Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārāja

8. La Luce della Realtà

3. La natura suprema dell’Esistenza

Innumerevoli esseri viventi sono proiettati, fioriscono

e periscono nell’Esistenza (ChUŚBh VI.2.1)

A. Ātman è l’unica reale Esistenza

51. Ātman e anātman

La dottrina centrale del Vedānta,in breve, è questa. Il nostro Ātman per natura è pura Esistenza, pura Conoscenza e pura Beatitudine, ma Esistenza, Conoscenza e Beatitudine sono uno e non tre. Questa natura di Esistenza, Conoscenza e Beatitudine non è solo la natura del nostro Ātman, ma anche la reale natura dell’intero universo. Perciò Ātman è non duale nella sua natura. Tuttavia, possono affiorare questi dubbi:

1) Com’è che solo l’Esistenza è Conoscenza e Beatitudine?

2) Come possiamo capire che c’è soltanto una pura Esistenza senza qualcos’altro?

3) Quando vediamo innumerevoli cose, come si può credere che solo l’Ātman nella sua natura di Esistenza, Conoscenza e Beatitudine sia l’unica realtà?

Per chiarire questi e altri dubbi dobbiamo indagare ancora. Lo stesso varrà per il punto di vista dell’Esistenza, della Conoscenza e della Beatitudine. Si useranno frequentemente i termini di Ātman e anātman. La parola Ātman si riferisce alla nostra reale natura che è Testimone dei tre stati. Anātman significa ciò che non è Ātman, cioè gli stati e il mondo che appare in essi. In altre parole, le varie cose che appaiono nel mondo, le loro proprietà, le loro interrelazioni sono tutte incluse nell’anātman. Ricordare questi due termini nei loro significati tecnici sarà utile per le discussioni a seguire.

Il termine Ātman significa Io. Qualsiasi cosa l’uomo prenda come io è, in un certo senso, solo Ātman. Per esempio, quando si dice: ‘Io sono forte ed energico’, oppure ‘malato e debole’, tutto questo si riferisce solo al corpo. Questo è l’io corporeo (śarīra Ātman).

‘Io vedo’, ‘Io odo’, ‘Io sono conscio’, ‘Io sento’, ‘Io vivo’, ‘Io vivo solo per alcuni anni’, ‘Io considero me stesso vitale’. Tutto ciò si riferisce al jīva-ātman, cioè all’io vitale (prāṇa Ātman).

‘Io capisco questo, Io non capisco quello’. L’intelletto è preso come se fosse il mio Io. L’Ātman qui è chiamato io intelligente (vijñāna Ātman).

‘Io sono felice, io sono triste’; l’ego è considerato come io. Questo Ātman è chiamato l’io che sperimenta, bhoktā Ātman.

‘Io vedo lo stato di veglia e l’intero stato per me è un unico oggetto’. Qui non si intende nessuno dei precedenti Ātman, ma ci si riferisce al Ātman Testimone, cioè al Sākṣin Ātman.

Perciò la parola Ātman ha differenti significati a seconda del contesto. Nel nostro trattato con Ātman ci riferiamo a quello che testimonia tutti i nostri stati. Per comprendere questa indagine, si deve tenere a mente che il vero argomento del Vedānta è l’Ātman-Testimone.

52. Definizioni di Esistenza proposte da altri

Per capire la pura Esistenza bisognerà prima accertare che cos’è l’esistenza. In generale si definisce esistente qualcosa che si trova in un certo luogo o tempo e che ha una sua qualche utilità. Per esempio, c’è un lago; se lo si tocca la mano si bagna; se si beve la sua acqua ci si disseta; quindi, si può dire che l’acqua esiste. Similmente, quando diciamo: ‘mi assilla un pensiero’, anche se il pensiero non è un luogo, esso è nel tempo. Quindi diciamo che il pensiero è esistente perché produce un certo effetto nella mente. Invece, quando ci si chiede: ‘dov’è l’Ātman?’, oppure ‘quale pensiero potrebbe conoscerlo?’, ‘come può essere utile o dannoso alla nostra vita pratica?’, in questo caso non c’è risposta. Se questo non esiste qui, deve esistere almeno in qualche altra parte; e, se non ora, in qualche altro tempo. Invece l’Ātman non è percepito direttamente e non c’è neppure la possibilità d’immaginare indirettamente la sua esistenza. Questo è un dubbio comune.

53. Errori di queste affermazioni

Se quello che esiste nel tempo e nello spazio deve essere considerato esistente, allora lo spazio e il tempo non possono essere considerati ‘esistenti’, perché il tempo, come un tutto, non ha né un altro tempo né un altro spazio come sua base; lo stesso dicasi per lo spazio.

Obiezione: diversamente dagli antichi, alcuni scienziati moderni sostengono che tempo e spazio non sono oggetti; perciò, non hanno bisogno di un altro tempo e spazio come base. Inoltre, essi affermano che tempo e spazio assieme costituiscono le quattro dimensioni di ogni oggetto. Lo spazio costituisce le tre dimensioni di lunghezza, ampiezza e altezza e il tempo, la quarta.

Risposta: anche in tal caso rimane valida la nostra argomentazione per cui il tempo come un tutto e lo spazio come un tutto non hanno un altro tempo e un altro spazio [in cui essere collocati]. E ancora: quando diciamo che ciò che appare è esistente, allora l’acqua del miraggio deve essere accettata come esistente. Infatti, l’acqua sembra essere lì e vi si riflettono persino gli alberi; tuttavia, non c’è affatto acqua. Se ogni cosa che appare deve essere considerata esistente, allora l’acqua del miraggio è reale. Ma non è così.

Obiezione: la mera apparenza non rende l’acqua del miraggio reale o esistente; essa deve essere anche utile per bagnarsi e dissetarsi. Se qualcosa solo appare senza avere l’utilità che la caratterizza, allora è solo un’illusione e non esistenza reale. Perciò dovremo migliorare la definizione, aggiungendo all’apparenza anche l’utilità.

Risposta: anche in tal caso la definizione non è priva di difetto, perché anche l’acqua del sogno bagna e disseta ed è utile per irrigare ecc. Tuttavia, non la consideriamo realmente esistente. Quindi anche questa corretta definizione è lungi dall’essere esatta.

Obiezione: miglioriamo ancora la definizione. Gli oggetti del sogno appaiono e sono utili solo alla persona che sogna, ma gli oggetti della veglia appaiono esistere e toccano tutti. Ciò che appare o che sembra una esperienza privata e personale, può non essere realmente esistente, ma l’esistenza di ciò che appare a tutti non può essere messa in discussione. Se una cosa che appare esistere scompare o mentre appare a uno non appare ad altri, allora possiamo definirla un’allucinazione. Ma quando appare esistente a tutti non possiamo dire che è dovuta a un’allucinazione e che non esiste, perché non è possibile che tutti sulla terra simultaneamente siano preda di una allucinazione. Quindi ciò che appare esistere a tutti, deve essere accettato come realmente esistente.

Risposta: questa regola per cui ‘una cosa esistente deve apparire a tutti’ non risolve il nostro problema perché la stessa affermazione che il sogno è personale mentre la veglia è comune, non è esatta. Questa differenza è causata dal nostro pregiudizio della veglia (v. §§ 23 e 33). C’è un ulteriore difetto in questa definizione. Rispondendo alla domanda ‘Cos’è l’esistenza?’ dovremmo dire che quello che appare a tutti è esistenza. Questa risposta non ci soddisfa, perché la vera questione è: ‘che tipo di cosa appare esistente?’ Come dovrebbe esistere una cosa per essere accettata come esistente? In tutte queste definizioni e risposte alle obiezioni, non abbiamo trovato nulla di convincente. Si possono riassumere brevemente nell’affermazione: ‘Se esiste deve essere accettata come esistente’.

Obiezione: abbiamo già affermato che ‘Si dovrebbe accettare come esistente la cosa che appare esistente a tutti’.

Risposta: se è così, allora la gente di tutti i tempi e luoghi dovrebbe essere radunata ogni volta che dobbiamo determinare se una cosa è esistente. Questo non è né possibile né accade nella vita pratica. Inoltre, quelli che dicono ‘Tutti dovrebbero vedere e accettare la sua esistenza’ rispondano a questa domanda: ‘Anche per determinare se tutte queste persone esistono o no, quali ‘tutte le altre persone’ si dovrebbero consultare?’ Così, con queste argomentazioni inconsistenti non si arriva a nessuna definizione. C’è un ulteriore difetto. Se quello che appare dovesse esistere, dovrebbe apparire a una conoscenza. Come si può determinare se la conoscenza che conosce esiste o no? Se questa conoscenza esiste solo apparendo a un’altra conoscenza e quella di nuovo a un’altra e ancora a un’altra, ci sarebbe una sequenza di conoscenze ad infinitum (anavasthā). Ora, su quale base dovremmo accettare che questa sequenza di conoscenze esiste? Se non si può accettare questa speculazione selvaggia in mancanza di prove, allora dobbiamo accettare che una qualche conoscenza esiste già e da sempre in noi, senza essere un’apparenza. Una volta accettato questo, la definizione per cui solo quello che appare è esistenza, diventerà vuota.

54. Definizione di Esistenza reale

La corretta definizione di esistenza è: ‘Solo quello che non può essere negato è reale Esistenza’;

ciò che non cambia o che non può cambiare abbandonando la sua natura, solo quella è la reale Esistenza (TUŚBh II.1).

La reale natura della cosa non può mai cambiare. Da questo punto di vista nulla di ciò che vediamo può essere definito Esistenza. Infatti, solo Ātman esiste e questo può essere capito con l’esame dei tre stati. Nella veglia e nel sogno in noi esiste una dicotomia: io e gli ‘altri’. Il nostro Ātman-Testimone (Sākṣin)vede questi due in un attimo, mettendoli assieme come un’unità. Quando non si vede nulla nel sonno profondo, questo stesso Ātman esiste come Sākṣin. Se il nostro Ātman non esistesse, sarebbe impossibile ricordare ‘Non conoscevo nulla’ o ‘In sonno profondo non c’era nulla da vedere’. In definitiva l’Ātman esiste sempre nella veglia, nel sogno e nel sonno profondo come Sākṣin, rimanendo sempre immutabile. A parte questi tre stati, non si può immaginare alcun altro stato. Determinando l’Ātman in quanto il solo Sākṣin dei tre stati, si stabilisce che è sempre lo stesso. La Māṇḍūkya Upaniṣad afferma:

L’esistenza dell’Ātman non si presta al dubbio o all’immaginazione che in un certo tempo possa smettere d’esistere. (MUŚBh 7)

Ma le apparenze separate di io e gli altri degli stati di veglia e di sogno sono diverse dal Sākṣin e hanno luogo solo nella veglia e nel sogno. Sappiamo con certezza dalla nostra esperienza di veglia che questi due, io e gli ‘altri’ della veglia, sono completamente diversi da quelli del sogno e non esistono affatto nel sonno. Quindi non possono essere detti realmente esistenti.