64. Rivoluzioni e ‘potere popolare’

Fino al XVIII secolo la parola rivoluzione significò conclusione di un movimento circolare, ritorno al punto di origine, restaurazione di un ordine primigenio. Il termine latino revolutio, in tempi normali, era applicato allo spazio per indicare i percorsi orbitali periodici soprattutto dei corpi celesti, e al tempo per indicare il rinovellarsi delle situazioni cronologiche, a partire dall’alternanza notte-dì fino alla precessione degli equinozi. La rimozione della mentalità tradizionale ne ha mutato profondamente e persino invertito il senso. Con rivoluzione, in epoca moderna, s’intende il rovesciamento violento dell’ordine stabilito da parte delle componenti sociali mercantili e servili, al fine di fondare un nuovo sistema politico, sociale ed economico quale messa in pratica di una determinata ideologia1. Per questo motivo è in uso definire rivoluzione quella puritana capitanata da Cromwell e quella americana, sebbene la prima sia stata più propriamente una guerra civile e la seconda una guerra d’indipendenza. Anche prima di allora si erano verificati ammutinamenti, insurrezioni, rivolte e sollevazioni2, ma quasi tutti alla fine erano stati repressi dal potere legittimo. Qualora fossero stati coronati da successo, non avevano influito sulla mentalità d’un intero continente, restando un fenomeno temporaneo, circoscritto e locale3. Perciò si può affermare senza remore che tra gli episodi di rovesciamento del potere legittimo tradizionale possono essere considerate rivoluzioni quelle che si sono imposte storicamente consacrando la loro illegittimità come un nuovo autoproclamato ‘stato di diritto’4.

Si deve, tuttavia, aggiungere che alla fine del Medioevo l’ordine tradizionale feudale aveva subito una degenerazione in senso assolutistico, in particolare nel Regno di Francia. I nobili furono indotti ad abbandonare i loro castelli e a trasferirsi a Versailles, trasformati in cortigiani imbelli. Quelli che rifiutarono di vivere da parassiti presso la Corte reale furono esclusi di fatto dalle stanze del potere, i loro castelli furono trasformati in ville indifese (i chateaux francesi) e le mura delle loro città e borghi furono smantellate. Questi aristòcrati, declassati ad aristocratici, cominciarono a nutrire una sorda ostilità nei confronti della monarchia assoluta e questo spiega (ma non giustifica) la partecipazione di alcuni di loro alla rivoluzione.

Il termine rivoluzione, perciò, si addice propriamente a quella francese che decretò la fine dell’ancien régime5. Fu soprattutto a causa dell’affermazione della rivoluzione francese che tale termine fu usato6 (anche retrospettivamente) per definire qualsiasi cambiamento epocale che fosse antagonista dell’ordine precedente: rivoluzione cristiana in senso antimperiale romano, rivoluzione scientifica in senso antitolemaico, rivoluzione industriale contro la produzione artigianale, rivoluzione culturale contro ogni saggezza del passato, rivoluzione sessuale contro il comune senso del pudore. Applicato in questo modo traslato, rivoluzione significa semplicemente rovesciamento di ciò che è conforme all’ordine naturale riconosciuto da tutti gli uomini provvisti di una mente sana. In senso storico-politico, invece, vuol significare lo sterminio di una classe sociale dominante e la sua sostituzione da parte di una subordinata.

Se si considera in questa prospettiva, quella puritana guidata da Cromwell in Inghilterra e quella americana non sono propriamente delle rivoluzioni, in quanto la prima, indipendentemente dalla decapitazione del sovrano7, vide un’alleanza tra certa nobiltà e l’alta borghesia affratellate dal calvinismo; la seconda, invece, rappresentò la lotta di una colonia piccolo borghese contro una potenza ormai considerata straniera, l’Inghilterra. Non vi fu una vera e propria sostituzione di classi sociali al governo della cosa pubblica, ma di nazionalità. Al contrario, la rivoluzione francese e quella bolscevica possono essere considerate delle rivoluzioni per la volontà di sterminio parziale o totale delle classi superiori. La rivoluzione francese tentò lo sterminio dell’aristocrazia e dell’alto clero, arrivando quasi a raggiungere questo obiettivo, sostituendoli al comando dello stato con la borghesia. La rivoluzione bolscevica prese di punta soprattutto la classe borghese, facendola di fatto sparire dalla Russia, assieme al clero e alla nobiltà. Un’altra differenza notevole è che le rivoluzioni d’ambiente anglosassone furono delle vere e proprie guerre8, mentre quelle francese e comunista furono dei colpi di stato perpetrati da demagoghi esperti a fomentare malcontento e da agitatori sociali. A questa stessa categoria appartennero le rivoluzioni fascista in Italia e nazionalsocialista in Germania che, in realtà, s’impadronirono del potere in forma del tutto morbida9. Prima di proseguire, è però necessario evidenziare che tutte le rivoluzioni, a partire da quella inglese puritana fino a oggi, sono state ispirate e guidate da borghesi, abili manipolatori delle emozioni delle masse popolari, ovvero degli ‘utili idioti’10. È questo il filo di continuità tra liberalismo, democrazia, socialismo e i regimi totalitari, tutti fenomeni di ispirazione del ceto medio11. In realtà il popolino non è in grado di elaborare né di lasciarsi coinvolgere in ideologie per carenza di formazione e di cultura. I ceti servili, troppo impegnati nella sopravvivenza quotidiana, sono alieni dalle deformazioni e viziose elucubrazioni cerebrali; sono però facilmente sensibilizzati da demagoghi ‘impegnati’ all’invidia e all’odio di classe. Una volta spentasi la spinta del furore, il popolino ritorna a sottomettersi ai nuovi padroni con servile obbedienza.

Come la rivoluzione americana, anche quella francese ebbe inizio dalla protesta contro l’eccessiva tassazione con cui le corone d’Inghilterra e di Francia cercavano di riequilibrare le finanze pubbliche12. Certamente da questi atti di ribellione ebbero origine i delinquenziali sistemi politici democratici e popolari attualmente predominanti a livello planetario, che arrivano a sottrarre al cittadino fino al cinquanta percento del reddito soltanto con le imposte dirette, al posto delle vituperate decime medievali.

La rivoluzione francese fece più di seicentomila vittime tra i suoi stessi cittadini, uccisi per fedeltà alla monarchia o alla chiesa cattolica13.

Anche questo è una spietata eredità, raccolta dai sanguinari regimi popolari del XX secolo, vergognosamente sempre inneggiata da democratici liberali e socialisti. In questa aberrazione eccelle il regime repubblicano francese che ancor oggi assicura asilo e protezione a guerriglieri e terroristi di altre nazionalità14. Molti rivoluzionari furono massoni. Per la verità la maggioranza dei framassoni rimase fedele alla monarchia, proprio perché coinvolta in alti gradi “cavallereschi” che si richiamavano a una lealtà di tipo medievale. Certamente l’illuminismo agnostico e ateo fu una fonte fondamentale per lo scatenamento della rivoluzione francese15: il culto per la “Dea Ragione”, con i suoi rituali caricaturali, fu soltanto uno sfregio inflitto alla tradizione cattolica e monarchica dei francesi.

In realtà la mentalità laica e antireligiosa16 proveniva da ambienti formati da pretesi ermetisti, rosacruciani, alchimisti e qabbalisti cristiani di cui si è trattato nei capitoli precedenti. La loro influenza invisibile rese scettici perfino gli ambienti ecclesiastici francesi che, a partire dal 1740, tralasciarono di perseguire maghi e fattucchiere. A seguito di tale lassismo si verificò un dilagare della magia a tutti i livelli: stregoneria di campagna, possessioni collettive, e, a livello salottiero e di loggia, magnetismo animale17 e sonnambulismo18.

L’illuminismo, così, si confermò scettico, ateo e antireligioso, ma, al tempo stesso, pregno di sperimentazioni basate sullo psichismo più temibile, chiaramente erede dell’occultismo rinascimentale.

Il clima di terrore, la follia scatenata dei rituali popolari indirizzati alla Dea Ragione e all’albero della libertà, il dilagare della stregoneria di campagna e della magia cerimoniale nei salotti, non poteva che finire in un regime totalitario con cui Napoleone Buonaparte cercò di riportare un po’ di ordine borghese19 con la sua dittatura personale20. In realtà il suo intervento nella storia scardinò del tutto la situazione europea: infatti, anche dopo la sua caduta la situazione non poté più ritornare normale e la restaurazione dello status quo ante fu del tutto fallimentare.

Maria Chiara de’ Fenzi


  1. Con ideologia s’intende un insieme di credenze imposto in sostituzione di una struttura tradizionale o religiosa. L’assenza di una consolidata dottrina organica di base, in armonia con le leggi cosmiche e divine, spinge i propagandisti dell’ideologia ad assumere atteggiamenti impositivi, fanatici e persecutori. Nel corso del tempo questo aspetto è diventato sempre più patente, com’è dimostrato dalle ideologie contrarie a qualsiasi evidenza naturale e a qualsiasi argomentazione razionale che gli stati, le organizzazioni internazionali, le ONG, le multinazionali, i media e le altre diavolerie che detengono il potere stanno rendendo obbligatorie in questo inizio del XXI secolo.
  2. Tuttavia, a differenza della critica storica contemporanea appiattita su un pregiudizio che ritiene falsamente questi fenomeni di ribellione di esclusiva matrice popolare, è necessario distinguere quelli che erano ancora mossi da diatribe feudali (sollevazione di cavalieri) dagli autentici sommovimenti eversivi borghesi o pauperistici.
  3. Un esempio è il caso dei comuni del tardo medioevo che, tuttavia, forgiò la mentalità laica ed edonistica che, subito dopo, diede nascita all’umanesimo.
  4. Nel documento del 1776 che fondava l’entità statale degli Stati Uniti, i delegati promulgarono il diritto collettivo alla rivoluzione e il diritto particolare dell’individuo all’autodifesa. Questi due pseudo principi si formalizzarono nella Dichiarazione d’indipendenza dal regno di Inghilterra. Poiché la Costituzione del 1787 non specificava chiaramente in cosa consistessero quei due diritti, nel 1791 si aggiunse una Carta che fissava dieci emendamenti per limitare i poteri del governo federale statunitense a protezione dei singoli individui. La Carta dei diritti protegge la libertà di parola e di religione, la liceità di possedere e portare armi, la libertà di riunione e di petizione.
  5. Questo portò all’abolizione definitiva del feudalesimo. Nel resto d’Europa, con la trasformazione delle monarchie costituzionali in regimi borghesi, il feudalesimo scomparve lentamente. Ma non immediatamente: per esempio la liberalizzazione dell’ultimo feudo nell’impero austro-ungarico avvenne nel 1900, come ben sa chi scrive queste righe. Le monarchie costituzionali, caratterizzate da continui matrimoni con persone del mondo dello spettacolo o dell’industria, cooperarono attivamente allo smantellamento della funzione sociale della classe nobiliare.
  6. Ciò avvenne con la promulgazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che proclamò l’eguaglianza tra tutti i cittadini. Ovviamente l’unica diseguaglianza riconosciuta rimase quella di censo, a protezione dei privilegi della nuova classe dominante, la borghesia. Inoltre, tra i diritti (?) fu compresa la separazione della religione dallo stato: quest’ultimo fu così occupato prepotentemente dal laicismo ateo e antireligioso. Oggi i cristiani che hanno subito un lavaggio di cervello rivoluzionario proclamano orgogliosamente d’essere laici e religiosi al tempo stesso: il diavolo e l’acqua santa insieme.
  7. Di per sé fu un atto gravissimo che mise in crisi il concetto di Diritto divino dei sovrani. Il re Carlo Stuart, per il suo giudizio, si era appellato all’Imperatore, in quanto suo superiore o, in sua vece, a un collegio di tre Re europei suoi pari. Fu invece condannato a morte da un’assemblea di borghesi, parlamentari suoi inferiori.
  8. A queste si aggiunga anche la presa di potere del comunismo in Cina nel 1949, dopo lunga e crudele guerra civile.
  9. I fanatici delle rivoluzioni, che considerano tali accadimenti storici come se fossero lodevoli esempi di civiltà, negano per motivi di fede ideologica che i fascismi siano stati movimenti rivoluzionari, essendo i loro diretti rivali politici inappellabilmente condannati a essere considerati per principio retrivi e reazionari. In realtà, di destra o di sinistra, le rivoluzioni del XX secolo ebbero tutte matrice socialista. Tuttavia, le rivoluzioni francese e bolscevica furono portate a termine in forma subdola tramite colpi di stato, senza le gesta eroiche di cui vanta la retorica dei loro ammiratori. Certamente vi fu violenza, ma questa venne scatenata post quem dai rivoluzionari contro i loro rivali, non appena preso il potere.
  10. Formula usata da Lenin per definire gli attivisti filosovietici cittadini di paesi non comunisti.
  11. I dittatori dei regimi di destra e di sinistra, tutti di matrice borghese, non sono poi molto moralmente diversi da molti presidenti ‘democraticamente’ eletti. I promotori di stermini definiti ‘scientifici’ non sono poi peggiori di chi ordinò freddamente l’uso della bomba atomica a conclusione di una guerra già vinta. Questi e molti altri esempi sono stati davanti i nostri occhi in questi ultimi lustri. D’altra parte, il primo esempio di genocidio d’una intera popolazione è quello contro i vandeani, crimine ascrivibile proprio alla rivoluzione francese. Gracchus Babeuf, La Guerre de la Vendée et le système de dépopulation, Paris, Éd. du Cerf, 2008.
  12. Pochi sanno che la rivoluzione francese fu preparata con cura dall’Intelligence Service inglese per vendicare la bruciante sconfitta navale di Chesapeake. L’abilità propagandistica britannica ha sempre saputo censurare la memoria delle sconfitte della flotta inglese. Nel maggio del 1781 la flotta francese, agli ordini dell’ammiraglio François Joseph Paul conte de Grasse, sbaragliò la squadra britannica, impedendo lo sbarco dei rinforzi per il contingente assediato a Yorktown. Di conseguenza Lord Cornwallis dovette arrendersi agli insorti e l’Inghilterra fu così costretta a riconoscere l’indipendenza delle sue colonie americane. Il primo ministro inglese William Pitt, in seguito, non perse occasione per vendicare la cocente sconfitta, minando con ogni mezzo la stabilità del regno di Francia. Identificò nel debito pubblico e nel sistema di esosa tassazione il punto debole del sistema sociale della Francia, logorata da decenni di guerre continue. Assoldò finanzieri e agenti bancari svizzeri per minare la situazione economica francese e reclutò agitatori politici e giornalisti per esasperare gli animi; tra essi Étienne Clavière, François Louis Jean-Joseph de Laborde, Jean-Paul Marat,Pierre Étienne Louis Dumont e il rinnegato conte Honoré Gabriel Riquetti de Mirabeau. Pierre Douat, Tout ce que vous auriez voulu savoir sur la France et qu’on vous a toujours caché, Rémire Montjoly. Éd. Marsan, 2016, pp. 11-20; Albert Mathiez, “Quelques affaires de commerce et d’intelligences avec l’ennemi sous la Terreur. Le banquier Boyd et ses amis”, Annales révolutionnaires, T. 12, No. 3 (Mai-Juin 1920), pp. 218-231. Che dei rinnegati militino nelle schiere a loro naturalmente avverse è fenomeno che si è protratto e aggravato nel tempo. Al giorno d’oggi tutti i più opulenti figli della borghesia capitalista manifestano idee e sentimenti di estrema sinistra, piatendo così la solidarietà dei pezzenti, per cercare di salvare i loro imperi economici da un eventuale esproprio proletario.
  13. Adolph Thiers, Storia della Rivoluzione Francese, Brindisi, Edizioni Trabant, 2018-2021. Ovviamente, pur essendo gli aristocratici e l’alto clero le vittime predilette, un così alto numero di vittime rende evidente che furono massacrati soprattutto borghesi e popolani che non si erano piegati all’imposizione delle nuove “libertà”.
  14. Il Terrore, inoltre, inaugurò l’uso politico della giustizia, così diffuso al giorno d’oggi. Ciò comporta per sovrappiù una anomala benevolenza verso i criminali e inflessibilità nei confronti dei cittadini onesti. Ma ciò che caratterizza ogni governo democratico o popolare è, tuttavia, l’ascesa degli elementi peggiori dei ceti piccolo-borghesi e popolari, che trovano nella carriera politica il mezzo più facile di arricchimento per se e per la loro discendenza.
  15. R. Le Forestier, Les Illuminés de Bavière et la franc-Maçonnerie allemande, Genève, Slatkine-Megariotis, 1974, pp. 557-566; 658-663.
  16. Thomas de Cauzons, La Magie et la sorcellerie en France, Paris, Dorbon Ainé, s.d., III vol. pp. 360-547.
  17. Alludiamo qui agli esperimenti parascientifici di Franz Anton Mesmer.
  18. Vale a dire l’uso di sonnambuli, ‘colombe’ e medium a fine di chiaroveggenza, in uso presso ciarlatani quali Cagliostro e Fabre d’Olivet.
  19. In verità Buonaparte era una famiglia di antica nobiltà. Alla prima crociata partecipò un tale cavaliere Napoleone Buonaparte con il contingente inviato in Terrasanta dal marchese di Treviso. Ciò nonostante, il suo omonimo discendente aveva sposato appieno le idee della rivoluzione.
  20. Anche se prese le forme di una caricatura d’Impero, si trattò pur sempre di una dittatura borghese. Tuttavia, la scenografia imperiale-rivoluzionaria era stata preparata per sostituire quello che rimaneva del Sacro Romano Impero. Infatti fu Napoleone che impose la fine di quella antica e venerabile istituzione, quando Francesco II, il Sacro Imperatore Romano, fu costretto a diventare Francesco I, Imperatore d’Austria.