11 Settembre, 2017

1. Attuale situazione delle forme tradizionali e delle organizzazioni iniziatiche

1. Attuale situazione delle forme tradizionali e delle organizzazioni iniziatiche

Dalla fine della seconda guerra mondiale lo sgretolamento delle istituzioni tradizionali si è verificata con velocità sempre crescente. Se René Guénon affermava nel 1947 che molte porte si erano ormai chiuse, egli stesso non avrebbe potuto immaginare la rovinosa situazione che si è prodotta dopo la sua scomparsa. È quindi opportuno aggiornare il quadro generale per cercare di distinguere ciò che si è definitivamente perduto da ciò che può essere ancora recuperato e in quale misura. Infine sarà necessario identificare le fonti di conoscenza ancora valide e quelle, rarissime, tuttora intatte.
In Europa occidentale, le istituzioni religiose latine, a cui spettava il ruolo di ergersi a bastioni di saggezza in difesa dalle degenerazioni descritte nell’Introduzione, alla fine si sono dimostrate conniventi con esse e hanno concluso grottescamente nell’ignoranza e nella stupidità la loro corsa bimillenaria. Altre forme più “orientali” di cristianesimo si trovano in una intrigante fase di restaurazione, soprattutto nella loro forma slava, ferocemente perseguitata per lunghi decenni dai regimi comunisti. La componente iniziatica, pur sempre presente, vi si trova tuttavia in una forte fase di chiusura difensiva, a tutela degli ultimi misteri gelosamente conservati, riducendo così il numero di neofiti. Certo, questa attitudine, assai diffusa presso le organizzazioni iniziatiche esicaste, monastiche o meno, delle chiese autocefale ortodosse, copte, maronite, armene e altro ancora, corrisponde a una necessità e ha le sue giustificazioni. Ciò non toglie che essa rappresenti comunque un grave segno dei tempi.
Trattando sempre di religioni tipiche dell’occidente, ricorderemo che gran parte delle tendenze anomale del mondo in cui viviamo, quali il marxismo e la psicanalisi, sono state prodotte in seno alla mistica deviata di quel giudaismo considerato “ultraortodosso” da coloro che non hanno idea di cosa sia l’ortodossia. Al contrario, l’autentica qabbalah, già così rara nei secoli passati, oggi non dà più segni di vita, al punto tale da essere oggetto di tentativi di restaurazione “accademica” di matrice assai sospetta.
L’islām, che alcuni per errore di valutazione considerano come una religione “orientale”, mentre, come ogni religione semitica “monoteistica”, è perfettamente occidentale, da almeno quarant’anni è in preda a una inattesa situazione di degenerazione rapidissima e devastante. Abbiamo assistito in questi più recenti anni all’improvviso passaggio, nei paesi islamici, da regimi espressi dall’antitradizione laica e profana, a regimi intesi a instaurare un ordine “califfale” rovesciato d’ispirazione dichiaratamente contro-tradizionale.
Al suo interno, il tasawwuf esprime sempre più raramente dei murshidun qualificati; e qualora, alla scomparsa dei vecchi maestri, subentrino degli autentici shuyukh, la tendenza generalizzata tra costoro consiste nell’evitare l’accettazione di nuovi discepoli in ragione della scarsezza di qualificazioni presso le nuove generazioni. Quando invece, alla scomparsa d’uno shaykh adepto succede un maestro privo delle qualifiche minime richieste, la tendenza prevalente di quest’ultimo sarà quella di occuparsi di problemi esteriori, della shari’a più letteralista e della politica più profana e antitradizionale, dedicandosi al proselitismo e alla proliferazione di rappresentatanti (muqaddam), anche con ampi reclutamenti, scelti preferentemente tra convertiti europei e nordamericani. I “maestri” contemporanei di questo tipo , ben più gravemente dei preti latini, che, tutto sommato, hanno soltanto soffocato sul letto di morte un agonico essoterismo, stanno corrompendo le vie iniziatiche a cui hanno avuto incautamente accesso, spesso in favore di una shari’a sempre più disastrosamente violenta, che persegue ciecamente i devastanti piani d’invasione di Gog e Magog. Ciò non toglie che in molti angoli della terra dell’islam il tasawwuf sia ancora una realtà operante e questo spiega la ragione per la quale esso sia sempre più frequentemente vittima di persecuzione sia da parte di tutti gli Stati a maggioranza musulmana, dichiarati “islamici” o “laici”, nessuno escluso, sia da parte di masse fanatizzate, per mezzo di progrom apparentemente spontanei.
In questa fin troppo rapida panoramica possiamo solamente menzionare il miserevole rudere delle iniziazioni di mestiere del cattolicesimo medievale, troppo compromesso, quando non protagonista dell’azione contro-tradizionale. Se un progetto di raddrizzamento della tradizione occidentale potesse ancora essere formulato, possibilità sempre fattibile anche se viepiù improbabile, ciò non avverrà certamente con il sostegno della Libera Muratoria o alla Chiesa “cattolica”.
La strada che conduce al dominio spirituale è diventata, dunque, quasi impraticabile in Occidente ed estremamente ridotta in Oriente, se questa divisione geografica può ancora avere alcun senso al tempo presente. Il taoismo nella Cina continentale è stato infiltrato e controllato dal regime comunista, che ha utilizzato a fini magici certe sue conoscenze di psichismo inferiore, allo scopo di rafforzare il “Partito” e i suoi gerarchi, oltre ad ordire una spietata guerra “sottile” contro i suoi nemici. La grave ribellione del démone Dorje Shugden (Rdo-rje shugs-ldan) contro le gerarchie monastiche gelupa (dGe Lugs Pa) pilotata da Pechino, ne è una prova sotto gli occhi di chiunque sappia vedere. Rimangono, naturalmente, alcune organizzazioni taoiste ancora intatte fuori dal continente, in particolare a Taiwan e Singapore, ma la loro perifericità dal centro e l’allentamento della “solidarietà di razza”, così importante per l’efficacia rituale della tradizione estremo orientale, non può non averne indebolito la portata.