17 Aprile, 2017

Introduzione

Introduzione

Gururbrahmā, Gururviṣṇuḥu, Gururdevo Maheśvaraḥa,
Guruhusākṣāt Param Brahma Tasmai, Śrigurave Namaḥa

Gloria al Guru, i cui insegnamenti ci permettono di vedere la corda oltre l’apparenza del serpente; gloria al Guru che ci insegna a non identificarci col corpo, con la mente, con l’ego; gloria al Guru che ci aiuta a realizzare che siamo la Realtà Assoluta, non duale. Quello che stiamo per scrivere non potrebbe essere vero senza le precedenti istruzioni e l’approvazione del Guru. Gloria al Guru, al Paramguru e al Guru Parameṣṭhi , fonti inesauribili di conoscenza infallibile.

Tre maestri di Vedānta śaṃkariano, in occasioni diverse e in diverse località indiane, ci avevano chiesto di scrivere una serie di articoli sulle tradizioni che si erano succedute in Occidente. Soprattutto desideravano che spiegassimo loro le ragioni per le quali, allontanandosi da ogni attitudine tradizionale, da diversi secoli l’Occidente fosse diventato tanto aggressivo nei confronti delle civiltà altrui. Lo scopo dell’aggressività militare di conquista e di quella economica di sfruttamento era loro sufficientemente chiaro, essendo motivato da ragioni di rozza cupidigia.
Quello che riusciva incomprensibile alle autorità iniziatiche dell’induismo era il movente dell’attività missionaria, specialmente di quella delle differenti confessioni cristiane. Infatti, l’analogo proselitismo islamico era per loro già noto e più facilmente spiegabile, giacché l’India ha subito tale virulenza per il lungo periodo di tredici secoli. In India il missionarismo dei musulmani ha lo scopo dichiarato di forzare alla conversione quelli che essi considerano “idolatri”, pena la vita. Nella sua brutalità il proselitismo islamico è perlomeno sfrontatamente chiaro nei mezzi e negli scopi. Quelle che invece rimangono inspiegabili sono le motivazioni, la prassi propagandistica e le finalità dei missionari cristiani. Apparentemente le motivazioni sono dettate dal desiderio di portare la “lieta novella” alle sfortunate popolazioni che non sono state beneficate della rivelazione cristica e vivono quindi allo stato “naturale”, prive di ogni contatto con il divino. Sebbene esse appaiano basate su una sconcertante dabbenaggine, sono tuttavia contraddette dai fini che sono pervicacemente perseguiti.
I fini della propaganda cristiana si riducono, infatti, alla divulgazione della superiorità materiale e tecnologica della civiltà atea proveniente dall’Occidente, che i missionari validamente rappresentano, e la sistematica demolizione della tradizione.
Gli strumenti, poi, utilizzati per una simile disseminazione di concezioni profane, peggiorano il quadro generale dell’attività missionaria: il convincimento ingannevole, la menzogna sistematica, il ricatto filantropico, la proteiforme mimesi.

L’altro punto che gli Svāmī ci avevano dichiarato per loro incomprensibile era l’attiva collaborazione tra l’attività missionaria e la penetrazione del comunismo tra gli indigeni. Seguendo ogni logica, organizzazioni religiose cristiane e partiti di varia ispirazione marxista sarebbero dovuti stare su fronti opposti. Invece la collaborazione appariva stretta e cordiale, al punto tale che in quelle isole dell’India in cui dilagavano le conversioni, al potere arrivavano immancabilmente i partiti comunisti.
Evidentemente nella civiltà occidentale c’era qualcosa che sfuggiva loro, un tumore nascosto dietro un’apparenza florida, che però da lì si estendeva come una metastasi a contaminare i corpi delle tradizioni altrui. Nei futuri sviluppi della serie From Cosmos to Chaos tratteremo del missionarismo e di questi argomenti connessi quando saremo arrivati all’epoca moderna e contemporanea.

Infine, lamentavano di non conoscere nulla di reale sulla situazione delle tradizioni in Occidente.
Qualche informazione elementare sull’antica Grecia e su Roma era arrivata anche a loro, nonostante che si fossero formati al sapere tradizionale sanscrito nell’āśrama e nel gurukula. Avevano colto che in quelle antiche civiltà c’era una mitologia, dei rituali sacrificali, un sacerdozio per nascita, dei sovrani consacrati, tutte cose che riecheggiavano una somiglianza con la tradizione vedica. E si stupivano, rammaricati, che non esistessero più in alcun angolo dell’Occidente adoratori degli antichi Dei. Perché quello sradicamento drastico delle tradizioni ancestrali?
Uno dei tre guru, particolarmente incuriosito, aveva cercato di saperne di più ed era venuto a conoscenza di Dante ed Eckhart, e aveva riconosciuto in essi le tracce di un sapere metafisico, non lontano dal Vedānta. Tuttavia, erano consapevoli che le fonti a cui avevano accesso non erano affidabili: in gran parte le pubblicazioni che circolano ancora in India sull’antichità classica o sul medioevo cristiano sono quelle dell’epoca coloniale, che magnificano soprattutto i “progressi” dell’Occidente e dell’“impero” britannico in particolare. In quei libri è ancora centrale la presenza della superiorità razziale bianca, anglosassone, liberal e protestante secondo l’evoluzionismo ottocentesco, che non lascia molto spazio alle civiltà latine e greche. Tutt’al più vi si trova qualche richiamo alla democrazia ateniese e al diritto romano, in gran parte filtrato attraverso una retorica romantica. Per sfogliare testi più accademici (vale a dire più ricchi di dati, il che non vuol dire che siano più affidabili) si deve attingere dalle biblioteche universitarie o pubbliche, dove si deve esibire un degree, meglio se un PhD, per accedere alla consultazione. Quindi sono inarrivabili per chi ha studiato con un paṇḍita, un guru o un ācārya. Le altre pubblicazioni indiane sull’Occidente sono prodotte da ambienti e case editrici vivekānandiane, aurobindiane, teosofiste o gandhiane, di nessuno spessore dottrinale, ma grondanti di amore olistico, parità tra le religioni, pace universale.
Le altre fonti d’informazione sono quelle missionarie e quelle marxiste.
Tutti e tre questi maestri, che neppure si sono mai conosciuti tra loro personalmente, si sono rivolti a noi perché scrivessimo una serie di articoli al fine di avere una panoramica abbastanza esaustiva delle antiche tradizioni occidentali, dei miti, dei sacrifici, delle dottrine cosmologiche e metafisiche, esteriori e iniziatiche. Ci chiesero di specificare quali particolari sono simili o addirittura identici a quelli dell’India, e quali sono le differenze di fondo. E ancora: che spiegassimo l’avvento del monoteismo e la soppressione delle religioni e dei misteri olimpici; di chiarire quale fosse la collocazione del cristianesimo nell’ottica delle tradizioni orientali. Ma soprattutto volevano essere messi a conoscenza delle ragioni che hanno fatto deviare l’Occidente dalla sua marcia tradizionale fino a diventare una vera anomalia, un pericolo concreto per l’esistenza delle altre tradizioni con il suo dilagare sull’intero orbe terracqueo.

Non abbiamo potuto soddisfare alla prima richiesta: erano quelli i tempi in cui il computer era un oggetto dei film di fantascienza né avevamo alcuna casa editrice disponibile a sorreggere quello sforzo.

Il secondo incitamento proveniva invece da un Pīṭha prestigioso che raccoglieva molti saṃnyāsin e brahmacārin. L’unica difficoltà pratica consisteva nel fatto che lo Svāmījī desiderava che si pubblicassero gli articoli in lingua hindī; godevamo però di un certo numero di persone disposte a collaborare, perciò la difficoltà poteva essere superata. In questo caso fu proprio l’elemento umano che venne a mancare. Impegni di vita ordinaria fecero sfumare le collaborazioni, rendendo tutto più difficile.

Così allo stimolo del terzo guru si decise di rompere gli indugi e di pubblicare una serie d’articoli in inglese su questo sito, dal titolo indicativo di From Cosmos to Chaos. I collaboratori, questa volta, furono presi d’entusiasmo e nel breve periodo di un anno e mezzo sono usciti i trentatré capitoli . Dopo alcuni lavori iniziali in cui si mette sull’avviso il lettore delle differenze principali tra le tradizioni europee e il Sanātana Dharma, si è iniziato a delineare la storia della Tradizione Primordiale dalle sue prime tracce nella letteratura greca, fino a coprire lo sviluppo delle tradizioni misteriche, le origini dei monoteismi, con particolare attenzione alla nascita del cristianesimo, all’insediamento di Carlo Magno a Sacro Romano Imperatore.

Come si evince facilmente da quanto precede, l’impostazione didascalica prescelta è stata studiata per una facile lettura da parte delle autorità iniziatiche hindū e di tutti quelli che, come loro, avendo abbracciato una via di rinuncia fin dall’adolescenza, desiderano avere a disposizione, immediatamente, dati tradizionali evidenti, indipendentemente dai pedanti riferimenti richiesti dagli studi accademici. Inoltre, il punto di vista volutamente assunto è di carattere iniziatico. Per questo motivo non ci preoccupiamo affatto di eventuali critici eruditi per il metodo “poco scientifico” che abbiamo adottato né ci prenderemo cura delle obiezioni provenienti da dogmatici seguaci degli essoterismi monoteistici.

Nel corso delle pubblicazioni periodiche dei nostri articoli abbiamo ricevuto un crescente numero di messaggi che ci richiedevano la pubblicazione dei testi anche in italiano. In modo particolare questa richiesta è aumentata da quando abbiamo cominciato a descrivere la tradizione di Roma e la nascita del cristianesimo. Da quel momento abbiamo tradotto in italiano gli articoli, ripromettendoci di pubblicare in italiano anche i lavori pregressi. Tuttavia, finora, l’impegno per l’aggiornamento costante del sito è stato d’ostacolo a questa buona intenzione. Fortunatamente l’Editore di Ekatos è venuto a sollevarci da queste ambasce.

Concludendo, vogliamo esprimere tutta la nostra gratitudine all’Editore che, dopo la pubblicazione in inglese di From Cosmos to Chaos, ha voluto, per puro spirito tradizionale, rendere l’apprezzatissimo servigio di far apparire in cartaceo anche Ab Ordine Chaos.

Gian Giuseppe Filippi