July 19, 2020

52. La Riforma protestante. Gli emuli di Lutero

52. La Riforma protestante. Gli emuli di Lutero

A questo si aggiungeva un odio irrazionale per tutto ciò che era latino o romano. Così le popolazioni germaniche e anglo-sassoni, che aderirono al protestantesimo rifiutando la latinizzazione e Roma che le avevano parzialmente civilizzate, ripiombarono nella loro barbarie d’origine. Questa grave crisi dell’Occidente segnò un ridimensionamento dell’Impero e della Chiesa. Quest’ultima, che tanta responsabilità aveva avuto nel corso del medioevo nel portare la latinità in tale stato di confusione tramando contro l’Impero per l’egemonia temporale, tardivamente s’accorse d’aver agito soprattutto contro se stessa. Da questo momento storico in cui nacque l’eresia luterana, quello che rimaneva della Chiesa si mise sotto l’ala protettrice dell’Imperatore, ridimensionato, ma ancora potente e rispettato da tutti i regni in cui si era frammentata la cristianità.

I tedeschi, come s’è già detto, erano divisi in un gran numero di regni, ducati, marche, altri feudi ecclesiastici o nobiliari e comuni, tutti dipendenti direttamente dal Sacro Romano Impero. I grandi signori feudali invidiavano i re degli stati nazionali, Francia e Inghilterra che, anche se nominalmente ancora parti dell’Impero, di fatto se n’erano staccati grazie alla loro potenza militare e alla vastità dei territori. In simile modo, Francia e Inghilterra si erano anche rese quasi del tutto autonome dall’autorità papale. I principi tedeschi ambivano ad acquistare un simile stato d’indipendenza nazionale, e ravvisarono nella predicazione ribelle di Lutero l’occasione per emanciparsi dai due poteri della tradizione cattolica. In quell’inizio del XVI secolo il selvaggio arricchimento del popolo grasso aveva mandato in rovina non soltanto la plebe di città e i contadini, ma anche la piccola e media nobiltà. Le famiglie dei grandi feudatari, invece, avevano stretto alleanza con i nuovi ricchi, distanziandosi sempre di più dalla nobiltà e dal patriziato cittadino decaduto. Anche questa importante parte della società tedesca vide con simpatia la predicazione popolaresca e la religiosità ridotta al minimo di Martin Lutero. Dal 1524 al 1526 si scatenò una rivolta di massa contro i principi, guidata da cavalieri indebitati e in rovina seguiti da masse di popolani affamati. Martin Lutero dovette scegliere da che parte schierarsi: e si schierò con coloro che maggiormente potevano essergli d’appoggio nella sua opera di eversione internazionale del cattolicesimo. Scelse i principi. “[…] Chi può, deve farli a pezzi, strangolarli, infilzarli, in segreto o pubblicamente, come si deve ammazzare a bastonate un cane randagio”, dichiarava amorevolmente a proposito dei ribelli. La rivolta fu soffocata nel sangue con più di centomila morti.

Nascosto dai suoi illustri protettori, profittando della lealtà e cavalleria dell’Imperatore Carlo V, questo campione di virtù ritenne che Gesù Cristo in persona lo avesse prosciolto dai diversi giuramenti e voti assunti come monaco. Lutero poté perciò sposarsi con una monaca e scegliere come residenza per lui e per la sua famiglia l’intero monastero sconsacrato di Wittemberg, di cui in passato aveva occupato una cella. Negli ultimi anni della sua vita egli si dedicò a consolidare l’eresia che aveva scatenato. Ma ormai la sua opera era stata già sfruttata a fondo dai suoi protettori. Sentendosi ormai isolato si dedicò a redigere scritti di contenuto ripetitivo, ma sempre più aspro, e a consolarsi rifugiandosi nella crapula e nella lussuria. Morì nel 1546.

Contemporaneamente alla protesta luterana si sollevarono altri riformatori. Lo svizzero tedesco Huldreich Zwingli (1484-1531) fece leva sul nazionalismo dei cantoni tedeschi per avviare una riforma molto simile a quella di Lutero, ma con caratteri decisamente più borghesi e più battaglieri. Egli sosteneva la predestinazione, ma accentuava l’importanza della grazia divina in favore delle persone colte e benedette dalla fortuna, accentuando così il suo legame con la mentalità umanistica. Entrò in contrasto con la setta protestante degli anabattisti di Zurigo che nel 1526 furono tutti condannati a morte per annegamento. Cadde in battaglia contro le truppe svizzero-tedesche ancora cattoliche.

Di poco più giovane, Giovanni Calvino (1509-1564) seguì dapprima le orme di Zwingli. Dalla Francia natale si rifugiò in Svizzera per sfuggire all’Inquisizione. Da Basilea a Ginevra tentò di fondare una società utopica, scontrandosi con il cattolicesimo e con tutte le altre sette protestantiche. Predicò che la fede doveva dimostrare certezza assoluta (Institutio christianae religionis, III.2.6) e che la certezza assoluta era la prova della fede garantita dallo Spirito Santo (Ibid. III.2.7). Ciò comportava la convinzione che Dio assegnasse gli uni alla salvezza e gli altri alla condanna eterna, sotto forma di una predestinazione inevitabile la buona fortuna in vita era segno della predilezione divina (Ibid. III, 21, 5). Il suo fanatismo s’impose alla fine nella città di Ginevra assumendo le forme più violente, a dimostrazione che massacri, ammazzamenti, torture, roghi di streghe e di eretici e altro, non solo non erano diminuiti con la riforma protestante, ma erano talmente aumentati da costituire un qualcosa di mostruoso. Nella Ginevra di Calvino s’imposero regole ferree, polizia spirituale, delazione, pene molto severe e sanguinarie. Si mandò in camera di tortura o sul rogo chi la pensava diversamente dal riformatore, indipendentemente dalle azioni compiute. A questo s’aggiunsero i “roghi delle vanità” (Bildersturm, tempesta sulle immagini) con cui si bruciava qualunque cosa bella, sacra o considerata superflua.

Il colmo dell’abiezione fu raggiunto dalle imprese della setta riformata degli anabattisti. I seguaci di questa setta sorta in Svizzera nel 1525 presentavano poche differenze dal luteranesimo. La loro caratteristica maggiore, però, consisteva nella ricerca di essere posseduti da Dio e di voler profetare. Nel 1534 arrivarono alla città di Münster due “profeti” anabattisti provenienti dai Paesi Bassi. In breve tempo riuscirono a fanatizzare la popolazione della città, instaurando un regime di terrore nella totale assenza di regole. La famiglia fu distrutta, la morale proscritta, la violenza gratuita considerata volontà divina. Anche i neoconvertiti anabattisti cominciarono a essere posseduti, principalmente le donne, con risultati scandalosi e sconvolgenti. La città, cinta d’assedio dalle truppe feudali sia cattoliche sia luterane, resistette per diciotto mesi con atti di follia collettiva. Quando alla fine la città fu liberata, la popolazione era più che dimezzata, non come effetto degli scontri armati, ma per le esecuzioni sommarie eseguite tra anabattisti. Il profeta sopravvissuto, che si era parodicamente autoproclamato Re, con tanto di corona e ornamenti d’oro, ritrattò tutto pur di salvare, invano, la vita.

Seguendo l’esempio della riforma protestante, nel 1533 Enrico VIII d’Inghilterra si autoproclamava capo della chiesa anglicana. Il motivo per tale spaccatura con Roma fu davvero triviale: il Re voleva divorziare per sposare un’altra donna, cosa non lecita per il cattolicesimo che considerava il matrimonio indissolubile. Con quest’ultima eresia la chiesa cattolica ritornava a essere essenzialmente latina.

In conclusione, il protestantesimo nelle sue numerose sette è caratterizzato dall’assenza di rituali, sostituiti da cerimonie sociali o commemorative, e di una vera teologia, sostituita da teorie, a loro modo, morali. Come tale non può essere considerato nell’ambito della religione e, tanto meno, del dharma. Né può in alcun modo essere considerato un essoterismo su cui possa continuare ad appoggiarsi legittimamente alcuna forma iniziatica rimasta in Occidente.

Un’ultima osservazione. Poiché il protestantesimo si basa soltanto sulla parola espressa a voce o per iscritto, usò per la sua diffusione lo strumento della stampa. Questa innovazione tecnologica, legata alla leggenda di Mefistofele, svolse così, per la prima volta nella storia dell’umanità, l’opera della propaganda e della divulgazione.

I popoli germanici e anglo-sassoni sono la causa dello sviluppo e della diffusione della civiltà moderna, vero cancro che con le sue metastasi ha portato all’agonia l’intero pianeta. Le loro armi postcoloniali sono rappresentate dal capitalismo selvaggio e dallo strozzinaggio delle banche, che scaturiscono dalla loro morale protestantica e dal loro continuo ispirarsi al giudaismo. Costoro, con una sfacciataggine repellente continuano a definire P.I.G.S. i popoli non protestanti, anche in documenti ufficiali. Gli unici popoli, questi, che hanno rappresentato la tradizione in occidente.

Solamente una testa d’asino può definirli “fratelli separati”!

Maria Chiara de’ Fenzi

52. The Protestant Reformation. Luther’s emulators

52. The Protestant Reformation. Luther’s emulators.

All the above resulted in an irrational hatred towards all that was Latin or Roman. The Germanic and Anglo-Saxon peoples, by following Protestantism and thus rejecting Latinization and Rome which had partially brought them into civilization, returned to their barbaric origins. This terrible crisis of the Western world caused a decreasing power of the Empire and the Church. The latter, responsible during the Middle Ages of casting the Latin civilization into chaos by plotting against the Empire for temporal hegemony, realized too late that it had mainly damaged itself. As soon as the Lutheran heresy was born what was left of the Church came under the protection of the Emperor, who although cut back was still powerful and respected by all the kingdoms of the fragmented Christianity.

The Germans, as already mentioned, were divided into a large number of kingdoms, duchies, marquisates, ecclesiastical or noble fiefdoms and free communes, all directly dependent on the Holy Roman Empire. The great feudal lords envied the kings of the national states, namely France and England who, although nominally still part of the Empire, managed to detach themselves from it thanks to their military power and vastness of their territories. At the same time France and England had also achieved to be almost entirely autonomous from the papal authority. The German princes saw in Luther’s rebellious preaching the opportunity to emancipate themselves from the two powers of the medieval tradition, and thus acquire national independence.

In the early 16th century, the outrageous enrichment of the “fat people” had ruined not only the city plebs and the peasants, but also the small and medium nobility. The great feudal lords, on the other hand, formed an alliance with the new rich, distancing themselves furthermore from the impoverished nobility and the urban patriciate. This important part of German society also sympathised with the vulgar and poor religiosity preached by Martin Luther. From 1524 to 1526, under the leadership of indebted and ruined knights, a mass uprising of thousands of hungry commoners broke out against the princes. Martin Luther had to choose whom to side with: and he decided for those who could most support his work of international subversion to Catholicism. He chose the princes. “[…] Anyone who can, must tear them to pieces, strangle them, pierced them secretly or publicly, as a stray dog must be beaten to death”, he declared lovingly about the rebels. The revolt was forcefully suppressed with more than one hundred thousand dead.

Sheltered by his illustrious protectors, who took advantage of the fairness and chivalry of Emperor Charles V, this champion of virtue believed that Jesus Christ himself had acquitted him of his various oaths and vows that he had took as a monk. And so, Luther not only married a nun, but he also chose as residence for him and his family the entire deconsecrated monastery of Wittemberg, where he had occupied a cell as a monk. He spent his last years to consolidated the heresy he created. But by that time his protectors had already fully exploited his work for their own gains. Feeling isolated, he dedicated himself to composing repetitive but increasingly harsh writings, and to consoling himself by taking refuge in binge and lust. He died in 1546.

Other reformers rose in the wake of the Lutheran protest. The Swiss German Huldreich Zwingli (1484-1531) leveraged on the nationalism of the German cantons to start a reform very similar to Luther’s one, but definitely more bourgeois and more aggressive. He endorsed the idea of predestination, but stressed the importance of the divine grace in favour of those cultured people blessed by luck, thereby revealing his attachment to the humanistic mentality. He started a bitter conflict with the Protestant sect of the Anabaptists of Zurich who in 1526 were all sentenced to death by drowning. He fell in battle against the Swiss German troops still loyal to Catholicism.

John Calvin (1509-1564) at the beginning followed the footsteps of Zwingli who was just few years older than him. From his native France he fled to Switzerland to escape the Inquisition. In Basel and Geneva, he tried to create a utopian society, but his new ideas clashed equally with Catholicism and Protestant sects. He preached that faith reveals itself solely through absolute certainty (Institutio Christianae Religionis, III.2.6) and that this absolute certainty was the only proof that the faith was established by the Holy Spirit (Ibid. III.2.7). This entailed the belief that God assigned salvation to some and eternal damnation to others, forging thus the idea of an inevitable predestination; good luck in life was then seen as a sign of divine predilection (Ibid. III, 21, 5).

His fanaticism finally prevailed in the city of Geneva and took the most violent forms. Massacres, killings, torture, burning of witches and heretics did not decreased with the Protestant reform, on the contrary they increased tremendously. In Calvin’s Geneva, strict rules, spiritual police, denunciation, spying and bloody penalties were imposed. Those who disagree with the reformer were sent to the torture chamber or burnt at the stake even without having committed any action against the new laws. He introduced the “stake of vanities” (Bildersturm, “statue-storm” or the outbreak of iconoclastic fury) where everything beautiful, sacred or considered superfluous was burned.

But the worst forms of ugliness and depravation were performed by the reformed Anabaptist sect. This sect, born in Switzerland in 1525, showed little difference from Lutheranism. The main distinctive trait, however, consisted in trying to be possessed (sskrt. aveśana) by God and thus to prophesy. In 1534 two Anabaptist “prophets” from the Netherlands arrived in the city of Münster. In a short time, they roused to fanaticism the population of the city and they established a lawless regime of terror. Family was destroyed, the moral proscribed and the gratuitous violence was considered God’s will.

Also, the new Anabaptist converts began to be possessed, mainly women, with scandalous and shocking results. The city, besieged by both Catholic and Lutheran feudal troops, resisted for eighteen months during which acts of collective madness were committed. When the city was finally liberated, the population was more than halved not as a result of the armed clashes, but because of the summary executions carried out among the besieged Anabaptists. The surviving prophet, who had ludicrously declared himself King and adorned himself with gold crown and ornaments, retracted in vain in order to save his life.

Following the example of the Protestant reformation, in 1533 Henry VIII of England proclaimed himself head of the Anglican church. The reason for this rift with Rome was really trivial: the King wanted to divorce his Queen in order to marry another woman, but that was not possible for the Catholic Church which considered marriage as indissoluble. With this latter heresy the Catholic church returned to be essentially Latin.

In conclusion, Protestantism in its numerous sects is characterized by the absence of rituals, replaced by social or commemorative ceremonies, and the real theology substituted by moral theories. As such it cannot be properly considered in a religious nor in a dhārmika context. And neither it can in any way be considered as an exotericism on which any initiatic school survived in the West could legitimately rely on.

Lastly, Protestantism finds its only base on the words expressed orally or in writing, and it was extremely important the use of the press for its great diffusion. This technological innovation, closely connected to the legend of Mephistopheles, for the first time in the history of humanity acted as tool of propaganda and popularization.

From the German-Anglo-Saxon peoples developed and spread the so-called modern civilization, a true cancer that has brought the entire planet to agony. Nowadays their postcolonial weapons are represented by savage capitalism and the usury by banks that stem from the Protestant morality and the constant inspiration from Judaism. With ignoble shamelessness, even in official documents, they continue to define P.I.G.S. non-Protestant peoples, those Latin and Southern peoples who were the only representative of the tradition in the West.

Only a dunce can call them “separate brothers”!

Maria Chiara de’ Fenzi