March 1, 2020

47. Il collasso della tradizione nell’Europa occidentale

Dante anticipò a due papi ancora viventi il destino di finire all’inferno. Essi furono Bonifacio VIII e Clemente V. Il primo fu il più fanatico sostenitore della supremazia temporale della Chiesa sull’Imperatore, re e principi della cristianità occidentale. Eminenza grigia durante il papato del suo predecessore, Celestino V, ebbe una importante influenza per indurre quel papa mite e schivo ad abdicare. In questo modo, con un conclave truccato, subentrò a Celestino, che era tornato a fare l’eremita. Tuttavia, timoroso di una reazione da parte dei sostenitori di Celestino V e sospettoso che il predecessore si pentisse del suo atto di rinuncia, lo fece imprigionare. Celestino morì in prigione. L’Impero era in crisi poiché il candidato Imperatore, il re di Germania Adolfo di Nassau, era stato deposto dagli stessi principi che lo avevano eletto, scatenando così una tragica guerra civile. Bonifacio, dunque, era consapevole che l’Impero non costituiva in quel mentre alcun pericolo per la sua politica; invece temeva la crescente potenza del re di Francia. A questo fine si avvicinò al re d’Inghilterra, che allora era anche duca d’Aquitania, spina nel fianco della Francia. Nonostante questa alleanza e la violenza con cui esercitò il potere sullo Stato della Chiesa, il papa dovette venire a patti con Filippo di Francia: accettò di incoronare suo cugino Carlo d’Anjou a re di Napoli e a santificare suo nonno, Luigi IX. Usò senza scrupoli la scomunica, l’inquisizione e la canonizzazione come strumenti politici. Tuttavia le sue pretese di potere temporale furono frustrate proprio da quei sovrani nazionali che il papato, già da due secoli e mezzo, aveva istigato a rendersi autonomi dall’Impero. La morte lo colse in un momento in cui tutti i potenti dell’epoca, il senato e il popolo di Roma gli erano dichiaratamente avversi.

Il secondo papa destinato da Dante all’inferno, Clemente V, fu un protagonista della persecuzione dei templari assieme al re di Francia. Dopo la caduta di San Giovanni d’Acri (1291), gli ultimi trecento monaci-cavalieri templari d’Oriente si ritirarono a Cipro, sotto la guida del Gran Maestro Jean de Montfort. In quell’isola i sopravvissuti si dedicarono a condurre una vita ascetica: scemata l’energia guerriera, i templari avevano ripiegato sulla vita contemplativa. Anche i cavalieri che erano rimasti in Europa per amministrare feudi, commanderie e castelli dell’Ordine, persero progressivamente l’antica tensione ascetico-militare per ritirarsi a vita religiosa. Questa attitudine indebolì anche la funzione dell’Ordine, quella di presiedere e coordinare le organizzazioni iniziatiche d’Occidente. I templari, pur vivendo frugalmente la loro vita quotidiana, avevano ricevuto in donazione dai principi dell’epoca un immenso patrimonio. Anche il loro compito di controllo sulla monetazione degli stati cristiani, li rendeva potenti e i diversi principi sempre più spesso si rivolgevano loro per ottenere prestiti e sostegno finanziario. Filippo IV, detto il Bello, re di Francia, allo scopo di rafforzare il potere regio, si era indebitato pesantemente con l’Ordine. Consapevole di non essere in grado di restituire i prestiti e preso dalla cupidigia per le immense ricchezze dell’Ordine del Tempio, decise di impadronirsene. Il 13 ottobre 1307, fece arrestare con l’inganno tutti i templari del regno di Francia in una sola notte. Essi furono accusati di inesistenti colpe di eresia, idolatria e sodomia. Clemente V, papa francese eletto nel 1305 per le pressioni di Filippo il Bello, sebbene consapevole della falsità di quella montatura processuale, sospese l’Ordine, ordinando che il patrimonio fosse devoluto al rivale Ordine degli ospedalieri. Ovviamente in Francia fu il re a impadronirsi di tutto, compreso quanto era stato assegnato agli ospedalieri. Il processo contro i templari durò fino al 1314. Sottoposti ai più spietati supplizi, una sessantina di cavalieri confessò colpe inesistenti, spesso ritrattando a fine tortura. La tragedia si concluse con la condanna del Gran Maestro Jacques de Molay a essere bruciato vivo. Si dice che Molay, affrontando serenamente il supplizio, predicesse l’imminente morte dei responsabili di quell’orrore. Di fatto, nel giro d’un anno morirono sia il papa sia Filippo IV. I cavalieri in fuga si rifugiarono in Inghilterra, in Scozia, nei regni della penisola iberica, nei principati della Germania e dell’Italia. Essi furono accolti presso ordini cavallereschi locali o corporazioni di mestiere.

Negli altri stati d’Europa lo scioglimento dell’Ordine del Tempio fu eseguito secondo i dettami papali, ma in nessuna parte si procedette con arresti e processi come stava accadendo nel regno di Francia. Tuttavia i templari avevano in Francia il loro centro principale, perciò l’azione antitradizionale di Filippo il Bello aveva decapitato l’intera gerarchia magistrale. La situazione generale delle organizzazioni iniziatiche collegate o subordinate al Tempio fu di massimo allarme e di sbandamento generale. Non è un caso che lo stesso Dante fosse presente a Parigi durante il processo ai templari; il capo segreto delle vie iniziatiche cristiane e appartenente al Terz’ordine del Tempio non poteva non accorrere per raccogliere un qualche legato. Questo è l’episodio più misterioso della sua vita, tant’è che molti accademici sono propensi a dubitare di questo soggiorno.

Nel frattempo altri avvenimenti si erano verificati. Nel 1308, alla morte di Alberto d’Asburgo, era diventato re di Germania e di Arles il templare Arrigo VII di Lussemburgo. Scese in Italia dopo aver ristabilito l’ordine in Germania, al fine di essere incoronato Imperatore. La spedizione militare, pur osteggiata da Filippo il Bello, da Roberto d’Anjou, re di Napoli e dai molti Comuni che si erano ribellati all’autorità imperiale dietro istigazione papale, fu in gran parte un successo. Arrigo fu incoronato re d’Italia, re dei Romani e, nel 1312, Imperatore. I Fedeli d’Amore e i templari italiani videro in quegli eventi la possibilità di una restaurazione dell’ordine tradizionale, proprio mentre a Parigi accadevano i gravi fatti sopra descritti. Dante stesso apparve quasi come l’ispiratore sapienziale di quella esaltante avventura. Il sogno s’interruppe bruscamente: nel 1313 l’Imperatore morì all’improvviso avvelenato con l’arsenico, probabilmente per mano del suo confessore francescano. Fu il crollo d’ogni speranza: templari e trovatori si dispersero. Molti di essi furono colpiti dall’inquisizione. Dante stesso, pur ospite di cavalieri di altissimo rango, si rese conto degli sfavorevoli segni dei tempi e trasformò la sua opera, la Divina Commedia, in un testamento di tutta la sapienza iniziatica occidentale per i tempi futuri. Vuole la tradizione che egli prevedesse che il significato del suo messaggio sarebbe stato compreso soltanto seicento anni dopo la sua morte. E così è stato.

Dopo la scomparsa di Dante in tutta evidenza nessuno gli successe nella funzione di maestro, sebbene ci fosse una generazione di Fedeli d’Amore di grande rilevanza, quali Petrarca e Boccaccio. Quest’ultimo s’impegnò in modo particolare a confondere le idee dei profani sulla Fede Santa. Mentre in Europa la peste falcidiava la popolazione, si assisté all’ultimo tentativo di raddrizzamento della tradizione. Cola di Rienzo, di cui si dice fosse figlio naturale di Arrigo VII, prese il potere della città di Roma, in piena decadenza essendo abbandonata dai papi e in preda alle ruberie di potenti famiglie rivali. Il suo tentativo fu quello di restaurare la res publica dell’antica Roma, pur mantenendo l’Urbe come capitale dell’Impero e del papato. Ma i tempi erano cambiati. Dopo i primi successi, nonostante l’appoggio sia imperiale sia papale, egli rimase ucciso dall’ira del popolaccio romano.

La tradizione in Occidente s’era ormai interrotta. Da quel momento prevalse ovunque una civiltà mercantile, dedita alle peggiori perversioni dell’individualismo, della magia e del naturalismo. Era nato il mondo moderno.

Petrus Simonet de Maisonneuve

47. The collapse of tradition in Western Europe

The collapse of tradition in Western Europe

Dante predicted that two popes, who that time were still alive, were destined to hell. They were Boniface VIII and Clement V. The former was the most fanatical supporter of the temporal supremacy of the Church over the Emperor, the kings and princes of western Christianity; the grey eminence behind the papacy of his predecessor, Celestine V. Boniface played an important role in inducing that mild and shy pope to abdicate. In this way, with a rigged conclave, he took over the power from Celestine, who had returned to hermit life. However, dubious of Celestine’s sincere renunciation and fearful of a possible reaction from his supporters, he threw him in imprison where he eventually died. Meanwhile, the Empire was going through a period of crisis because the candidate Emperor, Adolf of Nassau, King of Germany, had been deposed by the same princes who had him elected, thus triggering a tragic civil war. Therefore, Boniface VIII was well aware that the Empire did not pose any threat to his politics. Instead, he feared the growing power of the King Philip IV of France. For this reason, he approached the King of England, who was then also Duke of Aquitaine, and thus more than a simple nuisance to France. Despite this alliance and the violence with which he exercised power over the State of the Church, the pope had no choice but to come to terms with Philip IV. He agreed to crown the king’s cousin, Charles of Anjou, as king of Naples and to sanctify his grandfather, Louis IX. Therefore, he unscrupulously used excommunication, inquisition and canonization as political instruments. However, his claims of temporal power were frustrated precisely by those national sovereigns that the papacy, for two and a half centuries, had instigated to become autonomous from the Empire. Death caught him at a time when all the major powers, the senate and the people of Rome were openly averse to him.

The second pope placed in hell by Dante, Clement V, was the protagonist, together with the King of France, of the infamous persecution against the Knights Templar. After the fall the city of Acre (1291), the last three hundred monks-knights stationed in the East withdrew from the Holy Land to Cyprus under the guidance of Grand Master Jean de Montfort. On that island, these survivors dedicated themselves to ascetic life. Once dissipated their warrior zeal, the Knights Templar had turned to contemplative life. Even the knights who had remained in Europe to administer fiefdoms, commanderies and castles, gradually lost the ancient ascetic-military inclination and retired to religious life. This drift contributed to the weakening of the Order’s function, that of presiding over and coordinating the initiatory organizations of the West. While living their daily lives in frugality, the Templars had accumulated an immense fortune from donations and offerings from the princes and lords of the time. Their function of controlling the coinage of the Christian States also made them powerful; and thus numerous rulers increasingly turned to them for loans and financial support. King Philip IV of France, known as ‘the Fair’, got heavily into debt with the Order in order to strengthen the royal power.

Aware of not being able to repay the loans and fuelled by the greed for the immense wealth of the Order of the Temple, he decided to take possession of it. On October 13th, 1307, he had all the Templars of the Kingdom of France arrested in a single night. They were incriminated with unfounded charges of heresy, idolatry and sodomy. Clement V, the French pope elected in 1305 thanks to the pressure exercised by Philip the Fair, although aware of the one-sidedness of this farce trial, suspended the Order and disposed that all its patrimony were to be donated to the rival Hospitaller Order. Unsurprisingly, in France it was the King who took over everything, including what had been assigned to the Hospitaller Knights. The trial against the Templars lasted until 1314. By means of the most ruthless tortures, false confessions were extorted from about sixty knights, often retracting at the end of torture. The tragedy ended with the condemnation of the Grand Master Jacques de Molay, who was burned at the stake. Molay is said to have serenely faced the torture and predicted the imminent death of those responsible for that horror. In fact, within a year both the pope and Philip IV died. The fleeing knights took refuge in England, Scotland, in the kingdoms of the Iberian peninsula and in the principalities of Germany and Italy, where they were welcomed into local chivalric orders and craft guilds (sskrt. śreṇi).

In the other States of Europe, the dissolution of the Order of the Temple was carried out according to papal dictates; without, however, the same iron fist that marked the arrests and trials ordered in the kingdom of France. Yet, the Templars’ main centre had always been in France, therefore the anti-traditional action of Philip the Fair had successfully beheaded the entire magisterial hierarchy. The general situation of the initiatic organizations connected or subordinated to the Temple was of maximum alarm and widespread confusion. It is no coincidence that Dante himself happened to be present in Paris during the Templar trial; the secret head of the Christian initiatic ways and member to the Third Order of the Temple could not help rushing to pick up some legacy. This is, indeed, the most mysterious episode of his life; so much so that many academics are inclined towards the unlikeliness of his stay in Paris.

In the meantime, other events had occurred. In 1308, after the death of Albert of Habsburg, the Templar Henry VII of Luxembourg became king of Germany and of Arles. After re-establishing order in Germany, he descended in Italy to be crowned Emperor. The military expedition of the monarch, although opposed by Philip the Fair, by Robert of Anjou, King of Naples, and by the many Communes that, at the papal instigation, had rebelled against the Imperial authority, was largely a success. Henry was crowned King of Italy, King of the Romans and, in 1312, Emperor. While the dreadful events of Paris described above were unfolding, the Faithfuls of Love and the Italian Templars saw in Henry’s crowning the possibility of a restoration of the traditional order. Dante himself appeared almost as the sapiential inspirer of that thrilling adventure. However, the dream came to an abrupt end. In 1313 the Emperor suddenly died, poisoned with arsenic, probably at the hands of his Franciscan confessor. It was the collapse of all hope. Templars and Troubadours dispersed. Many of them fell into the hands of the Inquisition. Dante himself, although under the protection of knights of the highest rank who hosted him as a guest, became aware of the unfavourable signs of the times and transformed his work, the Divine Comedy, into the Testament to all Western initiatic wisdom for future times. Tradition wants that he predicted that the meaning of his message would only be understood six hundred years after his death. And so it happened.

After Dante’s passing, no one evidently succeeded him in the role of guru, although there was a new generation of Faithful of Love of great importance that include Petrarch and Boccaccio. The latter made a special effort to confuse the ideas of the uninitiated with regard to the Holy Faith. While the Black Death, the plague of 1348, was ravaging the population of all Europe, one last attempt to restore the tradition was made. Cola di Rienzo, who is said to have been the natural son of Henry VII, took over the city of Rome, which was in a state of absolute decline after being abandoned by the popes and prey to the depredations of powerful rival families. His attempt was to re-establish the res publica of ancient Rome, while maintaining Rome as the capital of both the Empire and papacy. But times had changed. After the first successes, despite both Imperial and papal support, he was killed by the wrath of the Roman populace.

The tradition in the West had now interrupted. From that moment on, a mercantile civilization prevailed, dedicated to the worst follies of individualism, magic and naturalism. The modern world was born.

Petrus Simonet de Maisonneuve