4. L’Esoterismo della… Colla
La medaglia originale
Infine, anche Guénon ricorda:
“il Valli ha scoperto, sempre nel museo di Vienna, la medaglia originale di Dante, e il rovescio di essa presenta nuovamente una figura assai strana ed enigmatica: questa figura è un cuore posto al centro di un sistema di cerchi …”1.
Valli quindi trova un’altra medaglia di Dante, questa volta originale, che presenta sul retro una raffigurazione “strana ed enigmatica”; raffigurazione che, va sottolineato, non ha nessuna relazione con quella «incollata» F.S.K.I.P.F.T. Di questa Valli scrive:
“un cuore (evidentemente Amore) messo al centro di un sistema di cerchi che può sembrare a prima vista (ma non è) una sfera celeste […] La figura può e anzi deve sembrare alla «gente grossa» un sistema di cerchi astronomici, ma non è”2.
Trovata una medaglia originale Valli si lancia in una nuova interpretazione «esoterica»; questa volta, vista decadere l’ipotesi Kadosh, interpreta questo enigmatico sistema di cerchi legato alle sette Virtù come se esistesse un filo invisibile che ancora lega la medaglia a F.S.K.I.P.F.T. che in realtà non esiste.
Ne Il viaggio in Italia di Teodoro Hell. Sulle orme di Dante di Theodor Hell si legge:
“Le medaglie di Dante, che si conoscono a tutto il 1750, sono riportate nel vol. I, pag. 40 del museo Mazzucchelli, e sono ripetute nelle Memorie di Dante del Pelli, [… v. Immagini a fondo testo]. Di dette medaglie infatti tre con rovescio sono di autenticità manifesta, sia pei conii che le mostrano del secolo XIV o XV tutto al più, sia per la somiglianza dell’immagine del divino Poeta sia per la qualità dei simboli, uno dei quali nella sfera armillare significa la cognizione delle cose celesti; l’altro nel tronco di quercia segnato a piramide, allude alla forza ed alla sublimità dei pensieri danteschi; l’ultimo nel monte, in cima a cui tre figure esprime il triplice viaggio di Dante…”3.
Perciò l’unica medaglia che può corrispondere a quella descritta da Valli più in alto presenta sul retro un “sistema di cerchi” che raffigura, per la «gente grossa», uno schema approssimativo di una sfera armillare al centro della quale non c’è nessun «cuore» ma un «punto» che di norma nella sfera armillare indica la posizione geocentrica della Terra rispetto al Cosmo: saremo «gente grossa»,ma può venire il sospetto dell’ennesimo errore?4

Valli, archiviato ma non troppo F.S.K.I.P.F.T., si lancia in una nuova interpretazione molto esoterica… che Guénon sembra seguire; insiste sulla divisione di 4 meridiani abbinati alle Virtù cardinali e 3 paralleli a quelle teologali. Vale la pena leggere per esteso il brano interessato; dopo aver spiegato le relazioni delle sette Virtù in Dante, scrive5:
“Nella figura i cerchi meridiani sono tre; appaiono sei perché visti una volta al concavo e una al convesso. I cerchi paralleli sono quattro. Il loro ricollegarsi è appunto il ricollegarsi delle tre virtù teologali (quelle della Croce) con le quattro cardinali (quelle dell’Aquila), operato appunto intorno alla dottrina d’amore che è rappresentata nel cuore che sta in mezzo. Il cerchio obliquo che è, si noti bene, avvolgente ed esterno e che sembrerebbe l’eclittica, è precisamente il segno dello stretto legame, del ricollegamento, che fa la dottrina d’Amore delle quattro virtù dell’Aquila con le tre della Croce, delle quattro della vita attiva con le tre della contemplativa, stringendole in una perfetta armonia.”
Due particolari strani e facilmente spiegabili. Perché uno dei quattro cerchi paralleli è spostato in basso? Semplicemente per lasciar vedere il cuore che sta nel mezzo del sistema. Perché uno dei quattro cerchi paralleli è molto più grosso degli altri? Perché rappresenta appunto la giustizia, quella senza la quale «non è in terra pace» secondo Dante, quella virtù che era per lui la più importante e la più agognata”6.

Valli s’ingarbuglia7. A parte il cuore che vede solo lui, se considera come unico il parallelo disegnato più largo (Giustizia) vuol dire che in tutto sono 2 e non 3, uno largo sopra il punto e uno sotto; quindi vale anche per i meridiani (“visti una volta al concavo e una al convesso”), sulla destra della sfera uno largo e uno stretto, totale 2 e non 4 dato che quello inclinato è considerato a parte come si è letto: “Il cerchio obliquo […] avvolgente ed esterno è precisamente il segno dello stretto legame […] delle quattro della vita attiva con le tre della contemplativa, stringendole in una perfetta armonia”. Quindi conclude:
“Tutto questo è espresso in segreto, come è espressa in segreto tutta la dottrina della Croce e dell’Aquila nella Divina Commedia, perché tale necessaria subordinazione delle virtù della vita attiva alla virtù dell’Aquila sarebbe stata ritenuta erronea e ribelle dalla Chiesa del tempo. La medaglia (che riproduce forse chi sa quale figura già precedentemente ricollegata con Dante, e perdutasi) significherebbe dunque: Dantes Florentinus, con la dottrina d’Amore (il cuore) ricongiunge e stringe in armonia (cerchio avvolgente esteriore) le quattro virtù della vita attiva che vengono dall’Aquila (quattro cerchi paralleli) con le tre della vita contemplativa (tre cerchi meridiani) che vengono dalla Croce”.
Si dovrebbe rispondere a Valli che non c’è tutto questo, è un parto della sua fantasia, lo vede solo lui; insiste sulla larghezza dei cerchi che egli stesso descrive in modo da falsare la sua stessa interpretazione riducendo il numero di paralleli e meridiani8. Così termina:
“Si noti che se questo è (come mi pare assai probabile) il vero senso della medaglia originale, esso non è lontano da quello delle sette lettere poste fra il lauro e l’olivo, che rappresentano le iniziali delle sette virtù e che qualcuno forse, al principio del secolo XV volle applicare a Dante costruendo la medaglia ibrida” 9.
Perché confrontare un esemplare vero e concordarlo con uno falso? Non ha senso. Si poteva pensare che Valli si fosse rassegnato invece non si arrende; con questo ci vuol dire che, esistendo una medaglia originale di Dante con un retro raffigurante una sfera armillare che lui interpreta – erroneamente – come armonia tra le Virtù teologali e cardinali, per questo qualcuno si è preso la briga di smontare una medaglia originale di Pisanello, prendere la metà con l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. interpretato come sette Virtù, e incollarla nel retro di una medaglia di Dante per significare la stessa cosa? Ma perché? Sarebbe questa la ragione di questa “strana operazione”? Ciò che più stupisce è che Guénon lo segue, sulla fiducia dimenticando l’«incidente» F.S.K.I.P.F.T. e Kadosh, e anche in questo caso certamente sulla fiducia senza aver visto la medaglia:
“Questa figura è un cuore posto al centro di un sistema di cerchi che ha l’apparenza di una sfera celeste ma che in realtà non lo è, e non è accompagnata da nessuna iscrizione10. Essa è costituita da tre cerchi meridiani e da quattro cerchi paralleli, cerchi che il Valli riconduce di nuovo rispettivamente alle tre virtù teologali e alle quattro virtù cardinali; quel che ci farebbe pensare che tale interpretazione debba essere esatta è soprattutto la giustezza dell’applicazione che viene fatta, in questa disposizione, del senso verticale e del senso orizzontale alle relazioni tra la vita contemplativa e la vita attiva, o tra l’autorità spirituale e il potere temporale che governano l’una e l’altra, ai quali corrispondono questi due gruppi di virtù, che un cerchio obliquo – il quale completa la figura (e forma con gli altri il numero 8, che è quello dell’equilibrio) -, lega in perfetta armonia sotto l’irradiazione della «dottrina d’amore»”11
Bello e interessante! Le quattro Virtù cardinali in orizzontale e le tre Virtù teologali in verticale, armonizzate dall’ottava linea obliqua che rappresenta l’amore raffigurato dal cuore al centro… peccato che non ci sia nulla di tutto ciò. Anche in questo caso le conclusioni si fondano su qualcosa che non esiste. C’è solo una sfera armillare senza alcuna Virtù, teologale o cardinale, per cui non c’è nessun anello in forma di Amore che abbraccia queste Virtù; di conseguenza non c’è nessuna Aquila o Croce con le implicazioni a seguito12. Non so se tutto questo strappi una risata o stenda un velo di tristezza.
Più in alto ho scritto che Valli – e chi lo segue – ha archiviato ma non troppo l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. e il relativo Kadosh. Ma come i lettori avranno notato e, come si dice, il Kadosh esce dalla porta e rientra dalla finestra. Valli arriva alla conclusione che “tutto questo è espresso in segreto, come è espressa in segreto tutta la dottrina della Croce e dell’Aquila”. A questo punto devo ricordare che in Massoneria il grado dei Cavalieri Kadosh e/o Cavaliere dell’Aquila bianca e nera13, oggi inserito come 30° grado negli Alti Gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato, ha come proprio emblema la Croce e l’Aquila14; da qui si alimenta il solito ragionamento falso che vedendo un’Aquila e una Croce nella Divina Commedia del XIV secolo ed essendo presente nella Massoneria del XVIII secolo, si proverebbe la continuità tra l’una e l’altra; Valli non è certo disposto a vedere questa continuità15 ma certamente altri hanno potuto sfruttare questa corrispondenza per alimentare le proprie aspirazioni neo-templari16: a cosa si vuole alludere come nuova associazione? Per forza di cose Dante dev’essere Kadosh di nome o di fatto? …errare humanum est, perseverare diabolicum.

Conclusioni
In questo scritto non mi sono posto il problema dell’esoterismo di Dante, della sua appartenenza a una organizzazione iniziatica, non mi sono occupato dell’interpretazione della sua Opera, né di storia, letteratura o filologia; mi sono limitato a mostrare una contraddizione, mostrando semplicemente quello che Dante non è, almeno in base a testimonianze oggettive e confutando alcune fantasie pur se espresse da rinomati autori17.
Chiudendo la parentesi dedicata alla nuova medaglia, tornando alla medaglia fasulla e a conclusione di questo breve studio viene spontaneo domandarsi perché prima di «esoterizzare» su qualsiasi cosa, cercando di cambiare discorso e insabbiare il pregresso, non si senta il bisogno di giustificare la falsità di ciò che è stato detto fino a quel momento; perché non si ha l’onestà intellettuale e il coraggio di dire che si è trattato di un errore; ci si chiede perché non si rettifica scrivendo a chiare lettere che, in base a quella medaglia, non si può associare a Dante nessun Kadosh o Templare, nessuna Fede Santa, nessuna Massoneria e che l’abbinamento a Dante di quel simbolo e di quell’acronimo F.S.K.I.P.F.T. è una pura invenzione.
Non si tratta di una semplice differenza d’interpretazione di qualcosa che è realmente esistente per cui c’è chi interpreta l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. con «Kadosh» echi con «Virtù»; questo caso è ben differente perché non è falsa una delle due interpretazioni, bensì l’oggetto stesso su cui si basano entrambe18; è come creare teorie e dividersi in fazioni nel considerare se un tal pesce ha 2, 3 o 4 zampe… ma il pesce non ha le zampe19.
Tutto ciò che ho riportato più in alto, Rossetti, Aroux, Valli e Guénon, cade come un castello di carte; centinaia di testi sono stati scritti ripetendo questa invenzione di Dante Kadosh, senza tener conto della rettifica sulla falsa medaglia20; eppure le occasioni si sono presentate: dopo la prima edizione de L’ésotérisme de Dante di Guénon del 1925 e la successiva rettifica di Valli, le Éditions Gallimard hanno pubblicato altre due edizioni nel 1939 e nel 1949, opportunità perse per smentire e correggere la versione del ’25, ristampate nell’ostinazione di far credere a un Dante Kadosh. Quando vien detto che un simbolo per essere tradizionale deve comportare un elemento sovrumano, la «colla» appare una burla da e per bambini.
Immagini


Nella seconda trascrizione dell’acronimo al posto della «I» c’è una «L», ma pensiamo ad un errore di stampa, essendo l’unico caso.










Figura 16. In alto: sfera armillare con evidenza delle due fasce più larghe, la prima è l’orizzonte celeste e la seconda l’eclittica zodiacale; si nota che l’asse, a dispetto della precisazione di Valli è inclinato di 45° e non di 23° come dovrebbe. In basso: quattro sfere armillari adottata dall’araldica di Manuele I di Portogallo (1469-1521). Nelle due rappresentazioni in alto l’eclittica fuoriesce abbondantemente rispetto ai tropici dimostrando a Valli che in queste rappresentazioni non-scientifiche paralleli e meridiani sono disegnati con tratti approssimativi. In basso a destra una variante araldica in cui compare al centro un cuore, rimanendo una sfera armillare senza ulteriori interpretazioni, così come la fascia obliqua non cambia il significato per la presenza del cuore e rimane l’eclittica zodiacale.


Figura 17: medaglia di Anton Francesco Doni realizzata da Gaspare Romanelli (XVI secolo) sul retro una sfera armillare. A destra il retro di una moneta coniata durante il regno di Manuele I del Portogallo (v. supra). Anche in questo caso si può osservare la schematicità estrema senza pretese di scientificità ma adottata solo come emblema.

Figura 18: sfera armillare di Copernico; è possibile osservare l’atipicità della composizione, senza orizzonte celeste e senza paralleli solstiziali.


Figura 19. In alto: grembiule massonico del 30° grado Cavaliere Kadosh. Si possono vedere i simboli del grado: la croce, l’aquila bianca e nera, la scala misteriosa, il teschio con pugnale e l’acronimo della divisa del grado: N∴A∴ Nekam Adonai, «Vendetta, oh mio Signore!» vendetta da consumarsi nei confronti di Filippo il Bello, papa Clemente V e raffigurati nel Blasone e identificabili dalla corona e dalla tiara. Il teschio coronato di alloro c’è chi lo identifica con il Gran Maestro dei Templari Jacques de Molay mentre altri Catechismi indicano il terzo teschio abbinato a Guillaume de Nogaret.


Figura 20: due rappresentazioni della «scala misteriosa» dei Cavalieri Kadosh, a sinistra la rappresentazione tratta da Le Tuileur de Vuillaume del 1830.
- Cfr. René Guénon, Ibid.[↩]
- Valli vuole con questo indicare con sfera celeste e cerchi astronomici una sfera armillare.[↩]
- Hell Theodor, Il viaggio in Italia di Teodoro Hell sulle orme di Dante: per la prima volta. Treviso, Andreola, 1841. V. Immagini a fondo testo.[↩]
- È un’ipotesi remota ma in un’eventuale rappresentazione grafica inglese con la scritta in un circolo lo spostamento della lettera «H» confonderebbe EARTH con HEART.[↩]
- Luigi Valli, Il linguaggio…. Il solito sistema di porre la conclusione ad ante e la premessa ad post.[↩]
- Nelle sfere armillari vi sono quasi sempre due anelli più larghi degli altri che rappresentano l’eclittica zodiacale e l’orizzonte celeste (v. Immagini a fondo testo).[↩]
- Valli scrive: “Non si tratta di una sfera celeste o comunque di cerchi astronomici. A parte che al centro dovrebbe esserci la terra e c’è invece un cuore, a parte che i cerchi meridiani sarebbero tre, i cerchi paralleli che potrebbero essere l’equatore e i tropici celesti sono quattro invece di tre e spostati. Il cerchio obliquo che potrebbe sembrare l’eclittica è inclinato di quarantacinque gradi invece di ventitré, non solo, ma esce verso nord e verso sud fuori dai cerchi dei tropici entro i quali dovrebbe rimanere”, a fondo testo riportiamo alcune immagini di sfere armillari che contraddicono ciò che scrive Valli che non considera che la sfera armillare è perfettamente verticale, l’equatore terrestre e i paralleli solstiziali per sua stessa ammissione non sono disegnati per cui l’eclittica non vi può essere relazionata, e soprattutto non contempla il cerchio dell’orizzonte. L’uso sulla medaglia è uno schema e non ha pretese scientifiche tanto che la misura non supera il centimetro. La sfera armillare è adottata anche dall’araldica di Manuele I di Portogallo (1469-1521) e rimane nell’attuale bandiera portoghese; come è facile osservare le rappresentazioni araldiche sono molto semplificate e non hanno nessuna pretesa scientifica (v. immagini a fondo testo).[↩]
- Nelle sfere armillari in genere ci sono due fasce più larghe degli altri anelli, la prima è l’orizzonte celeste e la seconda l’eclittica zodiacale (v. immagini a fondo testo).[↩]
- Luigi Valli, Il linguaggio…. Valli alla fine deve forzare ogni interpretazione per arrivare alla sua tesi: “Comunque la medaglia dantesca con la pseudosfera si spiega con l’interpretazione della Croce e dell’Aquila da me data alla Divina Commedia e conferma a sua volta quell’interpretazione”.[↩]
- In nota Guénon aggiunge: “Simile «posizionamento» del cuore ci ricorda la figura, non meno interessante e misteriosa, del cuore di Saint-Denis d’Orques, rappresentato al centro dei cerchi planetario e zodiacale, figura che è stata studiata da L. Charbonneau-Lassay nella rivista «Regnabit»”. Un condizionale sarebbe stato preferibile, perché nella nostra medaglia non c’è nessun cuore.[↩]
- René Guénon, Sull’esoterismo cristiano. Cap. III “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» – II”.[↩]
- Guénon scrive che Dante identifica i cieli di Marte, Giove, e Saturno rispettivamente con la Croce, l’Aquila e la Scala aggiungendo che è impossibile non riconoscere in questi simboli quelli del Kadosch Templare (René Guénon, L’esoterismo di Dante. Cap. III “Parallelismi massonici ed ermetici”): questa uguaglianza è indubbia, ma dubbia rimane la filiazione, nulla osta a considerare che il grado massonico utilizzi gli stessi simboli di Dante (per altro generici) indipendentemente da una supposta filiazione. In più è scorretto il tentativo di inversione temporale: impossibile che gli attributi propri al grado massonico, in primis il titolo Kadosh, siano retrodatati per farli assumere da Dante.[↩]
- Così in Claude-André Vuillaume, Manuel Maçonnique ou Tuileur…[↩]
- Cfr. Luigi Valli, Il segreto della Croce e del l’Aquila nella Divina Commedia, Bologna, 1922; Luni, Milano, 2013. Il simbolo centrale della Divina Commedia, la Croce e l’Aquila, estratto dal Giornale dantesco, anno XXV, quad. I, Firenze, 1922.[↩]
- Così Valli: “E soprattutto questo movimento non ha nulla a che vedere secondo me (malgrado qualche lontana analogia di forma comune a quasi tutti i movimenti segreti e iniziatici), con la Massoneria modernissima di carattere laico o vagamente teista, perché, lungi dall’aspirare alla libertà e alla laicità del pensiero, culmina nel suo momento più felice nella formula dantesca della Croce e dell’Aquila, formula che santifica l’autorità assoluta della Chiesa (purificata) e dell’Impero” Luigi Valli, Il linguaggio… Cap. IV. La «Donna Sapienza» prima e fuori del dolce stil novo. “Sono probabilmente illusi da alcune forme esterne, comuni al settarismo di tutti i tempi e dicono cosa assolutamente inconsistente se pretendono di riallacciare lo spirito dei «Fedeli d’Amore» allo spirito, per esempio, della Massoneria moderna nostrana. Bisogna pensare che i riti iniziatici e il gergo segreto scendono giù giù dai vertici delle unioni mistiche fino alle più volgari associazioni a delinquere, cioè fino alla camorra, alla malavita, alla mafia, ed è altrettanto sciocco il voler nobilitare certe sette segrete dei giorni nostri ricollegando il loro formalismo esterno con quello di altre sette dei secoli passati, di diversissima natura”, cap. XIV. Obiezioni, dubbi, problemi, 4. “Il problema dell’estensione e della durata del movimento”. Ipse dixit![↩]
- Uso questa definizione disprezzata dagli stessi che vorrebbero che tali tentativi non fossero neo- ma realmente Templari.[↩]
- Oltre a Rossetti, Aroux, Valli e Guénon, altri autori si sono espressi in merito all’esoterismo di Dante in modi più o meno felici, pensiamo a Francesco Paolo Perez (1812-1892), Giovanni Pascoli (1855-1912), Gaetano Pio Scarlata (1904-1984), Alfonso Ricolfi (1889-1961), Robert L. John per la sua proposta di Dante templare, su altri versanti Arturo Reghini (1878-1946) e il tantrismo dantesco di Julius Evola (1898-1974), in più una miriade di autori che hanno strattonato Dante e fatto guelfo e ghibellino, cattolico, pagano, rivoluzionario, eretico, cataro albigese, mago e astrologo, anche spiritista ante litteram, pitagorico, ermetico, alchimista, rosacrociano, proto-massone, cabbalista e sufi: forse all’elenco manca proprio quello che è stato veramente.[↩]
- Ovviamente quando si riferiscono a Dante e non a Pisanello.[↩]
- La precisazione in questo caso, come nei casi trattati, non è pleonastica.[↩]
- Per poi ricadere in un altro errore come spiegato nel capitolo «La medaglia originale».[↩]