Vai al contenuto

Ottobre 2026

06. Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad IV.3

    Svāmī Prakāśānandendra Sarasvatī Mahārāja

    06. Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad IV.3

    Note al Commento di Śaṃkarācārya Bhagavatpāda

    A cura di Devadatta Kīrtideva Aśvamitra

    Un evento può essere lo stesso, un fenomeno può essere lo stesso, ma la conclusione che ne trai, il messaggio che ne trai, differiscono in base all’angolazione da cui lo guardi. Due persone vedono lo stesso evento ma ne traggono due conclusioni diverse. Il fenomeno rimane lo stesso, non cambia; le esperienze mondane sono transitorie, provvisorie, non permanenti. Anche gli oggetti che sembrano darci piacere non sono permanenti. L’uomo comune lo sa e anche il vedāntin lo sa. Il fenomeno è lo stesso, ma le conclusioni sono differenti.

    L’uomo comune, vedendo che il denaro, gli oggetti di piacere e le cose mondane sono temporanei e si esauriscono, vuole possederli. Anche il vedāntin vede che le cose cambiano, e che non sono affidabili. Ma non cerca di possederle, di controllarle e di dipendere da esse. Se la loro vera natura è il cambiamento, lascia che cambino. Il fenomeno è lo stesso, ma il modo di vederlo è diverso. Questo è solo un esempio. Consideriamo, ora, la veglia, il sogno e il sonno profondo. Tutti sperimentano gli stessi stati. Ma il modo in cui li si considera e le conclusioni che se ne traggono sono diversi. Il vedāntin è interessato a conoscerne la Verità. Perciò la sua prospettiva è l’Ātman nei tre stati. Ātman significa il proprio Sé. Cosa c’è di invariabilmente comune in tutti e tre gli stati? Quello che non è toccato dalla veglia, dal sogno e dal sonno profondo, quando quest’ultimo lo si prende per uno stato. Non è toccato da alcuno di essi, ma è presente in tutti e tre gli stati. Non subisce gli stati, non è influenzato dagli stati, ma è presente in tutti e tre gli stati. Il vedāntin è interessato a conoscere quella Verità.

    L’uomo comune è interessato ai contenuti dello stato, agli oggetti della veglia e del sogno. Ogni volta che si parla di stato, la sua attenzione va sempre subito al contenuto dello stato. Perché? Perché guarda lo stato come persona della veglia. Come individuo della veglia, guarda gli oggetti della veglia. E anche nel sogno è interessato agli oggetti perché è un individuo: kartā, bhoktā, jīva. In quanto jīva guarda gli stati.

    Quindi gli stati possono essere visti da un punto di vista grossolano, da un punto di vista scientifico e da un punto di vista psicologico. Il quarto punto di vista è quello yaugika o mistico.

    Tutte queste sono interpretazioni dal punto di vista della veglia.

    Il punto di vista del vedāntin è totalmente diverso. Non è nessuno di questi quattro. Non permettere a questi quattro punti di vista di interferire. Quindi, ogni volta devi chiederti se stai usando uno di questi quattro punti di vista.

    Come vedāntin sei interessato a conoscere la Verità assoluta di te, cioè dell’Ātman. Ciò che persiste attraverso tutto è la Realtà. Ciò che rimane in una situazione e se ne va con quella situazione è transitorio: questo è ciò che chiamiamo anvaya-vyatireka.

    Nella Māṇḍūkya Upaniṣad si parla con chiarezza di stato di veglia, di sogno, di sonno profondo. Tutti gli stati devono essere osservati dal punto di vista comune del Sākṣin che si mantiene ugualmente distante da tutti e tre. Il Sākṣin osserva la veglia, il sogno e il sonno profondo, ma non appartiene a nessuno di essi. Il Sākṣin è presente in tutti e tre senza farne parte. Abbraccia simultaneamente tutti e tre gli stati. Ciò significa che è cosciente di tutti e tre.

    Che cos’è l’esperienza? La prima è l’esperienza sensoriale (indrīya pratyakṣa) e la seconda è quella mentale (mānasa pratyakṣa), cioè le emozioni, i diversi stati d’animo, dolore, piacere, felicità, rāga-dveṣa, ira, amore, gentilezza, compassione, gelosia, ecc. Sono tutte modificazioni emotive della mente, conosciute direttamente senza bisogno degli indriya. Tutte queste sono soltanto esperienze mondane. La terza esperienza comprende gli anubhava yogici o esperienze mistiche ottenute con la pratica di qualche tipo di sādhanā, con la meditazione, la bhakti, la preghiera, ecc. Quelli che praticano qualche upāsanā, che coltivano la mente, si connettono alla mente collettiva.

    Questi sono tre tipi di esperienze che avvengono negli stati: nella veglia come stato, nel sogno come stato, nel sonno profondo come stato. Sono, senza dubbio, nostre esperienze, ma non sono l’esperienza della Realtà. Veglia, sogno e sonno profondo sono esperienze universali, sarvajanika o sarvatrika anubhava; nessuno può negarlo. Oltre questi tre, c’è un quarto, l’avasthānubhava. È un’esperienza superiore all’indriya pratyakṣa, al mānasa pratyakṣa e all’esperienza yaugika, perché anche le esperienze mistiche avvengono all’interno della veglia e sono solo personali. La veglia, il sogno e il sonno profondo sono esperienze condivise: tutti fanno queste tre esperienze: atei, religiosi, meditanti, vedāntin o non vedāntin, chiunque. Ma dobbiamo trascendere queste tre esperienze.

    Perché e come siamo consapevoli della veglia? Attraverso gli organi di senso? No. I sensi sono all’interno dello stato di veglia, ma non sei consapevole della veglia in quanto stato per mezzo dei sensi né tramite la mente. Questo perché la mente può vedere solo emozioni e sentimenti transitori che vanno e vengono. Ma lo stato di veglia è più grande e abbraccia e comprende tutte queste cose. Perciò, indriya pratyakṣa e mānasa pratyakṣa fanno parte della veglia come stato. Le esperienze yogiche, però, sono personali, mentre le altre due sono comuni. Indriya pratyakṣa e mānasa pratyakṣa sono comuni a tutti, ma sono limitati allo stato di veglia. Anzi, nemmeno all’intero stato di veglia; all’interno della veglia sono limitati a pochi oggetti. L’esperienza della veglia, del sogno e del sonno profondo è universale e onnicomprensiva, mentre le esperienze yaugika, mentali e sensoriali sono incluse nella coscienza di veglia.

    Un altro punto è il tempo e il luogo. Puoi cogliere simultaneamente il tempo, lo spazio, gli oggetti e il soggetto della veglia. Allo stesso modo, gli oggetti del sogno, il tempo e il luogo del sogno appartengono solamente al sogno e questo non si estende alla veglia. Il tempo della veglia non si estende al sogno, il tempo del sogno non continua nella veglia. Quindi il tempo della veglia riguarda soltanto lo stato di veglia. Mondo della veglia significa oggetti della veglia: pañcabhūta, sole, luna e stelle della veglia, appartengono soltanto allo stato di veglia. Questo sole non puoi portarlo nel tuo sogno. E il sole del sogno illumina solo gli oggetti del sogno, non illumina quelli della veglia. Generalmente quando sogni è notte. Di notte nella veglia non c’è sole, ma in sogno sei di giorno come in stato di veglia. Quando stai sognando il sole, la stanza in cui dormi ne è illuminata? No. Questo dimostra che tempo, spazio, oggetti e la persona del sogno sono diversi, appartengono solo allo stato di sogno. Di converso, la persona della veglia è confinata soltanto allo stato di veglia. Eppure tu sei consapevole di tutti e tre gli stati.

    Quindi tu, in quanto Coscienza, non sei solo consapevole della veglia, sei oltre la veglia. La Coscienza si estende, va oltre la veglia come stato e, allo stesso tempo, è consapevole del sogno. Si estende oltre il sogno; è consapevole anche del sonno profondo. Quindi osserva quella Coscienza che è consapevole dell’intera veglia come stato e che va oltre la veglia; ed è consapevole del sogno e va oltre i confini del sogno, essendo consapevole anche del sonno profondo. Mantieni quella Coscienza e da lì guarda i tre stati. Se la tua coscienza di veglia fosse limitata soltanto allo stato di veglia, non saresti affatto consapevole del sogno. Ma sei consapevole anche del sogno. Com’è che sei consapevole del sogno? Non con la coscienza limitata alla veglia. La Coscienza illumina la veglia e va oltre per poter conoscere anche lo stato del sogno. Il sogno come stato: non entrare nei dettagli del sogno. Guarda al sogno come Coscienza.

    Quindi la Coscienza, mentre illumina lo stato di veglia, è consapevole anche del sogno. Ciò significa che lo stato di veglia diventa una piccola parte di essa e la stessa Coscienza è consapevole del sogno. Ed essa stessa è presente nel sonno profondo. La Coscienza illumina lo stato di veglia, lo stato di sogno ed è presente nel sonno profondo. Lì non c’è nulla da illuminare. Pertanto, il sonno profondo non è uno stato perché c’è solo Coscienza senza nulla da illuminare: è presente solo il Sé. Qui “presente” significa che la Coscienza si estende oltre la veglia e oltre il sogno. Quindi sei tu: ciò significa che tu hai una veglia, un sogno e qualcosa di diverso da quei due. Sonno profondo significa solo questo. Sei consapevole della veglia, sei consapevole del sogno e sei consapevole che c’è un’altra esperienza che trascende entrambi.. Questo è il sonno profondo. Che trascenda entrambi significa che quando cancelli questi due, quando vai oltre questi due, c’è un’altra esperienza oltre questi due. Possiamo dire solo questo: lì non c’è né veglia né sogno, tuttavia tu sei presente.

    Devi osservare la veglia, il sogno e il sonno profondo da questa prospettiva, quella del Sākṣin. La Māṇḍūkya e, in particolare, le Kārikā di Gauḍapādācārya si fondano su questa esperienza universale.

    In altre Upaniṣad, come la Chāndogya e la Bṛhadāraṇyaka, c’è un punto di vista leggermente diverso. Non adottano la posizione della Māṇḍūkya Upaniṣad che osserva tutti e tre gli stati da un punto di vista uguale, senza alcuna attenzione particolare per uno stato. La Bṛhadāraṇyaka, la Chāndogya, la Praśna e altre ancora si dedicano in particolare al sogno e al sonno profondo. Quando guardano al sogno e al sonno profondo, mantengono tuttavia ancora il punto di vista della veglia. Riguardo al sogno, dicono che nel sogno vengono trasportati i saṃskāra della veglia. Tu porti i ricordi della veglia, le impressioni della veglia e le proietti nel sogno. Quando si tratta del sonno profondo, dicono che lì è presente il prāṇa. Ma il respiro è presente nel sonno profondo? Quando qualcuno sta dormendo e guardi il suo corpo che giace, esso ancora respira. E quando si sveglia, tu gli comunichi che durante il suo sonno stava respirando. Però questo è il punto di vista di un’altra persona, il punto di vista di un vegliante. Stai guardando il sogno e il sonno profondo dal punto di vista della veglia. Questo punto di vista si trova nella Bṛhadāraṇyaka e nella Chāndogya, ma non nella Māṇḍūkya. E questo può confonderti.

    Sebbene quelle Upaniṣad assumano il punto di vista del vegliante, anch’esse distinguono l’Ātman dalla veglia, dal sogno e dal sonno profondo. Usano una diversa prakriyā. Il metodo di esame è diverso, ma la scoperta finale che la Coscienza è indipendente da tutti e tre gli stati è comune. Si tratta solo di un’altra prakriyā, di un altro modo di insegnare.

    Satchidānandendra Svāmījī spiegava che comunemente le persone pensano che nel sogno si portino i ricordi della veglia e li proiettino lì. Non è così dal punto di vista della Māṇḍūkya, che guarda a tutti e tre gli stati dalla distanza equanime del Sākṣin. Tuttavia, coloro che si pongono dal punto di vista della veglia, suppongono di portare i loro saṃskāra di veglia nel sogno per proiettarli nel mondo del sogno. Ma anche partendo da questo punto di vista, si può usare la prakriyā per comprendere il Sākṣin. In che modo? Il sogno, come stato inclusivo di soggetto, di tutti i suoi oggetti, tempo, luogo, esperienze, dolore, piacere, ossia l’intero mondo del sogno, è proiettato; quindi è kalpita nella Coscienza. Perciò la Coscienza non è coinvolta in esso: l’intero stato in quanto stato è solo kalpita, è immaginazione.

    Quindi, dire che si portano in sogno dei ricordi della veglia, non è vero ed è dovuto al pregiudizio della veglia. Ma il punto essenziale a cui prestare attenzione è che il sogno come stato è una proiezione, è un’immaginazione. Che sia dovuto all’aiuto dei ricordi della veglia o che non ci siano ricordi della veglia, la Māṇḍūkya afferma che il sogno è una proiezione direttamente sulla Coscienza; è un adhyāsa direttamente sulla Coscienza. La cosa importante è che, per tutte le Upaniṣad, il sogno sia immaginazione. Su questo si deve fare manana.

    Le Upaniṣad e il Bhāṣya di Śaṃkara, cambiano continuamente punto di vista. Quindi, bisogna prestare molta attenzione. I vedāntin insegnano direttamente la Māṇḍūkya, l’Upadeśa Sāhasrī e la Naiṣkarmya Siddhi di Sureśvara. Penetrare le altre Upaniṣad è più complicato. La difficoltà si ripropone anche per la sṛṣṭi prakriyā, il metodo della creazione, perché nessuna Upaniṣad descrive lo stesso processo. Qualunque sia il processo, l’intero mondo è sovrapposto a Brahman: questo è l’unico messaggio da trasmettere, l’unico concetto da comprendere. Qualunque sia il processo descritto, serve solo ad aiutare a immaginare, a comprendere, a esaminare. Perciò non bisogna entrare nei dettagli; non si confrontino uno con l’altro per non confondersi.

    È irrilevante se i ricordi della veglia si portino in sogno o no. Non si deve dare importanza a ciò. Perché se i ricordi della veglia fossero portati in sogno, come li si porterebbe? Solo con la mente della veglia. Ma allora, la mente dovrebbe essere sempre la stessa. Se la stessa mente della veglia fosse presente in sogno, il sogno apparirebbe come parte della veglia. Allora, non si potrebbe trascendere la veglia.

    Il vero scopo è capire che la Coscienza non è limitata alla veglia. Va oltre i confini della veglia. Il mondo, il tempo e il luogo della veglia, tutto è inghiottito dalla Coscienza e, quando lo stato di veglia è annullato, la Coscienza rimane. “Abbandonare”, “inghiottire” e “cancellare” sono tre modi diversi di esprimere lo stesso concetto. Ciò che è importante è che la Coscienza trascende lo stato di veglia, essendo la Coscienza onnipervadente. Non sei confinato al mondo della veglia, perché la Coscienza è molto più ampia. Questa è l’implicazione principale. Che tu segua la Māṇḍūkya prakriyā o la Bṛhadāraṇyaka prakriyā, questa è la cosa principale da ricordare.

    Sperimentare il sogno significa che lo stai illuminando. Quando sei consapevole del sogno, la tua coscienza di veglia è cancellata. L’hai trascesa. I ricordi della veglia appartengono alla mente di veglia, la mente di veglia appartiene allo stato di veglia, quindi il sogno ne è totalmente indipendente. Questo è l’insegnamento della Māṇḍūkya. Che tu porti con te i ricordi o no, nella coscienza del sogno, non sei più nello stato di veglia. Anche se pensi che il sogno sia immaginato con i saṃskāra della veglia, tuttavia durante la coscienza del sogno, non hai la coscienza di veglia. La mente di veglia, il mondo di veglia, l’individualità di veglia, tutto ciò è messo da parte: questo è il punto principale. È solo a questo scopo che si ricorre a queste due prakriyā, alla Māṇḍūkya prakriyā e alla Bṛhadāraṇyaka prakriyā. Ciò significa che guardi agli stati dal punto di vista della veglia o che guardi a tutti e tre gli stati dal punto di vista del Sākṣin. La Māṇḍūkya assume il punto di vista del Sākṣin, mentre la Bṛhadāraṇyaka e la Chāndogya quello della veglia. In entrambi i casi la Coscienza trascende la veglia e quando sperimenti la coscienza del sogno non sei parte della veglia. Sei oltre la veglia.

    La Coscienza si espande: il mondo della veglia è troppo piccolo e la tua Coscienza, cioè tu stesso, è grande e pervasiva oltre la veglia. Quindi, per aiutarti a trascendere la veglia, sono necessari gli altri stati. Perché parlare di altri stati? Perché normalmente la tua visione è limitata alla persona di veglia, alla mente di veglia, al kartā-bhoktā di veglia, al jñātā di veglia. Devi espanderti, andare oltre l’individualità di veglia. Il jñātā di veglia è identificato con la mente di veglia, in relazione con gli oggetti di veglia, appartenente al tempo e al luogo di veglia. Quindi quel jñātā di veglia, quel jñātṛtvam, è mente. Se la mente è rimossa, rimane la pura Coscienza, il Sākṣin. Invero, il jñātā è soltanto Coscienza, il solo Sākṣin. Il Sākṣin limitato dalla mente diventa jñātā. Per rimuovere la connessione con la mente di veglia devi andare oltre la mente di veglia, oltre il jñātā di veglia, oltre jñātā-jñeya. Jñātā-jñeya vanno insieme, sono una correlazione. La Coscienza è più pervasiva dell’intera relazione jñātā-jñeya, che è in essa riassorbita; il mondo della veglia è inghiottito, ma la Coscienza continua nel sogno. La Coscienza va oltre i confini della veglia e ha un altro stato. Ma con ciò, non vogliamo affermare che la Coscienza stia attraversando gli stati. Importante qui è capire che la Coscienza è oltre lo stato di veglia e per questo indichiamo il sogno, senza entrare nei dettagli del sogno, negli oggetti del sogno. Ciò che è importante è che la Coscienza persiste anche quando lo stato di veglia scompare. Quindi è più pervasiva: questo è importante da capire.

    Quando siamo svegli, siamo consapevoli, ma la Coscienza è sempre attaccata alla mente. Mente significa il pensiero, l’immaginazione, i sentimenti, l’aham-buddhi, l’individualità, la persona della veglia. Così, la Coscienza, assumendo l’identità della persona della veglia, osserva gli oggetti della veglia, interagisce con essi e li sperimenta.

    L’interagire con gli oggetti, con le persone, con le cose della veglia comporta dolore e piacere, preoccupazione e lotta. Quindi tutto ciò è così perché si rimane un jñātā-kartā-bhoktā della veglia. Ciò significa che, essendo associato alla mente della veglia, assumi un’individualità da vegliante.

    Si deve cercare di uscire da tale connessione con i dettagli della veglia. Quindi quella personalità della veglia è un’assunzione, è una sovrapposizione su di te che deve essere rimossa. Il velo deve essere rimosso. Devi scoprire di essere la Coscienza. Non stai illuminando gli oggetti uno a uno in sequenza, ma lo stato come un tutt’uno.

    Così, la coscienza si amplia, diventi consapevole della veglia in quanto stato. Allora, si estende anche oltre la veglia, perché hai a disposizione il sogno. Che tu sia consapevole del sogno dimostra che sei oltre l’individualità della veglia. La tua individualità della veglia è caduta come un velo. A questo fine si osserva il sogno.

    Anche se la coscienza è abbastanza ampia da poter vedere questi due stati, sei ancora legato a uno dei mondi. Puoi non essere un individuo determinato, puoi essere una coscienza più ampia, ma ancora una coscienza relazionata al mondo.

    Per mostrare che nessun mondo esiste e che la tua coscienza può esistere senza alcuno stato, sia esso di veglia o di sogno, che tu sei soltanto uno, bisogna esaminare il sonno profondo. È tutto. Il solo scopo dell’avasthātraya prakriyā è questo.

    Questo è il punto di vista vedantico. Ci sono due punti di vista riguardo allo stesso fenomeno, alla stessa esperienza, ma il modo di guardare differisce. Pertanto la conclusione e la comprensione a cui si arriva sono diverse.

    Anche l’uomo comune vede le avasthā e sperimenta veglia, sogno e sonno profondo. Ma per quanto pensi per giorni, mesi e anni, non potrà mai arrivare al Sākṣin, perché guarda agli stati solo come un individuo della veglia.

    Jñātā significa colui che è associato alla mente, alla forma e all’individualità di veglia. In quanto individuo della veglia, cerca di ricordare il sogno e il sonno profondo, ma l’individualità della veglia non cambia. Pensa che l’individualità della veglia sia il Sākṣin dei tre stati.

    Quindi, anche se pensa a essi, è solo l’individualità della veglia che pensa alla veglia, è solo l’individualità della veglia che ricorda il sogno, è solo l’individualità della veglia che va in sonno per un po’ e poi ritorna. Mantenendo questo punto di vista, coloro che ascoltano il Vedānta con disattenzione e parzialmente mantengono il punto di vista dell’uomo comune e l’ascolto della Māṇḍūkya e della Bṛhadāraṇyaka per loro è tempo sprecato. Se si tiene un secchio rovesciato mentre piove, alla fine non si troverà neanche una goccia d’acqua all’interno.

    Se l’individualità della veglia non è rimossa, la Coscienza indipendente dall’individualità della veglia non sarà scoperta. Tale scoperta è l’obiettivo principale del Vedānta, sia che si segua la prakriyā della Māṇḍūkya sia la prakriyā della Bṛhadāraṇyaka. Prakriyā vuol dire un metodo di osservazione, un metodo di cerca.

    L’uomo comune mantiene l’individualità della veglia e da lì guarda il sogno e il sonno profondo. Anche se nella prakriyā della Bṛhadāraṇyaka si considera il punto di vista della veglia, l’individualità della veglia è abbandonata. Anche se pensi che i saṃskāra della veglia li porti con te e li proietti in sogno, anche in questo caso, finché sei nella coscienza del sogno, sei fuori dall’individualità della veglia. Ciò significa che la tua coscienza ha trasceso l’individualità della veglia. Questo è ciò che importa.

    Non sei più l’individuo della veglia perché l’individualità, la mente, il tempo e il luogo della veglia sono rimossi. Quindi, una volta che scopri che la Coscienza è oltre l’individualità della veglia, allora non sei né l’individuo del sogno né l’individuo della veglia. Ti liberi di entrambi e rimani come Coscienza.

    Una volta compreso l’intero modo di guardare, l’avasthātraya viveka cambia. Come dovremmo guardare gli stati e qual è lo scopo di esaminarli? Cosa scopriamo, cosa neghiamo? Questo deve essere ben chiaro.

    Se si adotta il punto di vista della veglia su alcuni punti, non lo si sta rafforzando. Per spiegare il sogno, si dice che si portino lì i ricordi della veglia, ma che li si porti o meno è un punto secondario. Importante è che il sogno è un’immaginazione ed è al di fuori della veglia.

    Quando sei consapevole dello stato di sogno, anche se è immaginato, non sei nella coscienza di veglia, che è il jñātṛtvam della veglia. Dissolvi il jñātṛtvam della veglia e osserva il sogno. Questo dimostra che l’individualità della veglia è trascesa, cancellata, abbandonata.

    Quindi, quando ci si riferisce al sogno, si guarda alla coscienza del sogno, non all’individuo del sogno. Generalmente l’uomo comune pensa all’individuo del sogno. La coscienza dell’intero stato di sogno significa che stai andando oltre l’individualità della veglia: stai arrivando al Sākṣin della veglia che è lo stesso Sākṣin del sogno. Pertanto, quando ricordi il sogno come vegliante, cosa ricordi? Ricordi come individuo del sogno o come Sākṣin del sogno?

    Se ricordi il sogno come individuo del sogno, senti ancora di essere parte del sogno in relazione agli oggetti del sogno. Quindi gli eventi e gli oggetti del sogno per te sono reali; perché sei l’individuo del sogno, parte dello stato di sogno. Ora, com’è che stai richiamando alla memoria lo stato di sogno? Ricordi gli eventi e gli oggetti del sogno come reali e interagisci con essi; ma allora sei solo un individuo del sogno. L’alternativa è ricordare il sogno come l’intero stato. E quando ricordi lo stato di sogno come un tutto, lo hai negato, lo hai trasceso perché ti sei svegliato.

    Quindi, come ricordi lo stato di sogno? Svegliandoti o rimanendo ancora l’individuo del sogno? Svegliarsi significa cessare di essere l’individuo del sogno. Non sei più un individuo del sogno, non fai più parte del mondo del sogno, non stai più affrontando gli oggetti del sogno davanti a te. Per te gli oggetti e l’individuo del sogno non sono reali. Quando ricordi l’intero stato, sei la Coscienza, il Testimone. Significa che hai reso falso il sogno. Non ti trovi all’interno dello stato; lo stato è dentro di te.

    Quindi, quando stai ricordando come Sākṣin, sei anche il Sākṣin della veglia. Per poter vedere il Sākṣin del sogno, devi abbandonare anche l’identificazione con il vegliante. Solo allora arrivi a quello stato di Sākṣin che è Testimone sia della veglia sia del sogno. A questo stadio ritorni al punto di vista della Māṇḍūkya. Quando giungi al punto di vista del Sākṣin, entrambe le prakriyā si fondono.

    Sebbene il sogno sia un’immaginazione, non sei più l’individuo del sogno, parte del mondo del sogno. Sei il Sākṣin e quel Sākṣin non è nemmeno parte del mondo della veglia. Perché l’individualità della veglia, per poter vedere l’intero sogno come Testimone, deve rinunciare anche all’individualità della veglia. Se si mantiene l’individualità della veglia, non si può essere il Testimone del sogno.

    Mantenendo l’individualità della veglia, la tua coscienza della veglia non può andare oltre lo stato di veglia e vedere il sogno. Se mantieni l’individualità della veglia, sarai ancora soltanto nel mondo della veglia e vedrai il sogno come se fosse una parte del mondo della veglia. Se osservi il mondo del sogno come un individuo della veglia, ti sembra che i ricordi del sogno siano solo una parte della mente della veglia. Ma l’immaginazione del sogno non è una parte della mente della veglia. Se non è una parte della mente della veglia, allora per poter testimoniare il sogno, devi solo abbandonare la mente della veglia. Si deve capire questo.

    Quindi, tenendo presente questo contesto, ascolta. Il nono mantra (BU IV.3.9)dice: “Tasya vā etasya puruṣasya dve eva sthāne bhavataḥ; idam ca paralokekasthanam ca”, “Per questo puruṣa ci sono due sthāna; uno è questo mondo e l’altro è l’altro mondo”. E il sogno è sandhyā,è tṛtīya sthānam. È un terzo sthāna intermedio. Ciò significa che questo puruṣa, questo jīva,in quanto uomo comune, ha questo mondo, questo loka. Dopo questo loka, come risultato di puṇya e pāpa, assume un altro corpo simile a questo. In un certo senso è una continuità “cambiata”.

    Lasci questo mondo ma assumi un altro mondo simile a questo. È come lasciare questa stanza e andare in un’altra stanza. Può essere diversa, ma anche quella è una stanza. Cambi, ma continui nello stesso modo con la stessa struttura di base. Si tratta di un loka. Quindi, si parla di questo mondo, della stazione del mondo successivo e del terzo che è intermedio. Il testo afferma che sono solo due loka e, poi, parla del terzo. Questo mantra richiede una spiegazione, perché si sposta a un altro punto di vista. La giunzione è il terzo. Il mantra dice che il sogno è il sandhi. Sandhi significa che non appartiene né alla veglia né al sogno. È in mezzo ai due. In mezzo significa che non è né questo mondo né il prossimo. Cioè, è distaccato da entrambi gli stati, da entrambi i loka. La coscienza del sogno è distaccata da questo bhūloka e anche dall’altro loka. Significa che ha abbandonato questo loka, senza entrare nell’altro loka. È come se fosse uscito da una casa, ma non è ancora entrato in un’altra. È per strada. È alla stessa distanza da entrambi gli stati, da entrambe le case. Quindi è fuori da entrambi. Qui sogno significa Sākṣin. Il sogno è la giunzione tra loro, il che significa che è soltanto il Sākṣin. Il mantra impiega esclusivamente un linguaggio simbolico. Per questo l’ultima frase di questo nono mantra è “in questo stato l’uomo diventa autoluminoso” (atrāyaṃ puruṣaḥ svayam jyotir bhavati). Perché? Come può essere nella giunzione di due loka? Perché è il svayaṁ jyotiḥ, è il Sākṣin. Quindi non appartiene né a questo mondo né all’altro. Ciò significa che è distaccato da entrambi. Allora si può dire che il sogno è distaccato da entrambi? Con sogno non intendiamo il mondo del sogno, ma il Sākṣin del sogno. In che senso il prossimo mantra dice: atrāyaṃ puruṣaḥ svayam jyotiḥ? Lo spiegheremo con i mantra nove e dieci perché nel sogno il mondo è immaginario.

    Il mondo non è un mondo esterno. Proietti il mondo fuori da te stesso e lo vedi dentro di te. Ciò significa che sei solo tu, non c’è alcuna altra persona. Nella veglia hai un mondo altro da te. Sei cosciente, ma sei cosciente di una cosa che è altra da te. Nel sogno sei cosciente delle cose di te stesso, della tua stessa creazione. È qualcosa come guardare le proprie mani e le proprie gambe. Nello stato di veglia vedi altre persone. Nel sogno guardi il tuo specchio, la tua foto. Vedi il tuo riflesso nello specchio, vedi un volto, ma stai vedendo il tuo stesso volto. Ciò significa che solamente tu sei presente. Nella veglia vedi altri volti. Nel sogno è come se tu avessi molteplici specchi. Se prendi cinque specchi a una distanza uguale, vedi cinque persone. Chi sono quelle cinque persone che stai guardando? Sei solo tu. Quindi stai vedendo cinque persone o una sola persona? Stai vedendo solo una persona.

    Allo stesso modo, nel sogno stai creando tutto da te. Alla fine rimani solo tu. Pertanto sei Sākṣin. Il sogno è esaminato in modo da dimostrare che sei presente solo tu. Qualunque cosa tu veda è una tua creazione; sono i riflessi di te. Pertanto atrāyaṃ puruṣaḥ svayam jyotiḥ. Quel puruṣa svayam jyotir, il Sākṣin autoluminoso, illumina entrambi i mondi. Ciò significa che è a uguale distanza, non è né parte di questo mondo né parte dell’altro mondo. Per essere parte del mondo devi essere l’individuo di quel mondo. Non sei un individuo: non sei un individuo del mondo della veglia (bhūloka), né un individuo di un mondo celeste. Non sei un individuo di nessuno dei due mondi. Sei libero dall’individualità perché il tuo stesso Sé luminoso illumina entrambi.