61. Rivoluzionari, eretici, maghi, scienziati e strozzini

Gothein, nel suo studio positivista, dedica diverse pagine per dimostrare che l’esperimento gesuitico delle reducciones paraguayane si rifaceva allo schema della Città del Sole di Tommaso Campanella1. Non c’è dubbio che le reducciones di cristiano o di religioso in generale avessero ben poco; al contrario è evidente l’ispirazione utopica rinascimentale per la creazione di una società ‘ideale’. In particolare l’influenza di Campanella, piuttosto che quella di Tommaso Moro2, è provata dal fatto che le costituzioni di quegli esperimenti sociali ebbero come ideatori due gesuiti italiani, Maceta e Cataldino.

Campanella (1568-1639) era di vent’anni più giovane di Giordano Bruno e mantenne il medesimo indirizzo magico-ermetico ideato da Marsilio Ficino3, quale ultimo rappresentante di un umanesimo già in declino4. Entrò nell’ordine domenicano, ma ben presto subì alcuni processi5 da parte del Sant’Uffizio perché diverse sue affermazioni pubbliche erano state condannate come eretiche. Dopo una breve permanenza in carcere, gettato l’abito, nel 1599 si recò nella natia Calabria. Qui si dedicò a tramare una rivolta contro gli spagnoli che dominavano sul Regno di Napoli. Non si deve pensare erroneamente che si trattasse di un movimento di riscossa contro lo straniero, dato che a quel tempo il senso di nazione era ancora del tutto assente non solo in Italia, ma anche in gran parte dell’Europa non protestante. In realtà egli voleva combattere la Spagna perché era lo scudo protettivo della cattolicità e che, allora, si identificava ancora con il Sacro Romano Impero. Campanella voleva semplicemente instaurare nell’Italia meridionale una ‘società ideale’ che, più tardi, descrisse nel libro La Città del Sole. Fingendosi ancora un frate, divenne l’agitatore dei domenicani calabresi che accorsero al suo comando in armi6. Il tentativo d’insurrezione fu ovviamente un totale fallimento7. Arrestato e condannato dal tribunale civile per ribellione e dal Sant’Uffizio per eresia, passò 27 anni in prigione. Si sottrasse alla tortura fingendosi pazzo. Ma era davvero finzione, la sua? La prigione napoletana in cui fu rinchiuso non doveva essere molto severa se in continuazione poteva ricevere visite di ammiratori occultisti8. Tra questi vi furono Adami e Wense, due amici di Andreæ. A costoro Campanella affidò il manoscritto della Città del Sole che fu poi pubblicato a Francoforte nel 1623. Con grande disinvoltura, mentre era in carcere, offrì alla Spagna il provvidenziale compito di trasformare l’intero Impero in una ideale città del sole. Più convinti della sua pazzia che della sincerità del suo nuovo filo ispanismo, alla fine venne rilasciato. Finì la sua vita a corte di Enrico IV di Navarra, ugonotto che, in seguito, divenne Re di Francia. Con grave scorno per Campanella, Enrico si convertì al cattolicesimo pur di ottenere il trono di Francia.

Un altro bell’esempio di dirittura morale fu Galileo (1564-1642). Nacque in seno a una opulenta famiglia dell’antico patriziato fiorentino che aveva da un paio di generazioni cambiato l’originale cognome Bonaiuti nel patronimico Galilei9. Sebbene la banca di famiglia avesse subito dei rovesci, Galileo ereditò cospicue terre e ville, tra cui quella fortificata di Arcetri. Iscritto all’Università di Pisa, appena venticinquenne, grazie alla protezione del cardinale Del Monte e dello stesso Ferdinando I de’ Medici, duca di Toscana, ottenne l’insegnamento di matematica senza essersi ancora laureato10. Passò poi, grazie alle medesime raccomandazioni medicee, alla cattedra di matematica a Padova. In quel periodo strinse amicizia con Paolo Sarpi; ebbe anche modo di entrare nelle grazie di alcuni suoi potenti allevi come il duca Vincenzo Gonzaga, il cardinale Cornaro e Giovanni Federico principe d’Alsazia. Approfittò dell’apparizione di una supernova per stilare oroscopi, basati sulle sue conoscenze astrologiche, che vendeva a caro prezzo ai patrizi veneti e ai feudatari di terraferma suoi sostenitori. A Padova, Galileo cominciò la sua battaglia antiaristotelica che lo rese uomo di punta della nuova scienza11. Galileo non si distinse particolarmente dal punto di vista delle scoperte. Egli fu un fautore dell’eliocentrismo copernicano al cui sostegno apportò qualche altra osservazione12. La sua celebrità è perciò collegata al fatto che è considerato, dal punto di vista filosofico, il padre del cosiddetto metodo scientifico. Esso consiste essenzialmente in tre fasi: osservazione attenta del fenomeno naturale, riproduzione sperimentale del fenomeno in ambiente controllato e dimostrazione necessaria tramite analisi matematica da cui, eventualmente, trarre una legge fisica universale. Le due prime fasi del metodo galileiano, tuttavia, non sono affatto qualcosa di originale. Anche la magia dei suoi contemporanei, fin dalla notte dei tempi, era una scienza empirica che si basava sull’osservazione della natura e la riproduzione artificiale dei suoi fenomeni. Quanto poi alla terza fase, essa appare un’astrazione teorica. Infatti tradurre lo spazio fisico in spazio geometrico rappresenta la forzatura di voler far combaciare una quantità continua a una discontinua13. Egli però, dimostrando una mentalità moderna, camuffava le sue critiche alla dottrina cattolica sostenendo di fornire all’esegesi biblica una nuova interpretazione inattaccabile dal punto di vista scientifico14. Basandosi su esperimenti degli alchimisti che frequentava, Galileo riprese la teoria dell’atomismo di Anassagora per spiegare la composizione della materia. In questo modo dimostrava che se gli attributi di un oggetto non mutavano, ciò significava che la sostanza rimaneva inalterata nella sua composizione atomica. Questa argomentazione, esposta per mezzo di prudenti argomentazioni involute, smentiva la dottrina scolastica della transustanziazione eucaristica. Da ciò derivava che l’eucarestia non era propriamente un sacramento, ma la semplice celebrazione di un evento narrato nei Vangeli: era esattamente l’interpretazione luterana della comunione non rituale protestante15. La falsificazione della storia per secoli ha nascosto che questo fu il principale capo d’imputazione nel processo del Sant’Uffizio contro Galileo; anche i testi accademici ritenuti più seri hanno diffuso la menzogna che egli fosse stato condannato perché sostenitore della teoria copernicana16. Il processo si concluse con la condanna: Galileo, coerentemente con il suo comportamento, ritrattò tutte le sue tesi, giurando come segue:

Con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li suddetti errori et heresie, e generalmente ogni et qualunque altro errore, heresia e setta contraria alla Santa Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più né asserirò in voce o in scritto cose tali per le quali si possa haver di me simil sospitione.17

La chiesa di Roma, nonostante la controriforma, era già stata però fortemente influenzata dal pensiero antireligioso rinascimentale, sostenuto dal partito mediceo. L’imputato, nel corso di tutto il processo, fu ospite di villa Medici a Roma. Cardinali, principi italiani e la stessa Accademia dei Lincei mossero tutte le loro pedine per monitorare l’andamento dei lavori. Evidentemente le società segrete dell’occultismo italiano aiutarono in tutti i modi il loro beniamino. Infatti, la condanna fu di una mitezza sospetta: Galileo fu condannato agli arresti domiciliari a vita. Passò qualche anno ospite a Siena nella principesca villa Piccolomini, ospite dello stesso arcivescovo Ascanio, per poi trasferirsi nella sua villa fortificata di Arcetri, presso Firenze, al centro dei suoi latifondi18. Il ‘prigioniero’ aveva piena libertà di ricevere e ospitare chiunque ed è grazie a certi visitatori protestanti ch’egli riuscì a dare alle stampe a Leiden nel 1638 il suo Discorsi e dimostrazioni matematiche.

Lasciamo per il momento questi fulgidi esempi di retto comportamento e di elevatezza filosofica dei discendenti dei romani e vediamo cosa succedeva contemporaneamente nelle terre barbare del nord Europa.

In Inghilterra, la dinastia Stuart attuò una politica religiosa volta a far rientrare la setta anglicana, di cui il Re era il capo, nel seno del cattolicesimo. Come era successo in Boemia, il Parlamento inglese era stato di fatto occupato dai protestanti; e, man mano che i vertici anglicani si ammorbidivano nei confronti di Roma, gli anglicani irriducibili si avvicinavano sempre di più agli estremisti calvinisti, chiamati puritani. Perciò durante il regno della dinastia Stuart si assisté a una progressiva acutizzazione della rivalità tra Corona e Parlamento. Il Parlamento, formato da borghesi puritani, pretese di assumere alcune prerogative regali limitando il potere del Re. Al rifiuto del monarca di sottostare alle pretese della classe mercantile calvinista, scoppiò la rivoluzione armata. Capo dei rivoltosi divenne Oliver Cromwell, gentleman19 di campagna dotato di indubbie capacità militari e spinto da furioso fanatismo puritano. Durante la guerra civile, le sue vittorie sull’esercito regio portarono, alla fine, all’arresto del re Carlo I e, dopo diverse vicende, alla decapitazione del sovrano. Cromwell stabilì quindi una repubblica parlamentare che fu il primo tentativo d’instaurazione di uno stato democratico moderno a conduzione borghese. E, come succede fatalmente, la democrazia parlamentare comporta anche la comparsa della sua variante dittatoriale20. Cromwell assunse infatti tutti i poteri chiudendo il Parlamento. La sua dittatura è ricordata come uno degli esempi più efferati di spietatezza democratica, volta in particolare contro i cattolici21 e gli irlandesi, che dovettero subire repressioni sanguinose anche in tempo di pace. Infine, la sua bestiale crudeltà si rivolse anche contro gli scozzesi, protestanti presbiteriani sì, ma ribelli al giogo inglese. Alla sua morte, a sollievo dei tre regni d’Inghilterra, Irlanda e Scozia, nel 1660 ritornò a regnare Carlo II Stuart, figlio del Re decapitato da Cromwell. Per la verità, il Parlamento inglese rimase sempre sotto il controllo dei fanatici protestanti, cosicché le frizioni tra Trono e Parlamento proseguirono fino al cambio di dinastia22. Perciò la prima rivoluzione, che ha scardinato ciò che restava dell’ordine sociale tradizionale, è proprio quella inglese; ed è sintomatico che l’attuale Regno Unito, che vanta d’essere ‘la più antica democrazia’ e, al tempo stesso, la ‘monarchia più formale’, abbia origini così sovversive.

Durante la guerra civile, nel 1645, cominciarono a convergere a Oxford ermetisti reduci dall’avventura boema del Conte Palatino. Il cappellano dell’Elettore Palatino, John Wilkins e l’israelita di Heidelberg Theodor Haak, furono gli organizzatori di quegli incontri segreti. Presto si unì al gruppo Robert Boyle, discepolo di Galileo e frequentatore della villa di Arcetri, che fu il vero organizzatore del gruppo di scienziati e alchimisti23 ermetici protestanti. Fu quest’ultimo che, per quel sodalizio, usò il termine ‘Collegio Invisibile’, di evidente derivazione rosacruciana24. Nel 1660, grazie alla cessazione del terrore cromwelliano, il ‘Collegio Invisibile’ si trasferì a Londra dove assunse forma ufficiale con la denominazione di Royal Society25. Anche il pastore hussita Iohannes Amos Comenius celebrò la nascita della nuova istituzione magico-scientifica, di cui si considerava un ispiratore26.

La Society acquistò fama quando nel 1703 ne divenne presidente Isaac Newton. Egli era allora al culmine della sua notorietà come scienziato. Certamente, in seguito, si vollero nascondere i suoi interessi occulti e la fede nell’alchimia27.

Guglielmo d’Orange-Nassau aveva dovuto indebitarsi pesantemente con usurai e banchieri olandesi, per organizzare la spedizione militare con cui impadronirsi del trono d’Inghilterra. Diventato Re della triplice corona, egli scaricò i suoi debiti pregressi sulle finanze del suo nuovo regno. Incapace di far fronte a tale impegno, in cambio dell’estinzione del debito, egli cedette a un istituto privato creato dal nulla, il monopolio di emissione di moneta. “Una consorteria di potere capeggiata da William Paterson, prestò al governo del re Guglielmo III, la somma di 1.200.000 sterline-oro all’otto per cento d’interesse e, ‘in contropartita’ per il ‘favore’, fu autorizzata a stampare note per lo stesso ammontare.”28 Nel 1694, con la fondazione della Banca d’Inghilterra, fu così che Guglielmo d’Orange-Nassau estinse i suoi debiti scaricandoli sull’indebitamento pubblico e privato. Questo sistema, che ormai è prevalso in tutto il mondo, fa sì che il denaro che il cittadino crede di guadagnare e di possedere, in realtà è un suo debito nei confronti della Banca privata che emette moneta.

Certamente non è un caso innocente che alla presidenza della Zecca di Stato d’Inghilterra fosse nominato Isaac Newton!

Gian Giuseppe Filippi


  1. Eberhard Gothein, Lo Stato cristiano-sociale dei Gesuiti nel Paraguay, Firenze, La Nuova Italia, 1987, pp. 4-15.
  2. È probabile che, in seguito, i gesuiti sovrapponessero al modello campanelliano le utopie rosacruciane protestanti di Bacone in ambito scientista, e di Andreæ in chiave moralistico-universalista. Tale influenza occultistica era resa possibile dalle ben fornite e numerose biblioteche di natura eterogenea che la Compagnia di Gesù radunò in Sudamerica. Solo quella di Candelaria ospitava circa cinquemila volumi a metà del XVII secolo, cifra di tutto rispetto considerando che nel Nordamerica, alla stessa epoca, non esisteva ancora alcuna biblioteca.
  3. Tommaso Campanella, Del senso delle cose e della magia, Germana Ernst (a cura di), Torino, Feltrinelli, 2019.
  4. Come si è già fatto notare in passato, non esisteva tra questi personaggi alcuna reale trasmissione che potesse somigliare alla paramparā in senso hindū. Per esempio, Campanella non incontrò mai Bruno, avendolo conosciuto solamente attraverso la lettura dei suoi libri. Ciò conferma la nullità iniziatica di ciò che gli esoteristi chiamano ‘ermetismo cristiano’. Che Campanella fosse ancorato a concezioni superate è dimostrato dalla sua impermeabilità alle innovazioni dei rosacroce e alla nuova mentalità scientista.
  5. Uno di questi processi si tenne a Padova, con alcune imputazioni aggravanti di comportamenti contronatura. In quel periodo conobbe e frequentò Galileo Galilei che insegnava in quell’Ateneo.
  6. Il moderno appoggio attivo di frati cattolici a movimenti eversivi e terroristici di sinistra ha dunque profonde radici. All’IRA in Irlanda, all’ETA in Spagna, alle BR in Italia, a Sendero Luminoso in Perù, al MIR cileno, all’OLP palestinese, al genocidio dei Tutsi e ai bambini soldato del RFU in Africa, ai Naxaliti in India e a molti altri sparsi per il mondo, non sono mai mancati fiancheggiatori e guerriglieri in saio.
  7. Fra Tommaso Campanella. La sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia, Luigi Amabile (a cura di), Locri, Franco Pancallo Editore, 2009, 2 voll.
  8. Sempre dal carcere intessé una corrispondenza con Paolo Sarpi. Questo frate veneziano stava tramando per infiltrare ogni sorta di protestanti nella Repubblica di Venezia con l’appoggio dell’Inghilterra. Tuttavia, presto gli inglesi si accorsero che la Serenissima Repubblica non era affatto interessata a convertirsi all’anglicanesimo: stava semplicemente perseguendo una politica che le permettesse di non essere soffocata dall’Impero a Nord e dallo Stato della Chiesa a Sud. Finito il pericolo, soprattutto dopo il fallimento dell’avventura Boema del Conte Palatino, Venezia girò le spalle all’Inghilterra.
  9. Poiché si doveva creare attorno alla sua figura il mito proletario di vittima designata, la storia falsificata registra per Galileo ‘umili origini’, con una vita sempre sull’orlo della miseria. Così si crea il personaggio che attira le simpatie dell’‘intelligentsia’ contemporanea. In verità, l’ipotetica indigenza, ripetutamente lamentata nelle biografie di Galileo, sta a nascondere una insaziabile sete di denaro che l’accompagnò per tutta la vita. Al contrario, ma questa volta a fine denigratorio, Dante, appartenente al più illustre patriziato d’origine romana sia per linea paterna sia materna, rispettato da Imperatori e Vicari Imperiali, poiché rappresentò il massimo esempio dell’uomo tradizionale medievale, da un po’ di tempo è descritto fin dai sussidiari delle elementari come un piccolo borghese arrampicatore sociale e figlio di un usuraio!
  10. Ludovico Geymonat, Galileo Galilei, Torino, Einaudi, 1965, p. 111.
  11. In quel periodo si attaccava Aristotele per colpire, in realtà, San Tommaso e la dottrina cattolica.
  12. Per la verità, al giorno d’oggi le teorie geocentrica ed eliocentrica sono entrambe prive di un vero significato. Nella galassia, in cui tutti i corpi sono in continuo movimento, stabilire quale sia fisso al centro è una scelta arbitraria. Tuttavia, per poter definire le distanze tra i corpi celesti, la velocità di spostamento e i tempi impiegati si può scegliere indifferentemente l’uno o l’altro dei sistemi; infatti i risultati saranno esattamente gli stessi. Il prof. Umberto Bartocci, ordinario di Algebra e docente di Storia delle Matematiche all’Università di Perugia, lo ha dimostrato abbondantemente con calcoli matematici nel suo Una rotta templare alle origini del mondo moderno, Roma, ed. Andromeda, 2015, pp. 341-363. Ciò evidenzia che il sostegno alla tesi copernicana manifestava solamente la volontà di Galileo di contraddire la Bibbia e Aristotele in chiave antireligiosa.
  13. È ben noto che se si lancia un razzo dalla terra per raggiungere un punto della superficie lunare in base a un puro calcolo matematico, quel razzo, senza la continua assistenza e correzione manuale umana, non potrà mai raggiungere la meta.
  14. Questo espediente messo in pratica per quattro secoli, invece di condurre a una composizione impossibile tra teologia e scienza, ha reso la fede del tutto ancillare rispetto al razionalismo ateo.
  15. Tutto ciò è stato analizzato e dimostrato con prove inconfutabili da Pietro Redondi nel suo Galileo Eretico (Torino, Einaudi, 1983), pp. 173-287.
  16. L’episodio dell’“Eppur si muove” non avvenne mai, ma è stato uno strumento utile per inoculare nell’immaginazione della gente l’idea della condanna per eliocentrismo.
  17. U. Bartocci, cit., p. 335. Mente anche chi afferma che a Galileo fu estorta tale dichiarazione sotto minaccia di tortura. Nel processo, condotto in una forma del tutto accomodante, di simili minacce non c’è traccia.
  18. Ludovico Geymonat, cit., pp. 194-197; Mario Biagioli, Galileo Courtier, Chicago, University of Chicago Press, 1993.
  19. Vale a dire non nobleman, nonostante che i suoi seguaci di allora e i suoi ammiratori attuali abbiano inventata un’ascendenza regale per la famiglia Cromwell. In realtà il capostipite, all’inizio del XVI secolo, era un semplice fabbro e mastro birraio di cui Oliver era discendente solo per linea materna. John Schofield, The Rise & Fall of Thomas Cromwell: Henry VIII’s Most Faithful Servant, Cheltenham (UK), The History Press, 2011.
  20. Qui con dittatura non s’intende l’originale senso latino del termine, ma quella forma di regime che, in luogo di un parlamento d’estrazione popolare che s’assume l’onere di decidere per tutte le componenti sociali, è retto da un singolo popolano. Dittatura e democrazia sono perciò solo due diverse forme di governo del popolo.
  21. Cromwell, con l’unica eccezione dei presbiteriani scozzesi, refrattari alla sua dittatura, attuò una alleanza di tutte le varie sette protestantiche in funzione anticattolica. Senza abrogarne l’espulsione, invitò in Inghilterra anche ebrei provenienti dall’Olanda per stringere un’alleanza anticotestamentaria in odio alla chiesa latina. Cecil Roth, A History of the Jews in England, Oxford, Claredon Press, 1985, pp. 300-311; C. Roth, A life of Menasseh ben Israel, Philadelphia, Jewish Publication Society, 1945, pp. 207-260.
  22. Nel 1688 sette membri del Parlamento offrirono la corona d’Inghilterra a Guglielmo d’Orange-Nassau. Il colpo di stato fu appoggiato dallo sbarco di un corpo d’invasione olandese. Giacomo II, abbandonato dall’esercito, si rifugiò in Francia. Con la nuova dinastia protestante, per il Parlamento e la Corona cominciò un periodo di stretta identità di vedute.
  23. Non occorre sottolineare che, in questo contesto, con alchimia non s’intende nulla di realmente iniziatico né di genericamente tradizionale, ma di una vera e propria contraffazione. D’altra parte è noto che gli alchimisti dal XV secolo al XVIII secolo furono spesso individui che cercavano di raggirare i sovrani con la favola della trasmutazione dei metalli vili in oro.
  24. D’altra parte John Wilkins nel suo Mathematicall Magick, cita diffusamente i manifesti rosacruciani. Negli anni in cui il ‘Collegio Invisibile’ soleva riunirsi furono pubblicati in inglese la Fama ela Confessio a cura dell’alchimista Thomas Vaughan. Il successo di questa traduzione indusse i teologi puritani ad auspicare che le Università sostituissero definitivamente la scolastica aristotelica con la filosofia naturale ermetica.
  25. Thomas Sprat, History of the Royal Society, London, Pr. By T.R. for J. Martyn,1667.
  26. Frances A. Yates, L’illuminismo dei Rosacroce, Torino, Einaudi, 1976, pp. 202-227.
  27. William R. Newman, Newton the Alchemist. Science, Enigma, and the Quest for Nature’s “Secret Fire”, Princeton & Oxford, Princeton Unversity Press, 2019.
  28. Pietro Ferrari, La questione monetaria, Cermenate (CO), Ed. Radio Spada, 2018, p. 39.