Atlantide: altre fonti (II)

Non è solo Platone a ragguagliarci su Atlantide, ci sono anche altre fonti greche, egiziane, ebraiche e indiane.

A) Altre fonti greco-romane

Platone ci informa che per gli Atlantidi la vittima sacrificale preferita era il toro. Nella mitologia greca1, il sacrificio del toro è stato stabilito durante l’Età del Bronzo dal Titano Prometeo, fratello di Atlante. Il sacrificio del toro accomuna gli Atlantidi a diverse popolazioni del bacino del Mediterraneo dove navigavano, avevano colonie, commerci e dove alcuni di loro fuggirono dopo il cataclisma, diffondendo la loro discendenza e assicurando così la sopravvivenza della loro Tradizione. La lotta con un toro o il suo sacrificio era presente ovunque si fosse diffusa l’influenza di Atlantide: nell’isola di Creta, nei rituali orgiastici greci del Dio Dioniso, nei Misteri persiani di Mitra, in Egitto, tra i Sumeri, fino alla Civiltà Indo-Sarasvatī2. Ancora oggi in Spagna sopravvive la corrida che ha mantenuto molte caratteristiche rituali arcaiche. Evidentemente, la fase più crudele della storia di Atlantide coincise con la fine dell’Età del Bronzo (Dvapara yuga), quando il Punto equinoziale primitivo era in Toro (vṛṣabha3, 4300-2200 a. C.).
In altre narrazioni, il crollo di Atlantide sembra coincidere con il diluvio di Deucalione4, che inaugurò l’attuale Età del Ferro (kali yuga), dominata dall’ignoranza, dall’ira e dall’avidità.
Il lungo periodo di degenerazione di Atlantide interruppe la trasmissione regolare delle iniziazioni e delle conoscenze proprie ai guerrieri e richiese una punizione esemplare per coloro che (giganti, guerrieri ribelli, kaurava5, mānuṣya6, rākṣasa7) avevano deviato dalla retta via e non si erano prodigati per un ritorno alla giustizia. La punizione fu inflitta attraverso guerre di sterminio e inondazioni che distrussero la progenie dei giganti: era l’era in cui Śrī Kṛṣṇa discese, alla conclusione di Dvapara yuga8, per ristabilire la giustizia nel mondo9.
Il già citato titano Prometeo era stato incatenato da Zeus10 a est del Mediterraneo, sui monti del Caucaso, nel territorio scitico (cioè del popolo Śāka11), mentre suo fratello Atlante era stato esiliato a ovest dello stesso mare, sui monti dell’attuale Marocco, che da lui furono chiamati Atlante. Ciò indica l’estensione della conquista atlantidea dell’Europa. Discendenti di Prometeo furono le Amazzoni12, un feroce popolo di donne guerriere13.
Riguardo ad Atlantide non abbiamo solo informazioni da Platone. Gli storici greci Ecateo di Mileto ed Erodoto chiamavano “Atlantidi” i berberi che vivevano sulle pendici dell’altopiano africano dell’Atlante.
È anche importante la testimonianza dello storico greco Marcello (ricordato dal neoplatonico Proclo) che, riferendosi a storici più antichi, riporta che nell’Oceano Atlantico esterno c’erano sette piccole isole, consacrate a Proserpina (gr.: Persefone)14 e tre più grandi, una delle quali era sacra a Poseidone, Dio del Mare.

B) Fonti egizie

Da numerosi testi epigrafici sappiamo che l’Egitto è stato ripetutamente attaccato per oltre un secolo da una coalizione di popolazioni provenienti dalle coste occidentali dell’Africa e dell’Europa. Gli egiziani li chiamavano “popoli del mare”. I greci li chiamavano anche Pelasgi15. Si trattò di un’impresa strategica di proporzioni immani: una parte dei Popoli del Mare invase tutta l’Europa e, dopo aver attraversato l’attuale Turchia e la Palestina, alla fine attaccò l’Egitto da oriente. Un’altra parte dei popoli del mare invase tutto il Nord Africa per attaccare l’Egitto da occidente. La loro potente flotta16 alla fine conquistò tutte le isole del Mediterraneo e attaccò la costa egiziana da settentrione. Durante il periodo necessario a portare a compimento questo movimento a tenaglia perfettamente coordinato, durato più di un secolo, crollarono molti regni antichi: Malta, Creta, Cipro, Rodi, la Grecia pre-ellenica, l’Impero ittita, il regno di Ugarit17, la Palestina. Alla fine il faraone egiziano riuscì a sconfiggere la coalizione vicino alla città di Sais18, verso il 1180 a.C. Malgrado ciò, tutti i paesi invasi dai popoli del mare subirono la loro influenza. Persino l’Egitto fu in seguito governato da due dinastie libiche appartenenti ai Popoli del Mare (X-VIII secolo a.C.).
Non c’è dubbio che i popoli del mare provenissero dalle colonie di Atlantide; stavano riprendendo il malvagio piano di conquista atlantidea di tutto il mondo. Gli egizi chiamavano se stessi Rutennu, il “popolo rosso”, e “uomini rossi” è il significato del nome “fenici”, antichi abitanti dell’odierno Libano, uno dei popoli del mare. La tradizione di Atlantide era appunto quella della civiltà della razza rossa, il colore del sole quando raggiunge la sua massima intensità scendendo nel cielo occidentale; è anche il colore del sangue della vittima che gli Atlantidi bevevano durante i loro riti19. Anche l’adorazione dell’asino rosso, di cui parleremo più avanti, mostra questa presenza inquietante nella tradizione egizia a dimostrazione di quanto gli Egizi furono influenzati dalla civiltà di Atlantide. Infatti, nel periodo più antico, l’Egitto era diviso in due regni. Il Regno meridionale, o alto Egitto, era dedicato al culto di Seth, l’asino considerato come un anti-Dio (asura), mentre il Regno settentrionale, o basso Egitto, aveva come principale divinità Horus, il falco, Re degli dei celesti. Il faraone Meni20 unificò i due regni e promulgò una legislazione unica intorno al 3500 a.C. Tuttavia, nella Tradizione egizia continuarono a sussistere due correnti: la prima di origine atlantidea che perseguiva l’adorazione magica di Seth, la seconda; il sacro Dharma di Horus, di origine iperborea. Secondo la mitologia egizia, quest’ultimo era arrivato sulle coste dell’Africa da un paese orientale d’oltremare che non è azzardato pensare fosse l’India. Ci sono molti indizi che provano questa origine, fra cui il modo in cui vestivano i sacerdoti di Horus: avevano una śikhā21sulla loro testa rasata e indossavano una dhoti22bianca sotto una pelle di leopardo, come gli asceti śaiva23.
Al contrario, il culto malvagio di Seth trasmise a tutte le altre civiltà occidentali una sādhanā24di stregoneria25. Questa è la radice di ogni male che affligge ancora oggi l’Occidente e che si sta propagando in tutto il pianeta. Seth, sotto la forma di asino rosso, era l’asura delle tempeste ardenti del deserto africano. I Greci lo chiamavano Tifone, (Τυφωέυς, leggi Typhéus), il bruciante26. Quando la tradizione egizia si estinse, le sue scienze continuarono nelle altre religioni mediterranee sotto forma di ermetismo o alchimia27; in seno a queste trasmissioni tradizionali si propagò in modo celato anche l’influenza malefica di Seth.

C) Fonti bibliche

Nella Bibbia è scritto che Dio creò il primo uomo con argilla rossa e lo chiamò Adamo. Il suo nome in ebraico, Adam, ha proprio il preciso significato di “fatto di argilla rossa”, di conseguenza tale colorazione attesta che Adamo è ricollegabile alla tradizione di Atlantide, infatti il colore degli Iperborei era il bianco come quello distintivo dei brāhmaṇa dell’India. La tradizione esoterica ebraica, la Qabbalah28, riferisce anche della presenza di una prima coppia umana vissuta antecedentemente ad Adamo ed Eva, non menzionata nella Bibbia: un “Primo Adamo” e sua moglie Lilith. È forse questo un ricordo dell’umanità primordiale iperborea? Tuttavia, si deve pure rilevare che Adamo ed Eva cominciarono a concepire i loro primi figli solo dopo essere stati espulsi dal Paradiso terrestre: dieci furono le generazioni dei discendenti di Adamo, come dieci furono i re di Atlantide. Le loro figlie erano così belle che gli angeli29 (in ebraico Ben Elohim, figli di Dio) si innamorarono di loro e da quelle unioni nacquero dei terribili giganti (in ebraico nephilim). I giganti erano empi, violenti e arroganti verso Dio ed è facile riconoscere da ciò il tratto distintivo della razza degli Atlantidi. Per tale ragione Dio scatenò un diluvio per farli morire tutti. Comandò a Noè, l’unico uomo giusto tra loro, di costruire un’arca per salvarsi, cosicché l’umanità avrebbe potuto continuare a riprodursi dopo il diluvio universale.
Gli ebrei hanno tratto questa storia da un precedente mito sumero30 che ha probabilmente avuto la stessa origine della storia di Manu. L’umanità fu distrutta, ma il seme malvagio dei giganti passò al nuovo ciclo attraverso Cam, uno dei tre figli di Noè. Dalla sua progenie venne il re Nemrod, che desiderò conquistare il mondo intero; voleva persino conquistare i cieli e spodestare Dio dal suo trono. A tal fine costruì persino una torre molto alta per raggiungere il cielo, ma Dio mandò una tempesta così violenta (Typhoon?) che quando cessò gli uomini non potevano più comunicare tra loro. In questo modo l’umanità fu divisa per lingua, nazione e tradizione. È così che la Bibbia narra l’inizio del kali yuga, con la divisione dell’umanità in razze, lingue, civiltà e religioni, il tutto stabilito su un fondamento storico.

D) Il Libro di Enoch

Il libro di Enoch è un testo canonico della Chiesa copta etiope. In esso sono descritte le visioni di Enoch, profeta della sesta generazione dopo Adamo. Enoch racconta che un gruppo di angeli si ribellò alla volontà di Dio perché desideravano sposare le meravigliose “figlie degli uomini”. Da allora furono chiamati egregori (ἐγρήγοροι, egrégoroi), i Vigilanti come sono i rākṣasa31. I loro figli erano i giganti Nephilim32, uomini forti e gloriosi. Ma con il succedersi delle generazioni, il segno della loro origine spirituale scemò ed emerse il loro carattere sempre più violento, degenerato e diabolico. Scoprirono le proprietà dei metalli e i poteri magici che ne potevano derivare; in questo modo poterono coltivare e praticare le scienze della stregoneria e della magia nera. Per questa ragione Dio scatenò il diluvio universale, per annientare questa razza dannata; ma attraverso uno dei figli di Noè, le cattive inclinazioni dei Nephilim sopravvissero al Diluvio.

E) Fonti indiane

Rāvaṇa, il re-demone del celebre poema epico Rāmāyaṇa33, quando è in collera viene raffigurato con dieci teste e venti braccia e spesso anche con un’undicesima testa d’asino che sovrasta le altre. Il bisnonno di Rāvaṇa era Yātudhāna o Nairṛta, nomi che significavano “pieno di male” e “figlio della distruzione”. La cavalcatura di Nairrta era un asino ed era il genius che governava il punto cardinale del sud-ovest. Rāvaṇa proveniva da lì quando invase Laṅkā34ed esiliò suo cognato Kubera; fu così che fu chiamato Nairṛpatiḥ, il Signore del Sud-Ovest. Da ciò si deduce che veniva dal mare, da qualche regione a ovest dell’India, probabilmente da isole come le Maldive o le Laccadive, o più lontane ancora come le Seychelles. Quindi doveva possedere una potente flotta per navigare in sicurezza e trasportare numerose truppe: infatti il Rāmāyaṇa ci narra che i suoi sudditi, i rākṣasa, estesero i loro domini a partire dalle coste.
I rākṣasa35 sono demoni che appaiono in forma umana, di carnagione nera o rossiccia, in grado di generare figli indifferentemente con asurī, yakṣinī36o donne umane. Con queste ultime hanno generato rākṣasa umani, allo stesso modo dei Ben-Elohim della Bibbia che, unendosi alle donne umane hanno generato i giganti Nephilim. Secondo il Rāmāyaṇa, i rākṣasa erano esseri umani che avevano tradito il loro svadharma37 e quindi erano stati banditi dallo stato umano e degradati in condizioni di rākṣasatva38. Per la stessa ragione, quando gli kṣatriya commettono atti sacrileghi e spargimenti di sangue ingiustificati e incorrono così nella maledizione di qualche ṛṣi, si dice che si trasformino in rākṣasa. Come atti sacrileghi si possono ricordare i terribili sacrifici umani di massa compiuti dagli Aztechi nell’antico Messico o gli atti di cannibalismo dei giganti biblici. Nel Rāmāyaṇa molto spesso viene sottolineato che i rākṣasa, divorano la carne dei loro nemici (nāra māṃsaśīlaḥ) e bevono il loro sangue (śoṇita bhojanaḥ), esattamente come i Re di Atlantide bevevano il sangue delle loro vittime.

A Laṅkā, la principale Dea dei rākṣasa era Nikumbhila39, aspetto terrificante di Bhadrakālī40, adorata con sacrifici umani, danze orgiastiche, vino41 e libagioni di sangue. Cosa importante che si deve evidenziare è che i rākṣasa, anche quando seguano il loro dharma e pratichino persino l’ascetismo, è solo per ottenere potere e siddhi 42 per scopi malvagi.
Anch’essi sono divisi in caste: Rāvaṇa e i suoi fratelli appartenevano alla casta brāhmaṇica; il loro dharma prevedeva il matrimonio attraverso il rapimento di donne sposate o non sposate. Seguono il loro istinto senza scrupoli e esprimono tutto quanto vi è di irrazionale, oscuro e distruttivo nell’animo umano. Un’altra somiglianza con il mito di Atlantide è rappresentata dalla descrizione di Laṅkāpura, la capitale di Laṅkā: la città fu costruita nel centro dell’isola, su una montagna con tre cime, Trikūṭa; sul picco centrale c’era la fortezza del Sovrano, circondata da una triplice cinta di pareti metalliche, la più interna delle quali era di oro ardente. I rākṣasa portavano scintillanti armature, dimostrando la loro abilità nella metallurgia, ed erano esperti nelle arti magiche che usavano diffusamente per perseguire i loro propositi. Durante un consiglio con i ministri, Malayavan, nonno e consigliere di Rāvaṇa, gli ricordò che nel mondo ci sono due categorie di esseri coscienti: quelli divini e quelli demoniaci. Il Dharma è il segno distintivo della prima categoria, l’adharma della seconda. Rāvaṇa e i rākṣasa rappresentano l’adharma, allo stesso modo dei Nephilim, degli Atlantidi e dei loro discendenti sparsi in tutto l’Occidente e in tutta la Terra.
La ribellione contro le leggi divine accelera la rovina e l’inarrestabile decadenza del ciclo e certamente i rākṣasa ne sono consapevoli. I manuṣya rākṣasa43 sono chiaramente gli agenti della contro-iniziazione e alcuni tra loro sono anche rākṣasaavatāra, incarnazioni adhārmika della controiniziazione. Tutte queste numerose somiglianze e incredibili coincidenze mostrano un’influenza innegabile e una chiara conferma dell’origine atlantidea del regno di Laṅkā. Infatti, Laṅkā significa “ramo”; non era forse un ramo dell’Impero Atlantide-Nirṛti44 in Oriente?

Non si pensi che l’apparente discrepanza coi dati storici basti a tacciare di falso tutto ciò; del resto il lettore è già stato avvisato riguardo al “pregiudizio storiografico”. Le storie tradizionali seguono una tendenza ciclica, ma tutte hanno un medesimo significato. La lotta di Paraśurāma contro la ribellione del kṣatriya; la spedizione di Rama contro Laṅkā; la discesa di Kṛṣṇa come punizione per i Kaurava sono i diversi episodi di un’unica storia. La storia della lotta tra deva e asura, tra Dharma e Adharma.

Ricordiamo infine ai lettori che nel 1995 è stato scoperto nel sud-est della Turchia il sito di Göbekli Tepe45 risalente al 11000 a.C. È un complesso di almeno quindici santuari megalitici adornati da raffinati bassorilievi. La scoperta si è rivelata molto imbarazzante per gli archeologi; infatti secondo i loro pregiudizi evolutivi, gli uomini di quel millennio avrebbero dovuto essere ancora selvaggi, nutrirsi di bacche e selvaggina46, vivere come nomadi, nudi, famelici e bestiali. L’intero complesso abbandonato fu volutamente seppellito intorno al 8000 a. C. Ciò sembra indicare che dopo la sconfitta degli Atlantidi menzionata da Platone, i vincitori abbiano voluto cancellare perfino il ricordo dei loro antichi despoti.

Durgādevī

  1. Esiodo, Teogonia, 535-540 [“Nel tempo in cui gli dei e gli uomini decidevano una contesa a Mecone (antico nome di Sicione), Prometeo pose innanzi a loro, come vittima, un bue di notevole mole e, con animo benevolo, lo divise in parti”, N. d. T.].
  2. Questa civiltà, tra le più antiche del mondo, si estendeva geograficamente lungo i fiumi Sarasvati (oggi secco da almeno trentacinque secoli) e Indo, nel Subcontinente indiano [N. d. T.].
  3. Vṛṣabha, o Vrishabha è un mese del calendario solare indiano. Corrisponde al segno zodiacale del Toro e, nel calendario gregoriano, cade tra la seconda metà di maggio e la prima metà di giugno [N. d. T.].
  4. Deucalione (gr. Δευκαλίων), mitico figlio di Prometeo, fu l’unico superstite, con la moglie Pirra, del diluvio mandato da Zeus in punizione delle colpe degli Atlantidi. Da Deucalione e Pirra ebbe origine una nuova generazione umana. Zeus inviò Ermes a chiedere a Deucalione che cosa desiderasse, e avendo questi risposto che voleva avere con sé altri uomini, consigliò ai due superstiti di gettare pietre alle proprie spalle: da quelle gettate da Deucalione sarebbero sorti i nuovi uomini, da quelle gettate da Pirra le nuove donne. Da Deucalione e Pirra nacque Elleno, il capostipite degli Elleni [N. d. T.].
  5. Kaurava (sanscrito: कौरव) è un termine patronimico il cui significato è “discendente di Kuru”, leggendario re e progenitore di buona parte dei personaggi del famoso poema epico indiano del Mahābhārata [N. d. T.].
  6. Gli esseri umani [N. d. T.].
  7. Rākṣasas (sanscrito : राक्षस) significa letteralmente “esseri da cui si cerca di proteggersi”, “demoni” [N. d. T.].
  8. Terza delle quattro ere che compongono il presente ciclo umano (manvantara), corrisponde all’Età del Bronzo dei greci [N. d. T.].
  9. “… O valoroso principe! A causa di lunghi periodi di tempo, questo Yoga [per guerrieri] è scomparso da questo mondo” (Bhagavad Gītā, IV.2). “I saggi della casta reale conoscevano questo Yoga, trasmettendolo così attraverso il kṣatriya paramparā. A causa di un lungo lasso di tempo, la trasmissione di questa tradizione è scomparsa da questo mondo” (Bhagavad Gītā Śaṃkara Bhāṣya, IV.2). “O discendente di Bhārata, ogni volta che il Dharma declina e l’adharma prevale, io mi manifesto e nasco in ogni yuga, per la protezione dei virtuosi, la distruzione dei malvagi e per assicurare l’insediamento del Dharma” (Bhagavad Gītā, IV 0,7-8).
  10. Prometeo e Atlante furono puniti per le loro continue ribellioni al volere di Zeus.
  11. Popolo di nomadi iraniani che, storicamente, abitavano tra la steppa settentrionale e orientale eurasiatica e il bacino del Tarim; come gli sciti della steppa pontica con cui erano imparentati, gli Śaka erano razzialmente europei e parlavano una lingua appartenente al ramo satam delle lingue indoeuropee [N. d. T.].
  12. Nome derivato dall’antico persiano ha-mazan, donna-guerriero. La connessione tra le Amazzoni e gli sciti è interessante, perché può riguardare le origini del Tantrismo. In effetti, alcuni Āgama sostengono che il Tantrismo proviene da un continente chiamato Śāka dvīpa. In alcune descrizioni purāṇiche il Monte Meru si trova nel centro di Śāka dvīpa, che qualcuno identifica con la cosiddetta “isola” di Meroe dell’attuale Sudan. Plinio e Strabone affermano che l’antico regno egizio di Meroe era sempre stato governato da donne (vedi anche Atti degli Apostoli, VIII.27). Queste considerazioni fanno supporre una comune origine atlantidea del tantrismo orientale e dell’ermetismo egizio, dottrine molto simili tra loro.
  13. Tradizionalmente, i brāhmaṇa rappresentano socialmente il ruolo maschile e gli kṣatriya quello femminile, come in Aitareya Brāhmaṇa (VIII.27): “Io sono quello (maschio), tu sei questa (femmina), io sono il Cielo, tu sei la Terra”. Dal momento che un popolo composto solo da donne non può esistere, le Amazzoni devono rappresentare un popolo di guerrieri (ossia femmine) fuori del controllo maschile brāhmaṇico.
  14. Moglie di Ade, il Dio del Regno dei morti.
  15. Traduzione in greco di “Popoli del mare”. I greci occuparono la Grecia dopo i Pelasgi. Furono essi a tramandare che i Pelasgi avevano travolto i potenti regni cretese e miceneo, che erano le precedenti civiltà dell’area greca.
  16. A proposito di questa potenza navale, Platone aveva scritto che ognuno dei dieci feudi che componevano il regno di Atlantide aveva una flotta di mille e duecento navi da guerra.
  17. Antica città (oggi Ras Shamra) sulla costa della Siria, a nord di Latakia. Fu abitata dal Neolitico fino al 1200 a.C. circa. In seguito, il sito avrebbe ospitato solo modesti insediamenti occasionali. Ugarit acquistò importanza all’inizio del II millennio a.C. quando fu sede di un prospero regno. In tale periodo si trovava nella sfera di influenza egizia [N. d. T.].
  18. Questo è il motivo per cui in precedenza abbiamo sostenuto che l’antica Atene era stata la Sais egizia.
  19. Ciò ricorda l’origine atlantidea dei mesoamericani. Ovunque nel mondo il rosso è il cruento colore dei Re; in India è il colore dei kṣatriya.
  20. Come spesso accade, il fondatore di una nuova civiltà assume un nome che ricorda il nome di Manu, il primo uomo.
  21. Ciuffo di capelli che i brāhmaṇa portano sul capo rasato [N. d. T.].
  22. Tradizionale indumento indossato dagli uomini in India. Si tratta di un pezzo di stoffa rettangolare che viene legato intorno alla vita e scende fino ai piedi, come fosse un pareo [N. d. T.].
  23. Gli scavi di Mohenjo-Daro e Harappa hanno rivelato che la tradizione Śaiva è la più antica fede vivente nel mondo. Nel corso dei secoli, lo Śivismo sviluppò molte ramificazioni e apparve in forme diverse, dando luogo a una vasta schiera di tradizioni, ciascuna con caratteristiche filosofico-culturali-linguistiche uniche. I devoti del dio Shiva vanno dai semplici fedeli con le loro devozioni quotidiane, ai sinceri ricercatori della più alta Realtà, che perseguono le dottrine esoteriche e le pratiche yoga di vari rami dello Śivivismo [N. d. C.].
  24. Il termine (sskrt. साधना, leggi sādhanā) indica l’insieme delle pratiche rituali inerenti a una via iniziatica e, per estensione, a qualsiasi culto [N. d. T.].
  25. Secondo una leggenda, Seth aveva due figli, Gerosolimo e Giuda. La cavalcatura dei profeti biblici e di Gesù Cristo era l’asino. Secondo la Sīra di Ibn Ishaq, il Burāq che portò Muhammad al cielo era un animale “tra il mulo e l’asino” che collega l’asino ad alcuni aspetti oscuri delle religioni ebraica, cristiana e islamica. La dea Śītala cavalca un asino [Si tratta di è una divinità popolare adorata da molti fedeli d’estrazione tribale nelle regioni dell’India settentrionale, del Bengala occidentale, del Nepal, del Bangladesh e del Pakistan. Come ipostasi oscura della Dea Durgā, cura piaghe, pustole e bubboni ributtanti, come anche può procurarle ai nemici tramite le fatture dei maghi [N. d. T.].
  26. I nativi messicani di origine antlantidea chiamano lo stesso anti-Dio, Hurricane (taino: Hurakàn), uragano. Le popolazioni delle Americhe usavano tingersi il corpo di rosso, in ricordo delle loro origini. Per questa usanza essi sono noti come “pellirosse”.
  27. Kemì, “Terra nera”, antico nome dell’Egitto; successivamente al-kīmiyā in arabo.
  28. La cabalacabbalaqabbaláh o kabbalah (in ebraico: קַבָּלָה‎, letteralmente “ciò che è trasmesso”, “tradizione”) è l’insieme degli insegnamenti esoterici propri dell’ebraismo rabbinico; in un suo significato più ampio, il termine intende quei movimenti esoterici sorti in ambito ebraico al ritorno dalla cattività babilonese (520 a.C.) fino alla distruzione del terzo Tempio ad opera dei romani, nel 70 d.C. [N. d. T.].
  29. Come vedremo dopo, questi angeli non erano Deva, ma Asura.
  30. La storia del diluvio di Utnapishtim si trova nel poema epico di Gilgamesh (2500 a.C.).
  31. Ricordiamo che anche i guerrieri antidiluviani di Atene e Atlantide erano chiamati Vigilanti; vedi sopra.
  32. L’appellativo Nephilim (in ebraico נפלים), presente nell’Antico Testamento (Tōrāh), in diversi libri non canonici del Giudaismo e in antichi scritti cristiani, si riferisce ad un popolo che sarebbe stato presente sulla terra al tempo dell’incrocio tra i “figli del vero Dio” e le “figlie degli uomini”. Con l’espressione “figli del vero Dio” s’intende una parte di quegli angeli che si sono ribellati insieme a Satana. Avere rapporti con le “figlie degli uomini” era contro la loro natura, essendo, dunque, determinati solo dalla loro perversione, come narra il racconto biblico (Genesi 6.1-4: «Ora avvenne che gli uomini cominciarono a crescere di numero sulla superficie del suolo e nacquero loro delle figlie, allora i figli del [vero] Dio notarono che le figlie degli uomini erano di bell’aspetto; si presero così tutte quelle che scelsero. Dopo ciò Dio disse: “Il mio Spirito non durerà certo indefinitamente per l’uomo, in quanto egli è anche carne. Pertanto, i suoi giorni dovranno ammontare a 120 anni”. I Nephilim erano sulla terra in quei giorni e anche dopo, quando i figli del [vero] Dio continuavano ad avere relazioni con le figlie degli uomini, ed esse partorivano loro dei figli»).Il termine è utilizzato anche per i giganti che abitavano la terra di Canaan (Numeri 13.33). Un termine simile, ma con un suono diverso, è utilizzato nel Libro di Ezechiele (32.27) riferito ai guerrieri filistei morti [N. d. T.].
  33. Il Rāmāyaṇa (devanāgarī रामायण; lett. il “Viaggio (ayaṇa) di Rāma”), insieme al Mahābhārata è un grande poema epico e uno dei testi sacri più importanti dell’induismo. Il poema, attribuito tradizionalmente a Vālmīki, narra le avventure del principe Rāma, avatāra di Viṣṇu, ingiustamente esiliato e privato della sua sposa che tuttavia riconquista dopo furiosi combattimenti, unitamente al trono negato. Il nucleo originario del poema è databile tra il VI e il III secolo a.C., e la sua redazione conclusiva va invece ascritta ai primi secoli della nostra era [N. d. T.].
  34. Laṅkā è la versione sanscrita di Taprobane; con quest’ultimo nome gli antichi navigatori greci, romani e arabi indicavano l’isola che nella tradizione occidentale suole essere chiamata Ceylon (corruzione inglese per Siṃhala, la terra del leone) [N.d.T.].
  35. Di solito si ritiene che il nome rākṣasa derivi da rākṣas, vigilante, con lo stesso significato degli egregori del Libro di Enoch. Tuttavia, è possibile avere un’altra origine etimologica da raka (menstruum) e rakta (sangue, rosso).
  36. Yakṣinī, semi-divinità indiane femminili, sorta di driadi delle foreste, legate al culto della vita; erano venerate quali simboli della fecondità e della salute dei bambini. La loro raffigurazione, nell’accentuazione delle caratteristiche erotiche del corpo, è sempre associata al motivo dell’albero, a cui esse si tengono flessuosamente allacciate [N. d. T.].
  37. Il dovere castale, il dharma del singolo individuo [N. d. T.].
  38. La condizione “diabolica”
  39. Letteralmente significa “bosco intricato di piante selvatiche di cotone”, ossia le giungle dove vengono segretamente compiuti sacrifici cruenti.
  40. Bhadrakālī (sanscrito: भद्रकाली, letteralmente “la buona Kālī”) è una dea hindū popolare nel sud dell’India. È una delle forme feroci della Dea Ādi Paraśakti o Durga [N. d. T.].
  41. La tradizione tantrica presenta molte somiglianze con questo dharma dei rākṣasa. Quando il Tantrismo è fuori dal controllo di brāhmaṇa e la prevale ricerca dei poteri, emerge il suo carattere atlantideo.
  42. I poteri ottenuti con la pratica di uno yoga sādhana [N. d. T.].
  43. Sono quei rākṣasa che si manifestano in forma umana [N. d. T.].
  44. Nirṛti (निरृति) è la dea della morte e della corruzione e uno dei Guardiani dei punti cardinali, e precisamente il sud-ovest e il sud. Il nome nir-ṛt ha il significato di “assenza di ṛta, senza legge” [N. d. T.].
  45. Göbekli Tepe (trad. “collina tondeggiante” in turco) è un sito archeologico, situato a circa 18 km a nordest dalla città di Şanlıurfa nell’odierna Turchia, presso il confine con la Siria, risalente all’inizio del Neolitico o alla fine del Mesolitico. Vi è stato rinvenuto il più antico esempio di tempio in pietra: iniziato attorno al 9500 a. C., la sua erezione dovette interessare centinaia di uomini nell’arco di tre o cinque secoli. Le più antiche testimonianze architettoniche note in precedenza erano le ziqqurat sumere, datate 5000 anni più tardi. [N. d. T].
  46. Avrebbero dovuto essere cioè dei decerebrati cacciatori-raccoglitori, come vuole una certa antropologia che non vede più in là dell’economia e del “progresso tecnologico”.