August 7, 2017

11. La Civiltà greca: il lato luminoso (III)

La Civiltà greca: il lato luminoso (III)

Esoterismo, i misteri: da tempo immemorabile l’esoterismo, il dominio iniziatico, nell’antica Grecia aveva assunto la forma dei Misteri. Come già spiegato nel terzo articolo (Iniziazione e Misticismo), Mistero significa qualcosa di incomunicabile e myste, l’iniziato, ha lo stesso significato e origine etimologica di muni, colui che rimane in silenzio. Occorre però distinguere tra mistero e segreto: il segreto è un’informazione che deve rimanere riservata, ma se rivelata può essere compresa e comunicata da chiunque; al contrario il mistero, se esposto pubblicamente e spiegato, rimane incomprensibile per tutti coloro che non sono qualificati a comprenderlo (jñānādhikārin), essendo incomunicabile per sua natura.
I Misteri erano delle Organizzazioni iniziatiche con un Gran Maestro chiamato “Ierofante” (ἱεροφάντης, leggi hierophàntes “colui che mostra le cose sacre”), il Guru principale, e un certo numero di mistagoghi (μυσταγωγοί, leggi müstagogòi), gli Upaguru. Ad eccezione dei Misteri Eleusini che avevano sede solo ad Eleusi, gli altri Misteri avevano i loro rappresentanti in quasi tutte le città greche.

I Misteri eleusini: una delle più antiche sedi di Misteri era a Eleusi. Sin dal tempo della civiltà micenea di popolazione acheo pelasgica (XVI-XI secolo a.C.), i Misteri Eleusini erano già famosi in tutta la Grecia: il mito di Demetra (sskrt. Devamātṛ) spiega le origini di questo santuario.
Demetra era la Dea della Terra e la protettrice dell’agri-coltura, specialmente del grano. La Dea aveva avuto da Zeus, Dio del cielo, una figlia di nome Persefone, “colei che dà crescita”. Un giorno Ade, il dio del regno dei morti, la rapì per farne la sua sposa e a tal scopo la trascinò negli inferi. A causa dell’assenza di Persefone, la terra non poteva più produrre nulla, con grave nocumento per uomini e animali.
Demetra disperata, vagò a lungo cercando la figlia e, durante il suo peregrinare, ricevette generosa ospitalità dal Re di Eleusi: per ripagarlo, la Dea iniziò il figlio del Re ai Misteri dell’agricoltura. In seguito, Demetra fece anche un accordo con Ade affinché Persefone potesse rimanere con lei sulla terra per sei mesi e per gli altri sei mesi con il marito, nel regno sotterraneo. Così iniziarono ad alternarsi l’estate e l’inverno. Ma quale era il significato iniziatico dei Misteri Eleusini?
L’uomo è come un chicco di grano; se non viene messo nella terra per marcire, la nuova spiga non crescerà: questo è il segreto della morte iniziatica, morire prima di morire, cioè durante la vita, così importante per tutti i Misteri Greci. Questa morte è la fine della condizione profana e il conseguimento della rinascita come iniziati. Per questo motivo, il nuovo iniziato ai misteri eleusini veniva chiamato neofita (νεόφυτος, leggi neòphytos), nuova pianticella.
La crescita spirituale dell’iniziato era raggiunta quando questi fosse stato in grado di produrre la spiga di grano in sé stesso, cioè acquisisse la capacità di avere discepoli diventando così un maestro. I Misteri Eleusini erano divisi in due fasi: Piccoli Misteri e Grandi Misteri. I Piccoli Misteri venivano celebrati alla fine dell’inverno e consistevano in una serie di prove iniziatiche di purificazione, di catarsi (κάθαρσις, leggi kàtharsis). I Grandi Misteri si svolgevano in autunno ed avevano al centro della loro ritualità la morte iniziatica a cui seguiva la trasmissione del metodo (μέθοδος, leggi méthodos, “la via per andare oltre”, cioè sādhana mārga). Il metodo consisteva in attività che coinvolgevano corpo, parola e mente (dròmena, legòmena e deiknỳmena). Un anno dopo l’Iniziazione ai Grandi Misteri, lo Ierofante insegnava al neofita il modo in cui ottenere la visione interiore (ἐποπτεία, leggi epoptèia, in sanscrito antardarśana). Gli iniziati che realizzavano conoscenze superiori, venivano poi riconosciuti come maestri e capaci di trasmettere l’iniziazione (μύησις, leggi mỳesis o τελετή, leggi teletè). Il grado successivo era quello degli “amici di Dio” (θεόφιλες, i teofili), quelli che dopo la morte avrebbero condiviso la dimora degli dei.

I Misteri dionisiaci: questi Misteri, sebbene diffusi in tutta la Grecia e in seguito in tutte le città dell’Impero Romano, non erano di origine ellenica. Infatti, si suppone che il culto di Dionisio da cui derivano, fosse di origine Tracio-Scita (śaka). Secondo il mito, Dioniso, il cui nome significa “figlio di Dio”, nacque più a est della Grecia, da Zeus e Semele. Dal momento che Zeus era sempre apparso alla sua amante in forma umana, quando Semele rimase incinta gli chiese di mostrarsi a lei nella sua forma universale. Ma la teofania del Dio fu così devastante che Semele morì travolta dalla luce di Zeus. Questi tuttavia riuscì a salvare il feto di suo figlio cucendolo nella sua coscia e dopo nove mesi da questa venne alla luce Dioniso (nell’immagine sotto).
Abbiamo già detto che la coscia in greco si chiama meròs, una parola che allude al Monte Meru della tradizione hindū. A causa di questa seconda nascita Dioniso fu anche chiamato Dithyrambus, “nato due volte” (dvija). Per evitare ulteriori pericoli, fu trasformato in un bambino e affidato alle sette ninfe Iadi, figlie di Atlas. Queste gli diedero una terza nascita che corrisponde all’iniziazione vera e propria configurandosi come una rinascita alla saggezza attraverso questi passaggi:

Il primo maestro è la madre, il secondo è il padre, il terzo il guru”.

In cambio dell’insegnamento impartito a Dioniso, Zeus promosse le Iadi a diventare la costellazione che forma la testa dello zodiaco, Taurus. Grazie a questa conoscenza, Dioniso scoprì la vite e gli effetti del vino; questa bevanda inebriante ebbe un ruolo determinante nella ritualità dei suoi Misteri. Armato di viti e con un corteo di Satiri e Sileni, Dioniso partì alla conquista dell’India. Questa pacifica conquista rappresenta miticamente la penetrazione del Tantrismo nel Subcontinente. Ritornato dall’India cavalcando una tigre o un toro e indossando una pelle di leopardo, Dioniso arrivò per la prima volta in Grecia, ma poiché il suo corteo stravolgeva le vecchie usanze e scandalizzava la gente, non venne ben accolto.
Dovette combattere, anche violentemente, per affermare la sua divinità. I seguaci di Dioniso si riunivano di notte nelle foreste dove tenevano banchetti a base di vino e carne cruda, con orge che coinvolgevano uomini e donne. Al culmine di queste ritualità estreme, il Dio prendeva possesso dei suoi adepti, guidandoli a esperienze di samādhi violento, con comportamenti sfrenati. Non si sa molto dei Misteri Dionisiaci, perché se qualche profano avesse cercato di spiarne lo svolgimento, la pena comminata sarebbe stata la morte per smembramento. Tuttavia, siamo a conoscenza del fatto che anche in quei Misteri c’erano i tre gradi di Katharsis, Paradosis ed Epopteya. Il dionisismo ebbe parecchio successo tra le donne, chiamate Menadi (Baccanti, in latino), molto temute per la violenza della loro trance.

I Misteri orfici: Orfeo, come Dioniso, non era greco, ma di origine Tracia-Scita (śaka). A differenza di Dioniso era figlio di Apollo e ciò indica una rettifica iperborea apportata all’iniziazione dionisiaca.
Orfeo apprese l’arte della poesia e della musica da suo padre Apollo e il suo canto era in grado di domare le bestie e portare ordine nella natura. Quando cantava era come se fosse tornata l’Età dell’Oro. Prese parte a diverse imprese con i più famosi eroi greci, ma il suo ruolo fu sempre quello di pacificatore e protettore. Il nucleo dei Misteri Orfici è illustrato nel mito del suo amore per la Ninfa (sskrt. yakṣiṇī) Euridice: essendo morta per un morso di serpente, Orfeo discese negli Inferi per convincere Ade e Persefone a restituirgli l’amata moglie. Da questo episodio fu riconosciuto a Orfeo il potere di placare le divinità del regno dei morti. Fu concesso, dunque, a Orfeo di riportare Euridice sulla terra dei viventi a condizione che non si girasse a guardarla prima d’essere usciti dagli Inferi. Il suo amore però era troppo ardente e non poté trattenersi dal guardarla; così Euridice scomparve di nuovo. Consumato dal dolore, rifiutò di partecipare a un rituale dionisiaco e per questa ragione fu ucciso e smembrato dalle Menadi.
Anche i Misteri Orfici erano caratterizzati dai tre gradi iniziatici già menzionati: Katharsis, Paradosis ed Epopteia. Sull’Orfismo abbiamo più informazioni perché molti intellettuali che furono iniziati a questi Misteri ci hanno lasciato alcuni ragguagli sulla sua dottrina: all’inizio c’era solo il Caos e nel Caos c’erano tre principi separati: tempo, vita e sostanza. Il tempo modellò la sostanza attraverso la vita e quindi nel Caos apparve un Uovo cosmico d’argento. Quando l’uovo si spezzò in due, Fanes, il Dio che risplende da sé, apparve insieme ai germi di tutte le cose e di tutti gli esseri del mondo.
Fanes si unì alla notte e da loro nacquero il Cielo e la Terra; successivamente dall’accoppiamento di tutti gli dei, nacquero gli spiriti della natura, degli uomini, degli animali e delle piante. Il corpo composto dagli elementi era considerato la categoria più bassa della manifestazione; infatti, nei Misteri Orfici era considerato un carcere da cui liberarsi. Lo strumento per raggiungere la liberazione era l’amore. Per questa ragione questo sentiero iniziatico (sādhanā) fu anche chiamato “Misteri d’Amore”. Attraverso l’amore, ci si distingue dal corpo, dai limiti della condizione umana e si matura la tensione per ritornare a Fanes. Questo processo potrebbe richiedere più di una vita, perciò l’Orfismo insegna la purificazione attraverso successive rinascite, finché si realizza la Divinità nella vita finale. Questo processo di purificazione avviene cancellando le coercizioni del Destino, che corrisponde al concetto di “karma passato”. Facevano parte dei rituali di purificazione anche disposizioni come indossare abiti bianchi, seguire una dieta vegetariana ed evitare sostanze intossicanti.

I Misteri di Samotracia e i Misteri Cabirici: si sa molto poco di questi Misteri. La loro origine atlantidea, attraverso i Popoli del Mare è sicura; quelli di Samotracia erano di origine semitica. Cabiri erano “i due grandi Dei”; infatti in tutte le lingue semitiche (inclusi ebraico e arabo) kabir significa “grande”. I Misteri di Samotracia si diffusero ampiamente in tutte le città costiere dell’Impero Romano, poiché questa iniziazione era riservata ai marinai. Invece i Misteri Cabirici, meno conosciuti, furono l’iniziazione delle corporazioni (śreṇi) dei fabbri. Probabilmente essendo diretti alle classi sociali più basse non attirarono l’attenzione dei letterati e dei filosofi, da qui la quasi totale mancanza di informazioni. Sappiamo solo che in questi Misteri il maestro non era chiamato mistagogo, ma paragogo (παραγώγος, leggi paragògos, “che conduce oltre”).
Questi ambienti iniziatici e le scuole filosofiche ricollegate ai Misteri ci forniscono una visione più completa del destino postumo dei greci. Anche Omero che nel IX libro dell’Odissea descriveva la grigia e triste terra dei morti senza alcun premio o punizione, nel IV libro dei suoi Inni ne fornisce una visione più completa e soddisfacente.
L’Ade era immediatamente sotto la superficie terrestre e vi si poteva accedere attraverso grotte e caverne ben note. La distanza tra Cielo e Terra era uguale alla distanza tra Ade e Tartaro. Questa distanza consente di comprendere l’abissale diversità della punizione che si patisce rispettivamente in ciascuna delle due parti dell’Inferno: i morti che avevano commesso gravi colpe erano puniti nell’Ade; mentre coloro che avevano compiuto azioni infami e gravi contro l’ordine divino e cosmico erano destinati al Tartaro. Infine, gli eroi caduti in battaglia andavano alle Isole dei Beati, nel mezzo dell’Oceano Atlantico. Molto probabilmente questa è un’allusione al sommerso arcipelago di Atlantide, terra dei morti per le stirpi eroiche e nobili. Queste isole erano anche conosciute come “Giardino delle Esperidi”, cioè delle ninfe figlie di Atlante.
Quanto a coloro che avevano compiuto buone azioni, essi ottenevano come premio finale i Campi Elisi, in attesa di trasmigrare a un nuovo corpo. I Campi Elisi erano nel centro dell’Ade, su una bellissima collina molto soleggiata, riservata a coloro che avevano compiuto in uguale misura il bene e il male e a quelli che non avevano mai fatto né l’uno né l’altro.
Questo tipo di inferno più “mite” corrisponde alla descrizione sopra menzionata di Omero.

D. K. Aśvamitra

11. The Greek Civilization: The bright side (III)

The Greek Civilization: The bright side (III)

Esoterism, the Mysteries: In ancient Greece, from immemorial time, esoterism, the initiatic dominion, had the form of Mysteries. As already explained in the third article of this series (3. Initiation and Mysticism), Mystery means something incommunicable, and as well as myste, the initiate, has the same meaning and etymological origin of muni, the one who remains silent. It is appropriate here to distinguish between mystery and secret. Secret is an information that must remain confidential, but if revealed can be understood and communicated by anyone. On the contrary, mystery, if publicly exposed and explained, remains incomprehensible for all those who are not qualified to understand (jñānādhikārin), being incommunicable by its nature. Mysteries were initiatic organization with a main master called “Hierophant” (ἱεροφάντης, read hierophàntes “the one who reveals sacred things”, the main Guru, and a number of mystagogues (μυσταγωγοί, read müstagogòi), Upagurus. Except for the Eleusinian Mysteries, seated in Eleusis, the other Mysteries had their representatives in almost all Greek cities.

Eleusinian Mysteries: One of the oldest seat of a Mystery was Eleusis. Since the time of the Mycenaean civilization (16th-11th century B.C.) an Achaean Pelasgic population, the great complex of the Eleusinian Mysteries was famous throughout Greece. The myth of Demeter (Devamātṛ) tells the origins of this sanctuary. Demeter was the Goddess of the Earth and the protector of agriculture, especially of wheat. The Goddess had a daughter from Zeus, the God of Heaven, Persephone “who gives growth.” One day, Hades, the divine King of Dead, abducted her to make her his bride and dragged her into his underground kingdom. Due to the absence of Persephone the earth could no longer produce anything, with severe danger for men and animals. Demeter, desperate, wandered for a long time in her quest. She received generous hospitality from the King of Eleusis. To repay, Demeter initiated the King’s son to the mysteries of agriculture. Demeter later made a deal with Hades so that Persephone could stay with her mother on the earth for six months and for six months with her husband underground. Thus summer and winter began.
But which was the initiatic meaning of the Eleusinian Mysteries? Man is like a grain of wheat. If it is not grounded to rot, the plant will not grow. This is the secret of initiatic death: to die while staying alive, so important to all Greek Mysteries. Initiatic death is the end of the profane condition and the attainment of rebirth as initiate. For this reason, a fresh initiated to Eleusinian Mysteries was called neophyte (νεόφυτος, read neòphütos), a new seedling. The spiritual growth of the initiate was achieved when he had produced the ear of wheat in himself, namely the ability to make disciples, to become a master.
Eleusinian Mysteries were divided into two phases: little mysteries and Great Mysteries. The little mysteries were celebrated at the end of winter. They consisted in a series of initiatic trials of purification, catharsis (κάθαρσις, read kàtharsis). The Great Mysteries took place in autumn and were a ritual of initiatic death, followed by the transmission of the method (μέθοδος, read méthodos, “the way to go further”, i.e. sādhana mārga). The method consisted of a triple action performed with body, word and mind (dròmenalegòmena and deiknǘmena). One year after the Great Mysteries, the Hierophant taught the interior view (ἐποπτεία, read epoptèia, i.e. antardṛṣṭi) to the beginner. Initiates endowed with greater knowledge later on were recognized as masters and capable of transmitting initiation (μύησις, read mǘesis; or τελετή read teletè). Next degree was that of God’s friends (θεόφιλες, read theophiles), those who after death would share the dwelling of Gods.

Dionysian Mysteries: These Mysteries, though diffused throughout Greece and later in all the cities of the Roman Empire, were not of Hellenic origin. In fact, one supposes that their founder Dionysius was a Thracian-Scythian (śaka). According to the myth, Dionysus, whose name means “son of God”, was born further east of Greece from Zeus and Semele. Since God always appeared to his lover in human form, Semele, being pregnant, asked Zeus to appear to her in his universal form. But the apparition of God was so devastating that Selene died blown away by the light of Zeus. The God, however, managed to save his son’s fetus stitching him to his thigh. After nine months Zeus’ thigh gave birth to Dionysus. We have already said that thigh in Greek is called meròs, a word that alludes to Mount Meru of Hindū Tradition. Due to this second birth Dionysus was also called Dithyrambus, “twice born” (dvija). To avoid further danger he was transformed into a kid and entrusted to the seven Hyades Nymphs, daughters of Atlas. The seven wise Nymphs gave him a third birth to wisdom. So this third rebirth was the very initiation: “First master is the mother, second is the father, the third the guru.” In return for the teaching given to Dionysus, Zeus promoted the Hyades to be the constellation of the head of the zodiac Taurus. Thanks to this knowledge Dionysus discovered the vine and the effects of wine. The intoxicating liquid played a key role in the rites of his Mystery. Armed with vines and with a cortege of Satyrs and Sileni, Dionysus set out to conquer India. This peaceful conquest represents the penetration of Tantrism in the Subcontinent. Returning from India, riding a tiger or a bull and wearing a leopard skin, Dionysus arrived for the first time in Greece. He and his followers upset the old customs and scandalized the people, therefore he was not welcome. He had to fight, even violently, to impose his worship. Dionysus’s followers used to gather at night in the forests where they held banquets with wine and raw meat, with orgies involving men and women. At the climax of these extreme ritual acts, God took possession of his followers, leading them to experiences of violent samādhi with unbridled behaviors. Not much is known about the Dionysian Mysteries, because if any profane tried to watch them secretly, he would be killed and dismembered. However, we know that even in those Mysteries there were the initiation three degrees of katharsisparadosis and epopteya. Dionysism was very successful among women, called Maenads or Bacchae (in Latin), greatly feared for the violence of their trance.

Orphic Mysteries: Orpheus as Dionysus was not Greek, but of Thracian-Scythian (śaka) origin. Unlike Dionysus, he was Apollo’s son and for this reason he represents a Hyperborean rectification to Dionysian initiation. He learned the art of poetry and music from his father Apollo and his singing was able to tame the beasts and bring order in the nature. When he sang it was as if the Gold Age had returned. He participated in several feats with the most famous Greek heroes, but his role was always as peacemaker and protector. The core of the Orphic Mysteries is illustrated in the myth of his love for the Nymph (i.e. yakṣiṇī) Eurydice. Unfortunately Eurydice died due to a snake bite. Orpheus then discended to the Underworld to convince Hades and Presephone to return him his beloved wife. Orpheus also was able to appease the Gods of the dead. He was granted to bring Eurydice back to the land of the living, as long as he didn’t look back at her before they both were out of the Underworld. But his love was too strong, and he could not refrain from looking at her. Eurydice disappeared again. Consumed with grief he refused to participate in a Dionysian ritual, and for this reason he was killed and dismembered by Maenads. Also the Orphic Mysteries were characterized by the already mentioned three initiatic degrees: katharsisparadosis and epopteia. We have more information about Orphism because many intellectuals were initiated to its Mysteries, and they left us some notion of the doctrine. At the beginning there was only Chaos. In Chaos there were three separated principles: time, life and substance. Time modeled the substance through life, and then in the Chaos a cosmic silver egg appeared. When the egg broke in two, Phanes, the self-luminous God, appeared along with the germs of all the worldly objects and beings. Phanes coupled with the night and, the Sky and the Earth were born; afterwards, in pairs all the Gods, the spirits of nature, men, animals and plants were born. The body was the lowest production. In the Orphic Mysteries the body was considered as a jail from which to be freed. The instrument for Liberation was Love. For this reason this initiatic path (sādhanā) was also called “Mysteries of Love”. Trough love, we differentiate ourselves from the body, from our limited humanity, and we tend to go back to Phanes. This process may take more than a single life. Therefore Orphism teaches the purification through successive rebirths, until one becomes God in a final life. This process of purification occurs by canceling the coercions of Fate, which corresponds to the concept of “past karma“. Injunctions to wear white clothes, to follow a vegetarian diet and to avoid intoxicants, were also part of the purification rituals.

Mysteries of Samothrace and Cabirian Mysteries: Very little is known about these Mysteries. Their Atlantean origin, through the Peoples of the Sea is sure; those of Samothrace were of Semitic origin. The meaning of Cabirian was “great Gods”; in fact in all Semitic languages (including Hebrew and Arabic) kabir means “great”. The Mysteries of Samothrace spread vastly in all the coastal cities of the Roman Empire. In effect, that initiation was reserved to sailors. Instead, the lesser-known Cabirian Mysteries were the initiation of the blacksmith’s corporation (śreṇi). Probably being directed to the lowest social classes they did not attract the attention of the literates and philosophers, hence the lack of information about them. We only know that in those Mysteries the master was not called a mystagogue, but a paragogue (παραγώγος, read paragògos, “which leads beyond”).
From these initiatic environments and from the philosophical schools connected to the Mysteries derives a more complete vision of posthumous destinies. Also Homer, who in the 9th Book of Odyssey, described the gray and sad land of the dead, without any prize or punishment, in 4th Book and in his Hymns illustrates a more sympathetic and satisfying vision. Hades was immediately below the Earth surface and could be accessed through well known caves and caverns. The distance between Sky and Earth was equal to the distance between Hades and Tartarus. This distance well illustrates the abysmal diversity of punishment between these two parts of the Hell.
From these sources we know that the dead who had committed serious faults were punished to Hades. Instead, those who had done infamous and serious acts against the divine and cosmic order were condemned to Tartarus.
The heroes dead in battle, however, went to the Islands of the Blest, in the middle of the Atlantic Ocean. Most likely this is an allusion to the submerged Atlantean archipelago, land of the dead for the heroic or gigantic races. These islands were also known as “Garden of the Hesperides”, the Nynphs daughters of Atlas.
Instead, those who had done good deeds obtained as final prize the Elysian Fields, until their transmigration to a new body. The Elysian Fields were in the centre of Hades, but they were on a beautiful, abloom and sunny hill. Those who had done good and bad in life in equal quantity or those who had never done either of them, went to the Asphodel Fields. This kind of indolent Hell corresponds to the above mentioned description of Homer.

D. K. Aśvamitra