4 Luglio, 2021

63. Le infiltrazioni nella Massoneria

63. Le infiltrazioni nella Massoneria

Come è stato abbondantemente dimostrato in alcuni capitoli precedenti, nel Medioevo la trasmissione iniziatica conservata nel seno della religione cattolica esteriore si era progressivamente ritirata. Già nel X e XI secolo, la riforma delle regole monastiche aveva fatto scomparire la scientia sacerdotalis. Quel poco che rimaneva era stato riversato da San Bernardo nell’Ordine del Tempio. Tuttavia, non si trattava più della conoscenza contemplativa che nel cristianesimo greco continuava a chiamarsi Hesykía, bensì di una forma di iniziazione devozionale, seppure molto raffinata intellettualmente, tipica della Fede Santa, dei troubadours e dei minnesänger. Essendo espressione dell’aristocrazia guerriera, quella conoscenza fu definita ars regia. L’ars regia costituiva dunque il metodo cavalleresco basato sull’azione bellica e sulle virtù della lealtà e della giustizia. Ogni altro tipo di azione, pur rimanendo sotto il controllo imperiale, era delegato per la sua attuazione a mercanti e artigiani.

La distruzione dell’Ordine del Tempio e le susseguenti persecuzioni inflitte a ogni organizzazione esoterica cavalleresca segnarono la rapida scomparsa delle vie devozionali aristocratiche. L’unica trasmissione iniziatica che rimaneva ancora vivente nell’Europa occidentale era quella legata alle gilde ovvero alle vie di mestiere delle classi popolari. Le corporazioni riconosciute dai sovrani e dalle città libere potevano raccogliere diverse gilde di questo tipo. Vuole il caso che nel periodo successivo alla distruzione del Tempio i prodotti manuali delle gilde raggiunsero il massimo dello splendore con il tardo gotico. Tale splendore risultò sfortunatamente fatale. L’improvviso arricchimento di alcuni settori corporativi comportò uno squilibrio sociale. S’iniziarono a distinguere le ‘arti maggiori’, economicamente più emancipate, dalle ‘arti minori’. Nelle città libere e nei comuni l’amministrazione pubblica passò completamente nelle mani degli appartenenti alle ‘arti maggiori’, stabilendo un regime controllato da quello che si denominò ‘popolo grasso’, travolgendo perfino le famiglie dell’antico patriziato cittadino. La nuova borghesia abbandonò completamente ogni legame con il mestiere produttivo che tradizionalmente era trasmesso per linea familiare, trasformandosi in un ceto arricchito dallo scambio mercantile. I rampolli del ‘popolo grasso’ poterono quindi dedicarsi a studi alla moda indirizzandosi indifferentemente a tutte le professioni cui conducevano le lauree universitarie. Gli aderenti alle ‘arti minori’, economicamente sempre più depresse, furono esclusi dalla conduzione politica e furono considerati a livello servile e operaio. Così l’umanesimo preparava la rivoluzione rinascimentale.

Per la verità i primi prodotti dell’imitazione tutta esteriore della civiltà classica furono chiaramente meno eleganti e raffinati delle opere d’arte tardo gotiche. Ma la mentalità era cambiata e tutto ciò che continuava nel solco della tradizione medievale fu criticato come rozzo e incolto. Giorgio Vasari fu il primo a interpretare il termine ‘gotico’ in senso spregiativo, intendendo con esso uno stile barbaro, brutto, sgraziato, degno di quei goti che avevano travolto la luminosa civiltà greco-romana. L’arte fu considerata frutto della cultura, del ‘genio’ individuale, diventando un’attività laica e per questo architetti, pittori e scultori tralasciarono di affiliarsi alle antiche corporazioni. Mentre i grandi artisti ricercavano ispirazione nella loro interpretazione occultistica del paganesimo fatto rivivere attraverso libri e manoscritti, le corporazioni decaddero; e il fatto che anche i papi rinascimentali smettessero di incaricare le gilde dell’esecuzione di edifici e paramenti sacri diede il colpo di grazia alle antiche arti e mestieri. Gli artigiani furono declassati a produttori di manufatti di uso pratico e privi di valore estetico, mentre gli artisti poterono dedicarsi alla creazione di opere sempre più complesse dal punto di vista simbolico. Con il supporto ‘esteriore’ delle diverse correnti eretiche, ermetisti, qabbalisti e maghi, i geni del rinascimento si dedicavano a rivoluzionare l’ordine tradizionale dell’Europa e a realizzare le utopie più estreme. Questo piano eversivo descritto dai cosiddetti manifesti rosacrociani sembrava fosse sul punto di realizzarsi, quando la sconfitta della Montagna Bianca costrinse l’Europa ad affrontare la realtà. La vittoria della controriforma fu solo parziale, ma fu sufficiente affinché coloro che si sentivano già vincitori cercassero vie di fuga e di nascondimento. Il rifugio che i rosacrociani identificarono rapidamente furono proprio le gilde di scalpellini e tagliapietre (muratori) che essi avevano fino a quel momento disprezzato ed emarginato. Fu recuperata la leggenda dei cavalieri templari che si erano travestiti da artigiani per sfuggire all’arresto quando l’Ordine del Tempio era stato sciolto. Fin dal medioevo, i cantieri artigiani accoglievano due categorie di estranei al mestiere: il primo era il prete, assunto della gilda come cappellano per l’assistenza spirituale delle maestranze e per il compimento dei riti religiosi che scandivano il corso della costruzione; il secondo era il medico per l’intervento in caso di incidenti. Cappellano e medico furono considerati muratori accettati; ciò permetteva loro di assistere ai rituali e ai lavori iniziatici dell’arte di riferimento, ma certamente non di partecipare agli stessi, non essendo del mestiere. Ciò pone in evidenza che gli accettati non erano iniziati ai misteri dell’arte.

Come si diceva, all’epoca in cui il rinascimento stava declinando assieme alle sue utopie e fantasie magiche, molti occultisti bussarono alle porte dei cantieri degli scalpellini e dei tagliapietre, consapevoli che le corporazioni, con la loro struttura, li avrebbero protetti, difendendone contemporaneamente i loro segreti occulti. Soprattutto in Inghilterra, diverse gilde furono onorate di accogliere come accettati personaggi di cultura riconosciuta e di un livello sociale superiore. A differenza delle accettazioni medievali, questa volta tali personaggi venivano accolti come fossero stati già iniziati. La prima accettazione di questo tipo storicamente provata sarebbe stata quella di tale John Boswell, nell’anno 1600. Tuttavia, molti storici della Massoneria hanno dato per certo che già in precedenza erano stati accettati personaggi di ben maggiore spessore, quali Thomas Moore, Rabelais, Andreæ, Maier, Fludd, Bacon, Inigo Jones, Comenius, Ashmole, Robert Moray, William Lilly. Come è stato detto nei capitoli precedenti, nessuno di questi occultisti era davvero un iniziato, poiché tutti avevano tratto le loro scienze e arti da letture libresche di autori classici, di testi ermetico-alchimistici e qabbalistici, senza alcuna trasmissione spirituale autentica. “Tuttavia una tradizione molto radicata pretende che Elìas Ashmole fosse un rosacroce e che per suo mezzo la corrente della Rosa Croce si introdusse nella massoneria”. Gli artigiani delle gilde, a causa del decadimento che avevano subito, accolsero tra loro con onore e rispetto degli autentici millantatori! Costoro convogliarono nelle corporazioni la mentalità e le mode tardo rinascimentali, con la ripulsa per il gotico e l’assunzione dell’estetica palladiana. L’entrata massiva di borghesi colti e dediti alle scienze occulte prima e poi di grandi nomi dell’aristocrazia, tuttavia, non frenò l’indebolimento delle corporazioni: lo stesso Wren fu accusato di aver trascurato di ravvivare e potenziare le gilde dei costruttori di cui era gran Maestro. Nel 1717 le ultime quattro logge presenti nel circondario di Londra s’unirono in una Gran Loggia, allo scopo di trovare una soluzione all’inarrestabile declino. Solamente dal 1721 quell’iniziativa fu assunta con impegno da due massoni accettati, due pastori: il presbiteriano James Anderson e il calvinista Jean-Théophile Désaguliers. Il primo fu incaricato di raccogliere tutti i documenti della muratoria antica e, sulla loro base, redigere un nuovo regolamento, le Costituzioni. Il vero ispiratore delle nuove Costituzioni che condussero la massoneria a perdere l’operatività e a commutarsi in un’istituzione speculativa, fu invece Désaguliers. Non si deve trascurare il fatto che costui era stato allievo e pupillo prediletto di Newton, per cui la sua azione fu senza dubbio ricalcata sugli ideali rosacrociani. Sta di fatto che la massoneria speculativa si basava ormai solamente sui simboli dell’antica arte, avulsi da qualsiasi messa in pratica lavorativa: per questa ragione è definita anche massoneria simbolica. Ma la riforma dell’Istituzione seguì lo schema protestanico già noto, ossia quello di renderla genericamente ‘cristiana’, con la volontà di unificare in un’unica fratellanza le diverse confessioni riformate isolando nel contempo il cattolicesimo. A questo fine fu azzerato ogni riferimento simbolico al Nuovo Testamento, sostituito dall’Antico Testamento del filosemitismo protestantico. Così il simbolo muratorio fu applicato esclusivamente al Tempio di Salomone, sostituendo l’autentica simbologia cristocentrica medievale. Per la precedente Massoneria operativa il tempio era in realtà il corpo di Cristo e non il Tempio di Salomone, di Zorobabele o di Erode: “Gesù disse: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo ricostruirò.» Replicarono i giudei: «Si sono impiegati quarantasei anni per edificare questo Tempio, e tu lo ricostruirai in tre giorni?» Ma egli parlava del tempio del suo corpo.” (Vangelo di S. Giovanni, II.19-21). “Onorio di Autun, nel suo Speculum mundi, stabilisce le seguenti corrispondenze: l’abside rappresenta la testa del Cristo; la navata, il corpo propriamente detto, il transetto, le braccia e l’altare maggiore, il cuore, vale a dire il centro dell’essere.”

L’artificiosa semitizzazione iniziò pochi anni dopo la prima pubblicazione delle Costituzioni (1725), quando i membri della Gran Loggia si posero il problema del grado di maestro, assente nella massoneria operativa, ma richiesto dalla teoria rosacrociana. Nella massoneria antica ‘maestro’ era la funzione che veniva assunta dal compagno più esperto a dirigere la gilda. Come in tutte le vie iniziatiche regolari il maestro era unico e la sua funzione consisteva nella trasmissione dell’iniziazione di mestiere e nell’insegnamento dell’arte a compagni e apprendisti. Poiché i riformatori della massoneria erano compagni accettati, avevano poca dimestichezza con la distinzione tra gradi e funzioni iniziatiche. Essi fecero della maestria un grado, creando una situazione confusa, in cui nella stessa loggia non c’era più soltanto un maestro, ma spesso una vera folla che raggiungeva quel grado per ‘anzianità’. Fu così necessario inventare la figura del maestro venerabile elettivo a sostituzione dell’antico maestro dell’arte. Perciò la domanda tecnica: «Chi conferisce l’iniziazione massonica a un recipendario?» rimane ancora di fatto senza risposta.

Fu anche inventato un rituale di ‘iniziazione’ adattato al nuovo grado di maestro che mescolava il mito di Osiride a una narrazione riguardante l’assassinio di Hiram, del tutto assente nella Bibbia.

L’organizzazione più moderna ed efficiente rese la Gran Loggia d’Inghilterra un vero esempio per tutte le altre organizzazioni della stessa natura, non soltanto nelle isole britanniche, ma anche nel continente. Di fatto, la generale decadenza della massoneria e del compagnonaggio coincideva con l’allontanamento dall’esercizio del mestiere. Un po’ ovunque le logge si erano sempre più aperte ad accettati estranei al mestiere, per cui anche le logge più conservatrici e ostili a Londra, com’erano quelle di Scozia, in breve seguirono il cammino della massoneria speculativa. Paradossalmente fu proprio la massoneria cattolica irlandese che non soltanto consacrò il grado di maestro, ma persino aggiunse a questo un quarto grado, il Royal Arch, per maestri particolarmente competenti. Questo grado fu estrapolato dalla Qabbalah e ben presto fu assunto anche dalla rivale Gran Loggia d’Inghilterra. In questo modo nella massoneria speculativa la semitizzazione prese sempre più piede. Ben presto comparvero parole sacre e di passo giudaiche, nonché l’uso misteriosofico di simboli e di lettere dell’alfabeto ebraico.

La massoneria scozzese divenne di moda in Francia quando il pretendente Stuart scelse quel paese come terra d’esilio e trampolino di lancio per un’agognata restaurazione. L’aristocrazia francese, soprattutto, trovò nelle logge dei centri di diversione, di cultura e di socializzazione. “I Fratelli francesi non si limitarono a soffocare il cerimoniale rudimentale dei tre gradi venuti dall’Inghilterra, ma a loro volta ne vollero creare di nuovi. Il segreto massonico, manipolato da ingegnosi inventori, con la nascita di nuove leggende, provocò una esuberante e anarchica proliferazione di «alti gradi»”. Per la verità questa nuova massoneria fu un prodotto del tutto francese e fu denominata scozzese per due semplici motivi: per prima cosa perché politicamente era favorevole agli Stuart; inoltre, perché fu anche sostenuta dall’azione tenace del cavaliere scozzese Ramsay (che in realtà non era affatto un cavaliere). Egli convinse gli aristocratici fratelli francesi che la massoneria, lungi dall’essere ciò che rimaneva delle umili arti e mestieri medievali, era un Ordine cavalleresco d’origine templare, ancora dotato di conoscenze segrete e missionato a vendicare la propria distruzione.

È impossibile in poche righe delineare un quadro sufficientemente chiaro di questi regimi di alti gradi, che in pochi decenni superarono il centinaio. Tuttavia, è certo che accanto a protagonisti di grande dirittura morale e di sincere intenzioni, che agirono come degli antiquarians, salvando documenti e simboli del passato, si mossero ben altri figuri di cui la massoneria rimase vittima. Quando andò bene si trattò di semplici scrocconi, ciarlatani, illusionisti, ipnotizzatori e truffatori, certamente incaricati da altri di infiltrare l’organizzazione, di mistificarne i fini e, in generale, di cambiare la mentalità dei massoni. Tutti i fondatori di sistemi di alti gradi si presentarono nelle logge affermando di essere stati incaricati da non meglio identificati Superiori Incogniti per riportare la massoneria agli antichi misteri. Spesso questi incaricati dai SI davano in loggia dimostrazioni di operazioni magiche come prova dell’autenticità del loro mandato: nella maggior parte dei casi questi misteriosi Superiori Incogniti erano frutto delle fantasie truffaldine di chi si diceva da essi missionato.

Tuttavia, in altri casi vi furono dei mandanti in carne ed ossa che ispirarono l’azione dei fondatori degli alti gradi. Erano personaggi chiaramente appartenenti ad ambienti occultistici che si richiamavano alla leggenda rosacrociana, all’ermetismo, all’alchimia e alla Qabbalah, soprattutto quella di matrice protestante. Qualcuno ha definito questo ambiente ‘Potere Occulto’, attribuendo una importanza persino esagerata alla componente giudaica, senza specificare che si trattava della Qabbalah deviata. Poiché i ‘Rosa Croce’ prima, e i ‘Superiori Incogniti’ poi sarebbero stati i mandanti di una infiltrazione finalizzata a fomentare la confusione mentale di cui la massoneria è stata vittima, è del tutto fuori luogo affermare che essi siano stati qualcosa di paragonabile ai siddha o perfino dei jīvanmukta. Il solo accostamento tra un liberato in vita e una nullità intellettuale, quale fu il conte di Saint-Germain, è semplicemente grottesco. È invece evidente che lasciare intendere d’essere inviati da personaggi o da ambienti misteriosi, al di fuori della portata di qualsiasi indagine, è il vecchio espediente di chi si è detto ispirato dai mahātma della Gran Loggia Bianca, dai pontefici del Centro Supremo, dagli invisibili bābājī himalayani, tutte fantasie ricalcate su quelle dei Superiori Incogniti settecenteschi, per la felicità degli immarcescibili creduli ammiratori di ‘funzioni straordinarie’. La tradizione, quella vera, si basa sui testi sacri insegnati da autentici maestri, su cui è d’obbligo riflettere alla luce della logica basata sull’intuizione.

Gian Giuseppe Filippi


63. The infiltration into Freemasonry

63. The infiltration into Freemasonry

As has been abundantly demonstrated in previous chapters, in the middle ages the initiatic transmission preserved within the external catholic religion had progressively receded. Already in the tenth and eleventh centuries, the reform of monastic rules had made the scientia sacerdotalis disappear. What little remained was poured into the order of the temple by St. Bernard. However, it was no longer the contemplative knowledge that in greek christianity continued to be called Hesykía, but a form of devotional initiation, albeit very refined intellectually, typical of the holy faith, the troubadours and the minnesängers. Being an expression of the warrior aristocracy, that knowledge was called ars regia. The ars regia thus constituted the knightly method based on the action of war and the virtues of loyalty and justice. Every other type of action, while remaining under imperial control, was delegated to merchants and craftsmen for its implementation.

The destruction of the order of the temple and the subsequent persecution inflicted on all esoteric knightly organisations marked the rapid disappearance of aristocratic devotional paths. The only initiatic transmission that was still alive in western europe was that linked to the guilds, or the craft organisations of the working classes. The corporations recognised by the sovereigns and free cities could gather several guilds of this type. As chance would have it, in the period following the destruction of the temple, the handicrafts of the guilds reached the height of their splendour in the late gothic period. This splendour unfortunately proved fatal. The sudden enrichment of certain guild sectors led to a social imbalance. The economically more emancipated ‘major arts’ began to be distinguished from the ‘minor arts’. In the free cities and communes, public administration passed completely into the hands of the members of the ‘major arts’, establishing a regime controlled by what came to be known as the ‘popolo grasso’ (fat people), even overwhelming the families of the old city patriciate. The new bourgeoisie completely abandoned any link with the productive profession that had traditionally been passed down through the family line, becoming a class enriched by mercantile exchange. The descendants of the ‘popolo grasso’ were thus able to devote themselves to fashionable studies and to all the professions to which university degrees led. The adherents of the economically depressed ‘minor arts’ were excluded from political leadership and were considered as servile and working class.thus humanism prepared the renaissance revolution.

To tell the truth, the first products of the outward imitation of classical civilisation were clearly less elegant and refined than the late gothic works of art. But the mindset had changed and anything that continued in the vein of medieval tradition was criticised as crude and uncultured. Giorgio Vasari was the first to interpret the term ‘gothic’ in derogatory sense, meaning a barbaric, ugly, ungainly style, worthy of those goths who had overwhelmed the luminous greco-roman civilisation. Art was considered the fruit of culture, of individual ‘genius’, becoming a secular activity. Architects, painters and sculptors therefore refrained from joining the ancient guilds. While the great artists sought inspiration in their occult interpretation of paganism revived through books and manuscripts, the guilds declined; and the fact that even the renaissance popes stopped commissioning guilds to execute sacred buildings and vestments dealt a coup de crace to the ancient arts and crafts. Artisans were downgraded to the production of practical and aesthetically unimportant artefacts, while artists could concentrate on creating more and more symbolically complex works.

With the ‘outward’ support of the various heretical currents, hermeticists, qabbalists and magicians, the geniuses of the renaissance were dedicated to revolutionizing the traditional order of europe and to realizing the most extreme utopias. This subversive plan described by the so-called rosicrucian manifestos seemed to be on the verge of realization, when the defeat of the white mountain forced europe to face reality. The victory of the counter-reformation was only partial, but it was enough for those who already felt victorious to seek ways of escape and concealment. The refuge that the rosicrucians quickly identified were the guilds of stonemasons and stone-cutters (masons) that they had hitherto despised and marginalized. The legend of the knights templar disguising themselves as craftsmen in order to escape arrest when the order of the temple was disbanded was revived. Now, since the middle ages, craftsmen’s yards welcomed two categories of outsiders: the first was the priest, employed by the guild as chaplain for the spiritual care of the workers and for the performance of the religious rites that marked the course of the construction. The second was the physician to intervene in the event of accidents. The chaplain and the physician were considered to be accepted masons; this allowed them to attend the rituals and initiatic works of the relevant art, but certainly not to participate in them, as they were not members of the craft. This highlights the fact that the accepted masons were not initiated into the mysteries of the art.

As we said, at the time when the Renaissance was declining along with its utopias and magical fantasies, many occultists knocked on the doors of the stonemasons’ and stone cutters’ yards, aware that the guilds, with their structure, would protect them, while at the same time defending their occult secrets. Particularly in England, several guilds took the honour of accepting people of recognised culture and higher social standing. In contrast to the medieval acceptances, these people were received as if they were already initiated. The first historically proven acceptance would have been that of one John Boswell, in the year 1600. However, many historians of Freemasonry have given evidence that far greater personalities had been accepted earlier, such as Thomas Moore, Rabelais, Andreæ, Maier, Fludd, Bacon, Inigo Jones, Comenius, Ashmole, Robert Moray and William Lilly. As already evidenced, none of these occultists were really initiates, for they had all derived their sciences and arts from bookish readings of classical authors, hermetic-alchemical and qabbalistic texts, without any authentic spiritual transmission.  “However, a deep-rooted tradition claims that Elias Ashmole was a Rosicrucian and that through him the Rose Cross current was introduced into Freemasonry.”The artisans of the guilds, because of the decadence they had undergone, welcomed among themselves with honour and respect authentic braggarts! They conveyed the mentality and fashions of the late Renaissance into the guilds, with their repulsion for Gothic and their adoption of Palladian aesthetics. The massive entry of the educated bourgeoisie, dedicated first to the occult sciences and then to the great names of the aristocracy, however, did not stop the weakening of the guilds. Wren himself was accused of having neglected to revitalise and strengthen the guilds of builders of which he was grand master. In 1717 the last four lodges in the London area united to form a grand lodge with the aim of finding a solution to the unstoppable decline. It was not until 1721 that this initiative was taken up by two accepted freemasons, two pastors: the Presbyterian James Anderson and the Calvinist Jean-Théophile Désaguliers. The former was commissioned to collect all the documents of ancient masonry and, on the basis of them, to draw up a new set of rules, the constitutions. Désaguliers, however, was the real inspiration behind the new constitutions, which led Freemasonry to lose its operational character and turn into a speculative institution. We must not overlook the fact that he was Newton’s pupil and favourite pupil, so his actions were undoubtedly based on Rosicrucian ideals.The fact remains that speculative Freemasonry was now based solely on the symbols of the ancient art, detached from any practical work. For this reason it is also called symbolic Freemasonry. But the reform of the institution followed the well-known protestant pattern, namely to make it generically “Christian”, with the intention of unifying the various reformed confessions into a single brotherhood while isolating Catholicism. To this end, every symbolic reference to the New Testament was eliminated and replaced by the Old Testament of protestant philosemitism. Thus the masonry symbol was applied exclusively to the Temple of Solomon, replacing the authentic medieval christocentric symbolism. For the previous operative Freemasonry, the temple was actually the body of Christ and not the temple of Solomon, Zerubbabel or Herod: “Jesus said: «Destroy this temple and in three days I will rebuild it.» The Jews replied: «Forty-six years were spent building this temple, and you will rebuild it in three days?» But he was speaking of the temple of his body.” (Gospel of St. John, ii.19-21). “Honorius of Autun, in his Speculum mundi, establishes the following correspondences: the apse represents the head of Christ; the nave, the body proper; the transept, the arms; and the high altar, the heart, that is to say, the centre of being.

The artificial semitisation began a few years after the first publication of the constitutions (1725), when the members of the grand lodge posed the problem of the master’s degree, absent in operative Freemasonry, but required by Rosicrucian theory. In ancient Freemasonry, master was the function assumed by the most experienced fellows to lead the guild. As in all regular initiatic ways the master was one and the same and his function consisted in the transmission of the craft initiation and the teaching of the art to fellows and apprentices. Since the reformers of Freemasonry were accepted fellows, they were unfamiliar with the distinction between initiatic degrees and initiatic functions. They made masterhood a degree, creating a confusing situation in which in the same lodge there was no longer just one master, but often a veritable crowd that reached that degree by ‘seniority’. It was therefore necessary to invent the figure of the elective venerable master to replace the ancient master of the art. Thus, the technical question: “who confers Masonic initiation on a recipient?” still remains effectively unanswered.

An ‘initiation ritual’ adapted to the new degree of master was also invented, mixing the myth of Osiris with a narrative about the murder of Hiram, completely absent from the Bible.

The more modern and efficient organisation made the Grand Lodge of England a true example to all other similar organisations, not only in the British Isles, but also on the continent. In fact, the general decline of Freemasonry and the Compagnonage coincided with the loss of the professional exercise. Almost everywhere, the lodges had become more and more open to non-builders, so that even the most conservative and lodges hostile to London, such as those in Scotland, soon followed the path of speculative freemasonry. Paradoxically, it was the Catholic Irish Freemasonry that not only consecrated the degree of master, but even added to it a fourth degree, the royal arch, for particularly competent masters. This degree was extrapolated from the Qabbalah and was soon taken over by the rival Grand Lodge of England. In this way, semitisation became more and more prevalent in speculative Freemasonry. Soon Jewish sacred and pass words appeared, as well as the mysterious use of symbols and letters of the Hebrew alphabet.

Scottish Freemasonry became fashionable in France when the Stuart pretender chose that country as a land of exile and a springboard for a longed-for restoration. The French aristocracy, above all, found in the lodges centres of diversion, culture and socialisation. “The French brothers did not limit themselves to stifling the rudimentary ceremonial of the three degrees that had come from England, but in turn wanted to create new ones. The Masonic secret, manipulated by ingenious creators, with the birth of new legends provoked an exuberant and anarchic proliferation of ‘high degrees’”. In truth, this new Freemasonry was an entirely French product and was called Scottish for two simple reasons: firstly, because it was politically favourable to the Stuarts; secondly, because it has been also supported by the tenacious action of the Scottish knight Ramsay (who was in fact not a knight at all). He convinced the aristocratic French brothers that Freemasonry, far from being a remnant of the humble medieval arts and crafts, was a chivalric order of Templar origin, still endowed with secret knowledge and missioned to avenge its own destruction.

It is impossible in few lines to paint a sufficiently clear picture of these high-degree regimes, which in few decades exceeded a hundred. However, it is certain that alongside protagonists of great moral rectitude and sincere intentions, who acted as antiquarians, saving documents and symbols of the past, there were many other figures to whom Freemasonry fell victim. At best, they were simple scroungers, charlatans, illusionists, hypnotists and swindlers. But others were certainly commissioned to infiltrate the organisation, to mystify its aims and, in general, to change the mentality of the Freemasons. All the founders of high degree systems presented themselves in the lodges claiming to have been commissioned by unidentified Superiores Incogniti to restore Freemasonry to its ancient mysteries. Often these appointees gave themselves in lodge demonstrations of magical operations as proof of the authenticity of their mandate. Now, in most cases these mysterious “Unknown Superiors” were the product of the fraudulent fantasies of those who claimed to be missioned by them.

However, in other cases, there were actual commissioners who inspired the action of the founders of the high degrees. Clearly they belonged to occult circles that drew on rosicrucian legend, hermeticism, alchemy and Qabbalah, especially that of protestant origin. Some have called this environment ‘occult power’, attributing even exaggerated importance to the Jewish component, without specifying that it was the deviant Qabbalah. Since the ‘Rosicrucians’ first, and afterwards the ‘Unknown Superiors’ would have been the instigators of an infiltration aimed at fomenting the mental confusion of which Freemasonry was a victim, it is completely inappropriate to claim that they were anything like siddhas or even jīvanmuktas. The mere juxtaposition between a living liberated person and an intellectual nullity, such as the count of Saint-Germain, is simply grotesque. On the other hand, it is evident that invoking mysterious characters or environments beyond the reach of any investigation is an old expedient. Many have claimed to be inspired by the mahātma of the Great White Brotherhood, by the pontiffs of the Supreme Centre, by the invisible himalayan bābājīs. Clearly these are fantasies reminescent of the ‘Unknown superiors’ of the eighteenth-century, to the delight of the hopelessly credulous admirers of ‘extraordinary functions’. Tradition, the real one, is based on sacred texts taught by well-known authentic masters, on which one must reflect in the light of logic based on intuition.

Gian Giuseppe Filippi