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5 Ottobre, 2025

25. Commento alla Māṇḍūkya Upaniṣad e alle Kārikā di Gauḍapāda

    Svāmī Prabhuddhānanda Sarasvatī Mahārāja

    25. Commento alla Māṇḍūkya Upaniṣad e alle Kārikā di Gauḍapāda

    Agama Prakaraṇa

    Note sul Śaṃkara Bhāṣya riguardanti le Kārikā 11-13

    Quindi, in generale, la causalità implica cambiamento. Questo è il punto culminante: la causa deve essere precedente nel tempo, l’effetto deve essere successivo e la causa deve subire un cambiamento e diventare effetto; quindi tra la causa e l’effetto c’è un cambiamento e anche l’effetto cambia. L’effetto diventa un altro effetto e l’effetto, a sua volta diventa causa per un altro effetto. Questa causalità è senza fine e la causa e l’effetto sono entrambi nel tempo e tra la causa e l’effetto c’è un cambiamento: entrambi sono nel tempo. Ma tra l’ignoranza e l’errore non c’è cambiamento: l’ignoranza non cambia e non diventa l’errore, pensare così è una cosa molto sbagliata. Nemmeno l’errore è un effetto. Anche se usi la terminologia “causa-effetto”, queste non sono la causa e l’effetto dello scienziato; la causalità per lo scienziato è diversa da quella di un vedāntin. In quanto individuo vegliante si è un viśva; dovrebbe essere inteso come la Realtà non compresa e fraintesa. Ciò significa che l’individuo che veglia ha in sé sia la causa sia l’effetto, cioè è sia ignorante sia in errore. “Che tu sia un individuo” è un errore, “che tu sia limitato” è un errore, “che tu non sappia di essere non-duale” è ignoranza. C’è un “non so”, c’è qualcosa che non si conosce e che si fraintende; non ti conosci e ti fraintendi [ti prendi per altro da te], quindi il vegliante ha in sé sia la causa sia l’effetto; è sia ignorante sia in errore nella percezione di se stesso. Quando si tratta dell’individuo di sogno, ti vedi come un individuo. Nello stato di veglia pensi “sono un individuo della veglia”, “ero un individuo del sogno, “ero un individuo del sonno”. Come individuo in stato di veglia sei un viśva, come individuo in stato di sogno sei un taijasa, come individuo in stato di sonno sei un prājña. In questo modo ci sono tre nomi per questo individuo.

    Per l’individuo della veglia ci sono sia ragione sia risultato; sei sia ignorante sia in errore nella percezione, sei ignorante di te stesso e ti fraintendi. Anche come individuo di sogno sei ignorante di te stesso: pur essendo illimitato ti confondi con una forma, il che significa che sei sia ignorante sia che hai una percezione erronea. E anche come prājña pensi “io sono un individuo”: questo è un errore. Come prājña non sei un individuo, pensi che nel sonno profondo eri un individuo ignorante. Come individuo eri ignorante, ma in quanto libero dall’individualità eri solo uno sperimentatore. Se guardi lo stato di sonno profondo come un oggetto di esperienza, ti sembra ignoranza, oscurità o assenza di tutto; ma se guardi lo stato di sonno profondo come esperienza, non c’è alcun oggetto di esperienza, c’è solo esperienza, c’è anubhava. In quanto esperienza sei la Realtà non compresa; ciò significa che lo stato di sonno profondo è libero dall’errore [mithyā], ma è la Verità non compresa. Cos’è il vegliante? È anch’esso la Verità non compresa e fraintesa. Chi è il sognatore? È la Verità non compresa e fraintesa. Lo stato di sonno profondo è uno stato di sola non comprensione; lì non c’è fraintendimento.

    Tutti e tre gli stati sono percepiti soltanto nell’incorporazione, in stato di veglia. All’interno della veglia dici “sono un vegliante”, “sono stato un sognatore”, “sono stato un dormiente”; si possono ‘ricordare’ tutti e tre nello stato di incoporazione, che è lo stato di veglia. Lo stato di sogno è uno stato di veglia. Se lo riesci a ricordare, puoi ricordare che per te anche lo stato di sogno aveva un senso di realtà; e puoi anche ricordare la libertà sia dalla veglia sia dal sogno, che è lo stato di sonno profondo. Ma tutti e tre gli stati li ricordi in stato di veglia. Perciò nello stato di incorporazione hai tre stati. È per questo che il vegliante e il sognatore hanno sia ignoranza sia errore. Sono limitati sia dall’ignoranza sia dall’errore. Viśva e Taijasa, considerati come qualificati sia dall’ignoranza sia dall’errore, altro non sono che la Verità non compresa e fraintesa. Il vegliante e il sognatore sono la Verità non compresa e fraintesa. In quanto non compreso e frainteso, sei limitato, ma la tua schiavitù è non conoscere te stesso e, in più, è fraintendere te stesso.

    Ciò che consideriamo essere diversi tipi di schiavitù, sono solo un’idea sbagliata di Sé. L’Essere illimitato confinato in una forma limitata è chiamato ‘schiavitù’; “sono confinato in una forma” è chiamato schiavitù. Una non-forma scambiata per una forma è chiamata schiavitù. Quando chi non è nel tempo è considerato nel tempo, questo è chiamato schiavitù; chi non è situato nello spazio è considerato nello spazio, questo è chiamato schiavitù. Non sei limitato a un jīva altro da te: proprio la tua percezione di te stesso è la tua schiavitù, la tua ignoranza di te è la tua schiavitù, la tua conoscenza sbagliata di te è la tua schiavitù. Quindi la definizione stessa di schiavitù data dal Vedānta è diversa da quella che la società pensa. La società ritiene che se non si è in grado di usare la propria scelta liberamente, si è legati; ti senti limitato se qualcuno ti comanda, se sei a corto di denaro, se sei malato, se non puoi fare ciò che ti aggrada. In questo modo definisci sempre la schiavitù in modo empirico, ma questa definizione empirica di schiavitù è del tutto sbagliata.

    Anche se ti è permesso di usare liberamente la tua scelta, anche se hai denaro, anche se puoi comandare sugli altri, anche se hai tutto a tua disposizione, sei comunque legato, perché secondo il Vedānta la schiavitù non è empirica; la schiavitù è la percezione che hai di te stesso: la schiavitù è spirituale. Il fatto che la tua esistenza sia fraintesa e non compresa è schiavitù; non è che sia una schiavitù la rinascita o che il pāpa sia una schiavitù o che i tuoi nemici restino impuniti. Non è così: la tua schiavitù non è al di fuori della percezione della tua esistenza.

    La percezione degli oggetti è la percezione di te stesso. Il tuo colore, la tua casta, il tuo credo, il tuo sesso non sono la tua schiavitù: la vera schiavitù è la tua percezione di essere un jīva. La Verità non compresa e fraintesa è il vegliante, la Verità non compresa e fraintesa è il sognatore, la Verità non compresa è il dormiente, perché all’interno del sonno, anche se non c’è incorporazione, ciò che sperimenti in suṣupti è solo la tua natura illimitata ma non compresa; e la comprensione della Verità presuppone sempre la non comprensione; la sola ignoranza non ti qualifica, l’errore ti qualifica. È l’errore che facilita la tua stessa correzione. Nel contesto dell’errore puoi riflettere, puoi discernere e puoi capire; quindi, non puoi ottenere l’illuminazione in suupti perché lì non c’è errore. Hai bisogno dell’illuminazione non in suupti, hai bisogno dell’illuminazione su suupti, perché se non c’è errore allora quello che c’è è solo Verità. Al massimo puoi dire Verità non compresa. Ma questa non comprensione, quando se ne va? Dove può andare? Non dove non è compresa; è non compresa solo nel contesto dell’errore.

    L’individuo che dorme è solo uno stato di Verità non compresa; è limitato solo dall’ignoranza. Nel sonno sei vincolato dall’ignoranza, mentre quello che chiamiamo sonno è uno stato di Verità. Anche la veglia è uno stato di Verità, è la Realtà non compresa e fraintesa, come il sogno è non compreso e frainteso,mentre il sonno profondo è la Realtà non compresa, ma non fraintesa. Anche questa affermazione che “non è fraintesa, ma è non compresa” c’è solo nello stato di veglia, perché si possono fare commenti su tutti e tre gli stati solo nello stato di veglia. Si può percepire l’ignoranza solo nello stato di veglia, c’è evidenza dell’ignoranza solo nello stato di errore; ma nello stato di Verità non c’è evidenza di ignoranza e di errore. L’ignoranza e l’errore non esistono come attributi della Verità; nemmeno l’ignoranza della Verità è un attributo della Verità. Questa particolare affermazione ti aiuta molto. L’ignoranza su qualcosa non la qualifica. Se l’errore non qualifica il fatto, anche se hai un’idea sbagliata della corda –e il serpente è un’idea sbagliata della corda- il serpente non qualifica la corda. Se sei ignorante della corda la tua ignoranza della corda non qualifica la corda; allo stesso modo la tua ignoranza su te stesso non qualifica te stesso. È un grande passo avanti nella comprensione di te stesso.

    Puoi continuare a essere ignorante di te stesso e, in Verità, continuare a essere libero dell’ignoranza. “Libero dall’ignoranza” significa che puoi sentirti ignorante; ma ciò non è la tua natura, non è la tua qualità, la tua natura è indipendente dall’ignoranza. Quindi uno è il dominio della natura, l’altro è il dominio dell’ignoranza di quella stessa natura; uno è il dominio della corda, l’altro è quello dell’ignoranza della corda e dell’errore sovrapposto alla corda chiamato serpente; tuttavia, il serpente non qualifica la corda, che continua a essere corda e può anche continuare a essere fraintesa come serpente. La tua ignoranza di qualcosa non qualifica quel qualcosa; il tuo errore su qualcosa non qualifica quel qualcosa. Supponiamo che tu non conosca il francese: la tua ignoranza non qualifica il francese. Se la tua ignoranza della corda non qualifica la corda, allora anche la tua ignoranza di te stesso non ti qualifica. Ecco perché l’ignoranza e l’errore non esistono come parte della Verità. Kāraṇam (causa) è l’ignoranza, kāryam (effetto) è l’errore; l’ignoranza e l’errore non esistono come parte della Verità.

    Come individuo in stato di veglia hai sia l’ignoranza sia l’errore; come individuo in stato di sogno hai sia l’ignoranza sia l’errore. Senza identificarti con la forma di veglia non puoi guardarti come individuo. Quindi, come individuo in stato di veglia hai sia l’ignoranza sia l’errore; come individuo in stato di sogno hai sia l’ignoranza sia l’errore; come individuo in stato di sonno hai solo ignoranza, non l’errore. Ma come Essere cosciente non sei un individuo, sei libero sia dall’ignoranza sia dall’errore. Come Essere cosciente non sei un individuo: che tu sia una forma è un’etichetta, è un’idea sbagliata, è il tuo pensiero. Che tu sia cosciente non è il tuo pensiero, che tu sia cosciente è la tua natura. Se il fuoco brucia una foglia questa è una situazione. Se il fuoco è caldo, questa è la sua natura. Bruciare una foglia è una situazione: capita che ci sia una foglia e quindi si brucia. Ma che il fuoco sia caldo è la sua natura. Se l’acqua scorre questa è la sua situazione; l’acqua come H2O e che sia sapida, è la sua natura; il cielo che sembra blu è una condizione ottica, che sia sconfinato è la sua natura; che sia più sottile dell’aria, del fuoco, dell’acqua, della terra è la sua natura; una situazione non qualifica la sua natura. Quando una situazione non qualifica la sua natura, neanche l’errore la qualifica. Quindi, ciò che si deve capire è il proprio errore su se stessi e sulle proprie situazioni, i propri piaceri e dolori. La propria situazione fisica, mentale, economica non qualifica la propria natura, perché la propria natura è divina.

    La natura di ogni essere vivente è illimitata, è la Verità. Bisogna discernere tra la natura e la situazione applicata alla natura, il proprio pensiero sulla natura. Essere deha (corpo) non è la tua natura, essere una forma non è la tua natura. Non puoi trascendere la natura; se puoi trascendere la forma allora essa non è la tua natura. Se puoi trascendere la forma del sogno, anche in questo caso, non è la tua natura: puoi trascendere anche le tue opinioni su suupti, cioè: “lì sono ignorante, ecc.” In sonno non c’è l’idea che ci sia ignoranza, ecc. Puoi trascendere l’idea di ignoranza e di errore e quindi ignoranza ed errore non sono la tua natura, sono oggettivabili. Il pensiero d’essere ignorante è oggettivato, il pensiero d’essere una forma anche è oggettivabile, quindi l’oggettivabile non ti qualifica come aham-soggetto: il soggetto è la radice dell’esistenza. L’intero universo è come un albero, tu sei la radice, i sensi, la mente, tutte le facoltà sono i rami; l’Essere cosciente è la radice e i rami non qualificano la radice. Si deve discernere tra soggetto e oggetto e l’oggetto non qualifica il soggetto: questa è la sintesi del Vedānta. Il corpo non qualifica il tuo essere perché è oggettivato da te.

    Se dici: “Nello stato di sonno profondo non conoscevo nulla; io sono un individuo, ma lì non c’era nulla, non mi sentivo un individuo, non vedevo altre cose, non vedevo me stesso come in stato di veglia vedo me stesso in quanto corpo. Nello stato di sonno profondo non vedevo me stesso in quanto corpo, lì non vedevo alcuna verità né vedevo alcuna falsità”. Non sapere nulla ti rende un prājña; se consideri suṣupti come uno stato di totale ignoranza, allora per te è uno stato di ignoranza. “In quanto prājña non conoscevo nulla”: ciò significa che l’individuo che non conosceva nulla è chiamato prājña. Come Essere cosciente tu illumini tutto; in quanto Essere cosciente sei colui che vede tutto, ma come individuo ignorante non conoscevi nulla. Quando l’onda si appiana, se la chiami assenza dell’onda sei ignorante, se la definisci “presenza dell’acqua” sei illuminato. Se consideri lo stato di sonno profondo come assenza di forma, assenza di tempo, assenza di spazio, assenza di pensiero, assenza dell’intera creazione, allora è uno stato di ignoranza.

    Il sonno profondo non è uno stato di assenza di ogni cosa, è uno stato di tua presenza libero da tutto, perché lo stato di sonno profondo è un’esperienza senza oggetto di esperienza; non c’è un oggetto di esperienza né una forma individuale come soggetto individuale: tuttavia è comunque un’esperienza. Non c’è una relazione soggetto-oggetto, c’è libertà dalla relazione soggetto-oggetto, c’è libertà dall’oggetto; ma, se lo si guarda solo come assenza di tutto è uno stato di ignoranza. Guardare allo stato di sonno profondo come uno stato di assenza di cose lo rende uno stato di ignoranza, ma ciò che si considera come uno stato di assenza di cose, è uno stato della tua presenza libera dalle cose, è uno stato di esperienza. Non c’era alcun pensiero di presenza di cose, alcun pensiero di assenza di cose, perché la presenza è un pensiero; devo pensare la presenza di un oggetto, devo pensare l’assenza di oggetti. Quindi non puoi nemmeno dire “ho visto l’assenza”: hai solo visto, non c’era presenza o assenza, sei solo un vedente.

    Pertanto, come essere cosciente, quando chiudi gli occhi vedi l’oscurità e anche l’oscurità non è realmente un oggetto. Sei una presenza silente, non vedi nulla, non assapori nulla, non senti nulla, non tocchi, non annusi nulla; ciò è chiamato uno stato di assenza di cose in uno stato di ignoranza, ma come essere cosciente anche se tutto è assente, l’essere cosciente è presente. Come presenza dell’essere cosciente è Turīyam: se si chiama assenza dell’onda è suṣupti; se si chiama presenza dell’acqua è Turīyam; se si chiama assenza del corpo, assenza della mente, assenza dell’intelletto. L’assenza, è lo stato di suṣupti, l’assenza di tutto lo rende suṣupti; quando tutto è assente la tua esistenza è presente, è solo uno stato della tua presenza libera da tutto: questo è Turīyam. Qui il Kārikākāra sta facendo un paragone tra suṣupti come terzo stato e la stesso suṣupti come Turīyam; suṣupti non compreso è suṣupti, suṣupti compreso è in realtà Turīyam. Quando consideri l’onda che viene meno, quello è uno stato di suṣupti, ma è anche una forma dell’acqua.

    In quanto non consapevole di nulla sei chiamato “prājña”, ma non è possibile per l’uomo essere non consapevole, perché la non consapevolezza richiede di essere consapevoli. Non è possibile non essere consapevoli, è possibile trascendere il pensiero. Non si può trascendere la consapevolezza perché questa è la propria natura. Si può trascendere lo stato di veglia, ma non si può trascendere la Coscienza; si può trascendere lo stato di veglia e di sogno ma non si può trascendere di essere cosciente: quello è lo stato di sonno profondo in cui si sperimenta la pace che è la propria natura. Dopo il risveglio, anche se dici che il sonno era uno stato di assenza di percezione, di conoscenza, di pensiero, in realtà è uno stato solo della tua presenza, una presenza non duale di te stesso libero da tutto. È vero che non c’era nulla: non c’era pensiero. Qual è la prova? Chi lo testimonia? L’Essere cosciente: quindi è il Testimone di tutto, dello stato di veglia, dello stato di sogno, dell’assenza di entrambi gli stati: è solo la Verità. Quindi, non puoi trascendere l’Essere cosciente che è la tua natura. Perciò lo stato di sonno profondo come stato di presenza della Coscienza è Turīyam e come stato di assenza di tutto è lo stato di suṣupti.

    Si veda il seguente paragone. La libertà dalla percezione del dvaitam, la non percezione della dualità, è comune sia al terzo stato chiamato suṣupti sia a Turīyam. Se si chiama lo stato di sonno profondo “sonno profondo” non c’è dvaitam. Anche in Turīyam non c’è dvaitam, ma la differenza tra suṣupti e Turīyam è che suṣupti, come terzo stato, è ignorante di ciò. «Svāmījī, perché non diciamo che in esso c’è ignoranza?». Non si sperimenta l’ignoranza in esso, c’è solo ignoranza su esso. Non c’è ignoranza nella Coscienza; quindi la stessa suṣupti deve essere capita in quanto Verità. Infatti, lo stesso vegliante è la Verità non compresa e fraintesa; il sognatore è la Verità non compresa e fraintesa; il dormiente in sonno profondo è solo la Verità non compresa. Ciò significa che la Verità non è altro dai tre stati: il jīva stesso è la Realtà. Se guardi alla Realtà come a qualcosa d’altro dai tre, il Quarto non è diverso dai tre. Il Quarto è la Realtà dei tre, come l’acqua non è qualcosa di diverso dall’onda, è la Realtà dell’onda. Questo numero “Quarto” è fuorviante; nel momento in cui diciamo “Turīyam, il Quarto” ignoriamo i tre e cerchiamo il Quarto. No, la Realtà stessa dei tre è il Quarto, la Realtà stessa di chi veglia, di chi sogna, di chi dorme è il Quarto. Infatti, la Realtà stessa di ogni dettaglio di Bhagavān è la Verità, la Realtà stessa. La Realtà stessa di ogni percezione è nirviśeṣam, la Verità.

    bīja nidrā significa ignoranza e yuta significa “dotato di”: si considera prājña dotato di ignoranza, che è il seme dell’errore. È il seme dell’errore e non la causa. È la ragione e il risultato, cioè l’ignoranza e l’errore. Il latte e la cagliata sono la causa e l’effetto; per uno scienziato le nuvole e la pioggia sono la causa e l’effetto. Per uno scienziato l’ignoranza e l’errore sono la causa e l’effetto: la causa e l’effetto, nel Vedānta sono la ragione e il risultato. Le nuvole cambiano ed emettono pioggia: c’è un cambiamento da parte delle nuvole, ma l’ignoranza non cambia per diventare errore.

    La libertà dal dvaitam è comune sia a suupti sia a Turīyam. Ma suṣupti, come terzo stato, è dotato di ignoranza, mentre la Verità non è qualificata. Non puoi chiamarlo terzo stato a meno che non lo consideri come assenza di cose. Invece, come presenza dell’Essere cosciente non è uno stato: come presenza dell’Essere cosciente anche lo stato di veglia non è uno stato. I dettagli dello stato di veglia e i dettagli dello stato di sogno rientrano nella tua identità cosciente; quindi anche nello stato di veglia tutto ciò che c’è è solo la tua identità cosciente, perché tutto rientra nell’identità cosciente. Anche il sogno non è altro che la sola presenza della tua identità cosciente. Lo stato di sonno profondo, l’assenza di tutto, significa anche la presenza della tua identità cosciente.

    Quindi la Realtà di tutti e tre gli stati è il Quarto. Il Quarto non è diverso dai tre, non è separato dai tre, il Quarto è la Realtà di tutti e tre. Perciò non diciamo che suṣupti in quanto suṣupti è la Verità; suṣupti è considerata nella veglia come uno dei tre stati e questo è un errore; se non è sperimentata come uno dei tre stati, come puoi considerarla come uno dei tre? Questo è un errore. In quanto sperimentato è il Quarto, ma considerato come uno dei tre stati è suṣupti; invece, è sperimentato come non-duale, è una presenza non-duale, è la presenza dell’Essere cosciente; non è la mera assenza della creazione, non è solo l’assenza del dvaitam: è la presenza dell’advaitam libero dal dvaitam. Questa è l’evidenza. Quando tutti i pensieri si placano, lo vedi come assenza di pensieri; ma lo śāstra dice che non è assenza di tutti i pensieri, è uno stato di tua presenza libera da tutti i pensieri. Ecco perché sei pacificato, la pace che sperimenti quando i pensieri si placano non attribuirla all’assenza di pensieri, ma alla presenza del tuo essere la cui natura è pace.

    Quando si tocca l’onda fredda, ciò non appartiene alla forma dell’onda, ma alla sua sostanza. Allo stesso modo śānti appartiene al tuo essere, non appartiene alla presenza di pensieri né all’assenza di pensieri; come il silenzio non appartiene all’assenza di suoni. Non trasformare anche la Realtà in un’altra coppia di opposti: non è qualcosa che sia opposto a qualcosa. Il silenzio non è opposto al suono e allo stesso modo l’identità cosciente non è qualcosa che si oppone alla forma; una forma non può sostituire l’identità cosciente. L’assenza di forma non può sostituire l’identità cosciente; quindi come Essere cosciente sei Turīyam. La veglia è una percezione dell’identità cosciente, il sogno è una percezione dell’identità cosciente e il sonno profondo, come assenza di tutto, è una percezione dell’identità cosciente. È un’osservazione, ma nello stato di veglia quello che c’è sei solo tu; con tutti gli oggetti ci sei solo tu, con tutti gli oggetti del sogno ci sei solo tu perché tutto ricade nel tuo Essere e anche se non percepisci nulla, non vedi nulla nello stato di sonno profondo: la tua esistenza è la sola presenza pacificata, presenza libera da pensieri. Non devi vedere qualcosa per essere cosciente. Anche quando non vedi nulla c’è la presenza del tuo Essere.