Perennis, 1983, p. 47.
  22. Molti ambienti massonici attuali attribuiscono al rosacrociano Elias Ashmole la creazione dei tre gradi iniziatici: “Ashmole notò allora il declino delle società di operai e si impegnò di rigenerarle sotto la copertura dell’architettura per mezzo di una rappresentazione dei misteri dell’antica iniziazione indiana ed egizia, dando alla nuova associazione un obiettivo di unione, perfezione, progresso, fratellanza, eguaglianza e scienza, tramite un legame universale basato sulle leggi della natura e sull’amore verso l’umanità. A questo fine, essendo profondo conoscitore di alchimia, della cabala, dei misteri antichi e degli annali dei popoli primitivi, prese la grande iniziativa di scrivere le basi dell’organizzazione dei tre gradi su cui doveva basarsi il suo sistema di solidarietà e perfezionamento umano. Redasse di conseguenza i rituali dei gradi di apprendista, compagno e maestro e cominciò a diffonderli e spiegarli, incrementando così la tendenza riformista e rigeneratrice dell’Istituzione, finché la morte non lo sorprese in tale impresa. Venticinque anni dopo questi accadimenti, questo seme deposto dal saggio Ashmole germogliò pubblicamente, e quando le logge di Londra si riformarono nel 1717 entrando in una vita filosofica di studio, perfezione e propaganda morale, adottarono i rituali di Ashmole, ripudiarono qualsiasi lavoro puramente operativo, ruppero la loro subordinazione dal centro autoritario di York […]” Lorenzo Frau Abrines, Diccionario Enciclopédico de la Masonéria, Mexico, Ed. Del Valle de Mexico, 1976, I vol. P. 135.
  23. A questo proposito vedi Goblet d’Alviella, Los origenes del grado de maestro en la Francomasoneria, Barcelona, Edicomunicacion, 1991.
  24. La leggenda del grado di maestro non risolve il problema della resurrezione da morte del compagno che ‘rinasce’ al grado di maestro. Se per caso, nel medioevo, ci fosse stata la necessità di una narrazione di morte e resurrezione per il maestro, certamente sarebbe stata usata quella di Cristo; ma poiché allora il grado di maestro non esisteva, il problema non si può porre. D’altra parte, nessun elemento della leggenda di Hiram è presente in alcun documento dell’antica massoneria operativa né risulta presente in fonti veterotestamentarie, in apocrifi dell’Antico Testamento né in tradizioni rabbiniche. Solamente nel Talmud compare un certo Adoniram, che ricorda quel nome, esattore delle tasse di re Roboamo, ucciso dalla folla inferocita per motivi comprensibili. René Le Forestier, La Franc-Maçonnerie Templière et Occultiste aux XVIII et XIX siècles, Paris, La table d’Émeraude, 1987, vol. I, p. 41.
  25. Così erano denominate le gilde artigiane nel continente, di cui quella dei muratori era soltanto una tra le altre.
  26. A questo s’aggiungeva che le logge cattoliche erano ostili alla nuova dinastia e sostenevano la dinastica spodestata degli Stuart, mentre le logge protestanti erano ferventi partigiane degli Hannover. Ma seguire questi aspetti più propriamente politici, sebbene non trascurabili, potrebbe portarci lontano dall’argomento prefissato.
  27. Quando in questo contesto si parla di Qabbalah, s’intende quella versione protestante che aveva avuto inizio con Reuchlin. Infatti, per gran parte del XVIII secolo agli ebrei non era ancora stato consentito l’accesso alla massoneria.
  28. Ricordiamo al lettore che fino al rinascimento non ci fu traccia dell’uso della lingua ebraica nelle vie iniziatiche del cattolicesimo, essendo la lingua sacra il latino o il volgare illustre. Per esempio, nel medioevo l’abbinamento del concetto latino di cavaliere (eques) all’attributo ebraico di qadoš sarebbe stato considerato una vera mostruosità.
  29. Le Forestier, La Franc-Maçonnerie Templière, cit., p. 51.
  30. Le Forestier, La Franc-Maçonnerie Templière, cit., p. 55.
  31. Oltre allo stesso Ramsay, ricordiamo i baroni von Hund, von Zinnendorf, von Ecker und Eckhoffen, oltre a figure più riprovevoli, quali l’arrampicatore sociale Stark, l’imbroglione Johnson, il taverniere-illusionista Schröpfer, il ‘mago’ Gugomos e altri ancora. C’è chi ha anche voluto vedere nei tristi trucchi da baraccone di questi ultimi, dei veri poteri paragonabili a quelli dei siddha tantrici.
  32. Erano ormai diversi secoli che in Europa non si sapeva più distinguere ciò che proveniva dal cielo dai prodotti dello psichismo infero. Il prodigio, perciò, era, ed è tuttora considerato dagli ignoranti un segno dello ‘spirito’.
  33. La Rosa Croce d’Oro, l’Ordine dei Cavalieri e Fratelli della Luce, i Fratelli Iniziati dell’Asia, gli Illuminati di Baviera ecc.
  34. Solamente verso la fine del XVIII secolo in molti regni e principati la massoneria cominciò ad ammettere anche recipiendari ebrei. In questo modo in massoneria cominciò anche a penetrare la Qabbalah eterodossa, rappresentata dai vari Falke, Irschfeld, Schönfeld, Martinez de Pasqually, Falk-Schek, i fratelli Bédarride ecc.
  35. O perfino personaggi sospetti o inventati, quali Federico Gualdi, Valmont e Althotas.
  36. Gli occultisti, morbosamente attratti dal segreto e dall’arcano, pensano che l’efficacia rituale operativa possa essere restaurata solo da parte di personaggi misteriosi come i Rosa Croce e i Superiori Incogniti. La realtà è esattamente all’opposto di queste fantasticherie: infatti tale raddrizzamento è nei poteri di personaggi ben riconosciuti in ambito tradizionale, dotati della completa realizzazione magistrale e di una incontestabile trasmissione iniziatica. Per esempio, la loggia parigina Henri IV accettò l’emiro ‘Abd al-Qādir al-Jazā’irī, famoso guerriero e principe algerino, sapiente shaykh della ṭarīqa Qādiriyya. Purtroppo, tale acquisizione non andò oltre lo sfruttamento propagandistico della politica coloniale francese.