1 Dicembre, 2019

44. Dante: la Vita Nova – I

Dante: la Vita Nova – I

Guido Guinizzelli fu il maestro (sskrt. guru) di un giovanissimo aristocratico fiorentino, Guido de’ Cavalcanti (1255-1300). Personalità spiccata, di grande intelligenza e sapienza, il Cavalcanti succedette a Guido Guinizzelli nel magistero (sskrt. gurutva). Attorno a lui si radunò un gruppo di giovani cavalieri trovatori, tra cui Ser Durante di Alighiero degli Alisei, più noto come Dante Alighieri (1265-1321). Quest’ultimo divenne in breve il più importante rimatore che, per la perfezione della sua poesia, l’universale sapienza e l’elevatezza della sua dottrina, può essere riconosciuto come il massimo esponente dell’iniziazione cristiana medievale. Tra i suoi scritti descriveremo le due opere più importanti per i nostri fini: la Vita Nova, in cui Dante descrive le sue esperienze iniziatiche e il procedere delle sue realizzazioni interiori (sskrt. ādhyātmika anubhava); la Divina Commedia, vasto poema che descrive le corrispondenze tra il suo percorso interiore (sskrt. sādhaka anubhava), gli eventi mondani (sskrt. ādhibhautika vikāra) e la realtà divina (sskrt. ādhidaivika sattā). Dedichiamo questo articolo a un sunto della Vita Nova, cosicché i nostri lettori indiani possano riconoscere la somiglianza tra la via iniziatica della Fede Santa e quelle del tantrismo e della bhakti.

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Il libro così intitolato indica che si tratta del racconto degli avvenimenti che hanno portato Dante a esperienze interiori nel corso della sua via di realizzazione. La nuova vita, infatti, è quella che segue la rinascita iniziatica (dvijanman). Dante comincia la sua narrazione da quel momento affermando che la sua vita da non iniziato (sskrt. asādhaka) non è degna di ricordo. Nove anni dopo essere stato iniziato, ossia d’aver ricevuto la mercé, per la prima volta gli apparve, vestita di rosso, la sua Donna, anch’ella novenne, che era chiamata Beatrice da chi non sapeva il suo vero nome. Si tratta dell’ottenimento del primo grado di esperienza interiore da parte di Dante: a quella vista l’anima vitale che risiede nel cuore (sskrt. jīvātman) tremò dicendo: «Ecco un Dio più forte di me, venuto per dominarmi.» La mente e i sensi (antaḥkaraṇa) che stanno nel capo riconobbero: «È apparsa la vostra beatitudine.» Invece i soffi (prāṇa) che legano l’anima alle funzioni corporee lamentarono: «Ora saremo sotto controllo.» Da quel momento Amore dominò l’anima del Poeta facendo coincidere la sua volontà a quella di lui; e Amore lo spingeva di continuo a cercare in se stesso quella Donna angelica. Parrebbe che si trattasse di fuggevoli e continue esperienze interiori (sskrt. antaranubhava), prodotte dalla sua immagine sempre ripetutamente presente nel cuore di Dante, che lo spingeva verso Amore; ed egli seguiva questa attrazione verso Amore che Beatrice gli ispirava, sempre con il consiglio della ragione.
Dopo altri simbolici nove anni, Dante, percorrendo la via, ebbe una nuova apparizione di Beatrice avvolta in un abito bianco immacolato. Per la prima volta ella rivolse a Dante il saluto (lingua d’Oc salut). Si trattava di una nuova e più elevata influenza spirituale (sskrt. anugraha) che, tramite la parola, carica l’iniziato (sskrt. sādhaka) di potenza, virtù e sapienza. In uno stato di tensione spirituale, Dante si ritirò a casa in solitudine. Durante quella notte in sogno egli ebbe una visione: vide Amore, gioioso e ardente come il sole, con in mano il cuore fiammeggiante del Poeta. In braccio teneva Beatrice sopita, tutta avvolta in un drappo sanguigno. Amore, svegliata la Donna, l’obbligava a divorare il cuore. Poi, piangendo, sempre con Beatrice tra le braccia, salì in alto verso il cielo. La visione pare un sunto dell’intero percorso iniziatico di Dante a partire dalle prime esperienze da neofita (l’abito rosso di Beatrice), a cui s’aggiunge la previsione del suo raggiungimento del più alto dei cieli. Sconvolto dal messaggio ricevuto in sogno, Dante scrisse un sonetto per chiedere spiegazione del suo significato ai più sapienti trovatori della sua cerchia (sskrt. kula) della Fede Santa. Eccetto il Cavalcanti, nessun altro Fedele d’Amore fu in grado di interpretare il sogno. Guido, il suo guru, riconobbe nel sogno di Dante la premonizione per il raggiungimento della più perfetta realizzazione da parte del suo straordinario discepolo; ma espresse questa opinione con incertezza, poiché neppure lui, il maestro, ne aveva avuta esperienza né poteva ambire a un livello spirituale così alto. A seguito di quella visione, Dante s’impegnò in una più severa ascesi volta a ottenere le benedizioni d’Amore. Agli occhi di tutti, smagriva di corpo e appariva distratto. A coloro che gli chiedevano di che male soffrisse, egli, giocando con le parole, affermava che erano le pene d’amore per una qualche dama di Firenze. Colse così l’occasione che una fanciulla lo fissasse mentre erano in chiesa a pregare, per sceglierla a schermo al fine di nascondere la verità. In questo modo la curiosità della gente fu appagata. Tuttavia, dopo pochi anni la “donna dello schermo” dovette partire e Dante non poté più stare in pace nascondendosi dietro quel presunto amore terreno. Si fingeva disperato per la lontananza della “donna dello schermo”, ma la beatitudine di cui godeva in cuor suo spesso emergeva in atteggiamenti di pura gioia. Queste contraddizioni aumentavano così il sospetto dei curiosi. Tale comportamento bizzarro poteva essere giustamente interpretato come una transe (sskrt. samādhi) indotta da metodi iniziatici. Il pericolo soprattutto era rappresentato dall’Inquisizione; questa istituzione amministrata dall’Ordine domenicano, confondeva di buona voglia le vie iniziatiche con le pseudo-religioni clandestine popolari, quali il catarismo e il valdesismo, allora presenti anche a Firenze. La necessità di nascondere agli estranei il suo stato d’intenso rapimento iniziatico coincideva effettivamente con un periodo di persecuzione nei confronti delle organizzazioni esoteriche. Dante ne diede l’allarme non solo ai trovatori della sua famiglia iniziatica, ma anche ad altre organizzazioni che erano derivazioni o rami dell’Ordine del Tempio. Puntualmente, in quel frangente, l’Inquisizione, chiamata Morte Villana, colpì. Un Fedele d’Amore, di cui Dante non fa il nome e che era stato spiritualmente molto vicino a Beatrice, fu condannato a morte. Il medesimo rappresentante d’Amore, Guido de’ Cavalcanti, pianse per il grave crimine. Piangere vuole anche dire ‘nascondersi’: si tratta di un segnale per tutti i trovatori. Dante, al fine di scampare alla persecuzione, fuggì dalla città alla ricerca della “donna dello schermo”. Lungo il cammino gli si accompagnò un personaggio vestito di stracci. Era Amore, anch’esso in fuga camuffato da pellegrino. Ma il cammino insieme diventò un percorso realizzativo. La grazia di Amore lo percorse e la fontana d’insegnamento diventò vasta come un fiume. Dante, in tutta evidenza, durante questo occultamento ottenne dei doni spirituali inaspettati. Amore, per proteggerlo, gli consigliò di assumere un’altra “donna dello schermo”: si trattava della religione esteriore. Il nostro poeta rientrò al galoppo in città per assumere il nuovo travestimento che Amore gli aveva consigliato. A quanto pare si mise a frequentare un ambiente di frati francescani, perché è in quel periodo che afferì al Terz’ordine di S. Francesco. Nonostante avesse assunto, con apparente entusiasmo, quella pesante copertura esteriore, Beatrice, l’Intelletto attivo (Mahan Ātman) continuava a dialogare intensamente con la sua buddhi, riempiendolo di grazie e di conoscenza. A questo punto della Vita Nova, la figura di Beatrice si sdoppia. Infatti la troviamo anche a rappresentare l’ambiente della Fede Santa, vale a dire la famiglia iniziatica degli altri Fedeli d’Amore; quegli stessi che non avevano compreso l’elevatezza degli ultimi stati interiori raggiunti da Dante. I trovatori, indignati dal suo comportamento, lo denunciarono di tradimento per aver rinunciato alla via iniziatica ed essere diventato un devoto profano della Chiesa esteriore. Gli fu, dunque, negata la partecipazione ai rituali (del saluto) dell’assemblea degli iniziati (sskrt. satsaṅga). Questo allontanamento indebolì il Poeta: infatti, assistendo a quei periodici riti di saluto, Amore lo pervadeva tutto ed egli ne traeva sempre nuova potenza. A seguito di questa esclusione, triste e solo, Dante s’appartò. Allora gli apparve Amore come un fanciullo vestito di candide vesti. Il Dio gli spiegò che la Fede Santa, probabilmente tramite la convocazione di una Corte d’Amore, aveva giudicato il suo comportamento noioso. Egli ancora non poteva assumere a sua volontà qualsiasi comportamento esteriore, perché gli altri Fedeli d’Amore non l’avrebbero capito. Solamente chi, come Amore stesso, stava al centro del cerchio del divenire, poteva essere del tutto al di sopra delle forme. Tuttavia Dante era prossimo a quella stazione; perciò Amore gli suggerì di scrivere una ballata in sua difesa, in modo che Beatrice-Corte d’Amore (sskrt. satsaṅga) potesse essere messa al corrente della sua situazione spirituale. Così fece Dante, che scrisse al maestro della Fede Santa spiegandogli le ragioni del suo comportamento e riaffermandogli di essere sempre Fedele d’Amore in cuor suo. Dopo poco tempo Dante fu portato da un altro Fedele d’Amore ad assistere a un raduno in occasione di un matrimonio. Arrivato in quel luogo, egli si accorse dall’improvviso tremito del suo cuore e dall’agitazione di tutti gli altri soffi vitali, d’essere capitato in una riunione d’iniziati sconosciuti. Timoroso di essere stato portato con l’nganno davanti alla Corte d’Amore per essere condannato all’espulsione, Dante istintivamente simulò di esser lì per caso. Ma subito vide in mezzo a essi Beatrice e altri membri della sua stessa famiglia iniziatica. Allora non riuscì a trattenere una sua subitanea trasfigurazione estasiata. Questi rapidi cambiamenti di comportamento furono visibili a tutti che presero a ridere di lui, compresa Beatrice. Tornato a casa, Dante le inviò un sonetto, vale a dire al suo maestro e agli altri trovatori, cercando di spiegare quanto gli era avvenuto durante quella riunione. Vi affermava che alla semplice loro vista (sskrt. darśana) si era riempito di potenza come fosse stato presente a un rituale di satsaṅga. Amore lo aveva posseduto e gli aveva concesso quell’estasi irrituale. E per la prima volta Dante qui afferma che, ormai. per comprendere il suo stato interiore, sarebbe stato necessario che essi fossero stati Fedeli d’Amore al suo stesso livello di realizzazione.

Maria Chiara de’ Fenzi

44. Vita Nova, Dante’s "New Life" – I

Vita Nova, Dante’s “New Life” – I

Guido Guinizzelli was master (sskrt. guru) to a young Florentine aristocrat, Guido de’ Cavalcanti (1255-1300). Blessed with a strong personality, acute intelligence and wisdom, Cavalcanti succeeded Guido Guinizzelli in the magisterium (sskrt. gurutva). A group of young troubadours formed around him; among them there was Ser (Eng. Sir) Durante son of Alighiero degli Alisei, better known as Dante Alighieri (1265-1321). The latter soon became the most important rhymer and due to the perfection of his poetry, universal wisdom and elevate doctrine, he has to be acknowledged as the greatest exponent of the medieval Christian initiation.
For our purpose we will examine two of his most important works: Vita Nova (the New Life), where Dante describes his initiatic experiences and the progress of his inner realizations (sskrt. ādhyātmika anubhava); and the Divine Comedy, a vast poem that describes the correlations among his inner path (sskrt. sādhaka anubhava), the worldly events (sskrt. ādhibhautika vikāra) and the divine reality (sskrt. ādhidaivika sattā). First, we will summarize the Vita Nova; in this way our Indian readers will be able to recognize the similarity between the initiatic path of the Holy Faith and those of Tantricism and Bhakti.

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The book’s title reveals that it is the narration of the events leading Dante to his inner experiences on the path to realization. The New Life, in fact, follows his initiatic rebirth (sskrt. dvijanman). Dante begins his narration from that moment; he actually stated that his life before initiation (sskrt. asādhaka bhava) was not worthy of remembrance. Nine years after his initiation, i.e. after having received the mercy, his also nine-years old Dame appeared for the first time to him in a red dress. She was called Beatrice by those who did not know her real name. This event announces Dante’s achievement of the first degree of inner experience. At that sight the vital soul residing in the heart (sskrt. jīvātman) trembled and said: «Here is a God stronger than me coming to dominate me». The mind and the senses (sskrt. antaḥkaraṇa) in his head recognized: «Your blessedness appeared». On the contrary, the breaths (sskrt. prāṇa) that bind the soul to the bodily functions complained: «Now we will be under control». From that moment Love dominated the soul of the Poet by making their two wills one and same; and Love was always urging him to look inside himself for that Angelic Woman. It was as these fleeting and repeatedly inner experiences (sskrt. antaranubhava) that pushed Dante towards Love, were induced by her image always present in his heart. And he followed this attraction towards Love inspired by Beatrice, always under the guidance of reason.
After another symbolic nine years, along his path, Dante had a new apparition of Beatrice, wrapped in an immaculate white dress. For the first time Beatrice addressed her salute to Dante (Provençal salut; it. saluto). This symbolised the achievement of a higher spiritual influence (sskrt. anugraha); the salute in fact charges the initiate (sskrt. sādhaka) with new power, virtue and wisdom. In a state of spiritual tension, Dante retired at home in solitude. During the night he had a vision in dream: he saw Love, joyful and ardent as the very sun, with the flaming heart of the Poet in his hand. He was holding in his arms a sleeping Beatrice, wrapped in a blood coloured cloth. Once the woman woke up, Love forced her to devour Dante’s flaming heart. Then, while crying and still with Beatrice in his arms, he climbed up into the sky. The vision seems a summary of Dante’s entire initiatic journey. It starts with his first experiences as a neophyte (marked by the red dress of Beatrice), and it continues with the prediction of Dante’s reaching the highest of skies. Shocked by the message received in dream, Dante wrote a sonnet to the wisest troubadours of his circle (sskrt. kula) asking them to explain its meaning.
Only Cavalcanti was able to interpret his dream. Guido, his guru, recognized in Dante’s dream the premonition of the achievement of the most perfect realization by his extraordinary disciple. However, he expressed this opinion with incertitude, since even he, the master, had not experienced it and could not aspire to such a high spiritual level. After that vision, Dante engaged in a more severe asceticism to obtain Love’s blessings. In everyone’s eyes, he became thinner and looked distracted. To those who asked him what he was suffering from, he answered by playing with words that it was heartache for some lady in Florence. One day while he was in a church preying, he saw a girl staring at him and he seized the opportunity to choose her as screen to hide the truth. In this way the curiosity of the people was satisfied. However, after a few years the “screen-woman” left Florence and Dante could no longer hide behind that alleged earthly love. He pretended to be desperate for the absence of his “screen-woman”, but the beatitude that he felt in his heart often emerged in attitudes of pure joy. These contradictions increased the suspicion of the curious. His bizarre behaviour could rightly be interpreted as a trance (sskrt. samādhi) induced by initiatic practices.
The danger was above all represented by the Inquisition; this institution, administered by the Dominican Order, willingly confused the initiatic schools with some clandestine folk pseudo-religions, such as the Cathars and Waldesians present at that time in Florence. The need to hide his state of intense initiatic rapture from the outsiders, coincided in fact with a period of persecution of esoteric organizations. Dante alerted not only the troubadours of his initiatic family, but also other organizations that were derivations or branches of the knights of the Order of the Temple’s . As expected, the Inquisition, named “Rude Death”, hit right at that moment. A Faithful of Love, that Dante does not name and who was spiritually very close to Beatrice, was sentenced to death. The same ‘representative’ of Love, Guido de’ Cavalcanti, was crying for the terrible crime. But in their jargon to cry also meant “to hide”: it was an alert to all troubadours. Dante, in order to escape persecution, fled the city in search of the “screen-woman”. In his narration, a character dressed in rags joined him in his escape. It was Love, also on the run and disguised as a pilgrim. And thus, the path they took together turned into a realization journey. The Grace of Love covers that path and the fountain of teachings became as vast as a river.  During this period of concealment Dante evidently obtained unexpected spiritual gifts. Love, in order to protect him, advised him to find another “screen-woman”: this was the exterior religion.
Our Poet rode back to the city to take on the new disguise that Love recommended during the apparition. He began to see a circle of Franciscan friars and in that period he became a member of the St. Francis Third Order. Despite having assumed that burdensome external cover with seeming enthusiasm, Beatrice, the active Intellect (sskrt. Mahan Ātman) continued to dialogue intensely with his buddhi, filling him with graces and knowledge. At this point, in the Vita Nova, the meaning of “Beatrice” becomes double. She represents not only the Universal Intellect, but also the sampradāya of the Holy Faith, the initiatic family of the Faithful of Love, including those who had not understood the height of the last inner states reached by Dante. The troubadours, outraged by his sanctimonious behaviour, denounced him of treason for having renounced the initiatic path and for having become a profane devotee of the exterior Church. He was therefore denied participation in the rituals (of the salut) of the initiatic assembly (sskrt. satsaṅga). This interdiction weakened the Poet: in fact, when witnessing those periodic rites of salute, he was wholly pervaded by Love and each time he acquired new power from it. After this exclusion, Dante kept apart sad and lonely. Then Love appeared to him like a child dressed in white clothes. God explained to him that the Holy Faith, probably through the convocation of a Court of Love, had judged tedious (it. noioso) his behaviour. He still could not assume any exterior conduct at his will, because the other Faithfuls of Love would not have understood it. Only those who, like Love himself, stood at the centre of the wheel of becoming (bhavacakra), could completely transcend the forms.
However, being Dante close to that spiritual degree, Love suggested him to write a ballad defending himself, to permit the Beatrice-Court of Love (sskrt. satsaṅga) to be aware of his inner situation. Dante wrote to the master of the Holy Faith explaining the reasons of his behaviour, reaffirming that in his heart he was always a true Faithful of Love. Soon after, another knight took Dante to a gathering for a wedding. As soon as he arrived there, he understood from the sudden trembling of his heart and from the agitation of all the other vital breaths, that he was at a meeting of unknown initiates. Fearing he had been brought to a Court of Love to be officially expelled, Dante instinctively tried to hide his inner excitement. Suddenly he saw Beatrice and other members of his own initiatic family. At that moment he became unable to retain his sudden, ecstatic transfiguration. These rapid behavioural changes were so visible that everyone started to laugh at him, including Beatrice. Returned home, Dante sent a sonnet to Beatrice (his master) and to the other troubadours, trying to explain what had happened during that meeting. He declared that just by looking at them (sskrt. darśana) he felt filled by an uncontrollable power as if he was attending a ritual satsaṅga. Love had possessed him and granted him that overwhelming ecstasy. For the first time, in that instance, Dante stated that to really understand his inner state, his fellow Faithfuls of Love should have reached his same level of realization.

Maria Chiara de’ Fenzi