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3. L’Esoterismo della… Colla

Eugène Aroux

Il libro di Aroux, che copia Rossetti senza citarlo, riporta la seguente esplicazione della medaglia: Fraternitatis Sacræ Kadosch, Imperialis Principatus, Frater Templarius1. Se da una parte Rossetti insiste sulla relazione tra Dante e Massoneria, dall’altra Aroux, nel suo commento alla Divina Commedia2, usa evidenti iperboli e anacronismi per dimostrare le proprie ossessioni rosacrociane: il «colombo»3 diventa “Innocentes colombes, les Rose-Croix…”; la «Rosa»4 del canto XXIII del Paradiso diventa la Rose-Croix e nello stesso capitolo affianca i cavalieri Rose-Croix con i Bons chrétiens albigeois; infatti subito dopo ci ricorda che Dante ha ripudiato il cattolicesimo per l’albigesimo. Più avanti commenta i versi in cui Beatrice dice:

La Chiesa militante alcun figliuol
non ha con più speranza, com’è scritto
nel Sol che raggia tutto nostro stuolo.5

Aroux commenta:

“vediamo, in effetti, questo sole serve da sigillo ai Rosa-Croce che firmano ordinariamente  C.S.P.R.C. o K.C.P.R.C., vale a dire Kadosh, chev. prince souverain Rose-Croix…”6

Aroux decifra K.C.P.R.C. senza però dirci dove ricava souverain che non esiste tra le iniziali; la sigla K.C.P.R.C. è preceduta dal segno che Aroux interpreta come il «sole» di Dante, uno yod ebraico all’interno di un triangolo equilatero da cui dipartono 6 raggi per ogni lato:

Come Rossetti, anche Aroux è un lettore di Light on Masonry di Bernard per cui dovrebbe sapere che non si tratta di un Sole ma del Triangolo massonico, chiamato anche «Delta», posto all’Oriente di ogni Tempio massonico del quale Guénon ci dà la spiegazione7. Aroux trova queste sigle in Bernard8 con leggere differenze che aggiusta per i suoi scopi: C.S.P.D.R.C. e  K.C.P. of R.C., non cita la sua fonte e vediamo perché9. Bernard non decifra direttamente le sigle ma l’inizio del paragrafo esordisce con Knights of the Rose Croix, che fa comprendere che la «K» è semplicemente iniziale di Knight(s) in inglese e non Kadosh10che Aroux, francese, sente di dover traslitterare differentemente passando disinvoltamente all’ebraico, senza pensare ad una semplice traduzione dall’inglese! Evidentemente ha altre sue tesi da dimostrare. Decifra K.C.P.R.C., Kadosh, chev. prince souverain Rose-Croix,utilizzando il francese per una sigla redatta in inglese! …infatti, omette of11.

Ma come decifra Aroux C.S.P.R.C. dove la «K» è scomparsa? Se K.C.P. of R.C. è formata a partire dall’inglese, C.S.P.R.C. (o C.S.P.D.R.C. in Bernard) è la firma francese: Chevalier souverain prince (de) Rose-Croix, titolo massonico appartenente agli alti gradi della Massoneria Scozzese e non ai Rosa-Croce che Aroux tende a confondere. Qui la «K» è scomparsa perché il titolo di Kadosh non appartiene ai Rosa-Croce in quanto tali; anche in Massoneria nel Rito Scozzese Antico ed Accettato il titolo Kadosh è riservatoal 30° grado12 di tipo «Templare» ed è distinto dal titolo Rosa-Croce del 18° grado13. Questa confusione tra Templari e Rosa-Croce, non so se è voluta o involontaria, ma certamente è disponibile e utilizzabile per gli amanti delle fantasmagoriche filiazioni tradizionali. Aroux continua:

“…E a questo proposito ritorniamo alle due medaglie del Museo di Vienna, una recante la testa di Dante, l’altra quella del pittore Pietro da Pisa, ed entrambe questa stessa iscrizione: FSKIPFT, cioè: Sacræ Kadosh, Impériales Principatus, Frater Templario”14.

In questo caso è la «F» iniziale che è scomparsa! Nella sua fantasia Aroux pensa di poter interpretare ogni cosa con le lenti che vuole imporre a tutti; vuol far credere che essendoci (a suo dire) in un acronimo massonico del XVIII secolo la lettera «K» per lui traducibile come Kadosh (sbagliando come si è visto essendo Knight)anche un acronimo di tre secoli precedenti contenente la stessa «K» (F.S.K.I.P.F.T.) debba tradursi allo stesso modo. È pura fantasia! E in questo caso non serve scomodare la filologia o altra disciplina è solo una questione di buon senso.

Fides Spes Karitas

Luigi Valli nel 192815 per le ragioni che vedremo tra poco, propone un’altra lettura di F.S.K.I.P.F.T. che ora interpreta come iniziali delle sette virtù, tre teologali e quattro cardinali: Fides, Spes, Karitas, Iustitia, Prudentia, Fortitudo, Temperantia. Guénon ricorda questo cambiamento da parte di Valli nelle sue recensioni che ritroveremo più avanti16.

In realtà, anche in questo caso, Valli non è il primo a dare questa interpretazione; non lo cita ma già nel 1873 M. W. Frœhner, antico curatore del museo del Louvre, propone questa lettura. Durante una sedutadella Société française de numismatique et d’archéologie veniva verbalizzato:

“M. Frœhner mostra alla sezione una medaglia di bronzo del XV secolo che porta da una parte il busto del Pisano con la legenda Pisanus pictor, e nel retro le lettere F.S.K.I.P.F.T., ciascuna separata da un punto. Secondo lui, queste lettere sono le iniziali delle tre virtù teologali e delle quattro virtù cardinali: Fides, Spes, Karitas, Justitia, Prudentia, Fortitudo, Temperantia”17

Valli non cita neppure Benjamin Fillon che nel 1879 sulla Gazette des Beaux-Arts pubblicata a Parigi, classificava la medaglia del Pisanus pictor proponendo la stessa spiegazione18.

L’uso dell’acronimo non è sconosciuto all’epoca: Boccaccio scrive l’Amorosa Visione con numerosi acrostici. Lo usa Petrarca, Giuliano de’ Medici aveva creato la divisa GLOVIUSGlauria, Laus, Honor, Virtus, Iustitia et Salus19 e comune è l’uso rinascimentale e barocco. In tema di confraternite rinascimentali la AGLA, riservata a tipografi, editori e autori è l’acronimo del versetto in ebraico ‘Atthāh Gibbōr le-‘ōlam Adonaï “Tu sei Potente per sempre Adonai (o Signore)”20. Una conferma di questa attribuzione alle Virtù teologali e cardinali viene dalla medaglia stessa, o meglio dalle medaglie; in effetti esiste un’altra medaglia rappresentante Pisanello il cui retro reca lo stesso acronimo F.S.K.I.P.F.T. ma con la composizione vegetale leggermente differente.

Figura 4: Medaglia attribuita a Nicholaus. Si può notare immediatamente il capo scoperto del pittore. E, sul retro rispetto alla medaglia del Pisanello, le due righe dell’acronimo F.S.K.I.P.F.T. sono divise, da un ramo d’ulivo.

Le prime tre Virtù teologali hanno un carattere divino, hanno come oggetto Dio, le seconde, le quattro Virtù cardinali definiscono qualità dell’azione umana. In entrambe sono presenti due piante, il lauro o alloro che funge da corona e circonda la scritta e l’ulivo, nella prima, più piccolo in basso, nella seconda più grande tra una riga e l’altra.

Dante e Beatrice s’incontrano nel Paradiso terrestre; Dante proviene dal mondo, dalla condizione umana e chiede per sé l’alloro.

O buono Appollo, a l’ultimo lavoro
fammi del tuo valor sì fatto vaso,
come dimandi a dar l’amato alloro21

Nel 30° canto del Purgatorio Dante incontra Beatrice che veste i tre colori delle virtù teologali, bianco abbinato alla Fede, verde alla Speranza e rosso alla Carità, e sul capo porta una corona di ulivo.

sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva22.

Appare allora evidente che le Virtù teologali sono rappresentate sulle medaglie dall’ulivo e le virtù cardinali e dall’alloro, le due piante rappresentate sulle medaglie che sono perciò la traduzione iconografica dell’acronimo23. In ciò non vi è alcuna traccia di Fidei Sanctæ, di Kadosh, di Imperialis Principatus o di Frater Templarius. A chi dare credito, alla tesi delle sette Virtù oppure a Rossetti, Aroux e Guénon? Forse gli «esoteristi» grideranno allo scandalo, perché così verrebbe privato a Dante l’aspetto esoterico, ma questa risposta sarebbe superficiale; forse le virtù teologali e cardinali sono meno «esoteriche» dell’interpretazione di Rossetti, Aroux e Guénon? Ciò di cui è privato Dante in questa interpretazione è solo il titolo di Kadosh (e le sue implicazioni neo-templariste) ed è ciò che per questi «esoteristi» è inammissibile.

Inoltre, chi volesse sostenere l’interpretazione dell’acronimo F.S.K.I.P.F.T. proposta da Rossetti, Aroux e Guénon dovrebbe impegnarsi a dimostrare che anche Pisanello fu, come Dante, Kadosh, appartenente all’organizzazione della Fede Santa, ordine terziario dell’Ordine Templare: Dante nel 1307, anno della distruzione dell’ordine templare, aveva 42 anni24, Pisanello ha vissuto e operato un secolo più tardi; si dovrebbe perciò ipotizzare che la Fede Santa con il suo titolo di Kadosh assegnato a Pisanello sia proseguita dopo la soppressione dell’Ordine del Tempio25; ciò nonostante il punto debole di questa interpretazione non è questo aspetto ma quanto emergerà nel seguito.

Tutto ciò induce a porsi qualche domanda: Guénon scrive in merito alla Fede Santa che “i suoi dignitari portavano il titolo di Kadosch”. È l’unica testimonianza? Nell’organizzazione della Fede Santa c’è posto per il termine ebraico Kadosh? Evidentemente una risposta che parte dall’evidenza che si usa in Massoneria non è sufficiente26. Se questo è attestato in Massoneria a partire dal XVIII secolo non significa che debba intervenire in una organizzazione iniziatica a lei precedente di quattro secoli, né tanto meno attestare una continuità tra una e l’altra27. La dimostrazione a posteriori di ciò che è anteriore può aver valore?28 I gradi massonici sono posteriori di secoli rispetto a Dante per cui nulla possono dimostrare in merito all’esistenza o meno del termine Kadosh al tempo di Dante e nello specifico nella Fede Santa29.

Cercando di sottovalutare l’interpretazione delle «sette Virtù» Guénon contesta che le iniziali siano divise su due righe in gruppi anomali, 4 e 3, anziché 3 e 4 come nell’ordine delle tre virtù teologali e quattro cardinali: in realtà nell’arte sfragistica gli artisti si sono sempre presi la libertà di dividere anche i nomi di persona in maniera anomala30.

Figura 5: v. nota 30.

Se fosse valida l’obiezione allora si potrebbe estendere anche alla Fidei Sanctæ Kadosch, Imperialis Principatus, Frater Templarius, dato che in questo la divisione F.S.K.I. – P.F.T. è «impropria» dividendo Imperialis Principatus, ma francamente non mi sembrano argomenti decisivi.

Più avanti Guénon rileva “l’ortografia non normale di Karitas”31: anche in questo caso si sbaglia. Andrea Pannonio fu anch’esso miniaturista e incisore, come Pisanello visse in pieno XV secolo, scrisse nel 1467 un Libellus de regiis virtutibus nel quale scrive correntemente il termine karitas32. Nella Cappella degli Scrovegni a Padova, affrescata da Giotto intorno al 1306, tra le raffigurazioni delle virtù teologali si legge la grafia Karitas; lo stesso nella cappella di stile romanico di Ognissanti a Ratisbona l’allegoria delle tre Virtù cardinali è accompagnata dal nome Karitas.

La versione latina del De Monarchia di Dante riporta più volte il termine karitas33Nei manoscritti medievali l’abbreviazione KR sta per karitas34Lo stesso nel Quoniam Homines di Alano di Lilla, nell’alchimista Arnaldo da Villanova o nel Testamento di Raimondo Lullo, in Hildegard von Bingen, solo per citarne alcuni e comunque in molti testi medievali non è raro leggere il latino comunemente trascritto Karitas. Per altro, e non per ultimo, la scrittura Karitas in ambiente cristiano può apparire assai meno strana dell’uso di Kadosh ebraico all’interno della Fede Santa quando sappiamo che è solo a partire dal XV secolo che si può registrare l’apporto ebraico e cabbalistico in ambiente cristiano.

Figura 6: Sopra particolare della Karitas nella Cappella degli Scrovegni di Giotto (1306). Sotto particolare della Cappella di Ognissanti a Ratisbona (ca. 1150).

Riguardo alle tre virtù teologali Guénon appunta:

D’altronde noi avevamo segnalato, in un altro luogo dello stesso studio, il ruolo iniziatico affidato alle tre virtù teologali, ruolo che si è conservato nel 18° grado della Massoneria scozzese […].

Dopo aver notato che anche in questo caso si passa dal 30° grado in cui compare il titolo Kadosh al 18°, possiamo aggiungere che non c’è bisogno di far ricorso alla Massoneria: la teologia Cristiana nei secoli è attraversata costantemente dalla descrizione dal ternario Fede, Speranza e Carità. Anche il catechismo di S. Pio X ne tratta, il che relega la Massoneria e/o altro a uno dei tanti usi. Guénon aggiunge:

“la «Fede» (la Fede Santa) figura sempre sullo scalino più alto della «scala misteriosa» dei Kadosch”35

La Fede nelle descrizioni, anche solo teologiche, è sempre elencata al primo posto senza ricorrere alla Massoneria o nello specifico alla scala Kadosh, anzi si può certamente affermare senza smentita che la Massoneria ha ereditato l’uso delle tre Virtù teologali dal Cristianesimo e dalla teologia, alle quali ha «sovrapposto» la propria simbologia e il proprio significato36.

Ciò che stupisce, a volte, è la facile associazione tra simboli o elementi dottrinali per proporre legami iniziatici o esoterici inesistenti; il caso della falsa medaglia di Dante Kadosh è un’ottima lezione per chi vuole capire quante invenzioni possono essere state prodotte nell’ambito del simbolismo e delle tradizioni in senso generale.

Last but not least

Il termine falso riferita alla medaglia non è usato a caso e richiede una domanda: qualcuno ha mai visto la medaglia originale con l’effige di Dante dato che, prima di queste citazioni, l’ultimo che ne riporta testimonianza diretta sarebbe Apostolo Zeno nato a Venezia il 1668? A onor di cronaca è giusto ricordare che in tutto questo affaire esiste e si può ancora vedere la medaglia che raffigura Pisanello ma della seconda con l’effige di Dante non c’è traccia37; la medaglia che raffigura il Pisanello è diffusa, ne esiste un conio anche del XIX secolo, quindi contemporaneo di Aroux; nulla si dice invece della stessa con l’effige di Dante né esiste una riproduzione o disegno come d’uso scrupoloso presso i musei nel passato; senza voler fare classifiche improprie, è assai strano, data la fama di Dante, la diffusione di Pisanello e l’assenza dell’Alighieri. Bisogna perciò fidarsi della testimonianza degli autori che ne hanno scritto.

Ne Il linguaggio segreto di Dante Valli scrive:

“l’immagine di Dante circondata dalle lettere F.S.K.I.P.F.T. che ragionevolmente sono state interpretate: Fraternitas Sacrae Kadosh Imperialis Principatus Frater Templarius.”38

È stato anche riferito che, più tardi, propone l’interpretazione delle sette Virtù teologali e cardinali. È evidente che quando scrive queste cose Valli non ha ancora visto né la medaglia di Dante né quella del Pisanello, le lettere infatti non circondano le effigi ma sono scritte sul retro e in riga; solo negli aggiornamenti la descriverà correttamente39. Più tardi la risposta arriva da Valli che scrive un importante passaggio che, casualmente, quasi nessuno cita. Valli anticipa: “mi affretto a correggere me stesso e gli altri”:

“Ho voluto vedere le medaglie. Quella che porta la testa di Dante con la scritta Dantes Florentinus ha le lettere sul rovescio e la medaglia è ibrida: il recto e il verso sono stati messi insieme posteriormente con due mezze medaglie di carattere e di stile diversissimo, non sono incisi insieme: chiunque lo vede a colpo d’occhio. Quindi le lettere non si riferiscono a Dante, almeno in origine. Si tratta di una medaglia del Pisanello di cui il verso contenente le lettere fu da qualcuno posteriormente applicato al recto di una medaglia dantesca” 40.

La conclusione imbarazzante è la seguente: la medaglia di Dante con il retro F.S.K.I.P.F.T. non esiste se non grazie ad una posticcia operazione di incollatura, si tratta perciò di un falso41. A questo punto, smascherato l’inganno Guénon scrive:

“[Valli] riconosce però che la strana operazione non ha potuto essere eseguita senza che ci fosse una ragione”42.

Di ragioni forse ce n’è una o più di una, ma nessuna edificante; l’operazione è disonesta, è una falsificazione indipendentemente dalle intenzioni di chi l’ha fatta. Ma quel che è più grave è che su questa s’innesta la falsificazione di assegnare a Dante un qualche «titolo» che in realtà non gli appartiene, ammesso, e non concesso, che la «K» corrisponda a Kadosh e non solo Karitas, e per costruirvi sopra, anche in questo caso «incollata», una teoria evidentemente di fantasia. L’abbinamento di Dante all’acronimo F.S.K.I.P.F.T. è frutto di una manipolazione, per cui inesistente e nessuna ragione potrebbe dimostrare questa associazione. Quanti libri e articoli sono stati scritti sulla base di un falso! …una frase innocente “Il museo di Vienna custodisce due medaglie…” ha prodotto fiumi di letteratura e un’irrefrenabile costruzione sulle nuvole43. Dopo aver scritto in merito alla prima interpretazione dell’acronimo F.S.K.I.P.F.T. Valli scrive:

“Questo fatto dimostra che è esistita sempre la tradizione di un Dante templare, e questa tradizione ha il suo indiscutibile valore” 44

Ma poi onestamente si rassegna quando scrive:

“Comunque il fatto cambia completamente aspetto e per me perde il valore probativo che pareva avesse per dimostrare l’esistenza della tradizione di un Dante Templare”45.

Si fantastica su Fidei Sanctæ Kadosch, Dante come Kadosh dell’Organizzazione Fede Santa sulla base di una medaglia che di fatto non esiste perché falsificata! In questo caso importa trovarne le conseguenze che sono, come in altri casi analoghi, devastanti perché non esistendo l’oggetto su cui si è costruita la teoria – in questo caso neppure fisicamente – vengono meno tutte le conclusioni simboliche, cabbaliste, rosacrociane, massoniche e quant’altro,che su questo acronimo F.S.K.I.P.F.T. si fondano… a meno che non si voglia trasferire il tutto in L’esoterismo di Pisanello cavaliere Kadosch, che nessuno avrà voglia di scrivere; F.S.K.I.P.F.T.46 nulla ha a che fare con Dante ma solo con Pisanello (di cui non importa a nessuno ma la cui medaglia almeno è originale). Poi, evidentemente in un periodo tardo, dopo il secolo di Pisanello, qualcuno ha «montato» il retro farlocco creando l’associazione con Dante. Non è una battuta ma sembra che questo simbolo, questa storia, questa interpretazione «esoterica» stia insieme solo, come si dice, con la… colla! È inammissibile proporre una teoria compiuta e scriverne un libro, basandosi su un oggetto che infine risulta un falso! Ricordiamo cosa scrive Valli:

“Gli indizi per supporre i rapporti di Dante con i Templari sono moltissimi, ma questo non ha molto valore” 47

Infatti, se esiste, non è e non sarà la medaglia ad essere la prova dell’appartenenza di Dante alla Fede Santa; questa si deduce semmai dalla sua opera non dalla falsa medaglia48. Guénon scrive che il titolo di Kadosh:

“si è conservato fino ai nostri giorni negli alti gradi della Massoneria”49

Dire che Kadosh si è conservato significa accettare che abbia un’origine e se questa si vuole nella medaglia sarebbe un abuso come già dimostrato: l’uso di Kadosh nasce autonomamente in Massoneria tre secoli più tardi ed è conservato a partire da questo ambiente e da questo momento. Aroux, Guénon e molti altri autori che hanno seguito le loro tracce, usano una tecnica retorica ben precisa, efficace con i disattenti: la petitio principii che inserisce la conclusione che si vuole dimostrare nella premessa50 …per cui la falsa evidenza della conclusione logica, quod erat demonstrandum51. Guénon scrive L’Esosterismo di Dante nel 1925, Valli Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d’Amore nel 1928. Nel 1932 Guénon recensisce Valli nelle parti dove affronta il tema delle medaglie52: dapprima ricorda che la medaglia di Dante è un falso, un montaggio, ma non si sente motivato a rettificare ciò che questo falso implicava scrivendo, qualche anno prima, conclusioni che non hanno più validità. Come Valli “riconosce però che la strana operazione non ha potuto essere eseguita senza che ci fosse una ragione”. Sì ma quale? Non esprimendo alcuna ragione si lascia intendere una vaga accettazione che l’interpretazione Kadosh Fede Santa rimanga inalterata.


  1. Cfr. Eugène Aroux, Dante…, cit., pag. 253.[]
  2. Eugène Aroux, La Comédie de Dante. Le paradis de Dante illuminé a giorno. Denouement tout maçonnique de la Comédie Albigeoise. T. III. Renouard, Paris, 1857.[]
  3. Paradiso XXV, 19.[]
  4. Paradiso XXIII, 19.[]
  5. Paradiso XXV, 52-54.[]
  6. Eugène Aroux, La Comédie de Dante. Le paradis… (Immagine a fondo testo).[]
  7. René Guénon, Simboli della scienza sacra. Cap. 72 “L’occhio che vede tutto”. “Uno dei simboli comuni al cristianesimo e alla massoneria è il triangolo nel quale è inscritto il Tetragramma ebraico, o qualche volta semplicemente uno iod”, “questo triangolo è spesso designato con il nome di delta, perché la lettera greca così chiamata ha effettivamente una forma triangolare”, i raggi indicano invece l’aspetto “fiammeggiante della Divinità”, René Guénon, L’esoterismo di Dante. Cap. III “Parallelismi massonici ed ermetici”. Cfr. anche Arturo Reghini, I Numeri Sacri nella tradizione pitagorica massonica. Roma, Atanor, 1978.[]
  8. Light on Masonry… p. 232,[]
  9. Immagine a fondo testo.[]
  10. K.T. è l’abbreviazione ordinaria per Knight(s) Templar.[]
  11. Bernard nel capitolo dedicato al grado nomina espressamente il Knight of Kadosh e sparsi nel libro K. of the S. (Knight of the Sword) Knights of… un po’ di tutto; al termine Kadosh, per distinguerlo da Knight riserva anche l’abbreviazione K-H.[]
  12. Cavaliere Kadosch o Grande eletto cavaliere Kadosch o Cavaliere dell’aquila bianca e nera. In ambiente anglosassone semplicemente Knight Kadosh oppure Grand Elected Knight Kadosh oppure Knight of the White and Black Eagle.[]
  13. Sovrano principe Rosa-Croce o Sovrano principe Rosa-Croce o cavaliere dell’aquila e del pellicano. In ambiente anglosassone Sovereign Prince Rose Croix oppure Knight Rose Croix oppure Knight of the Rose Croix de Heredom oppure Knight of the Pelican and Eagle. Sul collare del Cavaliere Kadosh è ricamata una croce teutonica con al centro un’aquila bicipite e non una rosa, Cfr. Bernard, Light on Masonry… p. 539,[]
  14. Aroux Eugène, Le Paradis… op. cit. Chant XXV.[]
  15. Luigi Valli, Il linguaggio…;e Luigi Valli, «Parte Seconda: Discussione e Note aggiunte».[]
  16. Cfr. René Guénon, Sull’esoterismo cristiano, cap. 3, “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» ‑ II” in origine in Voile d’Isis marzo 1932.[]
  17. Vicomte Ponton D’Améncourt, Comptes-rendus de la Société française de numismatique et d’archéologie, P. 180. Tome IV, Année 1873, Paris. Sottolineo, anche in questo caso, che viene mostrata la medaglia di Pisanello e non quella di Dante.[]
  18. Gazette des Beaux-Arts. Année XXV- Per. III, Tome II, Paris, 1893. “Nel retro, le lettere F.S.K.I.P.F.T., disposte su due linee, sono circondate da una corona. Si deve vedere nelle lettere le iniziali delle virtù teologali e cardinali: Fides, Spes, Karitas, Justitia, Prudentia, Fortitudo, Temperantia”; l’autore dell’articolo attribuiva la fattura della medaglia agli artisti Nicholaus et Marescotti. In merito all’interpretazione «templare» dell’acronimo da parte di Rossetti, M. Hill (A Corpus of Italian Medals of the Renaissance before Cellini) dichiara che gli sembra inverosimile quando è proposta un’interpretazione logica e soddisfacente (cioè quella della sette virtù, n.d.r.). Cfr. Adrien Blanchet, Les médailles de la Renaissance italienne. In Journal des savants, Février 1931. La rappresentazione delle Virtù è un topos rinascimentale: nello stesso periodo Piero della Francesca del Diptico di Urbino dipinge Federico da Montefeltro e la moglie Battista Sforza, sul retro due carri portano dalla parte di Federico le Virtù cardinali e dalla parte della moglie le Virtù teologali.[]
  19. Questa divisa era studiata per potersi leggere palindroma: SI VOLGI[E], Cfr. Dominique Cordellier, Le peintre aux sept vertus. In Pisanello, Editions de la Réunion des musées nationaux, Paris, 1996. L’uso dell’acronimo si estendeva a tutti i campi, basti osservare il complicato AMASIAS proposto nell’Arithmetica integra (1544) dal matematico Michael Stifel (1486-1567). Cesare della Riviera ne Il mondo magico degli eroi di (1605) applica le regole cabbalistiche; invece un caso che si avvicina al nostro per le sorti è il famoso titulus crucis I.N.R.I. nella versione latina decifrato Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum al quale l’ermetismo moderno ha voluto sovrapporre il suo significato decifrando Igne Natura Renovatur Integra. []
  20. AGLA (אגלא alef, ghimel, lamed, alef). Essendo una confraternita di tipografi è ovviamente creata dopo l’invenzione di stampa da parte di Gutenberg ereditando la sigla del nome dalla Qabbalah ebraica, e subito sfruttata dalla Cabbala ebraica.[]
  21. Paradiso I, 13-15.[]
  22. Purgatorio XXX, 31-33.[]
  23. Un esempio dell’abbinamento tra virtù cardinali e alloro si osserva nell’Allegoria della Virtù del Correggio del 1531; la donna che la rappresenta sta per essere incoronata d’alloro e la donna che le sta accanto porta gli attributi delle virtù cardinali, un serpente tra i capelli che indica la Prudenza, una spada per la Giustizia, le redini per la Temperanza e il leone per la Forza. Lo stesso per Giambattista Tiepolo che dipinge Il trionfo della Gloria annunciato dalla Fama tra le Virtù Cardinali, nella scena centrale l’apoteosi della Gloria alla quale un angelo gli porge la corona d’alloro è circondata dalle quattro Virtù Cardinali. Nel grado massonico dei Cavalieri Kadosh, l’alloro corona il teschio identificato al Gran Maestro dei Templari Jacques de Molay morto sul rogo nel 1314, di cui gli attuali Kadosh chiedono vendetta; nel rituale l’alloro si ottiene avendo salito la scala di sette gradini corrispondenti alle sette Virtù. Altre interpretazioni assegnano lo stesso teschio a Guillaume de Nogaret come terzo tra Papa e Re.[]
  24. Dante nasce nel 1265 e muore nel 1321.[]
  25. L’obiezione che taluni vorrebbero sostenere è che la Fede Santa sarebbe continuata nell’ombra, il che autorizzerebbe chiunque a rivendicare un’antichità arcaica delle proprie iniziative pseudo-tradizionali (che è quello che accade normalmente).[]
  26. Le Tuileur de Vuillaume (1830)che Guénon usa come referenza, utilizza la lingua ebraica come lingua sacra per descrivere simboli e parole dei differenti Alti Gradi.[]
  27. Il grado massonico di Cavaliere Kadosh appare in Francia non nel XIV secolo ma intorno al 1750; è appartenuto a più sistemi di Alti Gradi tra i quali il Conseil des empereurs d’Orient et d’Occident nel quale prende il titolo di Illustre grand commandeur de l’aigle blanc et noir, Grand élu Kadosh e il Rite de perfection. Dopo il Consiglio Supremo del Rito Scozzese tenuto a Charleston (Carolina del Sud) nel 1801 è stato integrato al Rito Scozzese Antico ed Accettato. Il Cavaliere Kadosh è un grado di «vendetta» e la sua leggenda gravita intorno alla vendetta da consumare in seguito alla soppressione dell’Ordine del Tempio. Non entro nel merito della filiazione Templare della Massoneria o della questione della «vendetta Templare», perché merita più spazio e coinvolge ben altri aspetti rispetto alla sola legittimità di filiazione. Cfr. Gabriele Rossetti Il mistero… Vol. IV,p. 1372.[]
  28. Mutando i termini del racconto, la favola di Fedro del Lupo e l’Agnello si presta bene a illustrare questo modo di procedere.[]
  29. Riguardo alla supposta influenza ebraica ricordiamo che “fino al rinascimento non ci fu traccia dell’uso della lingua ebraica nelle vie iniziatiche del cattolicesimo, essendo la lingua sacra il latino o il volgare illustre. Per esempio, nel medioevo l’abbinamento del concetto latino di cavaliere (eques) all’attributo ebraico di qadoš sarebbe stato considerato una vera mostruosità”, Gian Giuseppe Filippi, Ab Ordine Chaos, cap. 63. Le infiltrazioni nella Massoneriae ancora, “La loro influenza cominciò a esercitarsi nascostamente, come vedremo, soltanto a partire dal Rinascimento, per poi dilagare nel XIX secolo. Dante, in linea con le posizioni cristiane tradizionali che riconoscevano le responsabilità dei giudei per la condanna capitale di Gesù, di essi scriveva esortando così i cristiani: «Uomini siate, e non pecore matte, sì che ‘l giudeo di voi tra voi non rida» (Paradiso,V. 80). E, non a caso, denomina Giudecca (ghetto) il più profondo degli inferni”, Maria Chiara de’ Fenzi, Ab Ordine Chaos, cap. 45. “Dante: la Vita Nova – IIi due articoli in Veda Vyāsa Maṇḍala.[]
  30. In un paio di medaglie attribuite a Pisanello almeno due nomi seguono divisioni anomale. Nella medaglia a sinistra:
    IOHANES FR-ANCISCUS
    DE GON-ZAGA

    nella medaglia a destra:

    LUDOVI-CUS DE
    GONZ-AGA[]

  31. La parola carità si fa derivare solitamente da charis (χαρις) e la lettera chi è spesso traslitterata con K.[]
  32. Nel testo pedagogico Liber manualis di Dhuoda; lo stesso per il monaco Reginaldo nel Libellus de Virtutibus del XII secolo, nel Versum de Mediolano civitate dell’VIII secolo.[]
  33. Dante, De Monarchia, I, 13-14: “… sic karitas seu recta dilectio illam acuit atque dilucidat. … karitas vero, spretis aliis omnibus, … et hoc operetur maxime atque potissime iustitia, karitas maxime iustitiam vigorabit et potior potius”.[]
  34. Adriano Cappelli, Lexicon Abbreviaturarum. Dizionario di abbreviature latine ed italiane. Hoepli, Milano, 1990. L’abbreviazione «KB» karitas bona, «KR.P» karitas pura, «KRT» karitas tua.[]
  35. René Guénon, Sull’esoterismo cristiano, cap. III “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» – II”. Anche ne L’esoterismo di Dante (cap. III) Guénon scrive: “Quanto alla scala dei Kadosch, […] si giunge alla base di questa scala attraverso la Giustizia (Tsedakah) e alla sua sommità attraverso la Fede (Emounah)”; in questo caso sembra che ponga la Giustizia al 1° gradino e la Fede al 7° come nell’articolo citato. Invece nel capitolo II dello stesso testo scrive: “l’Aritmetica, occupa il rango che spetta di norma a questo astro [Giove] nell’ordine astrologico dei pianeti, vale a dire il quarto, centro del settenario, mentre i Catari la ponevano al gradino più alto della loro Scala Mistica, cosa che Dante fa per l’elemento corrispondente della parte destra, la Fede (Emounah), ossia la misteriosa Fede Santa di cui egli stesso era Kadosch” (!); per esempio nel Manuel Maçonnique diVuillaume (che per altro Guénon cita in nota) o al Rito di Perfezione la «scala misteriosa» presenta al 1° gradino la «Giustizia» (tsedakah), e al 4° gradino centrale la «Fede» (emounah) così come universalmente riconosciuto (seppur i differenti Aeropaghi abbiano apportato molte arbitrarie modificazioni), in genere l’ordine è partendo dal basso: Giustizia, Purezza, Dolcezza, Fede, Lavoro, Impegno, Prudenza.[]
  36. Lo stesso equivoco nasce interpretando il verso in cui Beatrice dice a Dante: “Mira quanto è ‘l convento de le bianche stole!” (Paradiso, XXX, 128-129); Guénon per confermare l’accostamento Dante e Massoneria aggiunge: “Da notare, in questo passo, che la parola «convento» è rimasta in uso nella Massoneria per designare le sue grandi assemblee” (L’esoterismo di Dante, cap. III) ma non si dice che molto più banalmente il termine, dal latino conventus che significa «adunanza», è in uso nel Medioevo nelle istituzioni più disparate, da quelle religiose presso gli Ordini mendicanti o come organismo legato all’amministrazione imperiale; nella giurisprudenza ecclesiastica può significare anche «unione sessuale»; ma il termine era in uso fin dall’antichità, già in Cicerone, in Plinio, più tardi in Arduino, come termine giuridico per indicare una circoscrizione e unione di più civitates o una adunanza pubblica o giudiziaria: conventus iuridicus. La Massoneria, quindi, arriva ultima in epoca moderna ereditando un corpus linguistico generico.[]
  37. Sui cataloghi di monete e medaglie del periodo la medaglia di Pisanus con il retro F.S.K.I.P.F.T. è recensita immancabilmente mentre quella di Dante è sconosciuta e neppure si trova in un disegno antico. Ad es.: Catalog der reichhaltigen Sammlung von Münzen, Medaillen und Nothmünzen, sowie der numsinatischen Bibliothek des Herrn J. J. R. Whaites, aus Norwich (England), derzeit in Bonn a. R. nebst der Sammlung antiker Münzen des Herrn Theodor Rohde in Wien, (1871). Catalogue of collection Greek, Roman and English Coins and Medals, formed by the late Barron Grahame, esq. f.s.a. (1878). Alfred Armand, Les médailleurs italiens des quinzième et seizième siècles. Tome 1/2 (1883). Catalog der von dem Verstorbenem Herrn. Adol Meyer-Gedanensis Hinterlassenem. Münzen und Medaillen-Sammlung (1895). Ancienne Collection Borghesi. Monnaies antiques espagnoles [et] gauloises, monnaies romaines, testons italiens, médailles de la renaissance (1908). I. Abtheilung, Italienische und deutsche Renaissance-Medaillen (1908). Monnaies Grecques Romaines, Françaises Médailles de la Renaissance (1949). The Salton Collection Renaissance & Baroque Medals & Plaquettes, Bowdoin College Museum Of Art (1965). Un ricercatore contemporaneo afferma che la medaglia non si trova neppure tra le collezioni del Museo di Vienna, oggi Kunsthistorische Museum.[]
  38. Luigi Valli, Il linguaggio segreto di Dante e dei «fedeli d’Amore». Optima, Roma, 1928.[]
  39. A fondo testo l’estratto della lettera di Apostolo Zeno che già mostrava l’acronimo F.S.K.I.P.F.T. su due righe.[]
  40. Luigi Valli, Il linguaggio…. Adrien Blanchet (Journal des Savants, 1931) dice che il caso dell’effige di Dante con il montaggio del retro della medaglia di Pisanello si riscontra già dall’inizio del XVI secolo.[]
  41. Forse per questa ragione i responsabili del Museo, una volta denunciato il falso, hanno eliminato la medaglia dall’esposizione.[]
  42. René Guénon, Sull’esoterismo cristiano. Cap. III “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» II”.[]
  43. A titolo di esempio: uno studio serio di Massimo Ciavolella intitolato Il testo moltiplicato: interpretazioni esoteriche della Divina Commedia, percorre le stesse tracce del presente studio, analizza la medaglia e i suoi differenti significati, denuncia il falso della medaglia incollata come Valli, eppure nel seguito non rinuncia a parlare della “la Divina Commedia essendo un testo iniziatico scritto da un Kadosh”…! Altri, e sono la maggioranza, si limitano a prendere solo la parte che interessa, la versione Kadosh,ignorando Karitas e la falsità della medaglia, per sostenere la tesi Dante Templare.[]
  44. Luigi Valli, Il linguaggio….[]
  45. Luigi Valli, Il linguaggio…. Pag. 678.[]
  46. Se Pisanello è l’artista che ha realizzato la medaglia evidentemente attribuisce a se stesso la scritta F.S.K.I.P.F.T. Ma c’è un’altra ipotesi: nei Commenti di Gaetano Milanesi alle Vite de’ più eccellenti Pittori Scultori e Architettori di Giorgio Vasari del 1550 (Sansoni, Firenze, 1906) si attribuisce la fattura della medaglia raffigurante Pisanello a lui stesso o più probabilmente a Francesco Corradini che si firma FranciscuS KorradinI Pictor FeciT” (anche su Trésor de numismatique et de glyptique pubblicato a Parigi, 1834-1836). Certamente ne esiste una copia realizzata da Antonio Marescotti coevo a Pisanello. Per altri la medaglia del Pisanello si troverebbe in un Catalogo di bronzi e avori di origine europea presentato dal Burlington Fine Arts Club nel 1879, ma abbiamo visto che ci sono almeno tre copie della stessa. Firmare con acronimo non era una novità, anche una medaglia richiesta da Sigismondo Malatesta è firmata sul retro O.M.D.P.V. (opus Mattei de Pastis veronensis).[]
  47. Luigi Valli, Il linguaggio….[]
  48. Cfr. Ab Ordine Chaos, Gian Giuseppe Filippi, cap. 42. Cavalieri, Trovatori e Fedeli d’Amore”; cap. 43. I romanzi d’Amore e la Fede Santa in Italia”, cap. 44Dante: la Vita Nova – I, cap. 45. “Dante: la Vita Nova – II, cap. 46. “Dante: la Divina Commedia, Petrus Simonet de Maisonneuve, cap. 47. “Il collasso della tradizione nell’Europa occidentale”, in Veda Vyāsa Maṇḍala, .[]
  49. René Guénon, L’esoterismo di Dante. Cap. II “La «Fede Santa»”.[]
  50. Insisto su questa particolare formulazione logica perché sta alla base di moltissime argomentazioni che vorrebbero essere tradizionali. La petitio principii, la «petizione di principio» o «risposta per mezzo della premessa» (nel Vedānta si chiama anyonyāśrayadoṣa, composto da anyonya «reciproco», āśraya «relazione» e doṣa «errore») è quella forma di argomentazione in cui le premesse dipendono dalla conclusione; consiste nell’avvalersi di una premessa che usa lo stesso argomento che ci si era proposti di dimostrare; è perciò un discorso che presuppone la verità di ciò che invece si deve dimostrare; un discorso in cui ciò che deve essere provato è implicito nella premessa. Nel caso più noto del diallele o «ragionamento reciproco o circolare» le premesse derivano dalle conclusioni e queste da quelle, creando un circolo vizioso dove la dimostrazione è solo apparente e parziale. In pratica avviene spesso nel ragionamento induttivo, anziché deduttivo, nel tentativo di dimostrare il generale partendo dal particolare, l’universale dall’individuale. Un modo semplificato assume la forma di tautologia quando la dimostrazione cambia un termine della domanda, ovvero, nel limite dell’esempio: Perché bisogna fare questa cosa? Perché è giusto farla. Questa petitio principii nell’ordinario si crea quando nei discorsi si premette ciò che riteniamo implicitamente vero ma che richiederebbe in realtà una propria dimostrazione. Il modello da manuale che vuole rispondere alla domanda Dio esiste? è il seguente: Il mondo è creato da Dio per cui Dio esiste. Aristotele dice che “Il postulare, o assumere, quello che in origine bisognava provare rientra fra i casi in cui non si dimostra quello che ci si prefigge di provare. Ciò si verifica però in molti modi, ovvero: se in generale non si traggono conclusioni; se lo si fa mediante «premesse» meno note «della conclusione», o altrettanto ignote; se si trae a conclusione ciò che sta prima mediante cose che stanno dopo (perché una dimostrazione si ha a partire da premesse più convincenti e anteriori «rispetto alla conclusione»).” Cfr. Aristotele, Analitici primi II 15-16.[]
  51. Un esempio di petitio principii nell’argomento qui trattato, si legge in questo passaggio già letto di Guénon (L’esoterismo di Dante, cap. La «Fede Santa»); dopo aver fornito la versione di Aroux dell’acronimo Frater Sacrae Kadosch, Imperialis Principatus, Frater Templarius, Guénon corregge con Fidei Sanctæ Kadosch Imperialis Principatus, Frater Templarius e scrive: “La società della Fede Santa, della quale Dante fu probabilmente uno dei vertici, era un Ordine Terziario di affiliazione templare, e questo giustifica l’appellativo di Frater Templarius”. Cioè vuol dimostrare la bontà della versione che propone Fede Santa con l’attestazione Frater Templarius che, invece, è anch’essa tutta da dimostrare.[]
  52. L’uscita del libro di Valli stimolò Guénon a scrivere tre recensioni scritte sotto forma di articoli ora pubblicate in René Guénon, Sull’esoterismo cristiano. Cap. II “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» ‑ I” (Voile d’Isis febbraio 1929). Cap. III “Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d’Amore» ‑ II” (Voile d’Isis marzo 1932). Cap. IV “Nuove considerazioni sul «Linguaggio segreto di Dante»” (Voile d’Isis luglio 1932). Il secondo è l’articolo da cui sono estratti i brani commentati.[]