17 Giugno, 2018

25. Dopo la resurrezione

Dopo la resurrezione

Come abbiamo già affermato, gli occidentali sono ossessionati dal divenire temporale. Per questa ragione sono incapaci di considerare i fatti per quello che sono. Li devono considerare solamente nella prospettiva storica, come se la storia fosse capace di spiegarne il significato. La parte ebraica della Bibbia, l’Antico Testamento è la storia del popolo ebraico e la parte cristiana della Bibbia, il Nuovo Testamento, è la storia di Gesù e dei suoi discepoli diretti.
Gli avvenimenti che seguirono la morte e la sepoltura di Gesù sono molto enigmatici. I dati che le epistole, i Vangeli e gli Atti degli apostoli ci forniscono non sono sufficienti per ricostruire gli eventi. Come vedremo, sono però interpretabili simbolicamente. Ma per ignoranza del significato dei simboli, i teologi essoterici cristiani si sono sempre sforzati a dimostrare solo la storicità dei fatti. E per farlo hanno ovviamente dovuto falsificare la storia.
La domenica di Pasqua, alcuni discepoli a più riprese si recarono alla tomba in cui avevano sepolto Gesù. Tutti, anche se separatamente, videro due uomini, oppure un giovinetto, oppure due angeli. La Maddalena pensò che lo sconosciuto giardiniere che aveva incontrato potesse essere Gesù e volle toccarlo per verificare chi fosse, ma quell’uomo si sottrasse al contatto fisico (noli me tangere, Hin.: हाथ मत लगाओ !). Questi misteriosi personaggi informarono i discepoli che Gesù era risorto. I Vangeli concordano nel dire che tutti essi erano vestiti con abiti bianchi come la neve. È interessante notare che i soli ebrei religiosi che non vestissero abiti a righe erano gli esseni, che indossavano sempre e solo abiti bianchi. Considerando che la tomba era stata imprestata da Giuseppe d’Arimatea, sacerdote del Tempio e discepolo segreto di Gesù, si intuisce che i diretti testimoni del brahmalina erano stati proprio gli esseni suoi discepoli.
I Vangeli raccontano che nei quaranta giorni dopo Pasqua Gesù apparve undici volte agli apostoli, ai discepoli e perfino a una folla di circa cinquecento persone. Tutte queste apparizioni hanno in comune una caratteristica: nessuno riconosce Gesù nella persona che appare. Solo in un secondo tempo lo riconoscono, mai per le sue fattezze, ma per quello che dice, per le azioni che compie e, in taluni casi, per le ferite riportate durante il supplizio. I Vangeli sottolineano che costui era un uomo in carne e ossa e non un fantasma; ma in un episodio Cristo entrò nella stanza passando attraverso la porta chiusa. In un altro episodio egli scomparve davanti a chi gli stava parlando. Le contraddizioni sono molte ed è evidente che i discepoli esteriori non capivano cosa stesse succedendo. Al quarantesimo giorno dopo la resurrezione, il Cristo salì al cielo davanti a tutti i suoi discepoli. Mentre costoro lo guardavano salire in alto, due personaggi vestiti di bianco si avvicinarono e spiegarono loro che Gesù sarebbe ridisceso dal cielo. Evidentemente, in tutta questa confusione di notizie soltanto gli esseni erano in grado di dare qualche spiegazione.
Come abbiamo scritto nel capitolo 23° di questa serie, Gesù aveva fatto molta attenzione a comportarsi e parlare in modo coerente con le profezie sul Messia riportate nell’Antico Testamento in modo da essere riconosciuto come il predestinato. Invece nell’Antico Testamento non si parla mai del ritorno del Messia dal regno dei morti né della resurrezione del suo cadavere. Questo giustifica il grande imbarazzo dei suoi discepoli a proposito della resurrezione e dell’ascensione di Gesù al cielo, e si capisce il motivo delle contraddizioni che si riscontano nel Nuovo Testamento. Infatti se ne parla solo negli Atti degli Apostoli, come precedentemente citato, e in un solo Vangelo.
Pare comunque che i Vangeli, che sono stati scritti almeno cinquant’anni dopo gli avvenimenti, confondano due distinti episodi della vita del Cristo. Prima di iniziare la sua vita pubblica Gesù passò quaranta giorni nel deserto a fare tapas. A conclusione di questo periodo, egli subisce le tentazioni del Diavolo, esattamente come Naciketas e il Buddha Śākyamuni sono tentati dal Re dei morti, Yama o Māra, quando sono arrivati al culmine delle loro meditazioni. In tutti questi casi il protagonista, dopo la discesa al regno dei morti, trova aperta la via per raggiungere il cielo supremo. Questo racconto riguarda la morte iniziatica. Ossia morire rimanendo in vita.
L’altro avvenimento corrisponde alla morte corporea (dehānta), con il raggiungimento definitivo del cielo supremo (Brahmaloka). Nel caso di Gesù e di alcuni altri personaggi di tradizioni diverse, la morte è seguita dall’assunzione del corpo nei suoi principi sottili (taṅmātra), che appare ai vivi come la scomparsa del cadavere. Il Vangelo mischia due avvenimenti, ben distinti per chi ha una qualche conoscenza del percorso iniziatico. Perciò il racconto ripete l’attesa di quaranta giorni prima che Gesù salga al cielo, traendolo dal precedente episodio dell’ascesi nel deserto. Evidentemente i compilatori dei tre cosiddetti Vangeli sinottici erano ormai solo degli esteriori, con poca comprensione dei misteri iniziatici.
Dieci giorni dopo, vale a dire cinquanta giorni dalla scomparsa del corpo di Gesù, gli apostoli si riunirono in una certa casa. “All’improvviso dal cielo arrivò un rombo simile a un violento vento impetuoso che riempì tutta la casa dove erano seduti e che apparve come un fuoco che scese su di loro come lingue di fuoco, e si posò su ciascuno di essi. E furono tutti posseduti dallo Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.”
Questa possessione collettiva è considerata l’inizio alla storia della Chiesa Cristiana. La Pentecoste ebraica ricordava il patto di Dio con il popolo ebraico; la Pentecoste per i cristiani è la celebrazione del nuovo patto tra Dio e la Chiesa neonata. La Chiesa fu organizzata copiando il modello del Sinedrio, che era il consiglio dei settanta sacerdoti del Tempio e, allo stesso tempo, un’assemblea di governo per i giudei. I settanta discepoli di Gesù erano i preti del nuovo Sinedrio e il Parlamento che governava il regno del Messia nell’attesa del suo ritorno sulla terra. Tra di loro, gli undici apostoli divennero i vescovi. A capo della Chiesa, il sommo sacerdote fu S. Giacomo, fratello di Gesù, affiancato da due consiglieri-arcivescovi: S. Giovanni, fratello di Gesù, e S. Pietro. Perciò S. Pietro non fu affatto il primo capo della Chiesa; e nemmeno il secondo, poiché a Giacomo successe Simone di Gerusalemme.
Dopo la Pentecoste molti discepoli e apostoli si recarono presso le comunità ebraiche stabilite nel Vicino Oriente per predicare l’avvento del Messia. Essi compivano molti miracoli di guarigione. Questo fa pensare che i seguaci essoterici di Gesù non fossero direttamente esseni, ma che facessero parte di una confraternita più esteriore, i Taumaturghi, noti per avere dei poteri (siddhi) con cui guarivano i malati. I discepoli esteriori di Gesù, esattamente come i Taumaturghi, vivevano nella società, non vestivano di bianco, non erano vegetariani e bevevano alcoolici. Anche Gesù, quando cominciò la sua vita pubblica, si era comportato similmente.

Devadatta Kīrtideva Aśvamitra

25. After the resurrection

After the resurrection

As we have already stated, Westerners are obsessed with temporal becoming. For this reason, they are unable to consider the facts for what they are. They must consider them only in the historical perspective, as if history were able to explain its meaning. The Hebrew part of the Bible, known as the Old Testament, is the history of the Jewish people and. The Christian part of the Bible, the New Testament, is the history of Jesus and his direct disciples.
The events that followed the death Jesus and his burial are very enigmatic. The data that the epistles, the Gospels and the Acts of the Apostles provide us are not sufficient to reconstruct those happenings. As we will see, these events can be interpreted symbolically. However, due to their ignorance of the symbolic meanings, Christian exoteric theologians have always endeavored to demonstrate only the historicity of the facts. And by doing so, they obviously had to falsify history.
On Easter Sunday several disciples went to the tomb where Jesus had been buried. All of them, though separately, saw either two men, one young man, or two angels. A woman thought that the unknown gardener she had met could have been Jesus and wanted to touch him to verify his identity, but that man eluded any physical contact (Lat.: noli me tangere, Hin.: हाथ मत लगाओ !). These mysterious figures informed the disciples that Jesus had resurrected. The Gospels agree that all of them were dressed in snow-white clothes. It is interesting to note that the only religious Jews who did not wear striped clothes were the Essenes, who always wore solely white clothes. Considering that the tomb had been lent by Joseph of Arimathea, a priest of the Temple and secret disciple of Jesus, one can easly guess that the direct witnesses of the brahmalina were in fact his own Essenian disciples.
The Gospels narrate that in the forty days after Easter, the resurrected Jesus appeared eleven times to the apostles, to his disciples and even to a crowd of about five hundred people. All these apparitions have one common feature: no one recognized him as Jesus. Only later he was recognized, not for his appearance, but for his words, for his actions and, in some cases, for the exhibition of his wounds suffered during the crucifixion. The Gospels emphasize that this was a man of flesh and blood and not a ghost; but in one episode Jesus entered the room through a closed door. In another episode he disappeared before the eyes of his witnesses while they were talking to him. In these accounts there are many contradictions, and it is evident that the exterior disciples did not understand what was happening. On the fortieth day after his resurrection, Jesus ascended into heaven before the eyes of all his disciples. While they watched him ascending, two white-clad figures approached them and explained that Jesus would again descend one day from heaven. Of all these confusing news only the Essenes evidently were able to give some explanation.
As we wrote in the 23rd chapter of this series, Jesus had paid close attention to behaving and speaking coherently with the Old Testament prophecies regarding the coming of the Messiah, in order to be recognized as the predestined one. However, neither the return of the Messiah from the realm of the dead nor of the resurrection of his corpse are mentioned in the Old Testament. This explains the great embarrassment of his disciples about the resurrection of Jesus and his ascension to heaven. Therefore, we can understand the reason for the contradictions found in the New Testament. In fact, as previously mentioned, only the Acts of the Apostles and just one of the Gospels report this episode.
However, it seems that the Gospels – which were written at least fifty years after these events – mistake two separate episodes of the life of Jesus. Before beginning his public life, Jesus spent forty days in the desert performing tapas. At the end of this period, he underwent the temptations of the Devil, just as Naciketas and the Buddha Śākyamuni were tempted by the King of the dead, Yama or Māra, as they were reaching the fruit of their meditations. In all these cases, the protagonists, after descending to the reign of the dead, find open the way to reach the supreme heaven. This is nothing else but the account of the “initiatic death”. That is to say, to experience death while remaining alive.
The second event corresponds to the bodily death (dahānta), with the definitive achievement of the supreme heaven (Brahmaloka). In the case of Jesus – and of some other figures of different traditions – death is followed by the integration of the body into its subtle principles (taṅmātra), which manifests itself with its disappearance. Thus, the Gospel clearly mistakes the two events, which are very distinct for those who have some knowledge of the initiatic sādhanās. Therefore, this account inaccurately repeats the delay of forty days before the ascent of Jesus into the heaven, inspired in reality from the previous episode of his seclusion in the desert. Evidently the compilers of the so called three synoptic Gospels were merely exterior followers with little understanding of the initiatic mysteries.
Ten days later, that is to say fifty days after the disappearance of the body of Jesus, the apostles gathered in a certain house. “And suddenly there came a big noise from heaven as of a furious mighty wind, and it filled all the house where they were sitting; and there appeared unto them cloven tongues like as of fire, and it sat upon each of them. And they were all filled with by the Holy Spirit, and began to speak with other languages, as the Spirit gave them utterance.”
This collective possession is considered as the beginning of history the Christian Church. The Jewish Pentecost commemorates the covenant of God with the Jewish people. On the other hand, the Pentecost for Christians is the celebration of the new covenant between God and the new-born Church. The Church was organized using the Jewish Sanhedrin as model, which consisted of the council of the seventy priests of the Temple and, at the same time, a governing assembly for the Jews. The seventy disciples of Jesus were the priests of the new Sanhedrin and the members of the Parliament that ruled the kingdom of the Messiah in the expectation of his return to earth. Among them, the eleven apostles became the bishops. At the head of the Church, the Supreme Priest was St. James, brother of Jesus, flanked by two councilors-archbishops: St. John, brother of Jesus, and St. Peter. Therefore, St. Peter was definitely not the first head of the Church, and neither was the second, since to St. James was in fact succeeded by Simon of Jerusalem.
After Pentecost, many disciples and apostles travelled to the Jewish communities established in the Middle East to preach the advent of the Messiah. They performed many healing miracles. This makes us think that exoteric followers of Jesus were not directly Essenes, but that they were members of a more exterior confraternity, the Thaumaturges, renowned for their powers (siddhis) with which they healed the ill. The exterior disciples of Jesus, just like the Thaumaturges, lived in society, did not wear white clothes, were not vegetarians, and drank spirits. Even Jesus, when he began his public life, adopted such conduct.

Devadatta Kīrtideva Aśvamitra