October 14, 2018

30. La seconda conversione dell’Europa al Cristianesimo

La seconda conversione dell’Europa al Cristianesimo

Maewyin Succat, più tardi noto come S. Patrizio, nacque intorno al 385 in Britannia. Suo padre Calpurnio era un patrizio romano e sua madre Conchessa una britanna di famiglia sacerdotale druidica. A sedici anni fu rapito da pirati scoti, e portato in Irlanda. Nel periodo di prigionia egli rimase affascinato dalla verde isola e dai suoi fieri abitanti. L’Irlanda era divisa in cinque regni disposti come quel numero su un dado da gioco. La religione druidica vi era fiorente, rappresentata dalle caste sacerdotali dei druidi, bardi e fili che, oltre alle funzioni rituali e sapienziali, si dedicavano con passione alle arti, soprattutto a quelle della musica, della poesia e del canto. I cavalieri, tra i quali erano scelti i cinque Re d’Irlanda, erano una casta bellicosa, impetuosa, cultrice di ogni arte marziale, perennemente in guerra e, in tempo di pace, dedita alla pirateria.
Dopo pochi anni Patrizio riuscì a fuggire e a raggiungere la Gallia (oggi Francia), dove studiò per diventare prete cristiano nella città di Auxerre dei Burgundi. Una volta prete, si fece monaco nell’eremo di Lérins in un’isola della Provenza. Il suo amore per l’Irlanda, tuttavia, lo spinse a ritornare in quell’isola a predicare il cristianesimo. Egli espose la sua dottrina ai Re del luogo, al cospetto dei druidi. I druidi riconobbero che il cristianesimo predicato da S. Patrizio non era incompatibile con la tradizione ancestrale degli scoti. Così i Re decisero di convertirsi assieme a tutti i loro sudditi. I druidi, i sacerdoti celtici, divennero monaci, assumendo tutta la forma esteriore dell’essoterismo cristiano; però essi mantennero al loro interno l’antica iniziazione druidica. Ebbe così inizio quella che più tardi fu denominata chiesa Culdea.
I culdei, come i loro predecessori druidi, vivevano da eremiti in plaghe lontane dai centri abitati, coltivando la conoscenza e svariati tipi di scienze e arti. Ognuno seguiva le istruzioni del suo maestro, senza che ci fosse una regola comune. Pochi tra loro, poi, assunsero il sacerdozio, considerato  un’attività troppo mondana e secolare. Le conoscenze metafisiche e cosmologiche dei druidi celtici furono così conservate e tramandate sotto forma cristiana. Con la conquista irlandese dell’attuale Scozia, la Chiesa culdea cominciò a diffondersi in tutte le isole britanniche. Quando quelle isole subirono la disastrosa invasione dei barbari angli e sassoni, i culdei svolsero la medesima funzione di “arca” per la sopravvivenza della tradizione iniziatica druidico-cristiana, esattamente come in Italia, Spagna e Gallia stavano facendo i monasteri latini.
Come è stato descritto nel capitolo precedente, la situazione del clero nella chiesa cristiana dipendente dal papa era decaduta al massimo della degenerazione. I preti spesso non conoscevano neppure il rito del battesimo e le formule sacramentali richieste. Il clero non aveva alcuna preparazione dottrinale e la sua condotta era del tutto riprovevole. Poiché si era stabilito il sistema delle decime, i fannulloni si facevano preti per poter vivere senza lavorare. A quell’epoca non era stato ancora stabilito il celibato dei preti, per cui approfittavano della situazione per vivere con numerose concubine. I preti che volevano fare carriera ecclesiastica, invece, si dedicavano a stringere amicizie con vescovi, con capi barbari, con signori delle villæ, diventando complici dei numerosi soprusi e crimini di quel periodo di disordine dopo la caduta dell’Impero. I monaci latini si difendevano da tanta corruzione tagliando il più possibile i rapporti con il clero esteriore.
Fu così che i monaci culdei intrapresero un’opera di ricristianizzazione dell’Europa continentale. Nel corso dell’intero VI secolo molti monaci scoti si trasferirono nel continente, dando così un esempio di vita spirituale ormai dimenticata. Come i druidi in Irlanda erano stati strettamente collegati alle famiglie dei cavalieri, così questi eremiti scoti, trasferitisi in Europa, strinsero legami con le famiglie patrizie di origine romana e con i monasteri benedettini, svolgendo in entrambi i casi una funzione d’insegnamento. Essi apportarono anche tecniche e abilità artistiche che contribuirono a ingentilire gli ambienti in cui s’installavano.
Nel secolo successivo, un’azione di correzione dottrinale del cattolicesimo fu intrapresa anche da monaci britanni discepoli di maestri scoti e, nell’ottavo secolo, anche da eremiti angli, ormai civilizzati. Tra questi menzioniamo il celebre Beda, il Venerable (673-735), santo erudito, che conosceva il greco e l’ebraico, oltre al latino. I suoi scritti furono dedicati alla spiegazione del simbolismo iniziatico dei testi classici, della Bibbia e della patristica. Scrisse anche di storia, di scienze, ma la cosa più notevole è che nei suoi scritti teologici si riprendono le dottrine apofatiche di Dionigi Areopagita e quelle neoplatoniche di Severino Boezio. In questa linea di trasmissione (paramparā) si deve inserire Scoto Eriugena (810-877), i cui scritti metafisici saranno poi seguiti dalla scuola dei maestri franco-scoti dell’abbazia parigina di S. Vittore e, infine, da Dante e da Meister Eckhart.
La riconversione dell’Europa occidentale raggiunse il pieno successo con S. Bonifacio (680-754): discepolo dello scoto Willibrordus, l’anglo Bonifacio (Wynfrith) partì con alcuni monaci culdei alla volta della Germania per convertire i popoli barbari che colà si erano stabiliti. Il Re dei Franchi Carlo Martello lo incaricò di evangelizzare l’Assia e la Turingia che da poco erano entrate a far parte del suo regno. S. Bonifacio si rese conto che i monaci culdei erano scollegati tra loro e che per questo la loro azione, anche se meritevole, procedeva lentamente. Si recò allora a Roma e chiese al papa di nominarlo vescovo; entrò quindi nell’ordine monastico benedettino. Con questa nuova carica, e con alle spalle l’organizzazione benedettina, egli ritornò in Germania. Lì organizzò i culdei nell’ordine di S. Benedetto, facendo riconoscere la sua autorità episcopale. Ben presto nominò diversi altri vescovi e diresse con polso fermo costoro e i monaci celti a lui subordinati.
La situazione della religione ancestrale dei popoli germanici era gravemente decaduta, anche per la scomparsa del loro sacerdozio. Bonifacio sfidò gli Dei germani, dimostrando con prodigi e miracoli l’inefficacia della loro religione. La sua azione si svolse a tutti i livelli. Alla sua autorevolezza si piegarono Re e principi, restaurò gran parte delle leggi del defunto Impero Romano adattandole alla nuova situazione. Spazzò via il vecchio clero corrotto e inviò suoi emissari in tutta la Germania, in Gallia (Francia), Italia e Spagna. I papi, che si succedettero a Roma, ascoltarono con reverenza i suoi insegnamenti e l’intero clero latino d’Europa, riconoscendo la sua supremazia spirituale, seguì le sue sagge ingiunzioni. In questo modo anche la gerarchia cattolica subì un certo raddrizzamento. Dalla sua abazia di Fulda egli restaurò il cattolicesimo anche dal punto di vista teologico, imponendo all’essoterismo cristiano dei punti di vista dottrinali che traeva dalle sue conoscenze iniziatiche. Senza la sua azione quasi certamente il cattolicesimo sarebbe scomparso. Svolse una funzione profonda a livello esoterico, religioso e di ordine temporale, che soltanto S. Bernardo potè eguagliare quattro secoli più tardi. Facendo incontrare il Re franco Carlo Martello con il papa Stefano II, egli pianificò con cura la resurrezione dell’Impero Romano d’Occidente.

Petrus Simonet de Maisonneuve

30. The second conversion of Europe to Christianity

The second conversion of Europe to Christianity

Maewyin Succat, later known as St. Patrick, was born around 385 AD in Britain. His father Calpurnius was a Roman patrician and his mother Conchessa a Briton woman of Druidic priestly descent. At the age of sixteen, he was kidnapped by Scots pirates and brought to Ireland. During the period of captivity he became fascinated by the green island and its proud inhabitants.
Ireland was divided into five kingdoms arranged like that number on a game die. There, the flourishing druidic religion was represented by the priestly castes of the druids, bards and filis. In addition to their ritual and sapiential functions, they were fondly dedicated to the arts: music, poetry and chanting above all. The knights, among whom the five Kings of Ireland were chosen, were a bellicose caste, impetuous, fond of every martial art, perpetually at war and, in peacetime, dedicated to piracy.
After a few years of captivity, Patrick managed to escape and made his way to Gaul (today’s France), where, in the city of Auxerre of the Burgundians, he studied to become a Christian priest. Once a priest, he became a monk in the Hermitage of Lérins in an island off the cost of Provence, in southern France. His love for Ireland, however, prompted him to return there to preach Christianity. There he expounded his doctrine to the Kings of the island in presence of the druids. They recognized that the Christianity preached by St. Patrick was not incompatible with the ancestral tradition of the Scots. Therefore, the Kings decided to convert together with all their subjects. The druids, the Celtic priests, became monks and assumed all the exterior form of Christian exoterism. However, they kept within them the ancient Druidic initiation. Thus began what was later called the Culdean Church.
The Culdees, like their predecessors the Druids, lived as hermits in areas far from population centres, cultivating knowledge and various forms of sciences and arts. Everyone followed his teacher’s instructions, without there being a common rule. Few of them then assumed the priesthood, regarded as an excessive worldly and secular activity. The metaphysical and cosmological knowledge of the Celtic Druids was thus preserved and handed down in the Christian form. With the Irish conquest of the current Scotland, the Culdean Church began to spread throughout the Briton Isles. When those islands suffered the disastrous invasion of the Anglo-Saxon barbarians, the Culdees played the same function of “ark” for the survival of the Druid-Christian initiatic tradition, just as the Latin monasteries were doing in Italy, Spain and Gaul.
As described in 29th chapter, the situation of the clergy in the Christian Church dependent on the Pope had already lapsed to the maximum of degeneration. The priests often ignored so much as the rite of baptism and the required sacramental formulas. The clergy had no doctrinal formation and their conduct was exceedingly reprehensible. Since the establishing of the tithe system, loafers became priests with sole the purpose of living without working. At that time, the celibacy of priests had not yet become a requisite, therefore they took advantage of the situation cohabiting with numerous concubines.
Moreover, the priests longing for an ecclesiastical career were committing themselves to making friends with bishops, with barbarian leaders, with the lords of the villæ, becoming accomplices of the numerous abuses and crimes of that period of disorder that followed the fall of the Empire. The Latin monks defended themselves against such corruption by cutting relations with exterior clergy as much as possible.
In that way, the Culdean monks undertook a work of re-Christianization of continental Europe. During all the 6th century many Scot monks moved to the continent, thus making an example of a forgotten spiritual life. Like the druids in Ireland who had been closely tied to the knight families, these Scot hermits that settled in Europe tightened relations with Roman families and with Benedictine monasteries, becoming their teachers. Furthermore, with their techniques and artistic skills they contributed in the refinement of the new environments in which they were installed.
In the following century, an action of doctrinal correction of Catholicism was undertaken by Briton monks, disciples of Scot masters, and in the 8th century even by Angles, by then civilized. Among these we mention the famous Bede, the Venerable (673-735), a learned saint who knew Greek and Hebrew languages, as well as Latin. His writings were dedicated to the explanation of the initiatic symbolism of the classical texts, of the Bible and of Patristic literature. He also wrote of history, of science, but the most remarkable element is that in his theological writings the apophatic doctrines of Dionysius the Areopagite and the Severinus Boethius’ Neoplatonism were resumed. In this transmission line (paramparā) must be included Scotus Eriugena (810-877), whose metaphysical writings will be followed later by the school of the Franco-Scot masters of the abbey of St. Victor in Paris, and finally by Dante and Meister Eckhart.
The reconversion of Western Europe reached its full success with St. Boniface (680-754) a disciple of the Scot Willibrordus; the Angle Boniface (born Wynfrith) left towards Germany with some Culdean monks to convert the barbarian peoples who had settled there. The King of the Franks, Charles Martel, commissioned him to evangelize Hesse and Thuringia, which had recently become part of his Kingdom. St. Boniface realized that the Culdean monks were disconnected from each other and that therefore their action, even if notable, proceeded slowly. Therefore, he went to Rome and requested the Pope to appoint him as bishop; soon after he entered the Benedictine monastic order. With this new office, and with the Benedictine structure behind him, he went back to Germany. There he organized the Culdees into the order of St. Benedict, enforcing his Episcopal authority. He soon appointed several other bishops and led the subordinated Celt monks with firm hand.
The state of the ancestral religion of the Germanic peoples was severely declining, mainly due to the absence of their own priesthood. Boniface challenged the German Gods, demonstrating with prodigies and miracles the ineffectiveness of their religion. His action was carried out at all levels. King and Princes bent over his authority; he restored most of the laws of the late Roman Empire, adapting them to the new situation. He swept away the old corrupt clergy and sent his emissaries all over Germany, Gaul, Italy and Spain. In Rome the Popes, who were succeeding one after another, listened reverently to his teachings. And the entire Latin clergy of Europe, recognizing his spiritual supremacy, followed his wise injunctions. In this way also the Catholic hierarchy underwent a certain rectification. Furthermore, from his abbey of Fulda he restored Catholicism from the theological point of view, imposing on Christian exoterism the doctrinal positions derived from his initiatic knowledge. Without his action almost certainly Catholicism would have disappeared. He played a profound function on the esoteric, religious and temporal levels, which only St. Bernard could equal four centuries later.
Bringing together Charles, King the Franks, and Pope Stephen II, St. Boniface had carefully planned the resurrection of the Western Roman Empire.

Petrus Simonet de Maisonneuve