Śrī Śrī Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārāja

5. La luce della Realtà

C. Punti salienti dell’indagine sui tre stati

25. Necessità dell’indagine

Ora si discuterà il metodo dei tre stati in maggior dettaglio per conoscere le sue caratteristiche principali. Considerare i tre stati non osservandoli dal punto di vista corretto ci condurrebbe in errore.

Se i cercatori della verità non esaminassero i tre stati da una giusta prospettiva o non vedessero e non usassero un ragionamento più ampio per combinare tutte le intuizioni, ciò non costituirebbe per loro una sādhanā. Determinare la verità sui tre stati è la via maestra per questa indagine. In India l’indagine rappresenta la parte più importante della cerca vedāntica, mentre i filosofi ignorano i punti fonda-mentali di questo metodo, aggiungendo argomentazioni che non si accordano alla visione universale e, quindi, non ne traggono alcun frutto.

26. La pervasività degli stati

Il fondamento di questo metodo è conoscere la loro pervasività. Indagare e osservare significano riunire in un attimo l’intero contenuto di uno stato come unico oggetto di coscienza. Ciò è difficile per chi non ha una natura introspettiva. L’uomo ordinario pensa che:

  1. nessuno conosce l’inizio e la fine di questo mondo;
  2. la sua pervasività è inconcepibile;
  3. i cambiamenti sono troppo veloci perché la mente li possa cogliere;
  4. l’uomo è un’insignificante creatura, nata, cresciuta e che si muove in una piccola porzione del mondo, tra tempo, spazio e oggetti innumerevoli;
  5. egli morirà e lascerà questo mondo dopo un certo tempo;
  6. in questo mondo senza inizio e senza fine, che fluisce continuamente, la vita è come una bolla in un oceano che si forma e sparisce in un momento.

Vedere l’inizio e la fine del mondo, raggiungere il suo fondo, scoprire la sua reale natura e dire una parola conclusiva, paiono tutte cose impossibili all’uomo ordinario. A questo punto sorgono le seguenti domande: cos’è il mondo? È forse una serie di scene? Quando ci si sveglia, tutto questo appare davanti a noi e scompare quando ci si addormenta. Come si può pensare che questo mondo esista indipendentemente da noi e che noi siamo in esso? È vero che il nostro corpo, sensi e prāṇa sembrano essere nel mondo, ma è vero che la nostra veglia ha luogo in questo mondo?

  • Il mondo che vediamo nella veglia e che scompare nel sonno esiste solo nella veglia.
  • Oppure, il mondo esiste di per sé anche quando non c’è veglia?

Quale di questi due pensieri è quello giusto? Se si presta attenzione, si troverà la seguente risposta: il significato che istintivamente si dà alla parola ‘veglia’ è un concetto ristretto e contrario al fatto reale. Se si osserva correttamente, la veglia non è uno stato della nostra mente dentro il mondo, ma la mente, i suoi oggetti, i sensi e i loro oggetti, tutti questi sono il mondo. E il tutto è incluso nello stato di veglia. Tutto ciò che è percepito, udito, toccato, gustato e odorato dai sensi, sperimentato dalla mente, pensato, immaginato dall’intelletto, è incluso in esso. Non solo gli esseri umani, animali, cose, sole, luna, stelle, Dei, spiriti, demoni, qualsiasi tipo di cose e di esseri favolosi, ma anche tutto ciò che è immaginato in preda al delirio, sono inclusi in esso. E anche il nostro corpo, prāṇa, mente e intelletto ed ego, tutti sono nello stato (MBh III). Questa è la pervasività dello stato di veglia, il primo punto da tenere a mente.

27. I mondi del sogno e della veglia sono confinati nei loro rispettivi stati

Non appena riconosciamo la pervasività dello stato di veglia, la visione istintiva che esisteva in precedenza è rovesciata. Ora, la nostra mente è istantaneamente folgorata dalla nuova comprensione per cui l’intero mondo è nello stato di veglia. Ciò vale anche per il sogno. I nostri sogni sono molteplici. Il mondo che appare in ognuno di essi è confinato solo a quel particolare sogno. Quindi il secondo punto saliente è la comprensione che ogni mondo che appare in veglia e in sogno è confinato solo in quel rispettivo stato.

  • Molti, anche dopo aver ascoltato l’insegnamento che il mondo è nello stato, non ne sono convinti, perché, al contrario, istintivamente, credono che il mondo sia la base comune dei tre stati.
  • Per loro, il mondo continua a esistere che si sia svegli o addormentati.
  • Essi pensano che in questo mondo non ci siano solo loro, ma molte altre persone, uccelli, animali e cose. Gli stati del corpo, come l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza, la maturità e la vecchiaia, gli stati di esperienza come la veglia, il sogno e il sonno profondo, si succedono uno dopo l’altro in questo mondo. Tale credenza sembra normale e corretta.

La ragione di questa credenza erronea è l’incapacità di vedere la natura degli stati per l’eccessiva identificazione con la veglia. Se si esaminano senza pregiudizi, l’errore per cui lo stato è nel mondo appare improvvisamente evidente, perché:

  1. In primo luogo ciò che chiamiamo mondo non è affatto il mondo completo. È solo quello che i nostri sensi percepiscono. Come conosciamo gli organi di senso? Attraverso la mente. E come conosciamo la mente con tutte le sue emozioni? Direttamente dalla coscienza della veglia. Può il mondo esterno, conosciuto solo tramite i sensi, includere in sé lo stato di veglia? Non può. Allora come si può dire che lo stato sia nel mondo, quando il mondo, con la mente e i sensi, è nello stato?
  2. Similmente non possiamo mai vedere il sogno o il sonno profondo con i sensi della veglia; tuttavia pensiamo che questi accadano nel mondo della veglia.
  3. In ogni sogno appare un mondo completo, pieno di scenari. Non pensiamo mai che il mondo del sogno contenga il mondo e lo stato della veglia.
  4. Ogni giorno facciamo sogni diversi. Durante questi sogni non pensiamo mai che ognuno di questi mondi possa esistere da qualche parte quando non stiamo sognando.

Stando così le cose, su quale base immaginare che solo il mondo della veglia esista indipendentemente senza lo stato di veglia?

28. Importanza dell’esperienza intuitiva

Il terzo punto è che per capire non sono solo necessari i pramāṇa, come la percezione ecc., ma anche l’esperienza. Di questo si è trattato brevemente nel capitolo precedente. Ora se ne discuterà dettagliatamente. Cosa s’intende con esperienza? La parola esperienza illustra diverse cose: esperienza sensoriale, mentale ecc. Lo śāstra chiama l’esperienza dei sensi ‘sensazione’. L’esperienza a livello della mente è chiamata pratyaya, cioè pensiero, che è di tre tipi: quando la mente capisce il suono o la forma è detta cognizione. Per essere precisi, quando la mente assume la forma di un oggetto, la coscienza che balena in quel pensiero-forma, è cognizione. Dubbio, decisione, congetture, idee errate ecc. sono varie forme di cognizione di oggetti in esame e sono tutti chiamati pensieri. Ci sono altri stati della mente, come felicità, sofferenza, paura ecc., che sono sentimenti o emozioni della mente, denominati vedana. Qui useremo questi termini tecnici per tali specifici significati. Per esempio, quando una persona è arrabbiata ha un’esperienza d’ira e, dopo che si è calmata, quando la ricorda, diventa ‘il pensiero della sua rabbia’. Così è chiaro che il significato dell’esperienza dell’ira non è la stessa cosa dell’esperienza del ‘pensiero dell’ira’. Sebbene la forma che sorge nella mente riguardante un oggetto possa essere chiamata un’‘esperienza’ in generale, quando ricordiamo o ci riferiamo a vari tipi d’esperienze per studiarle, è conveniente usare un termine diverso per ogni tipo. Ora l’esperienza cui ci riferiamo non è né una sensazione né una cognizione e neppure un sentimento, ma, come vedremo, una cosa diversa. Nella veglia abbiamo due tipi d’esperienze: una è la sensazione che insorge dalla percezione degli oggetti esterni; l’altra è il sentimento di gioia e di sofferenza che si genera nella mente per questi oggetti. Il punto è: come sperimentiamo la veglia nella sua completezza combinando queste due esperienze? ‘Io sono sveglio’ è senza dubbio un pensiero; ma in questo c’è un’esperienza che causa questo pensiero? Come c’era ‘un sentimento d’ira’ per un ‘pensiero d’ira’ o come c’è una sensazione di colore e di tatto riguardo un libro per la cognizione di un certo libro; così, c’è forse una sensazione o un sentimento di veglia che produce la cognizione della veglia? Dobbiamo meditare e capire ciò.

Con quali mezzi noi capiamo la veglia? Come abbiamo i sensi per gli oggetti e la mente per i sentimenti, non abbiamo alcun mezzo per l’esperienza della veglia. Come sperimentiamo il sogno e il sonno profondo direttamente senza l’aiuto di alcuno strumento, quale i sensi ecc., allo stesso modo sperimentiamo la veglia direttamente, senza l’aiuto di alcuno strumento. Questo è il punto più impor-tante, perché altre scuole danno preponderante importanza ai pramāṇa, mentre il Vedānta, riguardo al metodo dei tre stati, usa l’esperienza immediata o intuizione, che è la base anche dei pramāṇa, e che è il più elevato mezzo di conoscenza. Le altre scuole sono deboli perché ignorano questa intuizione, che è la base fondamentale di tutta la dottrina.

29. Gli stati non sono interconnessi

I tre stati non sono interconnessi, anzi ognuno è libero dall’altro. Questo è il quarto punto saliente. La gente comunemente pensa che la veglia sia il più importante degli stati e che sia sostanziale; che il sogno sia falso e che il sonno profondo sia vuoto. Questa tendenza a sovrastimare la veglia e a sottovalutare gli altri due prevale in tutte le altre scuole. Se non si esce da questa falsa prospettiva e non si comincia a indagarli indipendentemente, non si può diventare cercatori della verità. Bisogna abbandonare questa parzialità della veglia e vedere con l’intuizione. Ciò significa che:

  1. I tre stati sono solo i ‘miei’ stati e quando io sperimento uno stato, gli altri due non esistono. In altre parole, quando c’è la veglia non c’è il sogno né il sonno profondo; quando c’è il sogno, la veglia e il sonno profondo non ci sono; quando c’è il sonno profondo non c’è né veglia né sogno.
  2. Sebbene ciò che appare in sogno e in veglia sembri stare fuori ed essere indipendente da noi, durante quelle esperienze è confinato nel suo rispettivo stato e non esiste mai indipendentemente da esso. Quindi, quando lasciamo uno stato e ne troviamo un altro, lo stato lasciato è totalmente abbandonato senza che ne rimanga neanche una traccia né continua a esistere da qualche altra parte.
  3. Così, quando capiamo che gli stati tra loro non connessi appaiono indipendentemente, dovremo esaminare gli stati con una visione equanime per capire e accertare la verità. Così scompare la ristretta visione che sopravvaluta uno stato e sottovaluta gli altri due.

30. Nel metodo dei tre stati si usa un ragionamento più ampio

Quinto e ultimo punto: se ogni stato non è in relazione, ma è indipendente dagli altri due, si conclude che la logica, che emerge in base all’esperienza in un certo stato, è valida solo per quello stato, e non può esserlo anche per gli altri. Se un’esperienza in uno stato appare simile a ciò che accade normalmente in un altro, la sua logica può essere estesa e applicata all’altro stato; ma se l’esperienza è inusuale, la sua logica, essendo limitata a esso, non si può estendere agli altri stati perché è una logica limitata. Si deve determinare in base al contesto quando la logica più vasta sia applicabile a tutti gli stati e quando la logica limitata sia applicabile a uno solo:

  1. Nella veglia un effetto è prodotto da una causa in base a un tempo e a un luogo definiti. Per esempio, nella veglia una vacca gravida impiega alcuni mesi prima di partorire un vitello; ma ciò non succede in sogno. Lì una vacca può concepire e partorire un vitello davanti a noi in un batter d’occhio. Sappiamo che questo non va contro la natura del sogno; tuttavia, se qualcuno obiettasse in base all’esperienza della veglia che la vacca non può partorire perché non c’è stato il dovuto periodo di gestazione, allora questa sarebbe una logica limitata. Perché, pur avendo testimoniato la nascita di un vitello, si negherebbe l’esperienza e la si dichiarerebbe falsa. Al contrario, se qualcuno argomentasse che il parto della vacca è vero perché gli eventi del sogno seguono le leggi del sogno, per cui non è in contrasto con la legge del sogno, questo è il ragionamento più ampio, perché corrisponde all’esperienza.
  2. Ecco un’altra argomentazione: ‘Nella veglia e nel sogno c’è sempre un oggetto di conoscenza a noi esterno. Il sonno profondo è uno stato simile a quelli; quindi anche il sonno profondo deve avere un qualche oggetto di conoscenza.’ Questa è una logica limitata. L’argomentazione corretta è: ‘Le scene sono confinate solo nella veglia e nel sogno; invece, poiché non vedere nulla nel sonno profondo è esperienza di tutti, è esatto affermare che nel sonno profondo non c’è nessuna scena, nessuna cosa da vedere.’ Infatti, il sonno profondo è lo stato in cui non si vede nulla. Questa è una logica più ampia e se teniamo a mente questa scala di misura, qualsiasi argomentazione potrà essere verificata.

Tenere a mente questi punti sarà molto utile per l’indagine sui tre stati. I vedāntin ne hanno tratto conclusioni soddisfacenti, ma i seguaci di altre scuole, ignorando i segreti di questa via, hanno sollevato le seguenti obiezioni.