March 29, 2020

48. La “Qabbalah cristiana”

La “Qabbalah cristiana”

Dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 d.C.) e dalla conseguente rivolta antiromana di Bar Kokhba (132-135 d.C.) l’esoterismo giudaico si era mantenuto vitale presso le comunità della Diaspora. L’influenza dello gnosticismo e del neoplatonismo si era esercitata soltanto presso la comunità di Alessandria d’Egitto che, in seguito all’invasione araba della metà del VII secolo, si trasferì in gran parte a Bisanzio. È altresì vero che la distruzione del centro della religione israelita e il passaggio delle consegne rituali dal sacerdozio ai dottori della legge o rabbini aveva ridotto la portata dell’esoterismo, incline a incorporare la teurgia e la scienza della fabbricazione di amuleti e talismani. Inoltre, sebbene in aspra polemica con il cristianesimo, sofferto come uno scisma con tendenze ereticali, il giudaismo non poté esentarsi da assumere alcune dottrine messianiche. Infatti, nel periodo talmudico (IV-VI sec. d.C.) l’antica concezione riguardante il messia (ebr. mašīaḥ) cambiò rispetto alle dottrine veterotestamentarie. Durante e dopo la cattività babilonese, con messia si intendeva in particolare la figura di un qualsiasi Re unto che, per volontà divina, avesse riscattato e liberato dalla servitù il popolo d’Israele, vincendo e soggiogando tutte le altre nazioni. Nell’era volgare, invece, il termine messia assunse una nuova accezione apocalittica ed escatologica. Il messia sarebbe disceso dall’alto dei cieli per distruggere i nemici del giudaismo, e per concludere la storia dell’attuale umanità, instaurando il regno di Yehovah in un nuovo ciclo di pace e giustizia. Queste credenze si diffusero nel giudaismo rabbinico popolare fino a tutto il primo medioevo, senza essere recepite sensibilmente dall’esoterismo.

Al contrario, nella qabbalah teurgica medievale con messia s’intendeva il raggiungimento di un elevato grado spirituale corrispondente alla conoscenza dell’angelo della faccia, Meṭaṭron, il demiurgo che convogliava sulla creazione i dettami di Dio. Tuttavia, l’ottenimento di quel livello di sapienza iniziatica non si estendeva al di fuori dell’esperienza interiore e personale. Chi aveva realizzato il grado di messia era dunque svincolato da qualsiasi funzione esteriore regale, sacerdotale o profetica, attivata nell’ambiente essoterico al fine di affermare la sovranità del giudaismo sul mondo.

Sul finire del medioevo, dalla qabbalah si separò una nuova corrente, apparentemente antitetica a quella iniziatico-teurgica. Avraham ben Šemu’el Abulafia (Saragozza1240- Comino 1291) fu il primo a infrangere la barriera che distingueva la concezione iniziatica da quella popolare sul messia. Fu un erudito dotato d’una personalità notevole che mutò e sconvolse i tradizionali parametri iniziatici della qabbalah. In gioventù si era recato in Palestina per prendere contatto con le dieci tribù perdute d’Israele che, si diceva, avessero fondato in Asia un possente Impero. Il suo scopo era quello di richiedere il loro intervento armato per liberare gli ebrei d’Europa, vendicarli della loro marginalità, punire severamente i cristiani e assoggettarli all’Impero mondiale giudaico. Abulafia dovette recedere dalla sua ‘missione’ davanti al dilagare delle orde mongole in tutto il Vicino Oriente. Questo episodio dimostra l’interesse per le applicazioni secolari o addirittura politiche della sua concezione messianica. Egli, per la prima volta nella storia, sostenne che chi avesse raggiunto, con la pratica iniziatica, il grado spirituale di messia avrebbe dovuto anche dichiararsi pubblicamente tale e assumere la guida delle comunità ebraiche per la loro liberazione. Naturalmente, egli si dichiarò messia e partì per una misteriosa quanto sconsiderata missione a Roma per farsi riconoscere dal papa. Questo interesse per l’assimilazione dei cristiani fu una costante nell’azione mondana di Abulafia. Non desiderava convertirli, ma assimilarli al giudaismo come gli antichi ger tošab, facendosi riconoscere il messia della seconda venuta. Si tratta della prima comparsa tardo medievale d’un progetto d’innesto giudaico sul cristianesimo. Ammiratore della filosofia antiqabbalista di Maimonide, Abulafia cercò in tutti i modi di accordare il pensiero di quest’ultimo con gli insegnamenti tradizionali. Per riuscirci inserì nella qabbalah una componente mistica e visionaria fino ad allora sconosciuta. Egli alterò anche il metodo (sskrt. prakriyā), adottando una nuova pratica di visualizzazione delle lettere ebraiche che avrebbe ricevuto per rivelazione diretta. Dal punto di vista dottrinale, egli assunse il punto di vista di Maimonide, per cui l’intelletto possibile (sskrt. buddhi) sarebbe di natura sopraindividuale e, come tale, avrebbe la possibilità di identificarsi all’Intelletto attivo (sskrt. mahan ātman) della medesima natura. Abulafia non attribuì grande importanza all’uso della teurgia e magia, come avevano fatto i qabbalisti precedenti. Tuttavia, sostenne che, tramite l’esperienza della mistica estatica, l’essere umano poteva godere delle qualità divine, compresa quella di creatore.

Le caratteristiche di questa riforma mistica della qabbalah daranno inizio al messianismo visionario giudaico i cui sviluppi si dimostreranno sempre più inquietanti. Rifacendosi a dati d’origine antica, il messianismo apocalittico produsse due figure: quella del profeta che annuncia la venuta del messia e il messia stesso. Tra i profeti si possono annoverare Avraham Eli’ezer ha-Lewi (1460-1529), Dawid Re‘uveni (1490~1541) e Natan di Gaza; e tra gli autoproclamati messia Šelomoh Molko, Šabbetay Ṣewi (1626-1676) e Jacob Frank (1726-1791).

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Nello stesso periodo di Abulafia si distingueva per l’originalità dei suoi scritti Raimondo Lullo (1232-1315). Barone maiorchino e scudiero di re Giacomo II delle Baleari, a quarant’anni ebbe varie visioni di Cristo che lo decisero a dedicarsi alla conversione di giudei e mori. A tal fine intraprese numerosi viaggi sulle due sponde del Mediterraneo. Pur avendo frequentato a Rodi, grazie ai suoi natali, i cavalieri del Tempio, finì per diventare un ammiratore di Filippo il Bello di Francia e a partecipare attivamente nel 1311 al concilio di Vienne. Vicino allo spirito della cavalleria, ma disposto a contrastarla in favore dei sovrani assoluti, fu sempre alleato dei francescani nell’azione di propaganda missionaria, senza però mai assumere nemmeno il terz’ordine. Lullo studiò teologia a Parigi e raccolse una imponente biblioteca di manoscritti religiosi e classici. Volle anche informarsi sull’islam, studiando l’arabo, e sul giudaismo, frequentando ambienti qabbalisti, numerosi a Palma de Maiorca. Oltre al comune monoteismo, egli notò che le tre religioni semitiche riconoscevano che il mondo grossolano era composto da quattro elementi e che questi determinavano quattro condizioni dell’esistenza corporea: freddo, caldo, umido e secco. I quattro elementi estendevano il loro dominio in senso ascensionale fino alle sfere planetarie e alle stelle fisse, condizionando con le loro ricadute anche la vita sulla terra. A scopo missionario, decise, dunque, di accantonare le discussioni teologiche ch’erano motivo di disaccordo e di partire dai dati fisici condivisi da cristiani, giudei e musulmani. Su quella base fondò un sistema che oggi si chiamerebbe ‘interreligioso’, che egli definì ‘arte’, capace di interpretare i destini degli uomini per intervenire a modificarli. A questo fine, evidentemente influenzato dalla ‘via dei nomi’ di Abulafia, usando le lettere dell’alfabeto latino in luogo di quelle ebraiche, Lullo concepì un meccanismo mentale in grado di spiegare tutte le realtà, teologia, logica, scienze e arti. È inutile far notare che aver trovato terreno comune tra religioni esteriori, diverse e ostili tra loro, nella materialità degli elementi grossolani rappresenta la prima comparsa di quella mentalità scientista che si manifesterà scopertamente nel periodo rinascimentale per diventare, successivamente, dominante. Il metodo scientifico, infatti, non differisce dall’empirismo della magia pratica, come è provato dal fatto che gli scienziati furono anche maghi almeno fino all’inizio del XIX secolo. Al tempo stesso trovare un terreno d’intesa grossolano per superare le differenze dottrinali tra religioni diverse cominciò a minare dalle fondamenta la concezione secondo cui civiltà e tradizione si identificavano. Le teorie di Lullo misero per la prima volta in conflitto scienza e fede, profanità e sacralità, analisi e sintesi, parteggiando evidentemente in favore delle prime a discapito delle seconde. Anche la sua fervente religiosità, affine a quella degli ordini pauperistici, in realtà nasconde una presa di distanza dal corpo ecclesiale.

Il lullismo ebbe subito un grande successo in tutta la cristianità latina, accolto come una filosofia alternativa alla teologia scolastica. Nel corso del XIV secolo anche i seguaci di alchimia e magia si richiamarono ai suoi scritti e fiorirono opere fatte circolare come sue. Nel secolo successivo, il cardinale Nicolò da Cusa (1401-1464), uno dei primi umanisti, trasmise al Rinascimento la tendenza magico-scientista delle teorie lulliane dal cuore stesso della Chiesa cattolica. In armonia con Lullo, sperava di unire cristianesimo, giudaismo e islam dimostrando la verità logica della Trinità.

Bisognava però attendere la presa di potere a Firenze da parte della famiglia de’ Medici per arrivare al rinascimento. A seguito della caduta di Costantinopoli (1453) e della perdita di quella fonte di sapienza, nel 1462 Cosimo I incaricò Marsilio Ficino di fondare l’Accademia Neoplatonica per il recupero di qualsiasi documento culturale proveniente dal collassato Impero d’Oriente. Di Marsilio Ficino ci occuperemo prossimamente. Quello che in questo contesto ci interessa è la figura e l’opera del suo più stretto collaboratore, Giovanni Pico marchese della Mirandola (1463-1494). Nell’Accademia costui rappresentò la corrente che si rifaceva più direttamente al pensiero di Raimondo Lullo. A differenza del pensatore maiorchino, Pico studiò l’ebraico riuscendo a dominare quella lingua. Si era convinto che il nome di Gesù, in ebraico Yehošu’a, interpretato secondo i valori e i significati delle lettere ebraiche, significasse messia. Inoltre egli interpretava tale nome come il tetragramma, l’impronunciabile nome di Dio, nel cui centro era inserita una lettera šin, che aggiungeva l’idea di azione a quella di essere. Questa sua interpretazione lo spingeva nel tentativo di convertire gli israeliti al cattolicesimo e, allo stesso tempo, di convincere la chiesa della sacralità della lingua ebraica e del misticismo di origine qabbalista. L’iniziativa non raggiunse lo scopo di convertire il popolo ebraico, ma sortì due risultati: la nascita del sincretismo denominato Qabbalah cristiana e il disegno di una riforma del cattolicesimo in chiave veterotestamentaria. La filosofia pichiana si rifà al metodo interpretativo delle lettere alfabetiche rotanti fondato da Abulafia e tramandato da Lullo. Pico applicò tale metodo all’ astrologia di origine neoplatonica, a cui aggiunse la cosmografia delle dieci sefirot. Dal punto di vista operativo tutto si traduceva nell’evocazione di angeli o magia qabbalistica, che egli distingueva dalla magia pratica. Con quest’ultima, a suo parere, si rischiava di manipolare influenze demoniche.

“E un aspetto di questa vicenda che non sembra essere stato sufficientemente posto in risalto è il fatto che, tramite l’introduzione della Kabbalah cristiana da parte di Pico, un movimento ebraico moderno e contemporaneo investì l’evolversi della mentalità e della spiritualità europea. Questo rappresentò sicuramente una novità, un significativo emergere dal medioevo.”

Appare dunque evidente che tra la fine del medioevo e l’inizio del rinascimento, si riparò alla mancanza di un autentico esoterismo cristiano sostituendolo artificiosamente con la magia o spontaneamente con il misticismo. L’unica sopravvivenza esoterica fu indiscutibilmente quella delle iniziazioni di mestiere che, però, rimanevano escluse dagli ambienti mistici e magico-scientifici della nuova borghesia. Fu proprio il rinascimento a sconsacrare l’arte e a sottrarla alle corporazioni, per affidarla agli estri di individui ritenuti superiori e “geniali”. Anche la chiesa, avendo assorbita la mentalità rinascimentale, rinunciò ad affidare alle gilde la costruzione dei luoghi di culto e della scultura e della pittura di icone, determinando una frattura che in seguito sarebbe diventata insanabile.

Gian Giuseppe Filippi

48. The “Christian Qabbalah”

The “Christian Qabbalah

Since the destruction of the Temple in Jerusalem (70 AD) and the consequent anti-Roman revolt of Bar Kokhba (132-135 AD), Jewish esotericism had remained alive in the communities of the Diaspora. Gnosticism and Neoplatonism had exerted an influence only on the community of Alexandria in Egypt which, after the Arab invasion of the mid-seventh century, moved largely to Byzantium. On the other hand, the destruction of the centre of the Israelite religion and the passage of ritual duties from the priesthood to the doctors of the law or rabbis had reduced the scope of esotericism, all the more inclined to assimilate Theurgy, as well as, the science of production of amulets and talismans. Moreover, despite the bitter controversy with the newly born Christianity, which had been suffered as a schism with heretical tendencies, Judaism could not exempt itself from assuming certain messianic doctrines. In fact, in the Talmudic period (4th-6th century AD) the ancient conception concerning the Messiah (Heb. Mašīaḥ) had changed with respect to the Old Testament view. Particularly, from the Babylonian captivity to the destruction of the Temple, the term Messiah designated the figure of an anointed King who by divine will had redeemed and set the people of Israel free from servitude, defeating and subjugating all other nations. In the vulgar era, however, the term Messiah took on a new apocalyptic and eschatological meaning. The Messiah would thus descend from the heights of heaven to destroy the enemies of Judaism and to end the history of man by establishing the kingdom of Yehovah in a new cycle of peace and justice. These beliefs spread within rabbinic Judaism until the early Middle Ages, without being sensitively received by esotericism.

Differently, in the medieval theurgic Qabbalah, the term ‘Messiah’ indicated the attainment of a high spiritual degree corresponding to the knowledge of the angel of the face, Meṭaṭron, the Demiurge who conveyed the dictates of God on the creation. However, the achievement of such level of initiatic wisdom did not extend beyond the sphere of the inner and personal experience. Those who achieved the degree of Messiah were therefore released from any exterior royal, priestly or prophetic functions awaited in the exoteric environment in order to affirm the sovereignty of Judaism over the world.

At the end of the Middle Ages, a new current, apparently antithetical to the initiatic-theurgic one, separated from the Qabbalah. Avraham ben Šemu’el Abulafia (Zaragoza 1240- Comino 1291) was the first to break the barrier that distinguished the initiatic concept of the Messiah from the popular one. He was a savant with a remarkable personality who changed and upset the traditional initiatic parameters of Qabbalah. In his youth, he had gone to Palestine to make contact with the ten lost tribes of Israel who were said to have founded a mighty Empire in Asia. His purpose was to request their armed intervention to free the Jews of Europe, avenge them for their marginalization, severely punish Christians, and subject them to the Jewish world empire. Abulafia had to withdraw from his “mission” in the face of the spread of Mongol hordes across the Near East. This episode testifies to the secular or even political interest behind the application of his messianic idea. He, for the first time in history, argued that anyone who had attained the spiritual level of Messiah by initiatic practice should also publicly declare himself as such and take the lead of the Jewish communities for their liberation. Of course, he declared himself a Messiah and embarked on a mysterious and thoughtless mission to Rome to seek the recognition from the pope.

Interest in the assimilation of Christians was a constant in the worldly action of Abulafia. He did not wish to convert them, but to assimilate them to Judaism like the ancient ger tošab, making himself recognized as the Messiah of the second coming. This is the first late medieval expression of a Jewish grafting project on Christianity. A fervent admirer of the anti-Qabbalistic philosophy of Maimonides, Abulafia tried in every way to bring together the philosopher’s thinking with the traditional teachings. To achieve, he inserted a hitherto unknown mystical and visionary component into the Qabbalah. He also altered the method (sskrt. prakriyā), adopting a new practice of visualization of the Hebrew letters that allegedly was received by direct revelation. From the doctrinal point of view, he adopted Maimonides’ perspective, according to which the possible intellect (sskrt. buddhi) is of a superindividual nature and, as such, has the possibility to identify itself with the active Intellect (sskrt. mahan ātman), being of the same nature. Abulafia did not give great importance to the use of Theurgy and magic, as previous Qabbalists had done. However, he maintained that, through the experience of ecstatic mysticism, the human being could enjoy divine qualities, including that of creator.

The characteristics of this mystical reform of Qabbalah will give birth to the visionary Jewish Messianism whose developments will prove increasingly disturbing. Referring to a knowledge of ancient origin, apocalyptic Messianism produced two figures: that of the prophet announcing the coming of the Messiah and the Messiah himself. Prophets include Avraham Eli’ezer ha-Lewi (1460-1529), Dawid Re’uveni (1490 ~ 1541) and Nathan of Gaza. Among the self-proclaimed Messiahs we find Šelomoh Molko, Šabbetay Ṣewi (1626-1676) and Jacob Frank (1726-1791).

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        At the same time of Abulafia we also find Ramón Llull (1232-1315), a figure who stood out for the originality of his writings. Majorcan baron and squire to King James II of the Balearics, at the age of forty he had various visions of Christ that inspired his commitment to converting Jews and Moors. To this end, he embarked on numerous journeys between both shores of the Mediterranean. Although he had the opportunity to frequent the Knights of the Temple in Rhodes, thanks to his highborn birth, he ended up becoming an admirer of Philip the Fair of France and actively participated in the Council of Vienne in 1311. Close to the spirit of chivalry, but eager to fight it in favour of absolute sovereigns, he always pledged his loyalty to the Franciscans and their missionary propaganda, without however taking on even the Third Order.

Llull studied theology in Paris and assembled an impressive library of religious and classical manuscripts. He also wanted to learn more about Islam and Judaism. He, therefore, studied Arabic and attended Qabbalist circles, numerous at that time in Palma de Mallorca. In addition to sharing monotheism, he noted that the three Semitic religions recognized that the gross world was composed of four elements and that these determined four conditions of the bodily existence: cold, hot, moist and dry. The four elements extended their domain in an ascending direction to the planetary spheres and fixed stars, also affecting with their influences life on earth. Therefore, for missionary purposes, he decided to put aside the theological discussions that were fuelling the disagreement and start over from the physical grounds shared by Christians, Jews and Muslims. On that basis he founded a system that today would be called ‘interreligious’, which he called ‘art’, capable of interpreting the fate of an individual and intervening to modify it. To this end – evidently influenced by Abulafia’s ‘way of names’ – using the letters of the Latin alphabet instead of the Hebrew ones, Llull conceived a mental mechanism capable of explaining all reality, theology, logic, science and art.

The four-element based communion found among the three exterior religions – different and usually hostile to each other – represents the first emergence of the scientistic mentality that will proliferate in the Renaissance period, ultimately to become dominant. In fact, the scientific method does not really differ from the empiricism of practical magic. The fact that at least until the early 19th century scientists were also occultists testifies to this concomitance. At the same time, finding a common ground for overcoming the doctrinal differences between religions began to undermine the concept according to which civilization and tradition were identified. Llull’s theories brought science and faith, profanity and sacredness, analysis and synthesis into conflict for the first time, evidently siding in favour of the former at the expense of the latter. Even his fervent religiosity, akin to that of the paupers’ orders, actually harboured anti-ecclesiastical feelings.

Lullism had a great success throughout Latin Christianity and was accepted as an alternative philosophy to Scholastic theology. During the 14th century, the practitioners of alchemy and magic often made reference to his writings, and works allegedly attributed to him began to circulate. In the following century, Cardinal Nicolas of Cusa (1401-1464), one of the first humanists, transmitted the magic-scientistic tendency of Lullian theories from the very heart of the Catholic Church to the Renaissance. In line with Llull’s plan, he hoped to unite Christianity, Judaism and Islam by demonstrating the logical truth of the Trinity.

However, it was necessary to wait for the Medici family to take power in Florence in order to inaugurate the Renaissance. Following the fall of Constantinople (1453) to the Ottoman Turks and the loss of that centre of wisdom, in 1462 Cosimo the Elder entrusted Marsilio Ficino and Gemistus Pletho with the foundation of the Neoplatonic Academy for the recovery of any cultural documents saved from the collapse of the Eastern Empire. We will deal with Marsilio Ficino soon. What interests us in this context is the figure and work of his closest collaborator, Giovanni Pico marquis della Mirandola (1463-1494). In the Academy, he represented the current that was directly related to the thought of Ramón Llull. Unlike the Majorcan thinker, Pico studied Hebrew and eventually mastered that language. According to him the name of Jesus, in Hebrew Yehošu‘a, interpreted according to the values and meanings of the Hebrew letters, meant ‘Messiah’. Furthermore, he interpreted this name as the tetragrammaton, the unpronounceable name of God, in whose centre was inserted the letter šin, which added the idea of action to that of being.

With this interpretation Pico hoped to convert the Jews to Catholicism and, at the same time, to convince the Church of the sacredness of the Hebrew language, as well as, of the mysticism of Qabbalistic origin. This initiative failed to achieve the aim of converting the Jewish people, but it yielded two results: the birth of a syncretism called Christian Qabbalah, and the plan for a reform of Catholicism based on the Old Testament. The Pichian philosophy refers to the interpretative method of the rotating alphabetic letters founded by Abulafia and handed down by Llull. Pico applied this method to the astrology of neo-Platonic origin, to which he added the cosmography of the ten sefirot. From an operational point of view, everything was translated into the evocation of angels and Qabbalistic magic, which he distinguished from practical magic. In his opinion, the practice of the latter was dangerous because it entailed the manipulation of demoniac influences.

“And one aspect of this story that does not seem to have been sufficiently highlighted is the fact that through Pico’s introduction of the Christian Qabbalah, a modern and contemporary Jewish movement flooded and permeated the evolving of European mentality and spirituality. This certainly represented a novelty, a significant emergence from the Middle Ages.”

It, therefore, appears evident that between the end of the Middle Ages and the beginning of the Renaissance, its reparation work had been undertaken to fill the void left behind the disappearance of an authentic Christian esotericism, which consisted in its replacement with magic or with spontaneous mysticism. The only esoteric legacy that survived was unquestionably that of the craft initiations, which, however, remained excluded from the mystical and magical-scientific circles of the new bourgeoisie. It was precisely the Renaissance that deconsecrated art and removed it from the guilds, only to entrust it to the genius of “brilliant” individuals deemed to be superior. Even the Church, having absorbed the Renaissance mentality, renounced to entrust the construction of places of worship and the production of sacral sculptures and paintings to the guilds, resulting in a fracture that would later become irreparable.

Gian Giuseppe Filippi