May 24, 2020

50. Il ritorno dell’Ermetismo

50. Il Ritorno dell’Ermetismo

Nella cristianità occidentale, fino all’XI secolo, l’unico testo ermetico che si era conservato fin dall’epoca ellenistica era l’Asclepius, traduzione latina dell’originale greco attribuita ad Apuleio di Madaura. Il libro tratta principalmente dei rituali che gli antichi sacerdoti egizi svolgevano per caricare le immagini dei loro Dèi con le potenze degli astri corrispondenti. Finché la tradizione dell’antico Egitto era sopravvissuta, non c’era nulla da eccepire sulla validità di quei riti paragonabili all’animazione delle icone (sskrt. prāṇa pratiṣṭhā) com’è in uso ancor oggi in India. È lecito chiedersi che cosa gli ermetisti dell’alto medioevo intendessero animare, quando la tradizione egizia era ormai scomparsa con tutti i suoi Dèi, travolta dal monoteismo cristiano. Se gli gnostici alessandrini avevano simulacri greco-romani su cui esercitare la loro teurgia, certamente nel medioevo tali superstizioni dell’antichità erano esercitate unicamente per caricare di energie sottili alcuni oggetti non religiosi.

La principale attività degli ermetisti della cristianità occidentale si limitò, dunque, alla preparazione di amuleti e feticci, con l’uso della magia simpatetica (od omeopatica) e di quella antipatetica (o allopatica). Raccoglievano, dunque, metalli, pietre, erbe e animaletti che corrispondevano per certe analogie a pianeti, asterismi celesti e segni zodiacali, traendone gli elementi con cui modellare talismani. L’uso maligno o benigno di questi oggetti era poi demandato alle intenzioni di chi dovesse usarli. È perciò comprensibile che i maghi ermetici fossero malvisti dalle autorità ecclesiastiche e imperiali e trattati alla stregua di guaritori, fattucchiere e stregoni di campagna. Tuttavia la fabbricazione dell’oro da metalli vili mosse sempre la cupidigia dei potenti che si trovavano spesso indebitati. Perciò non è da stupirsi che anche Michele Scoto frequentasse la corte dell’Imperatore Federico II o che Ruggero Bacone fosse protetto da papa Clemente IV.

Alcuni testi di alchimia araba cominciarono a essere conosciuti in Spagna, Francia e Italia a partire dalla fine del XII secolo, al seguito delle traduzioni delle opere di al-Kindi, Avicenna e Averroé presso le prime Università. Non è certamente un caso che quei testi che, attraverso la magia, precorrevano la chimica moderna e la mentalità razionalistica, arrivassero in Europa grazie allo studio di filosofi arabi profani. Queste opere erano considerate il prodotto della feconda penna dell’alchimista Geber.

All’inizio del XIV secolo cominciarono a dilagare nella cristianità latina altre opere arabe di Geber . Gli ermetisti posteriori lo hanno, con una certa faciloneria, identificato a Jābir ibn Hayyān (721~815), ma con ogni probabilità dietro a quel nome si celavano uno o più moros di Spagna dediti all’alchimia da laboratorio. È comunque indicativo che nei testi arabi attribuiti a quell’alchimista persiano, laddove è presente la catena dei maestri che gli avrebbero trasmesso (silsilah, sskrt. paramparā) le conoscenze cosmologiche, si cominci con Ermes Trismegisto, per poi, attraverso Orfeo, Pitagora e Platone, arrivare ai neo-platonici: nessun accenno, dunque, a una continuità più recente attraverso il taṣawwuf! Quello che è certo è che nell’islam l’ermetismo d’origine alessandrina non entrò in conflitto con la religione. Esso fu considerato come una filosofia, residuo di una rivelazione precedente abrogata dall’islam e, come tale, considerata come isra’iliyat.

Tuttavia era una forma di espressione e un deposito di simboli e nozioni cosmologiche, che poteva essere assunto in ambito esoterico, come anche in quello essoterico, per esprimere certe verità rivelate dal Corano o certe deduzioni tratte dalla natura. In questo modo ‘Ali Ibn Abī Tālib, Ja’far aṣ-Ṣādiq, Dhul Nūn al-Miṣrī, lo stesso Muhiddin Ibn ‘Arabi e altri ben noti sufi, poterono esprimersi talora in forma ermetica, ma la loro trasmissione iniziatica rimase sempre quella regolare muḥammadica. E, parallelamente, i filosofi e gli alchimisti islamici privi della ba’yat (sskrt. dīkṣā) sufica, continuarono a essere dei profani: i primi, ermetisti teorici, soffiatori alla ricerca di fabbricare l’oro, i secondi. Gli esoteristi occidentali dovrebbero a questo punto interrogarsi sui seguenti quesiti: avrebbero potuto gli ermetisti cristiani aver ricevuto l’iniziazione sufica con relativa trasmissione del simbolismo e linguaggio ermetico senza convertirsi all’islam? Oppure avrebbero potuto ricevere la dottrina ermetica e il corrispondente metodo alchemico da ermetisti teorici o da soffiatori musulmani? O avrebbero ricevuto una improbabile trasmissione sufico-ermetica per mezzo della sola lettura dei libri di alchimia araba? Le tre domande possono ricevere soltanto un’unica risposta negativa, perché una iniziazione ermetica autonoma in tutta evidenza era inesistente.

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Nel 1438 Giorgio Gemisto Pletone (1355~1450), assieme al suo seguace, il cardinale Bessarione (1403-1472), accompagnò il basileus Giovanni VIII per partecipare al Concilio di Ferrara e Firenze nel tentativo di riunire le chiese cattolica e ortodossa. A Firenze, Pletone affascinò Cosimo il Vecchio de’ Medici con la sua idea di ripristinare il pensiero ellenistico. Fu questa suggestione che spinse Cosimo a fondare in seguito l’Accademia Neo-platonica medicea, primo nucleo dell’umanesimo. Con umanesimo s’intende un movimento culturale che, ispirandosi agli scritti e alle opere d’arte classiche ed ellenistiche, ne imitava gli stili nel desiderio di riproporre tale civiltà a modello di una nuova visione del mondo. Questa tendenza, non avendo alcuna continuità tradizionale, consisté in una riproduzione e rivisitazione delle forme esteriori dell’antichità, in un senso puramente estetico. Il contenuto di questa ripresa di forme antiche, invece, non poteva essere che lo specchio di una mentalità completamente antitradizionale: in luogo della centralità della Divinità e dell’uomo quale sua immagine, caratteristica della tradizione medievale, era posto il mondo considerato in un’ottica naturalistica e, ben presto, meccanicistica. Questo piano si manifestò in modo palese con lo sviluppo rinascimentale dell’umanesimo che intese sostituire la religione con la scienza e la magia, e l’ordine imperiale con l’invasione dell’intero mondo da parte di mercanti armati e di strozzini. Così ebbe origine il mondo moderno.

Con la conquista di Bisanzio da parte degli ottomani nel 1453, monaci ortodossi in fuga portarono con sé nella penisola balcanica parti dei ricchi archivi dei loro monasteri e delle biblioteche imperiali. I cristiani d’occidente, più che preoccuparsi delle tristi sorti dei greci, cercarono di salvare quei tesori di sapienza antica. Cosimo il Vecchio inviò alcuni messi nei Balcani per cercare di acquistare manoscritti antichi a buon prezzo dai profughi bizantini. Per prime arrivarono alcune opere di Platone, che Marsilio Ficino (1433-1499) fu incaricato di tradurre in latino. Nel 1460 il frate francescano Leonardo da Pistoia ritornò dalla sua missione in Macedonia e consegnò a Cosimo de’ Medici il manoscritto del Corpus Hermeticum, fino ad allora sconosciuto in Occidente. Il magnate fiorentino, sempre attratto dalle scienze occulte, interruppe le traduzioni di Marsilio ordinandogli di dare la priorità alla traduzione dei testi ermetici. Ficino tradusse d’un fiato la raccolta che pubblicò sotto il nome di Pimander. Da quel momento egli fu un entusiasta sostenitore della filosofia ermetica, influenzando con la sua passione l’intero circolo dall’Accademia. Nella sua traduzione si avvalse anche dell’Asclepius; tuttavia questo libro, sempre attribuito a Ermes, era decisamente più simile a un grimorio, la cui magia confinava con la negromanzia e l’evocazione di demoni.

Fino a quel momento la magia, ermetica o meno, era tenuta fuori dell’ambito della religione, se non addirittura combattuta come arte diabolica. Fu impegno di Ficino quello di far accettare come cattolica la magia ermetica. Accuratamente evitò di affrontare la netta condanna proferita a suo tempo da Sant’Agostino contro l’ermetismo, preferendo citare Lattanzio e Clemente d’Alessandria. Ricordiamo che Lattanzio interpretava il termine ‘figlio di Dio’, preannunciato da Pimandro, come una profezia della venuta del Cristo; in realtà, a più accurata lettura, appare chiaro che con ‘figlio di Dio’ il Corpus Hermeticum intendesse indicare il Demiurgo di gnostica concezione. Marsilio protestò sempre la sua fedeltà al cattolicesimo imperante, temendo che la magia di cui si era fatto propagatore fosse condannata dalla chiesa come stregoneria. In vari modi egli argomentò per distinguere la magia ‘bianca’ da quella ‘nera’, quella attivata dall’intervento degli angeli da quella ispirata dai diavoli. In questo modo, Ermes Trismegisto e i suoi immediati successori, pur essendo prisci magi (antichi maghi) erano nel contempo prisci theologi (antichi conoscitori di Dio). Da un altro punto di vista affermava che la magia ermetica doveva essere considerata naturale. In altre parole voleva far passare la magia come una qualsiasi scienza naturale, perciò non contraria alla religione, ma, in qualche modo, neutra.

Si noti che il medesimo procedimento fu usato dai rinascimentali per far accettare la scienza empirica come compatibile con la fede. Una volta riusciti a fare accettare la scienza in questi termini, puntualmente, si affermò che la scienza doveva essere considerata vera conoscenza e la fede credenza personale. Dal punto di vista pratico, poi, il Ficino produceva amuleti sui quali evocava la discesa di influenze celesti, con procedure magiche non molto dissimili da quelle che questa categoria di intellettuali umanisti disprezzava considerandole magia di campagna. Ma, nonostante le sue precauzioni, le sue operazioni magiche si spingevano ben oltre:

questo albero umano deve essere bagnato con giovanile liquido umano, per far sì che riprenda vigore. Scegli dunque una giovane donna sana, formosa, lieta, di complessione temperata, e succhiane avidamente il latte quando la luna è crescente […]. È una opinione comune e antica che certe vecchie saghe, che volgarmente sono chiamate anche streghe, succhiano il sangue degli infanti, per ringiovanire nelle forze. Perché anche i nostri vecchi, privati di ogni altro rimedio, non possono succhiare il sangue di un giovinetto? Di un giovinetto consenziente, dico, sano, lieto, di complessione temperata, che abbia sangue ottimo e forse troppo abbondante. Ne succhino dunque, come le sanguisughe, una o due once da una vena del braccio sinistro appena aperta […]”.

A questa pratica di vampirismo, Ficino aggiunge la magia amorosa:

Ma perché si chiama l’amore mago? Perché tutta la forza della magica consiste nello amore; l’opera della magica è uno certo tiramento dell’una cosa dall’altra per similitudine di natura. Le parti di questo mondo come membri d’uno animale dependendo tutte da uno Auctore, si connectono insieme per comunione di natura, e però come in noi nel cervello, polmone, cuore, fegato e gli altri membri, traggono l’uno dall’altro qualche cosa, e scambievolmente si favoreggiano, e alla passione dell’uno compatisce l’altro, così i membri di questo grande animale, cioè tutti e corpi del mondo, intra loro concatenati, accattano intra loro e prestansi loro nature. Per questa comune parentela nasce amore comune, da tale amore nasce el comune tiramento, e questa è la vera magica”.

Per questa ragione “alchimia spirituale” è l’eufemismo gergale ermetico per indicare la pratica della magia sexualis in voga ancora oggi presso i pretesi eredi dell’ermetismo rinascimentale.

Magia e scienza, occultismo misteriosofico e naturalismo, ammirazione per il paganesimo e rifiuto della tradizione cristiana medievale, attrazione per l’arcano gnostico e repulsione per la logica aristotelico-scolastica, fascino per complicati simbolismi impenetrabili e ripulsa per la tensione interiore, la preferenza per una vita godereccia e per il facile benessere e l’insofferenza per l’ascesi monastica e l’austerità feudale, amore per l’allegoria e avversione per la trattatistica logica, esotismo nei confronti di altre religioni e la presa di distanza dalla propria fede, l’interesse per la forma piuttosto che per i contenuti, l’ansia per una riforma della chiesa e di abrogazione delle antiche dottrine e rituali, tutto ciò segnò un desiderio di radicale cambiamento anche nell’ambito delle arti. Sandro Botticelli, Antonio e Piero del Pollaiolo, Leonardo da Vinci, Perugino, Luca Signorelli frequentarono l’Accademia e divennero i fondatori del nuovo stile rinascimentale. In pochi lustri una nuova mentalità dilagò dall’Italia affascinando tutta l’Europa, convogliata soprattutto dalle nuove classi emergenti di borghesi arricchiti. Questi si sentivano ormai alla pari con quelle che erano state da tempo immemorabile le classi dominanti ed erano insofferenti di essere ripartiti nelle gilde e nelle arti. Il popolo grasso disdegnava quelle organizzazioni di mestiere, come il figlio del contadino, diventato industriale, disprezza e si vergogna dell’umile condizione di suo padre. Sotto il manto di una perfezione estetica, di effetti illusionistici affascinanti, d’una bellezza mai vista in precedenza, si propagò il veleno che ancora affligge l’Occidente e che, con le grandi scoperte geografiche, con le esplorazioni e le conquiste ha intossicato il mondo intero. L’Italia ha la grave responsabilità di aver dato i natali a questo squilibrio cosmico. E ancor oggi ce ne gloriamo!

Gian Giuseppe Filippi

50. The return of Hermetism

50. The return of Hermetism

Until the 11th century, the only Hermetic text preserved in western Christianity since the Hellenistic era was the Asclepius, a Latin version of the Greek original attributed to Apuleius of Madaurus. The text deals mainly with the rituals that the ancient Egyptian priests carried out to charge the images of their gods with the powers of the corresponding stars. As long as the tradition of ancient Egypt had survived, there is nothing to complain about the validity of those rites, which resemble the ones used for the animation of icons (sskrt. prāṇa pratiṣṭhā) still used in India today. One can legitimately wonder what the hermeticists of the early Middle Ages intended to animate, since the Egyptian tradition had already disappeared with all its Gods, overwhelmed by Christian monotheism. If the Alexandrian Gnostics had Greco-Roman simulacra on which to exercise their theurgy, certainly in the Middle Ages such superstitions of antiquity were exercised solely to charge some non-religious objects with subtle energies.

Therefore, the main activity of the hermeticists of western Christianity was limited to the preparation of amulets and fetishes, with the use of sympathetic (or homeopathic) and antipathetic (or allopathic) magic. They collected, therefore, metals, stones, herbs and animals corresponding for certain analogies to planets, celestial asterisms and zodiac signs, drawing the elements from which the talismans were modelled. The malicious or benign use of these objects was then left to the discretion of those who were to use them. It is, therefore, understandable that hermetic magicians were frowned upon by ecclesiastical and imperial authorities and treated in the same way as healers, sorcerers and country wizards. However, the transformation in gold of base metals always moved the greed of the mighty who were often in debt. Therefore, it is no surprise that figures like Michael Scotus attended the court of Emperor Frederick II and Roger Bacon lived under the protection of Pope Clement IV.

From the end of the 12th century, following the translations made in the first Universities of the works of al-Kindi, Avicenna and Averroes, a number of texts of Arab alchemy began to be known in Spain, France and Italy. It is certainly no coincidence that those texts which, by means of magic preceded modern chemistry and the rationalistic mentality, arrived in Europe through the study of profane Arab philosophers. Those works were considered the product of the fertile pen of the alchemist Geber.

At the beginning of the 14th century, other Arab works of Geber began to spread in Latin Christianity. Not without a certain degree of superficiality, the hermeticists later identified him with Jābir ibn Hayyān (721~815). It is, however, probable that one or more Spanish moros versed in laboratory alchemy were hidden behind that name. Curiously enough, the Arabic texts attributed to the Persian alchemist that mention the chain of masters who transmitted that cosmological knowledge (silsilah, sskrt. paramparā) trace its origin to Hermes Trismegistus, continuing through Orpheus, Pythagoras and Plato to the Neo-Platonists. Therefore, no mention is made of a more recent continuity through the taṣawwuf! What is certain is that in Islam, Alexandrian Hermetism did not come into conflict with religion. It was considered as a philosophy, the residue of a previous revelation abrogated by Islam and, as such, considered as isra’iliyat.

However, the use of a peculiar form of expression and the conspicuous display of cosmological symbols and notions could have been deemed suitable for the purpose of expressing certain truths revealed by the Koran and of relaying deductions drawn from nature, both at the esoteric and exoteric levels. In this way, ‘Ali Ibn Abī Tālib, Ja’far aṣ-Ṣādiq, Dhul Nūn al-Miṣrī, the same Muhiddin Ibn’ Arabi and other well-known Sufis, sometimes assumed a hermetic form of expression. Nevertheless, their initiatic transmission remained the regular Muḥammadic one. And, on that account, Islamic philosophers and alchemists without Sufi ba’yat (sskrt. dīkṣā) continued to be profane: the former theoretical hermeticists, and the latter souffleurs in search of gold making. At this point, Western esotericists should ask themselves the following questions: could Christian hermeticists have received Sufi initiation with the relative transmission of hermetic symbolism and language without converting to Islam? Or could they have received the hermetic doctrine and the corresponding alchemical method from theoretical hermeticists and Muslim souffleurs? Or finally, is it possible that they received an improbable Sufi-hermetic transmission simply by reading texts of Arab alchemy? The three questions can only receive a negative answer. Because an autonomous hermetic initiation was evidently non-existent.

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In 1438, Georgius Gemistus Pletho (1355 ~ 1450), along with his follower Cardinal Bessarion (1403-1472), accompanied the basileus John VIII Palaiologos to participate in the Council of Ferrara and Florence in an attempt to unify the Catholic and Orthodox Churches. In Florence, Plethon captivated the attention of Cosimo “the Elder” de’ Medici with his idea of restoring the Hellenistic thought. It was this suggestion that prompted Cosimo to later found the Medici’s Neo-Platonic Academy, the first nucleus of Humanism. Humanism refers to a cultural movement which, inspired by Classical and Hellenistic writings and works of art, imitated their styles with the aim of restoring this civilization and setting it as a model for a new world view. This endeavour, devoid of any traditional continuity from the original, consisted in the reproduction and reinterpretation of the exterior forms of antiquity, in a purely aesthetic sense. On the contrary, the content of the recovery of ancient forms could only be the reflection of an unreservedly anti-traditional mentality. The centrality of the Divinity and of man as His image, characteristic of the medieval tradition, was replaced with the world considered from a naturalistic and, before long, mechanistic point of view. This plan manifested itself clearly during the Renaissance with the development of Humanism, which entailed the replacement of religion with science and magic, and the imperial order with rampant armed merchants and loan sharks. Thus originated the modern world.

With the Ottoman conquest of Constantinople in 1453, Orthodox monks fleeing the fallen Byzantine Empire introduced parts of the rich archives of their monasteries and imperial libraries to the Balkan peninsula. Western Christians, instead of worrying about the tragic fate of the Greeks, devoted to the recovery of those treasures of ancient wisdom. Cosimo “the Elder” sent messengers to the Balkans with orders to acquire ancient manuscripts from Byzantine refugees at low prices. Some of Plato’s works that first arrived in Florence were translated into Latin by Marsilio Ficino (1433-1499). In 1460 the Franciscan friar Leonardo da Pistoia returned from his mission to Macedonia, and handed over to Cosimo de’ Medici the manuscript of the Corpus Hermeticum, hitherto unknown in the West. The Florentine magnate, always attracted to the occult sciences, interrupted Ficino’s translations by ordering him to give priority to the translation of the hermetic texts. Ficino translated the collection in one breath and published it under the name of Pimander. From that moment on, he was an enthusiastic supporter of hermetic philosophy, influencing the entire circle of the Academy with his passion. Ficino worked also on the translation of the Asclepius. However, this text attributed to Hermes resembled more to a grimoire, filled with magic bordering on necromancy and the evocation of demons.

Until then, magic, whether it was hermetic or otherwise, was kept outside the domain of religion, if not actually fought as a diabolical art. Thus, it became Ficino’s commitment to make hermetic magic accepted as Catholic. He carefully avoided facing the clear condemnation uttered by Saint Augustine against Hermetism, hence preferring to quote Lactantius and Clement of Alexandria instead. The reader should be reminded that Lactantius interpreted the expression ‘son of God’, announced by Pimander, as a prophecy of the coming of Christ. In reality, on closer inspection, it is clear that with ‘son of God’ the Corpus Hermeticum meant the Demiurge of gnostic conception. Ficino always professed his loyalty to the prevailing Catholicism, fearing that the magic he was propagating was condemned by the Church as witchcraft. He earnestly endeavoured to argue a distinction between ‘white’ and ‘black’ magic; namely, that activated by the intervention of angels from that inspired by devils. In this way, Hermes Trismegistus and his immediate successors, while being prisci magi (ancient magicians) were also prisci theologi (ancient knowers of God). From another point of view, he also claimed that hermetic magic should be considered as natural. In other words, he wanted to disguise magic as another natural science, therefore, not contrary to religion, but somehow neutral.

Note that the same approach was adopted by other exponents of the Renaissance to make empirical science accepted and appear compatible with faith. Once accepted in these terms, it was rather easy to accept science as true knowledge and faith as personal belief. Furthermore, from a practical point of view, Ficino produced amulets on which he evoked the descent of celestial influences, with magical procedures not very dissimilar from what humanist intellectuals condemned as country witchcraft. However, despite his precautions, his magical operations went far beyond:

This human tree must be watered with young human liquid, in order for it to regain strength. So choose a healthy, shapely and pleasant young woman of fair complexion, and greedily suck her milk when the moon is crescent […]. It is a common and ancient opinion that certain old “saghe”, which are commonly called witches, suck the blood of infants to rejuvenate in strength. Why can’t even our old men, deprived of any other remedy, suck the blood of a young man? Of a consenting young man, I say, healthy, pleasant, of fair complexion, who has excellent and perhaps too abundant blood. Hence, like leeches, suck one or two ounces from a vein in the left arm that has just been opened […]”.

To this practice of vampirism, Ficino adds love magic:

But why is love called magician? Because all the power of magic consists in love; the work of magic is a certain adhesion of one thing to another by similitude of nature. The parts of this world, like the limbs of an animal, all depend on one Author and connect together by communion of nature. Therefore, as in us the brain, lung, heart, liver and other body parts adhere to one the other for something, and mutually help each other, and when one is sick the other is also sick, so the limbs of this great animal, that is, all the bodies of the world linked together, adhere to each other and share their nature. Thanks to this common relationship, common love is born; from this love mutual attraction is born, and this is true magic.”

For this reason, “spiritual alchemy” is nothing but a euphemism used in the hermetic jargon to indicate the practice of magia sexualis still in vogue today among the alleged heirs of Renaissance Hermetism.

Magic and science, mysteriosophical occultism and naturalism, the admiration for paganism and the rejection of the medieval Christian tradition, the attraction for Gnostic arcana and the repulsion for Aristotelian-scholastic intellectual rigor, the fascination for complicated impenetrable symbolisms and the rejection of any inner aspiration, the preference for an enjoyable life and easy welfare and the intolerance for monastic asceticism and feudal austerity, the predilection for allegory and the aversion to the logic corpus, the exoticism of other religions and the neglect of faith, the interest in form rather than in content, the anxiety for a modernization of the Church and the repudiation of ancient doctrines and rituals, all this led to an urge for a radical change also in the arts. Sandro Botticelli, Antonio and Piero del Pollaiolo, Leonardo da Vinci, Pietro Perugino and Luca Signorelli attended the Academy and became the founders of the Renaissance new style. In only a few decades, the novel mentality that originated in Italy spread all over continent, embraced above all by the new emerging classes of wealthy bourgeois. These now considered themselves as peers of those who had been the dominant classes since time immemorial, refusing to continue being divided into guilds and arts. This new wealthy middleclass disdained the traditional craft organizations in the same way a farmer’s son, once he becomes an industrialist, despises and is ashamed of his father’s humble condition. Under the cloak of aesthetic perfection, of charming illusory effects and of a beauty never seen before, the poison that still afflicts the West today spread in all directions. And thanks to the great geographical discoveries of that time, with the explorations and conquests, it has contaminated the whole world. Italy bears serious responsibility for generating this cosmic imbalance. And yet we still glory in it!

Gian Giuseppe Filippi