April 20, 2017

3. Iniziazione e misticismo

Iniziazione e misticismo

Il significato della parola “iniziazione” esprime correttamente il significato del termine sanscrito dīkṣā. Deriva dal latino initiatio che indica l’accettazione rituale di un discepolo in un’organizzazione iniziatica, nota come Mysterium. I sampradāya (organizzazioni iniziatiche) che conferivano l’iniziazione erano diversi, situati in santuari simili ai maṭha e ai pīṭha dell’Induismo.
In ogni santuario l’iniziazione ai Misteri delle diverse divinità era conferita da alcuni maestri-sacerdoti e in questo modo il dio o la dea locale diveniva l’iṣṭadevatā dell’iniziato. Il nome della Divinità veniva recitato come jāpa insieme ad altri suoni, come ad esempio “evoé” (εὐοῖ) o “” (ἰώ), senza alcun significato letterale, come i bīja mantra dell’Induismo. I santuari più famosi erano dedicati alle dee Demetra (Bhūdevī) e Persefone (la Dea della luna) vicino alla città di Eleusi, non lontano da Atene. Quelli dedicati a Zeus (il Re degli Dei) e alla sua consorte Dione, a Dodona in Epiro, l’odierna Macedonia; altri importanti Misteri erano dedicati al Dio Dioniso (simile al saiva tāntrika sādhana), ai divini gemelli Kabiri (gli Dei del fuoco sotterraneo), in Grecia; il mysterium Orfico-Pitagorico dedicato al Dio del sole Apollo (corrispondente a Sūrya), in Italia meridionale; quelli della Magna Mater (Grande Madre) e di Bona Dea (Buona Dea), a Roma.
Il verbo latino inire significa “entrare” ed esprimere l’idea di accedere a una nuova condizione di esistenza, a una diversa esperienza interiore. Perciò initiatio fu usato anche per definire il rituale atto a produrre questo profondo cambiamento nella vita dell’individuo e a introdurlo nell’ambito misterico. Il guru era chiamato initiator in latino, μυητής (leggi myetés) o μυσταγωγός (leggi mystagogòs) in greco. Conferendo la dīkṣā (initiatio; μύησις, leggi mýesis) trasformava con questa modalità un profano (prophanus; gr. αμύητος, leggi amýetos) in un dīkṣita (initiatus, μύστης, leggi mýstes). Quest’ultimi termini greci derivano dal verbo μυέω-μύω (leggi myéomýo), il cui significato letterale è “rinchiudersi” in uno spazio sacro o, anche, “chiudere” le proprie labbra, ossia venire a far parte di una comunità sacra e, allo stesso tempo, di mantenere in se stessi il rahasya[segreto, N.d.T.] incomunicabile. Come s’è già detto, il dominio riservato ai dīkṣitaera chiamato esoterismo (dottrina interiore e il sādhana), mentre il dominio aperto alla maggioranza delle persone ordinarie, i profani veniva chiamato essoterismo (culto esteriore, religione).

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Durante il IV secolo d.C., quando gli Imperatori romani si convertirono alla religione cristiana insieme ai loro sudditi, tutti questi termini passarono all’iniziazione cristiana. In realtà, all’interno della Chiesa cristiana essoterica, le influenze di molte organizzazioni iniziatiche sono continuate per lo più nei monasteri, presso le confraternite guerriere e le corporazioni artigiane (śreṇi). Nel tardo Medioevo, con il declino degli Ordini monastici e con la sanguinosa distruzione dell’Ordine del Tempio da parte del Re di Francia con l’approvazione del Papa (1313-14 A. D.), le iniziazioni cristiane scomparvero. Da quel momento i termini “mistico” e “mistica” non significarono più dīkṣita e sādhana, ma designarono solo un nuovo fenomeno religioso, quindi essoterico. La mistica e, soprattutto, il misticismo divennero un nuovo approccio religioso esteriore, un’esperienza spontanea, individuale, emotivamente intensa, senza alcuna connessione con una guruśiṣyaparamparā regolare, senza alcun sādhana basato su yantra, mantra, tantra. I mistici sono più simili ai medium del villaggio, a volte posseduti spontaneamente da Dei, genii e altri esseri, che essi considerano come fossero di volta in volta Dio, Gesù, la Vergine Maria, altri Santi e Diavoli. Il mistico ha una naturale predisposizione ad aperture psichiche, rimanendo passivo a influenze provenienti dall’esterno. Citiamo ora come un teologo cattolico contemporaneo definisce il “misticismo”:

Che cos’è allora la mistica? Non è “mai” qualcosa di acquisibile attraverso degli esercizi, delle tecniche ascetiche o dei cammini esoterici. Non presuppone alcuna perfezione morale né tantomeno una evoluzione spirituale simile a quella biologica. Dice Santa Teresa d’Avila: “non ci si eleva se Dio non ci eleva”; per cui la mistica in quanto “esperienza” è la violenta, improvvisa irruzione di Dio nell’anima, la loro unione. I mistici parlano di “incendio d’amore”, di “illuminazione”, di “divinizzazione”, di dono di grazia immeritata e inaudita, indubitabile e incomprensibile al tempo stesso, eccelsa e folgorante, colma di fremente godimento trasformante. Non è necessario scrivere un trattato per spiegare che cosa significhi “grazia”. Basta far riferimento ad un termine di immediata comprensione: “gratis”. La mistica in quanto “disciplina teologica” si interessa di studiare le testimonianze di coloro che nella storia delle religioni hanno sperimentato quanto abbiamo appena detto e molto più. Nel corso dei secoli si sono proposte molte definizioni. La più completa è senz’altro quella coniata da P. Albert Deblaere. S. J.: La mistica è “L’esperienza diretta e passiva della presenza di Dio”.

Se trascuriamo le sciocche concessioni alla scienza profana, dobbiamo riconoscere che il teologo ha descritto il misticismo in forma corretta. Ora sarà chiaro che non si dovrà mai confondere l’iniziato, dīkṣita, con il mistico, né la via iniziatica, sādhana mārga, con il misticismo. In effetti la mistica appare solo là dove l’iniziazione arretra o scompare. Di fatto, al di fuori del cattolicesimo, del giudaismo e dell’islam sciita, il misticismo non esiste affatto. Se per caso i bhakta dell’induismo a qualcuno possono apparire simili ai mistici cattolici a causa delle loro effusioni d’amore, non si deve dimenticare che, a differenza dei mistici, i bhakta hanno il guru, la paramparā, il sādhana basato su yantra, mantra e altre tecniche.

Devadatta Kīrtideva Aśvamitra

3. Initiation and Mysticism

Initiation and Mysticism

The meaning of the word “initiation” correctly expresses the saṃskṛta term dīkṣā. It derives from the Latin term initiatio, which described the ritual acceptation of a disciple in an initiatory organization, known as mysterium. The sampradāyas giving initiation were several, located in different sanctuaries similar to the maṭhas and pīṭhas of Hinduism. In every sanctuary the initiation of a different deity was conferred by some sacerdotal masters, and in this way the local god or goddess became the iṣṭadevatā of the initiate. The name of the Deity was recited as japa along with other sounds, as for instance “evoé” (εὐοῖ) or “” (ἰώ), without any literal meaning, like the bīja mantras of Hinduism. The most famous sanctuaries were dedicated to the goddesses Demeter (Bhūdevī) and Persephone (the Moon Goddess) near the town of Eleusis not far from Athens. Those dedicated to Zeus (the King of the Gods) and his wife Dione at Dodona in Epirum, today’s Macedonia; other important mysteria were dedicated to the God Dyonisos (similar to the śaiva tāntrika sādhana), to the divine twins Kabyrians (gods of the subterranean fire) in Greece, the Pytagoras-Orpheus mysterium dedicated to the Sun God Apollo (corresponding to Sūrya) in southern Italy, those of the Magna Mater (Great Mother) and Bona Dea (Good Goddess) in Rome.
The Latin verb inire means “to go into, to get in”, expressing the sense of entering in a new condition of existence, in a different inner experience. Therefore initiatio was used also for defining the ritual which produced this deep change in the life of the individual and introduced him to the mysteric ambit. The guru was called initiator, in Latin, μυητής (read myetés) o μυσταγωγός (read mystagogòs) in Greek. He conferred the dīkṣā [initiatio; μύησις (read myesis)], transforming in this way a profane [prophanus; αμύητος (read amýetos)] in a dīkṣita [initiatus, μύστης (read mystes)]. All Greek terms derive from the verb μυέω – μύω (read myeo – myo), whose meaning is “to close himself” in a sacred space, and also “close” his own lips, in the sense of remaining in the sacred enclosure and, at the same time, of maintaining the incommunicable rahasya in oneself. The domain reserved to the dīkṣitas was called esoterism (interior doctrine and sādhana), whereas the domain open to ordinary mass of profane ones was called exoterism (exterior cult, religion).

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During the 4th century A. D., when the Roman Emperors converted to Christian religion along with their subjects, all these terms passed to Christian initiation. Actually, concealed in the exoteric Christian Church, many streams of initiation lines have continued, mostly in the monasteries, in the warrior brotherhoods and in craft guilds (śreṇi). In the latter Middle Age, with the decline of the Monastic Orders, and with the bloody destruction of the Temple Order Knights by the King of France with the approval of the Pope (1313-14 A. D.), the Christian initiations disappeared. Since that moment the terms “Mystic” and “Mystique” didn’t mean anymore dīkṣita and sādhana, but only have designated a new religious phenomenon, therefore exoteric. Mystique or Mysticism became a new exterior religious approach, an individual spontaneous experience emotionally intense, without any connection with a regular guruśiṣyaparamparā, without any sādhana based on yantramantratantra. The mystics are more similar to the village mediums, sometimes spontaneously possessed by Gods, Goblins etc. that they regard as God, Jesus, Virgin Mary, other Saints and Devils. The Mystic has a natural predisposition towards psychic openings, remaining passive to influences coming from outside.
Let us quote now how a contemporary Catholic theologian defines the “Mysticism”:

​What is then the Mysticism? It is “never” anything which can be acquired through ascetic exercises, techniques or initiation paths. It does not presuppose any moral perfection neither a spiritual evolution similar to the biological [Catholic darwinism!]. St. Theresa of Avila says: “Nobody rises: it is God who raises us”; so the mystical “experience” is the violent, sudden irruption of God in the soul, their union. The mystics speak about a “fire of love”, “enlightenment”, “deification” as a gift of grace, undeserved and unprecedented, undeniable and incomprehensible, at the same time sublime and brilliant, full of quivering transforming enjoyment. You must not write a treatise to explain what it means “grace.” Just to refer to an immediate term understanding: “gratis”. The Mysticism as “theological discipline” consists of studying the witnesses of those who in the history of religions have experienced what we have just said, and much more. Over the centuries, one has proposed many definitions of it. The most complete is certainly that coined by P. Albert Deblaere, S. J .: The mystique is “The direct and passive experience of God’s presence”.​

If we neglect the silly concessions to the profane science, we must admit that the theologian has correctly described the Mysticism. It will be clear now that one can never translate initiate, dīkṣita, with mystic, neither initiation path, sādhana mārga, with Mysticism. Indeed the Mysticism appears only where the initiation has been withdrawn. In fact out of Catholicism, Judaism and shi’ite Islam, Mysticism does not exist at all. If by chance the bhaktas can appear to somebody similar to the Catholic mystics because of their outpouring of love, one does not forget that the bhaktas have a guru, the paramparā, the sādhana based on yantramantra and other techniques, unlike the mystics.

Devadatta Kīrtideva Aśvamitra

2. Esoterism and Exoterism

Esoterism and Exoterism

In the article “Religion and Dharma” we have described the main points of difference between the two concepts. However there is another aspect that sharply divides the Western Religions and the Hindū Dharma.
In Hindū Dharma at every social and intellectual level it is well known what is mokṣa, the fourth and supreme aim of human life (puruṣārtha). And no Hindū ignores that mokṣa means Liberation from the bondage of transmigration (saṃsāra).
Nevertheless, during the life, everyone is free to stay in a less advanced puruṣārtha, choosing among kāmaartha and dharma.
In this case Hindūs can spend a pleasant life on the earth and aspire to reach a loka after death enjoying the positive results of their good deeds (pūṇya); and, at the end of this process, they can obtain a good rebirth. To get these aims, one has simply to follow the rituals of his family tradition.
If someone wants to act more effectively purifying his mind and his whole individuality, he will approach a Guru in order to obtain initiation (dīkṣā). From this moment the traditional family rituals acquire a greater effectiveness for him. Also the instruments of sādhana (yantramantraupāsana) imparted by the Guru will act producing his inner progress. In this way his interior path can become a preparation for the search of mokṣa.
This broad view of Hinduism has never been valid in western traditions. Even the ancient pre-Christian Religions, namely the Greek and Roman, in many aspects so similar to the Sanātana Dharma, were differently structured.
Religion in Western Countries has always concerned only the familiar and social cult. Moreover the purpose of Religion is to give the ritual instruments to avoid hell and to reach the celestial abodes after death. Religion domain is limited to this.
If someone wished to obtain initiation (dīkṣā), he had to overcome Religion boundaries and to enter into a different domain. This was defined esoterism, from the ancient Greek word ἐσώτερος (read esòteros) whose meaning is “facing inward”. The field of initiation is esoterism, the field of Religion is exoterism, whose meaning is “facing outward”, ἐξώτερος (read exòteros).
Actually, in ancient Greece and Rome, there were famous sanctuaries (like maṭhas and āśramas in India) dedicated to the initiations called Mysteria, where it was possible to approach a guru (mystagogòs). The entrance in those sanctuaries was forbidden to any profane i.e. exoterist. From this atmosphere of secrecy and discretion derives the modern meaning of “mystery”. Rituals, mantras and symbols of the ancient Mysteria were hidden, and nowadays we have rare literaly information only through some initiate who had violated the secret. In our next articles we will better explain the Mysteria.
When Christianity supplanted ancient Greek-Roman Olympian Religion, the esoteric transmission (paramparā) continued under a new Christian religious form. As we will see later, Christianity has been devided in Greek Orthodox Church and Latin Catholic Church. The first one maintained an attitude of respect and devotion towards esoterism. And till now Ortodox monasteries have preserved a sādhana whose name is Hesychasm, ἡσυχασμός (read hesychasmòs), “interior peace”.
On the contrary, Catholic Church, after having respected the esoteric domain for many centuries, has changed her behavior. She forgot that the spiritual field of initiation is different, and begun to consider the esoterism as a rival sect. This lack of understanding of Catholic Church compelled the various initiatory organizations (sampradāya) to more secrecy in order to defend themselves from the suspicion of heresy. In the late Middle Ages the Church began a real persecution against the initiates, considered as heretics, anti-Christians and even servants of Devil. In 1313 A. D. the King of France, with the consent of the Pope, Head of the Catholic Church, gave the order to arrest and burn alive the Templar Knights, the warrior caste defenders of Western sampradāyas. In a few decades almost all Western initiations disappeared. Since that period Roman Church remained only as an exoteric religious structure, like a fruit without seed, like a mask without face. This absence of dīkṣā and of its concept is an anomaly that Hindū authorities have to know in order to understand the reasons of Western Christian deviation.
On this subject and its consequences we will return several times.

Devadatta Kīrtideva Aśvamitra

2. Esoterismo ed essoterismo

Esoterismo ed essoterismo

Nell’articolo “Religione e Dharma” abbiamo descritto le principali differenze tra questi due concetti. Tuttavia, c’è un altro aspetto che disgiunge nettamente le religioni occidentali dal Dharma hindū: in quest’ultimo, a ogni livello sociale e intellettuale è ben presente l’idea di mokṣa(la Liberazione), il quarto e supremo scopo della vita umana (puruṣārtha). E perciò ciascun hindū è consapevole che mokṣa significa Liberazione dalla schiavitù della trasmigrazione (saṃsāra). Ciò malgrado, durante la vita ognuno è libero di rimanere in un puruṣārtha meno avanzato, scegliendo tra kāma, artha e dharma. In questo caso gli hindū possono trascorrere una vita piacevole sulla terra e aspirare a raggiungere un adeguato loka dopo la morte, godendo dei risultati positivi delle loro buone azioni (pūṇya); così, alla fine di questo processo, possono ottenere una buona rinascita. Per conseguire questi obiettivi, si deve semplicemente eseguire i riti della propria tradizione familiare.
Colui che vuole agire in modo più efficace, purificando anche la mente e l’intera individualità, si avvicinerà a un Guru per ottenere l’iniziazione (dīkṣā). Da quel momento le tradizioni familiari e i riti acquisteranno per costui una più profonda efficacia. Anche gli strumenti di sādhana(yantra, mantra, upāsana) impartiti dal Guru agiranno per il suo progresso interiore. In questo modo il suo percorso diviene una preparazione per la ricerca del mokṣa.
Questa ampia visione dell’induismo non ha equivalenti nelle tradizioni occidentali. Anche le antiche religioni precristiane, in particolare quella greco-romana, in molti aspetti così simili al Sanātana Dharma, erano strutturate diversamente. La religione nei paesi occidentali ha sempre avuto una connotazione familiare e sociale. Inoltre, lo scopo della Religione è sempre stato quello di fornire gli strumenti rituali per evitare l’inferno per raggiungere le dimore celesti dopo la morte. Il dominio della Religione si è limitato a questo. Se qualcuno desiderava ottenere l’iniziazione (dīkṣā) doveva superare i confini della religione e entrare in un dominio diverso, quello dell’esoterismo, dall’antica parola greca ἐσώτερος (leggi esòteros) il cui significato è “rivolto verso l’interno”. Il dominio dell’Iniziazione è dunque l’esote-rismo, mentre quello della Religione è l’essoterismo, il cui significato è “rivolto verso l’esterno”, ἐξώτερος (leggi exòteros). In realtà, nell’antica Grecia e a Roma, c’erano famosi santuari (come i maṭha e gli āśrama in India) dedicati alle iniziazioni chiamate Mysteria, dove era possibile avvicinarsi a un guru (mystagogòs). L’ingresso in quei santuari era proibito ai profani, ovvero agli essoterici. Da questa atmosfera di segretezza e discrezione deriva il significato moderno di “mistero”. Rituali, mantra e simboli degli antichi Mysteria erano segreti e abbiamo pertanto solo poche notizie scritturali che riferiscono prevalentemente le testimonianze di quegli iniziati che hanno violato il segreto. Nei nostri prossimi articoli spiegheremo meglio i Mysteria.
Quando il cristianesimo soppiantò l’antica religione olimpica greco-romana, la trasmissione esoterica (paramparā) continuò sotto la nuova forma religiosa cristiana; ma come vedremo in seguito, il cristianesimo si divise nella Chiesa greco-ortodossa e nella Chiesa cattolica latina. La prima ha sempre mantenuto un atteggiamento di rispetto e devozione verso l’esoterismo e fino a oggi i monasteri ortodossi hanno conservato un sādhana (via iniziatica) il cui nome è Esicasmo, ἡσυχασμός (leggi hesychasmòs), “pace interiore”.
Al contrario la Chiesa cattolica, dopo aver rispettato il dominio esoterico per molti secoli, alla fine del Medioevo cambiò il suo atteggiamento. Scordando che l’ambito spirituale dell’iniziazione è diverso dal suo, cominciò a considerare l’esoterismo come una setta rivale. Questa mancanza di comprensione della Chiesa cattolica costrinse le varie organizzazioni iniziatiche (sampradāya) a una maggiore segretezza per difendersi dal sospetto di eresia. Nel tardo Medioevo la Chiesa iniziò addirittura una vera e propria persecuzione contro gli iniziati, considerandoli eretici, anticristiani e persino satanisti. Nel 1313 d.C. il Re di Francia, con il consenso del Papa, Capo della Chiesa Cattolica, diede l’ordine di arrestare e bruciare vivi i Cavalieri Templari, i difensori dei sampradāya (organizzazioni iniziatiche) occidentali della casta cavalleresca. In pochi decenni quasi tutte le altre iniziazioni occidentali scomparvero. Da quel momento alla Chiesa romana rimase solo l’organizzazione religiosa; quindi un essoterismo senza esoterismo, ossia un frutto senza seme, una maschera senza volto. Questa assenza di dīkṣā e del suo percorso interiore è un’anomalia che le autorità hindū devono conoscere per comprendere le ragioni della deviazione cristiana occidentale.

Su questo argomento e le sue conseguenze torneremo più volte.

Devadatta Kīrtideva Aśvamitra