Gnosi e gnosticismo

Nella lingua greca antica, con gnosi (γνῶσις, leggi gnòsis) si intendeva la conoscenza acquisita attraverso il percorso del sentiero iniziatico dei Misteri. La parola è correlata al termine sanscrito jñāna1sia per l’etimo sia per il senso, dunque, era considerata sinonimo di sophia (σοφία, leggi sofìa), “saggezza” o “sapienza”. La gnosi era anche contraddistinta dal metodo intellettuale e discriminatorio usato per raggiungere questa saggezza, e in tal senso, può essere ben resa in sanscrito dal termine Brahmavidyā2. Lo Gnostico (γνώστης, leggi gnòstes, sskrt. jñāni) era perciò un uomo che veniva preparato teoricamente con la filosofia e, dopo essere stato iniziato ai Misteri, poteva raggiungere la vera conoscenza attraverso l’indagine intellettuale (jñānaśakti vicara) piuttosto che attraverso sacrifici, rituali o devozione. L’approccio cognitivo degli gnostici procedeva per sintesi, cioè trascendeva la conoscenza analitica della molteplicità, considerata falsa conoscenza; ma con la decadenza dell’antica religione greca e dei suoi percorsi iniziatici (sādhanā mārga) di forma misterica, a causa di una nuova commistione con culture e tradizioni non greche, nel periodo dell’Ellenismo si finì per confondere la sintesi propria alla gnosi con il sincretismo.

Con sincretismo si deve intendere l’identificazione di simboli e dottrine fra loro eterogenei, simili solo in apparenza e che così creano una confusione che ha solo l’apparenza di intellettualità: questa tendenza deviante è nota come gnosticismo. Per questo motivo si dovrebbe avere molta cura di non confondere lo gnosticismo con la vera gnosi3, sebbene nel periodo ellenistico il confine fra l’uno e l’altra fosse difficile da definire con chiarezza. Infatti, alcuni degli ultimi neoplatonici furono contaminati dall’influenza sincretistica dello gnosticismo.

Le comunità ebraiche sparse per tutto l’Impero Romano, avevano perso la conoscenza della loro lingua e alla fine adottarono come lingua il greco; per questo motivo, nel terzo secolo a.C. decisero di tradurre la Bibbia in questo idioma. Da quel momento l’influenza del pensiero greco si propagò nelle comunità ebraiche e lo gnosticismo prese vita da questo sincretismo culturale. La branca più antica dello gnosticismo nacque in Egitto, ai margini della religione ebraica, nella confraternita dei “Terapeuti”, comunità ebraica certamente derivata dall’ordine iniziatico degli Esseni4; si discuterà di loro più avanti, quando descriveremo la religione ebraica e la nascita del cristianesimo. Non sembra, tuttavia, che i Terapeuti fossero una saṃpradāya né che avessero guru, paramparā o alcun metodo iniziatico (prakriyā). Vivevano in povertà nel deserto, uomini e donne insieme, dedicandosi all’ascetismo e alla preghiera notturna fino all’alba. Fortemente influenzati dalla religione egizia, questi ebrei si dedicarono a coltivare la scienza medica, da cui deriva il nome con cui sono conosciuti; e sembra che questa scienza medica fosse molto simile alla teurgia neoplatonica.
È nell’alveo di questa comunità alessandrina che Filone Giudeo (20 a.C.-45 d.C.) elaborò le nozioni basilari dello gnosticismo, anche alla luce della filosofia greca da cui fu profondamente influenzato. Il suo sincretismo gnostico consisteva nel mescolare la filosofia greca (principalmente quella platonica) con il testo biblico rivelato: fu il primo a sostenere che i filosofi “pagani” potevano essere utili per spiegare il significato più profondo della Bibbia ebraica. In questo modo mescolò inestricabilmente il pensiero greco (incluso quello misterico) con una religione semitica, molto diversa e spesso incompatibile con la mentalità ellenica.
Sia la filosofia sia le dottrine iniziatiche dei greci erano sempre state aperte al confronto con qualsiasi dottrina sapienziale proveniente da altre civiltà. Al contrario, attraverso Filone, l’esclusivismo semitico usò la saggezza greca ed ellenistica per confermare la credenza che l’ebraismo fosse l’unica vera religione al mondo e che il suo Dio avesse scelto solo gli ebrei come “popolo eletto” tra tutte le nazioni della terra5. Nei secoli seguenti, i teologi cristiani seguirono l’esempio di Filone usando la saggezza greca per dare profondità e significato all’Antico Testamento e al Vangelo.

Lo gnosticismo ebraico non fu un movimento omogeneo: ogni comunità assunse posizioni dottrinali diverse, spesso in competizione e contrasto tra loro. Il cristianesimo delle origini risentì certamente dell’influenza gnostica, come si può capire leggendo il Vangelo di San Giovanni o le Epistole di San Paolo. Dopo la crocifissione di Gesù, si crearono molte divisioni nella neonata chiesa, con tendenze più o meno profondamente gnostiche. Così, ancor prima che il cristianesimo emergesse dal giudaismo e si costituisse come nuova religione autonoma, fu coinvolto dai i suoi membri gnostici in estenuanti dispute dottrinali. Vediamo ora brevemente quali sono le caratteristiche dello gnosticismo giudeo-cristiano, perlomeno quelle che si possono individuare dai pochi documenti che ci sono pervenuti. Come è già stato spiegato nei primi articoli di questa raccolta, le tradizioni occidentali, incluse le religioni semitiche, avevano in comune la struttura bipartita in esoterismo ed essoterismo.

L’esoterismo costituiva il dominio dell’iniziazione (dīkṣā) e l’essoterismo quello della religione per profani, vale a dire per i non iniziati (adīkṣita). È necessario ricordare sempre questa caratteristica sconosciuta all’Induismo, se si vogliono comprendere bene le tradizioni dell’Occidente e le ragioni della loro decadenza e corruzione, perché lo gnosticismo nasce proprio dalla confusione tra questi due domini e dalla divulgazione di insegnamenti riservati ai conoscitori (jñāni) a persone prive di qualificazioni intellettuali (anadhikāri). L’equivalente di ciò che sono i riti di ripetizione dei mantra e di meditazione furono distribuiti senza alcuna iniziazione preliminare; e banali questioni sociali e morali furono interpretate come fossero profondi segreti metafisici. Tra questi spicca il problema del “bene e del male” che ancora oggi turba le menti occidentali. Nelle religioni monoteistiche semitiche, una questione meramente comportamentale riguardante l’azione che produce pāpa6 e puṇya7, ossia il problema del “bene e del male”, è assurta al livello di una “pseudo metafisica”; e questo perché Dio e Satana sono considerati come entità irriducibilmente rivali. È vero che Dio ha creato Satana come angelo e che quest’ultimo si è ribellato contro di Lui; non si deve scordare però, per comprendere quanto stiamo cercando di esporre, che per queste religioni ciò che viene creato lo è in eterno: eterno, ma con un inizio. Pertanto, il male prodotto da Satana direttamente o indirettamente è eterno; anche l’inferno è eterno e l’anima che fa il male finisce all’inferno e resterà lì soffrendo per sempre8.

Come si può facilmente riconoscere, tutti i monoteismi di fatto sono dualisti. Lo gnosticismo, così come si manifestò nel giudaismo e nel cristianesimo, da un’influenza mal compresa del pensiero greco, rese dogmatico il dualismo, arrivando ad affermare che Dio, chiamato Abrasáx9, creò le Realtà spirituali, mentre il Demiurgo, spesso identificato con Satana, creò il mondo materiale: quindi Satana collabora con Dio nella creazione del mondo; per esempio, Dio crea le anime e Satana i corpi.
Dio è il Satana splendente prima della ribellione e Satana è il Dio oscuro di questo mondo manifestato. Molti gnostici arrivarono a considerare il Dio biblico come il Demiurgo (cioè Satana) e Gesù la sua proiezione umana sulla terra. Così, invece di trascendere il problema del bene e del male, si cercò di risolverlo mescolando il bene con il male, la verità con l’errore, la luce con l’oscurità. Da ciò ne consegue che paradossalmente si può raggiungere Dio con l’aiuto del diavolo; si possono conseguire meriti compiendo atti riprovevoli. Pecca fortiter: sembrerebbe che occorra “peccare molto” se si vuole ottenere la gnosi! Quindi, tutte le violenze contro il prossimo, tutte le depravazioni erotiche, tutti gli incantesimi più pericolosi, tutti i sacrilegi contro la religione, possono assurgere al ruolo delle preghiere più sublimi. La spiegazione di questi comportamenti aberranti è fornita da segreti, rivelazioni misteriose, simbolismo confuso, dottrine contraddittorie. E dietro a tutto ciò, riappare il connotato malvagio del Dio atlantideo dalla testa d’asino.

Pertanto, la letteratura gnostica che ci è pervenuta è difficile da valutare: a volte riproduce autentici insegnamenti pitagorici, platonici e biblici; a volte è un miscuglio di simboli difficili da interpretare, che fa pensare che la chiave di accesso sia andata smarrita, anche se spesso non c’è nulla a cui accedere; anzi, in molti casi si tratta solo di magia nera e stregoneria diabolica.

Le diverse correnti gnostiche si strutturarono in Chiese con propri patriarchi, vescovi e sacerdoti, e durarono per alcuni secoli finché le altre Chiese cristiane, dopo averle giudicate eretiche, le distrussero completamente.

Oggi, giocando sull’equivoco e in perfetta malafede, i propagandisti delle diverse Chiese cristiane, accusano tutti gli itinerari iniziatici basati sulla conoscenza (jñāna mārga) di essere gnostici. In questo modo cercano di sopraffare le altre religioni con cui dichiarano di voler “dialogare”. Ma è proprio la loro ostilità verso la conoscenza e l’intellettualità a smascherarli. Ciò dovrebbe pure far riflettere tutti sulla loro sincerità di fondo.

D. K. Aśvamitra

  1. La conoscenza sintetica, diretta, immediata, senza intermediari; usato sia per indicare l’Intuizione dell’Assoluto, cioè la Conoscenza suprema metafisica sia anche per ogni tipo di intuizione parziale, come la percezione sensoria [N. d. T.].
  2. Sinonimo di Parabrahman vidyā, la conoscenza del Supremo, l’Advaita Vedānta [N. d. T.].
  3. Con Gnostes indichiamo qui quelli che aspiravano alla gnosi o che l’avevano raggiunta, mentre con Gnostici intendiamo i seguaci dello gnosticismo.
  4. Una delle vie di iniziatiche del giudaismo che in seguito sarà conosciuta con il nome di Qabbalah.
  5. Il loro esclusivismo in questo caso era solo unilaterale, perché né i greci né i romani prendevano sul serio queste affermazioni ebraiche sulla predilezione divina. Al contrario è stato proprio fra i popoli e le religioni semitiche che conflitti inconciliabili sono stati innescati a causa della pretesa reciproca dell’esclusività. Questo spiega secoli di aggressioni e odio fra ebrei, cristiani e musulmani che dura fino ad oggi.
  6. Colpa, atto riprovevole [N. d. T.].
  7. Risultato d’un atto meritorio, virtuoso [N. d. T.].
  8. Per la verità nella Prima lettera ai Corinzi San Paolo dice: “Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge” (15.55-56). In una tradizione islamica (ḥadīth) si fa riferimento al fatto che alla fine l’inferno rimarrà vuoto e il suo fuoco verrà estinto. Con ciò riteniamo che si voglia prefigurare la possibilità di un passaggio “oltre la dualità”, seppure a ben vedere non completo perché i loka di riferimento (Inferno e Paradiso) non sembrano completamente riassorbiti nell’Unità; ma, invero, questa sarebbe l’unica possibilità di accordo tra la cosmologia e la metafisica [N. d. T.].
  9. Abrasáx (ἀβρασάξ in greco) è un termine privo di significato. Il valore numerico delle lettere da cui è composto è 365, quindi forse il suo significato è “anno” [La parola Abraxás (o Abrasáx o Abracax), d’incerta etimologia, è stata ritrovata su pietre e gemme usate come talismani magici. Di origine gnostico-mitraica, rappresenta principalmente la mediazione fra l’umanità e il dio Sole. Presso la tradizione persiana arriva a simboleggiare l’unione/totalità fra Ahura Mazdā ed Arimane, ossia Bene e Male. N. d. T.].