57. Ludibria Rosicruciana

Cos’era andato a fare in Boemia John Dee dal 1583 al 1589, durante la sua missione segreta? Generalmente si dice che, assieme al suo compagno negromante e mago Edward Kelley, avesse visitato a Praga Rodolfo II d’Asburgo (1552-1612). A corte, i due avrebbero coinvolto l’Imperatore in evocazioni di angeli e in riti di possessione, in cui Kelley svolgeva il ruolo di medium1. Correva anche voce, mai confermata, che in quell’occasione Dee avesse incontrato Rabbi Judah Loew, qabbalista noto per il suo misticismo messianico e per le sue pratiche di magia2. In realtà John Dee passò quasi tutto quel periodo a Trebon ospite del potente principe Villem von Rosenberg3 (1535-1592), dove fondò un circolo d’amici che, per la sua riservatezza, sarebbe meglio definire una società segreta. Certamente membro di questo circolo fu il fratello minore del suo ospite, Peter Vok von Rosemberg (1539-1611), che abbandonò il cattolicesimo in favore del calvinismo, il suo amico Christian von Anhalt (1568-1630) e il qabbalista ermetico paracelsiano Oswald Croll (1563–1609).

La sotterranea azione politica svolta da John Dee in Boemia coincide temporalmente con la sospetta presenza di Giordano Bruno alla corte di Rodolfo II nel 1588. Anche in questo caso, l’Imperatore rapidamente si liberò della presenza dello spione al servizio dell’Inghilterra, licenziandolo con una semplice elargizione di denaro. Anche Bruno, nel corso delle sue tappe in Germania e in Boemia, fondò delle società segrete ‘giordaniste’ che ricorrevano a rituali magici d’ispirazione ‘egizia’4.

Nell’immediato, quelle due missioni segrete risultarono fallimentari. Tuttavia, come vedremo qui di seguito, esse gettarono i semi per una eversione su vasta scala che condurrà ai disastri della guerra dei trent’anni. Cosa si prefiggevano queste spie della neonata Intelligence inglese è presto detto: lo scopo era quello di ostacolare la controriforma cattolica che, lentamente, stava riconquistando larghe aree della Germania. Ma soprattutto cercavano di minare la vera potenza cattolica rappresentata dal Sacro Romano Impero. L’Inghilterra elisabettiana, nonostante le sue smodate ambizioni imperialiste, era ancora una potenza di terzo ordine5. John Dee, anglicano ultranazionalista, durante la sua missione nell’Europa continentale, attenuò i toni della sua fede nella ‘chiesa’ d’Inghilterra, per predicare il superamento delle rivalità tra le diverse sette protestanti a nome di un fantasioso esoterismo universalistico riformatore radicato nell’humus dell’occultismo ermetico-qabbalistico6. Lo scopo perseguito era quello di infiltrare nascostamente le sette protestanti e le potenze continentali al fine di fare della corona inglese il grande manovratore occulto dei destini dell’Occidente. Anche Giordano Bruno, ossia la spia inglese Henry Fagot, cospirò in tal senso. Totalmente agnostico, considerava le diverse correnti protestanti strumenti utili alla distruzione del cattolicesimo e del Santo Impero7. Il suo interesse si concentrava sulla predicazione esplicita della magia ‘egizia’ quale strumento di riforma della mentalità.

A quanto pare lo scopo dei maghi a servizio dell’Intelligence inglese era quello di raggirare l’Imperatore Rodolfo, che era anche re di Boemia, in modo da ottenere il controllo del Sacro Romano Impero8. Praga, dove Rodolfo aveva spostato la capitale dell’Impero, rappresentava un nodo strategico importante, in quanto il re di Boemia era uno dei sette elettori imperiali. In pratica si tentava per vie traverse di ottenere il controllo della cristianità dopo lo scacco del 1519, allorché né Francesco di Francia né Enrico VIII Tudor erano riusciti a farsi eleggere Imperatore.

Rodolfo II, come spesso accade a coloro che sono affascinati dall’occulto, non era una persona molto equilibrata. In un periodo di gravi tensioni provocate dalla divisione protestante della cristianità e dalle guerre scatenate dai diversi principi, soprattutto tedeschi e olandesi, che approfittavano per ritagliarsi uno stato indipendente, Rodolfo rappresentava un vero problema. Invece di assumere la direzione della situazione, egli preferiva rinchiudersi nel suo castello di Praga, dedicandosi a tentativi di magia cerimoniale e a collezionare grimorii e automata, i giocattoli degli occultisti. Sinceramente cattolico e fautore della controriforma, non dava molto peso alla minaccia per la pace rappresentata dall’aggressività protestante. Non era neppure preoccupato per la propaganda degli eretici hussiti, esercitata nella stessa Praga9. Fu così che nel 1608 un consiglio di famiglia lo destituì da ogni suo incarico10.

Una volta ritornato in Inghilterra, il fallimento della missione europea costò a John Dee i favori della corona, costringendolo a una vita di privazioni e di oblio11.

Alla morte di Elisabetta I successe al trono Giacomo VI Stuart, re di Scozia. Divenuto Giacomo I d’Inghilterra fu una figura di sovrano molto particolare che rappresentò una discontinuità rispetto ai sogni imperialistici dei Tudor. Fervente cattolico12, rivendicava però ampie autonomie dal pontefice romano, coerentemente con l’idea di monarchia assoluta che si stava imponendo ovunque in Europa. Fu avverso alle teorie e pratiche della magia13 e ostile al protestantesimo, in particolare al puritanesimo14. Tuttavia il suo potere fu parzialmente ostacolato dal Parlamento elisabettiano da cui i cattolici erano esclusi15. Il Parlamento influì pesantemente sulle scelte protestanti dei figli del Re.

Nel frattempo, i semi velenosi sparsi da Dee e da Bruno negli ambienti protestanti della Germania avevano cominciato a germogliare. Nell’anno 1604 apparve un curioso libro intitolato Naometria di Simon Studion, tardo umanista paracelsiano. Il libro è un classico esempio di letteratura “profetica”, confezionato all’unico scopo di influenzare l’andamento degli avvenimenti in una determinata direzione. In esso si predice un’alleanza tra Giacomo I d’Inghilterra, Enrico IV re di Navarra e poi di Francia, e il duca Federico di Württemberg16. Questi tre principi sarebbero riusciti in breve ad abbattere il potere dell’Anticristo, ossia la chiesa cattolica, e a sconfiggere l’islam, provocando così il ritorno di Cristo e l’inizio del millennio di pace protestante. Ovviamente tutto ciò non si verificò affatto. La Naometria potrebbe perciò essere considerata non degna d’attenzione, se non fosse per un unico particolare: in una pagina è riprodotto il sigillo di Lutero, in un contesto che è già rosacruciano17.

Nel 1613 fu celebrato il matrimonio tra Elisabetta, figlia di re Giacomo, e un Elettore imperiale, il conte palatino Federico V. Francis A. Yates relata con minuzioso entusiasmo i festeggiamenti, le scenografie, le farse, le commedie teatrali18 e le pompose processioni che furono allestite per l’occasione. Il suo entusiasmo compartecipa delle speranze di tutte le sette eretiche anticattoliche di allora. È alquanto evidente che tutto questo contorno artificialmente allegorico del matrimonio principesco è il fatto storico a cui Andreæ s’ispirò per le sue Nozze chimiche di Christian Rosencreutz. Anche il castello di Heidelberg, sede dell’Elettore palatino, con i suoi giardini ‘simbolici’, con le sue collezioni di libri di magia, stregoneria e alchimia, con il suo museo di mirabilia e di automata, è stato il modello per il romanzesco castello in cui Rosencreutz fu ‘iniziato’ ai sette gradi dell’Ordine della Pietra d’Oro19.

La coppia principesca, oggetto di vera adorazione da parte di tutte le sette protestanti, in realtà era composta da due giovinetti di debole carattere e del tutto in balia di chi li manovrava. Il loro burattinaio fu Christian von Anhalt, che già abbiamo trovato appartenente al circolo di Dee durante la sua permanenza al castello di Trebon. Egli fu il regista di tutta la pantomima delle nozze palatine e della loro rovina finale. Nel 1617 la Dieta di Boemia riconosceva il cattolico Ferdinando d’Asburgo quale re di Boemia. Tale successione non fu gradita agli hussiti che l’anno successivo defenestrarono i legati reali20 e si sollevarono contro la corona. Gli hussiti, dietro pressione del principe di Anhalt e dei suoi accoliti calvinisti, elessero come anti-re l’Elettore palatino Federico V.

La manovra politica era spudoratamente evidente: gli Elettori dell’Imperatore erano sette di cui tre ecclesiastici e quattro laici21. Tre Elettori laici erano protestanti, il re di Boemia, un Asburgo, era cattolico. Con il colpo di stato in favore dell’Elettore palatino, Federico avrebbe disposto di due voti, rovesciando la maggioranza a favore degli eretici. Così si poteva realizzare lo stravolgimento del Santo Impero in una confederazione di stati protestanti e anticattolici. L’avventura durò meno di un anno: il comandante in capo dei rivoltosi, il principe Christian von Anhalt si dimostrò pessimo stratega e l’esercito luterano-calvinista-hussita fu massacrato nella battaglia della Montagna Bianca, l’8 novembre 162022. La notizia del rovescio raggiunse i due giovani usurpatori della corona di Boemia mentre pranzavano nel castello di Praga. Si diedero a disordinata fuga, abbandonando tutti i loro averi. Così Federico V e Elisabetta persero non soltanto la corona di Boemia, ma anche la contea elettorale del Palatinato, rafforzando la cattolicità dell’Impero. Vissero in esilio a spese di qualche feudatario olandese e tedesco ancora legato alla causa sfortunata e di qualche aiuto da parte del Parlamento inglese23.

Quella fu la prima di una serie di vittorie imperiali; se più tardi non fosse intervenuto il re di Svezia a sostegno dei protestanti, la riforma sarebbe stata spazzata via del tutto. Ma lasciamo il terreno della semplice politica e ritorniamo a esaminare i risvolti pseudo-iniziatici di quegli accadimenti. Ciò che appare chiaro è che i tre documenti rosacruciani, sull’onda delle missioni sovversive di Bruno e di Dee, volevano ispirare una riforma occultistica dell’Europa; essi si presentavano come la continuazione profetica della Naometria di Studion, allo scopo di influenzare occultamente la mentalità corrente per accettare come provvidenziali i cambiamenti socio-politici da loro perseguiti. Tuttavia qualcosa non era andato per il verso giusto.

È curioso che perfino lo stesso Andreæ, autore delle Nozze Chimiche, anche prima del disastro della Montagna Bianca24 avesse preso le distanze dal movimento rosacruciano. Nelle sue opere successive definì la Fama, la Confessio e la Chymische Hochzeit con il termine latino di ludibria. Il significato immediato di ludibrium è quello di scherno, beffa, presa in giro, ma nel linguaggio drammatico era usato per definire la farsa, che non toglie nulla al suo senso poco serio. Nel suo Mythologiæ Christianæ Libri Tres del 1619, usando ancora il linguaggio teatrale, Andreæ affermava: “Non ho assolutamente nulla a che vedere con essa [la fraternità R+C]. Non molto tempo fa, quando accadde che alcuni letterati stavano preparando una rappresentazione di certi circoli intellettuali, mi sono avvicinato loro per osservarli, dato che la moda attuale è quella di cercare avidamente le notizie più nuove. Da spettatore, non senza un certo piacere, ho assistito a una diatriba tra scritti, ma, subito dopo, ho visto un completo cambiamento di protagonisti. Siccome il teatro è ormai pieno di litigi, con violenti scontri di opinione, anche se espressi per mezzo di allusioni ambigue e congetture maligne, ho deciso di tirarmene fuori completamente, per non avere alcun ruolo in una vicenda così sospetta e rischiosa”. Così egli rinnegava spudoratamente la sua partecipazione in prima persona alla farsa rosacruciana in quanto autore delle Nozze Chimiche, aggiungendo tutta la sua riprovazione per il cambiamento di rotta, di personaggi ispiratori e di fini, avvenuto nella fraternità.

A questo proposito, la Yates ha tutte le ragioni per affermare che l’idea iniziale di una fraternità immaginaria era stata dirottata sul terreno dello scontro politico, religioso e bellico. Si era formata una società segreta concreta che, invece di promuovere una mentalità pseudo esoterica protestante, interveniva fattivamente per alterare gli equilibri dell’Occidente a favore di nuovi e sconosciuti padroni. La ricercatrice del Warburg Institute afferma che la nebulosa non organizzata di occultisti, che avevano fantasticato di ‘adepti’ rosacroce e di Fraternità rosacrociana, era stata infiltrata da ‘superiori sconosciuti’, diremmo noi, e trasformata in una organizzazione reale e inaccessibile. Questi infiltrati, presumibilmente estranei al cristianesimo, indussero Andreæ a ritornare precipitosamente sui suoi passi e, in contrapposizione, a dar vita a una Societas Christiana,di cui scrisse il manifesto di fondazione intitolato Reipublicæ Christianopolitanæ Descriptio25. L’ipotesi dell’infiltrazione estranea è rafforzata dalla condotta di Michael Maier26 (1568-1622), che taluni considerano essere stato l’autore della Fama e della Confessio. Maier aveva sostenuto a più riprese che i rosacroce formavano una confraternita reale, pur protestando di non esserne affiliato. Dopo il disastro dell’avventura rosacruciana in Boemia, nel 1622 pubblicò il libro Cantilenæ intellectuales de Phœnice redivivo. In quest’opera egli riduceva l’importanza della cospirazione rosacruciana a uno scherzo, affermava che gli ideali di riforma universale erano stati traditi da infiltrazioni estranee e profetava di una imminente resurrezione del movimento, questa volta vincente.

L’ultimo rosacruciano dell’epoca che stiamo indagando fu l’inglese Robert Fludd. Medico paracelsiano ed ermetista anglicano, da giovane viaggiò in Europa. In particolare si fermò in Germania dove entrò in contatto con Michael Maier e con gli editori De Bry. Non c’è dubbio che Fludd avesse così continuato l’opera di persuasione occulta iniziata da John Dee, di cui era grande ammiratore. In seguito aveva affermato di aver tentato invano di mettersi in contatto con gli autori della Fama e della Confessio Fraternitatis. Soprattutto dopo il fallimento del movimento di ‘Riforma rosacrociana’ dell’Europa, egli insistette a dire di non essere mai riuscito ad avere contatti con i veri rosacroce. In questo modo prendeva le distanze da quell’impresa, pur confermando la sua simpatia per le idee originali del movimento. In qualche modo, anch’egli come Andreæ e Maier, testimoniava di una intromissione estranea che aveva condotto a una deviazione dagli ideali originali la quale, a sua volta, aveva provocato la rovina dell’avventura boema.

Nonostante la confusione, spesso creata ad arte, a proposito della rosacroce e dei rosacruciani, è necessario tirare le giuste somme dai dati che abbiamo esposto nella nostra indagine sulla fine del medioevo e l’inizio dell’evo moderno.

1. Nell’ambito della tradizione cattolica, ovvero nell’area europea coincidente con l’Impero d’Occidente (Sacro Romano Impero), dopo il ritiro dell’iniziazione monastico-sacerdotale, la distruzione dell’Ordine del Tempio segnò la fine delle vie iniziatiche cavalleresche27. Rimasero viventi le organizzazioni iniziatiche di mestiere.

2. Il vuoto lasciato dalla scomparsa del sapere sacerdotale fu surrogato dall’affioramento del misticismo, fenomeno non iniziatico e, in qualche modo, ‘spontaneo’.

3. L’ermetismo ‘cristiano’ fu una ricostruzione libresca operata da eruditi occultisti rinascimentali, senza alcuna trasmissione reale dall’ermetismo alessandrino né da quello arabo.

4. Chi si pose il problema della trasmissione iniziatica si rivolse alla qabbalah ebraica. Anche in questo caso non avvenne alcuna trasmissione. Anzitutto perché gli ermetisti rinascimentali furono attratti dalla deviazione mistica, magica e apocalittica della qabbalah; in secondo luogo, poiché non si convertirono al giudaismo, ma inventarono una qabbalah cristiana che avrebbe avuto lo scopo inverso, quello di convertire gli ebrei. Non avendo più alcuna nozione circa la trasmissione iniziatica, gli intellettuali del rinascimento sovrapposero la magia qabbalistica sulla magia ermetica ‘cristiana’, di dubbia regolarità persino ai loro occhi.

5. Il nuovo pensiero fu costruito come un marchingegno per distruggere tutto ciò che rimaneva della tradizione medievale: le vie iniziatiche di mestiere ancora esistenti, la struttura ecclesiale con la sua teologia e l’ideale del Santo Impero.

6. La contemporanea diffusione delle eresie ‘cristiane’, hussite, luterane, calviniste e anglicane diede lo spunto per considerare l’inizio di una nuova era e di una nuova ‘religione laica’ adattata ai nuovi tempi. I maghi rinascimentali, convinti di rappresentare un’élite intellettuale, manovrarono per innestare il loro occultismo qabbalista-ermetico come un nuovo pseudo esoterismo all’interno e al di sopra della nuova pseudo religione. Il problema era: come compattare tra loro le varie sette ereticali per farne una ‘religione universale’?

7. Davanti all’efficacie reazione antiprotestante e anti rinascimentale della controriforma cattolica, le diverse sette cominciarono ad accordarsi. Di questa situazione si avvantaggiò l’Inghilterra elisabettiana.

8. Similmente, le diverse correnti occultistiche trovarono nella leggenda rosacruciana il loro punto di aggregazione.

Quello che è certo è che fino alla comparsa dei manifesti rosacruciani nessuno aveva mai sentito parlare di una tale fraternità: oltre alla Fama, alla Confessio e alle Nozze Chimiche, non esiste alcun altro documento attribuibile ai rosacroce che ne attesti l’esistenza. Gli altri scritti che furono pubblicati nel medesimo periodo e che citano i rosacroce sono, almeno ufficialmente, letteratura di supporto. I loro autori se ne dichiarano ammiratori, ma confessano di non far parte del ‘Collegio Invisibile’28. Perciò, per esaminare l’argomento, ci si deve attenere rigorosamente soltanto a quelle tre fonti. Che rosacroce definisca un grado di realizzazione corrispondente al perfezionamento dello stato umano e non una organizzazione definita è una pura illazione, in piena contraddizione con i tre documenti summenzionati. Infatti i rosacroce vi appaiono come coloro che sono associati alla medesima Fraternitas o ‘Collegio Invisibile’29.

Non è nemmeno possibile sostenere che i rosacroce siano stati gli iniziati cattolici sopravvissuti alla distruzione dell’Ordine del Tempio, che si riorganizzarono in accordo con gli iniziati all’esoterismo islamico per mantenere un legame apparentemente interrotto, anzitutto perché dal 1314 al 1616 non è mai stato menzionato il nome di rosacroce30 e, in secondo luogo, perché i tre documenti trasudano odio sia nei confronti del cattolicesimo sia dell’islam. Al contrario, per i rosacroce l’unica fonte di sapere menzionata è la qabbalah.

Non è neppure accettabile che i rosacroce siano stati degli iniziati di così elevata realizzazione da sfuggire a qualsiasi indagine storica: sarebbero forse stati costoro tanto al di sopra di Lao Tze, Chuang Tze, Lie Tze, di Gauḍapāda, Śaṃkara, Sūreśvara, di Abd al-Qādir Jīlānī, Ibn ‘Arabi, Abd al-Karīm al-Jīlī, di Origene, Eckhart, Dante, che hanno lasciato chiare tracce della loro esistenza terrena assieme a opere celeberrime? Dichiarare di non trovare le tracce di personaggi così importanti per le sorti umane ricorda quelle dei mahātmā teosofisti o dei bābājī himalayani della new age indiana. Vale a dire che richiede una fede cieca da parte degli ingenui nei confronti di chi espone tesi prive di ogni fondamento. E che questo sia un retaggio occultistico, è dimostrato dal fatto che si dà per certo che i ‘veri rosacroce’ avrebbero abbandonato l’Europa per l’Asia, attorno al 1648, data della pace di Westfalia. C’è da chiedersi se il rifugio asiatico dei rosacroce non debba essere identificato con la misteriosa Damcar. I ‘veri rosacroce’, in questo modo, si sarebbero ritirati in quel luogo a leccarsi le ferite dell’insuccesso boemo, per poi ritentare l’infiltrazione dell’Europa qualche decennio più tardi. Tra le fonti è citato infatti anche l’occultista Saint-Yves d’Alveydre. Evidentemente gli occultisti possono aver avere accesso a notizie storiche segrete, negate perfino agli iniziati31!

Gian Giuseppe Filippi

  1. Un testimone contemporaneo, citato da Evans, afferma che l’Imperatore accolse i due maghi con un certo interesse; il sovrano, sebbene attratto da tutto ciò che fosse occulto, rimaneva sinceramente cattolico; perciò ben presto si insospettì dei fini perseguiti da Dee e Kelley, e li allontanò dalla corte (Robert John Weston Evans, Rudolf II and His World: A Study in Intellectual History, 1576-1612, Oxford, Oxford University Press, 1973, pp. 218-228).
  2. La pratica della magia da parte di questo rabbino pare, invece, essere una leggenda inventata in epoca romantica. Moshe Idel, pur convalidando la devianza mistico-estatica della qabbalah e il millenarismo di Loew, nega in modo convincente ogni sua inclinazione nei confronti della magia e, in particolare, che avesse mai costruito un golem (Golem. Jewish Magical and Mystical Traditions On the Artificial Antropoid, Albany, State University of New York Press, 1990, pp. 251-258).
  3. Peter French, cit. pp. 224-228. Benjamin Woolley, The Queen’s Conjurer: The Science and Magic of Dr. John Dee, Advisor to Queen Elizabeth I, New York, Henry Holt and Co., 2001.
  4. Francis A. Yates, Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, Chicago, University of Chicago Press, 1964, pp. 312-313.
  5. Alla fine del ‘500 l’Impero, il regno di Spagna e quello di Francia erano le potenze europee di prim’ordine. In second’ordine si contavano la Repubblica di Venezia, il regno di Polonia, il regno d’Ungheria.
  6. Universalistico, ma che, ovviamente, escludeva la chiesa di Roma. È anche di questo periodo l’invenzione di una caricatura di catena iniziatica magico-ermetico-qabbalistica, a cominciare da Lullo, Ficino, Pico della Mirandola, per poi proseguire con Reuchlin, Zorzi, Agrippa, Paracelso, Bruno e Dee, sebbene molti di questi non si fossero mai incontrati di persona.
  7. Giordano Bruno riuscì a essere dichiarato eretico non solo dalla chiesa cattolica, finendo nel modo che si era meritato, ma anche da calvinisti e luterani.
  8. Si noti la modernità di tutte queste ignobili manovre politiche ammantate di ‘universalismo’, di ‘liberazione dal passato oscurantista’ e d’‘amore per il prossimo’.
  9. La Dieta di Praga era di fatto monopolizzata dagli hussiti. Infatti nel 1419 i rappresentanti cattolici erano stati defenestrati (vale a dire scaraventati fuori dalla finestra) dai parlamentari hussiti e massacrati in piazza da una inferocita folla di eretici. Ciò diede inizio alla rivolta hussita. Da allora e per un paio di secoli i cattolici non furono più accolti nella Dieta.
  10. La sua reazione fu debole: tentò con una Carta di Maestà di attirarsi l’appoggio dei protestanti concedendo loro libertà di culto. Ma ormai era stato estromesso da ogni potere eccetto dal solo titolo imperiale e tale manovra non ebbe alcuna conseguenza.
  11. Sarebbe interessante sapere di più sulla presa di distanza dei fratelli Francis e Antony Bacon (entrambi nobilitati da Elisabetta) da John Dee e dalla sua diffusione dell’occultismo ermetico-qabbalistico. Entrambi fondatori e agenti dei servizi segreti inglesi, i Bacon, dopo il fallimento della missione Dee-Kelley, volsero le spalle all’occultismo, ormai sospetto di magia nera, per predicare in sua vece gli avanzamenti della scienza e della meccanica. Questa nuova tendenza culminò nel 1605 con la pubblicazione di Of the Proficience and Advancement of Learning, Divine and Human di Francis Bacon, primo documento di ciò che nel secolo successivo assumerà la forma di ‘religione laica’ basata sulla fede nel progresso illimitato, fede ancor oggi incrollabile presso le masse.
  12. Fece tradurre la Bibbia, sotto suo costante controllo. La Bible of King James ancor oggi appare la migliore esistente in una lingua volgare.
  13. Fu l’autore dell’interessante studio intitolato Dæmonologie in cui acutamente sottolinea i sottili rapporti tra stregoneria e riforma protestante.
  14. Nome che assunse in Inghilterra la forma estrema di calvinismo. Ovviamente F. A. Yates dipinge questo sovrano colto e raffinato come uno sciocco bigotto affetto da problemi mentali; la preferenza della ricercatrice del Warburg Institute andava istintivamente a favore dell’animalesco Enrico VIII (The Rosicrucian Enlightenment, London, Routledge & Kegan, 1972, ch.II).
  15. Tale esclusione continuò fino all’Emancipation Act del 1829.
  16. Dei tre, il duca di Württemberg era l’unico davvero luterano. Enrico IV di Navarra aveva abiurato il calvinismo pur di diventare re di Francia (Paris vaut bien une messe). Tuttavia, i protestanti, a ragione, dubitavano della sincerità di tale conversione; inoltre la corte francese era fortemente influenzata dal partito dei cattolici ‘politiques’, ambiguamente amichevoli nei confronti degli ugonotti. Il terzo membro dell’alleanza, Giacomo Stuart, era sinceramente cattolico, anche se la sua politica estera fu spesso condizionata da un parlamento composto esclusivamente da anglicani e puritani. La profezia di Studion era dunque più basata sulle speranze dei protestanti che su dati reali.
  17. A.E. Waite, Brotherhood of the Rosy Cross, London, William Rider & Son Ltd., 1924, pp. 36, 639 e segg. Waite fa giustamente notare che la pubblicazione della Naometria fu concomitante con la prima edizione delle Nozze chimiche di J.V. Andreæ. Le coincidenze, in questi frangenti, non sono affatto casuali, ma sono calcolate per lanciare messaggi settari.
  18. Tutte le attività rosacrociane sono state accompagnate da spettacoli propagandistici inscenati da compagnie di commedianti inglesi. Persino Inigo Jones, secondo la Yates (The Rosicrucian Enlightenment, cit., I ch.), raggiunse Heidelberg come scenografo e costumista teatrale per il grande matrimonio carnascialesco. L’amore per le scenografie, le processioni, le parate e ogni altra vuota formalità cerimoniale sono ancora oggi caratteristiche della mentalità britannica.
  19. Ordine di fantasia che allude chiaramente alla pietra filosofale. Non è un caso che nei libelli di propaganda protestante le nozze di Elisabetta e Federico del Palatinato abbondino di insegne degli ordini del Toson d’Oro e della Giarrettiera, succedanei borghesi degli antichi e autentici ordini monastico-cavallereschi.
  20. Quella volta ci furono soltanto dei feriti. Pare che la defenestrazione sia un’abitudine inveterata dei sovversivi boemi: l’ultima è stata quella del ministro Masaryk che, nel 1948, diede inizio alla dittatura comunista in Cecoslovacchia. Anche nel 1483 il borgomastro di Praga e i suoi consiglieri furono defenestrati da rivoltosi hussiti.
  21. Rispettivamente i vescovi di Colonia, Treviri e Magonza e il re di Boemia, il duca di Sassonia, il margravio di Brandeburgo e il conte del Palatinato Renano.
  22. Tra il 1619 e il 1620 Jacob Böhme si recò a Praga più volte. È improbabile che il mistico protestante e qabbalista ermetico abbia scelto quel periodo all’unico scopo di vendere scarpe ai rivoltosi.
  23. Della catastrofe fu incolpato Giacomo d’Inghilterra per non aver aiutato la figlia in quella impresa sciagurata. In realtà lo Stuart era scopertamente avverso alle manovre dei protestanti. Infatti, in tutti i modi aveva tentato di equilibrare il matrimonio della figlia con un principe calvinista di scarsa importanza con le ben più prestigiose nozze tra il figlio e una infanta di Spagna.
  24. Anche se in precedenza Cartesio aveva cercato invano di mettersi in contatto con i rosacroce, alla fine scelse il campo cattolico e partecipò alla battaglia della montagna Bianca tra le file degli Imperiali.
  25. A questo argomento F.A. Yates dedica l’intero capitolo XI del suo The Rosicrucian Enlightenment.
  26. Giordanista luterano, alchimista paracelsiano, mago ermetico e amico di Christian von Anhalt, fu per un breve periodo medico di Rodolfo II, di Giacomo I Stuart, del principe di Nassau, traditore dell’Impero e zio di Federico V del Palatinato renano e, infine, del Langravio Maurizio de Hesse-Kassel. È curioso che i biografi non abbiano mai sospettato di una sua attività spionistica.
  27. Come accadde per l’iniziazione monastica che declinò e sparì in poche generazioni dopo la riforma del monachesimo iniziata alla fine del X secolo, così la distruzione dell’Ordine del Tempio segnò l’inizio della scomparsa delle iniziazioni guerriere. Tuttavia per circa un secolo ancora rimasero delle sopravvivenze. L’ultimo segno di continuità che affiorò a metà del XV secolo fu la Mort d’Arthur di Sir Thomas Malory, anche se si ignora chi fosse in realtà quell’autore. Certamente si tratta di uno dei più begli esempi di romanzi iniziatici templari, sebbene con tracce di contaminazioni ermetiche.
  28. Come s’è già visto, neppure il simbolo della rosacroce era mai stato conosciuto né usato in precedenza, almeno fino alla sua prima apparizione grafica nella Naometria di Simon Studion, ricalcato sul sigillo di Martin Lutero.
  29. Il Collegio era inizialmente composto da quattro membri e, solo in seguito, da otto: mai da dodici.
  30. E, per la verità, tale nome era del tutto sconosciuto anche prima della distruzione dell’Ordine Templare.
  31. Basta una rapida lettura del numero speciale di Le Voile d’Isis (agosto-settembre 1927) dedicato ai rosacroce per rendersi conto di tali aberranti fantasie.