Puruṣa Sūkta

A cura di Durgā Devī

Il Puruṣa Sūkta, assieme al Gayatrī Mantra, rappresenta il più celebrato e sacro inno del Ṛg Veda. Si tratta di un testo che appartiene alla sezione ritualistica della Śruti (Karma Kāṇḍa); tuttavia dà anche numerosi spunti per osservazioni di ordine metafisico, per cui è un brano usato da millenni come guida ritualistica, oggetto di meditazione o fonte di ispirazione intuitiva. Il Paṇḍita Dr. S. K. Ramachandra Rao, noto upāsaka di Śrī Vidyā, è l’autore di questo breve e utilissimo saggio esplicativo, dai toni spesso didascalici, che spazia dall’interpretazione più propriamente sacrificale a quella vedāntica. Il Puruṣa Sūkta, considerato un inno vedico recente dagli studiosi profani, in realtà è di abissale antichità, come dimostra la sua influenza dottrinale su tutti gli altri inni vedici. Il fatto di essere esposto in un sanscrito non arcaico è la prova che il suo utilizzo è continuato attraverso i millenni, venendo adattato progressivamente alla forma del linguaggio vivente.

1. Puruṣa Sūkta

Il Paṇḍita Dr. Ramachandra Rao inizia il suo commento al Puruṣa Sūkta mettendone in rilievo l'importanza tradizionale. Tale Sūkta, infatti, è ripreso e ricordato in numerosi altri passaggi delle Samhitā, dei Brāhmaṇa e delle Upaniṣad che sono esaurientemente qui citati. Allo stesso tempo si illustrano i diversi significati che il termine Puruṣa ha assunto nei passaggi vedici che descrivono la manifestazione del mondo secondo prospettive differenti.

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2. Puruṣa Sūkta

La divinità chiamata Puruṣa è l’essenza stessa della manifestazione del mondo, annoverata anche come venticinquesimo tattva del Sāṃkhya; non deve perciò essere confuso con la persona umana, anche se puruṣa è parola sanscrita di uso comune in tutti i vernacoli dell’India per definire l’uomo.

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3 PURUṢA SŪKTA

Qualunque cosa sia qui nel mondo fenomenico è solo la gloria del Puruṣa. Ma nella sua propria natura Egli è molto più grande di questo. Tutto ciò che esiste davanti a noi è solamente un quarto della sua na-tura o maestà, mentre i rimanenti tre quarti sono oltre la nostra percezione, nelle iperuraniche altezze; senza cambiamento, decadenza o morte.

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4. Puruṣa Sūkta

Gli Dei, essendo responsabili della creazione secondaria (uttara sṛṣṭi), incominciarono il sacrificio (yajña) in cui il Puruṣa primordiale, progenitore dei deva, era la stessa oblazione rituale. Prima di effet-tuare l’oblazione, il Puruṣa fu posto sul seggio rituale di erba darbha, consacrato e irrorato. Poi i deva, i sādhya e i ṛṣi lo offrirono come oblazione.

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5. Puruṣa Sūkta

Gli Dei che volevano celebrare il sacrificio primordiale sono solamente le reali correnti vitali di questo Puruṣa (Prajāpati). Sāyaṇa li descrive anche come il Prajāpati in forma di potenza vitale (prajāpati prāṇendrya rūpāḥ).

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