November 8, 2020

56. I manifesti Rosacroce

56. I manifesti Rosacroce

Nel 1614 fu pubblicato a Kassel per i tipi di Wilhelm Wessel un libello in tedesco, il cui lungo titolo è noto nella sua forma abbreviata: Fama Fraternitatis. In esso si narra di un tale fra’ C. R., nobile decaduto e monaco tedesco, che viaggiò alla volta della Terra Santa, dirigendosi prima a Damasco con l’intenzione di raggiungere poi Gerusalemme. Cadde malato a Damasco dove si fece conoscere per la sua abilità nell’arte medica. In contatto con medici locali, C. R. perse interesse per Gerusalemme e pregò i suoi contatti di condurlo (dietro pagamento) alla cittadina di Damcar, dove fu accolto generosamente dai sapienti e medici di quel luogo. Damcar, nel racconto della Fama, appare caratterizzata da una totale autonomia rispetto al circostante dominio ottomano, come fosse una repubblica di saggi e medici, una sorta di utopia. Dove fosse situata, poi, non è affatto chiaro: certamente sulla strada che da Damasco conduceva a Gerusalemme. C. R. rimase lì per tre anni, apprendendo le meraviglie del Libro della Natura insegnate dai filosofi di Damcar.

In quel frattempo tradusse in tedesco il misterioso Liber M, che più avanti diventerà il testo di riferimento dei suoi seguaci. Quando fu debitamente istruito, C. R. fu inviato alla città di Fez, in Marocco, presso un ambiente di sapienti strettamente connessi con quelli di Damcar. A proposito di questa seconda tappa d’istruzione, la Fama ci informa che a Fez C. R. perfezionò le sue conoscenze in “magia, qabbalah, medicina e filosofia”. C. R. confessò che la conoscenza della qabbalah, che aveva avuto in precedenza, era contaminata dalla sua religione cristiana. Ciò che apprese dai saggi di Fez fu “una qabbalah superiore” che egli adattò alla religione cristiana in una forma più adeguata alle sue origini. Così egli apprese una scienza con la quale poteva comprendere e armonizzare tutti i campi dello scibile, essendo opera del Diavolo tutto ciò che non quadrasse con questa sua visione del mondo. Dopo due anni C. R. partiva per la Spagna. Qui egli cominciò a esporre ai sapienti locali le sue conoscenze, ma costoro erano irrimediabilmente infettati da pregiudizi cattolici ed erano ancora seguaci di Porfirio, Aristotele e Galeno. Partì, quindi, alla volta della Germania. Lì sì trovò dei veri intellettuali che abbracciarono con entusiasmo i suoi insegnamenti e il contenuto del misterioso Liber M. All’inizio a C. R. si unirono altri tre fratres, che percorsero le strade della Germania elargendo le benedizioni del loro sapere. Essi portavano un abito che non li distingueva dagli altri tedeschi e si presentavano sotto l’aspetto di medici, curando i pazienti gratuitamente.

La Fama accenna anche all’alleanza con Teofrasto (Paracelso), il quale, pur non facendo parte del Collegio Invisibile, ne condivideva i medesimi ideali. Oltre a queste notizie, la Fama ci informa che quei primi quattro fratres elaborarono una scrittura e un linguaggio magico con cui redassero un Dizionario di ogni sapienza. Si riunivano in un edificio chiamato Sancti Spiritus. Dopo qualche anno raddoppiarono il loro numero e in seguito arrivarono a trentasei membri. Il loro scopo era quello di incrementare le conoscenze scientifiche in modo da migliorare le condizioni di vita e di compiere prodigi per cambiare la mentalità antiquata che ancora vigeva in Europa. Affermavano: “Crediamo fermamente che, se i nostri fratelli e genitori fossero vissuti alla chiara luce che ci illumina, non avrebbero seguito né il Papa né Maometto né gli scribi, gli artisti e i sofisti”. La fraternità, comunque, non sarebbe rimasta occultata per sempre perché, essendo il loro scopo principale quello di aiutare a sviluppare la “nazione germanica”, in futuro si sarebbero palesati pubblicamente. Il primo a morire tra i fratres fu J. O., medico molto esperto e versato nella qabbalah, che aveva guarito il conte di Norfolk dalla lebbra. Dopo questa morte R. C. si preoccupò di costruirsi una tomba carica di significati allegorici e ripiena di libri e oggetti meravigliosi, in un luogo segreto. R. C. predisse che per centovent’anni la sua tomba sarebbe rimasta occultata. Ma passato quel periodo i suoi successori avrebbero dovuto cominciare a intervenire negli avvenimenti europei, rivelando la loro presenza come Collegio Invisibile. La Fama prosegue con la scoperta miracolosa del sepolcro di R. C. nel 1604.

La descrizione della tomba è una prolissa allegoria in cui simboli matematici e geometrici si accompagnano alla presenza della biblioteca del defunto fondatore, del Liber M e di prodigiosi automata a metà fra la magia e la meccanica. La conclusione del libello comprende un utopico piano di perfezionamento universale magico-scientifico, sotto le insegne di un Gesù Cristo anodino, olistico e “tollerante”, liberato da tutte le interpretazioni astruse della teologia medievale. In poche parole una religione priva di dogmi, riti, gerarchie, che fosse comprensiva della sapienza pagana, di quella qabbalistica e di quella alchemica; ovviamente l’alchimia di cui si tratta doveva essere rigorosamente protestante.

L’anno successivo, il 1615, apparve per i medesimi tipi un secondo manifesto, questa volta scritto in latino. Quello che è conosciuto da tutti come Confessio Fraternitatis, evidentemente voleva rivolgersi alle classi colte. Non parte da una narrazione, come la Fama, a cui però esplicitamente si richiama. Consiste in una serie di affermazioni di fede e descrizioni di un piano di Riforma “universale”. Riforma genericamente protestante e, quindi, radicata più sull’Antico Testamento. Infatti fin dal principio è invocato Jehovah, Signore del Sabbath imminente. Tuttavia questo Dio menzionato con il suo nome ebraico è inteso quale garante del divenire della natura, attraverso i cui fenomeni Egli si manifesterebbe ai “saggi” e per mezzo delle cui calamità punirebbe gli “empi”; vale a dire tutti coloro che non accettassero il verbo rivelato in questi manifesti.

Poiché la comparsa della Fama Fraternitatis era stata accolta con comprensibile ostilità dagli ambienti ortodossi, la Confessio fin dall’inizio si cautela: “Affinché nessuno possa accusarci della più piccola eresia né di seguire principi malvagi né di tramare contro il potere temporale, condanniamo l’Oriente e l’Occidente – il Papa e Maometto – che sono bestemmiatori di nostro Signore Gesù Cristo e offriamo con buona fede al capo supremo dell’Impero Romano le nostre preghiere, i nostri segreti e i nostri grandi tesori d’oro”. Cosa s’intenda qui con la formula ambigua di “capo supremo dell’Impero Romano” è da verificare. Infatti il documento insiste a proporre un grande cambiamento della struttura del Santo Impero. Come si vedrà di seguito, anche l’azione politica che questi manifesti ispirarono sarà improntata in senso chiaramente eversivo. Il piano non era solamente quello di protestantizzare l’Impero, ma quello di distruggere il cattolicesimo, “religione dell’Anticristo”.

Ma perché usare la formula di “capo supremo dell’Impero” invece del più usato titolo di Imperatore? La risposta a questo quesito sarà fornita dall’esame del terzo e ultimo manifesto. Il contenuto della Confessio poi elenca gli ideali che il piano di riforma avrebbe dovuto attuare: tolleranza religiosa tra le varie sette protestanti, l’ebraismo e le correnti di libero pensiero; uso “benigno” della magia, incremento delle scienze, soprattutto matematiche e meccaniche, sostegno alle arti, soprattutto quelle allegoriche ed utopiche, sviluppo economico e sociale per il benessere di tutti. Queste innovazioni e scoperte erano intese soprattutto a creare un cambiamento di mentalità per seppellire il ricordo dell’Europa ecumenica medievale. Tuttavia le ambizioni di questa corrente occultistica, precorrendo in modo impressionante le spinte alla globalizzazione del XX e XXI secolo, non si arrestavano all’Europa: “Non sarebbe meraviglioso vivere in un luogo nel quale i popoli che vivono al di là del fiume Gange in India non occultassero più nulla, come anche coloro che vivono nel Perù smettessero di mantenere segrete le loro conoscenze invece di non farle conoscere a nessuno?”

Richiamandosi all’avventura arabica del frater C. R., in questo secondo documento si aggiunge quanto segue: “È stato necessario pubblicare la Fama nella lingua madre di tutti [in tedesco!] perché non restassero senza conoscerla coloro che -anche se non sapienti – non erano esclusi da Dio dalla felicità di questa Fraternità, che deve in qualche modo dividersi e separarsi in gradi [gerarchici]; proprio come quelli che vivono nella città di Damcar in Arabia, che hanno un ordinamento politico e sociale del tutto diverso da quello degli altri arabi”. Il documento preconizza che anche in Europa possa fondarsi una tale zona franca retta solo da saggi, cioè da loro. Per arrivare a tale realizzazione si deve diffondere l’uso del libero esame individualistico della Bibbia, svincolandone così la lettura da ogni magistero. La Confessio, poi, si conclude con una lunga appendice in cui con livore si accusa d’ogni nefandezza il cattolicesimo, facendo leva sul nazionalismo protestantico tedesco. Questi due primi manifesti esplicitamente invitavano tutti coloro che fossero stati interessati alla riforma magico-scientifica dell’Europa nei termini di una nuova religione “universale” a prendere contatti con i fratres.

Il terzo documento, Le nozze chimiche di Christian Rosencreutz, apparve a Strasburgo nel 1616, pubblicato anonimo alla maniera dei due manifesti che lo precedettero. Tuttavia l’autore è certamente il pastore luterano, mago e occultista Giovanni Valentino Andreæ (1586-1654), in quanto già nel 1604 costui ne aveva pubblicata una prima versione firmata, intitolata Chymische Hochzeit. Per la prima volta, dunque, il significato delle diverse forme di acronimo presente nei precedenti manifesti era rivelato. La novella narra del matrimonio di due principi nel loro castello fatato, pieno di meraviglie magiche e di meccanismi animati, a cui sarebbe stato invitato Christian Rosencreutz. La cerimonia di nozze si svolgeva nel corso di una settimana. Rosencreutz ogni giorno dovette passare per diverse esperienze ampollosamente descritte tramite allegorie misteriose, simbolismi oscuri, rappresentazioni teatrali allusive. L’intento era quello di rappresentare sette passaggi di grado di una non ben definita iniziazione ermetico-qabbalistica. Tralasciamo di soffermarci sui particolari degli accadimenti “prodigiosi” di quella settimana, che possono interessare soltanto chi è affetto da simbolomania, che si conclude con l’ordinazione di Rosencreutz e degli altri invitati a cavalieri della Pietra d’Oro.

Prima di descrivere l’ambiente che accolse con entusiasmo la pubblicazione di questi tre documenti e gli effetti storici che ne derivarono, è necessario fare alcune considerazioni sui loro contenuti come li abbiamo esposti. L’atmosfera arcana di cui erano avvolte Fama e Confessio ebbe un immediato successo nei circoli occultisti tardo rinascimentali dell’Europa protestante. Molte personalità della cultura laica protestante cercarono di mettersi in contatto con i misteriosi appartenenti alla Fraternitas. Poiché i manifesti non indicavano alcun recapito, furono prese d’assalto le case editrici; in primis la casa Wilhelm Wessel, che aveva pubblicato la Fama e la Confessio. In seguito anche altre case editrici, come la Lazarus Zetzner di Strasburgo, la de Bry di Francoforte-Oppenheim, la Godfrey Basson di Leiden, che avevano pubblicato opere di Andreæ e di suoi omologhi, come Robert Fludd e Michael Maier, furono oggetto di pressanti richieste di contatto. Poiché nessuno rispondeva, alcuni fecero pubblicare dai medesimi editori dei libelli con domande di ammissione alla Fraternitas o, almeno, di contatto epistolare. Fu tutto invano.

Come spesso avviene negli ambienti pseudoiniziatici, l’assenza di risposte non fu considerata motivo di delusione o di sospetto. Mantenere misteriose le proprie origini, non rivelare il nome dei maestri, occultare una conclamata dottrina dietro astrusi simbolismi e allegorie, attrae invincibilmente coloro che desiderano farsi ingannare. Tutti si erano rivolti all’enigmatico acronimo C. R., fino a quando non apparve il libro Le nozze chimiche di Christian Rosencreutz, che finalmente svelava il nome del fondatore e il titolo della Fraternitas Rosicruciana. È senz’altro vero che la rosa e la croce erano due simboli universalmente noti e usati in precedenza sia nella liturgia esteriore cattolica sia nel simbolismo autenticamente iniziatico. Tuttavia è altrettanto vero che il simbolo unificato di rosa e croce fu una innovazione recente. Infatti la prima volta che compare nella storia dell’Occidente fu nel glifo dell’anello di Martin Lutero.

Avendo riconosciuto Christian Rosencreutz nel frater C. R., sarà opportuno ora dare una scorsa alla Fama Fraternitatis con occhio distaccato. Costui si era recato in una cittadina dall’inesistente nome di Damcar in Arabia, dove era atteso come allievo predestinato. I saggi che lì risiedevano godevano di una forte autonomia dall’amministrazione ottomana. Lì apprese “magia, qabbalah, medicina e filosofia”. Si trasferì poi a Fez dove un’altra comunità di saggi gli insegnò “una qabbalah superiore” che adattò poi alla sua religione cristiana. La Confessio, da parte sua, conferma quei dati: “Quelli che vivono nella città di Damcar d’Arabia, hanno un ordine politico e sociale del tutto diverso da quello degli arabi”, ordine che R. C. avrebbe dovuto esportare in Europa. Sia i maestri appartenenti a quelle comunità insediate nelle terre islamiche sia i loro discepoli protestanti rosacroce esercitavano l’arte della medicina. Essi indossavano gli abiti dei paesi che visitavano e non gli abiti che li avrebbero identificati come appartenenti a un’altra comunità.

Considerato che nella Fama la qabbalah è citata quattro volte e due volte nella Confessio, e che entrambi i manifesti maledicevano come eretici e blasfemi il Papa e Maometto, appare piuttosto evidente che i rosacroce si recavano in Oriente non certo per ricevere insegnamenti dai sufi. Non si sa cosa significhi il nome di Damcar. Quel ch’è certo è che tra Damasco e Gerusalemme è situata la città di Safed. Nel XVI secolo la città era stata la sede della scuola qabbalistico-messianica del rabbino Isaac Luria. Questa corrente si rifaceva alla deviazione misticheggiante dell’iniziazione ebraica fondata da Abulafia e da cui, nel corso del XVII secolo, procedette il falso messia Shabbeṯāy Ṣevī. Safed ottenne dall’Impero ottomano larghe autonomie. Ancor oggi quella città sul lago di Tiberiade è considerata la capitale della qabbalah messianico-apocalittica.

Gian Giuseppe Filippi

56. Rosacrucian Manifestos

56. Rosacrucian Manifestos

In 1614, in Kassel, Wilhelm Wessel’s printing house published a booklet in German, whose long title is known in its shorter version: Fama Fraternitatis. It tells the story of a Friar C. R., an impoverished nobleman and German monk, who traveled to the Holy Land, heading first to Damascus with the intention of reaching Jerusalem. He fell ill in Damascus where he became known for his ability in the medical art. He got in contact with local doctors, and after a while he lost interest in Jerusalem and begged them to take him (against payment) to the town of Damcar. There he was generously welcomed by the wise men and doctors. In the story of the Fama, Damcar appears to have a total autonomy from the surrounding Ottoman dominion, as if it were a republic of sages, a sort of utopia. However, it is not clear its location: most certainly it was situated on the road from Damascus to Jerusalem. C. R. stayed there for three years, learning the wonders of the Book of Nature taught by the philosophers of Damcar.

During his stay, he translated into German the mysterious Liber M. which later became the reference text for his followers. Once he was fully instructed, C. R. was sent to the city of Fez, in Morocco, to a circle of wise men closely connected with those of Damcar. About this second stage of instruction the Fama informs that in Fez C. R. refined his knowledge in “magic, qabbalah, medicine and philosophy”. C. R. confessed that his previous knowledge of the qabbalah was contaminated by his Christian religion. What he learned from the sages of Fez was “a superior qabbalah” which he adapted to the Christian religion in a form more appropriate to its origins. In this manner, he learned a science that allowed him to understand and harmonize all the fields of knowledge, and what did not fit within his view was considered the “Devil’s work”. After two years C. R. left for Spain. Here he exposed his knowledge to local scholars, but they were irreparably “infected” by the Catholic prejudices still following the teachings of Porphyry, Aristotle and Galen. So, he left for Germany. There he found “true” intellectuals who enthusiastically embraced his teachings and the content of the mysterious Liber M. In the beginning three Fratres joined C. R., and they all travelled the streets of Germany bestowing the blessings of their knowledge. Their clothes did not distinguish them from the other Germans. They introduced themselves as doctors and they treated their patients free of charge.

The Fama also mentions an alliance with Theophrastus (Paracelsus), who, although not a member of the Invisible College, shared the same ideals. In addition, the Fama tells that those first four fratres developed a magical written and spoken language in which they compiled a Dictionary of all wisdom. They used to gather in a building called Sancti Spiritus. After a few years, they doubled their number and later on the organization counted thirty-six members. Their aim was to increase scientific knowledge in order to improve the living conditions of the time and, by performing prodigies, to change the antiquated mentality still prevailing in Europe. They claimed: “We firmly believe that if our brothers and parents had lived in the same clear light that now illuminates us, they would have followed neither the Pope nor Mohammed nor the scribes, artists and sophists”. The Brotherhood, however, would not have remained hidden forever because, their main purpose was to help building the “Germanic nation”, so in the future they would have revealed themselves publicly. The first among the fratres to pass away was J. O. He was a very experienced doctor and very skilled in the qabbalah, he had also cured the Count of Norfolk from leprosy. After this first death, R. C. took care to build for himself a tomb, in a secret place, full of allegorical meanings and filled with books and wonderful objects. R. C. predicted that for a hundred and twenty years his tomb would remain concealed. But after that period of time his successors should have started to interfere in European events revealing their presence as Invisible College. The Fama goes on with the miraculous discovery of the tomb of R. C. in 1604.

The description of the tomb is a lengthy allegory in which mathematical and geometrical symbols are associated to the presence of the library of the late founder, of the Liber M, and of prodigious automata that were somewhere in between magic and mechanics. The conclusion of the libellus includes a utopian plan of magic-scientific universal improvement, under the insignia of an anodyne, holistic and “tolerant” Jesus Christ, freed from all the abstruse interpretations of the medieval theology. In a few words, a religion devoid of dogmas, rites, hierarchies, which was inclusive of pagan, qabbalistic and alchemical wisdom; obviously the alchemy in question had to be strictly Protestant.

The following year, 1615, a second Manifesto, published by the same printing house, appeared this time written in Latin. This is known as Confessio Fraternitatis, and it was obviously addressed to the educated classes. It does not start from a narrative, like the Fama, to which it explicitly refers.

It consists of a series of statements of faith and descriptions of a “universal” plan of Reformation. A Reformation generically Protestant and, therefore, rooted mostly in the Old Testament. In fact, from the very beginning Jehovah is invoked, as Lord of the imminent Sabbath. However, this God called by his Hebrew name is intended as the guarantor of the becoming of nature, and through its phenomena he would manifest Himself to the “wise men” and through calamities He would punish the “wicked”, meaning all those who did not accept the Word revealed in these Manifestos.

Since the appearance of the Fama Fraternitatis had been received with understandable hostility by the orthodox circles, the Confessio had a cautious outset “So that no one may accuse us of the slightest heresy, nor of following evil principles, nor of plotting against temporal power, we condemn the East and the West – the Pope and Mohammed – who are blasphemers of our Lord Jesus Christ and we offer with good faith our prayers, our secrets and our great golden treasures to the supreme Head of the Roman Empire”. What is the meaning of the ambiguous formula “supreme Head of the Roman Empire” is to be verified. In fact, the document insists on proposing a major change in the structure of the Holy Empire. As it will be seen, the political action that these manifestos inspired will also be clearly subversive. The plan was not only to protestantize the Empire, but also to destroy Catholicism seen as the “religion of the Antichrist”.

But why the use of the formula “supreme Head of the Empire” instead of the more common title of Emperor? The answer to this question will be provided by examining the third and last Manifesto. The content of the Confessio also lists the ideals that the reform plan should have implemented: religious tolerance among the various Protestant sects, Judaism and the currents of free thought; “benign” use of magic, increase use of the sciences, especially mathematics and mechanics, support for the arts, particularly the allegorical and utopian ones, economic and social development for the well-being of all. All these innovations and discoveries were intended above all to create a change of mentality in order to erase all memory of the medieval ecumenical Europe. But the ambitions of this occult movement, which was ahead of the globalisation of the 20th and 21st centuries, did not stop to Europe: “Wouldn’t it be wonderful to live in a place where the people living beyond the Ganges River in India would no longer hide anything, just as those living in Peru would stop keeping their knowledge a secret instead of not letting anyone know about it?”

Although referring to the Arabic adventure of frater C. R. in this second document it was also added: “It was necessary to publish the Fama in the mother tongue of all [in German!] so that those who – although they were not wise – were not excluded by God from the happiness of this Brotherhood, which somehow must be divided and separated in [hierarchical] degrees; exactly in the same manner of those who live in the city of Damcar in Arabia and who have a political and social order completely different from that of the other Arabs”. The document recommends the foundation of a free zone also in Europe, that should be governed only by wise men, namely by the very same brethren. In order to achieve this, it was necessary spreading the use of free individualistic examination of the Bible, and thus freeing its reading from any magisterium. Finally, the Confessio ends with a long appendix where Catholicism is furiously accused of all vileness, by using as leverage the German Protestant nationalism.  These first two Manifestos explicitly invited all those who were interested in the magic-scientific reform of Europe, presented here as a new “universal” religion, to make contact with the fratres.

The third document, The Chemical Wedding of Christian Rosencreutz, appeared in Strasbourg in 1616, published anonymously like the two previous Manifestos. However, the author is certainly the Lutheran shepherd, magician and occultist Johannes Valentinus Andreæ (1586-1654), as already in 1604, he had published a first signed version entitled Chymische Hochzeit. In this manner the meaning of the different acronyms present in the previous Manifestos was for the first time revealed. The novel narrates of the marriage of two princes, which Christian Rosencreutz would be invited to, in their enchanted castle, a place full of magical wonders and animated mechanisms. The wedding ceremony lasted a week. Every day Rosencreutz had to go through various experiences lavishly described by mysterious allegories, obscure symbolisms, allusive theatrical performances. The intent was to represent the seven steps of some not well defined hermetic-qabbalistic initiation. We omit to describe the details of the “prodigious” events of that week, which can only interest those affected by “symbol-mania”. The week-long ceremonies ended with the ordination of Rosencreutz and the other guests as knights of the Golden Stone Order.

Before describing the environment that enthusiastically welcomed the publication of these three documents and the resulting historical effects, it is necessary to make some considerations about their contents. The arcane atmosphere of the Fama and the Confessio was immediately successful in the late Renaissance occult circles of Protestant Europe. Many personalities of the secularistic Protestant culture tried to get in touch with the mysterious members of the Fraternitas. Since the Manifestos did not indicate any contact details, the publishing houses were stormed; first and foremost, the Wilhelm Wessel house, which had published the Fama and the Confessio. Subsequently, other publishing houses, such as Lazarus Zetzner in Strasbourg, de Bry in Frankfurt-Oppenheim, Godfrey Basson in Leiden, which had published the works of Andreæ and his fellows, such as Robert Fludd and Michael Maier, were also subject to urgent requests for contact. Since no one answered these demands, some of these seekers had the idea of publishing booklets by the very same printing houses with requests for admission to the Fraternitas or, at least, for an epistolary contact. But it was all in vain.

As often happens in pseudo-initiatic environments, the lack of answers was not considered a reason neither of disappointment nor of suspicion. Keepings their own origins mysterious, not revealing the name of the masters, concealing an overt doctrine behind abstruse symbolisms and allegories, invincibly attracts those who wish to be deceived. Everyone had referred to the enigmatic acronym C. R., until the book The Chemical Wedding of Christian Rosencreutz appeared, and finally revealed the name of the founder and the title of the Fraternitas Rosicruciana. It is certainly true that the rose and the cross were two symbols universally known and previously used both in the external Catholic liturgy and in authentically initiatic symbolism. However, it is equally true that the unified symbol of rose and cross was a recent innovation. In fact, the first time that it appeared in Western history was in the glyph of Martin Luther’s ring.

After having recognized Christian Rosencreutz as frater C. R., it will now be appropriate to give a more detached look at the Fama Fraternitatis. The main character went to the town of Damcar in Arabia, name that does not exist in that region, where he was expected as a predestined pupil. The wise men who lived there enjoyed a strong autonomy from the Ottoman administration. There he learned “magic, qabbalah, medicine and philosophy”. He then moved to Fez where another community of sages taught him “a superior qabbalah” which he later adapted to his Christian religion. The Confessio, for its part, confirms those data: “Those who live in the city of Damcar of Arabia, have a political and social order completely different from that of the other Arabs”, a kind of order that R. C. should have exported to Europe. The masters belonging to those communities in Islamic lands and their Rosicrucian Protestant disciples they both practiced the art of medicine. They wore the clothes of the countries they visited and not those that would have identified them as belonging to another community.

In the Fama the qabbalah is mentioned four times and twice in the Confessio, and both Manifestos spoke ill of the Pope and Muhammad calling them heretics and blasphemers, therefore it is quite evident that the Rosicrucians did not go to the East to receive teachings from the Sufis. It is unknown the meaning of the name Damcar. What is certain is that between Damascus and Jerusalem there is the city of Safed. In the 16th century the city was the seat of the Qabbalistic-Messianic school of Rabbi Isaac Luria. This current relates to the mystical deviation of the ancient Jewish initiation created by Abulafia and it is from this school that in the XVII century came the false messiah Shabbeṯāy Ṣevī. The town of Safed obtained wide autonomy from the Ottoman Empire. Even today that city on the Lake Tiberias is considered the capital of the messianic-apocalyptic qabbalah.

Gian Giuseppe Filippi