9 Settembre, 2018

28. L’Impero Romano e il Cristianesimo

L’Impero Romano e il Cristianesimo

Come è stato descritto nel capitolo XIX di questa serie, l’Impero Romano, come istituzione, fu una gerarchia iniziatica che si sovrappose alla Repubblica, senza alterare la struttura di quest’ultima. L’Imperatore era il capo supremo dell’esercito e, allo stesso tempo, era il Gran Maestro delle iniziazioni cavalleresche. Tuttavia solamente un patrizio poteva essere Imperatore e, come tale, egli era anche capo della gerarchia iniziatica sacerdotale e della gerarchia del sacerdozio esteriore. Il primo magistero corrispondeva a Rex Sacrorum, Re di ciò che è sacro, come per esempio i sacrifici; la seconda carica era quella di Pontifex Maximus, capo delle gerarchie sacerdotali minori che comprendevano i sacerdoti dei templi (sskr. mahānta o semplici pūjārī arcaka), gli àuguri e gli arùspici. Perciò l’Imperatore rappresentava tutto ciò che era sacro nella religione romana sia a livello esoterico sia a quello essoterico, incarnando la funzione sacerdotale-patrizia e quella guerriera-cavalleresca quale garanzia della regolarità della Republica. L’Imperatore era dunque divino (Divus), perché rappresentava tutto ciò che è sacro.
Il rifiuto dei giudei di rendere onore a Roma, compiendo le dovute offerte alle immagini dell’Imperatore, fu ritenuto dai Romani come una ribellione alla missione della Pax Romana. I giudei consideravano che l’unico Re da loro riconosciuto fosse il loro Dio Yehovah, rifiutando in modo esasperato qualsiasi riconoscimento all’autorità dominante. I cristiani ereditarono dai giudei questo atteggiamento fanatico e perciò incorsero nella medesima malevolenza da parte dell’Impero. Quello che però i Romani non riuscivano ad accettare era il rifiuto dell’omaggio all’Imperatore da parte dei convertiti al cristianesimo. Infatti costoro, che prima portavano fiori e frutta davanti all’immagine dell’Imperatore e accendevano dell’incenso in suo onore, di repente rifiutavano di riconoscerne l’autorità. Questo era considerato un tradimento.
Sta di fatto che mentre alcuni Imperatori concessero ai giudei l’astensione dall’omaggio imperiale in cambio di un versamento di una tassa, non perdonarono mai l’atteggiamento dei cristiani convertiti, considerati come traditori e settari eversivi. Roma fu sempre tollerante nei confronti delle religioni dei paesi che aveva conquistato. La religione romana non conosceva il proselitismo e tanto meno il missionarismo. Fu così che non ebbe le armi per poter difendersi dall’invadenza del proselitismo cristiano. Questo spiega perché periodicamente scoppiassero tumulti popolari contro i cristiani, che le autorità imperiali spesso facevano propri. Tuttavia la propaganda cristiana esagerò di molto la portata di questi avvenimenti. Già in questa sede si è mostrato che all’epoca dell’Imperatore Nerone il processo contro giudei e cristiani per il grande incendio di Roma si concluse soltanto con la condanna di coloro che confessarono il reato. La seconda “persecuzione” avvenne durante l’Impero di Domiziano (81-96 d.C.). In realtà si trattò di un processo indetto contro alcuni senatori e un console per il tentativo di rovesciare l’Imperatore dal trono. Alle varie accuse politiche si aggiunse anche l’aggravante che gli accusati avessero assunto comportamenti giudaici e forse che fossero dei cripto-cristiani. Le altre “persecuzioni” in realtà dimostrarono la tradizionale tolleranza di Roma verso culti stranieri. Le accuse per fatti concreti dovevano essere suffragate da prove e fu vietata l’accettazione di denunce anonime. Ciò non toglie che in diverse province dell’Impero non si scatenassero dei moti popolari contro i cristiani con l’appoggio non dichiarato dei governatori locali. La vera grande persecuzione avvenne sotto l’Imperatore Diocleziano (284-305 d.C.).
Ma bisogna comprenderne le ragioni con chiarezza. Diocleziano divenne Imperatore dopo una grave crisi istituzionale dell’Impero. In una cinquantina d’anni si succedettero al trono ventidue Imperatori, in lotta fra loro. L’immenso Impero in quel periodo fu amministrato da innumerevoli piccoli funzionari provinciali che, in mancanza di un forte potere centrale, profittarono per arricchirsi ai danni dei territori sottoposti alla loro autorità.
Quando venne al potere l’uomo forte, cioè Diocleziano, costui si ritrovò un Impero allo sbando, in bancarotta, con funzionari corrotti, infidi e rapaci. Il suo unico sostegno poteva essere l’esercito che lo aveva acclamato Imperatore. Con pugno di ferro punì i funzionari statali profittatori, calmierò i prezzi che gli speculatori avevano fatto salire alle stelle. Per meglio amministrare l’immenso territorio, divise l’Impero in due parti rette da due Imperatori Augusti. A loro volta gli Augusti divisero la loro metà d’Impero in due ulteriori parti, condividendo la responsabilità di governo con due Imperatori Cesari. I due Augusti e i due Cesari furono chiamati Tetrarchi.
Tra le diverse azioni volte a rafforzare l’Impero, Diocleziano riprese anche le persecuzioni dei cristiani. Costoro continuavano a rifiutare l’omaggio all’Imperatore, in un momento in cui era necessaria una forte restaurazione della sua autorità. Inoltre quando l’Imperatore doveva fare affidamento solo sull’esercito, i cristiani si dichiaravano pacifisti e rifiutavano di portare le armi. Contro la struttura della Chiesa, considerata come uno Stato nello Stato, si scatenò l’ira di Diocleziano. Fu soprattutto il suo Cesare, Galerio, che decise di mettere fuori legge la gerarchia sacerdotale e il culto pubblico cristiani. In alcuni casi vi furono dei processi con condanne a morte, ma furono poco numerosi e, comunque, motivati da accuse di tradimento contro lo Stato.
Bisogna anche aggiungere che la Chiesa prevalente, quella con sede a Roma, ma che godeva anche dell’appoggio delle Chiese delle maggiori città romane, Alessandria, Edessa, Antiochia ecc., in quei primi tre secoli s’era sempre di più allontanata dalle sue origini semitiche, assumendo spesso dottrine, rituali e simboli dalle altre religioni dell’Impero. Questo aveva reso il cristianesimo più accettabile alla sensibilità dei romani, e ormai molti patrizi e cavalieri, che rappresentavano l’élite sociale dell’Impero, si erano fatti battezzare. La crisi dell’Impero dell’epoca precedente a Diocleziano aveva anche rappresentato un momento di tracollo dell’antica religione romana. Gli oracoli si erano spenti e degli antichi santuari Misterici rimaneva in vita soltanto quello di Eleusi. L’originaria religione dei romani evidentemente non aveva saputo adattarsi ai tempi e nessuna personalità sacerdotale (paragonabile a quella funzione che in India è rappresentata da Veda Vyāsa) era apparsa a restaurare le antiche dottrine e rivivificare rituali e sacrifici. Sempre di più i romani si rivolgevano alle religioni e alle vie iniziatiche dei popoli che avevano dominato: la religione egizia con i Misteri Isiaci; i Misteri Caldaici; la religione del Sole Invitto e i Misteri Mithraici di origine persiana;​ la religione druidica, soprattutto nelle regioni settentrionali dell’Impero. In breve la religione romana, che si era volutamente identificata con lo Stato creando così l’Impero, non soddisfaceva più a livello intellettuale ed emozionale. La persecuzione di Diocleziano non portò alcun risultato utile: lo stesso Galerio nel 311 dichiarò il cristianesimo religio licita (religione lecita).
Nel 313 il nuovo Imperatore Augusto d’Oriente, Costantino I, concedeva al cristianesimo la totale libertà di culto, alla pari con le altre religioni dell’Impero. Poiché, in quanto Imperatore, Costantino era anche il Pontefice Massimo, come tale si sovrappose gerarchicamente al vescovo di Roma e a tutti gli altri vescovi e patriarchi cristiani. Fu in quanto Pontefice Massimo che Costantino convocò il Concilio di Nicea, di cui si è trattato nel capitolo precedente, ottenendo l’obbedienza pubblica di tutti i vescovi, papa compreso.
La cristianizzazione dell’Impero portò a una diminuzione di effettivi nell’esercito, poiché i cristiani malvolentieri si prestavano alla vita militare. Per surrogare a queste defezioni, Roma decise di assumere nelle proprie legioni i barbari che erano abitanti delle regioni di confine. Fu un errore fatale. In questo modo Roma consegnò la sua sicurezza ai suoi peggiori nemici.
Fu proprio sotto i deboli imperatori cristiani successori di Costantino che i barbari arrivarono a controllare l’esercito romano. L’unico tentativo di restaurazione avvenne con l’Imperatore Giuliano, detto l’Apostata (330-363). Battezzato da bambino, Giuliano abiurò il cristianesimo, assunse la religione romana, si fece iniziare ai Misteri Eleusini e a quelli Mithraici.
Diventato Imperatore cominciò a epurare i cristiani dai gangli dello Stato e dell’esercito. Grande guerriero e profondo filosofo, Giuliano volle romanizzare i barbari impegnandoli in una serie di imprese vittoriose. In questo modo voleva conquistare la lealtà dei barbari che combattevano assieme a lui. Ma la sua avventura durò poco. Fu ucciso in Persia durante una battaglia, colpito alle spalle, si dice per mano di un cristiano.
L’Imperatore Graziano nel 375 rifiutò d’assumere il titolo di Pontefice Massimo. Questo titolo fu immediatamente usurpato dal papa S. Damaso, senza che avvenisse alcuna trasmissione regolare da parte imperiale. Damaso, che la Chiesa definisce “santo”, fu in realtà un individuo bramoso di potere, capace di scatenare qualunque violenza pur di affermare la sua autorità messa in discussione da molti vescovi e dalle loro Chiese. La verità è che, a seguito dell’editto di Costantino, la gerarchia esteriore della Chiesa rapidamente degenerò alla ricerca di ricchezze, privilegi e potere terreno. Questo causò, come conseguenza, una decadenza nella sapienza e nella trasmissione dei riti che raggiunse il suo massimo nel corso del VII secolo. La vera sapienza cristiana si limitò agli eremiti e alle isolate comunità monastiche.
L’Imperatore Teodosio (347-395) dichiarò il cristianesimo religione ufficiale dello Stato. Da quel momento furono proibiti l’accesso ai templi degli dei, i sacrifici, e le feste religiose romane. L’antica religione romana fu sprezzantemente definita pagana, dal latino pagus, ossia “rustica” (di campagna o di villaggio).
Nei primi anni del ‘400 si assisté a un massiccio spostamento della popolazione asiatica degli Unni verso Occidente. Le popolazioni barbare germaniche si misero al riparo dilagando nei territori dell’Europa occidentale, scardinando le strutture amministrative e le difese dell’Impero Romano d’Occidente. Gli Unni arrivarono a minacciare l’Italia e la sua nuova capitale, Milano. L’esercito romano solo con l’aiuto delle orde barbariche, riuscì a respingerli fino al Danubio. La salvezza dell’Impero d’Occidente era dunque anche merito dei barbari. Perciò i barbari furono accolti come salvatori, mentre, in realtà, erano solo degli invasori. I capi dell’esercito romano furono spesso barbari ed è così che Odoacre, re degli Eruli e generale dell’Impero Romano, nel 476 depose l’ultimo Imperatore Romolo Augusto, assumendo il titolo di Re d’Italia.
Il tracollo del potere imperiale in Occidente permise così ai popoli barbari di impadronirsi di vasti territori abbandonati a loro stessi. Gli Angli e poi i Sassoni della Britannia, i Visigoti della Spagna, i Vandali della Sardegna e del nord Africa, i Franchi del nord della Gallia, i Burgundi del centro della Gallia, gli Svevi del Portogallo. L’ecumene Imperiale in Occidente era finita.

Gian Giuseppe Filippi

28. The Roman Empire and Christianity

The Roman Empire and Christianity

As previously described in chapter XIX of this series, the Roman Empire, as an institution, was an initiatic hierarchy that overlapped the Republic, without altering the structure of the latter. The Emperor was the supreme head of the army and, at the same time, was the Grand Master of chivalric initiations. However, only a patrician could become Emperor and, as such, he was also the head of both the priestly initiatic hierarchy and the hierarchy of the exterior priesthood. The first magisterial power corresponded to Rex Sacrorum, King of the sacred, as for example the sacrificial affairs; the second charge was that of Pontifex Maximus, head of the minor priesthood hierarchies that included the temple priests (sskr. mahānta or simple pūjārī and arcaka), the àugures and the harùspices. Therefore, the Emperor represented all that was sacred in Roman religion, both at the esoteric and the exoteric levels, embodying both the priestly-patrician function and the warrior-chivalric one as guarantee of the regularity of the Republic. The Emperor was therefore divine (Divus) because he represented all that is sacred.
The Jews’ refusal to honor Rome by making due offers to the images of the Emperor was considered by the Romans to be a rebellion against the mission of the Roman Peace (Pax Romana). The Jews considered that the only King recognized by them was their God Yehovah, rejecting in an exasperated way any recognition of the dominant authority. The Christians inherited this fanatical attitude from the Jews and therefore incurred the same malevolence of the Empire. What the Romans could not accept was the refusal of the converts to Christianity to pay homage to the Emperor. In fact, they, who first brought flowers and fruit in front of the image of the Emperor and lit incense in his honour, suddenly refused to recognize its authority. This was considered a betrayal.
Even though several Emperors granted to the Jews the abstention from the imperial homage in exchange for the payment of a tax, they never forgave the converted Christians for their stance, considering them as traitors and subversive sectarians. Rome was always tolerant of the religions of the conquered lands. Roman religion never knew neither proselytism nor missionarism, so much so that it did not have the weapons to defend against the invasion of Christian proselytism. This explains why periodic riots broke out against Christians, which the Imperial authorities made their own. However, Christian propaganda greatly exaggerated the scope of these events. We have already clarified that at the time of Emperor Nero the trial against Jews and Christians for the great fire of Rome ended only with the condemnation of those who confessed the crime. The second “persecution” occurred during Domitian’s Empire (81-96 AD). In reality this was a trial against several Senators and a Consul for trying to overthrow the Emperor from the throne. In addition to the various political accusations there were also aggravating circumstances indicating that the accused had assumed Jewish behaviours and that perhaps they were Crypto-Christians. The other “persecutions” actually demonstrated the traditional tolerance of Rome towards foreign cults. The accusations for concrete offences had to be supported by evidence. Furthermore, anonymous complaints were not accepted. This does not mean that in many provinces of the Empire did not arise popular movements against Christians with the undeclared support of the local governors. The real great persecution came under the Emperor Diocletian (284-305 AD).
However one must first understand the reasons behind it. Diocletian became Emperor after a serious institutional crisis of the Empire. In fifty years, twenty-two Emperors succeeded one another after fierce strife and bloodshed. The immense Empire at that time was administered by countless small provincial officials who, in the absence of a strong central power, took advantage of the situation to enrich themselves by indiscriminately exploiting the territories and the resources under their jurisdiction.
When the strong man came to power, that is, Diocletian, he found himself in a disarrayed and bankrupt empire, in the hands of corrupt, treacherous and rapacious officials. The only support he had was from the army that had acclaimed him as Emperor. With an iron fist, he punished the profiteering civil officers, he set price ceilings wherever they had been skyrocketed by speculators. To better govern the immense territory, he divided the Empire into two parts ruled by two Augusti Emperors. In turn the Augusti divided their halves of the Empire into two further parts, sharing the responsibility of government with two Cæsares Emperors. The two Augusti and the two Cæsares were called Tetrarchs.
Among the various actions that Diocletian took to strengthen the Empire there was the resumption of the persecution of the Christians. They continued to refuse homage to the Emperor at a time when a strong restoration of his authority was needed. Moreover, when the Emperor could only rely on the army, those who were Christian declared themselves pacifists and refused to carry arms. The wrath of Diocletian was then unleashed against the structure of the Church, which was seen as a state within the state. It was especially his Caesar, Galerius, who decided to outlaw the priestly hierarchy and the Christian public worship. In some cases there were indeed trials that ended with death sentences, but they were few in number and, in any case, motivated by accusations of treason against the State.
We must also add that in these first three centuries the prevailing Church, the one based in Rome, which also enjoyed the support of the Churches of the most important cities of the Empire, such as Alexandria, Edessa, Antioch, etc., had increasingly moved away from its Semitic origins, often integrating doctrines, rituals and symbols from other religions of the Empire. This had made Christianity more agreeable to the Roman palate, eventually resulting in the baptism of numerous patricians and knights who represented the social elite of the Empire. In addition, the crisis of the Empire of the period before Diocletian coincided with a moment of collapse of the ancient Roman religion. The oracles had gone out, and of the ancient Mysteric sanctuaries only Eleusis survived. The original religion of the Romans evidently had not been able to adapt to the times. No priestly personality (comparable to that function which is represented in India by Veda Vyāsa) had appeared to restore the ancient doctrines and to revive rituals and sacrifices. The Romans turned more and more to the religions and initiatic ways of the peoples they had dominated: the Egyptian religion with the Isis Mysteries; the Chaldean Mysteries; the cult of the Unconquered Sun (Invictus Sol) and the Mithraic Mysteries of Persian origin; the Druidic religion, especially in the northern regions of the Empire.
In short, Roman religion, which had deliberately identified itself with the State with the purpose of creating the Empire, was no longer satisfactory at the intellectual and emotional levels. The persecution of Diocletian did not bring any useful results, and in 311 AD the very Galerius had no option but to declare Christianity religio licita (licit religion).
In 313 AD the new Emperor Augustus, Constantine I, restored to Christianity the total freedom of worship, on a par with the other religions of the Empire. As Emperor of Rome, Constantine was also the Supreme Pontiff, and in this capacity he hierarchically placed himself above the bishop of Rome and all the other bishops and Christian patriarchs. It was as Pontifex Maximus that Constantine convened the Council of Nicaea, referred to in the previous chapter, obtaining the public obedience of all the bishops, including the pope.
The Christianization of the Empire led to a decrease in the number of soldiers in the army, as Christians unwillingly lent themselves to military life. To replace these defections, Rome decided to enlist in its legions the barbarians from the regions at the border of the Empire. This was a fatal mistake. By doing so Rome left the security of the State in the hands of its worst enemies.
It was precisely under the weak Christian Emperors successors of Constantine that the barbarians came to control the Roman army. The only attempt at restoration took place with the Emperor Julian, called the Apostate (330-363). Baptized as a child, Julian abjured Christianity, assumed the Roman religion and was initiated into the Eleusinian Mysteries and the Mithraic Mysteries.
After becoming Emperor he began to purge the Christians from the heart of the State and the army. Great warrior and profound philosopher, Julian wanted to Romanize the barbarians by engaging them in a series of victorious enterprises. In this way he wanted to conquer the loyalty of the barbarians who fought with him. But his adventure did not last long. He was killed in Persia during a battle, struck from behind by a Christian, or so goes the story.
In 375 AD, the Emperor Gratian refused the title of Pontifex Maximus (Supreme Pontiff). This title was immediately usurped by Pope St. Damasus, without any regular transmission from the imperial side. Damasus, whom the Church calls “saint”, was in fact an individual eager for power, capable of unleashing any violence in order to affirm his authority, which was questioned by many bishops and by their Churches. The truth is that following the edict of Constantine, the exterior hierarchy of the Church quickly degenerated in the pursuit of wealth, privileges and earthly power. This resulted in a decline in the wisdom and transmission of the rites that reached its apogee during the 7th century. True Christian wisdom was limited to hermits and isolated monastic communities.
It was under the Emperor Theodosius (347-395) that Christianity was declared official religion of the State. From that moment, all access to the temples of the gods, sacrifices, and Roman religious feasts were forbidden. The ancient Roman religion was contemptuously called pagan, from the Latin word pagus or “rustic” (country or village).
In the early 4th century there was a massive shift of the Asian population of the Huns to the West. The Germanic barbarian populations took refuge in the territories of west Europe, demolishing the administrative structures and defenses of the Western Roman Empire. The Huns came to threaten Italy and its new capital, Milan. The Roman army alone with the help of the barbarian hordes managed to drive the Huns back to the Danube. The welfare of the Western Empire was therefore preserved also thanks to the contribution of the barbarians who were welcomed as saviours, when in reality they were only another invader. Even leaders of the Roman army were often barbarians. And so it was that Odoacer, kKing of the Heruli and general of the Roman Empire, deposed in 476 AD the last Emperor Romulus Augustus, assuming the title of King of Italy. Thus, the collapse of the Imperial power in the West allowed the barbarian peoples to seize vast abandoned territories: first the Angles and then the Saxons in Britain, the Visigoths in Spain, the Vandals in Sardinia and North Africa, the Franks in the north of Gaul, the Burgundians in the center of Gaul, the Swabians in Portugal. The Imperial ecumene in the West was over.

​Gian Giuseppe Filippi