March 18, 2018

21. Le religioni semitiche

Le religioni semitiche

I Sumeri arrivarono nella Mesopotamia meridionale (l’attuale Iraq) intorno al 4000 a.C. Secondo le loro fonti scritte, arrivarono via mare dall’Oriente. Le popolazioni che hanno trovato in quell’area e che hanno sottomesso erano il ramo semitico dei popoli del mare, che abbiamo già trovato come eredi della civiltà degenerata di Atlantide. La civiltà sumera fu la prima che in Asia occidentale usava una forma di scrittura, prima in forma pittografica, poi in un alfabeto cuneiforme stilizzato. La loro lingua per molti versi sembra simile agli idiomi austroasiatici da un lato e quelli turchi dall’altro. I Sumeri non formarono mai un’unità statale, ma furono organizzati in diverse città-stato indipendenti. Per questo motivo ogni città aveva la sua divinità protettrice e perciò è piuttosto difficile avere un’idea unificata della loro religione. Certamente tutti riconoscevano una triade principale di dei: An, Dio del cielo, Enlil, Dio dell’atmosfera ed Enki, Signore della terra e delle acque sotterranee. Ma fin dai primordi, il Dio più potente di tale triade fu considerato Enki (il Signore della Terra), dimostrando che la religione pan-sumera era stata ben presto influenzata dal sostrato sociale semitico. La casta sacerdotale, riconosciuta in tutte le città sumere come la più elevata classe sociale, era costituita dai caldei. Erano i rappresentanti sulla terra del Dio del cielo, An e di altri poteri celesti come la dea Namma, le acque superiori, Inanna, il pianeta Venere che era anche la dea dell’amore, Ningal, la dea della Luna e Utu, il sole.
I Sumeri si auto definivano “le teste nere”, mentre il nome con cui sono conosciuti ancor oggi deriva dalla parola accadica “Šumer”. La popolazione accadica, stabilita a nord del territorio sumero, era di origine semitica, ma la sua classe dominante era certamente composta da sacerdoti caldei e kṣatriya provenienti dall’India, come dimostra il nome di alcuni dei loro Re più famosi, come Naramsin. Pertanto, non è improbabile che identificassero il territorio sumero con il centro del mondo rappresentato dall’aureo monte Meru (Su-Meru). D’altra parte, è ben noto che anche più a nord, nell’area attualmente compresa tra Iraq, Siria e Turchia, vi era una civiltà di origine simile a quella sumera e accadica: la civiltà dei Mitanni. Questi ultimi hanno lasciato alcune steli di pietra con incise invocazioni agli dei vedici Mitra, Varuṇa, Indra e ai gemelli Nasatya (Nāsatyau, cioè gli Aśvin). Con il passare dei secoli, tuttavia, i più bassi strati semitici della popolazione di queste antiche civiltà si ribellarono e rovesciarono le più alte caste dal potere. Intorno al 2000 a.C. la confederazione sumera fu sopraffatta dalla rivolta babilonese, e così questa popolazione semita prese il potere e fondò il regno di Babilonia nel sud della Mesopotamia. E qui si può notare una delle caratteristiche tipiche di tutte le civiltà semitiche. Gli Dei di altre tradizioni, considerati uguali ai peggiori demoni, furono sostituiti da quelli semitici. Così Namma, la Dea Sumera delle acque superiori e la moglie del dio delle acque inferiori, Apsu (Sskr. Aspa), chiamata dai Babilonesi Tiāmat (Sskr. Devīmāta), fu trasformata in un mostro marino che doveva essere combattuto e ucciso. Marduk, il dio babilonese degli uragani o dei tornado di sabbia infuocata, riuscì a usurpare il trono al dio sumero e a uccidere la dea Tiāmat. Tuttavia, accanto al nuovo sacerdozio babilonese, la tradizione sacerdotale dei caldei rimase viva e sopravvisse anche quando il ricordo dei babilonesi era scomparso. Peggior sorte colse la tradizione sumero-accadica nel suo complesso: intorno allo stesso periodo, all’inizio del secondo millennio a.C., il substrato semitico emerse anche nel nord della Mesopotamia quando fu stabilito il regno assiro distruggendo la civiltà accadica. Come afferma il loro stesso nome, gli Assiri (Asur) passarono alla storia per la loro crudeltà: sterminarono i membri del sacerdozio caldeo, così come intere popolazioni che avevano sottomesso. Gli Assiri rovesciarono anche le gerarchie degli Dei Sumeri e stabilirono il loro Dio Assur come la divinità suprema.
Nel diciannovesimo secolo a.C. un gruppo di tribù semitiche, che comprende anche gli ebrei, invase la Mesopotamia dall’attuale Palestina e da lì penetrarono in Egitto. Gli egizi chiamavano questi invasori Hyksos, cioè “Re barbarici”. Gli Hyksos fondarono la quindicesima dinastia che regnò su tutto il nord dell’Egitto, mentre il Sud rimase sotto il controllo dei Faraoni della debole dinastia autoctona del XVI secolo. Gli Hyksos riconobbero come divinità suprema il Dio delle tempeste del deserto, che gli egizi riconoscevano come il demone Set. Il dominio Hyksos sull’Egitto fu aspro e intollerante e, approssimativamente nel XVI secolo a.C., non appena gli invasori diedero i primi segni di indebolimento, gli egizi si ribellarono, cacciando tutte le tribù Hyksos dall’Egitto. L’oppressione semitica era stata così pesante che gli egizi, generalmente tolleranti e aperti alle civiltà straniere, cancellarono ogni traccia della dominazione straniera. Questa storia del dominio e dell’espulsione degli Hyksos, come raccontato da Flavio Giuseppe, è descritta nella Bibbia ebraica come la fine della schiavitù del popolo ebraico e dell’Esodo dall’Egitto. È proprio da questa espulsione dall’Egitto che gli ebrei cominciarono a distinguersi tra le diverse tribù Hyksos. Gli ebrei, sotto la guida del loro maestro (in ebraico Rav) Mosè, seguirono il loro Dio attraverso il deserto, che appariva come un’enorme colonna di fuoco. Solo dopo un paio di generazioni si stabilirono nella terra di Canaan. Tuttavia, la loro influenza religiosa rimase in Egitto ancora per un paio di secoli. Certamente, Akhenaton (1375-1334 a.C.), Faraone della XVIII dinastia, deve essere stato educato alle credenze semitiche quando ha abrogato il culto di tutti gli Dei ancestrali, perseguitato i loro sacerdoti e imposto la religione monoteistica del Dio Aton, il sole fisico. Anche in questo caso gli egizi si ribellarono e, alla morte del successore di Akhenaton, restaurarono gli antichi culti, distruggendo ogni traccia di quella nuova religione anti-tradizionale.
Le origini del popolo ebraico e della loro religione sono enigmatiche a causa delle molte alterazioni che la Tōrāh (il loro libro sacro è anche l’unica fonte della loro storia) ha subito durante i diversi e disgraziati eventi della loro storia. Questo testo si riferisce ad Adamo come antenato di tutta l’umanità. Tuttavia, il fatto che Adamo in ebraico significhi “uomo rosso” lo collega ad Atlantide e quindi non può essere considerato davvero il primo uomo in termini assoluti, ma come il primo antenato della civiltà atlantidea. Inoltre, nella Tōrāh sono menzionati sette misteriosi re di Edom, considerati in molte fonti sapienziali ebraiche come rappresentanti delle discipline scientifiche pre-adamitiche, come l’alchimia, l’astrologia, la medicina ecc.
Nella Tōrāh, Adamo è stato creato da Elohīm, che significa “gli Dei”. Più tardi, quando gli ebrei passarono al loro culto monoteistico, Elohīm fu interpretato come un nome singolare dell’unico Dio, reso al plurale in una inspiegabile forma anomala. In realtà, fino ad un’epoca ben nota, vale a dire fino a poco prima del loro ritorno dalla prigionia babilonese (520 a.C.), anche gli ebrei riconoscevano una molteplicità di Dei. Tra tutti gli Dei delle religioni semitiche, gli ebrei scelsero Yehovah come protettore della loro nazione. Con il passare del tempo, considerarono gli Dei delle altre nazioni come rivali del loro Dio, al punto da descriverli come dei veri diavoli. Seguendo il caratteristico esclusivismo dei semiti, proclamarono Yehovah come l’unico vero Dio e loro stessi come “il popolo eletto” da quel Dio, che non avrebbe mai mescolato il suo prezioso sangue con quello delle altre nazioni. Si dice che gli ebrei siano discendenti del terzo figlio di Adamo ed Eva, Seth, nel cui nome riconosciamo il Set degli egizi. Seguì una serie di patriarchi, culminati in Noè, colui che salvò l’umanità, gli animali e le piante dal Diluvio Universale. Questa storia è stata chiaramente copiata dal mito babilonese di Ziusudra che, a sua volta, fu una rielaborazione dell’antico mito sumero di Utnapishtim. Quest’ultima storia è così simile a quella di Manu e del Matsyāvatāra che è impossibile non riconoscere una fonte comune. Tuttavia, il racconto della Tōrāh aggiunge che l’umanità ricominciò di nuovo con i tre figli di Noè: Sem, progenitore di tutti i Semiti, Cam, antenato dei Camiti, gli abitanti non semiti dell’Asia occidentale e Japheth, antenato di tutti gli altri popoli. Eber, uno dei figli di Sem, è menzionato come l’antenato degli ebrei. Ma in realtà questo personaggio è completamente irrilevante nello stesso racconto biblico e sembra essere una interpolazione tardiva. È quindi più plausibile che Eber derivi da una radice che significa “Occidente” che denuncia l’origine atlantidea degli ebrei. Secondo la Bibbia, dopo il diluvio universale, che corrisponde allo sprofondamento di Atlantide, i discendenti di Sem si stabilirono in Mesopotamia. Per sfuggire al nuovo dominio babilonese, intorno al 1900 a.C., Abramo emigrò dalla città di Ur. Per molti secoli il popolo di Abramo si dedicò alla vita nomade, vagando tra Mesopotamia, Arabia, Egitto e Siria. Erano costantemente impegnati in guerre violente, che finirono spesso con lo sterminio totale dei loro nemici. Dopo la loro espulsione dall’Egitto, infine, intorno al 1000 a.C., gli ebrei si insediarono in un’area fissa, scegliendo come capitale la città siriana-amorrea di Gerusalemme, che avevano conquistato. Lì stabilirono il loro primo regno. Il terzo re di Israele, Salomone, costruì il Tempio, l’unico centro spirituale della religione ebraica. Tuttavia, le guerre con i popoli vicini e le lotte intestine continuarono. Poco dopo la morte di Salomone il regno si divise in due: il regno di Giuda e quello di Israele. L’indipendenza non durò a lungo: nel 587 a.C. Nabucodonosor, re dei Babilonesi, conquistò i due regni ebraici, distrusse il Tempio di Gerusalemme costruito da Salomone e deportò tutti gli ebrei a Babilonia. La prigionia degli ebrei durò fino al 538 a.C., quando il re dei Persiani, Ciro il Grande, invase il regno babilonese. Ciro restituì la libertà agli ebrei che poi tornarono alla terra che erano stati costretti ad abbandonare. Tuttavia, mezzo secolo di deportazione era stato fatale per la nazione ebraica. Durante quel tempo avevano perso il modo di pronunciare il nome del loro Dio. La Bibbia fu radicalmente modificata in modo monoteistico e l’antica mitologia semitica e la pluralità dei suoi Dei scomparvero. Questa nuova versione della Tōrāh, retrodatata e attribuita alla rivelazione fatta dal Dio degli ebrei a Mosè, era accompagnata dal Talmud babilonese, senza il quale non si poteva avere una corretta lettura della Bibbia. Poiché c’erano stati molti matrimoni misti con i Babilonesi, si stabilì che solo le persone con una madre ebrea potevano essere considerate ebree, una regola matriarcale che resiste fino a oggi. Così, la religione israelita si identificò sempre più con la razza ebraica. Ritornando alla loro terra, gli ebrei costruirono un secondo Tempio sulle rovine di quello di Salomone. Ma l’indipendenza della nazione ebraica non sarebbe durata a lungo: tra la conquista di Alessandro Magno nel 331 a.C. e la definitiva annessione all’impero romano nel 65 a.C., gli ebrei conoscebbero solo un secolo di relativa indipendenza. Le deportazioni, le conquiste e il nomadismo non completamente sopiti nell’animo degli ebrei, avevano portato a una diaspora (dispersione) verso le terre più lontane. Nel IV secolo a.C. esisteva già una comunità ebraica nella città di Roma, e molti gruppi ebraici si erano rifugiati nelle colonie greche, fenicie e cartaginesi del Nord Africa fino alla lontana Spagna.
La religione israelita è stata pesantemente condizionata dalla convinzione degli ebrei di essere il “popolo eletto” dal loro Dio per dominare il mondo intero. È l’unica religione sulla terra che non ha cura dei destini postumi dei suoi fedeli. La Tōrāh menziona vagamente un aldilà, la Gehenna o lo Sheol, come un luogo triste dove si va dopo la morte; ma non distingue tra anime salvate e dannate, non fa distinzioni tra i risultati di un comportamento virtuoso e peccaminoso. Ciò che è importante è l’affermazione storica della potenza di Israele in questo mondo. Quindi l’individuo è considerato virtuoso se contribuisce attivamente a questo ultimo trionfo mondano di coloro che appartengono alla religione ebraica per sangue e per credenza. Per questo motivo la Bibbia è un libro che racconta principalmente la storia dei successi mondani del “popolo eletto”, o lamenta vittimisticamente le ferite subite da “nazioni impure”. Quindi, gli impegni e le preghiere religiose sono indirizzate solo alla conquista del potere e della ricchezza, alla maggior gloria di Dio e del Suo “popolo eletto”. Questo riguarda l’essoterismo israelita. Il lato esoterico della tradizione ebraica, che deriva in gran parte dagli antichi insegnamenti caldei, è ciò che in seguito sarà chiamato Qabbalah (cioè la tradizione). A differenza della religione esteriore, la Qabbalah insegna un percorso di perfezione interiore che l’individuo deve seguire, ascendendo attraverso i centri sottili (sefiroth cakra) che sono proiezioni nel corpo umano dei diversi mondi superiori. La fine di questa ascesa corrisponde al ripristino dello stato di perfezione che Adamo aveva nell’Eden prima del peccato originale. Questa purificazione dell’individualità integrale consente quindi all’uomo di contemplare il volto di Dio e diventare il suo “amico”. Torneremo ancora sull’Ebraismo, poiché esso è stato di fondamentale importanza per la nascita del Cristianesimo. Inoltre, la cultura ebraica in Europa riemerse alla fine del Medioevo, influenzando lo sviluppo di alcuni aspetti del Rinascimento e nei tempi moderni contribuendo pesantemente alla nascita della mentalità contemporanea.

D. K. Aśvamitra

21. The Semitic Religions

The Semitic Religions

The Sumerians arrived in the South Mesopotamia (current Iraq) around 4000 BC. According to their written sources, they arrived by sea from the East. The populations that they found and subjugated in that area were the Semitic branch of the Sea Peoples, which we have already found as heirs of the degenerate Atlantean civilization. The Sumerian civilization was the first that in western Asia used a form of writing, first in a pictographic form, then in a stylized cuneiform alphabet. Their language in many ways looks similar to the Austroasiatic idioms on one side and the Turkish ones on the other. The Sumerians never formed a statal unity, but were organized into different independent state-cities. For this reason, every city had its own protective Deity, and this is the reason why it is so difficult to have a unified idea of their religion. Certainly everyone recognized a principal triad of gods: An, God of the sky, Enlil, God of the atmosphere and Enki, Lord of the earth and of the groundwater. But since the earliest times, the most powerful God of such triad was considered Enki (the Lord of the Earth), demonstrating that the Sumerian common religion was soon influenced by the Semitic social background. The priestly caste, recognized in all Sumerian cities as the highest social class, was constituted by the Chaldeans. They were the representatives on earth of the God of the sky, An, and of other heavenly powers as the goddess Namma, the superior waters, Inanna, the planet Venus who was also the goddess of love, Ningal, the goddess of the Moon and Utu, the Sun.
The Sumerians called themselves “the black heads”, but the name by which they are known even today derives from the Akkadian word “Šumer”. The Akkadian population, established north of the Sumerian territory, was of Semitic origin, but its ruling class was certainly composed of Chaldean priests and kṣatriyas proceeding from India, as is shown by the name of one of their famous Kings, Naramsin. Therefore, it is not unlikely that they would identify the Sumerian territory with the center of the world represented by the golden Mount Meru (Su-Meru). On the other hand, it is well known that even further north, in the present area between Iraq, Syria and Turkey, there was a civilization of similar origin to the Sumerian and Akkadian: the Mitanni civilization. The latter has left some stone stelae with engraved invocations to the Vedic Gods Mitra, Varuṇa, Indra and to the twins Nasatya (Nāsatyau, i.e. Aśvinau). With the passing of the centuries, however, the low Semitic strata of the population of these ancient civilizations rebelled and overthrew the highest castes from power. Around 2000 BC the Sumerian confederation was overwhelmed by the Babylonian uprising, and so this Semitic population took power and founded the kingdom of Babylon in the south of Mesopotamia. And here we are witnessing one of the typical characteristics of all Semitic civilizations. The Gods of other traditions were considered to be equal to the worst demons and were replaced by Semitic ones. Thus Namma, the Sumerian Goddess of the upper waters, and wife of the lower waters God, Apsu (Sskr. Āpas), called by the Babylonians Tiāmat (Sskr. Devīmāta), was transformed in a sea monster that must be killed. Marduk, the Babylonian God of the hurricanes or the sand tornadoes, succeeded to the Sumerian God Ea usurping his throne and killing the Goddess Tiāmat. However, alongside the new Babylonian priesthood, the priestly tradition of the Chaldeans remained alive and also survived when even the memory of the Babylonians had disappeared. Much worse happened to the Sumerian-Akkadian tradition. Around the same time – the beginning of the second millennium BC, the Semitic substrate emerged in the north of Mesopotamia when the Assyrian kingdom was established by destroying the Akkadian civilization. As their very name states, the Assyrians (Asur) went down in history for their cruelty: they exterminated the members of the Chaldean priesthood, as well as, entire populations that they had subdued. The Assyrians also overthrew the hierarchies of the Sumerian Gods and established their God Assur as the supreme deity.
In the 19th century BC a group of Semitic tribes, including the Hebrews, invaded from Mesopotamia the present-day Palestine and from there they swept into Egypt. The Egyptians called these invaders Hyksos, ie “Barbarian Kings”. The Hyksos founded the 15th dynasty that reigned over the whole northern Egypt, while the South remained under the control of the Pharaohs (Kings, in Egyptian language) of the weak 16th native dynasty. The Hyksos recognized as supreme deity the God of desert storms, which the Egyptians recognized as identical to the demon Set. The Hyksos’ rule over Egypt was harsh and intolerant and, approximately in the 16th century BC, as soon as the invaders gave the first signs of weakening, the Egyptians rebelled, throwing all the Hyksos tribes out of Egypt. The Semitic oppression had been so heavy that the Egyptians, usually tolerant and open to foreign civilizations, erased any traces of the foreign domination. This history of the domination and the expulsion of the Hyksos, as told by Flavius Josephus, are described in the Bible as the end of the slavery of the “Sons of Israel” and the “Exodus from Egypt”. It is precisely from this expulsion from Egypt that the Jews, among the different tribes, began to be distinguished. The Jews, under the guidance of their master (in Hebraic language Rav) Moses, followed their God through the desert, appearing like a huge column of fire. Only after a couple of generations they settled in the land of Canaan. However, their religious influence remained in Egypt for a couple of centuries. Certainly, Akhenaton (1375-1334 BC), Pharaoh of the 18th dynasty, must have been educated to Semitic beliefs when he abrogated the cult of all the ancestral Gods, persecuted their priests and imposed the monotheistic religion of the God Aton, the physical sun. Also in this case the Egyptians rebelled and, at the death of Akhenaton’s successor, they restored the ancient cults, destroying all traces of that new anti-traditional religion.
The origins of the Hebrew people and of their religion are enigmatic due to the many alterations that the Tōrāh- the sacred book that is their only historical source – has undergone during the different and wretch events of their history. This text refers to Adam as the ancestor of all humanity. However, the fact that Adam in Hebraic language means “red man” connects him to Atlantis and therefore he cannot be considered indeed the first man in absolute terms, but as the first ancestor of the Atlantean civilization. Moreover, in the Tōrāh are mentioned some seven mysterious Kings of Edom, considered in many Jewish sapiential sources as the representatives of pre-Adamic humanities.
In the Tōrāh Adam was created by Elohīm, which means “the Gods”. Later, when the Jews passed to their monotheistic cult, Elohīm was considered a singular name of the unique God anomalously rendered in a plural form. In reality, up to a well-known epoch, that is to say before their return from the Babylonian captivity (520 BC), the Jews also had recognized a multiplicity of Gods. Among all the Gods of the Semitic religions the Jews chose Yehovah as the protector of their nation. With the passing of time, they considered the Gods of other nations as rivals of their God, to the point of considering them as real Devils. Following the characteristic exclusivism of the Semites, they proclaimed Yehovah as the only true God and themselves as the “people chosen by that God” that would not have their precious blood mixed with that of other nations. The Hebrews are said to be descendants of the third son of Adam and Eve, Seth, in whose name we recognize the Set of the Egyptians. A series of patriarchs follows, culminating with Noah, the one who saved mankind, animals and plants from the Universal Deluge. This story has been clearly copied from the Babylonian myth of Ziusudra which, in turn, was a reworking of the ancient Sumerian Flood myth of Utnapishtim. This last story is so similar to that of Manu and Matsyāvatāra that it is impossible they had no common source. However, the Tōrāh tale adds that then humanity restarted again through Noah’s three sons: Shem, progenitor of all the Semites, Ham, ancestor of the Hamites, the non-Semitic inhabitants of Western Asia, and Japheth, forefather of all the other peoples. Eber, one of the sons of Shem, is mentioned as the ancestor of the Hebrews. But in reality this character is completely irrelevant in the same biblical tale and seems to be a late interpolation. It is therefore more plausible that Eber derives from a root which means “West”, and which indicates the Hebrews’ Atlantean origin.
According to the Bible, after the Universal Deluge, which corresponds to the sinking of Atlantis, the descendants of Shem settled in Mesopotamia. To escape the new Babylonian rule, around 1900 BC Abraham emigrated from the city of Ur. For many centuries the people of Abraham engaged in nomadic life, wandering between Mesopotamia, Arabia, Egypt and Syria. They were constantly engaged in violent wars, often ending with the total extermination of their enemies. After their expulsion from Egypt, finally, around 1000 BC, the Jews settled in a fixed area, choosing as capital the Syrian-Amorite city of Jerusalem, which they had conquered. There they established their first kingdom. The third King of Israel, Solomon, built the Temple, the only spiritual center of the Jewish religion. However, wars with neighboring peoples and internal infighting continued. Shortly, after the death of Solomon the kingdom split in two: the kingdom of Judah and that of Israel. Independence did not last long: in 587 BC Nebuchadnezzar, King of the Babylonians, conquered the two Jewish kingdoms, destroyed the Temple of Jerusalem built by Solomon and deported all the Jews to Babylon. The captivity of the Jews lasted until 538 BC, when the King of the Persians, Cyrus the Great, invaded the Babylonian kingdom. Cyrus restored freedom to the Jews who then returned to the land they had been forced to abandon. Yet, half a century of deportation was fatal to the Jewish nation. During that time they lost the way to pronounce the name of their God. The Bible was radically altered in a monotheistic manner, and the ancient Semitic mythology and the plurality of its Gods disappeared. This new version of the Tōrāh, backdated and attributed to the revelation that the God of the Jews made to Moses, was accompanied by the Babylonian Talmud, without which one could not have a correct reading of the Bible. As there had been many mixed marriages with the Babylonians, it was established that only people with a Jewish mother could be considered Jewish, a matriarchal rule that exists until now. Thus, the Israelite religion increasingly identified itself with the Jewish race. Returning to their land, the Jews built a second Temple on the ruins of that of Solomon. But the independence of the Jewish nation would not last long: between the conquest by Alexander the Great in 331 BC and the definitive annexation to the Roman empire in 65 BC, the Jews knew only one century of relative independence. The deportations, the conquests and the nomadism not completely dormant in the Jewish soul, led to a diaspora (dispersion) towards the most distant lands. In the fourth century BC there was already a Jewish community in the city of Rome, and many Jewish groups took refuge in Greek, Phoenician and Carthaginian colonies of North Africa up to the faraway Spain.
The Israelite religion has been heavily conditioned by the Jews’ belief that they were the “people chosen” by their God to dominate the whole world. It is the only religion on the earth which has no care for the posthumous destinies of its faithful ones. The Tōrāh dimly mentions an afterlife, the Gehenna or the Sheol, as a sad place where one goes after death; but it does not distinguish between saved and damned souls, it does not distinguish between the results of a virtuous and a sinful behavior. What is important is the historical affirmation of the power of Israel in this world. Thus the individual is considered virtuous if he actively contributes to this final worldly triumph of those who belong to the Jewish religion for blood and belief. For this reason the Bible is a book that tells mostly the story of the worldly successes of the “chosen people”, or complains victimistically the injuries suffered by “impure nations”. Then, religious commitments and prayers are addressed only to the conquest of power and wealth, to the greater glory of God and of His “chosen people”. This is about Israelite exoterism. The esoteric side of Jewish tradition, which derives largely from ancient Chaldean teachings, is what will later be called Qabbalah (i.e. tradition). Unlike exterior religion, Qabbalah teaches a path of inner perfection that the individual must follow, ascending through subtle centers (sefiroth cakra) which are projections in the human body of the different superior worlds. The end of this ascent corresponds to the restoration of the state of perfection that Adam had in the Eden before the original sin. This purification of integral individuality thus allows man to contemplate the face of God and become His “friend”. We will return further on Judaism, as it has been of fundamental importance for the birth of Christianity. Moreover, Judaism resurfaced at the end of Middle Ages, influencing the development of certain aspects of the Renaissance and in modern times contributing heavily to the birth of the contemporary mentality.

D. K. Aśvamitra