January 8, 2018

18. Le origini di Roma

Le origini di Roma

Quando i Greci conquistarono e distrussero Troia con il fuoco, Enea fuggì portando con sé sia le immagini delle Divinità protettrici della città sia i simulacri degli antenati.
Dopo aver attraversato il mare tra mille pericoli, il principe troiano sbarcò sulle rive del Lazio, una regione dell’Italia centrale. In altri tempi, si era rifugiato lì anche l’antico Dio Saturno, dopo essere stato spodestato dal figlio Giove all’inizio dell’Età dell’Argento. Saturno, il Re degli Dei dell’Età dell’Oro, rimase ivi nascosto e continuò a esercitare la sua influenza e governare in quella parte d’Italia: infatti, Lazio significa “latente”, “nascosto” e in quei luoghi, grazie alla presenza di Saturno, l’Età dell’Oro continuò per molti altri secoli, malgrado che i popoli vicini, già coinvolti nella decadenza dei cicli dell’Argento, del Bronzo e del Ferro, ignorassero tale portentosa prosecuzione.
Con il passare del tempo, Saturno divenne il saggio Re dei latini che mantenne per secoli il suo regno nella massima prosperità e pace. Alla sua morte gli succedette una dinastia di sovrani e, al tempo in cui Enea arrivò nel Lazio, il Re dei Latini era Latino.
L’eroe troiano fu accolto con grande generosità dalla popolazione locale e prese la figlia del Re come sua consorte.

Tuttavia, l’arrivo di navi cariche di guerrieri troiani, richiamò l’attenzione e suscitò l’ostilità delle altre popolazioni italiane che da questo evento si sentivano minacciate. Perciò Enea dovette affrontare una guerra che alla fine gli consentì di pacificare tutto il Lazio. Troiani e Latini fraternizzarono fondando così una nuova nazione. Il figlio di Enea, Julus, decise di fondare una nuova città che sarebbe diventata la capitale del novello regno latino-troiano. Fu miracolosamente condotto sul sito dove sarebbe stata fondata la città da una femmina bianca di cinghiale (śvetā Vārāhī), confermando le origini iperboree della sua tradizione. Le immagini degli Dei Troiani e degli antenati furono conservate in un tempio: così la nuova città di Alba Longa (“la Grande Bianca”) divenne ritualmente la seconda Troia.
Dopo alcune generazioni Amulio, l’usurpatore del trono di Albalonga, obbligò sua nipote Rea Silvia a diventare una sacerdotessa della Dea Vesta perché voleva che rimanesse vergine: una profezia infatti aveva predetto che sarebbe stato ucciso dai figli di Rea Silvia.
Ma Rea Silvia fu visitata nel tempio di Vesta da Marte, Dio della guerra, e diede alla luce due gemelli, Romolo e Remo. Il re usurpatore ordinò la morte della nipote e che i gemelli venissero abbandonati nel fiume Tevere; ma i due bambini furono salvati e allattati da una lupa.
Quando divennero adulti, Romolo e Remo uccisero Amulio e decisero di fondare una nuova città: Roma. A seguito di questo, i fratelli si contesero il trono della nuova città, ma alla fine Romolo uccise Remo e assunse il potere.

Romolo divise i suoi sudditi in due categorie: quella dei Patrizi e quella dei Plebei.
I Patrizi erano la casta da cui provenivano i sacerdoti, i guerrieri e tutti gli amministratori dello Stato. I Plebei erano divisi in tre sottocategorie: i cavalieri (equites) che costituivano i fianchi dell’esercito formato dai patrizi; gli uomini liberi (liberi) che erano commercianti, contadini e artigiani; e la classe degli schiavi (servi), che erano al servizio delle altre tre classi superiori.

Mentre i Patrizi erano tali per nascita, nelle altre tre classi potevano aver luogo alcuni avanzamenti o retrocessioni. Ad esempio, se alcuni schiavi compivano delle azioni nobili, potevano essere liberati dai loro padroni e così venivano a far parte degli uomini liberi. I debitori insolventi, al contrario, potevano decadere alla condizione degli schiavi e finire al servizio di un padrone. La famiglia patrizia (patricia familia) era formata dal padre della famiglia (pater familias) e dalla matrona, sua moglie, dai loro figli, da parenti meno importanti, da artigiani, contadini, impiegati e servitori della famiglia chiamati clienti. Il pater familias, anche se non aveva un ufficio sacerdotale pubblico, era il sacerdote della sua stessa famiglia, eseguiva i sacrifici agli Dei, curava il culto degli antenati ed era il Re della sua famiglia, con il potere di vita e di morte sui suoi membri.
Tutte le famiglie (sskrt. kula) che discendevano da uno stesso antenato formavano una gens (sskrt. gotra). Quindi un patrizio (patricius) aveva il suo nome personale, il cognome della sua famiglia e il nome della gens.

Romolo aveva fondato Roma accogliendo persone provenienti da tre diverse popolazioni italiche, i Latini, i Sabini e gli Etruschi. Pertanto, l’intera popolazione romana era divisa in tre comunità (tribù, significa triplice divisione): i Ramni di origine latina, i Titii, di origine sabina, i Luceres, di origine etrusca. Ogni tribù era composta dalle quattro caste descritte sopra. Il rappresentante di una tribù di fronte al Re (Rex) era il Tribunus e la sua sede era chiamata tribunale. Ogni tribù eleggeva un centinaio di patrizi anziani e questi trecento anziani (senatores) elaboravano le leggi e le presentavano al Re per la promulgazione. Il Re era il Sommo Sacerdote, il Capo dello stato e il Capo dell’esercito.

Il primo Re, Romolo, fu per lo più un uomo d’armi che, fin dalla fondazione della città, aveva dato una connotazione militare alla sua nazione. In seguito sarebbe diventata la caratteristica principale di Roma per tutto il corso della sua storia. I Romani dunque erano un popolo di guerrieri, disciplinati, leali, severi, coraggiosi e con un alto senso della giustizia. Altro dato significativo era che non erano tanto inclini alla speculazione filosofica come i greci.
Remo e Romolo rappresentano la mitica coppia di gemelli di cui uno è mortale e l’altro immortale, come Nara e Nārāyaṇa in India e i Dioscuri in Grecia. Infatti, Romolo, all’apogeo della sua gloria, fu assunto in cielo con il suo corpo e divenne un Dio con il nome di Quirino. Per questo motivo gli abitanti di Roma erano anche conosciuti come Quiriti. Romolo fu il primo dei sette Re della città; il suo successore fu Numa, il legislatore e il fondatore della religione romana. Numa era discepolo di Pitagora e riformò l’antica religione troiano-latina sulla base della dottrina pitagorica e in quest’opera fu assistito da sua moglie, la Dea Egeria.
Anzitutto, Numa costruì il tempio al Dio Giano, il Dio delle porte, della conoscenza, dell’iniziazione, della rimozione degli ostacoli (simile, dunque, a Ganeśa). Il mese che “apre” l’anno fu chiamato Januarius (oggi gennaio) in onore di questo Dio.
Numa consacrò lo Stato romano a tre divinità principali: Giove, Dio sacerdotale, Marte, Dio guerriero e Quirino (Romolo), il Dio atavico degli abitanti di Roma.
Affidò poi il culto di queste tre divinità a tre ordini di sacerdoti chiamati flamines (che ha la stessa etimologia del sanscrito Brâhmaṇa), a cui delegò il suo potere regale nel dominio del Sacro (Rex sacrorum). Rimase centrale il culto di Vesta, la dea del fuoco sacro, mai spento nel tempio dedicato agli antenati romano-latino-troiani. Fissò anche un calendario luni-solare di dodici mesi, specificando le date favorevoli per i sacrifici animali, le oblazioni vegetali e le feste in onore degli dei.
Per il culto popolare istituì l’ordine sacerdotale minore dei pontefici, presieduto dal Pontefice Massimo (Pontifex Maximus). Pontifex significa “colmare” [una distanza, n.d.T.] tra uomini e Dei (lo stesso concetto di tīrthaṃkara). Per tutta la durata dell’Impero, tutti i sacerdoti romani erano di discendenza patrizia. I patrizi romani (patricii) ricevevano l’iniziazione ai Misteri Orfico-Pitagorici, di cui abbiamo già parlato nei capitoli precedenti. Allo stesso modo le matrone (matronæ), venivano iniziate ai Misteri della Bona Dea (Bona Dea) riservati solo alle donne. Nei quaranta anni del regno di Numa, la bellicosa città di Roma rimase sempre in pace.

D. K. Aśvamitra

18. The Origins of Rome

The Origins of Rome

When the Greeks conquered and destroyed Troy with fire, Æneas had escaped it taking with him both the images of protective Deities of the city and the simulacra of the Ancestors. After crossing the sea among a thousand dangers, the Trojan prince landed on the shore of Latium, a region of central Italy.
There, the ancient God Saturn had once taken refuge after being overthrown by his son Jupiter, at the beginning of the Silver Age. Saturn, the King of the Gods of the Gold Age remained hidden and continued to rule in that part of Italy: in fact, Latium means “latent”, “concealed” and there, thanks to Saturn’s presence, the Gold Age continued for many more centuries without the neighbouring peoples which were already involved in the decadence of the Silver, Bronze and Iron cycles, being aware of it.
With the change of time, Saturn became a wise man, the King of the Latins, who maintained his kingdom in utmost prosperity and peace. At his death he was succeeded by a dynasty of sovereigns, and at the time when Æneas arrived in Latium the King of the Latins was Latinus. The Trojan hero was welcomed with great generosity by the local population and took the daughter of the King as his spouse. The arrival of ships loaded with Trojan warriors, however, attracted the hostility of the other Italian populations, who felt threatened. Therefore Æneas had to engage in a war, finally managing to pacify all of Latium. Trojans and Latins fraternized, founding a new nation. The son of Æneas, Julus, decided to found a new city that would become the capital of his Latin-Trojan kingdom. He was miraculously lead on the site of the city’s foundation by a white female of wild boar, confirming the hyperborean origins of his tradition. The images of the Trojan Gods and ancestors were kept in a temple: thus the new city of Albalonga (the Great White one) ritually became the second Troy.
After some generations Amulius, the usurper of the throne of Albalonga, obliged his niece Rea Silvia to become a priestess of the Goddess Vesta. For he wanted her to remain a virgin. In fact a prophecy had predicted that Amulius would have been killed by the sons of Rea Silvia. But Rea Silvia was visited in the temple of Vesta by Mars, God of war, and gave birth to two twins, Romulus and Remus. The usurper King ordered the death of his niece and the twins to be abandoned to the course of the Tiber River. However the two infants were rescued and nursed by a she-wolf.
When they became adults, Romulus and Remus killed Amulius and decided to found a new city: Rome. Both brothers became contenders to the throne of the new city, but finally Romulus killed Remus and assumed power. Romulus divided his subjects into two categories: patricians and plebeians.
The patricians were the caste providing priests, warriors and all the public offices to the State. The plebeians were divided into three subcategories: the knights (equites), who made up the flanks of the army formed by the patricians; the free men (liberi), who were traders, farmers and artisans; and the class of slaves (servi), who served as servants to the other three upper classes. While the patricians were such by birth, some upward or downward shifts could take place among the other three classes. For example, if the deeds of certain slaves were noble, they could be freed by their masters to become part of free men. The insolvent debtors, on the other hand, could decay on the level of slaves and become commodity of a master. The patrician family (patricia familia) was formed by the father of the family (pater familias) and the matrona, his wife, by their children, by less important relatives, by artisans, peasants, clerks and servants of the family called clientes. The pater familias, even if he had no public priestly office, was the priest of his own family, and therefore performed the sacrifices to the Gods and the cult to the Ancestors. And he was also the King of his family, with the power of life and death over its members.
All the families (kula) descending from the same ancestor formed a gens (gotra). So a patrician (patricius) had his own name, the surname of his family and the name of the gens. Romulus had founded Rome welcoming people coming from three different Italic populations, the Latins, the Sabins and the Etruscans. Therefore, the whole Roman population was divided into three communities (Tribus, i.e. triple division): the Ramnes of Latin origin, the Tities, of Sabine origin, the Luceres, of Etruscan origin. Each tribe (tribus) was composed by the four castes described above. The representative of a tribe before the King (Rex) was the tribunus and his seat was the tribunal. Each tribe elected a hundred patrician elders, and these three hundred senators (senatores) elaborated the laws and presented them to the King for approval. The Rex was the supreme priest, the head of State and the chief of the Army.
The first King, Romulus, was mostly a Warlord who, since the foundation of the city, imparted the warrior nature to his nation, which would become its principal feature throughout Roman history. The Romans were a people of warriors, disciplined, loyal, stern, courageous and with a high sense of justice. They did not indulge so much in speculation and philosophy as the Greeks did.
Remus and Romulus represent the mythical pair of twins of which one is mortal and the other is immortal, like Nara and Nārāyaṇa in India and the Dioscures twins in Greece. In fact, Romulus, at the apogee of his glory, was assumed into heaven with his body and became the God Quirinus. For this reason the inhabitants of Rome were also known as Quirites. Romulus is the first of the seven Kings of the city. His successor was Numa, the legislator and the founder of Roman Religion. Numa was a disciple of Pythagoras and reformed the ancient Trojan-Latin Religion on the basis of the Pythagorean doctrine. He was assisted in his venture by his wife, the Goddess Egeria.
First of all, Numa built the temple to the God Janus, the God of doors, of knowledge, of initiation, the remover of obstacle (similar to Ganeśa). The first month of the year was called Januarius in honour of this God, today’s January. Numa consecrated the Roman State to three principal deities: Jupiter, a priestly God, Mars, a warrior God, and Quirinus (Romulus), God-ancestor of the inhabitants of Rome.
He then entrusted the worship of such three Gods to three orders of sacerdotes (priests) called flamina (which has the same etymology of the sskr. brāhmaṇa), to whom he delegated his power as King of the sacred (Rex sacrorum). The worship of Vesta, the Goddess of the sacred ever lit fire in the temple dedicated to the Roman-Latin-Trojan Ancestors, remained central. He also established a luni-solar calendar of twelve months, specifying the favourable dates for animal sacrifices, vegetable oblations, and festivals in honour of the Gods.
For the popular cult he instituted the minor priestly order of the pontiffs headed by the Maximum Pontiff (Pontifex Maximus). Pontifex means “bridging” between men and Gods (the same concept of tīrthaṃkara). Until the end of the Empire, all Roman priests had to be of patrician descent. The Roman patricians (patricii) received the initiation from the Orphic-Pythagorean Mysteries, of which we have already spoken on this Website. Similarly the matrons (matronæ), received the initiation from the Mysteries of the Bona Dea (Good Goddess) reserved only to women. In the forty years of Numa’s reign the bellicose city of Rome always remained at peace.

D. K. Aśvamitra

17. Gnosi e gnosticismo

Gnosi e gnosticismo

Nella lingua greca antica, con gnosi (γνῶσις, leggi gnòsis) si intendeva la conoscenza acquisita attraverso il percorso del sentiero iniziatico dei Misteri. La parola è correlata al termine sanscrito jñānasia per l’etimo sia per il senso, dunque, era considerata sinonimo di sophia (σοφία, leggi sofìa), “saggezza” o “sapienza”. La gnosi era anche contraddistinta dal metodo intellettuale e discriminatorio usato per raggiungere questa saggezza, e in tal senso, può essere ben resa in sanscrito dal termine Brahmavidyā. Lo Gnostico (γνώστης, leggi gnòstes, sskrt. jñāni) era perciò un uomo che veniva preparato teoricamente con la filosofia e, dopo essere stato iniziato ai Misteri, poteva raggiungere la vera conoscenza attraverso l’indagine intellettuale (jñānaśakti vicara) piuttosto che attraverso sacrifici, rituali o devozione. L’approccio cognitivo degli gnostici procedeva per sintesi, cioè trascendeva la conoscenza analitica della molteplicità, considerata falsa conoscenza; ma con la decadenza dell’antica religione greca e dei suoi percorsi iniziatici (sādhanā mārga) di forma misterica, a causa di una nuova commistione con culture e tradizioni non greche, nel periodo dell’Ellenismo si finì per confondere la sintesi propria alla gnosi con il sincretismo.

Con sincretismo si deve intendere l’identificazione di simboli e dottrine fra loro eterogenei, simili solo in apparenza e che così creano una confusione che ha solo l’apparenza di intellettualità: questa tendenza deviante è nota come gnosticismo. Per questo motivo si dovrebbe avere molta cura di non confondere lo gnosticismo con la vera gnosi, sebbene nel periodo ellenistico il confine fra l’uno e l’altra fosse difficile da definire con chiarezza. Infatti, alcuni degli ultimi neoplatonici furono contaminati dall’influenza sincretistica dello gnosticismo.

Le comunità ebraiche sparse per tutto l’Impero Romano, avevano perso la conoscenza della loro lingua e alla fine adottarono come lingua il greco; per questo motivo, nel terzo secolo a.C. decisero di tradurre la Bibbia in questo idioma. Da quel momento l’influenza del pensiero greco si propagò nelle comunità ebraiche e lo gnosticismo prese vita da questo sincretismo culturale. La branca più antica dello gnosticismo nacque in Egitto, ai margini della religione ebraica, nella confraternita dei “Terapeuti”, comunità ebraica certamente derivata dall’ordine iniziatico degli Esseni; si discuterà di loro più avanti, quando descriveremo la religione ebraica e la nascita del cristianesimo. Non sembra, tuttavia, che i Terapeuti fossero una saṃpradāya né che avessero guru, paramparā o alcun metodo iniziatico (prakriyā). Vivevano in povertà nel deserto, uomini e donne insieme, dedicandosi all’ascetismo e alla preghiera notturna fino all’alba. Fortemente influenzati dalla religione egizia, questi ebrei si dedicarono a coltivare la scienza medica, da cui deriva il nome con cui sono conosciuti; e sembra che questa scienza medica fosse molto simile alla teurgia neoplatonica.
È nell’alveo di questa comunità alessandrina che Filone Giudeo (20 a.C.-45 d.C.) elaborò le nozioni basilari dello gnosticismo, anche alla luce della filosofia greca da cui fu profondamente influenzato. Il suo sincretismo gnostico consisteva nel mescolare la filosofia greca (principalmente quella platonica) con il testo biblico rivelato: fu il primo a sostenere che i filosofi “pagani” potevano essere utili per spiegare il significato più profondo della Bibbia ebraica. In questo modo mescolò inestricabilmente il pensiero greco (incluso quello misterico) con una religione semitica, molto diversa e spesso incompatibile con la mentalità ellenica.
Sia la filosofia sia le dottrine iniziatiche dei greci erano sempre state aperte al confronto con qualsiasi dottrina sapienziale proveniente da altre civiltà. Al contrario, attraverso Filone, l’esclusivismo semitico usò la saggezza greca ed ellenistica per confermare la credenza che l’ebraismo fosse l’unica vera religione al mondo e che il suo Dio avesse scelto solo gli ebrei come “popolo eletto” tra tutte le nazioni della terra. Nei secoli seguenti, i teologi cristiani seguirono l’esempio di Filone usando la saggezza greca per dare profondità e significato all’Antico Testamento e al Vangelo.

Lo gnosticismo ebraico non fu un movimento omogeneo: ogni comunità assunse posizioni dottrinali diverse, spesso in competizione e contrasto tra loro. Il cristianesimo delle origini risentì certamente dell’influenza gnostica, come si può capire leggendo il Vangelo di San Giovanni o le Epistole di San Paolo. Dopo la crocifissione di Gesù, si crearono molte divisioni nella neonata chiesa, con tendenze più o meno profondamente gnostiche. Così, ancor prima che il cristianesimo emergesse dal giudaismo e si costituisse come nuova religione autonoma, fu coinvolto dai i suoi membri gnostici in estenuanti dispute dottrinali. Vediamo ora brevemente quali sono le caratteristiche dello gnosticismo giudeo-cristiano, perlomeno quelle che si possono individuare dai pochi documenti che ci sono pervenuti. Come è già stato spiegato nei primi articoli di questa raccolta, le tradizioni occidentali, incluse le religioni semitiche, avevano in comune la struttura bipartita in esoterismo ed essoterismo.

L’esoterismo costituiva il dominio dell’iniziazione (dīkṣā) e l’essoterismo quello della religione per profani, vale a dire per i non iniziati (adīkṣita). È necessario ricordare sempre questa caratteristica sconosciuta all’Induismo, se si vogliono comprendere bene le tradizioni dell’Occidente e le ragioni della loro decadenza e corruzione, perché lo gnosticismo nasce proprio dalla confusione tra questi due domini e dalla divulgazione di insegnamenti riservati ai conoscitori (jñāni) a persone prive di qualificazioni intellettuali (anadhikāri). L’equivalente di ciò che sono i riti di ripetizione dei mantra e di meditazione furono distribuiti senza alcuna iniziazione preliminare; e banali questioni sociali e morali furono interpretate come fossero profondi segreti metafisici. Tra questi spicca il problema del “bene e del male” che ancora oggi turba le menti occidentali. Nelle religioni monoteistiche semitiche, una questione meramente comportamentale riguardante l’azione che produce pāpa e puṇya, ossia il problema del “bene e del male”, è assurta al livello di una “pseudo metafisica”; e questo perché Dio e Satana sono considerati come entità irriducibilmente rivali. È vero che Dio ha creato Satana come angelo e che quest’ultimo si è ribellato contro di Lui; non si deve scordare però, per comprendere quanto stiamo cercando di esporre, che per queste religioni ciò che viene creato lo è in eterno: eterno, ma con un inizio. Pertanto, il male prodotto da Satana direttamente o indirettamente è eterno; anche l’inferno è eterno e l’anima che fa il male finisce all’inferno e resterà lì soffrendo per sempre.

Come si può facilmente riconoscere, tutti i monoteismi di fatto sono dualisti. Lo gnosticismo, così come si manifestò nel giudaismo e nel cristianesimo, da un’influenza mal compresa del pensiero greco, rese dogmatico il dualismo, arrivando ad affermare che Dio, chiamato Abrasáx, creò le Realtà spirituali, mentre il Demiurgo, spesso identificato con Satana, creò il mondo materiale: quindi Satana collabora con Dio nella creazione del mondo; per esempio, Dio crea le anime e Satana i corpi.
Dio è il Satana splendente prima della ribellione e Satana è il Dio oscuro di questo mondo manifestato. Molti gnostici arrivarono a considerare il Dio biblico come il Demiurgo (cioè Satana) e Gesù la sua proiezione umana sulla terra. Così, invece di trascendere il problema del bene e del male, si cercò di risolverlo mescolando il bene con il male, la verità con l’errore, la luce con l’oscurità. Da ciò ne consegue che paradossalmente si può raggiungere Dio con l’aiuto del diavolo; si possono conseguire meriti compiendo atti riprovevoli. Pecca fortiter: sembrerebbe che occorra “peccare molto” se si vuole ottenere la gnosi! Quindi, tutte le violenze contro il prossimo, tutte le depravazioni erotiche, tutti gli incantesimi più pericolosi, tutti i sacrilegi contro la religione, possono assurgere al ruolo delle preghiere più sublimi. La spiegazione di questi comportamenti aberranti è fornita da segreti, rivelazioni misteriose, simbolismo confuso, dottrine contraddittorie. E dietro a tutto ciò, riappare il connotato malvagio del Dio atlantideo dalla testa d’asino.

Pertanto, la letteratura gnostica che ci è pervenuta è difficile da valutare: a volte riproduce autentici insegnamenti pitagorici, platonici e biblici; a volte è un miscuglio di simboli difficili da interpretare, che fa pensare che la chiave di accesso sia andata smarrita, anche se spesso non c’è nulla a cui accedere; anzi, in molti casi si tratta solo di magia nera e stregoneria diabolica.

Le diverse correnti gnostiche si strutturarono in Chiese con propri patriarchi, vescovi e sacerdoti, e durarono per alcuni secoli finché le altre Chiese cristiane, dopo averle giudicate eretiche, le distrussero completamente.

Oggi, giocando sull’equivoco e in perfetta malafede, i propagandisti delle diverse Chiese cristiane, accusano tutti gli itinerari iniziatici basati sulla conoscenza (jñāna mārga) di essere gnostici. In questo modo cercano di sopraffare le altre religioni con cui dichiarano di voler “dialogare”. Ma è proprio la loro ostilità verso la conoscenza e l’intellettualità a smascherarli. Ciò dovrebbe pure far riflettere tutti sulla loro sincerità di fondo.

D. K. Aśvamitra

17. Gnosis and Gnosticism

Gnosis and Gnosticism

In ancient Greek, gnosis (γνῶσις, read gnòsis) meant the knowledge reached through the initiation path of the Mysteries. The word is related to the saṃskṛta term jñāna both in etymology and purport. Therefore, it was synonymous with sophia (σοφία, read sofìa), wisdom or sapience. However, gnosis also had the sense of the intellectual and discriminative method used to attain wisdom and, in this sense, it can be well rendered in saṃskṛta as Brahmavidyā. Therefore, the Gnostes (γνώστης, read gnòstes, sskr. jñāni) was a man who, having been prepared theoretically by philosophy and after having been initiated into the Mysteries, had attained real knowledge through intellectual inquiry (jñānaśakti vicara), rather than through sacrificial rituals or devotion.
The cognitive approach of the Gnostes proceeded by synthesis, that is to say, they transcended the analytical knowledge of the multiplicity, considered false knowledge. However, with the decadence of the ancient Greek religion and its initiation paths (sādhanā mārga) of Mysteries, and because of a new coexistence with non-Greek cultures and traditions, in the period of Hellenism, they confused the synthesis with syncretism. Syncretism means the identification of heterogeneous symbols and doctrines which are only apparently similar, creating a confusion that has only the appearance of intellectuality. This deviant tendency is known as Gnosticism. Therefore Gnosticism should not be confused with true gnosis, although in the Hellenistic period, often the boundary between them was difficult to define. And some of the last neo-Platonists were polluted by the syncretistic influence of Gnosticism.
The Jewish communities scattered throughout the Roman Empire had lost the knowledge of their language and at last spoke only Greek. For this reason, in the third century BC they decided to translate the Bible into Greek. From that moment the influence of Greek thought on Jewish communities sprang up. Gnosticism arose from this cultural influence. The most ancient Gnosticism was born in Egypt on the edge of the Jewish religion, in the community of “Therapists”. These were a Jewish community certainly derived from the initiatic order of the Essenes; we will discuss about them later while describing the Jewish religion and the birth of Christianity. It does not seem, however, that the Therapists were a saṃpradāya neither that they had gurus, paramparās nor any initiatic method (prakriyā). They lived in poverty in the desert, men and women together, devoting themselves to asceticism and night prayers until dawn. Strongly influenced by Egyptian religion, these Jews devoted themselves to cultivating a medical science, from which comes the name by which they are known. It seems that this medical science was very similar to the Neoplatonic Theurgy.
It is from this community that Philo Judæus (20 BC – 45 AD) drew his basic Gnostic notions. However, in his native Alexandria he had studied the Greek philosophy by which he has been profoundly influenced. His Gnostic syncretism consisted in mixing Greek philosophy (mostly the Platonic one) with the revealed biblical text. He has been the first to argue that “pagan” philosophers could be useful to explain the deeper meaning of the Hebrew Bible. In this way he mixed inextricably Greek thought (including the Mysteric one) to a Semitic Religion, so different and often incompatible with the Hellenic mentality. In fact, both the exterior philosophy and the initiatic doctrines of the Greeks were open to comparisons with any sapiential doctrine proceeding from other civilizations. On the contrary, through Philo, the Semitic exclusivism used Greek and Hellenistic wisdom to confirm the belief that Judaism was the only true Religion in the world and that its God had chosen only the Jews as “elected people” among all the nations of the earth . Some centuries later, Christian theologians followed the example of Philo using Greek wisdom to give depth and meaning to the Old Testament and to the Gospel.
Jewish Gnosticism was not a homogeneous movement: each community took different doctrinal positions, often in competition with each other. Early Christianity itself was certainly born under a Gnostic influence, as it can be read in the Gospel of St. John or in the Epistles of St. Paul. After the crucifixion of Jesus, many divisions of the newborn church were produced, with more or less profoundly gnostic tendencies. Thus, even before Christianity emerged from Judaism as a new separate religion, it has been involved in doctrinal disputes with its Gnostic members. Let us briefly see which are the common features of the Judeo-Christian Gnosticism, at least what we can know from the few documents arrived up to us. As already explained in the first articles of this series, Western Traditions, including Semitic Religions, had in common the bipartite structure in esotericism and esotericism. The esotericism is the domain of initiation (dīkṣā) and the exotericism is the exterior religion for the profane non initiated people (adīkṣita). It is necessary to remember this characteristic, unknown in Hinduism, if one wants to understand well the traditions of the West and the reasons for their corruption. Gnosticism arose from the confusion between these two domains. Teachings reserved to knowers (jñāni) were divulged among people lacking any intellectual qualifications (anadhikāri). Rites of meditation and repetition of mantras were distributed without any preliminary initiation. Social and moral issues were interpreted as metaphysical secrets. Among the latter ones, stands out the problem of “good and evil” that still troubles Western minds. From a merely behavioral problem concerning the action producing pāpa and puṇya, in the semitic monotheistic religions the problem of “good and evil” has been raised to the level of “pseudo-metaphysics”. This because, in fact, God and Satan are rival entities. It is true that God created Satan as an angel and that the latter rebelled against him. But, for these religions what is created is considered eternal. Eternal, but having a beginning. Therefore, the evil produced by Satan directly or indirectly is eternal. Even hell is eternal, and the created soul that does evil ends down in hell, will remain there eternally, suffering for ever.
As we can easily recognize, all monotheisms in reality, are dualist. The Gnosticism, as was produced in Judaism and Christianity by a misunderstood influence of Greek thought, made dogmatic the dualism, coming to affirm that God, called Abrasáx, created spiritual things, while the Demiurge, often identified with Satan, created material things. Thus Satan cooperates with God in the creation of the world. God creates souls, Satan bodies. God is the shining Satan before the rebellion and Satan is the dark God of this manifested world. Many Gnostics considered the Biblical God to be the Demiurge i.e. Satan, and his human projection on the earth was Jesus. Thus, instead of transcending the problem of good and evil, it is solved by mixing good with evil, truth with error, light with darkness. So you can reach God with the help of the devil, you can get merit by making only demerits. “Pecca fortiter” (“sin hard”, in Latin) if you want to get the Gnosis! So, all the violence against the neighbour, all the sexual woes, all the most dangerous spells, all the sacrileges against religion, can become the most sublime prayers. The explanation of these aberrant behaviours is provided by means of secrets, mysterious revelations, muddled symbolism, self-contradictory doctrines. And behind all this, the presence of the ass-headed God of Atlantean origin sometimes reappears.
Therefore the Gnostic literature that has reached us is difficult to evaluate: sometimes it reproduces authentic Pythagorean, Platonic and Biblical teachings; sometimes it is a jumble of symbols difficult to interpret that makes you think that you don’t have the access key, even if often there is not access to anything; or, finally, it deals sometimes with evil magic and diabolic sorcery.
The different Gnostic currents were structured in Churches with their bishops, priests and patriarchs and lasted for few centuries until the other Christian Churches completely destroyed them as heretical.
Nowadays playing on the equivocal and in perfect bad faith the propagandists of the different Christian Churches accuse all the initiatory paths based on knowledge (jñāna mārgas) to be Gnostics. In this way they spread about the other religions with which they declare to “dialogue”. Instead, it is their hostility towards knowledge and intellectuality that should make reflect everybody on their underlying sincerity.

D. K. Aśvamitra