La Civiltà greca: il lato luminoso (II)

Quello che corrisponde al “lato luminoso” della civiltà greca è il risultato di evidenti raddrizzamenti dovuti all’influenza iperborea su questa società di origine atlantidea. Gli antichi storici greci raccontano infatti di varie e misteriose visite compiute in Grecia da emissari iperborei provenienti dal nord. Occorre però considerare questa rettifica sotto due prospettive. La prima riguarda la società greca e la sua religione esteriore, vale a dire l’essoterismo. La seconda concerne l’aspetto iniziatico rappresentato dai Misteri, ovvero l’esoterismo. Ricordiamo al lettore che questa dicotomia di cui parliamo è caratteristica non solo della Grecia arcaica, ma anche di tutte le altre civiltà, religioni e nazioni apparse in Europa durante tutto il corso di questa Età del Ferro.

Essoterismo: Aristotele (384-322 a.C.), il famoso filosofo ellenico, ci dice che i greci1 concepivano tre tipi di regime politico: monarchia, aristocrazia e democrazia.
La Monarchia era il più antico regime politico e già ai suoi tempi le città greche erano amministrate esclusivamente da governi aristocratici o democratici. Il filosofo formulò la teoria per cui i regimi politici col tempo potessero degenerare; così la monarchia, lo Stato governato da un unico Re (Βασιλεύς, leggi basilèus), poteva trasformarsi in una tirannia, un regime guidato da un despota al di fuori di qualsiasi controllo e sottomissione alla legge. Come bilanciamento a questo tipo di degenerazione, si sarebbe potuto costituire un regime aristocratico, composto da nobili, gli aristocratici appunto, che nella lingua greca significa “uomini migliori” (ἄριστοι, leggi àristoi). Ma anche l’Aristocrazia avrebbe potuto successivamente degenerare e convertirsi in oligarchia, il governo di pochi individui che tiranneggia sulla maggioranza delle persone. In questo caso con una ribellione il popolo (δῆμος, leggi démos) avrebbe potuto conquistare il governo della città, dando vita così al regime della Democrazia2. A sua volta però, anche questa forma di governo avrebbe potuto degenerare in demagogia (manipolazione di persone) allorquando un capo regolarmente eletto, fosse riuscito a farsi adorare dal popolo, divenendo una sorta di dittatore.
Non ci sono dati certi sulle monarchie dell’antica Grecia, perché all’epoca in cui si iniziò a produrre documenti scritti, le monarchie erano quasi del tutto scomparse. Le uniche notizie si hanno dalla mitologia e dalla poesia epica. Il Re aveva un potere assoluto ed era circondato da uomini saggi (σoφοí, leggi sophòi) e da veggenti (μάντεις, leggi mànteis), consiglieri di rango sacerdotale che officiavano le ritualità sacrificali. Queste funzioni scomparvero nel periodo storico. In Grecia infatti, sotto i regimi aristocratici e democratici, non esisteva più una vera casta sacerdotale. Il sacerdozio era aperto a qualsiasi persona, uomo o donna appartenente a qualsiasi classe sociale. Di solito gli uomini servivano nei templi degli Dei e le donne nei templi delle Dee. I sacrifici consistevano in oblazioni di latte, miele, acqua, olio d’oliva o in offerte delle primizie dell’agricoltura. Fu mantenuto anche il sacrificio del toro, dell’ariete o della capra e le vittime venivano immolate all’apertura di ogni festa religiosa o pubblica. Per tale ragione la carne veniva mangiata solennemente dal donatore e dai capi della comunità, mentre le parti non commestibili, le ossa, il grasso, i tendini, le corna, gli zoccoli e altro, venivano offerte agli Dei sul fuoco dell’altare3. Sappiamo comunque che questi crudeli sacrifici erano di origine atlantidea, poiché erano stati istituiti da Prometeo, il fratello di Atlante.
Se la casta sacerdotale col tempo scomparve, le altre classi sociali si mantennero. La casta aristocratica dei guerrieri, chiamata cavalieri (ἱππείς, leggi hippéis4), era la più alta, anche se con lievi differenze d’importanza a seconda delle leggi delle varie città-stato. Poi c’erano i mercanti (οἵ ἐκ τῆς ἀγορᾶς, leggi hòi ek tes agoràs, quelli “della Piazza del Mercato”), suddivisi in diverse categorie a seconda della loro ricchezza. Nobili e mercanti erano cittadini a pieno titolo e godevano di tutti i diritti civili e religiosi. Gli stranieri e gli schiavi al contrario non avevano alcun diritto sia sotto i regimi aristocratici sia in quelli democratici.
I Templi erano dedicati agli Dei celesti, agli Dei ctoni (quelli sotterranei) o agli Antenati. Nel periodo classico (VI-IV secolo a.C.) comparvero anche templi dedicati agli eroi dell’Età del Bronzo, in particolare al semidio Eracle; i semidei erano la progenie di un Dio o una Dea e un essere umano.
Ogni città fu consacrata in particolare a un Dio, il cui tempio si trovava nella piazza centrale. Gli altri templi della città erano considerati meno importanti, anche se dedicati a divinità più potenti dello stesso Dio Protettore (πολιάς, leggi polìas, cioè nagaradaivata). Inoltre, nelle città potevano esserci templi dedicati alla stessa Divinità, ma considerata sotto aspetti diversi e con attributi differenti, come succede ancora oggi in India5. Tutti i giovani che si sentivano attratti dal servizio in un tempio, indipendentemente dal loro rango familiare, lo frequentavano e assistendo i sacerdoti e imparando i rituali locali, venivano infine consacrati sacerdoti. I templi più prestigiosi erano quelli che ospitavano un Oracolo. Il sacerdote o la sacerdotessa principali di tali templi, in certe occasioni erano posseduti (āviṣṭa) dal Dio e quindi erano un medium in grado di rispondere alle domande della gente. Solo in quei pochi, ma influenti templi oracolari, fu conservata la casta sacerdotale greca: infatti i sacerdoti di ciascun oracolo, discendevano tutti da un unico antenato primordiale. Il più antico di quei Templi era l’oracolo di Zeus a Dodona, nell’Epiro (oggi in Albania), di origine pelasgica (cioè atlantidea). Tutti gli altri, più recenti, erano principalmente oracoli del dio iperboreo Apollo, a Tebe, in Licia e a Delfi; abbiamo già menzionato in precedenza quest’ultimo, senza dubbio il più famoso in assoluto. Per qualsiasi questione di ordine superiore veniva consultato il Dio: si decidevano così la pace o la guerra, la fondazione di una nuova città o il cambiamento delle leggi. Nel suo libro Il tramonto degli oracoli (De defectu oraculorum), il sacerdote greco Plutarco (46-125 d.C.) narra che nel primo secolo d.C., l’equipaggio di una nave che andava dall’Egitto a Roma, udì una voce potente provenire dal mare, che annunciava:

Il grande Dio Pan6 è morto!”.

Questa notizia si diffuse rapidamente in tutto l’Impero Romano. Da quel momento tutti gli Oracoli degli Dei greci gradualmente scomparvero, come se quella voce avesse annunciato la conclusione ciclica della Tradizione Ellenica.
I riti avevano lo scopo di ottenere risultati immediati in questo mondo o di garantire il raggiungimento di una condizione piacevole dopo la morte. L’attaccamento alla vita degli antichi greci era tale, che consideravano il destino postumo come qualcosa di triste. Ritenevano, infatti, che le anime dei morti soffrissero sempre, rimpiangendo il dolce ricordo della vita terrena. Solo chi aveva avuto un’iniziazione (dīkṣā), poteva ambire al raggiungimento di una condizione di beatitudine. Questo argomento lo affronteremo nel paragrafo successivo dedicato all’esoterismo.
Di grande importanza erano i miti, tramandati da cantori-poeti (ἀοιδός, leggi aoidòs, sskrt. mahākavi) durante le feste o rappresentati come drammi nei teatri. Il mito svolse un ruolo importante nell’insegnamento etico e civico, tuttavia il suo significato simbolico rimase fuori dalla portata della maggioranza delle persone. Solo nell’ambiente esoterico era possibile trovare le chiavi per comprendere questi miti e di conseguenza accedere ai gradi di realizzazione della via iniziatica (sādhanā). Ma anche questo argomento verrà trattato nei prossimi capitoli.

D. K. Aśvamitra

  1. “Greci” era il nome dato dai Romani; in realtà si chiamavano Hellenes perché tutte le loro tribù, anche se rivali, si riconoscevano come discendenti da un eroe primordiale comune chiamato Hellen.
  2. La democrazia degli antichi greci non può essere paragonata al regime “democratico” caotico, corrotto e inefficiente che oggi opprime la maggior parte degli esseri umani. I governanti espressi dal popolo (démos) greco erano unicamente i cittadini liberi della città e rappresentavano circa il 10 per cento del totale degli abitanti. Infatti, ad Atene durante il V secolo a.C., i cittadini liberi erano circa trentacinquemila quando l’intera popolazione della città era di oltre trecentomila abitanti. E fra i cittadini liberi coloro che esercitavano il potere e svolgevano funzioni pubbliche erano solo i capifamiglia. Tutti gli altri, donne, ragazzi e schiavi non avevano diritti civili.
  3. Nel caso del sacrificio umano, eseguito solo in rare occasioni, tutto il corpo veniva consumato sul rogo come cibo per gli dei.
  4. Chiamati Σπαρτιάται (leggi Spartiátai) nella città di Sparta.
  5. Ad esempio, il tempio principale della città di Olimpia era dedicato a Zeus Olympus, il Signore dell’Olimpo, la Montagna Sacra, il Kailāsa dei Greci, mentre ad Atene il Tempio dello stesso dio era dedicato a Zeus Ipatos, “il più alto”, un’altra ipostasi del dio.
  6. Pan, il dio-pastore, è considerato identico a Phanes, la più antica delle divinità elleniche, come illustreremo nel capitolo sulla cosmologia greca. Equivalente al dio vedico Pũṣan, Pan è colui che garantisce lo sviluppo della manifestazione. Pertanto, l’annuncio della sua morte è stato interpretato come l’interruzione della tradizione greca. Pan in greco significa “Tutto” ed è collegato al culto di Apollo iperboreo. Ricordiamo che per Pitagora il nome di Apollo significa “non molteplice”. L’immagine di Pan nel Santuario dell’Oracolo di Apollo a Delfi era così terribile che quando i Celti irruppero nel Tempio per saccheggiarlo, fuggirono terrorizzati. Da Pan s’origina l’espressione “timore panico”.