Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārāja
Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad IV.3
Con il Commento di Śaṃkarācārya Bhagavatpāda
e le upadeśa di Pūjya Śrī Śrī Svāmī Prakāśanandendra Sarasvatī Mahārāja.
A cura di Devadatta Kīrtideva Aśvamitra
A seguito della pubblicazione della nostra versione della Māṇḍūkya Upaniṣad apparsa su questo Sito, che è stata seguita con grande interesse da un buon numero di lettori, Pūjya Prakāśanandendra Svāmījī ha voluto concederci i suoi insegnamenti su un’altra śruti che tratta della dottrina e del metodo delle tre avasthā. Si tratta della Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad IV.3. Questi upadeśa, che abbiamo debitamente messi per iscritto e tradotti in lingua italiana, sono particolarmente importanti perché, dopo aver sottolineato le differenze di prospettiva tra la Bṛhadāraṇyaka e la Māṇḍūkya Upaniṣad, Svāmījī riporta entrambi i testi nell’alveo non duale della vera dottrina śaṃkariana. Non si deve dimenticare che la “Grande” (Bṛhat) è sia un’Āraṇyaka sia un’Upaniṣad. Ciò significa che unisce in sé i due generi dei testi vedici più elevati. Il primo genere, l’Āraṇyaka, corrisponde all’insegnamento delle pratiche di rituali interiorizzati e delle meditazioni, impartiti a coloro che si ritirano dalla società per vivere in eremi silvestri (vanaprastha). Il secondo, l’Upaniṣad, è l’insegnamento del Vedānta in favore di coloro che, assumendo la rinuncia totale (saṃnyāsa), si dedicano alla cerca della Conoscenza dell’Assoluto (Brahmajñāna vicāra). Una lettura non advitīya può indurre il lettore non preparato alle sottigliezze vedāntiche a rimarcare differenze e contraddizioni nello stesso contesto upaniṣadico. Al contrario, il commento di Śaṃkara, alla luce della spiegazione di Svāmī Prakāśanandendra Mahārāja, fa capire come le tematiche karmika,corrispondenti all’Āraṇyaka, siano solo una preparazione per la purificazione della mente (bauddhī śuddhi) che la Gītā chiama karmayoga, allo scopo di rendere la buddhi tanto trasparente e distaccata dall’apparenza illusoria da essere in grado di comprendere la Conoscenza suprema (paravidyā). Tale Conoscenza è poi esposta in tutti i passaggi che sono propriamente del genere dell’Upaniṣad. Prima di affrontare la limpida esposizione della dottrina da parte del jñānaguru, inizieremo a pubblicare in tre puntate la traduzione dei mantra dell’Upaniṣad e del corrispettivo Śaṃkara Bhāṣya, che egli ha scelto a supporto del suo insegnamento.
D.K.A.
01. Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad IV.3
Yājñavalkya andò da Janaka, Imperatore di Videha. Egli pensava che non avrebbe detto nulla. Ora, Janaka e Yājñavalkya avevano parlato una volta sull’agnihotra e Yājñavalkya gli aveva promesso un dono. Egli aveva scelto di porre qualsiasi domanda avesse voluto e Yājñavalkya gli aveva concesso questa grazia. Così fu che l’Imperatore chiese per primo.
02. Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad IV.3
Yājñavalkya andò da Janaka, Imperatore di Videha. Egli pensava che non avrebbe detto nulla. Ora, Janaka e Yājñavalkya avevano parlato una volta sull’agnihotra e Yājñavalkya gli aveva promesso un dono. Egli aveva scelto di porre qualsiasi domanda avesse voluto e Yājñavalkya gli aveva concesso questa grazia. Così fu che l’Imperatore chiese per primo.
03. Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad IV.3
Yājñavalkya andò da Janaka, Imperatore di Videha. Egli pensava che non avrebbe detto nulla. Ora, Janaka e Yājñavalkya avevano parlato una volta sull’agnihotra e Yājñavalkya gli aveva promesso un dono. Egli aveva scelto di porre qualsiasi domanda avesse voluto e Yājñavalkya gli aveva concesso questa grazia. Così fu che l’Imperatore chiese per primo.