55. Imperialismo contro il Sacro Impero

L’Imperatore Carlo V di Absburgo aveva ereditato gli immensi territori del Regno di Spagna, oltre ai non trascurabili feudi della casa d’Austria e di Borgogna. Nei territori del Regno di Spagna erano comprese le nuove conquiste spagnole nelle due Americhe1. Nel 1519 egli fu eletto Imperatore, incoronato Re di Germania e, poi, d’Italia, diventando così il legittimo sovrano dall’intera cattolicità2. Il Sacro Romano Impero comprendeva ancora nominalmente anche Francia e Inghilterra; per questa ragione anche Francesco I di Francia ed Enrico VIII Tudor, presentarono la loro candidatura all’elezione imperiale3. Carlo V, allevato in Burgundia ai principi più rigorosi della religione cattolica, crebbe seguendo l’esempio della giustizia e della lealtà cavalleresca. Eletto Imperatore, decise di restaurare il Sacro Romano Impero secondo gli ideali dei suoi predecessori medievali4. Questa volta il Papato, in piena crisi morale e in difficoltà dopo l’insorgenza delle nuove eresie, non frappose più ostacoli al progetto; anzi trovò nell’Impero il suo naturale protettore, finalmente riconoscendone opportunisticamente la funzione tradizionale5.

I tempi erano, però, cambiati. La struttura feudale non rispondeva più ai principi di fedeltà e cavalleria e i feudatari più potenti guardavano con invidia i Re di Francia e Inghilterra che tanta libertà si erano presi nei confronti dell’Impero. Ogni principe di Germania sognava di ottenere l’autonomia, se non una vera e propria indipendenza dall’Impero. L’unità dell’Impero era garantita dalla omogeneità della religione cattolica e dalla complementarietà con la Chiesa di Roma. Questa ecumene medievale, nonostante la logorante cospirazione del papato per sottrarre potere temporale agli Imperatori, si era sempre, almeno formalmente, mantenuta. Per attuare il progetto di uno stato nazionale tedesco si doveva dunque disgregare a un tempo l’unitarietà dell’Impero e della religione6. Come si è già chiaramente dimostrato, i grandi feudatari tedeschi utilizzarono senza scrupolo l’azione eversiva di Lutero; una volta raggiunto lo scopo, accantonarono il monaco ribelle durante i suoi ultimi anni di vita. Anche Lutero, con grande opportunismo, tradì la rivolta dei contadini per mettersi dalla parte delle forze di repressione. Il luteranesimo divenne dunque l’ideologia del nazionalismo tedesco, come il calvinismo per quello olandese e l’anglicanesimo per quello inglese. In questo modo i popoli barbari si separarono definitivamente da Roma.

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La dinastia Tudor si installò sul trono d’Inghilterra a seguito della conclusione della grande mattanza di famiglie reali e aristocratiche della Guerra delle Due Rose. Enrico VII (1457-1509), accampando diritti al trono per una certa discendenza materna e grazie a un matrimonio di convenienza, dichiarò di aver unificato le Due Rose; pretese perfino di essere discendente diretto di re Artù. Passò alla storia per la sua lotta contro l’antica aristocrazia, che cominciò a sostituire nobilitando dei borghesi7 e per aver istituzionalizzato la Royal Navy8. Del suo successore si è già trattato su queste pagine. Enrico VIII, aveva osservato con attenzione il fenomeno protestante che incominciava a squassare l’unità dell’Europa. Comprese con chiarezza che quella religiosità laica faceva da copertura per il nuovo spirito nazionalistico tedesco. La secolarizzazione prodotta dalla Riforma promoveva la totale indipendenza dal papato9 e lo spirito nazionalistico puntava alla disgregazione del Sacro Romano Impero. Si trattava di separarsi proprio da ciò che rimaneva dei ‘due Soli’ del medioevo cristiano. Indipendentemente dai suoi lubrichi fini immediati, Enrico VIII chiamò anglicanesimo la sua eresia per unire indissolubilmente la nuova pseudo religione al nazionalismo inglese: così chi non era anglicano appariva automaticamente antinglese. Alla morte del sovrano gli successe la figlia legittima Maria I Tudor che la propaganda protestante manovrata da Elisabetta I chiamò e chiama tuttora Maria la Sanguinaria (1516-1558)10. Alla prematura morte di Maria I, il trono d’Inghilterra, Galles e Irlanda passò a Elisabetta I. Sulla validità di questa successione pesa il fatto che Elisabetta era stata dichiarata figlia illegittima non solamente dal papa, ma anche l’arcivescovo anglicano di Canterbury Thomas Cranmer11. Fu il parlamento composto da anglicani a imporre Elisabetta come regina, facendo caso omisso delle leggi di successione.

Elisabetta dimostrò subito un’indole dispotica e una mente priva di scrupoli, capace di qualsiasi inganno. Restaurò la “chiesa” anglicana, conferendosi nuovi poteri di controllo sulla “religione”. Consapevole dell’inferiorità della marina inglese nei confronti della potentissima flotta spagnola imperiale12, assoldò i pirati per sfiancare i suoi nemici continentali. Inventò l’istituzione della guerra di corsa, con la quale i ladroni di mare potevano liberamente colpire le navi dei paesi rivali, avendo il privilegio di potersi rifugiare nei porti a cambio di una forte percentuale sul bottino. Ovviamente, quando soccombevano negli scontri, la corona non riconosceva i corsari come mercenari inglesi. Alcuni di essi, a fine carriera, furono ufficialmente integrati nella marina inglese come ammiragli e nobilitati, come accadde a Francis Drake, Henry Morgan e allo sfortunato imitatore dei conquistadores spagnoli13, Walter Raleigh; quest’ultimo fu anche uno dei tanti amanti della regina “vergine”.

Il capolavoro della riforma elisabettiana è stata la fondazione dei servizi segreti, l’Intelligence, per la quale impegnò tutto il suo ingegno Francis Bacon, uno degli ideatori della leggenda ermetico-qabbalistica su Elisabetta14. Fino a quel momento gli stati erano dotati di servizi di informazione sulla falsariga di quelli usati da Roma fino dall’epoca repubblicana15. Elisabetta strutturò l’intelligence in modo da infiltrare i centri di potere interni16 ed esteri in forma permanente. L’apparato, vasto e costosissimo, operava per mezzo della corruzione, della calunnia, dell’assassinio politico, del ricatto, dell’istigazione alla ribellione, della propaganda quale strumento per il cambiamento della mentalità comune. L’organizzazione in patria era snella ed efficiente e i fratelli Bacon s’occuparono anche di fondare un archivio segreto17. L’ambiente di propagazione prescelto per questa organizzazione criminale legalizzata furono proprio le conventicole pseudo iniziatiche di matrice magica ermetico-qabbalistica18 che stavano dilagando in tutta Europa, Turchia inclusa. Consapevole della propria debolezza militare, la regina e il suo governo avevano bisogno di pace, in modo da corrodere occultamente dall’interno gli stati rivali. Il piano di pace non riuscì del tutto, sia all’interno sia all’estero, ma fu sufficiente per preparare l’ideologia imperialistica che ebbe successo più avanti nel XIX secolo. L’Impero era una concezione sacra, di discendenza romana e identificato alla cristianità. Tutti i cristiani avevano nell’Imperatore il loro capo temporale e sacrale, il quale, per deleghe successive, garantiva la libertà e sicurezza di tutti i sudditi. Sebbene il papato avesse in continuazione ostacolato l’attuazione di quell’ideale per ambizioni terrene, l’Impero ne aveva comunque garantito la continuità e il riconoscimento dell’autorità spirituale. L’imperialismo, al contrario, è l’ideologia di una singola nazione che tende a sottomettere le altre per mezzo della guerra, dell’economia, del commercio, della finanza. La nazione imperialista, in questo caso l’Inghilterra o Gran Bretagna, assoggetta le altre nazioni trasformandole in colonie e i loro cittadini in sudditi di seconda categoria19. L’imperialismo è quindi una dottrina di sfruttamento, e rappresenta solo la caricatura di un Impero.

Com’è noto dagli studi che precedono, l’ermetismo e la qabbalah cristiana rinascimentali erano del tutto privi di qualsiasi trasmissione iniziatica. Fornivano però all’occultista un complesso e spesso contraddittorio apparato di simboli, allegorie e leggende. Per esserne edotti, gli umanisti tedeschi, francesi, spagnoli e olandesi si recavano in Italia, presso le diverse Accademie ermetiche. Questo non avvenne durante il rinascimento inglese, poiché quando emerse tale interesse la moda rinascimentale in Italia era in pieno declino. Perciò la leggenda creata dai propagandisti del regime elisabettiano, scarsamente si riferì al ricordo della classicità greco-romana. Si dovette, quindi, trarre ispirazione dalle saghe celtiche. I demoni che gli ermetisti elisabettiani evocavano non erano più gli Dei olimpici risorti, ma folletti, spettri, fate, elfi e streghe, in un clima pre-ossianico. La stessa Elisabetta, anche se talvolta definita classicamente Astrea20, fu indicata al popolo come la Fairy Queen21, la regina delle fate, avvolgendola di un alone di mistero e di magia22. La regina, capo della chiesa anglicana, appariva al tempo stesso come una presenza fantasmatica, simbolo di un rinnovamento dell’intero mondo. Il Male era dunque nell’altro bando, rappresentato dal Papa, dall’Impero e dal Regno di Spagna23. La parodia inglese si ergeva contro la tradizione occidentale, proteggendo e complottando assieme ai principi luterani e calvinisti del continente. Allo stesso tempo la qabbalah in chiave anglicana24 dipingeva Elisabetta come una novella Giuditta, pronta a decapitare Oloferne, il cattolicesimo. Gli stessi popoli delle isole britanniche, sebbene in continua lotta tra essi, erano identificati alle dieci tribù perdute d’Israele25.

L’ideologo dell’esoterismo magico del regime elisabettiano fu John Dee (1527-1608), precettore del primo conte di Leicester. Attento lettore di Lullo, Ficino, Pico, Reuchlin e Zorzi, fu particolarmente attratto dal De occulta Philosophia di Agrippa. Non sviluppò un pensiero originale, ma adattò la magia ermetico-qabbalistica di Agrippa all’ambiente che si stava formando attorno a Elisabetta I, alimentando la leggenda arcana che si stava costruendo sulla regina. Dee può essere definito davvero l’ispiratore della nuova mistica imperialista anglicana. Pur essendo la sua influenza a corte davvero enorme, alcuni membri della cerchia segreta di cui faceva parte cominciarono a prendere le distanze. Christopher Marlowe (1564-1593) riuscì certamente a capire qual era la vera personalità di John Dee: il suo Doctor Faustus è in tutta evidenza un ritratto di Dee, di cui pose in mostra tutte le inquietanti tendenze stregonesche ed evocatorie. Similmente, il suo L’Ebreo di Malta è una coraggiosa denuncia della magia che si occultava dietro la facciata della qabbalah cristiana26. Non c’è alcun dubbio che la tragica morte di Marlowe sia stata pilotata dai servizi segreti elisabettiani per metterlo definitivamente a tacere.

Dal 1583 al 1589 John Dee si recò nei territori tedeschi dell’Impero per svolgere una missione segreta con Edward Kelley, soffiatore e medium evocatore di spettri. La coppia di occultisti gettò nel continente il seme di una alleanza protestantica tra società segrete ermetico-qabbalistiche a guida britannica. Essi riuscirono perfino a entrare in contatto con l’Imperatore Rodolfo II, appassionato di alchimia. Tuttavia l’Imperatore rimase sempre prudentemente sospettoso nei loro confronti. La missione, al momento appariva fallita27 e Dee, rientrato in Inghilterra, cadde in disgrazia. La regina lo abbandonò ed egli morì dimenticato e in miseria. Tuttavia il seme velenoso era stato sparso, come si leggerà nel prossimo capitolo.

Maria Chiara de’ Fenzi

  1. I territori d’oltremare erano stati ripetutamente dichiarati territorio metropolitano, con la garanzia della cittadinanza spagnola a tutti, indigeni compresi. Per questa ragione è del tutto improprio definire colonie tali territori, come ha fatto la propaganda del primo vero stato colonialista europeo, l’Inghilterra. Questa, fino all’epoca contemporanea ha continuato a chiamare i paesi a lei asserviti Colonies o Dominions.
  2. Ricordiamo al lettore che in quella data ancora non si erano manifestate le eresie luterana, calvinista e anglicana, che hanno poi frantumato il mondo cattolico.
  3. Enrico VIII ritirò la sua candidatura. Invece Francesco di Francia subì la sconfitta elettorale, covando fino alla sua morte un morboso astio nei confronti dell’Imperatore Carlo e, per riflesso, per tutto ciò che fosse imperiale. C’è da aggiungere, tuttavia, che, dalla fine del medioevo, l’appartenenza di Francia e Inghilterra all’Impero era puramente formale. Quando per i rispettivi sovrani ci fosse stata una qualche utilità, allora si dichiaravano parte dell’Impero, come nel caso testé citato, Altrimenti si consideravano del tutto autonomi e indipendenti. Tuttavia il prestigio morale per il titolo imperiale rimase ancora inalterato e oggetto di rispetto universale.
  4. Se il Sacro Romano Impero godeva ancora d’immenso prestigio spirituale, è necessario sottolineare che però, con la distruzione dell’Ordine del Tempio, esso si manteneva soltanto come istituzione essoterica. Se per caso gli Imperatori post medievali ricevettero una qualche sporadica iniziazione, questa fu loro conferita a titolo del tutto personale.
  5. Si deve tuttavia distinguere l’infido comportamento dei papi eletti dalla fazione medicea dagli altri. I primi, infatti, fautori del cambiamento di mentalità rinascimentale, più o meno nascostamente favorirono la politica del Re di Francia. Gli altri papi, invece, espressero una vera contiguità agli ideali imperiali di Carlo V. Come si vedrà, questi ultimi divennero oggetto delle spietate critiche anticattoliche che ancora oggi li dipingono come corrotti (Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Roma, Newton Compton, 1987, p. 602-603.). Fonte unica di tale diffamazione, in particolare rivolta contro i Borgia, fu il Liber notarum del canonico Johannes Burckhardt (1450-1506), ladro, strozzino e capo della comunità tedesca nell’Urbe. Costui si avvalse anche dei pettegolezzi che gli trasmetteva il suo sodale, il pornografo Stefano Infessura. Le incredibili annotazioni del Liber fecero la felicità di tutte le successive sette protestanti per la propaganda anticattolica. Questa maligna montatura è stupidamente accettata e trasmessa ancor oggi dagli storici cattolici e perfino dagli alti vertici vaticani.
  6. Per la verità i più di cinquecento principi tedeschi riuscirono nel loro progetto di disgregazione, ma dovettero aspettare il 1871 per riuscire a unificarsi in uno stato nazionale germanico.
  7. Tra questi i Buckingham, i Burtley e i Crommwell e altri ricchi mercanti che, sull’esempio dei Medici di Firenze, balzarono dal nulla alla ribalta della storia.
  8. Alla fine della sua vita, la flotta contava una cinquantina di navi. In quel periodo era una quantità del tutto trascurabile. Le flotte veneziana, turca, portoghese e genovese erano allora composte da centinaia di navi. A Venezia una galeazza era costruita, equipaggiata e armata in ventiquattr’ore. Solamente alla fine del 1500 la flotta spagnola superò quella veneziana; la flotta inglese, nello stesso periodo, sebbene molto rafforzata, rimaneva ancora ben inferiore a quelle due flotte della cattolicità.
  9. Due secoli prima, la bramosia di ricchezza mosse Filippo il Bello a costruire un castello di menzogne per impadronirsi dei tesori dei Templari. Così la separazione da Roma permise anche ai Tudor di arricchirsi sequestrando i secolari beni mobili e immobili di tutte le chiese, monasteri e conventi presenti nei loro possessi. Questo colossale ladrocinio sacrilego servì da esempio ai successivi fautori della rivoluzione francese, di tutti i regimi laici e liberali del XIX secolo, come l’Italia risorgimentale, la Germania bismarckiana, nonché la Francia communarde, fino alla rivoluzione bolscevica russa e ai paesi che furono e sono ancora devastati da regimi comunisti.
  10. Secondo il libro Book of the Martyrs del fanatico protestante John Foxe (1516-1587), il tentativo di restaurazione cattolica, intrapreso dalla regina Maria avrebbe causato la morte di 274 anglicani. La contro restaurazione anglicana di Elisabetta I fece solo tra i cattolici più di ottocento morti laici e 160 preti. Come dimostra William Corbett, nel corso del suo regno Elisabetta da sola provocò più morti di tutta l’Inquisizione in tutta la sua storia (History of the Protestant Reformation in England and Ireland, London, Charles Clement, 1824). Ma i protestanti chiamano Sanguinaria soltanto Maria I!
  11. Elisabetta era di fatto figlia naturale. Dopo il ripudio della regina Caterina d’Aragona da parte del Re, non riconosciuto dalla chiesa cattolica e dopo l’annullamento delle nozze tra Enrico VIII e Anna Bolena da parte della neonata “chiesa” anglicana, la legittimità della successione di Elisabetta appare insostenibile.
  12. Tutti conoscono la sfortunata spedizione della Felicissima Armata (fu ribattezzata “Invincibile” per scherno dalla propaganda inglese). La sconfitta spagnola, causata dall’improvvisa morte dell’invitto ammiraglio Don Álvaro de Bazán, marchese de Viso, si tradusse nella perdita di ventinove navi a causa della tempesta, due catturate dagli inglesi e novantanove rientrarono in Spagna. Nessuno sa, però che l’anno successivo, nel 1589, Elisabetta inviò una “Counter Armada” di 180 navi per invadere la Spagna. La battaglia avvenne al largo di Lisbona. Si risolse con una cocente sconfitta inglese: quasi cinquanta navi furono distrutte o catturate. Potenza della propaganda anglofila!
  13. La conquista del territorio ch’egli battezzò Virginia in onore della sua amante, durò meno d’un anno.
  14. Importante fu anche l’apporto del consigliere privato della regina, William Cecil, che s’occupò anche dello sforzo finanziario in quanto Lord High Treasurer. Stevan Dedijer, The Rainbow Scheme. British Secret Service and Pax Britannica, 3.10.2020.
  15. Servizi d’informazione romani erano chiamati dapprima frumentarii, speculatores e, sotto l’Impero, agentes in rebus. Per tutto il medioevo le attività dei sevizi d’informazione seguirono le regole della cavalleria. Tale comportamento si mantenne ancora in Europa perfino durante la rivoluzione francese: si può dire che la prima clamorosa attività criminale dei servizi segreti napoleonici fu il caso del duca d’Enghien.
  16. Il servizio segreto elisabettiano ingaggiò Giordano Bruno sotto il nome di copertura di Henry Fagot. Il domenicano spretato, occultista e stregone, s’infiltrò negli ambienti dove si nascondevano i cattolici inglesi onde evitare la condanna a morte. La spia, prima a Parigi tra esuli inglesi, poi in Inghilterra, si fece passare facilmente per un religioso cattolico. In questo modo, delatò e mandò a morte decine di cattolici. Il capo d’imputazione per cui fu condannato a morte a Roma nel 1600 fu proprio quello di spionaggio anticattolico. E, recentemente, ci sono stati perfino dei papi decerebrati che hanno chiesto scusa per quella doverosa condanna! John Bossy, Giordano Bruno and the Embassy Affair, Yale, Yale University Press, 2002.
  17. Questo spiega la continua importanza sulla scena mondiale della Gran Bretagna, anche ora che è ridotta a una potenza di secondo o terzo ordine.
  18. Questa caratteristica rimase e si rafforzò negli ultimi tre secoli.
  19. L’Impero di Carlo V e poi la Spagna imperiale di Filippo II riconoscevano la totale autonomia dei regni recentemente conquistati, i quali erano uniti tra loro dalla Corona. Ai sudditi di ogni regno erano garantiti i medesimi diritti che avevano i sudditi in Europa in base alle leggi di Burgos (1512), Valladolid (1513) e Valladolid (1551). Inoltre, gli amministratori mandati dalla Spagna nel Nuovo mondo, allo scadere del mandato erano obbligatoriamente sottoposti a un processo, il Juicio de residencia, in cui dovevano giustificare le loro scelte. Storicamente si sono registrate diverse condanne; se peraltro furono commessi degli abusi, ci pare che l’attuale regime democratico a cui oggi è sottoposto quasi tutto il mondo non abbia alcun diritto di critica (Maria José Collantes de Teràn de la Hera, “El juicio de residencia en Castilla a través de la Doctrina Juridica de la Edad Moderna”, Histora, instituciones, documentos, n. 25, 1998, pp. 151-184).
  20. La dea greca che garantiva la giustizia durante il regno di Cronos durante l’Età dell’Oro.
  21. Edmund Spenser, l’autore del poema The Fairy Queen fu membro della misteriosa “School of Night”, circolo “esoterico” capeggiato da Walter Raleigh e di cui fecero parte Christopher Marlowe, George Chapman, Matthew Roydon, John Dee, William Shakespeare e Thomas Harriot.
  22. Per la verità questa leggenda rimase solo sulla carta e confinata alla corte. È solo in epoca vittoriana con il romanticismo e, più recentemente con gli studiosi del Warburg Institute, che si volle propagandare la leggenda dell’Età dell’Oro elisabettiana. Lo scopo fu quello di magnificare l’imperialismo protestante britannico ottocentesco.
  23. Gli Asburgo d’Austria e di Spagna garantirono per un secolo l’identità tra il Sacro Romano Impero e i regni della corona spagnola.
  24. La propaganda elisabettiana speculò a lungo sulla disumana cacciata degli ebrei dalla Spagna del 1492. Accusò in continuazione la monarchia spagnola di costringere gli ebrei alla conversione o all’esilio. Tuttavia gli ebrei fuggiti dalla Spagna che passarono per l’Inghilterra, proseguirono tutti poi alla volta di Amsterdam. In Inghilterra non ne rimase quasi nessuno. L’unico che rimase ufficialmente fu Roderigo Lopez che divenne medico della regina e che poi finì sul rogo accusato di stregoneria e di aver tentato di avvelenare Elisabetta. Infatti anche in Inghilterra dal 1292 era proibita la professione della religione ebraica. (Frances A. Yates, Cabbala e Occultismo nell’età elisabettiana, Torino, Einaudi, 1982, pp. 138-145). Ma nei libri si parla soltanto dell’espulsione della Spagna. Quanti furono gli ebrei che lasciarono la Spagna per l’esilio? Circa cinquantamila su duecentomila. Centocinquanta mila ebrei preferirono apostatare piuttosto di vendere i loro beni immobili in Spagna (Julio Cao Baroja, Los judios en la España moderna y contemporanea, 3 vols. Madrid, Istmo, 1986).
  25. Non si deve dimenticare che il qabbalista cristiano fra’ Francesco Zorzi aveva fraudolentemente trovato nell’Antico Testamento il supporto per il divorzio di Enrico VIII Tudor.
  26. Il cattolico Shakespeare, invece, cercò di barcamenarsi: nel suo Mercante di Venezia si riconosce una critica alla qabbalah cristiana del veneziano Zorzi; invece nelle Tempesta volle descrivere con benevolenza il mago ermetico Prospero.
  27. Parimenti erano falliti la mitizzazione di Elisabetta e il suo progetto imperialistico. Se l’Impero spagnolo fu un fatto che durò tre secoli, l’imperialismo britannico in America fu un vero fallimento. Non appena l’Inghilterra ebbe stabilito con pugno di ferro le sue prime colonie in America settentrionale, scoppiò la rivoluzione che si concluse con la fondazione degli Stati Uniti. Alla Gran Bretagna rimase soltanto il Canada, di cui venne in possesso soltanto nel 1763.