11 Novembre, 2018

31. I Franchi e Carlo Magno

I Franchi e Carlo Magno

I Franchi si distinguevano per abilità guerriera e strategica, e non solamente per il coraggio e la spietatezza tipica degli altri popoli barbari di stirpe germanica. Tacito li nomina per la prima volta e li colloca in quella regione che oggi corrisponde al Belgio, Olanda e Renania. Per tutto il periodo compreso tra il II e il IV secolo d.C. i Franchi, ripetutamente, premettero sulla frontiera gallo-romana, riportando spesso successi militari avendo appreso rapidamente dai loro nemici Romani le raffinate arti della guerra. Nel 358 l’Imperatore Giuliano li sconfisse, ma li persuase a diventare fœderati dell’Impero. Essi formarono così uno stato-cuscinetto con il compito di difendere la frontiera romana del fiume Reno. In questo modo i Franchi ebbero modo di ingentilire i loro costumi romanizzandosi parzialmente. Nel 451 il loro Re Meroveo accorse in aiuto dell’ultimo grande generale romano, Flavio Ezio, aiutandolo a sconfiggere gli Unni.
Con la caduta dell’Impero Romano, Clodoveo, il terzo Re della dinastia Merovingia, espanse il suo regno alla regione di Lutetia Parisiorum (Parigi) nel 486, per poi cacciare dalla Gallia i Visigoti, che si ritirarono in Spagna. Clodoveo si convertì con i suoi sudditi al cristianesimo romano, perciò i Franchi furono gli unici barbari germani a non aderire all’eresia ariana.​
In quel periodo, mentre Roma e la penisola italiana erano governate da Eruli e Ostrogoti, entrambi ariani, il papa riconosceva nei Franchi l’unico popolo germanico che aveva aderito al cattolicesimo. Inoltre i Franchi furono i più sensibili verso la cultura latina, sensibilità che produsse il loro rapido incivilimento allorché Clodoveo conquistò la Provincia romana delle Gallie, l’attuale Provenza. Questo fu l’inizio di una amicizia tra il Re e il papa che ebbe conseguenze importanti per la storia dell’Europa occidentale. I sovrani merovingi, convertiti al cattolicesimo, assunsero un comportamento sempre meno guerriero e maggiormente sacerdotale: si facevano ungere Re dai vescovi con un rituale tratto da quello biblico di consacrazione dei Re d’Israele. Quasi a ricoprire la funzione del Messia veterotestamentario, presero a benedire il popolo e a guarire miracolosamente malati e indemoniati. Cedettero le funzioni guerriere, giuridiche e amministrative a una carica delegata a governare in loro vece: il Maggiordomo, vale a dire il più importante (major) personaggio della reggia (domus).
La Corte reale diventò un luogo d’incontro tra i monaci culdei provenienti dall’Irlanda e i patrizi romani della Provenza, che svolgevano funzioni sacerdotali e sapienziali, e i Franchi, che rappresentavano la casta guerriera.
Già nel VI secolo la corte merovingia era diventata il luogo di confluenza di diverse correnti iniziatiche con la formazione di un ambiente che si richiamava a quello del “Circolo Augusteo” o “Circolo di Mecenate”. I sapienti della Corte merovingia assumevano i nomi dei poeti e letterati pitagorici che avevano collaborato alla fondazione dell’Impero Romano in favore di Augusto. Come si vedrà in seguito, questa cerchia di iniziati di provenienze diverse proseguì nella sua opera al fine di far risorgere l’Impero. Purtroppo di costoro ci è stato tramandato soltanto qualche nome poiché, di quel periodo ancora travagliato dalle invasioni barbariche, pochi documenti si sono salvati. Rimane solo l’opera di Virgilio Marone Grammatico, di difficile interpretazione essendo volutamente scritta in sermo obscurus (lingua enigmatica). Pur essendo scarse le notizie di questo sodalizio iniziatico, lo menzioniamo come precursore della Scuola Palatina di Carlo Magno e della cerchia di Arrigo VII, a cui partecipò Dante Alighieri.
Con il tempo e l’assunzione massiccia di caratteri sacerdotali, i Re merovingi abbandonarono completamente le funzioni di governo, dedicandosi esclusivamente alla meditazione e ai rituali.​
Dopo centocinquanta anni, il Maggiordomo Pipino il Breve assunse direttamente le redini della monarchia franca. Gli ultimi merovingi furono obbligati a diventare monaci e rinchiusi in monasteri. Nel 751 Pipino fu acclamato Patrizio romano dal Senato di Roma e unto Re dei Franchi dal papa Stefano II. Cominciò così la dinastia dei Carolingi. Pipino il Breve morì nel 768 lasciando il regno ai due figli Carlo e Carlomanno. Quest’ultimo morì ventenne, lasciando così la corona del grande regno a Carlo che ingrandì ulteriormente i confini del suo dominio. A richiesta del papa, Carlo discese in Italia per combattere i Longobardi. Nel 774, a seguito della vittoria militare, Carlo diventò anche Re dei Longobardi, annettendo gran parte dell’Italia. Fu incoronato con la corona ferrea quale Re d’Italia, riunendo così una consacrazione cattolica, rappresentata dal chiodo della croce di Cristo che vi è inserita, alla continuità della tradizione imperiale costantiniana.​
In quell’anno fu proclamato Patrizio Romano. Al culmine del suo potere, Carlo Magno (il Grande) visitò le ville e le città latine più importanti, armando cavalieri i patrizi di origine romana, circondandosi così di un seguito di fedeli sostenitori. Allo stesso tempo organizzava la sua Corte e la struttura del suo reame.
La Corte divenne un laboratorio per la Renovatio Imperii. Vi aveva una grande influenza il gruppo di monaci della Chiesa culdea sia di diretta origine celtica sia di più recente origine anglosassone.​
Tra questi spiccava Alcuino di York, successore del Venerabile Beda e maestro di Carlo Magno. Egli era affiancato da Eginardo, che poi gli successe come maestro della Schola Palatina, e da Paolo Diacono, un longobardo romanizzato. Fu ripristinato e sistematizzato l’antico insegnamento romano-pitagorico del Trivio e del Quadrivio.​
Il Trivio era formato da Grammatica, Retorica e Dialettica, le arti della mente e della parola; il Quadrivio era composto da Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica, le arti applicate agli oggetti esterni per mezzo dell’azione corporea. Ognuna di queste arti era passibile di un significato simbolico e di una sperimentazione metodica e iniziatica. Al di sopra di questi insegnamenti venivano impartite le dottrine della teologia catafatica e di quella apofatica, destinate esclusivamente ai monaci e al Sovrano. La struttura dello Stato, come si vedrà nel prossimo capitolo, sarà organizzata in armonia con queste arti e dottrine. Messo sotto accusa per comportamenti indegni dell’alta carica pontificia, papa Leone III, in grave difficoltà, si rivolse a Carlo Magno per chiedere la sua protezione. Carlo assunse la sua funzione di giudice supremo della cattolicità, e assolse il papa dalle calunnie. Nella notte di Natale dell’anno 800, il papa incoronava a Roma Carlo Magno Imperatore del Sacro Romano Impero. Con questa consacrazione l’Impero Romano risorgeva dalle sue ceneri.

Petrus Simonet de Maisonneuve

31. The Franks and Charlemagne

The Franks and Charlemagne

The Franks were distinguished for their warrior and strategic abilities, and not only for the courage and the ruthlessness typical of the other barbarian peoples of Germanic descent. They were first mentioned by Tacitus who placed them in the region corresponding to the present Belgium, Holland and Rhineland. Throughout the period between the 2nd and 4th centuries AD, the Franks exercised a  continuous pressure on the Gaul-Roman frontier, often reporting military successes having quickly learned from the imperial army the refined Roman art of war. In 358 they were eventually defeated by the Emperor Julian who persuaded them to become fœderati of the Empire, thus forming a buffer state with the duty of defending the Roman frontier of the Rhine river. In this way the Franks began to soften their customs by partially Romanizing themselves. In 451 their King, Meroveus, came to the aid of Flavius Ætius, the last great Roman general, and helped him defeat the Huns.​
With the fall of the Roman Empire, Clovis, the third King of the Merovingian dynasty, in 486 expanded his reign to the region of Lutetia Parisiorum (Paris) and then expelled the Visigoths from Gaul, who then retired to Spain. Clovis converted with all his subjects to Roman Christianity, becoming the only Germanic people never adhering to the Arian heresy.
At that time, while Rome and the Italian peninsula were governed by the Heruli and the Ostrogoths, both followers of the Arian heresy, the Pope recognized the Franks as the only Germanic people who had joined Catholicism. The Franks were particularly receptive towards the Latin culture, a sensitivity that produced their rapid civilization after the conquest by King Clovis of the Roman Province of the Gauls, today’s Provence. This marked the beginning of an alliance between the King and the Pope that had important consequences for the history of Western Europe. The Merovingian monarchs, converted to Catholicism, assumed a less warlike and a more priestly behavior. They were anointed Kings by the bishops with a ritual copied from the biblical consecration of the Kings of Israel. Acting like the Messiah of the Old Testament, they began to bless their subjects and to heal in a miraculous fashion the ill and the possessed. The King’s militar, juridical and administrative functions were therefore delegated to an official governing on his behalf: the Major-domo, the most important (major) figure of the Palace (domus).​
The Royal Court became the place where the Frankish warrior caste met the Culdean monks from Ireland and the Roman patricians from Provence who performed their priestly and sapiential duties.
By the 6th century, the Merovingian Court had already become the meeting place for various initiatic currents, with the creation of a circle reminiscent of that of the Roman Emperor Augustus, also known as the Circle of Mæcenas. Hence, the wise men of the Merovingian Court assumed the names of the Pythagorean poets and writers who had collaborated in the foundation of the Roman Empire in favor of Augustus. As we will see later, this fellowship of initiates of different origins, continued in its work to  resurrect the Empire. Unfortunately, few of their names have survived in the historical record as only a small number of documents were saved from the wrath of the barbarian invasions. Only the work of ‘Virgil Maro Grammaticus’ has remained; a text of difficult interpretation, being deliberately written in sermo obscurus (enigmatic language). Although the material dealing with this initiatic association is scarce, it can be considered as a forerunner of the Palatine School of Charlemagne and, further on, of the circle of Emperor Henry VII of Luxembourg, to which belonged also Dante Alighieri.
With time and the massive assumption of priestly character, the Merovingian Kings completely abandoned their functions of government, devoting themselves exclusively to meditation and rituals.​
After one hundred and fifty years, the Major-domo Pepin the Short directly took over the reins of the Frankish Monarchy. The last Merovingians were forced into a cloistral life  and locked up in monasteries. In 751 Pepin was acclaimed Roman Patrician by the Senate of Rome and anointed King of the Franks by Pope Stephen II. Thus began the Carolingian dynasty. Pepin the Short died in 768 leaving the Kingdom to his two sons Charles and Carloman. The latter died in his twenties, leaving the crown of the great realm to Charles who further enlarged the boundaries of his domain. At the Pope’s request, Charles descended to Italy to fight the Lombards. In 774, following a decisive military victory, Charles became also King of the Lombards, annexing most of Italy. He was crowned with the Iron Crown as King of Italy, thus merging a Catholic consecration, represented by the nail of the cross of Christ inserted into it, with the continuity of the Constantinian imperial tradition.​
In the same year he was proclaimed Roman Patrician. At the height of his power, Charlemagne (Charles the Great) visited the most important Latin villas and cities, arming knights the Patricians of Roman origin and surrounding himself with a following of loyal supporters. At the same time, he reorganized his Court and the structure of his realm.​
The Court became a laboratory for the Renovatio Imperii. The group of monks of the Culdean Church, of direct Celtic origin or of more recent Anglo-Saxon lineage, played a fundamental role in such process. Among these surely stands out the figure of Alcuin of York, successor of the Venerable Bede and guru of Charlemagne. He was initially assisted by Eginhard, who later succeeded him as teacher of the Schola Palatina (Court’s School), and by Paul the Deacon, a Romanized Lombard. The ancient Roman-Pythagorean teaching of the Trivium and the Quadrivium was restored and systematized.​
The Trivium was made of Grammar, Rhetoric and Dialectic, the arts of the mind and speech; the Quadrivium was made  of Arithmetic, Geometry, Astronomy and Music, the arts applied to the external objects through bodily action. Each of these arts was liable to a symbolic meaning and to a methodical and initiatic application. Above these teachings were taught the doctrines of the cataphathic and the apophatic theologies, intended exclusively for the monks and the Sovereign. The structure of the State, as we will see in the next chapter, was then reorganized in harmony with these arts and doctrines.
Accused of a behavior unworthy of the pontifical high function, Pope Leo III, in serious difficulty, turned to Charlemagne asking for his protection. Charles assumed the role of supreme judge of Catholicity, and absolved the Pope from any slander. In Rome, on Christmas night of the year 800, the Pope crowned Charlemagne Emperor of the Holy Roman Empire. With this consecration the Roman Empire rose again from its ashes.

Petrus Simonet de Maisonneuve