Salustio
4. Sugli Dei e il mondo
a cura di Paolo Bagnato
VIII. L’INTELLETTO E L’ANIMA
1. L’intelletto è una potenza inferiore rispetto all’Essenza ma superiore rispetto all’anima, ricevendo l’essere dall’Essenza e portando a compimento l’anima1, come il sole fa con gli occhi2.
Fra le categorie di anime alcune sono razionali e immortali, altre irrazionali e mortali3: le une derivano dagli Dei primari e le altre dagli Dei secondari.
2. Dapprima si deve ricercare cosa sia l’anima. L’anima è ciò che differenzia gli esseri animati dalle cose inanimate, distinguendoli per movimento, percezione, facoltà immaginativa e intelligenza. Dunque l’anima irrazionale è la vita sensitiva e immaginativa. L’anima razionale, guidando la sensazione e l’immaginazione, adopera la ragione; invece, l’anima irrazionale è sottomessa alle passioni del corpo: infatti desidera e si adira in maniera irrazionale. Al contrario l’anima razionale disprezza il corpo secondo ragione e lotta contro quella irrazionale: se la prima prevale genera la Virtù, se invece viene battuta si produce il Vizio.
3. L’anima razionale è necessariamente immortale, perché conosce gli Dei – nulla di mortale conosce l’immortale -, disprezza le faccende umane come estranee; inoltre, in quanto incorporea, ha una natura opposta a quella dei corpi4: infatti sbaglia quando i corpi sono belli e giovani, mentre fiorisce quando i corpi sono vecchi. Oltre a ciò, ogni anima virtuosa fa uso dell’intelletto, ma nessun corpo può generare l’intelletto: infatti in che modo ciò che è irrazionale potrebbe generare l’intelletto?5
4. L’anima pur servendosi del corpo come d’uno strumento6 non si trova in questo7, proprio come il costruttore non si trova nelle sue costruzioni; sebbene molte macchine si muovano senza essere toccate. Non bisogna stupirsi se spesso l’anima è ingannata a causa del corpo: infatti anche le arti non possono essere efficaci se gli strumenti sono danneggiati.
IX. LA PROVVIDENZA, IL DESTINO E LA FORTUNA
1. La Provvidenza degli Dei si può conoscere da queste cose: da dove verrebbe l’ordine del Mondo se non ci fosse un principio ordinatore? Da dove verrebbe il fine della generazione di tutte le cose, come l’anima irrazionale affinché ci sia la sensazione, oppure l’anima razionale affinché ci sia ordine sulla terra?
2. Ma si può conoscere la Provvidenza anche dalla natura: infatti gli occhi sono stati fatti trasparenti per poter vedere, il naso è sopra la bocca per riconoscere i cattivi odori, i denti davanti sono aguzzi per tagliare, mentre quelli interni sono larghi per tritare gli alimenti; vediamo che in tutte le cose tutto è fatto secondo ragione, è impossibile che la Provvidenza si trovi nelle ultime cose e non nelle prime. Anche gli oracoli nel Mondo e le guarigioni dei corpi mostrano la buona Provvidenza degli Dei.
3. Va considerato che gli Dei si prendono cura del Mondo senza deliberazione8 e senza fatica, ma come quei corpi che hanno una propria potenza fanno ciò che fanno solo per il fatto di esistere – come il sole che illumina e riscalda solo per il fatto di esistere – così, ancor di più, la Provvidenza degli Dei si manifesta senza fatica per il bene di ciò di cui si prende cura. In questo modo sono contraddette le teorie degli epicurei9 che infatti dicono che il divino non si prende cura né delle faccende proprie né di quelle degli altri.
4. Questa è dunque l’incorporea Provvidenza degli Dei verso i corpi e le anime. Invece quello che viene dai corpi e sta nei corpi è diverso da questa Provvidenza e si chiama Destino, dato che maggiormente attraverso i corpi si manifesta il suo concatenamento. Per questo è stata scoperta anche la scienza matematica. Dunque è ragionevole e vero che non solo dagli Dei ma anche dai corpi divini10 sono amministrate le faccende umane e soprattutto la natura corporea: per questo la ragione scopre che la salute e la malattia, il successo e la disgrazia originano da lì secondo il merito11.
5. Però attribuire al Destino le ingiustizie e le disgrazie significa ritenere noi buoni e gli Dei cattivi; a meno che riguardo al Mondo e a ciò che è secondo natura non si voglia dire che tutto nasca incline al bene, ma una cattiva educazione o una natura troppo debole mutino in peggio i beni che vengono dal Destino, così come il sole che è benefico per tutti risulta invece dannoso a chi ha mal di occhi o a chi ha la febbre. Infatti per quale altra ragione i Massageti mangiano i loro padri, gli Ebrei si circoncidono e i Persiani si occupano di avere molti figli?12
6. Come si può dire che Saturno (Crono) e Marte (Ares) sono dannosi e poi al contrario giudicarli buoni, attribuendogli filosofia e regalità, abilità militare e accumulo di ricchezze? Ma se si parla di trigoni e quadrature13, è assurdo sostenere che la virtù dell’uomo rimane dovunque la stessa, ma gli Dei cambiano a seconda della loro posizione; inoltre la buona o cattiva nascita degli antenati mostra come non tutte le cose dipendono dagli astri ma che questi istruiscono soltanto su alcune parti14. Infatti come potrebbero derivare dalla nascita avvenimenti precedenti la nascita stessa?
7. Come dunque la Provvidenza e il Destino esistono per i popoli, per le città e anche per ciascun uomo, così anche la Fortuna: di questa parliamo di seguito.
Si pensa infatti che la Fortuna sia il potere degli Dei di disporre verso il bene avvenimenti differenti anche contro le previsioni: per questo alle città conviene moltissimo onorare la Dea15 pubblicamente; infatti ogni città si trova tra varie difficoltà.
Dalla Luna dipende la forza della Fortuna, poiché sopra la Luna non accade nulla che venga dalla Fortuna.
8. Se i malvagi prosperano e sono felici mentre i buoni sono poveri non bisogna stupirsi: gli uni infatti, per le ricchezze, fanno di tutto, gli altri invece nulla; inoltre il successo dei malvagi non potrebbe cancellare la loro malvagità mentre ai buoni basta solo la Virtù.
X. VIRTÙ E VIZIO
1. I discorsi sulla Virtù e sul Vizio necessitano di nuovo di quelli sull’anima: infatti quando l’anima irrazionale giunge nei corpi e produce subito desiderio e passione, l’anima razionale li ordina e rende l’anima divisa in tre parti cioè razionale, irascibile e concupiscibile o passionale. La virtù dell’anima razionale è la sapienza, di quella irascibile è il coraggio, di quella concupiscibile è la temperanza e dell’anima intera è la giustizia: è infatti necessario che l’anima razionale scelga ciò che è opportuno, che l’anima irascibile obbedendo alla ragione disprezzi i mali evidenti, che l’anima concupiscibile persegua non il piacere apparente ma quello secondo ragione.
2. Quando si hanno queste cose, la vita diventa giusta: infatti la giustizia negli averi è grande parte della Virtù; si possono osservare tutte queste virtù nelle persone educate, mentre in quelle ignoranti si trova chi è coraggioso, ma anche ingiusto16, chi è temperante ma sciocco, chi è saggio ma dissoluto; non conviene quindi chiamare queste cose virtù quando sono prive di ragione e imperfette e quando sono presenti in chi è irrazionale.
3. Il Vizio va considerato attraverso le cose contrarie17: il vizio dell’anima razionale è la stoltezza, di quella irascibile è la paura, di quella concupiscibile è l’intemperanza e dell’anima intera è l’ingiustizia. Le virtù nascono dal retto governo, dall’essere allevati ed educati bene; i vizi invece nascono dalle cose opposte.
- Viene esplicitata la Catena dell’Essere in cui ogni elemento è causato da quello precedente che causa e “nutre” (per usare la terminologia di Giamblico) quello successivo: prima di tutto c’è la Causa Prima, il Bene sovrasostanziale incausato, e poi l’Essere che produce l’intelletto che a sua volta causa e “nutre” l’anima.[↩]
- Il sole, splendendo e illuminando, permette agli occhi di vedere e così l’intelletto illumina l’anima rendendola intelligente cioè simile a sé.[↩]
- Sia l’anima razionale sia quella irrazionale sono presenti nell’uomo.[↩]
- Si veda anche Plotino (Enneadi IV.7.10), sull’affinità dell’anima razionale con il divino.[↩]
- Vengono così negate le teorie evoluzionistiche materialiste.[↩]
- La concezione del corpo come strumento dell’anima, vera identità dell’uomo, risale già a Platone (Alcibiade 129c-e) e si ritrova anche in Plotino (Enneadi I.1.3).[↩]
- L’anima è incorporea e, per questo fatto, non può essere contenuta (e cioè limitata) in alcun luogo, dato che, come ci aveva già detto Salustio nel capitolo II, trovarsi in un luogo è una caratteristica dei corpi. Plotino (Enneadi IV.3.9), parlando dell’anima universale, utilizza l’immagine del mare e della rete da pesca: sono i corpi a essere immersi nell’anima, come la rete è immersa nel mare e non lo contiene al suo interno. Per lo stesso motivo Kṛṣṇa, in Bhagavad Gītā IX.4, dopo aver detto di pervadere il tutto, sottolinea di non dimorare all’interno degli esseri: questa affermazione, che potrebbe sembrare in contrasto sia con la parte iniziale del verso sia con altri versi in cui Kṛṣṇa afferma di trovarsi nel cuore di tutte le cose (X.20; XIII.15; XV.15), serve a sottolineare l’onnipervasività del Signore che non può essere contenuto (e quindi limitato) da nulla. Con questo non vogliamo certamente suggerire in alcun modo che l’anima in Salustio sia sovrapponibile allo status di Kṛṣṇa nella Gītā, ma solo far comprendere, usando due contesti differenti, come si riconcilia l’apparente contraddizione dell’onnipervasività di ciò che è incorporeo con il fatto di non essere contenuto in alcun luogo. Su questa contemporaneità della trascendenza e dell’immanenza si vedano anche Plotino (Enneadi III.9.4); Proclo, Elementi di Teologia 98; Porfirio, Sentenze sugli Intellegibili 31: “Dio è ovunque perché non è in nessun luogo, l’intelletto è ovunque perché non è in nessun luogo, l’anima è ovunque perché non è in nessun luogo.”[↩]
- La Provvidenza degli Dei è senza deliberazione perché se avesse un obiettivo nel suo manifestarsi significherebbe che vorrebbe ottenere qualcosa che non ha. Pūjya Śri Candraśekharendra Sarasvatī Svāmī, Saundaryalaharī, Mumbai, Bharatiya Vidya Bhavan, 2001, pag. 135: “Sarebbe sbagliato dire che Ella (la Śakti) compie l’atto della creazione per ricavarne gioia. Non c’è nulla che Lei debba ottenere, nulla che debba raggiungere. Lei è pienezza, non manca di nulla. Se quindi compie l’atto della creazione significa che Lei lo fa allo stesso modo in cui noi giochiamo senza motivo nell’estasi della nostra felicità. (…) Non vi è alcuna ragione dietro a ciò, il gioco non viene condotto con l’aspettativa di qualche frutto o ricompensa.”[↩]
- L’epicureismo era una scuola filosofica materialista, spesso accostata al Buddhismo, che, per la sua degenerazione, veniva considerata atea ed empia dai platonici. Tra le altre cose, questa scuola affermava che il sommo bene fosse il piacere e che la verità potesse essere stabilita esclusivamente attraverso i sensi.[↩]
- Cioè i corpi celesti.[↩]
- Non tutto è regolato esclusivamente dal Destino: l’uomo ha un certo grado di libertà senza la quale nulla avrebbe senso.[↩]
- Salustio riporta questi esempi per dimostrare come la cattiva educazione incide sul comportamento delle persone. Per quanto riguarda il comportamento dei Persiani ci sono varie ipotesi possibili. Se l’interpretazione riportata nella nostra traduzione è corretta, è probabile che Salustio giudicasse negativamente avere una prole numerosa perché significherebbe un’eccessiva attenzione al molteplice e al divenire. Altri invece vedono un riferimento all’incesto.[↩]
- Se si dice cioè che l’influenza positiva o negativa dei pianeti dipende dalla loro posizione.[↩]
- Salustio sostiene la dottrina secondo cui gli astri non influenzano la vita dell’uomo ma si limitano a indicare lo svolgimento di alcune sue parti.[↩]
- La Fortuna era considerata una vera e propria Dea.[↩]
- Citazione dal Protagora (329e), dialogo di Platone in cui viene affrontato, tra gli altri, il tema della relazione tra le virtù.[↩]
- A quelle dette riguardo la Virtù.[↩]