15 Agosto, 2018

27. La separazione di esoterismo ed essoterismo nella Chiesa primitiva

La separazione di esoterismo ed essoterismo nella Chiesa primitiva

Nelle epistole, San Paolo dimostra una buona conoscenza delle dottrine misteriche elleniche. In particolare, come i pitagorici e i platonici, egli distingueva nell’aggregato umano tre livelli: il corpo grossolano (ὕλη, hyle, lett. la sostanza), l’anima (ψυχή, psykhé) e lo spirito (πνεῦμα, pnéuma). In questo modo, secondo la preponderanza d’un livello sugli altri, suddivideva gli esseri umani in tre categorie: carnali, psichici e pneumatici. Questo corrisponde esattamente alla tripartizione dei tipi umani in tāmasarājasa sāttvika caratteristica dell’Induismo (I Corinzi, 15.44). Per esplicita dichiarazione, San Paolo insegnava la dottrina adattandola a questi tre livelli, a seconda dei discepoli cui si rivolgeva: “Noi non abbiamo ricevuto lo spirito dal mondo, bensì lo spirito che viene da Dio, perché conosciamo le cose che Dio ci ha gratuitamente donato, e di queste noi parliamo, non con parole suggerite dalla sapienza umana, ma con quelle insegnate dallo spirito, adattando dottrine spirituali a uomini spirituali. Ma l’uomo psichico non accetta le cose dello spirito di Dio, che per lui sono follia, e non può comprenderle, perché sono viste dal livello spirituale. Invece l’uomo spirituale giudica tutto, e non è giudicato da nessuno. Infatti «chi ha conosciuto il pensiero del Signore, da potergli fare da maestro?». Noi invece possediamo l’intelletto (noùs) di Cristo. Ed io, fratelli, non posso parlare a voi come a uomini spirituali, ma come a uomini carnali, come dei bambini in Cristo. Vi dovetti dare del latte da bere e non del cibo solido, perché non lo potevate ricevere, anzi non lo potete neppure ora. Infatti, siete ancora carnali: dal momento che ci sono ancora tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali e non seguite l’umanità?“ (I Cor. 2.12- 3.3). Perciò S. Paolo non fu semplicemente il creatore dell’essoterismo cristiano nella sua forma religiosa, ma anche un maestro d’iniziazione (dīkṣāguru) per discepoli “psichici” e per discepoli “pneumatici”. Si deve risolvere un ultimo problema: se S. Paolo non incontrò mai Gesù Cristo, da chi aveva ricevuto la trasmissione della dottrina cristiana? La risposta è già nella citazione che precede: dallo spirito (anugrāha) che viene da Dio. Si sa che dopo essere stato folgorato da una repentina intuizione, egli si recò presso un gruppo d’iniziati che abitavano a Damasco. Essi, e in particolare un tale Anania, lo istruirono. Non c’è dubbio che si trattasse di un gruppo esseno, rifugiatosi in quella città. La fonte di S. Paolo era stata la medesima che aveva inviato Gesù tra i giudei come Messia. Perciò in S. Paolo troviamo la confluenza di due percorsi iniziatici: uno gnostico ellenistico e un esseno.
Una funzione simile svolse anche il kohen Giovanni, l’evangelista. Egli, dapprima discepolo di S. Giovanni Battista, perciò esseno, divenne poi uno dei discepoli segreti del Cristo. Il suo Vangelo, sebbene fosse il più gnostico tra quelli diventati canonici, era rivolto anche alle masse dei fedeli del neonato cristianesimo. La sua opera iniziatica è l’Apocalisse, testo che pone insuperabili difficoltà a un’interpretazione teologica esteriore. Nell’Apocalisse ritroviamo il concetto dei tre livelli dell’uomo e, su quella base, la concezione della trasmigrazione delle anime e dell’avvicendarsi dei cicli cosmici: “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima s’erano dissolti.” (Apocalisse, 21.1). Anche in S. Giovanni è evidente la conoscenza delle dottrine esoteriche sia della Gnosi ellenistica sia dell’essenismo.
Chi seguiva una via iniziatica dell’esoterismo cristiano dei primi secoli aveva due scelte di vita: la prima consisteva in un isolamento monastico, soprattutto in plaghe desertiche, lontane da villaggi e città. Conosciamo il nome solamente di alcune personalità rese famose per i loro insegnamenti, poiché la vita che essi conducevano prediligeva l’anonimato e l’isolamento, perciò questi monaci seguirono prevalentemente la tradizione anacoretica degli esseni. L’altra scelta di vita fu quella delle scuole (simili agli Śaṃkara Pīṭha) con una sede fissa che raccoglieva i discepoli attorno al maestro. Tra queste, la sede più prestigiosa per produzione di testi di elevato contenuto iniziatico, fu certamente la scuola d’Alessandria d’Egitto. In questo caso è facile la ricostruzione della paramparā. Il primo nome importante è quello di Dionigi l’Aeropagita. Era cittadino ateniese membro del Tribunale supremo (Aeropago) della città. Fu uno dei pochi greci a diventare discepolo di S. Paolo. Il suo insegnamento fondamentale è la cosiddetta teologia negativa (o apofatica, sskr. nirguṇa prakriyā), che Dionigi insegnò come il metodo più elevato per raggiungere la conoscenza di Dio. Il metodo (prakriyā) consisteva in una progressiva rimozione di tutti gli attributi, considerati come limitazioni all’infinità di Dio. Completata questa rimozione di tutto ciò che si sovrappone a Dio, l’evidenza della Divinità emerge spontaneamente. Secondo Dionigi Areopagita l’ascesa dell’anima si attua in tre tappe: purificazione, illuminazione, unione. A queste tre tappe corrispondono tre gradi iniziatici: purificati, contemplanti e “configurati nell’Uno”; l’ultimo grado costituisce il culmine della theosis, la divinizzazione. Più precisamente, è per mezzo “di particolari riti” che si attua la purificazione dei “profani”, purificazione che costituisce “la santa rinascita in Dio”, mentre nel secondo grado “i già purificati”, che sono “in possesso ormai immutabile d’una condizione purissima della mente”, partecipano di “taluni riti” che consentono “l’illuminazione e contemplazione di taluni sacri misteri”; infine, coloro che accedono al terzo grado, sono ritenuti degni “di ricevere una particolare consacrante formula d’invocazione”. Tale grado comporta “la piena illuminazione su quei misteri di cui si era stati contemplanti”.
S’ignora il nome del suo diretto successore, ma nella sua linea di maestri troviamo S. Clemente Alessandrino (150-215 d.C.). Ateniese di origini romane, Tito Flavio Clemente, era stato senza dubbio iniziato dapprima ai Misteri eleusini, ottenendo delle esperienze spirituali di cui accenna nei suoi scritti. Come tale è la più ricca fonte d’informazioni su quest’antica via iniziatica greca. Diventato cristiano, Clemente cominciò a peregrinare in tutti i centri iniziatici più importanti dell’Impero romano. Visitò la Magna Grecia, dove entrò in contatto con le scuole pitagoriche; andò in Siria, dove incontrò sacerdoti caldei; in Egitto fu discepolo di un sacerdote egizio e ivi incontrò dei monaci buddhisti. Si stabilì ad Alessandria, dove divenne discepolo di Panteno, prima pitagorico, poi monaco cristiano che frequentava Ammonio Sacca, il fondatore della scuola neoplatonica alessandrina, e i prosecutori della scuola qabbalistica di Filone (20 a.C-45 d.C.). Clemente divenne in breve il più importante autore della scuola cristiana d’Alessandria. Scrisse il Paidagogos, le Hypotyposeis e il Protreptikos in cui espone gli insegnamenti di Cristo per la comunità dei suoi fedeli, e l’importante libro Stromateis che, come lui stesso affermava, era rivolto a una “piccola élite dei cristiani perfetti, i veri gnostici”. È il primo padre della Chiesa che distingue i cristiani essoterici, che seguono Cristo per fede, dagli iniziati che perseguono la conoscenza. Allo stesso modo egli afferma che i fedeli con la preghiera e la partecipazione ai riti cristiani potevano, dopo la morte, evitare l’inferno (naraka) e ambire alla salvezza nei cieli (svarga). Al contrario, con l’esoterismo cristiano gli gnostici (jñāni) potevano essere iniziati ai misteri divini e raggiungere la “divinizzazione” (θέωσις, théosis). Prima d’arrivarci lo gnostico doveva dapprima seguire un percorso di purificazione o purgatorio (κάθαρσιςkàtharsis) per mezzo di rituali interiorizzati. Dopo la purificazione, lo gnostico poteva ottenere la contemplazione diretta di Dio (θεωρία, theorìa) e, alla fine diventare tutt’uno con Dio con la “divinizzazione”. Clemente fu anche il primo a usare la terminologia dei Misteri eleusini per l’esoterismo cristiano. Seguendo il mito misterico della discesa sotto forma umana di Dioniso, egli affermava: “Il Verbo di Dio è diventato uomo affinché tu possa imparare da un uomo come anche l’uomo può diventare Dio”..
Il suo successore come ācārya della scuola di Alessandria fu Origene. Origene fu dapprima condiscepolo (gurubhāī) di Plotino alla scuola alessandrina di Ammonio Sacca. Diventato discepolo di Clemente, espose la versione cristiana della dottrina della trasmigrazione: egli spiegò che la resurrezione della carne non era unica ma ripetuta. Queste rinascite avvenivano in una successione di mondi (loka) e di cicli cosmici: “Noi crediamo che, come dopo la fine di questo mondo ce ne sarà un altro, così prima di questo ce ne sono stati altri. L’una e l’altra affermazione sono confermate dall’autorità della scrittura. Infatti, Isaia insegna che dopo questo ci sarà un altro mondo, dicendo: Ci sarà un cielo nuovo e una terra nuova, che io farò rimanere al mio cospetto, dice il Signore (Isaia 66, 22). […] Queste attestazioni confermano insieme ambedue i punti: che mondi sono esistiti prima ed esisteranno dopo.” Gli esseri così trasmigrano senza posa, migliorando o peggiorando la propria condizione a ogni rinascita. Alcuni, che cercano la verità, progrediscono in continuazione grazie agli sforzi della loro ricerca, finché raggiungono una nascita in cui possono accedere alla Gnosi. Allora, in quella nascita, questi pochi eletti potranno essere reintegrati nel Principio. Egli, inoltre, sosteneva che il mondo non aveva avuto inizio nel tempo, poiché il tempo era parte del mondo. Affermava anche che Cristo non era del tutto identico a Dio, poiché nel Vangelo diverse volte Gesù afferma di non sapere cose che solo “il Padre mio conosce”. Inoltre Origene negava l’eternità dell’anima individuale, dei cieli e degli inferni, perché tutto ciò che era stato creato, doveva necessariamente avere una fine. Notevolissima fu l’influenza di Origene su tutti i suoi successori. Poiché egli trattava soltanto di dottrine iniziatiche, non si era curato d’essere ossequente all’aspetto religioso essoterico del cristianesimo, perciò fu ostacolato di continuo dai teologi esteriori che rappresentavano la dottrina ufficiale della Chiesa e nel 400 d.C. le dottrine di Origene furono condannate dal Concilio di Alessandria. Tuttavia Origene rimase un punto di riferimento ineludibile per tutti gli iniziati cristiani durante tutto il medioevo, particolarmente presso le Chiese di area culturale greca. I suoi discepoli furono anch’essi di alto livello intellettuale e tramite loro l’iniziazione continuò a trasmettersi. Come si potrà notare l’esoterismo cristiano delle origini proviene dall’incontro tra una trasmissione essena e una gnostico-misterica. In seguito si aggiungeranno altri elementi esterni, quali l’iniziazione sacerdotale e cavalleresca romana, l’ermetismo e il druidismo. Di questo tratteremo in un prossimo articolo.
Contemporaneamente a questi sviluppi iniziatici, l’essoterismo cristiano procedente dalla riforma paolina, trovò nei padri latini il loro campo di coltivazione. Anche se la Chiesa continuava a radicarsi nelle più importanti città dell’Impero Romano, che diventarono sedi di Patriarcati e Vescovadi, il centro dell’organizzazione essoterica fu stabilito a Roma. I pensatori più autorevoli, anche se non ignoravano del tutto l’aspetto iniziatico, si dedicarono soprattutto a stabilire il credo per i convertiti e l’organizzazione ecclesiale con cui amministrarli. Erma (prima metà del II sec. d.C.), S. Ambrogio (340-397 d.C.) e S. Girolamo (347-420 d.C.) erano buoni conoscitori della gnosi cristiana, ma sono più conosciuti per le loro opere volte a organizzare la struttura essoterica della Chiesa. Tertulliano (~160-220 d.C.), S. Ippolito di Roma (170-235 d.C.), Lattanzio (250-317 d.C.) e S. Agostino (354-440 d.C.) polemizzarono con i filosofi e con la religione greco-romana al fine di imporre la Chiesa cristiana come l’unica vera religione. In particolare S. Agostino deve essere considerato il fondatore della teologia ufficiale della Chiesa. In questo modo costoro collaborarono a rafforzare l’aspetto esteriore del cristianesimo allontanandolo progressivamente dall’esoterismo.
In questo fermento intellettuale e fideistico il Sinedrio dei cristiani nazarei, ancora legati all’ebraismo fu completamente abbandonato a se stesso. Questa Chiesa nazarea di S. Giacomo lentamente ritornò nel seno dell’ebraismo fino a sparire completamente. Dei nazarei rimase un’organizzazione di ebioniti ferocemente contrari alla riforma di S. Paolo, vuota di contenuti, e che nel II secolo d.C. fu dichiarata eretica unanimemente da tutte le Chiese della nuova religione. I primi tre secoli di Cristianesimo furono travagliati da innumerevoli correnti cristiane tra loro in disaccordo. Ognuna di queste correnti pretendeva di rappresentare l’insegnamento originale di Gesù Cristo. Tra esse molte manifestavano una tendenza gnostica, spesso mescolata a culti magici. Ricordiamo la Chiesa Sethiana, che considerava il Dio degli ebrei come un demone e Gesù come colui che aveva sostituito il regno di terrore di Yehovah con il regno d’amore di Cristo-Seth. Questa Chiesa gnostica considerava il dio dalla testa d’asino come un portatore di luce (Lucifero), ribelle contro il dominio del geloso e vendicativo Dio degli ebrei. Un’altra Chiesa fu quella Docetista, che considerava che se Gesù fosse stato Dio, allora non sarebbe potuto essere nato con un corpo mortale. Perciò il Gesù storico era solamente una proiezione illusoria, un fantasma. La Chiesa Marcioniana e quella Manichea erano dualiste: infatti, sostenevano che il Dio d’amore aveva mandato sulla terra suo figlio, per sottrarlo alla tirannia del Dio di giustizia. La Chiesa Ariana (di Ario) sosteneva che Gesù non poteva essere al tempo stesso Dio e uomo. Professava perciò la credenza che Gesù era stato solo un profeta perfettamente mortale. Questa eresia ebbe molto successo per diversi secoli. Molte altre correnti si moltiplicarono nel corso della storia del cristianesimo. Ognuna di queste Chiese, compresa quella romana e quelle delle altre città dell’Impero, aveva dei Vangeli che erano apparsi nel I-II secolo, sulla cui autorità appoggiavano le loro teorie.
Per fare un po’ di ordine in questo caos, l’imperatore romano Costantino convocò nel 325 d.C. il Concilio di Nicea. I vescovi colà riuniti decisero quali fossero le credenze e i comportamenti approvati e quali dovessero essere respinti:

  1. Le credenze approvate dalla Chiesa dovevano obbligatoriamente essere seguite da tutti i cristiani, ossia esse diventarono dogmi. I dogmi principali erano: Dio è uno ma diviso in tre persone della stessa natura, Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Figlio prese una nascita umana come Gesù, che morì sulla croce e poi resuscitò per indicare ai cristiani come raggiungere il cielo. Gesù ritornerà sulla terra alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti. Allora egli regnerà sulla terra come Messia. Gesù ha stabilito un’unica Chiesa come istituzione per garantire la trasmissione dei riti per ottenere la salvezza. Tutte le altre Chiese furono dichiarate eretiche. L’efficacia dei riti è garantita dalla presenza reale dello Spirito Santo che scende in essi per mandato del Padre e del Figlio. Partecipando ai riti il cristiano è inserito nella comunità dei santi vivi e morti. In questo modo si libera dal peccato originale e dagli altri peccati che si compiono durante la vita nel corpo. L’anima creata del cristiano, che abbia seguito tutti i precetti, godrà dopo la morte della vita eterna. Il cristiano che non seguisse queste regole andrà eternamente all’Inferno assieme agli eretici e gli infedeli. Con il passare dei secoli i dogmi si moltiplicarono.

  2. I riti obbligatori per il cristiano sono: 1) il battesimo, rito di abluzione con cui si diventa cristiani; 2) la cresima che corrisponde alla discesa dello Spirito Santo nel battezzato; 3) il matrimonio, che unisce l’uomo e la donna in un vincolo indissolubile; 4) l’ordinazione sacerdotale, che conferisce al cristiano che diventa prete il potere di compiere i riti per la comunità; 5) la confessione, in cui il cristiano si scarica dai peccati confessandoli in pubblico o in privato a un prete; 6) l’eucarestia, ossia l’assunzione del pane e del vino come carne e sangue di Gesù ritualmente sacrificato durante la messa; 7) l’unzione dei moribondi per prepararli a una migliore vita extracorporea. I primi quattro riti sono compiuti una sola volta in tutta la vita, gli altri tre sono ripetuti a volontà dal fedele.

  3. Si decise che gli unici testi canonici della Chiesa erano i Vangeli dei Ss. Giovanni, Marco, Matteo e Luca; gli Atti degli apostoli, le Epistole di S. Paolo e di alcuni altri apostoli e l’Apocalisse di S. Giovanni. Tutti gli altri Vangeli furono dichiarati apocrifi (segreti) ed esclusi dall’uso dottrinale e rituale.

  4. Il peccato è la trasgressione alle ingiunzioni divine. Si distingue in: 1) peccato originale compiuto da Adamo, il primo uomo, che si eredita con la nascita e non dipende dalla responsabilità personale. Il battesimo permette di cancellare il peccato originale. 2) Peccato mortale, per le trasgressioni volontarie alle leggi divine, che comporta l’inferno come destino postumo. Il peccato mortale può però essere perdonato con la confessione. Infine, 3) il peccato veniale, commesso involontariamente, che conduce al Purgatorio dopo la morte. Anche il peccato veniale può essere perdonato con la confessione. La caratteristica del peccato secondo il cristianesimo è di comportare pentimento e vergogna; ossia è un pāpa emotivamente partecipato a causa di una sentimentalità opprimente.

  5. Nel cristianesimo i dogmi, i rituali, le regole morali sono uguali per tutti: dal Papa ai Vescovi, ai Re, fino al più umile dei servi, tutti sono tenuti a obbedire in ugual misura alle stesse regole, indipendentemente dalle diverse responsabilità, capacità e situazioni. Questa sorta di comunismo religioso all’inizio regolava anche le proprietà dei singoli individui che si convertivano al cristianesimo. Ognuno doveva cedere tutti i suoi beni alla Chiesa. Questa regola scomparve man mano che il cristianesimo si romanizzava.

Il Concilio di Nicea cercò di far ordine nel caos: stabilì ciò che era ufficialmente cristiano e ciò che non lo era. Definì eresia tutti i comportamenti e le credenze diverse da quelle riconosciute dalla Chiesa. E gli eretici che non rientravano nelle regole stabilite dalla Chiesa erano colpiti dalla scomunica, secondo l’antico rituale giudaico dell’herem. Contro villaggi, città, Stati che fossero incorsi collettivamente nell’eresia, era dichiarato l’interdetto. Gli scomunicati e le comunità interdette erano sospesi da qualsiasi rito ed erano isolate e discriminate dal resto della comunità ecclesiastica. Ovviamente tutto ciò non riguardava affatto l’ambito dell’iniziazione cristiana. Tuttavia da quel momento in poi l’esoterismo subì in continuazione il controllo e la persecuzione da parte della Chiesa, che, sempre più lontana dalla conoscenza iniziatica e sempre più ignorante di cose autenticamente spirituali, si arrogò il diritto di giudicare gli iniziati. Tutto quello che la Chiesa non comprendeva, perché al di sopra delle sue capacità di conoscenza, cominciò a essere sospettato d’eresia. Per questa ragione l’esoterismo cristiano si chiuse sempre più in un riserbo difensivo.
Con questo speriamo di aver contribuito a fare un po’ di luce sulle oscure origini del Cristianesimo.

Gian Giuseppe Filippi

27. The esoterism-exoterism separation in the primitive Church

The esoterism-exoterism separation in the primitive Church

In the epistles, St. Paul shows good knowledge of the Greek Mysteric doctrines. In particular, like the Pythagoreans and the Platonists, in the human aggregate he distinguished three levels: the gross body (ὕλη, read hỳle, the substance), the soul (ψυχή, read psykhé) and the spirit (πνεῦμα, read pnéuma). In this way, depending on the preponderance of one level on the others, he divided human beings into three categories: carnal, psychic and pneumatic (I Corinthians, 15.44). This corresponds exactly to the Hindū tripartition of the human types in tāmasarājasa and sāttvika. By explicit statement, St. Paul taught the doctrine by adapting it to these three levels, according to the disciples to whom he addressed: “Now we have received, not the spirit of the world, but the spirit which is of God; that we might know the things that are freely given to us of God. Which things also we speak, not in the words which man’s wisdom teacheth, but which the Holy Ghost teacheth; comparing spiritual things with spiritual. But the natural man receiveth not the things of the Spirit of God: for they are foolishness unto him: neither can he know them, because they are spiritually discerned. But he that is spiritual judgeth all things, yet he himself is judged of no man. For who hath known the mind of the Lord, that he may instruct him? But we have the intellect (noùs) of Christ. And I, brethren, could not speak unto you as unto spiritual, but as unto carnal, even as unto babes in Christ. I have fed you with milk, and not with meat: for hitherto ye were not able to bear it, neither yet now are ye able. For ye are yet carnal: for whereas there is among you envying, and strife, and divisions, are ye not carnal, and walk as men?” (I Cor. 2.12-3.3).
Thus, St. Paul was not only the creator of Christian exoterism in his religious form, but also a master of initiation (dīkṣāguru) for “psychic” and “pneumatic” disciples. Yet, one last problem remains to be solved: if St. Paul never met Jesus Christ, who gave him the transmission of the Christian teaching? The answer is already included in the previous quotation: he received it directly from the spirit (anugrāha) coming from God. We know that after being dazzled by a sudden intuition, he turned to a group of initiates living in Damascus. They, and especially such Ananias, instructed him. There is no doubt that this was an Essene group that took shelter in that city. Therefore, the source of St. Paul was the same that had sent Jesus among the Jews as Messiah. Thus, in St. Paul we find the confluence of two initiatic paths: a Hellenistic Gnostic one and an Essene one.
A similar function also played the kohen John, the Evangelist. At first, he was a disciple of St. John the Baptist, i.e. an Essene; later he became one of the secret disciples of Christ. His Gospel, although it was the most Gnostic among the canonical ones, was also addressed to the masses of followers of the newborn Christianity. His initiatic work is the Apocalypse, a text that poses unsurpassable difficulties to an exterior theological interpretation. In the Apocalypse we find the concept of the three levels of man and, on that basis, the conception of the transmigration of the souls and the alternation of the cosmic cycles: “And I saw a new heaven and a new earth: for the first heaven and the first earth were passed away.” (Apocalypse, 21.1) Also in St. John is evident the knowledge of the esoteric doctrines of both the Hellenistic Gnosis and the Essenism.
Those who followed an initiatic path of the Christian esoterism of the first centuries had two choices of life: the first one consisted of monastic isolation, especially in desert areas, far from villages and cities. We only know the name of some personalities famous for their teachings, because the life they led preferred anonymity and isolation. Therefore, these monks mainly followed the anachoretic tradition of the Essenes. The other choice of life was that of the schools (similar to the Śaṃkara Pīṭhas) with a fixed location where disciples gathered around a teacher. Among these the most prestigious center for the production of texts of high initiatic content was certainly the school of Alexandria in Egypt. In this case it is easy to rebuild its paramparā. The first important name is that of Dionysius the Areopagite. He was an Athenian citizen, member of the Supreme Court (the Aeropagus) of the city. He was one of the few Greeks to become a disciple of St. Paul. His fundamental teaching is the so-called negative theology (apophatic, sskr. nirguṇa prakriyā), which Dionysius taught as the highest method to attain the knowledge of God. The method (prakriyā) consisted in a progressive removal of all attributes, considered as limitations to the infinity of God. Completed the removal of any superimposition on God, the evidence of Divinity emerges spontaneously. According to Dionysius the Areopagite the ascent of the soul occurs in three stages: purification, illumination, union. These three stages correspond to three initiatic levels: the purified, the contemplating and “the integrated in the One”; the last degree constitutes the culmination of theosis, the divinization. More precisely, it is through certain “particular rites” that the purification of the “profane” is carried out; a purification that constitutes “the holy rebirth in God”. In the second level “the already purified”, who is “now in the immutable possession of a very pure condition of the mind”, participates in “certain rites” that allow “the illumination and contemplation of certain sacred mysteries”. Finally, he who enters the third degree is considered worthy “to receive a particular consecrating formula of invocation”. This degree implies the “full enlightenment on those mysteries that one had been contemplating” during the second stage.
We ignore the name of his direct successor. However, in his line of masters we find St. Clement of Alexandria (150-215 AD). Titus Flavius Clemens, an Athenian of Roman origins, was undoubtedly initiated at first to the Eleusinian Mysteries, obtaining the spiritual experiences mentioned in his writings. As such, he is the richest source of information on this ancient Greek initiatic paths. Once converted to Christianity, Clement began to wander in all the most important initiatic sanctuaries of the Roman Empire. He visited Magna Graecia in Italy, where he came into contact with the Pythagorean schools. He went to Syria where he met the Chaldean priests. In Egypt he became a disciple of an Egyptian priest and there he met some Buddhist monks. He settled in Alexandria where he became a disciple of St. Pantænus, who was previously a Pythagorean, then a Christian monk disciple of Ammonius Saccas, the founder of the Alexandrian neo-Platonic school. Pantænus was also associated with the continuers of the Kabbalistic school of Philo (20 BC-45 AD). Clement soon became the most important author of the Christian school of Alexandria. He wrote the Paidagogos, the Hypotyposeis and the Protreptikos in which he exposes the teachings of Christ for the community of his believers, and the important book Stromateis which, as he himself said, was addressed to a “small élite of perfect Christians, the true Gnostics”. He is the first Father of the Church who distinguishes the exoteric Christians who follow Christ by faith from the initiates who pursue his knowledge. In the same way he affirms that Christian believers can avoid hell (naraka) after death and aspire to salvation in heaven (svarga) through prayer and participation in Christian rites. On the contrary, through Christian esoterism, the Gnostics (jñāni) can be initiated into the divine Mysteries and eventually obtain the “divinization” (θέωσις, read théosis). However, in order to do so,  the Gnostic would first have to  follow a path of purification or purgatory (κάθαρσις, read kàtharsis) by means of interiorized rituals. After the purification is completed, the Gnostic can obtain the direct contemplation of God (θεωρία, read theorìa) and eventually become one with Him with the “divinization”. Clement was also the first to adopt the terminology of the Eleusinian Mysteries for the Christian esoterism. Following the Mysteric myth of the descent of Dionysus in human form, he affirmed: “God’s Word (Logos) has become man so that you can learn from that man how man may become God”.
His successor as ācārya of the school of Alexandria was Origen. Initially, Origen was a fellow disciple (gurubhāī) with Plotinus in the Alexandrian school of Ammonius Saccas. Once he became a disciple of Clement, he exposed the Christian version of the doctrine of the transmigration. He explained that the resurrection of the flesh was not unique but repeated. These rebirths take place in a succession of worlds (lokas) and cosmic cycles: “We believe that, as after the end of this world there will be another one, so before this there were others. Both statements are confirmed by the authority of writing. In fact, Isaiah teaches that after this there will be another world, saying: There will be a new heaven and a new earth, which I will make remain in my sight, the Lord saith (Isaiah 66, 22). […] Together, these attestations confirm both points: that worlds existed before and other worlds will exist hereafter. Thus, the beings transmigrate without ceasing, improving or worsening their condition at every rebirth. Some who seek the truth continually progress through the efforts of their research until they reach a birth where they can get the access to Gnosis. Then, in that life, only few chosen ones can be reintegrated into the Principle.
The influence of Origen on all his successors was very remarkable. He also claimed that the world had not begun in time, since time was part of the world. He also affirmed that Christ was not entirely identical with God, since in the Gospel Jesus repeatedly affirms that he does not know things that only “my Father knows”. Moreover, Origen denied the eternity of the individual soul, of the heavens and of the hells, because everything that had been created must necessarily come to an end. Indeed, he focused only on the initiatic doctrines without paying much attention to the exoteric religious aspect of Christianity. Therefore, he was continually hindered by the exterior theologians who represented the official doctrine of the Church. Only in 400 AD the doctrines of Origen were condemned by the Council of Alexandria. However, Origen remained an unavoidable reference point for all the Christian initiates throughout the Middle Ages, particularly in the Churches of the Greek cultural area. Also his disciples were of a high intellectual level, and through them the initiation continued to be transmitted. As it is clear, the Christian esoterism of the origins is the result of the encounter between an Essene and a Gnostic-Mysteric transmission. Later on, other components would be added, such as the priestly and chivalrous Roman initiation, the Hermetism and Druidism. But we will discuss this in a future article.
At the same time as these initiatic developments, the Christian exoterism coming from the Pauline reform found its main field of cultivation among the Latin fathers. Although the Church continued to take root in the most important cities of the Roman Empire becoming the seats of the Patriarchates and the Episcopates, the center of the exoteric organization was established in Rome, the Imperial capital. The most authoritative thinkers, even if they did not completely ignore the initiatory aspect, devoted themselves mostly to establishing the creed for converts and the ecclesial organization with which to administer them. Erma (first half of the 2nd century AD), St. Ambrose (340-397 AD) and St. Jerome (347-420 AD), were versed in Christian Gnosis, but they were better known for their works to organize the exoteric structure of the Church. Tertullian (~ 160-220 AD), St. Hippolytus of Rome (170-235 AD), Lactantius (250-317 AD) and St. Augustine (354-440 AD) disputed with the philosophers and the followers of the Greco-Roman religion in order to impose the Christian Church as the only true religion. In particular, St. Augustine must be considered the founder of the official exoteric theology of the Church. In this way these personalities collaborated to strengthen the outward façade of Christianity, progressively distancing it from esoterism.
In this intellectual and fideistic ferment, the Nazorean Christian Sanhedrin, still linked to Judaism, was completely abandoned to itself. Thus, the Nazorean Church of St. James slowly returned to the bosom of Judaism until it completely disappeared. Only an organization of Ebionites remained, fiercely opposed to the reform of St. Paul, empty of any content and that in the second century AD was unanimously declared heretic by all the Churches of the new religion. The first three centuries of Christianity were troubled by innumerable Christian currents disagreeing with one another. Each of these currents claimed to represent the original teaching of Jesus Christ. Among them many manifested a gnostic tendency, often mixed with magical cults. We remember the Sethian Church, which considered the God of the Jews as a demon and Jesus as the one who had replaced the reign of terror of Yehovah with the kingdom of love of Christ-Seth. This Gnostic Church considered the donkey-headed god to be a bearer of light (Lucifer) who rebelled against the rule of the jealous and vindictive God of the Jews. Another Church was the Docetist one, which considered that if Jesus was God, then he could not have been born with a mortal body. Therefore, the historical Jesus was nothing but an illusory projection, a phantom. The Marcionian and the Manichean Church were dualist: in fact they claimed that the God of love had sent his son to earth to save him from the tyranny of the God of justice. The Arian (the Arius’ one) Church claimed that Jesus could not be both God and man; thus, professing the belief that Jesus was only a perfectly mortal prophet. This heresy was very successful for several centuries. Many other currents multiplied throughout the history of Christianity. Each of these Churches, including the Roman one and those of the other cities of the Empire, based their theories on the authority of texts that appeared in the I-II century AD.
With the purpose of tidying this chaos up, in 325 A.D. the Roman Emperor Constantine summoned the Council of Nicæa. The bishops gathered there and decided which beliefs and behaviors were to be approved and which be rejected:

  1. The beliefs approved by the Church had to be followed by all Christians, that is to say, they became dogmas. The main dogmas were: God is one but He is divided into three persons of the same nature, Father, Son and Holy Spirit. The Son took a human birth in form of Jesus, who died on the cross and then resurrected to show Christians how to reach heaven. Jesus will return to earth at the end of time to judge the living and the dead. Then he will reign forever on earth as Messiah. Jesus has established only one Church as the institution to guarantee the transmission of the rituals leading to salvation. All the other Churches were declared heretical. The efficacy of the rites is guaranteed by the real presence of the Holy Spirit who comes down to them through the mandate of the Father and the Son. By participating in the rituals, the Christian is inserted into the community of the living and dead saints. In this way he frees himself from the original sin and from the sins that he is accomplishing during his bodily life. The created soul of the Christian who has followed all the precepts will enjoy after death an eternal life in the heaven. The Christian who does not follow these rules will go eternally to Hell as the heretics and the infidels. With the passing of the centuries the dogmas multiplied.
  2. The obligatory Christian rituals are the following “sacraments”: 1) Baptism, a rite of ablution with which one becomes a Christian; 2) Confirmation, corresponding to the descent of the Holy Spirit in the baptized: 3) Marriage, which unites man and woman in an indissoluble bond; 4) Priestly Ordination, which gives to the Christian who becomes a priest the power to perform the rituals for the community; 5) Confession, in which the Christian unloads himself from sins by confessing them in public or in private to a priest; 6) Eucharist, the assumption of bread and wine as flesh and blood of Jesus ritually sacrificed during the mass; 7) Anointing of the dying, to prepare them for a better posthumous life. The first four sacraments are accomplished once in a lifetime, the other three are repeated at will by the believer.
  3. It was decided that the only canonical texts of the Church were the Gospels of the Sts. John, Mark, Matthew and Luke; the Acts of the Apostles, the Epistles of St. Paul and some other apostles and the Apocalypse of St. John. All the other texts were declared apocryphal (secret) and excluded from the doctrinal and ritual use.
  4. Sin is the transgression of divine rules. It is distinguished in:
    a) original sin performed by Adam, the first man, which every human being inherits by birth and which does not depend on personal responsibility. Baptism makes it possible to erase the original sin;
    b) mortal sin, produced by voluntary transgressions of divine laws, which entails hell as posthumous destiny. Mortal sin can however be forgiven with confession.
    Finally, c) venial sin, involuntarily committed, which leads to Purgatory after death. Even venial sin can be forgiven with confession. The characteristic of sin according to Christianity is that of entailing repentance and shame; it is an emotionally participated pāpa caused by an oppressive sentimentality.

In Christianity, dogmas, rituals and moral rules have the same validity for everyone: from the Pope to the Bishops, to the Kings, to the humblest of servants, all are obliged to obey the same rules in equal measure, regardless of their different responsibilities, capacities and situations. In the early days, this sort of religious ‘communism’ also regulated the properties of individuals who converted to Christianity. Everyone had to surrender all his goods to the Church. This rule disappeared as soon as the Christian Church became Romanized.
The Council of Nicæa tried to bring order into that chaos: it established what was officially Christian and what was not. It defined as heresy all the behaviors and beliefs different from those recognized by the Church. All the heretics who did not follow the rules established by the Church were struck by excommunication, according to the ancient Jewish ritual of the herem. The interdict was declared against all villages, cities and states that had colluded collectively in heresy. The excommunicated individuals and interdict communities were suspended from any ritual life and were isolated and discriminated from the rest of the Christian community. Obviously, all this did not concern in any way the sphere of the Christian initiation. However, from that moment on, esoterism underwent the continuous control and persecution by the Church, which, ever more distant from the initiatory knowledge and increasingly ignorant about of authentically spiritual matters, eventually usurped the function of judging the initiates. Everything the Church did not understand, because above its capacity for understanding, began to fall under the suspicion of heresy. For this reason, Christian esoterism increasingly closed itself in a defensive reserve.
We hope this article could help shed some light on the obscure origins of Christianity.

Gian Giuseppe Filippi