August 4, 2019

40. La Tavola Rotonda e la cerca del Graal – I

La Tavola Rotonda e la cerca del Graal – I

Dal punto di vista storico i romanzi della Tavola Rotonda e del Graal fanno pensare ad una corrente sotterranea affiorata ad un dato momento, ma subito ritrattasi e resasi nuovamente invisibile, come se si fosse avvertito un ostacolo o un pericolo preciso. Infatti, tali racconti appaiono in un breve lasso di tempo che, approssimativamente, inizia nell’ultimo quarto del XII secolo e termina nel primo quarto del XIII, periodo che, in Europa, segna l’inizio del declino della tradizione medievale.
Da dove proveniva questa corrente sotterranea? Tutti i personaggi e gli avvenimenti che si incontrano in questi testi si manifestano in una precisa area geografica: Irlanda (Iweriu, lat. Hiberia Scotia), Galles (Cymru, lat. Cambria), Scozia (Caled, lat. Caledonia) Inghilterra (Prydain lat. Britannia Major) e Bretagna (Prydain, lat. Britannia Minor o Armorica). Questi luoghi corrispondono al cuore della Tradizione Celtica. Chi trasmise queste leggende al cristianesimo furono i Druidi (corrispondenti ai brāhmaṇa dell’India). In particolare, furono i Bardi, la categoria sacerdotale (sskrt. jāti) che manteneva i rapporti con i cavalieri (come purohita), che si dedicava allo svolgimento dei riti regali, alla composizione dell’epica, dei poemi mitici e al mantenimento della memoria delle genealogie (sskrt. vaṅśacarita) della casta guerriera (sskrt. kṣatriya). Come vedremo, pur essendo la coppa del Graal un simbolo esoterico di origine cristiana, anche nella tradizione druidica c’era il “Calderone del Dagda” che svolgeva funzioni analoghe, essendo il ricettacolo della bevanda d’immortalità.
Le storie narrate in questi romanzi iniziano nel periodo del collasso dell’Impero Romano. La terra era sconvolta dalla violenza e dal disordine delle invasioni barbariche e appariva necessario ristabilire l’ordine cosmico con la fondazione di un nuovo Impero che riportasse pace e giustizia. Predestinato a questa restaurazione fu Artù, figlio illegittimo del re Uther Pendragon. Crebbe nell’anonimato fino a quando non riuscì a sfilare una spada confitta verticalmente in una roccia. Questo fu il segno che lo fece riconoscere da tutti come il legittimo Re di Britannia. È piuttosto evidente che la spada nella roccia è un simbolo dell’asse polare che attraversa il globo terrestre e la sua estrazione dalla roccia indica il cambiamento di stella polare su cui punta l’asse terrestre. Infatti, il sovrano precedente, Uther Pendragon, il cui nome significa “Capo del Drago”, rappresenta il periodo, dal 4000 al 1000 a.C., in cui l’asse della terra era diretto verso la precedente polare α Draconis (la stella Thuban). Artù, dunque, deve rappresentare la nuova stella polare, α Ursæ Minoris. “Ora una prima osservazione filologica si impone. La forma esatta del nome data dai manoscritti in francese antico è Artus (soggetto) e Artu (nei casi flessi) il che conduce a una radice Art, vera base filologica del nome. A questo proposito, la testimonianza delle lingue celtiche è formale: si tratta di un antico nome dell’orso [sskrt. atri].” L’orso (gr. ἄρκτος, leggi àrctos) in astronomia corrisponde alle costellazioni polari dell’Orsa Maggiore e di quella Minore (sskrt. saptaṛkṣa) ed il suo simbolismo è strettamente connesso a quello della “montagna polare” (Meru) che rappresenta l’axis mundi. L’elemento polare-sacerdotale e l’elemento zodiacale-regale convergono quindi in Artù in modo confuso. Infatti, dobbiamo tenere presente che, come spiegava Nennio, “Artur latine sonat ursum horribilem” (Artù in latino suona come orso orribile). Nel suo aspetto selvaggio e guerriero, venne però affiancato e guidato dal Druida (= sskrt. brāhmaṇa) Merlino, il vero ordinatore e ideatore del regno di Artù. In questo racconto simbolico, si può notare che vi è descritta la nascita di quel dualismo tra la funzione regale e quella sacerdotale, che corrisponde alla diarchia medievale Imperatore-papa: divisione di poteri che porterà alla reciproca concorrenza e distruzione. Myrddin, latinizzato in Merlinus Ambrosius (Merlino l’immortale), in gaelico è il nome di un tipo di falco. Anche qui si può notare una interferenza tra i due poteri, essendo il falco, come l’aquila, animale che rappresenta la casta guerriera. Tuttavia, egli è anche conosciuto con il nome di ‘cinghiale di Brocelandia’, attributo tipicamente sacerdotale. All’inizio della storia Merlino si comporta veramente come il purohita del Re e guru personale di Artù. Quest’ultimo, seguendo le sue istruzioni, fece costruire, nel suo castello di Camelot, la Tavola Rotonda intorno alla quale dovevano sedersi i dodici più puri, coraggiosi e leali cavalieri del Regno. Se da un certo punto di vista la Tavola Rotonda era simile a un governo istituito al fine di restaurare l’ordine e la prosperità nel regno di Britannia e nel mondo, da un altro essa rappresentava anche un centro iniziatico. Artù iniziava i guerrieri più qualificati alla cavalleria. Questi poi si recavano come cavalieri erranti a visitare diversi castelli ed eremi, dove i feudatari o i monaci li istruivano alle pratiche interiori del metodo (sskrt. prakriyā). Allo stesso tempo si prodigavano a difendere i deboli, gli orfani e le vedove dalle angherie dei malvagi, accumulando meriti (sskrt. puṇya) per sé, raddrizzando l’ordine del Regno e diffondendo la pace. La Tavola Rotonda era forata al centro e lì si trovava il ‘seggio periglioso’. Si trattava di un trono sul quale poteva sedersi soltanto un cavaliere puro e altamente qualificato. Chiunque si fosse seduto senza possedere tali qualifiche sarebbe sprofondato direttamente all’inferno. Il ‘migliore cavaliere del mondo’, colui che avesse superato la prova, avrebbe potuto concludere la via iniziatica che lo avrebbe condotto a restaurare l’Impero, prendendo il posto di Artù e trasformando il Regno di Britannia in un Impero universale. Furono tre i cavalieri che dimostrarono di essere capaci di raggiungere il summum bonum della via iniziatica cavalleresca: Parsifal (o Perceval), Bors e Galahad. Furono perciò inviati a concludere il loro percorso iniziatico consistente nella cerca del Santo Graal. Il Graal è un simbolo complesso, perché in esso sono confluite correnti tradizionali diverse. Come abbiamo già accennato, i Druidi del celtismo usavano un calderone di bronzo o d’argento in cui facevano bollire la spremitura di diverse piante sacre, tra cui la principale era il vischio. Ottenevano così una bevanda d’immortalità che offrivano in oblazione agli Dei, mentre il resto era distribuito tra gli iniziati presenti. La tradizione esoterica cristiana parla, invece, di una coppa. Quando Lucifero, il più elevato tra gli angeli, si ribellò a Dio, dalla sua corona cadde sulla terra un grosso smeraldo divino, il lapsit exillis. Altri angeli scolpirono poi quello smeraldo prodigioso dandogli la forma di una coppa. Coloro che avessero bevuto da quel calice avrebbero ottenuto la conoscenza di Dio. Questo stesso, tramandato di generazione in generazione, fu usata dal Cristo durante l’ultima cena per consacrare l’eucarestia. Giuseppe d’Arimatea la conservò segretamente e la usò per raccogliere il sangue che sprizzava dalla ferita sul costato di Gesù durante la crocefissione. Questo avvenimento dà la possibilità di interpretare il nome della coppa come fosse Sang Real, il ‘vero sangue’ o il ‘sangue regale’. In seguito, i due discepoli segreti di Gesù, Nicodemo (che era un sacerdote-cohen) e Giuseppe d’Arimatea (Arimatea è interpretato come un titolo in quanto significa ‘principe di sangue divino, ovvero regale’, ha rama theo), che rappresentano rispettivamente l’autorità spirituale e il potere temporale, trasportarono il Graal in Britannia. Lì la sacra coppa sarebbe stata conservata nascostamente in un castello inaccessibile, in una regione compresa tra due mari, in mezzo a montagne selvagge dai discendenti di Giuseppe, conosciuti come i Re del Graal. I cavalieri che fossero riusciti a raggiungerlo e ad avere la visione del Graal, lì si fermavano, diventavano discepoli del Re, vivendo a lungo in uno stato edenico. Con il passare dei secoli, però, il numero dei nuovi arrivati diminuì drammaticamente a causa della degenerazione del mondo e dell’umanità. Il Re del Graal, in questo modo, riuscì a stento a trasmettere la santa sapienza proveniente dalla coppa miracolosa, e non poté più a generare un numero sufficiente di discepoli. Per questo gli ultimi Re furono descritti come ammalati o feriti nelle proprie capacità generative. Così, avendo molto tempo libero dall’insegnamento, essi trascorrevano gran parte della giornata a pescare nel lago montano nei pressi del castello. Il titolo di Re Pescatore, ovviamente, allude al fatto che egli aveva assunto una funzione atta ad attirare nuovi discepoli, uscendo un po’ dalle mura del castello, dalla riservatezza esoterica, in attesa del ‘miglior cavaliere del mondo’. Costui sarebbe diventato il discepolo prediletto del Re Pescatore e suo successore come Re del Graal. Questo figlio spirituale avrebbe guarito il Re ferito dalla sua incapacità di generare spiritualmente e, portando la sacra coppa alla Tavola Rotonda e sedendo sul tredicesimo posto periglioso, avrebbe fatto rifiorire la Terre guaste.

Gaṇapati

40. The Round Table and the Quest for the Grail – I

The Round Table and the Quest for the Grail – I

From the historical point of view, the novels of both the Round Table and the Grail suggest an underground current that emerged at a given moment. Soon, however, it retracted to become invisible, almost as if an obstacle or an imminent danger had been felt. In fact, these novels appeared in a short period of time between approximately the last quarter of the twelfth century and the end of the first quarter of the 13th century, a period marked by the first decline of the tradition in Europe.​
Where did this underground current come from? All the characters and events present in this literature appear in precise geographical areas: Ireland (Iweriu, lat. Hiberia or Scotia), Wales (Cymru, lat. Cambria), Scotland (Caled, lat. Caledonia), England (Prydain lat. Britannia Major) and Britany (Prydain, lat. Britannia Minor or Armorica). These lands represent the heart of the Celtic Tradition. Those who passed on these legends to Christianity were the Druids (corresponding to the brāhmaṇas of India), particularly the Bards, the priestly caste (sskrt. jāti) responsible for maintaining the relations with the knights (as purohitas). The Bards were the performers of royal rites, the composers of the epic and the mythological poems and to the keepers of the warrior genealogies (sskrt. kṣatriya vaṅśacarita). Although the vessel of the Grail is an esoteric symbol of Christian origin, in the Druidic tradition the “Caldron of the Daghdha” performed a similar function, being the receptacle of the beverage of immortality.
The chronicle of these tales starts with the collapse of the Roman Empire. The earth was devastated by violence and disorder caused by the marauding barbarians. The cosmic order needed to be restored with the foundation of a new Empire of peace and justice. Arthur, the illegitimate son of King Uther Pendragon was destined to such feat His youth passed anonymously until he drew a sword stuck vertically into a rock. a sign universally recognized as worthy only of the legitimate King of Britain. It is self-evident that the sword in the rock is the symbol of the polar axis crossing the globe. Its extraction represents the change of the polar star on which the earth axis points.​
In fact, the previous ruler, Uther Pendragon, whose name means ‘Head of the Dragon’, represents the period from 4000 to 1000 BC, when the earth axis pointed towards the previous polar star, α Draconis (Thuban). Arthur, therefore, represents the new polar star, α Ursæ Minoris.​

 “Now a first philological observation is required. The exact form of the name given by the manuscripts in ancient French is Artus (subject) and Artu (in inflected cases) leading to the root Art, true philological basis of the name.
The testimony of Celtic languages is formal: it is an ancient name of the bear [sskrt. atri].”

​The bear (gr. Ἄρκτος, read àrctos) in astronomy corresponds to both the constellations of the Ursa Major and Minor (sskrt. Sapta ṛkṣa) and its symbolism is closely related to “polar mountain” (Meru), which represents the axis mundi. The polar-priestly element and the zodiacal-regal element converge in Arthur in an ambiguous fashion. In fact, we must keep in mind that, as Nennius explained, “Artur latine sonat ursum horribilem” (Arthur in Latin sounds like ‘horrible bear’).​ In his fierce and violent appearance, he was however accompanied and guided by the Druid (sskrt. brāhmaṇa) Merlin, the true architect and creator of Arthur’s reign.​ Therefore, in this symbolic tale is described the emergence of the dualism between the royal and the priestly functions corresponding to the medieval Emperor-Pope diarchy. This division of powers will lead to a mutual competition and destruction. In Gaelic, Myrddin (latinized into Merlinus Ambrosius, Merlin the Immortal) is the name of a type of hawk. One can easily appreciate the discordance between the two powers, as hawk (like the eagle), represents the warrior caste. In fact, he is also known as the ‘boar of Brocéliande’, a typically priestly attribute. At the beginning of the tale, Merlin is the purohita of the King and Arthur’s guru. Following his instructions, Arthur founded in Camelot the Round Table, around which the twelve purest, bravest and most loyal knights of the kingdom were to sit.​
If on one hand the Round Table in change of the restoration of the order and the prosperity in the kingdom, as well as in the world, on the other it also represented an initiatic center. Arthur gave the chivalry initiation to the most qualified warriors.​  As errant knights they wandered from castle to hermitage where feudal lords and monks instructed them in the inner practices of the method (sskrt. prakriyā). At the same time, they continued devoting themselves to the protection of the weak, the orphans and the widows from the oppression of the wicked, accumulating merits (sskrt. puṇya), consolidating the order of the Kingdom reestablishing the peace. The center of the Round Table was holed. At the very center was the ‘perilous Siege’, a throne destined to the purest and most highly qualified knight.
Anyone who sat without possessing such qualifications would have sunk directly into hell. Only he ‘the world’s best knight’, he who had passed the trial and concluded the initiatic path would be able to restore the Empire, take Arthur’s place and transform the Kingdom of Britain into a Universal Empire. Three were the knights who proved to be worthy of the summum bonum of the knightly (chivalrous) initiatic path: Parsifal (or Perceval), Bors and Galahad. Their final trial was the quest for the Holy Grail. The Grail is a complex symbol, because different traditional currents converged into it. As we have already mentioned, the Druids used a bronze or silver cauldron in which they boiled several sacred plants, among which the main one was the mistletoe, obtaining in this way the beverage of immortality offered in oblation to the Gods and distributed among the initiates.
Differently, the Christian esoteric tradition tells of a vessel.​ When Lucifer, the highest of the angels, rebelled against God, a great divine emerald, the lapsit exillis, fell from his crown down to earth, where angels sculpted it into a vessel. Whoever drank from it would acquire the knowledge of God.​ The vessel, handed down from generation to generation, was then used by Christ during the last supper to consecrate the Eucharist. Joseph of Arimathea kept it secretly and used it to collect the blood spurted from the chest wound Jesus during his crucifixion.​ Consequently, the ‘Saint Grail’ has been interpreted as Sang Real, the ‘Real Blood’ or the ‘Royal Blood’. Later, the two secret disciples of Jesus, the cohen-priest Nicodemus and Joseph of Arimathea, representing respectively the spiritual authority and the temporal power, carried the Grail to Britain. The sacred vessel was covertly preserved by the descendants of Joseph, known as the Kings of the Grail, in an inaccessible castle located between two seas and in the middle of wild mountains. The knights who succeeded in beholding the Grail, became disciples of the King, living there for a long time in an Edenic state.​ Over the centuries, the number of arrivals declined dramatically due to the degeneration of the world and humanity. Thus, the King of the Grail, strived in transmitting the holy wisdom of the miraculous vessel and in generating a sufficient number of disciples. For this reason, the last Kings were described as sick or wounded in their generative faculty. The latest Kings idled in the mountain lake near the castle, fishing all day long. The title of Fisher King, obviously, alludes to the fact that he was fishing for new disciples, often leaving the walls behind, that is breaking the esoteric discretion. The Fisher King expected the arrival of the ‘world’s best knight’ destined to become his beloved disciple and his successor as King of the Grail. This spiritual son will heal him and bring the sacred vessel to the Round Table where, sitting on the thirteenth dangerous place, he will make the Terre guaste flourish again.

Gaṇapati