6 Ottobre, 2019

42. Cavalieri, Trovatori e Fedeli d’Amore

Cavalieri, Trovatori e Fedeli d’Amore

Chi erano in realtà gli autori dei romanzi di re Artù e del Graal? Essi appartenevano a una categoria di poeti che si suole definire trovatori. Erano tutti di estrazione nobiliare o clericale-monastica. Come è stato ampiamente dimostrato, i trovatori costituivano la confraternita cavalleresca iniziatica dei Fedeli d’Amore. All’inizio erano cavalieri erranti, ma dalla metà del secolo XII si integrarono nei ranghi degli ordini monastico-cavallereschi, in particolare tra i templari e tra i rami derivati dall’ordine del Tempio. Essi rappresentavano la vera struttura iniziatica della cavalleria latina e si incontravano presso certi castelli, riunendosi nelle cosiddette Corti d’Amore.
Com’era consuetudine, il signore del castello ogni mattina amministrava la giustizia ai suoi sudditi. Quale giudice del feudo, era consigliato da una corte composta dalla castellana sua moglie, da nobili vassalli, cavalieri, consiglieri chierici e qualche monaco. La Corte d’Amore era strutturata similmente, ma tutti i componenti dovevano appartenere alla medesima organizzazione iniziatica, chiamata la Fede Santa. Agli occhi di un profano o delle spie dell’Inquisizione, la corte d’Amore doveva apparire come la convocazione del Tribunale interno del feudo. Ma in realtà si trattava di ben altro. Durante le sessioni delle Corti d’Amore il giudice procedeva all’iniziazione degli aspiranti. Le fasi di questo rituale si svolgevano come segue: il maestro, che presiedeva la Corte e che rappresentava il Dio Amore, verificava la qualità di cavaliere senza paura e la determinazione e sincerità di desiderio dell’aspirante all’Amore.
Come si è già detto, Amore era il nome con cui i Fedeli d’Amore chiamavano Dio. Amore significava in latino “Immortalità”, lo stato che i cavalieri desideravano raggiungere unendosi a Dio.

‘A’ significa, da parte sua, ‘senza’ e ‘mor’ significa ‘morte’: se le assembliamo otterremo ‘senza morte’

​Verificata la sincerità del desiderio dell’aspirante, il maestro sceglieva una persona che potesse rappresentare la sua anima. Se il richiedente era un cavaliere, il maestro gli indicava una dama, se era una dama, un cavaliere. L’alter ego non doveva mai essere il marito o la moglie dell’aspirante, perché tra sposi natura vuole che si uniscano in una sola carne. Invece il cavaliere doveva amare la dama di amore esclusivamente spirituale, poiché doveva rappresentare per lui la sua stessa anima purificata. Dopo di ciò, il maestro lanciava il suo Dolce Sguardo, acuminato come una lancia, nel petto del richiedente, infilzandogli il cuore. Il Dolce Sguardo strappava poi il cuore del cavaliere dal petto e lo consegnava alla dama. Questo rituale carico di significati simbolici, era denominato mercé, vale a dire iniziazione o grazia. Il rito si concludeva con il sigillo d’un bacio tra i due contraenti, che rimaneva l’unico contatto corporeo tra loro. Il rappresentante del Dio Amore, poi, assegnava al neo iniziato un feudo celeste, cioè un dominio ch’egli doveva fare suo per mezzo di rituali e delle virtù corrispondenti.
Questo feudo, nel seguito dell’esperienza interiore del cavaliere, doveva ingrandirsi e passare di grado fino a raggiungere lo stato di un Impero celeste. A differenza dei feudi terrestri, i feudi celesti, se si perseverava nelle virtù, non potevano mai essere perduti. L’importanza e la vastità dei feudi celesti erano commisurate alle tappe del percorso interiore dell’iniziato. Queste erano sette, descritte dal fedele d’Amore Francesco da Barberino in un celebre disegno. Le prime due segnavano il passaggio dalla religione cattolica esteriore all’esoterismo per mezzo di una duplice morte iniziatica (rappresentato dalle figure religioso-morta e religiosa-morto). Il terzo grado era la rinascita come fanciullo-fanciulla (corrispondente allo stato di bāla nelle vie iniziatiche hindū). Segue donzel che non cura-donzella compiuta, corrispondente al grado di adolescenza spirituale; poi, huomo comune-donna maritata, cioè la maturità spirituale. Il sesto grado raffigura il cavaliere meritato-vedova. L’ultimo e supremo grado spirituale corrisponde a moglier-marito, la realizzazione dell’androgino primordiale. La somiglianza con i sette cakra del Tantrismo è del tutto evidente: si consideri, inoltre, che moglier-marito coincide con la medesima unione androginica di Śiva-Śakti Ārdhanārīśvara nel settimo cakra, il loto dai mille petali. Quando l’iniziato aveva raggiunto il livello più alto della via cavalleresca, era riconosciuto identico a Percival, poiché aveva avuto la visione del Santo Graal
Il Dio Amore offre l’immortalità a tutti coloro che lo conoscono:

Quindi è senza morte chi ha Amore e in lui tiene dimora; chi ha Amore ha vita, e ha morte chi ha invidia.

​Per questa ragione i Fedeli d’Amore, dame o cavalieri che siano, sono tutti donne nei confronti del Dio, unico maschio assoluto. Tuttavia con ‘Donna’ i Fedeli d’Amore intendevano definire, oltre a loro stessi, diverse altre cose che elenchiamo qui brevemente: 1) ‘Donna’ era il nome con cui chiamavano la loro organizzazione iniziatica; 2) Più comunemente ‘Donna’ indicava la propria anima, il proprio intelletto e il grado di comprensione raggiunto; 3) ‘Donna’ o ‘Madonna’ rappresentava la Vergine Maria, intesa come mediatrice tra il devoto e Dio, ossia l’onnipotenza divina e la Santa Sapienza; 4) ‘Donne’ erano anche le potenze e virtù che agivano e si acquisivano come esperienze interiori nel corso della via iniziatica; 5) La parola designava anche la dama che era stata incaricata dal maestro a rappresentare, per ogni singolo cavaliere, tutti i sensi sopra elencati, ossia le sue virtù, comportamenti e parole; 6) ‘Donna o cavaliere’ in generale indicava un iniziato (sādhaka).
Ciò introduce un nuovo argomento: i Fedeli d’Amore, infatti, preferivano scrivere le loro rime in lingua parlata, considerando che il latino era una lingua ormai fissata, con significati precisi consacrati dall’uso di quasi duemila anni. Tuttavia nella lingua parlata nascondevano significati segreti, allusioni e simboli che potevano essere compresi solo da iniziati. Chiamarono questa lingua parler cloz, lingua segreta. Oltre a ‘Donna’ altre parole di questo linguaggio cifrato erano, per esempio: 1- ‘Amore’, il Dio a cui l’iniziato poteva identificarsi per mezzo dei riti cavallereschi. 2- ‘Maestro d’Amore’, colui che rappresentava Amore, (sskrt. guru). 3 ‘Rosafiorebiancofiore’, la conoscenza di Amore che si doveva raggiungere. 4- ‘Gentile’, che significa gentilizio, nobile, cioè la qualifica minima richiesta per ottenere l’iniziazione cavalleresca. 5- ‘Salutosalutare’ il rito dell’iniziazione (sskrt. dīkṣā), iniziare qualcuno. 6- ‘Mercé’, l’influenza spirituale (sskrt. anugraha) convogliata dal rito d’iniziazione. 7- ‘Sospiro’, insegnamento iniziatico o conoscenza raggiunta. 8- ‘Dolce sguardo’ la capacità del maestro di riconoscere le qualifiche in un aspirante discepolo. 9- ‘Orgoglio’, la superbia, l’inclinazione innata tra i nobili, che doveva essere vinta per accedere all’iniziazione. 10- ‘Invidia’, ‘gelo’ e ‘gelosia’, l’ambiente profano. 11- ‘senza Mercé’, il non iniziato (sskrt. adīkṣita). 12- ‘Falso sembiante’, l’autorità papale che si fingeva spirituale per affermarsi come potere mondano. 13- ‘Ventopioggia’, il pericolo o minaccia procedente dall’ambiente profano. 14- ‘Morte’, la nemica di Amore, l’Inquisizione. E molti altri termini ancora, il cui significato è rimasto segreto.
L’ambiente in cui inizialmente fiorì maggiormente la Fede Santa fu la Provenza, dove l’antica trasmissione romano-celtica interagì con il cattolicesimo imperiale. Nei vicini ducati d’Aquitania e d’Occitania, dal X secolo, cominciò a svilupparsi una eresia che dilagò a partire dai domini balcanici dell’Impero Bizantino. Si trattava di una religione di origine gnostica, il catarismo, completamente priva di ogni esoterismo. La segretezza della loro religione, che molti confondono con la riservatezza iniziatica, era motivata dal timore delle repressioni. La struttura del catarismo era ricalcata su quella della Chiesa: oltre ai semplici credenti, vi era una gerarchia ecclesiastica di ‘perfetti’ o catari (gr. καθάρoi, leggi cathàroi, i ‘puri’), con al vertice dei vescovi. I catari erano dualisti: consideravano che il mondo corporeo fosse stato creato da un Dio malvagio, Satana, identificato allo Yehovah dell’Antico Testamento, e che un Dio buono, predicato da Gesù nel Nuovo Testamento, avesse creato le anime.
Lo sviluppo del mondo era la conseguenza dell’eterna lotta tra i due principi, il bene e il male. La pochezza intellettuale delle dottrine catare e la loro interpretazione esclusivamente moralistica fecero breccia tra gli strati più bassi della popolazione. La Chiesa cattolica, all’inizio, tollerò il diffondersi del catarismo, per tanti versi tanto simile alla Pataria che il papato aveva sostenuto a scopo antimperiale e per ridurre l’autonomia dei vescovi. Poi, però, con l’apostasia generalizzata delle masse aquitane e occitane, la gerarchia ecclesiastica cominciò un’opera di repressione che condusse alla crociata del 1209. La crociata raccolse un gruppo di feudatari della Francia settentrionale, bramosi non tanto di reprimere l’eresia, quanto di conquistare nuovi territori. Di fatto divenne una guerra tra feudatari, intervallata anche da brutali episodi di massacri di popolani albigesi. La crociata terminò nel 1244 con lo sterminio finale degli albigesi a seguito della conquista di Montségur, l’ultima fortezza degli eretici. Per la verità la nobiltà dell’Occitania e dell’Aquitania aveva inizialmente manifestato una tiepida ostilità nei confronti dei catari.
Feudatari, cavalieri, trovatori e templari furono molto allarmati davanti alle orde fameliche di conquistatori provenienti dalla Francia settentrionale. Compresero che lo scopo vero della crociata era quello di impadronirsi dei loro territori, per cui all’inizio cercarono di difendersi da quella aggressione. Per questa ragione furono accusati di essere catari o protettori di catari e denunciati all’Inquisizione. A parte la lotta contro l’eresia voluta dalla Chiesa, la crociata fu sfruttata come un’occasione per i feudatari francesi e per il Re di Francia, per impossessarsi del mezzogiorno. Nell’invasione fu anche coinvolta la Provenza, che aveva una presenza minima di albigesi. Fu così che la Provenza, alla fine, fu sottratta al vassallaggio del Sacro Romano Impero, passando nel 1245 sotto il dominio della casa reale francese d’Anjou. I cavalieri e i trovadori dei vasti territori invasi dalle orde barbariche della Francia settentrionale fuggirono altrove. Trovarono rifugio in Sicilia presso la corte dell’Imperatore Federico II, in Castiglia presso il re Alfonso X il Savio, in Inghilterra presso Enrico III e altri sovrani che erano ottimi trovadori e cavalieri perfetti.

Gian Giuseppe Filippi

42. Knights, Troubadours and Faithful of Love

Knights, Troubadours and Faithful of Love

Who were in reality the authors of the novels of King Arthur and the Holy Grail? They were poets who belonged to a category usually known as troubadours. They were all of noble or clerical-monastic descent. As already demonstrated, the troubadours were the initiatic knightly brotherhood of the Faithful of Love. At the beginning they were errant knights, but towards the middle of the 12th century they were integrated in the ranks of monastic-knightly Orders, in particular among the Templars and the other branches derived from the Order of the Temple. They represented the true initiatic structure of the Latin chivalry and they gathered in certain castles, meeting in the so-called Courts of Love.
As it was customary at the time, every morning the Lord of the castle would administered justice for his subjects. As Judge of the fiefdom, he was advised by a Law Court composed of his wife the chatelaine, noble vassals, knights, clerical advisers and some monks. The Court of Love was similarly structured, but all the members had to belong to the same initiatic organization, called the Holy Faith. In the eyes of a profane or of the spies of the Inquisition, the Court of Love had to appear as the convocation of the internal fief’s Law Court. In reality, it was something else. During the Court of Love sessions, the Judge proceeded to initiate the aspirants. The phases of this ritual took place as follows: the master who presided over the Court and who represented the God of Love, verified the chivalrous quality of bravery, the determination and the sincerity of desire of the aspirant to Love.
As it has already been said, Love was the name that the Faithful of Love used to call God. In Latin ‘Love” (Amor) meant “Immortality”, the state that the knights wanted to reach by uniting themselves with God.

‘A’ means ‘without’ and ‘mor’ means ‘death’: if we assemble them together, we will obtain ‘without death’.

​Once verified the sincerity of the aspirant’s desire, the master chose a person who could represent his soul. If the applicant was a knight, the master would point out a lady, or a knight if the aspirant was a lady. This alter ego could had never been the husband or wife of the aspirant, because between married nature wants them to be unite in one flesh. Instead the knight had to love the lady with exclusively spiritual love, since she had to represent for him his own purified soul. After this, the master cast his Dolce Sguardo (Sweet Look), sharp as a spear, into the applicant’s chest, piercing his heart. The ‘Sweet Look’ then ripped the knight’s heart from his chest and handed it to the lady. This ritual, loaded with symbolic meanings, was called ‘mercé’ (mercy), which means initiation or grace. The ritual ended with the seal by a kiss between the two parties, the only bodily contact between them. The representative of the God of Love, then assigned to the new initiate a heavenly fiefdom, a domain that he had to conquer by means of rituals and their corresponding virtues.
This fiefdom, in the aftermath of the knight’s inner experience, had to grow bigger and to advance up to the status of a heavenly Empire. Unlike terrestrial fiefdoms, heavenly fiefs could never be lost if one upheld those virtues. The importance and expanse of the heavenly fiefdoms were commensurate to the stages of the inner journey of the initiate. The steps were seven, as described by Francesco da Barberino, a Faithful of Love, in one of his famous drawings. The first two steps marked the transition from the external Catholic religion to the esoterism by means of a dual initiatic death (represented by the figures of a ‘he religious-dead’ and a ‘she religious-dead’). The third degree was the rebirth as a ‘child’ and ‘maiden’ (corresponding to the state of bāla in the hindū initiatic ways). It followed the ‘fearless squire-of-honour’(donzel) and the ‘perfect damsel’, corresponding to the degree of spiritual adolescence; then, ‘common man’ and ‘married woman’, i.e. spiritually adult ones. The sixth grade depicts the ‘merited knight’ and the ‘widow’. The last and supreme spiritual degree corresponded to ‘wife-husband’, the realization of the primordial androgyne. It is quite evident the resemblance to the seven cakras of the Tantrism: moreover, the ‘wife-husband’ coincides with the same androgynous union between Śiva-Śakti, the ārdhanārīśvara that in the seventh cakra is represented by the thousand-petalled lotus. When the initiate had reached the highest level of the chivalrous way, he was recognized as identical to Percival, since he had the vision of the Holy Grail.
The God of Love offers immortality to all who know him:

Then, who has Love and dwells in Him is without death; whoever has Love has life, and who has envy has death.

​For this reason, the Faithful of Love, ladies or knights, they all are women in relation to God, who is the only absolute male. However, with ‘Dame’ they defined, in addition to themselves, several other things that we briefly list here: 1) ‘Dame’ was the name used to call the initiatic organization; 2) More commonly, a ‘Dame’ indicated their soul, their intellect and their achieved degree of understanding; 3) ‘Dame’ or ‘Madona’ represented the Virgin Mary, understood as a mediator between the devotee and God, in the sense of divine omnipotence; 4) ‘Dames’ were also the powers and virtues that acted and were acquired as inner experiences during the initiatory path; 5) This word also designated the lady who had been appointed by the master to represent, for each individual knight, all the senses listed above, namely his virtues, behaviours and words; 6) “Dame or knight” in general indicated an initiate (sādhaka).
This introduces a new subject: the Faithful of Love, in fact, preferred to write their rhymes in spoken language, because they considered that Latin had become fixed, with precise meanings consecrated by its use for almost two thousand years. However, in this spoken language they hid secret meanings, allusions and symbols that could be understood only by the initiates. They called this language parler cloz, secret language. In addition to ‘Dame’ some other words of this coded language were: 1- ‘Love’, the God to whom the initiate can identify himself by means of the knightly rituals. 2- ‘Master of Love’, the one who represented Love, (sskrt. guru). 3 ‘Rose, Flower or Whiteflower’, the knowledge of Love that had to be obtained. 4- ‘Gentle’, which means gentilitial, noble, that is the minimum qualification required to obtain the knightly initiation. 5- ‘Greeting, to greet’ the rite of initiation (sskrt. dīkṣā), to initiate someone. 6- ‘Mercy’, the spiritual influence (sskrt. anugraha) conveyed by the initiation rite. 7- ‘Sigh’, the initiatic teaching or the achieved knowledge. 8- ‘Sweet Look’, the ability of the master to recognize the qualifications in an aspiring disciple. 9- ‘Pride’, the haughtiness, the innate inclination among the nobles, which must be overcome to access initiation. 10- ‘Envy’, ‘ice’ and ‘jealousy’, the profane environment. 11- ‘Without Mercy’, the uninitiated (sskrt. adīkṣita). 12- ‘False Appearance’, the papal authority that pretends to be spiritual to affirm itself as a worldly power. 13- ‘Sigh’, the danger or threat arising from the profane environment. 14. ‘Death’, the enemy of Love, the Inquisition. And many other words, whose meaning has remained secret.
Initially the Holy Faith mainly flourished in Provence, where the ancient Roman-Celtic transmission interacted with the Imperial Catholicism. From the 10th century in the nearby duchies of Aquitaine and Occitane, a heresy began to develop spreading from the Balkan domains of the Byzantine Empire. It was the Catharism, a religion of Gnostic origin, completely devoid of any esotericism. The secrecy of this religion, which many confuse with the initiatic confidentiality, was motivated by fear of repressions. The structure of Catharism was modelled on that of the Church: in addition to the simple believers, there was an ecclesiastical hierarchy of “perfects” or Cathars (gr. Καθάρoi, read cathàroi, the ‘pure ones’), headed by their bishops. The Cathars were dualists: they considered that the bodily world was created by an evil God, Satan, identified with the Yehovah of the Old Testament, while the good God, preached by Jesus in the New Testament. The development of the world was the consequence of the eternal struggle between the two principles of good and evil. The intellectual lack of the Cathar doctrines and their exclusively moralistic interpretation breached into the lower strata of the population. The Catholic Church initially tolerated the spread of Catharism, in many ways so similar to the Pataria that the papacy had supported for anti-imperial purposes and to reduce the autonomy of the bishops. However later, due to the generalized apostasy of the Aquitan and Occitan masses, the ecclesiastical hierarchy began a repression that led to the crusade of 1209. The crusade gathered a group of feudal lords of Northern France, eager not to suppress heresy, but to conquer new territories. In fact, it became a war between feudal lords, interspersed also with brutal episodes of massacres of Albigensian commoners. The crusade ended in 1244 with the last extermination of Albigensians after the conquest of Montségur, the last heretic fortress. In truth, the nobility of Occitane and Aquitaine at first had expressed a lukewarm hostility towards the Cathars.
Feudal lords, knights, troubadours and Templars became very alarmed in front of the ravenous hordes of conquerors from northern France. They realized that the true purpose of the crusade was to seize their territories, so at first, they tried to defend themselves from that aggression. For this reason, they were accused of being Cathars or Cathar protectors and therefore reported to the Inquisition. As already mentioned, apart from the fight against the heresy promoted by the Church, the crusade was exploited by the French feudal lords and the King of France as an opportunity to invade the South. Provence was also involved in the invasion, even though there the presence of Albigensians was minimal. This is how Provence eventually was taken away from the vassalage towards the Holy Roman Empire, passing in 1245 under the dominion of the French royal House of Anjou. The knights and troubadours of the vast territories invaded by the barbarian hordes of northern France fled elsewhere. They found refuge in Sicily, at the Court of Emperor Frederick II, in Castile (Spain) near King Alphonse X the Wise, in England under Henry III and other rulers who were excellent troubadours and perfect knights.

Gian Giuseppe Filippi