1 Dicembre, 2018

32. Il Sacro Romano Impero

Il Sacro Romano Impero

Con l’incoronazione di Carlo Magno, non soltanto l’Impero Romano riaffiorava alla superficie delle acque diluviali delle invasioni barbariche, ma anche il titolo di Imperator che designava il capo dell’organizzazione iniziatica militare romana. Come si è letto nei capitoli che precedono, Augusto aveva fondato l’Impero, sovrapponendo alle istituzioni della Repubblica la struttura iniziatica degli equites romani, senza con questo abrogarle. Il capo delle gerarchie iniziatiche cavalleresche assumeva così direttamente ad interim il potere supremo dello Stato che le istituzioni politiche esteriori non erano state più in grado di esercitare.​
La carica di Imperator si era poi tramandata in forma invisibile presso le organizzazioni iniziatiche militari dei patrizi di stirpe romana o gallo-romana e presso il Senato della città di Roma. Nella notte di Natale dell’anno 800, una seconda volta un Imperator si manifestava all’esteriore per assumere il controllo della cristianità barbarica, sovrapponendo il Sacro Romano Impero al Regno dei Franchi, al Regno dei Longobardi, ai principati Sassoni, Avari, della Galizia, delle Asturie, della Scozia e ad altri domini, unificando le diverse istituzioni temporali in una monarchia universale.
Nell’antica tradizione romana, con Regnum s’intendeva l’organizzazione sacra della Repubblica. Il Regnum, anche se comprendeva uno spazio territoriale limitato, era considerato unico e universale, estendendo i benefici spirituali dell’ordine cosmico che garantiva, fino ai più remoti angoli della Terra. Il Regnum era l’erede diretto del regno di Saturno, il Re dell’Età dell’Oro (Satya yuga). Con l’instaurazione del governo consolare, il titolo di Rex fu ridotto alla sua semplice funzione rituale (Rex sacrorum), annullando ogni altro potere sacro e temporale. In questo modo s’iniziò a distinguere nelle funzioni tradizionali del Patricius Romanus il potere sacro da quello “profano”, tendenza che, con l’andar dei secoli, ridurrà sempre di più le caratteristiche carismatiche e spirituali del patriziato, in favore di quelle temporali.
L’espansione territoriale di Roma, assieme al depotenziamento della carica del Rex sacrorum, rese evidente l’esistenza di una molteplicità di regni che vennero a federarsi al dominio romano. Fu quasi come se il Regnum primordiale si fosse frantumato in una moltitudine di monarchie che, prive di una funzione universale, si limitavano vicendevolmente. Con l’Impero, Augusto restaurò l’universalità del Regnum. Ciò accadde esattamente anche quando fu fondato il Sacro Romano Impero. Perciò l’Impero, in Occidente, ebbe sempre il senso di una restaurazione del Regno primordiale dopo la sua frantumazione causata dalle tribolazioni dell’Età del Ferro (Kaliyuga).
Il rito d’incoronazione di Carlo Magno si concluse con l’atto di sottomissione del papa. In questo modo il papa assumeva la funzione di consacrazione religiosa dell’Imperatore, privilegio del suo status sacerdotale, e, allo stesso tempo, si dichiarava personalmente suddito dell’Impero. A sua volta, l’Imperatore assumeva l’incarico di protettore, garante della fede e giudice supremo della Chiesa, mentre affermava la sua fede nel papa in quanto ritualista. Come Protector Fidei, Carlo svolgeva la sua funzione di guerriero difendendo la Cristianità dai barbari ariani, dai seguaci dello sciamanesimo germanico o avaro o dall’aggressione islamica. Come garante della fede, egli interveniva per difendere la dottrina cristiana dalle distorsioni ed eresie: fu lui a prendere la posizione corretta nei confronti dell’iconoclastia, anche contro il parere confuso di Leone III. Fu lui che intervenne per sostenere la dottrina del Filioque nel Credo niceno, superando l’incapacità del papa a prendere una posizione teologica. Egli, come Costantino prima di lui e i suoi contemporanei Basileis di Bisanzio, convocò e presiedette i Concili vescovili. Fu lui che, come giudice supremo, giudicava, puniva o assolveva papi, vescovi, preti e laici accusati di colpe, reati ed eresie, proseguendo la missione di correzione del clero e di ricristianizzazione dell’Europa intrapresa da S. Bonifacio. Egli si attenne con scrupolo e lealtà a questa sua funzione universale.​
Il papa, a sua volta, garantiva ritualmente la sacralità della cristianità e dell’Impero. Tuttavia il vescovo di Roma approfittò della rinascita dell’Impero Romano d’Occidente per rompere quel vincolo di dipendenza che fino allora aveva mantenuto nei confronti del Basileus bizantino. Ma ancor più sfruttò la situazione per prendere le distanze dai vescovi greci dell’Impero d’Oriente che, fino a quel momento era stato costretto a considerare suoi pari e, spesso, superiori a lui in sapienza. Infatti, nell’Europa latina il papa, avvalendosi del fatto che la sua sede era stata la capitale carismatica dell’Impero Romano, aveva già posto in uno stato di soggezione vescovi e arcivescovi d’Italia, Gallia, Germania, Britannia e Spagna. In questo modo il suo “primato petrino” era definitivamente sancito. Tuttavia, già prima della Restauratio Imperii, la corte papale aveva fatto circolare la Donazione di Costantino, quel documento falsificato che sanciva la nascita di uno Stato pontificio, che affermava la superiorità del papa di Roma su tutte le gerarchie ecclesiastiche cristiane e perfino sull’Imperatore. La dichiarazione di sudditanza del papa a Carlo Magno non poté, dunque, essere considerata sincera. Infatti, nei primi anni del IX secolo la corte papale cominciò a far circolare subdolamente altri falsi documenti, datati in forma fraudolenta ai secoli precedenti, conosciuti come Decretales. In essi s’insinuava che l’autorità imperiale dipendeva esclusivamente dalla consacrazione papale, perciò il papa doveva essere considerato superiore all’Imperatore. Come il papa consacrandolo “faceva” di un Re un Imperatore, così, di converso, lo poteva deporre sconsacrandolo con la scomunica. Tuttavia, finché Carlo fu in vita, queste pretese rimasero prudentemente occultate. Vennero lentamente a galla con i suoi successori, che certamente non dimostrarono la stessa determinazione e potenza interiore di Carlo Magno.​
Infine, Carlo cominciò a plasmare la costituzione sociale del suo Impero modellandola sulla struttura dell’organizzazione iniziatica di cui era Gran Maestro (lat. Imperator, sskr. mahāsvāmī). Con lui e con i suoi successori, l’Impero assunse una nuova forma amministrativa che più tardi fu definita Feudalesimo.

Gian Giuseppe Filippi

32. The Holy Roman Empire

The Holy Roman Empire

With the coronation of Charlemagne, not only did the Roman Empire re-emerged on the surface of the diluvial waters of the barbarian invasions, but also the title of Imperator, which designated the head of the Roman military initiatic organization. As already mentioned in the preceding chapters, Augustus was the founder of the Empire. Under his direction, the initiatic structure of the equites was conveniently laid over the former Republican institutions with the purpose of preserving them. Thus, the head of the chivalry initiatic hierarchy directly assumed ad interim the supreme power of the State, which the exterior political institutions were no longer able to exercise.​
The office of Imperator then passed down in an inconspicuous guise within the initiatic military organizations of Roman or Gallo-Roman patrician descent and the Senate of the city of Rome. But on the Christmas night of 800, the Imperator came out into the open to take control of the barbarian Christianity and to superimpose the Holy Roman Empire to the Frankish and Lombard Kingdoms, to the Saxon, Avarian, Galician, Asturian, Scottish Princedoms and to other domains, unifying different temporal institutions into a universal monarchy.
In ancient Roman tradition, the term Regnum designated the sacred organization of the Republic. The Regnum, although limited within a specific territory, was considered unique and universal, extending the spiritual benefits of the cosmic order guaranteed by it to the most remote corners of the Earth. The Regnum was the direct heir of the Realm of Saturn, the King of the Golden Age (Satya yuga). With the establishment of the consular government, the title of Rex was reduced to its simple ritual function (Rex sacrorum), annulling all other sacred and temporal powers that originally came with it. In this way, in the traditional functions of the Patricius Romanus began to arise the distinction between the sacred and the “profane” powers, a tendency that with the passage of the centuries invariably diminished the charismatic and spiritual characteristics of the Patriciate in favor of the temporal ones.​
The territorial expansion of Rome, together with the weakening of the role of the Rex sacrorum, made evident the existence of a multiplicity of kingdoms that came to federate under the Roman rule. It was almost as if the primordial Regnum had shattered into a multitude of monarchies that, without any universal function, were instead keeping each other within bounds. With the Empire, Augustus restored the universality of the Regnum. The same happened when the Holy Roman Empire was founded. Thus, the Empire, in Western civilization, was always propelled by a sense of restoration of the primordial Kingdom following the crushing caused by the tribulations of the Iron Age (Kali yuga).​
The coronation ritual of Charlemagne ended with the act of submission of the Pope. In this way the Pope assumed the role of religious consecrator of the Emperor, privilege of his priestly status, declaring at the same time his submission to the Empire. In turn, the Emperor assumed the role of protector, guarantor of the faith and supreme judge of the Church, putting at the same time faith in the Pope as ritualist. As Protector Fidei (protector of religion), Charles played his function as a warrior who defended Christianity from the Arian barbarians, from the followers of the Germanic and Avarian shamanism, and from the Islamic aggression. As guarantor of the faith, he intervened to defend the Christian doctrine from distortions and heresies. It was he who took the correct stand in the Iconoclastic controversy, even against the confused opinion of Leo III. It was he who intervened in support of the doctrine of the Filioque in the Nicene Creed, overcoming the Pope’s incapacity to take any theological position. Like Constantine before him and his contemporary Basileis of Byzantium, he convened and presided over the bishop’s councils. It was he who, as the supreme justice, judged, punished or absolved Popes, bishops, priests and lay people accused of transgressions, crimes and heresy, carrying on the mission of correction of the clergy and of the re-Christianization of Europe undertaken by St. Boniface. He was scrupulous and loyal to his universal function.​
The Pope, in turn, ritually guaranteed the sacredness of Christendom and of the Empire. However, the bishop of Rome took advantage of the rebirth of the Western Roman Empire to break the bond of dependence on the Byzantine Emperor that he had maintained until then. But even more, he took advantage of the situation to distance himself from the Greek bishops of the Eastern Empire, whom until then he had to regard as his peers, if not even superior to him in wisdom. In fact, in Latin Europe, the Pope, with the excuse that his see was the charismatic capital of the Roman Empire, had already placed the bishops and archbishops of Italy, Gaul, Germany, Britain and Spain in a state of subjection. In this way the “Petrine primacy” was definitively sanctioned. However, even before the Restauratio Imperii (Empire restoration), the Papal Court had already circulated the so-called Donation of Constantine, that forged document that legitimized the birth of a Papal State, in which the superiority of the Pope of Rome over all Christian ecclesiastical hierarchies and even over the very Emperor was falsely affirmed. Therefore, the declaration of the Pope’s subjection to Charlemagne could not be considered sincere. In fact, in the early years of the 9th century the Papal Court secretly began to circulate other false documents, fraudulently dated to previous centuries, known as Decretales. In these documents it was insinuated that the Imperial Authority depended exclusively on the Papal consecration, therefore the Pope had to be considered superior to the Emperor. In the same way that the Pope could consecrate Emperor a King, so could also deconsecrate him with the excommunication. But until Charles was alive these claims remained prudently concealed. They began to spread slowly only with his successors, who certainly did not show the same determination and interior strength of Charlemagne.​
Finally, Charles began to shape the social constitution of his Empire by modeling it on the structure of the initiatic organization of which he was the Grandmaster (lat. Imperator, sskr. mahāsvāmī). With him and his successors the Empire assumed a new administrative configuration that went down in history with the name of Feudalism.

Gian Giuseppe Filippi